Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 13 ottobre 2016

Acea Ato5: con chi sta la Sto?

Luciano Granieri
foto tratta da "l'inchiesta quotidiano"


Ieri sera la consulta  d’ambito  di Acea Ato5 ha respinto la proposta della segreteria tecnica operativa, nella quale si evidenziava che le inadempienze del gestore, pur accertate, non erano tali da attivare la rescissione contrattuale per colpa. 

Dopo l’avvio dell’iter di interruzione del contratto di servizio idrico sancito dalla delibera n.2 del 18 febbraio 2016, i sindaci della consulta erano chiamati a votare la proposta della Sto, redatta in base alle controdeduzioni avanzate da Acea, in riposta alle contestazioni  espresse dai sindaci medesimi . Le inadempienze denunciate comprendevano  un’approssimativa gestione del servizio  con tariffe  spropositate, interventi strutturali addebitati in bolletta e  mai realizzati, ma  soprattutto spiccava il reclamo  per  la mancata corresponsione ai Comuni di 21 milioni di euro a saldo degli oneri  concessori . 

Quarantadue  primi cittadini, sui 57 presenti,  hanno respinto la proposta della segreteria tecnica operativa, i favorevoli sono stati 14, uno astenuto. Tanto per buttarla in politica possiamo dire che l’appartenenza  ai diversi  schieramenti,  dei sindaci contrari alla proposta della Sto, è stata trasversale.  Era  compresa fra  Ornella Carnevale, sindaca di Pico, decisamente posizionata a sinistra, il sindaco  Morini di Alatri  piddino atipico, che pure aveva proposto una mediazione prima di votare no, fino  a tutta la pattuglia dei primi cittadini  di centro destra guidata da Ottaviani. 

Dunque ancora una volta la votazione di ieri ha segnato la Caporetto degli amministratori  di stretta osservanza renziana.  Sindaci  che in linea con i diktat del capo, strenuo difensore del capitale finanziario,  giammai avrebbero potuto permettersi di esprimersi contro Acea. La difesa degli Ascari democrat è stata come al solito patetica. Il sindaco di Ceprano , Marco Galli , ha riproposto la solfa dell’irresponsabilità di una posizione contraria alla multinazionale romana.  Non è saggio, secondo il primo cittadino cepranese, votare contro un parere tecnico espresso da un ufficio di consulenza, come la segreteria tecnica operativa, la cui funzione è quella di supportare la consulta d’ambito nelle proprie decisioni. In secondo luogo, secondo Galli, andare contro il colosso Acea con motivazioni deboli, significherebbe esporsi a rovesci legali i cui oneri ricadrebbero  sui cittadini. Della serie: “conviene pagare la tangente ad Acea, altrimenti si rischia che questa ci bruci la casa”. 

A proposito della segretaria tecnica operativa!  E’ vero che questo organo dovrebbe supportare tecnicamente i sindaci  e di conseguenza tutelare gli interessi dei cittadini nei confronti del gestore privato, ma ciò accade veramente?  Nelle ultime due assemblee le proposte avanzata dalla Sto, quella sull’aumento tariffario,  e quella di ieri sull’inconsistenza delle motivazioni per la rescissione contrattuale, sono state sonoramente bocciate da sindaci perché palesemente contrarie agli interessi della cittadinanza. Ci possiamo dunque fidare dello Sto? Parrebbe di no. 

Altrettanto risibile è l’obiezione  avanzata dal sindaco di Veroli, Simone Cretaro, secondo cui, chi ha votato contro la proposta di archiviazione del procedimento di rescissione avanzata dalla Sto, deve anche prendersi la responsabilità di deliberare l’interruzione del rapporto con Acea.  E’ facile rispondere che la votazione di ieri riguardava esclusivamente la proposta dell'organo tecnico operativo e non la cacciata di Acea.  Ovviamente la deliberazione di rescissione contrattuale andrà presentata al più presto in una prossima consultazione  e godrà di un supporto giuridico potente,  rappresentato dalla bocciatura di ieri  delle controdeduzioni di  Acea .  

Dunque la macchina sembra procedere, ma non basta. Perché a difendere Acea c’è anche il decreto sblocca Italia di Renzi del 2014. In base a tale norma si incentivano esplicitamente le dismissioni delle quote che i Comuni eventualmente possedessero all’interno degli assetti azionari di un gestore terzo e si favoriscono economicamente i soggetti privati. In particolare un territorio   è di fatto  obbligato a scegliere un ente  privato per il servizio idrico, non solo, tale gestore deve essere unico  e avere come requisito quello di avere già operato in quello stesso ambito. E’ evidente dunque come Acea, qualora fosse cacciata dalla porta da parte dei primi cittadini ,  rientrerebbe dalla finestra, per il decreto sblocca Italia. 

E’ dunque necessario che i sindaci uniscano  alla loro battaglia per la cacciata di Acea una presa di posizione forte per un ritorno alla gestione partecipata del servizio idrico come sancito dal referendum del 2011. La questione non è se disfarsi o meno di Acea, ma riguarda la riappropriazione da parte dei cittadini di un bene necessario alla vita come l’acqua che mai dovrebbe essere fonte di profitto.  Senza questa decisa presa di posizione la consulta d’ambito potrà bocciare tutte le controdeduzioni possibili immaginabili, ma mai riuscirà a liberarsi definitivamente dal giogo della multiutiliy romana. 

mercoledì 12 ottobre 2016

NO ALLA COSTITUZIONE RENZIANA E ALLA REPUBBLICA DEI VOUCHER

Giorgio Cremaschi


I voucher sono stati introdotti nel 2008 dal governo Berlusconi. Li istituì il ministro del lavoro Sacconi, poi passato con Alfano a sostenere Renzi. Il quale come suo solito ha fatta propria ed estesa la devastazione dei diritti del lavoro avviata dalla destra. Con il Jobsact i voucher sono stati liberalizzati e sono così cresciuti in maniera esponenziale. Secondo gli ultimi dati INPS nel 2015 sono 1400000 i lavoratori pagati coi voucher. Prima che Renzi e Poletti andassero al governo erano poco più di 400000. Il milione di posti di lavoro promesso da Berlusconi nel 1994, l'attuale presidente del consiglio lo ha realizzato con i lavoratori che si comprano in tabaccheria, al prezzo di due pacchetti di sigarette. Un voucher costa 10 euro all' "imprenditore", 2,50 vanno allo stato il resto al lavoratore. Così per legge è stato di fatto stabilito il salario minimo giornaliero: in Italia è di sette euro e mezzo al giorno, come in Mozambico. Per un ammontare di 500 euro netti complessivi in un anno per persona, ci dice ancora l'Inps.
Il governo sostiene che questo milione di lavoratori sia emerso dal lavoro nero. Mente sapendo di mentire. Le regioni più povere dove c'è più lavoro nero sono quelle che usano meno i voucher, quelle più ricche, Lombardia e Veneto, quelle che lo usano di più. È vero l'esatto contrario, i voucher hanno degradato ulteriormente il lavoro precario ufficiale, ai 39 contratti a termine ne hanno aggiunto uno peggiore, il peggiore.
Un lavoratore coi voucher riceve il ticket e poi è a disposizione di chi glielo dà per un numero indefinito di ore di lavoro non pagato. Se il giorno dopo vuole tornare deve accettare la stessa condizione. E i controlli non esistono, contrariamente a quanto afferma il governo
Poletti ha vantato in tv che ora chi usa il voucher un'ora prima dovrà comunicarlo alle autorità con un sms: "Ciao come stai, ho comperato due operai nella tabaccheria all'angolo, tutto bene?..."
Che penosa sciocchezza, anche se ci fosse un ufficio che riceva e registri gli sms, che ora non c'è perché Poletti si é dimenticato di istituirlo, che potrebbe fare concretamente, con qualche ispettore di fronte a un milione e mezzo di lavoratori sparsi per tutta Italia.
La realtà è che c'è un solo modo per impedire questo schiavismo legalizzato: abolire totalmente i voucher e riportare ogni rapporto di lavoro al contratto, quel principio nato da poco più di duecento anni, che il modernismo neomedioevale di Renzi vuole cancellare.
Altro che conservare la prima parte della Costituzione e cambiare solo la seconda! Se resteranno i voucher il primo articolo della nostra Carta diventerà semplicemente una frase beffarda. E alla fine, per non esagerare nel contrasto tra principi e realtà, ci si sarà chi proporrà di cambiarlo, per renderlo più coerente con il mercato.
Un governo che alimenta i voucher, solo per questa ragione senza considerare niente altro, dovrebbe essere cacciato per indegnità morale. Ora abbiamo la possibilità di farlo, il 21 e il 22 ottobre scioperando e manifestando nel NORENZIDAY e poi votando NO il 4 dicembre. Per gettare al macero la costituzione renziana e la repubblica dei voucher

Risoluti o (ri)soliti - Atto secondo

Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone


L’Assemblea dei Sindaci dell’Ato 5 si trova di nuovo di fronte ad un bivio: sostenere con forza e determinazione le tesi emerse nei mesi (o meglio negli anni) scorsi in tutto il territorio provinciale circa l’inadeguatezza della gestione del servizio idrico integrato da parte di Acea Ato5 S.p.a. a fronte di un costo elevatissimo, oppure credere che quanto fatto in pochi mesi dal gestore serva a riequilibrare una malagestione di anni e cedere nuovamente alle sue minacce che poco velatamente si evincono leggendo le sue risposte alle inadempienze contestategli a febbraio scorso?

E’ evidente a tutti, infatti, o almeno lo era fino a ieri a molti sindaci che ora hanno dei strani ripensamenti, che la gestione finora effettuata da Acea Ato 5 S.p.a. non è stata assolutamente positiva e che troppe sono state le inadempienze contestategli negli anni. Non possono bastare le azioni messe in campo dal gestore negli ultimi mesi per far dimenticare un decennio di disservizi. Non possono bastare alcuni interventi infrastrutturali che dovevano essere realizzati da anni a farle riguadagnare una verginità, nè tantomeno il parere di uno sconosciuto avvocato toscano.

Le inadempienze contestate a febbraio 2016 sono solo una parte di quelle imputate ad Acea Ato 5 S.p.a. L’azione che svolgiamo quotidianamente e da anni come comitati locali (comitati nati spontaneamente da tanti utenti determinati nel portare avanti contestazioni legittime e da liberi cittadini convinti che l’acqua non possa essere merce da vendere sul mercato) ci restituisce quella che è la vera faccia del gestore e del servizio che offre. Migliaia di contestazioni rivolte al gestore e per conoscenza alla STO hanno rilevato pratiche commerciali scorrette da parte del gestore come per esempio la mancata effettuazione delle letture periodiche dei contatori con conseguente fatturazione sulla base di stime e con l’invio di conguagli pluriennali di elevata entità, o come gran parte dell’onere di pagamento dell’acqua non consumata a causa di perdite occulte nell’impianto idrico sia attribuito all’utenza con l’applicazione dell’aliquota più alta.     

Contestazioni che non hanno trovato risposta come avrebbero dovuto da Disciplinare Tecnico, mentre chi contesta è gravemente annoverato tra i morosi. Non solo, infatti, il gestore in presenza di formale reclamo non ha sospeso cautelativamente le procedure di riscossione e distacco delle utenza ostacolando l’esercizio dei diritti contrattuali dei consumatori, ma ha avviato immediatamente le procedure di morosità minacciando il distacco ed arrivando ad attuarlo.
Formali contestazioni rilevano quindi come la gestione di Acea Ato 5 S.p.a non solo sia connotata da una mancanza di diligenza ma anche da un carattere aggressivo volto a determinare un indebito condizionamento.  

Se i sindaci vogliono prendere la giusta direzione, quella giusta per tutti noi, domani devono voltare  realmente pagina e prendere una strada diversa.
Una strada in cui non sia il gestore privato a dettare legge, forte della multinazionale che sta alle sue spalle, del Governo Renzi e delle Autorità nazionali appositamente create per favorire i privati nella gestione dei servizi pubblici. Ma che sia l’Autorità d’Ambito, gli amministratori comunali e tutti gli utenti a decidere come gestire il servizio e a quale costo.
Cambiare strada non è solo possibile ma a questo punto è un diritto!
La legge regionale n. 5 del 2014 è vigente, basta soltanto renderla attuativa!
I cittadini e i comitati che hanno promosso quella legge d’iniziativa popolare attendono una risposta da oltre un anno, ma l’Assessore regionale Refrigeri competente per la materia è abile a sviare, a prendere tempo e a prendere in giro i cittadini. Ma il tempo è ormai scaduto! La Giunta regionale presieduta da Nicola Zingaretti e il Consiglio regionale che l’ha votata all’unanimità ha dimenticato quella sua legge?
All’inerzia della Regione devono rispondere gli amministratori comunali e tutti i cittadini.
In questa situazione la palla è in mano ai Sindaci, i quali hanno il compito intanto di verificare accuratamente se i mancati interventi contestati a febbraio scorso al gestore privato siano stati realmente e correttamente effettuati in questi ultimi mesi, così come sostiene il gestore. Noi abbiamo diversi dubbi.

Domani i sindaci hanno l’onere di rispondere prima di tutto ai cittadini/utenti e non solo ad Acea perché la decisione che prenderanno avrà in ogni caso ripercussioni sulla popolazione, sulla qualità della vita dei cittadini e sulle loro tasche.
Le pretese, le minacce e i paventati mancati guadagni di Acea sono indubbiamente secondari in questo panorama.


martedì 11 ottobre 2016

LA DPHAR TRAVOLTA DALL'INCHIESTA SULLO SMALTIMENTO ILLECITO DEI RIFIUTI VERRÀ PREMIATA CON I SOLDI DELL'ACCORDO DI PROGRAMMA?

Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone M5S


“I fatti continuano a darmi ragione, la politica in questo territorio è marcia e dovrebbe vergognarsi per lo sfacelo che sta perpetrando. Il caso della società farmaceutica DPHAR è un chiaro esempio di come sono gestite le cose su questo territorio. La DPHAR che in questi giorni è sotto inchiesta per lo smaltimento illecito di rifiuti, è la stessa che qualche settimana fa firmava un programma di sviluppo con Invitalia per ricevere milioni di euro dal Ministero dello sviluppo economico e dalla Regione Lazio, per intenderci, l’epilogo di quell'inutile accordo di programma siglato nell'agosto del 2013, che secondo i nostri politici locali di maggioranza avrebbe dovuto far rifiorire l’economia e l’industria locale, nonché dare lavoro non si sa ancora bene a quante persone. Un accordo che nasceva per aiutare le PMI locali fu invece riservato a due sole aziende farmaceutiche, tra cui proprio la DPHAR che ora come scritto dai giornali avrebbe avuto un notevole risparmio di spesa non smaltendo in modo legale i rifiuti (costituiti di fanghi farmaceutici). L’accordo di programma ha premiato quindi una società che oggi è sotto la lente della magistratura perché per anni, invece di rivolgersi a ditte terze deputate allo smaltimento, avrebbe invece smaltito i rifiuti usandoli come ammendanti nei terreni circostanti l’azienda, sui quali nel tempo sono state addirittura effettuate colture agrarie. Se tutto questo venisse confermato dalla magistratura, le varie istituzioni e i politici che dell'accordo di programma ne hanno fatto un vanto avrebbero premiato chi questo territorio lo sta avvelenando.” – la dichiarazione arriva dal deputato 5 Stelle Frusone che continua – “Ho ritenuto indispensabile chiedere immediatamente al Ministro dello sviluppo economico di aprire una seria indagine per rivedere la destinazione del finanziamento e come già scritto in una mia precedente interrogazione a cui ancora non ho avuto risposta, ho chiesto di rimodulare tutti gli aspetti dell’accordo di programma, in modo tale da renderlo congruo alle necessità reali del territorio della provincia di Frosinone, ossia ricostruire il tessuto economico dalle piccole e medie imprese locali.” – e conclude – “È doveroso rivedere completamente tutto l’iter che ha portato a selezionare quest’azienda e fare chiarezza per ripristinare legalità e trasparenza, purtroppo troppo spesso sconosciute al manipolo di politici che ci governa.”

lunedì 10 ottobre 2016

Lavoratori ex Multiservizi: ancora una sentenza vinta

Comitato di Lotta per il lavoro

Con altre 15 favorevoli, in tutto sono 50, si chiude un ciclo di sentenze contro le cooperative che subentrarono nell’aprile 2013 alla Frosinone Multiservizi gestite vittoriosamente dallo studio Di Folco composto da Di Folco Loredana, Esposito Luca e Rea Riccardo.
L’ultima sentenza del giudice Pastore di venerdì 7 ottobre ha visto riconoscere a 15 lavoratori che lavoravano nel servizio di manutenzione ordinaria degli immobili, attività di supporto alle manifestazioni, controllo del territorio e manutenzione e sorveglianza dei parcheggi, assistenza agli scuolabus, che quel posto di lavoro era il loro e che furono sostituiti nel momento del subentro della cooperativa sociale senza la dovuta prassi che portò infatti ad escluderli dal passaggio a Consorzio Uno, che prendeva i servizi “temporaneamente” per 5 mesi ed è rimasta a gestirli per 3 anni!
Una storia che ha visto i lavoratori lottare lungamente, e ancora sono sotto una tenda, per cercare nell’ente quella interlocuzione necessaria a ristabilire diritti e dignità. La dignità i lavoratori se la sono trovata da soli non cedendo al tentativo della attuale amministrazione di svendere tutto per un soldo di cacio a quelli che successivamente sono risultati personaggi a dir poco equivoci (vedi Solco e le interdittive antimafia), difendendo quel diritto al lavoro e al giusto salario oggi a Frosinone dimenticato. I diritti li hanno visti riconosciuti dala magistratura, nel tragitto più lungo e anche più impervio. Era stata battuta una strada più veloce e fattibile ma la newco è stata oggetto di impallinamento nonostante tutti i tasselli pronti non ha mai visto la luce.
Di tutta questa storiaccia il protagonista indiscusso è uno solo: l’”incollatore” della “libera amministrazione ciociara” che rinuncia a intervenire nelle disastrose situazioni create, non nascondendo anzi un piglio di rivalsa nei confronti di coloro che non si sono piegati alle politiche della svendita della città. D’altronde si è scelto di svolgere il ruolo del impallinatore lasciando strada a giochi di cui sarebbe opportuno conoscere l'effettiva natura.
Non son bastate tre sentenze ed una personale convocazione da parte del tribunale volta a comprendere perché il sindaco non potesse svolgere il proprio compito di ricomposizione della vicenda. Non basterà nemmeno questa quarta sentenza contro le cooperative. L’indifferenza condita con la lucida rabbia di chi svolge attività di potere è una condizione senza ritorno e fortemente pericolosa per l’intera cittadinanza.
Dietro l’ennesima sentenza favorevole rimangono centinaia di famiglie (non solo quelle di Frosinone ma anche quelle di altri enti che senza la newco sono rimaste prive del loro posto di lavoro) comunque in difficoltà anche perché le coop non ottemperano alle sentenze. Famiglie stremate ma consce che la tenacia ha aiutato la giustizia.
Ora che giustizia, anche se formale, è stata riconosciuta in tribunale, si apre  un nuovo orizzonte che potrebbe essere quello politico in vista delle amministrative 2017, il cui programma prima di essere propositivo si fonderà su un assunto chiaro e incontrovertibile: a casa questa straziante e immeritevole classe dirigente!  

A seguito di quest'altra favorevole sentenza si indice una conferenza stampa per martedì 
11 ottobre alle ore 17 presso la tenda. Alle note sulla sentenza seguiranno le intriganti sorprese  sugli affidamenti dei servizi.

La Sinistra che amministra. comunisti in un feudo democristiano

 Il Segretario Provinciale Prc di Frosinone  Paolo Ceccano


Domenica 9 ottobre si è svolta, presso l’Auditorium “V. De Sica”, la presentazione dl volume: “La Sinistra che amministra – comunisti in un feudo democristiano”.
L’iniziativa ha visto la partecipazione di molte persone intervenute per ripercorrere, attraverso gli interventi dalla presidenza e dalla stesa possibilità offerta dalla successiva lettura del libro, una vicenda di ricchezza democratica che il libro vuole testimoniare: quella che ha visto la partecipazione di comunisti al governo di Centrosinistra  che ha governato Sora dal 2006.
Sia i relatori che le persone intervenute si sono ritrovate a scandagliare singoli i momenti e o significati di questi interpretati all’interno di una cornice di analisi politica limpida. Analisi che ha saputo mettere in risalto le molte luci e anche qualche ombra di quella originale storia amministrativa.
Il segretario provinciale dell’ANPI, Giovanni Morsilli, ha portato i saluti illustrando il valore della memoria storia che consente dei leggere e interpretare le vicende attuali e future del mondo.
Paolo Ceccano ha introdotto la presentazione spiegando le ragioni dell’iniziativa editoriale; Mario Lilla, all’epoca segretario del Circolo di Rifondazione Comunista, ha illustrato tutta la premessa operativa che ha condotto alla proposizione alle elezioni del 2006 della compagine di Centrosinistra; infine Bruno La Pietra, assessore alla cultura a suo tempo, ha concluso la presentazione attestandosi su una analisi critica delle vicende del governo di allora alla luce di una esplorazione delle attuali contraddizioni della politica locale e di più larga scala.

Le note dell’organetto diatonico suonato da Andrea Alonzi, hanno aperto e chiuso l’iniziativa.

domenica 9 ottobre 2016

Solo Renzi e la Boschi potranno salvarci dalla "Bestia"

Luciano Granieri


La bestia è viva e lotta insieme a noi…cioè a loro. 

Cos’è la bestia? Pare sia una struttura  parallela, insediata a Palazzo Chigi, incaricata di studiare le strategie mediatiche migliori  a sostegno della campagna referendaria per il Si. La bestia è vorace,  fino ad oggi ha divorato  3milioni di euro ed a guidarla c’è il guru della comunicazione Jim Messina. Il suo stipendio supera i  400mila euro.   Evidentemente  uno che ha fatto vincere le elezioni a Obama, va adeguatamente remunerato.  

La bestia è viva e in piena azione. Comanda i TG del servizio pubblico, impone gli ospiti graditi e ripudia quelli sgraditi. Il politologo Paquino? Giammai!!!!  Quel dibattito con Renzi non s’ha da fare ne adesso ne mai. Il mostro  scrive   la sceneggiatura dei  servizi da mandare in Tv . Renzi visita un ospedale e un paraplegico alla vista del Presidente del Consiglio si alza e cammina.  Renzi visita una fabbrica e mentre stinge le mani agli operai dall’ufficio distribuzione arriva la notizia di un grosso ordinativo. Renzi  visita una scuola e gli studenti improvvisamente si mettono a risolvere equazioni matematiche impossibili. Poi Renzi si rivolge alla telecamera e con fare ammiccante dichiara. “Io non voglio personalizzare il referendum, ma se vince il Si questi miracoli  non saranno  più possibili”.   

La bestia non lascia nulla al  caso si occupa anche dei lavori parlamentari. Il Parlamento è   sbarrato  fino al 4 dicembre. Il decreto legge sul fine vita, che doveva arrivare all’esame delle Camere  a marzo,  ancora giace nei cassetti. Si sono  perse le tracce della  legge sulla   legalizzazione delle droghe leggere,  il cui testo doveva giungere  in aula a  settembre . Molti altri provvedimenti  rimarranno impantanati perché non possono attivare  un lavoro parlamentare a rischio.  La bestia non vuole che certe leggi divisive indispettiscano  gli alleati alfaniani , gli amici  popolari e altre schegge dello zero virgola provenienti dalla diaspora berlusconiana i quali  potrebbero voltare le spalle e esprimersi per il No.  E meno male che le lungaggini legislative sarebbero  imputabili al ping-pong fra Camera e Senato! Ma questo non si può dire. La bestia ti sbrana. Ma  ancora non abbiamo visto niente.  

Milioni di metri quadrati di manifesti   imbratteranno  muri e pannelli, senza lasciare neanche un millimetro scoperto. Orde di professori, ma anche onesti ex insegnanti di educazione civica,  sono pronti a bussare ad ogni porta per spiegare le ragioni del Si al popolo bue, oppure a fare i guastatori nei confronti televisivi. 

La bestia fa paura ai comitati del No, alle prese con un budget più che misero,  relegati  in spazi televisivi  angusti,  incapaci di fare miracoli , abili solo a  spiegare gli  effetti nefasti che la riforma Renzi-Boschi produrrà sulle regole democratiche del nostro Paese . Qualità  insufficienti per cui  non avranno scampo, il mostro li spazzerà via.

E’ tutto perduto dunque? Non è detto. La bestia controlla ogni stormir di fronda ma è impotente  di fronte a coloro i quali l’hanno ingaggiata. Il mostro  non è in grado, ad esempio,  di limitare  le  menzogne e le gaffe continue di Renzi il quale ogni volta che parla provoca enormi danni alla causa del Si. Uguale situazione si verifica per la Boschi.  La Signora della riforma - fra bisticci con i partigiani, confusione fra fascisti e Verdini,  elucubrazioni su chi non rispetta il Parlamento votando No  -  ogni volta che si esprime con la sua voce da navigatore satellitare, provoca una smottamento nella sicurezza dell’elettorato favorevole alla riforma. 

La bestia non è dunque invincibile. Ma solo Renzi e la Boschi potranno salvarci dai suoi artigli. Saranno in grado di fare il miracolo?