Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 31 luglio 2019

Comunicato dell'ANPI comitato provinciale di Frosinone: basta violenza fascista a Frosinone




Associazione Nazionale Partigiani d’Italia 
Comitato Provinciale di Frosinone 
Frosinone, 30/07/2019 

A seguito degli ultimi fatti di violenza fascista accaduti a Frosinone in occasione del  concerto   organizzato, in ricordo di Matteo "Zaiet" Fontana    dall’Associazione Zaiet Onlus con scopi di beneficenza, riteniamo necessario ribadire con la presenza sul territorio che nessuno può essere oggetto di violenza impunita nel nostro Paese, che garantisce la libertà e la partecipazione democratica dei cittadini alla vita civile e sociale nel rispetto della legge.

Nel rinnovare la nostra totale solidarietà al giovane Francesco ed alla sua famiglia, oltre che all’Associazione Zaiet, richiamiamo alle loro responsabilità le Istituzioni rappresentative, e attendiamo da esse un qualche segno di esistenza in vita, una presa di posizione che non sia il solito pilatesco colpevolizzare le vittime, visto che qui, ancora una volta, la vittima non ha fatto altro che ciò che la Costituzione e le leggi lo chiamano a fare.

Abbiamo atteso che fossero chiare le dinamiche e le caratteristiche di questo ennesimo sfregio alla libertà ed alla incolumità di cittadini italiani, non essendo avvezzi all’approssimazione di cui invece sembrano nutrirsi commentatori anche occupanti posizioni di rilievo istituzionale, che sulla base di iniziali notizie confuse e suggestioni rimbalzate nel web partono in tromba con anatemi e condanne ai roghi scatenando alluvioni di violente esternazioni, salvo poi doversi arrampicare malamente su vetri insaponati per rattoppare le figure meschine rimediate.

Adesso che le cose sono più manifeste date le testimonianze, le fotografie, il venire alla luce di fatti analoghi accaduti nel tempo, esprimiamo la più preoccupata presa d’atto che le nostre analisi, gli appelli costantemente rivolti alla cittadinanza ed alle Istituzioni affinché non sottovalutassero i rischi per la convivenza civile e per le condizioni di agibilità democratica delle nostre città e della società più largamente intesa, erano più che fondati.

Non che ci fosse necessità di conferma, visto che le nostre valutazioni non sono mai umorali o dettate da secondi fini, come invece purtroppo registriamo continuamente da parte di personaggi e organizzazioni politiche dedite molto più alla propaganda di bassa cucina che alla difesa delle Istituzioni che, malauguratamente, in questo periodo occupano. Quando ci esprimiamo, ed indichiamo rischi nello svilupparsi di certi processi storici e degli interessi che li alimentano, lo facciamo avendo presenti gli insegnamenti della Storia, non le fregole elettoralistiche di gente senza scrupoli.

Sarebbe pleonastico definire vile l’aggressione fascista di Frosinone, e non ci interessa stabilire quanto sia da considerare “libertà di espressione” quella di aggredire in branco persone inermi e sole. Solo ci auguriamo, forse troppo ottimisticamente, che i cittadini “normali” comincino a comprendere cosa significhi considerare il fascismo come una idea politica al pari delle altre, con pari diritto di essere sostenuta e praticata. Forse non a tutti è chiaro che il fascismo, diversamente da molte altre idee e teorie sociali (dal liberalismo al socialismo, dalle più varie filosofie ad altrettanto varie religioni) non ha subìto deviazioni ma è nato e si è affermato con il preciso obiettivo e con il dichiarato e teorizzato metodo del terrore, e con quella barbara concezione continua a presentarsi.

Chiamiamo pertanto i cittadini a partecipare alle iniziative che si svolgeranno nei prossimi giorni a sostegno dell’idea democratica e della civiltà costituzionale, della convivenza pacifica e del rifiuto di qualunque pratica autoritaria, violenta e coercitiva, che non solo sono in contrasto con i principi ed i dispositivi della Costituzione, ma rappresentano un arretramento delle nostre conquiste democratiche le quali, quando non riescono a realizzarsi a pieno è perché viene a mancare loro il sostegno e la pratica dei cittadini.

Ci conforta la piena condivisione di queste affermazioni da parte di molti cittadini, sia in forma organizzata che da liberi soggetti, come dimostrano le espressioni di sostegno e di promozione degli stessi valori e delle stesse preoccupazioni, di cui diamo una lista, provvisoria perché in continua evoluzione:

Comunità Solidali, Collettivo UgualMente, Partito socialista Italiano Frosinone, Partito Democratico Frosinone, Possibile Frosinone, Possibile LGBT, Potere al Popolo Frosinone, Frosinone Libera, PuliAMO Frosinone, SPI-CGIL Provinciale Frosinone-Latina, SPI-CGIL Lega Frosinone-Anagni, Agedo Frosinone,

Adesioni personali varie, fra cui:
Rocco Lancia, Simone Campioni, Giuseppe Guerrera, Italo Clemente, Maria Concetta Giovannone, Nicoletta Giovannone, Ginevra Trinca, Valeria Anna Rita Selvini, Fausta Dumano, Alessandro Fattoracci, Sonia Sale, Carla Corsetti, Nando Leva, Massimiliano Tagliaferri, Alida di Lonardo, Annarosa Frate, Gianmarco Capogna, Massimiliano Tata, Antonio Corbo, Maria Lucia Giovannangelo, Umberta di Stefano, Luciano Granieri, Daniela Bianchi, Marina Tarquini, Antonella D’Emilia, Angela Mancini.

Comunicheremo via via le iniziative che terremo, sia promosse dall’ANPI sia da altre realtà democratiche, alle quali confermiamo fin d’ora il nostro contributo e il nostro sostegno. Abbiamo già inviato a S.E. il Prefetto una richiesta di incontro per conoscere le valutazioni dell’Istituzione sul tema ed avere rassicurazioni concrete sulla sicurezza dei nostri territori di fronte al montare dell’impunità, dell’arroganza e della violenza contro ogni espressione di impegno civile democratico.

ANPI 
Comitato provinciale di Frosinone 
Il Comitato Direttivo



martedì 30 luglio 2019

Che si suona?......Si suona "So What"

Luciano Granieri




Come è iniziato il 2019? E’ iniziato suonando “So What”. 

Mia moglie ed io  avevamo  deciso di festeggiare l’inizio del nuovo anno insieme agli amici, anzi, ai  “compagni”della Casa del Popolo di Anagni. Guarda caso li c’era una batteria, guarda caso avevo portato le bacchette , guarda caso fra i convitati  c’erano innamorati del jazz  : musicisti professionisti  e dilettanti come il sottoscritto,  guarda caso ognuno con il proprio strumento al seguito: Una chitarra, un basso elettrico, un sax tenore e la batteria che, per quella notte,  ha subito le mie sevizie. 

Che suoniamo? Il riff di basso di So What è scappato  quasi automatico al nostro amico bassista per cui tutti, raccogliendo il suo invito, ci siamo avventurati  sulle eccitanti  strade  improvvisative davisiane. 

Alcune volte il caso ti propone strane coincidenze. Infatti  So What  è il brano di apertura di “Kind of Blue”. Il   disco di Miles Davis  considerato  da molti la migliore incisione di tutto il panorama jazzistico,  e proprio nel 2019  l’album compie sessant’anni dalla sua pubblicazione avvenuta il 17 agosto 1959. Kind of Blue  è un’opera  basilare per la musica afroamericana , e non,  ha influenzato musicisti famosi in tutto il mondo, ha esaltato i cultori,  ha addirittura avvicinato e  appassionato al jazz, persone che non conoscevano questo tipo di espressione.  E a  sessant’anni da Kind of Blue, come non si poteva iniziare il 2019 suonando  So What?  

Stranamente   un album considerato una pietra miliare per la musica jazz è scaturito in modo semplice , molto poco costruito. Il 2 marzo 1959 Miles Davis  con  i fidi ,  Julian Cannonball Adderley  al sax alto, Paul Chambers al contrabbasso, Jimmy Cobb alla batteria,  un redivivo e pimpante John Coltrane al sax tenore,  i pianisti, Wynton Kelly   e Bill Evans, tornato con Davis dopo aver condotto  per breve tempo un proprio  trio, entrano in studio per la registrazione . 

Nelle note di copertina delle a prima edizione proprio Bill Evans descrive il clima: “Miles ha concepito la struttura di questa musica solo poche ore prima che venisse registrata , arrivando in studio con dei semplici schemi  per indicare al gruppo quel che andava eseguito. Quello che dunque il fruitore ascolterà in questi brani è qualcosa di assai vicino alla spontaneità . Nessuno dei brani era mai stato eseguito dal gruppo prima della registrazione”, inoltre, a detta di Evans:“tutti i brani vennero incisi in presa diretta senza ripetizioni”.  

In realtà proprio vero non era. Da dieci mesi il progetto Kind of Blue frullava nella testa di Miles Davis.   Fu l’espressione di un senso estetico che andava recuperando le radici del jazz arcaico , ma soprattutto andava maturando la convinzione di comporre strutture  snelle, con  pochi accordi, poche scale,  concezione la cui sperimentazione era già iniziata nel  1958 in alcune altre  incisioni  come  Milestones” . 

So What si basa solo su due scale, una formula    che consente ai solisti di essere più liberi di improvvisare.  Questo allora era il pensiero di Miles  in proposito: “Io penso che ci sia una tendenza  emergente nella musica jazz, per cui ci si va distaccando dalla convenzionale successione di accordi e si ritorna a porre l’accento sulle variazioni melodiche. Si avranno meno accordi, ma infinite possibilità di intervento su di essi”  Una manna per chi come John Coltrane  stava sperimentando  l’improvvisazione modale.  

Il disco di apre con  So What  come detto,  è una struttura  “call and response” (chiamata e risposta) tipica dei work songs , a conferma delle rinnovate attenzione verso il jazz arcaico,il contrabbasso chiama e i fiati rispondono,  segue Freddie Freeloader, l’unico brano in cui al piano c’è  Wynton  Kelly, un blues accattivante  a tempo medio,  poi si ascolta  Blue in Green , un pezzo  dalla struttura atipica in dieci battute il cui protagonista indiscusso è Bill Evans,  quindi All Blues, altro blues che originariamente doveva essere in 4/4 ma il giorno stesso della registrazione Miles ne  cambiò la  conformazione  ritmica . Così confidò al critico musicale Ralph Gleason: “L’avevo scritto in 4/4 ma quando fummo in studio mi colpì l’idea che doveva esser in 3/4. Non mi era mai venuta in mente quella soluzione ma si rivelò perfetta”. Chiude Flamenco  Sketches , una ballata minimalista dove gli sforzi di Miles, tesi a dissolvere la struttura armonica, si realizzano appieno. Prima di iniziare l’esecuzione  vengono stabiliti, cinque modi, cinque scale sulle quali i musicisti improvvisano senza aver stabilito alcun tema. 


Curiose  sono le modalità con cui vengono decisi i titoli dei brani.  Miles Davis  non si è mai appassionato alla ricerca del titolo giusto, questo doveva servire esclusivamente per distinguere un pezzo dall’altro. Quando ci si interrogò su come dovesse essere chiamato il brano d’apertura, Miles disse che non gli interessava nulla  del titolo, “chi se ne importa” affermò scocciato, dunque il brano si chiamò “So What” una frase idiomatica che vuol dire per l’appunto: “chi se ne importa”. Lo stesso Freddie  Freeloader non era altro che il soprannome di un ex barista di Filadelfia, un vagabondo che bazzicava i locali jazz rendendosi  servizievole verso i musicisti . 

Tutti i brani sono a firma di Miles Davis……Tutti? Blue in Green  in realtà, anche se nelle note di copertina è attribuito a Miles, è di Bill Evans. Ma forse non è neanche così. Specifichiamo meglio, ce lo spiga lo  stesso Bill Evans: “In effetti si tratta di un mio brano, anche se Miles è accreditato come co-autore, per ragioni che solo lui conosce. Un giorno a casa sua Miles tracciò su un foglio di carta i segni per indicare Sol minore e La aumentata e mi domandò “che ne faresti?” proprio non sapevo che farne ma quando tornai a casa scrissi “Blue in green”. 

Come abbiamo visto Kind of Blue è un album particolare non solo per la struttura musicale, ma anche per gli aneddoti per le condizioni straordinarie ed irripetibili in cui si sono venuti a trovare i musicisti, i quali non ebbero subito la percezione di aver inciso un capolavoro.  Jimmy Cobb, non appena concluse  le registrazioni,  così si espresse: “ Quando fu finito e riascoltammo ciò che avevamo fatto, esaminammo le varie cose……In studio ci era sembrata una buona musica….e su disco era venuta bene veramente…..Diavolo! mi dissi, proprio un bel suono”.  

Non si era reso minimamente conto di aver preso parte all’incisione del disco di jazz forse  più importante della storia della musica afroamericana.  Noi invece che nella notte di capodanno 2019 abbiamo suonato So What lo sapevamo benissimo perché per tutti noi, musicisti, dilettanti musicisti, appassionati, dopo Kind of Blue nulla sarebbe stato come prima.


lunedì 29 luglio 2019

Aggressione fascista a Frosinone: quando l'indifferenza libera l'odio

Luciano Granieri




Sdegno e rabbia sta suscitando sui social media, sia a  livello  locale che nazionale,  la notizia dell’aggressione subita da un ricercatore universitario, Francesco,  ad opera  di picchiatori  dell’estrema destra avvenuta a Frosinone  durante un concerto di beneficenza. La colpa di Francesco era quella di avere indosso  la maglietta del Cinema America . Gli squadristi , emuli delle gesta dei loro camerati di  Roma scagliatisi   qualche settimana fa contro altri due ragazzi che indossavano la stessa maglietta, hanno pensato bene di dimostrare che anche a Frosinone certe manifestazioni di convivenza democratica e di solidarietà non sono gradite e vanno punite. Francesco   si è ritrovato con la maglietta stracciata e gli occhiali rotti. 

In realtà l’aggressione  è solo uno, anche se grave, di una serie di atti che  testimoniano come  la marea nera stia montando anche a Frosinone.  Un compagno  aveva solo provato  ad  alzare  il pugno in cielo (gesto permesso dalla Costituzione, mi pare) e si è trovato circondato da squadristelli minacciosi, dispersi grazie all’aiuto della vigilanza.

 Con mia moglie,  Maria Lucia ci siamo visti fermare , presso il Parco del Matusa, da tre ragazzi i quali ci hanno chiesto di fargli una foto con il loro cellulare, abbiamo accettato senza problemi.  Ma dopo essersi messi in  posa questi hanno srotolato una bandiera con la croce celtica. Gli abbiamo riconsegnato il telefonino dicendo che la foto se la potevano fare da soli. Ci hanno apostrofato chiamandoci zecche di merda, ma per fortuna non ci hanno aggredito, forse perché  c’era troppa gente intorno.  Resta il fatto  che  nel tornare a casa una certa preoccupazione per eventuali ritorsioni l’abbiamo avuta.

 Le farneticazioni razziste del  ministro dell’interno  -l’amministrazione comunale cittadina pienamente allineata  a Matteo Salvini , grazie  ad una giunta comunale  sodale al   Carroccio ed un neo consigliere  che, qualche anno fa, invocava il manganello e l’olio di ricino per reprimere una protesta di lavoratori licenziati  - stanno dando la stura alle peggiori pulsioni fasciste e razziste, già presenti in città ma in qualche modo limitate da una sorta di pudore nel manifestarle.

 Tutto ciò, purtroppo, non è che la inevitabile conseguenza dell’indifferenza e l’insofferenza verso chi come noi,  già dal  2010, ammoniva contro il pericolo fascista che si stava materializzando in città con l’apertura di una sede di Casapound. Indifferenza: “ma chi sene frega di quattro ragazzotti un po’ esuberanti capaci solo di fare un po’ di casino senza fare  male a nessuno ” così venivamo apostrofati quando parlavamo dei fascisti del terzo millennio. Insofferenza: “tutti hanno il diritto di esprimere la propria opinione, anche chi non la pensa come voi, anzi non ci rompete le scatole con queste stupidaggini i problemi di Frosinone sono altri non la solita diatriba fra fascisti e comunisti” Ciò è quanto affermavano anche esponenti politici cittadini di peso  quando provammo  a lottare contro “l’incistamento” a Frosinone di Casapound.

 Oggi quei ragazzotti considerati innocui  ce li troviamo fianco a fianco in ogni tipo di manifestazione pubblica cittadina. Sono li pronti a riversare il loro odio inculcato da cattivi maestri che ahimè stanno governano, non solo il Paese, ma anche la città, contro chi  si azzarda a difendere i migranti  o a proferire una minima parola di solidarietà  .  La Costituzione  non sanno  neanche cosa sia, la convivenza democratica  è stata stracciata e buttata nel cesso, i tagli ai servizi sociali, operati anche dal comune frusinate leghista, sono il frutto dell’invasione dei neri che vengono a rubare il lavoro, e non il risultato di una politica che, per procedere indisturbata nella tutela degli interessi del capitale finanziario, alimenta la guerra  dei penultimi contro gli ultimi.

 Dunque l’indifferenza di allora ha sdoganato l’odio di oggi  , ha liberato le peggiori pulsioni fasciste e razziste. Oggi resta difficile fermare una deriva che poteva essere bloccata dieci anni fa. Ma ciò non deve giustificare arretramenti o desistenze di fronte alla minaccia fascista. Il fascismo non è un’idea è un crimine, questo va ribadito con ancora più forza a partire dalla nostra città.

 Frosinone è antifascista, questo deve essere chiaro a tutti a cominciare dal sindaco , dalla  sua giunta e dai consiglieri di maggioranza, qualcuno dei quali invoca manganello e olio di ricino per reprimere il dissenso. Chiarire questo concetto è compito di tutti, donne, uomini, associazioni, movimenti  di questa  città e provincia che considerano la Costituzione elemento fondante del vivere democratico. Persone chiamate ad unirsi ed organizzarsi per combattere e scacciare una marea nera e pesante che sta degradando ogni principio di convivenza civile. E’ una reazione urgente e quanto mai irrinunciabile.


venerdì 26 luglio 2019

RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI E ASSETTO COSTITUZIONALE

Coordinamento per la Democrazia Costituzionale




Tra qualche settimana la maggioranza farà approvare al parlamento una riduzione dei parlamentari inaccettabile che rischia di destabilizzare l’assetto costituzionale del nostro paese. 
Il Senato ha già votato nella sua seconda lettura la riduzione del numero dei parlamentari voluta dalla maggioranza verde gialla, in particolare dal M5Stelle. Tra qualche settimana toccherà alla Camera per la quarta e definitiva approvazione. L'approvazione del Senato é già sotto la soglia dei 2/3 dei voti a favore, quindi è possibile il referendum popolare previsto per le modifiche costituzionali che non arrivano al quorum previsto dall'articolo 138 della Costituzione. 
La proposta di ridurre i parlamentari è una storica posizione del M5Stelle che ora ha anche lo scopo di allungare la vita al governo giallo verde, evitando il voto anticipato per almeno un anno, e di tentare il recupero della perdita di voti delle europee.
La maggioranza verde gialla giustifica in modo povero e strumentale il taglio dei parlamentari. La motivazione principale è la riduzione dei costi, fingendo di ignorare che il funzionamento della democrazia ha inevitabilmente dei costi. Per di più se l’obiettivo è la riduzione dei costi, il taglio dei compensi dei parlamentari -per quanto discutibile -avrebbe avuto risultati più rapidi ed efficaci,senza cambiare la Costituzione.  
Non convince neppure l’affermazione che la riduzione dei parlamentari porterebbe ad una maggiore efficienza del parlamento. L’efficienza del parlamento non dipende dal numero degli eletti ma dai regolamenti di funzionamento delle Camere, dalla effettiva possibilità di esercitare in autonomia la funzione legislativa attualmente sequestrata dal governo, dalla capacità di rappresentare gli elettori, da cui dovrebbero essere scelti, mentre oggi i capi partito decidono chi verrà eletto.
Questo taglio dei parlamentari non ridurrà, semmai aggraverà i problemi, rendendo il parlamento ancora meno rappresentativo del paese e più subalterno al governo. 
Altro discorso potrebbe essere mantenere una sola Camera con funzione legislativa, con parlamentari eletti in modo proporzionale direttamente da i cittadini. In sostanza una storica proposta di Rodotà.
Inoltre la Lega è riuscita a fare approvare insieme a questa modifica della Costituzione una nuova legge elettorale, già in vigore, che è strettamente legata a questa modifica dell Costituzione. Legge elettorale che entrerà in vigore automaticamente quando questa modifica della Costituzione diventerà definitiva. Ancora una volta tra cambiamento della Costituzione e nuova legge elettorale c'é un rapporto inscindibile, come fu con le proposte di Renzi nel 2016.
La nuova legge elettorale riproporziona quella attualmente in vigore (Rosatellum) con la conseguenza che la soglia di eleggibilità minima alla Camera diventerà almeno il 5%, al Senato più del doppio, lasciando intere aree del nostro paese senza rappresentanza parlamentare. Le forze minori verranno cancellate dal parlamento e quelle che si formeranno difficilmente potranno entrarvi.
La legge elettorale in vigore impedisce agli elettori di scegliere i parlamentari.  Difetti che la nuova legge elettorale aggraverà.
 Oggi dovrebbe essere messo al centro l’obiettivo del rilancio della capacità di rappresentare i cittadini, dell’autonomia del parlamento, in sostanza il rafforzamento della democrazia rappresentativa. Mentre con questa modifica della Costituzione è concreto il rischio di un ulteriore indebolimento del ruolo del parlamento, cioé della rappresentanza eletta dai cittadini e poiché il parlamento é centrale nella nostra democrazia i rischi di un suo indebolimento sono preoccupanti, con effetti imprevedibili. 
Le difficoltà di governo sono dei partiti, mentre con questo taglio dei parlamentari è la Costituzione che viene cambiata.  Questo governo cerca di scaricare le sue difficoltà sulle istituzioni, mettendo in discussione il ruolo del parlamento, senza alcun riguardo al funzionamento della nostra democrazia, all'equilibrio e all'autonomia dei poteri che ne sono la garanzia.
Sono tempi difficili per la democrazia. Il ritorno di fantasmi autoritari dal passato gettano ombre preoccupanti sulla nostra democrazia conquistata dalla resistenza e dalla cacciata del nazifascismo. 
Per queste ragioni il giudizio su questa proposta di riduzione dei parlamentari non può che essere fondamentalmente negativo.

mercoledì 24 luglio 2019

L’ONU insorge contro Israele per la demolizione di decine di abitazioni ed edifici palestinesi a Sur Bahir, quartiere alla periferia di Gerusalemme Est occupata

La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese


Il 22 luglio, a firma dei massimi rappresentanti dell’ONU presenti a Gerusalemme, Jamie McGoldrick (Ufficio Coordinatore Umanitario), Gwyn Lewis (Direzione UNWRA delle operazioni in Cisgiordania), e James Heenan (Capo Uffcio Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati) è stata diramata una “dichiarazione congiunta” di ferma condanna dell’ arbitraria demolizione ad opera dell’esercito occupante israeliano di decine di abitazioni ed edifici legittimamente abitati dalla popolazione palestinese a Sur Bahir, quartiere alla periferia di Gerusalemme Est occupata. I tre funzionari dell’ONU denunciano senza esitazione l’illegalità dell’operazione affermando che "La politica israeliana di distruggere le proprietà palestinesi non è compatibile con gli obblighi dettati dalla legge internazionale …Per di più provoca espulsioni e contribuisce al rischio di ulteriori trasferimenti forzati di molti palestinesi". E richiamano la condanna del 2004 della Corte penale internazionale per la costruzione del Muro.
La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, nel diffondere  il testo integrale della Dichiarazione e la relativa traduzione in italiano, denuncia con grande tristezza questo ennesimo atto violento e ingiusto che colpisce brutalmente persone palestinesi già rifugiati, che adesso devono subire la seconda espulsione della loro vita. 
Se il furto della terra e delle vite palestinesi continua e Israele ancora una volta può espellere illegittimamente e tuttavia impunemente la popolazione palestinese dai suoi territori è perché mai la comunità internazionale si è levata a contrastare efficacemente la politica espansionistica di Israele ed il suo colonialismo di insediamento. 
La colpevole inerzia della comunità internazionale è la ragione per cui il genero di Trump Kushner ha potuto osare di proporre il suo piano, noto anche come “l’Accordo del Secolo”, che tanto ha occupato i media particolarmente nell’ultimo mese.
Kushner, che ha generosamente finanziato i progetti dei coloni con la fondazione di famiglia, ha messo in piedi un’astuta e subdola strategia mirante a vincere perdendo. In realtà, il piano è stato pensato per costringere i palestinesi in un angolo dal quale l’unica loro risposta possibile all’accordo di pace proposto (denaro contro la Terra Palestinese) non avrebbe potuto che essere un secco rifiuto. Ed infatti, la popolazione Palestinese, unita, ha rifiutato categoricamente di partecipare alla conferenza in Bahrain. Tutti i palestinesi, di qualsiasi orientamento, sanno che "l’Accordo del Secolo" è contro le leggi e le risoluzioni internazionali e contro i diritti dei profughi. 
La popolazione Palestinese è sempre più vulnerabile poiché la strategia delle autorità israeliane rende la vita dei Palestinesi sempre più difficile, i loro diritti sempre più violati, la loro terra più ridotta. Ma i Palestinesi non perdono la loro fierezza e non rinunciano alla loro dignità. Hanno bisogno, però, più che mai del sostegno internazionale in applicazione di leggi e trattati sottoscritti da tutti gli Stati.



QUESTA E’ LA DICHIARAZIONE CONGIUNTA DEI SEGUENTI 3 UFFICI ONU sulle demolizioni delle abitazioni palestinesi in corso.

Dichiarazione ufficiale sulle demolizioni a Sur Bahir 

Dichiarazione congiunta di Jamie Mc Goldrick (  Ufficio Coordinator Umanitario) di Gwyn Lewis ( Direzione UNWRA delle operazioni in Cisgiordania) e di James Heenan ( Capo Uffcio Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati) . GERUSALEMME 22 luglio 2019

Oggi stiamo seguendo con tristezza la distruzione delle abitazioni nella comunità palestinese di Sur Bahir da parte delle autorità 
 israeliane.
Informazioni provvisorie emergenti dalle comunità  indicano che centinaia di militari israeliani sono entrati nella comunità' questa mattina ed hanno demolito numerosi edifici residenziali, incluse case abitate nelle zone A, B, C della Cisgiordania sul versante Gerusalemme Est del Muro. 
L' operazione in larga scala è iniziata nelle prime ore del mattino, prima dell' alba e ancora al buio, forzando fuori dalle loro case le famiglie che vi risiedevano creando grande stress tra i residenti.  Tra coloro espulsi a forza o coinvolti vi sono rifugiati palestinesi che affrontano nuova espulsioni, già avvenute nella loro vita. 
Le Organizzazioni umanitarie si preoccupano di dare una risposta di emergenza chi è espulso o coinvolto nella distruzione delle loro proprietà private. Ma non esiste alcuna assistenza umanitaria che possa sostituire una casa o ripianare l’enorme perdita economica subita dai proprietari. Molti di coloro che sono coinvolti riferiscono di aver investito i risparmi di una vita in quelle proprietà, dopo aver ottenuto i regolari permessi  di costruzione da parte dell' Autorità Palestinese. Quello che è successo oggi in Sur Bahir e' allarmante anche perché molte altre abitazioni e strutture ora rischiano la stessa distruzione.  


La politica israeliana di distruggere le proprietà palestinesi non è compatibile con gli obblighi dettati dalla legge internazionale. Tra i vari punti, la distruzione delle proprietà private nei territori sotto occupazione militare è solo permessa se assolutamente necessaria per operazioni militari, cosa che non riguarda oggi.  Per di più provoca espulsioni e  contribuisce al rischio di ulteriori trasferimenti forzati di molti palestinesi in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.

Nel 2004 la Corte Penale Internazionale ( CPI)  ha dichiarato illegale la costruzione del Muro e ha definito ingiustificata da emergenze militari le parti del Muro  erette all' interno della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, come vediamo a Sur Bahir. Questo viola gli obblighi di Israele dettati dalla legge internazionale.
Appena 15 anni fa, quasi nello stesso giorno di luglio, l' Assemblea Generale ONU con la Risoluzione ES 10 / 15 del 20 luglio 2004 richiedeva ad Israele  il rispetto degli obblighi legali  definiti dalla Corte Penale Internazionale. Se fossero rispettati questi principi, la legge internazionale umanitaria e dei diritti umani, la popolazione di Sur Bahir non avrebbe subito i traumi di oggi e la violazione dei loro diritti. 

domenica 21 luglio 2019

Visita alle Cascate dello Schioppo con sorpresa finale

Luciano Granieri




A volte dei  corsi d’acqua che passano dentro le città si ritagliano un loro spazio al riparo dai liquami e dalla sporcizia  che li vessa ogni giorno. E’ il caso del fiume Cosa a Frosinone. Un corso d’acqua  che dai Monti Ernici, passando da Alatri,  attraversa il Capoluogo , si carica d’inquinanti  urbani,  industriali e si tuffa nelle acque già mefitiche del  Sacco. 

Esiste un luogo dove sembra che il Cosa si apparti, per rifuggire dalle velenose  aggressioni,  per respirare per godere di quel poco che gli rimane di acqua pulita. E’ la Cascata dello Schioppo un posto situato quasi al centro della città vicino a Piazzale De Matthaeis  dove l’acqua, sfruttando la conformazione del terreno , forma una cascata quando ci sono situazioni di piena o, in caso di portata  idrica limitata, produce  suggestive cascatelle.   Un posto in cui ci si rinfranca  godendo di una piccola oasi in mezzo al caos e al traffico.  

Per arrivare alla cascata  bisognava farsi largo fra una fitta  vegetazione  di piante infestanti, e guadare piccoli rivoli di liquami sorgenti da tombini fatiscenti. Quel  luogo dove i sessantenni di oggi ricordano di essere andati a giocare e  a divertirsi  da bambini, era caduto nell’oblio. Fino a quando associazioni civiche  ed ambientaliste  hanno deciso che la tana dove il fiume provava a respirare doveva tornare al suo  antico splendore.  

Attraverso un grande impegno  il popolo dei volontari  ha ripulito la via d’accesso dagli arbusti, ha reso in qualche modo la Cascata dello schioppo accessibile all’intera popolazione frusinate.  Il Comune ha ringraziato ma si è guardato bene dal prendersi l’impegno, anche minimo, di tutelare e salvaguardare il posto.  

La Cascata dello Schioppo negli ultimi anni è stato il luogo simbolo di ogni lotta all’inquinamento che sta soffocando Frosinone. Spesso le associazioni ambientalista coinvolgono i cittadini conducendoli li dove il Cosa salta, per discutere su quali azioni intraprendere per fare in modo che Frosinone perda il primato di città fra le più inquinate d’Italia.  Alcune decisioni  di buon senso, li concordate,    sono state  riportate ad un sorda e distratta amministrazione comunale.  

L’ultima di questa passeggiate è stata organizzata il 14 luglio scorso. A seguito dell’incendio della Mecoris ,   stabilimento per lo smaltimento rifiuti speciali  situato vicino alla città a poche centinaia di metri dall’ospedale,  Frosinone e zone limitrofe sono state invase da fumi nocivi, esalazioni malsane. Per confrontarsi su come l’amministrazione comunale e le altre istituzioni locali avrebbero dovuto fronteggiare l’accaduto i cittadini sono stati invitati ad una pedalata  che, dall’ex stadio Matusa arrivava proprio sulle rive dello Schioppo. 

Nel corso dell’evento, oltre che dell’emergenza Mecoris, si è discusso dell’opportunità di  istituire l’isola pedonale in Via Aldo Moro.  Siamo arrivati allo Schioppo dove la cascata era divisa in piccoli ruscelli visto la limitata portata del fiume a causa della carenza di pioggia. Lo scenario era magnifico come al solito anche se l’acqua, un po’ stagnante, non era così limpida. 

Tutto bene dunque? Neanche per idea. Il sentiero che conduce alla cascata  era inumidito  da una perdita d’acqua che usciva da un tombino.  Non solo,  sulla via del ritorno una vera e propria discarica dava l’arrivederci al viandante ristorato dalla visione della cascata. Facevano bella mostra di se, oltre che rifiuti sparsi in terra, due carcasse di automobili e svariati elettrodomestici. Una visione spoetizzante e disarmante che non può non indurre ad alcune riflessioni. 

Il fatto che associazioni e cittadini propongano soluzioni per combattere l’inquinamento è meritorio e necessario, ma non sufficiente. Alla  fase propositiva va accompagnata la pressione e la denuncia  verso le istituzioni locali affinchè si assumano la responsabilità di eventuali  politiche ambientali inefficaci ed inutili.  E’ necessario che le associazioni provvedano al controllo affinchè  le azioni concordate  trovino puntuale ed efficiente applicazione.

 E qui il discorsi si trasferisce piè pari da una fase di volontariato, pur efficace,  ad una vera e propria azione politica. In realtà sembra che un passo in questo senso, dopo il devastante incendio della Mecoris,  si sia compiuto, ma c’è bisogno di maggiore coraggio nella rivendicazione di politiche orientate alla salvaguardia ambientale.  

Questo coraggio, unito ad una campagna culturale di sensibilizzazione verso la cura dei beni collettivi - tesa   ad indurre i  cittadini  a non  sfregiare ed  inquinare in modo incontrollato aree pubbliche - sono fondamentali, altrimenti, per ogni metro di sentiero dello Schioppo bonificato dalle erbacce, sorgerà una discarica abusiva con carcasse di macchine ed elettrodomestici.


Nell’orbita del Perigeo

Un incontro con Giovanni Tommaso e Claudio Fasoli . La band jazz rock italiana torna insieme dopo 40 anni per un solo concerto, il 23 a Firenze




Marc Tibaldi: fonte "alias del 20 luglio 2019


In quel geniale testo sociologico che è Retromania, Simon Reynolds mette in guardia dalla «dittatura della nostalgia» e si chiede se la musica ha smesso di evolversi e perché. Non è certo la preoccupazione dei componenti del Perigeo, che hanno continuato a sperimentare, cercare, creare con grande prolificità. Abbiamo incontrato Giovanni Tommaso e Claudio Fasoli in occasione della preparazione del prossimo concerto di Firenze, martedì 23 in piazza Ss. Annunziata, per farci raccontare la storia del gruppo e questa nuova avventura.




Giovanni Tommaso, oltre a essere l’ideatore dei Perigeo, è contrabbassista, compositore, direttore d’orchestra. Ha collaborato con Sonny Rollins, Dexter Gordon, Gil Evans, Max Roach, Chet Baker, Kenny Clarke, John Lewis, Steve Lacy e molti altri. Ha scritto colonne sonore per cinema e televisione e dirige i seminari di Umbria Jazz Clinics in gemellaggio con il Berklee College of Music. In ambito pop, come produttore e come arrangiatore, ha collaborato con Dalla, Cocciante, Mina, Morandi, Rino Gaetano, Ivan Graziani. «È uno dei musicisti che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo del jazz italiano. Ha vissuto i momenti e i luoghi che hanno contrassegnato la parabola ascendente del nostro jazz», sostengono i critici Gaspare Pasini e Maurizio Franco. 

Giovanni Tommaso


Giovanni, partiamo dall’oggi: le notevoli carriere solistiche dei componenti del gruppo confermano – oltre che il tuo fiuto nell’individuazione dei musicisti – la validità della ricerca del Perigeo. Quali sono le caratteristiche del gruppo, le peculiarità che lo contraddistinguono da altre esperienze in ambito jazz rock?


Come gruppo, avevamo intuito tre strade interessanti, che abbiamo cercato di approfondire nel tempo. La prima era un linguaggio jazzistico, improvvisativo, realizzato con un suono «elettrico» di sapore rock, che ci serviva come una sorta di passaporto per parlare con i giovani di allora. La seconda era una ricerca compositiva, rivolta alle origini stilistiche di ognuno di noi. La terza era una sperimentazione di tipo timbrico effettistico, libera, cui davamo vita negli intermezzi fra le varie composizioni. Inoltre, da un punto di vista compositivo c’è sempre stato un interesse per la melodia, con alcune ballad senza un groove ritmico specifico. Questa era un’apertura di una strada nuova, originale. Il gioco di melodie «a cappella» di voce e sax in un pezzo come Respiro a distanza di tanti anni lo trovo molto originale.

Vi dava fastidio essere definiti i Weather Report italiani?
Un po’ sì, anche perché siamo nati nello stesso anno e quando abbiamo iniziato non conoscevamo la loro musica. Però, avendoci suonato fianco a fianco, posso dire che era una band pazzesca. Musicisti stratosferici e un sound dal vivo che era ancora migliore di quello su disco. Massima stima.

Negli anni Settanta il Perigeo ebbe – nonostante le ritrosie di alcuni conservatori – riconoscimenti internazionali di critica, con articoli importanti, e di pubblico, che vi seguiva numerosissimo. Si dice che Zawinul chiese ai manager di non farvi suonare più come spalla dei Weather Report perché in alcuni concerti riscuoteste troppo successo.
Risponde tutto a verità! Te lo posso assicurare perché Zawinul – con cui sono rimasto sempre grande amico – nell’occasione di un tour europeo, in maniera molto confidenziale, chiese direttamente a me di comprendere questa richiesta. Il contratto non lo permetteva, ma prima del concerto all’Olympia di Parigi il loro manager riuscì a trovare un cavillo nel regolamento del teatro e ci fu impedito di suonare. Con i Soft Machine, durante una tournée italiana, il loro manager cercò di ridimensionare la nostra partecipazione, senza riuscirci. Non facevamo il gruppo «di spalla» ma eravamo co-protagonisti, fu un successo incredibile. Alcuni critici scrissero che noi «facemmo del male» al gruppo inglese, che dal confronto usciva bastonato. Insomma, che si creda o meno ai giornali di allora, noi suonavamo veramente con grande forza e originalità.

Claudio Fasoli

Il sassofonista e compositore Claudio Fasoli è, come ha scritto Maurizio Franco, «la voce lirica del quintetto, ma oltre all’aspetto solistico, il suo apporto è ancor più prezioso nel completare la tessitura timbrica e poliritmica che caratterizza, ad alto livello, la proposta del gruppo». Dopo la fine del Perigeo ha portato avanti una incessante ricerca musicale, collaborando tra gli altri con Lee Konitz, Mick Goodrick, Manfred Schoof, Kenny Wheeler, Mario Brunello. Così lo definisce il Dizionario del Jazz di Comolli, Clergeat e Carles: “Uno dei più lungimiranti e perspicaci compositori in circolazione, oltre che solista dallo stile personalissimo e riconoscibile». Premiato nel 2018 come Musicista dell’anno, il suo libro Inner Sounds (Agenzia X Edizioni) è giunto alla seconda edizione. I suoi cd più recenti sono Haiku Time e Selfie. Nel 2018 è uscito il film Claudio Fasoli’s Innersounds, del regista Angelo Poli, premiato in vari festival internazionali.


Claudio, quali sono le originalità dei Perigeo?

Premetto che Giovanni, Franco D’Andrea e Bruno Biriaco erano all’epoca, e lo sono tutt’oggi, dei musicisti top a livello internazionale, che costituirono una delle ritmiche più forti al mondo, lo dico senza tema di smentita. Tony Sidney era giovanissimo all’epoca e poco conosciuto, ma portò un contributo importante e gli sviluppi posteriori della sua musica hanno confermato la cognizione rigorosa dello strumento. Sono felice di aver avuto la possibilità di prender parte a quella esaltante esperienza. La genialità compositiva di Giovanni, la sua grande intuizione nel fondere con il jazz non solo l’elettronica e le sonorità rock, ma anche un forte aspetto melodico mediterraneo erano la base su cui tutti innestavamo le nostre sensibilità. Sul piano timbrico l’originalità era data da un impasto sonoro che non era debitore di altri modelli, per esempio la chitarra elettrica abbinata al sassofono contralto e soprano erano veramente unici a quei tempi. E poi c’era questo altalenarsi tra contributi rock e i momenti di jazz assoluto, come quando io e Franco suonavamo Naima di Coltrane, a rivendicare le nostre radici.

Dopo il Perigeo la tua ricerca non tocca più il jazz rock…
Credo che l’essenza del jazz risieda proprio nell’essere disponibili a esperienze espressive in contesti diversi, cioè affrontando il problema «dove e come» gestire un linguaggio in maniera espressiva e possibilmente innovativa secondo opportunità e sollecitazioni differenti. È un virus di libertà, che si è diffuso sulla terra, ibridando tutto ciò che ha trovato lungo la sua storia. È la vitalità che ci permetterà di riproporre in divenire le musiche del Perigeo.

Qual è il senso di una reunion a 40 anni di distanza dallo scioglimento del gruppo? Avete in programma altri concerti o dischi?
Abbiamo avuto molte richieste nel corso degli anni, mai abbastanza serie, se non nell’occasione di Umbria Jazz nel 1993 e di Firenze nel 2008. Anche per il concerto del 23 luglio prossimo, a Firenze, gli organizzatori ci hanno garantito la massima serietà. Le ragioni invece sono queste: i nostri dischi hanno continuato a essere venduti in ogni parte del mondo, i brani su youtube hanno un numero di visualizzazioni altissimo e spesso ci arrivano apprezzamenti che sottolineano l’attualità di quella musica. Abbiamo deciso che saranno delle interpretazioni non filologiche ma vivificate dal percorso artistico che ognuno ha evoluto negli anni. C’è grandissimo entusiasmo e non vediamo l’ora di metterci alla prova. E se alla prova verificheremo che si possono percorrere strade nuove, nulla osta che si verifichi le possibilità di nuovi dischi o altri concerti.