Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 2 agosto 2010

A young and quite interesting guitar player - di Luciano Granieri

Hello, 

I am hoping you will enjoy this music from a young and quite interesting guitarplayer!!


Best regards, 
Steinar Aadnekvam.


Questo è il messaggio che ho trovato nella posta di Youtube. Non nego di essere rimasto folgorato dall’eccellente tecnica di “Questo Giovane e interessante Chitarrista” come si definisce lui.   Steinar Aadnekvam  è un musicista che unisce l’abilità tecnica ad una incomparabile   sensibilità armonica . Vi invitiamo a vedere i contributi. I sui fraseggi oltre che raffinati e ricercati, fanno venire la pelle d’oca, soprattutto in Round Midnight, non perché eseguiti da uno svedese, ma per la grande carica emotiva con cui investono l’ascoltatore. Per rispondere  a  Steinar, l’ho già fatto dali mio canale youtube,  io trovo la sua musica eccellente. Voi che ne dite?










In body and Soul suonano.

Steinar Aadnekvam - Guitar
Jonatan Guzman - Piano
Niklas Wennström - Bass
Anders Olsson - Drums

Il populismo illuminato – di Luciano Granieri.

Dopo la boutade  della BOMBA DI VELTRONI, proviamo a ipotizzare una via d’uscita all’attuale crisi politica. Un percorso che potrebbe determinate scenari inaspettati ed interessanti. E’ in corso una concitata quanto disperata compagna acquisti da parte di Berlusconi per assicurare quei numeri che i finiani hanno fatto mancare al suo governo. L’operazione appare alquanto incerta  perché oltre alle elargizioni  economiche il Cavaliere non sembra più assicurare quel futuro  di privilegi e prebende che in passato gli aveva consegnato ingenti truppe cammelate. Nel caso in cui la citata campagna acquisti si rivelasse fallimentare come quella del Milan, l’unico sbocco possibile per il burattinaio di Arcore sarebbe il ricorso anticipato alle urne. Elezioni da tenersi tassativamente con le attuali regole. Infatti proprio la conformazione della legge porcata, unita al solito strapotere mediatico, potrebbe assicurare la vittoria e l’ennesima rinascita, seppure legata mani e piedi alla lega, con la quale continuare l’opera di devastazione dello stato sociale a suo vantaggio e a vantaggio di quella classe mafioso-industriale-finanziario accattona che lo sostiene.  Dal lato delle opposizioni il Pd, come al solito votato al suicidio, sostiene insieme all’Udc e ad un  branco di centristi di varia estrazione, la necessità di un governo di transizione per riscrivere la legge elettorale e gestire l’emergenza economica . Un esecutivo che traghetti il paese verso nuove elezioni con nuove regole. Una tale strada presupporrebbe un atto di reponsabilità da parte di Berlusconi il quale dovrebbe prendere atto della disgregazione della propria maggioranza e presentarsi dimissionario sul Colle. Scenario del tutto irrealizzabile . Inoltre il governo tecnico prefigurato dai vertici del Pd, per forza di cose, dovrebbe aprire a larghe intese, ad abbracci mortali con Casini, Bossi, passando da Fini per arrivare all’ipotesi Tremonti come presidente di garanzia. Davvero si vuole sottoporre il popolo piddino a questa ulteriore prova? Lo stomaco degli elettori centrosinistrorsi fino a quando potrà reggere?  Un ricorso immediato alle urne invece è desiderio oltre che di Berlusconi anche dell’Idv , di Rifondazione  e di Nichi Vendola. Ma, come detto, andare a votare con le regole ancora in vigore rischia di sancire l’ennesima vittoria del nano di Arcore. E allora che fare?  Ritengo che una possibile soluzione potrebbe essere quella di rischiare le elezioni anche con l’attuale legge elettorale, obbligando ad un salto di qualità nella definizione e nella scelta di uomini e programmi l’opposizione tutta.  Nichi Vendola  sembra oggi in grado di opporsi efficacemente a Berlusconi. Intanto perché la sua capacità di restituire passione all’agire politico, suscitando condivisone e coinvolgimento, potrebbe riportare  alle urne quella parte di elettorato che fino ad oggi si è astenuto deluso dall’inconsistenza del Pd e sordo alle sirene legalitarie dell’Idv, poi il governatore della Puglia è in grado i costruire una sorta populismo illuminato da contrapporre al populismo barbaro e incolto tipico del berlusconismo. Ma la figura carismatica non è sufficiente. Serve un programma credibile. Ebbene questo non può che basarsi  su un  forte valore di aggregazione, al di la della questione sociale, imperniato sulla difesa della Costituzione. Urge la definizione di un percorso di “BONIFICA COSTITUZIONALE”; ovvero il ritorno ad una legge elettorale proporzionale con la possibilità da parte degli elettori di indicare il candidato, la definizione di una normativa seria e radicale sul conflitto d’interesse, la totale alienazione di tutti quegli obbrobri incostituzionali volti a favorire l’impunità ai potenti (legge Cirielli, lodo Alfano per citarne solo un paio), un deciso invito alla classe imprenditoriale affinché rispetti la Carta nel definire i rapporti con i lavoratori. A seguire tale bonifica una diffusa politica di redistribuzione del reddito penalizzando il capitale e privilegiando il lavoro. Un programma a tutela della Costituzione, che è dispositivo normativo definito per garantire i diritti di tutti, soprattutto dei più deboli, rappresentato da un candidato premier che per storia politica, personale e per sua stessa professione ideologica sembra schierato a favore dei più deboli, potrebbe costituire l’alchimia vincente. E’ un rischio sicuramente, ma è l’unica via percorribile. Resta da capire quanto il Pd sia disposto ad appoggiare Vendola rinunciando ai suoi giochi strategici  e tattici finalizzati alla sopravvivenza della propria nomenklatura, ma incomprensibili agli elettori. E resta altresì da capire quanto Vendola voglia prendersi la responsabilità di seguire, nei fatti oltre che a parole, un tale percorso ,  inimicandosi poteri forti e notabilati, ma acquisendo il merito di ridare un minimo di rappresentanza ad un popolo oggi invisibile. 

sabato 31 luglio 2010

Le promesse si infrangono sui numeri - di Peduzzi e Nobile (FDS)

“Un assestamento di bilancio che taglia i servizi e i diritti”. Così Ivano Peduzzi e Fabio Nobile, capogruppo e consigliere della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio, commentano la manovra di assestamento di bilancio nel corso della conferenza stampa convocata stamattina dalle opposizioni.
 
“La manovra della Giunta Polverini – continuano Peduzzi e Nobile - si caratterizza per la forte riduzione degli stanziamenti in alcuni settori chiave e impone tagli netti a stanziamenti fondamentali con forti ripercussioni sulla sanità, sulla scuola, sui servizi alle famiglie, sull’emergenza casa e sui trasporti”.
 
“Per quanto riguarda la sanità e il sociale – precisano – è prevista una riduzione di investimenti che porta la Polverini a contraddire se stessa quando, da un lato, propone il potenziamento del “distretto” come alternativa agli ospedali, mentre, dall’altro, riduce le spese per l’assistenza distrettuale e taglia i posti letto degli ospedali. Verranno tagliati infatti oltre 117 milioni di euro di risorse alle Asl e 49 milioni di euro per l’edilizia sanitaria.
 
Per non parlare poi della riduzione di 2.618.826,06 euro nel campo dell’assistenza sanitaria e di 4 milioni di euro al concorso finanziario della Regione ai costi sostenuti dai comuni per la partecipazione alle spese per le residenze sanitarie assistenziali.
 
Inoltre, l’assestamento taglia 800 milioni di euro al fondo regionale per la non autosufficienza e azzera l’investimento per gli interventi di prevenzione nell’area dell’assistenza alla donna e al bambino”.
 
“Non va meglio per quanto riguarda la scuola – continuano Nobile e Peduzzi -  è previsto infatti un taglio di 3.304.593 euro il taglio dei contributi ai comuni per la gestione degli asili nido e nessun investimento nell’anno corrente per quanto concerne la realizzazione delle aule multimediali per gli studenti delle medie”.
 
“Per quanto riguarda l’emergenza abitativa – proseguono Peduzzi e Nobile - la giunta Polverini cancella i fondi destinati nel bilancio di previsione all’attuazione di quanto disposto dalla legge 21, che vincola il 5% del gettito introiettato dalla Regione con le tasse automobilistiche al finanziamento del piano straordinario per l’edilizia residenziale sociale.
 
Complessivamente, nel piano triennale, la giunta regionale sottrarrà 80 i milioni all’attuazione del piano straordinario”.
 
“Nel campo dei trasporti, poi, la manovra non lascia scampo: con lo slittamento previsto dei fondi in bilancio nel 2011, per complessivi 400 milioni di euro, le aziende del trasporto pubblico verranno messe in ginocchio a causa del mancato trasferimento dei fondi del Governo per l’anno successivo”. 
 
“A tutto questo va aggiunto il taglio di 15 milioni di euro tolti al fondo regionale per il reddito minimo garantito; di ulteriori 15 milioni sugli interventi per la viabilità regionale; la riduzione dei fondi destinati all’emersione del lavoro nero e il taglio di un quarto del finanziamento previsto per le energie intelligenti”.
 
“La realtà è quindi ben diversa da quanto la Polverini aveva annunciato più volte perché, di fatto, le promesse si infrangono sui numeri – affermano - Per tutti questi motivi, ci opporremo in aula, come nei territori, a questo assestamento di bilancio. All’azione politica delle destre – concludono -  che mira a demolire lo stato sociale, risponderemo attraverso la costruzione di un conflitto che nasce dal basso, insieme alle realtà locali e ai movimenti contro una manovra che penalizza in primo luogo le fasce deboli e le famiglie di cui tanto la destra si è riempita bocca in campagna elettorale”.   

LASHKAR-GAH E' APERTO - da Emergency

venerdì 30 luglio 2010

La bomba ad orologeria di Veltroni – da Luciano Granieri

Veltroni colpisce ancora. La furia distruttrice  del Walter , quello famoso, come dice la mia amica e redattrice di AUT Fausta, è arrivata a travolgere anche il Pdl. Che c’entra Veltroni con la cacciata di Fini e i suoi sodali dal partito del Presidente? C’entra  eccome. Se non ricordo male nel 2007, a governo Prodi agonizzante,  la smania del correre da soli, con la riesumazione dell’allora mezza salma Berlusconi , impantanato nel rigurgito di AN , dell’Udc di Casini e dell’insoddisfazione della Lega, determinò l’elimninazione dell’ala estrema nella coalizione di centro sinistra per costruire un partito nuovo, dialogante con tutti anche con i gaglioffi che gli si contrapponevano. Lo scopo  era di arrivare con tali fini statisti  all’accordo per la redazione di una nuova legge elettorale diversa dalla “porcata” in vigore , e quindi  andare tutti  allegramente   a votare. Il risultato è noto, grazie alla spallata di Mastella niente legge elettorale, batosta nelle elezioni anticipate e nelle seguenti tornate amministrative, partiti della sinistra alternativa (o presunta tale) fuori dal Parlamento. La decisione di Veltroni di costruire un nuovo partito, quel PD che ha già cambiato due segretari, liberandosi dagli orpelli dell’ultra sinistra, ha indotto Berlusconi a fare altrettanto nel suo schieramento. MAI IMITARE  CHI PER SUA VOCAZIONE HA LA TENDENZA A DISFARE PIUTTOSTO CHE A FARE!!!.  Il precorso del “predellino” , pur con gli stessi obbiettivi,  è stato diverso rispetto alle dinamiche che hanno determinato la costituzione del PD. Berlusconi, in virtù della gestione padronale della coalizione, ha intimato a Fini e Casini di sciogliere i propri movimenti e di confluire nel partito unico, modello PD, di cui sarebbero stati i cofondatori ma di fatto ancora di più sottomessi al padrone. Con la Lega (L’Idv della coalizione opposta)  le cose sono andate diversamente . La richiesta non è stata neanche formalizzata, non era necessaria perché la fedeltà dei beoti nordici era assicurata dalla promessa di approvare quel federalismo che da 16 anni i Padani, pur sedendo nei banchi della maggioranza, non sono mai riusciti ad ottenere.  Dopo il “no grazie “ di Casini, la poco spontanea adesione di Fini, che scioglieva AN per confluire, nasceva il Pdl. Ma nasceva già malato perché inglobava un contrasto profondo che prima era esterno alla sua organizzazione, quello con Fini. Il quale riteneva vantaggioso per la sua affermazione l’ingresso nel Pdl allo scopo di  logorare da dentro il suo ex alleato. E così è puntualmente avvenuto. Purtroppo la vittoria elettorale di questo organismo malato, ottenuta grazie al nuovo assetto,  e il conseguente suo governo, hanno devastato ulteriormente l’Italia . Il dispotismo berlusconiano è dilagato depredando ancora di più la Costituzione, i diritti dei cittadini, espropriando  il Parlamento di ogni sua funzione, partorendo “leggiacce” come il Lodo Alfano, la riforma Gelmini,  e meno male che l’iter di approvazione della legge sulle intercettazioni si è allungato. Berlusconi ha acuito i contrasti con i vertici istituzionali , Presidente della Repubblica e Presidente della Camera, guarda caso proprio Gianfranco Fini. Gli scandali, le cricche, la P3, il furore padronale di Marchionne, non hanno fatto altro che esasperare la situazione e dare nuove motivazioni a Fini e i suoi per  attaccare l’ex capo riuscendo a determinare, più dell’opposizione,  la dismissione  di pezzi importanti del governo: Scajola, Brancher, Cosentino. Ed è arrivato il “redde rationem”. Fini fuori dal Pdl con l’intimazione di dimettersi da presidente della Camera. Intimazione  che non  sta ne in cielo, ne in terra. L’estromissione di un Presidente della Camera,  eletto dal Parlamento,  non è atto che risiede  nelle prerogative del Capo del Governo. Ma state certi che le bocche di fuoco mediatiche delle truppe berlusconidi sono già pronte a sparare tonnellate di fango sul dissidente. Il “Giornale” di oggi ad esempio avvisa Fini che chiunque si azzarda a massacrare attraverso il discredito o il semplice dissenso il Presidente del Consiglio è destinato a subire massacri ancora peggiori con conseguenze devastanti. Nel frattempo il Paese è allo sbando. Il Pd oltre che richiedere a Berlusconi di riferire in Parlamento non riesce a fare. Chissà se Bersani riuscirà ancora una volta nell’impresa di resuscitare la controparte in via di decomposizione come il suo predecessore Veltroni? Dovrà comunque prestare una maggiore attenzione perché come abbiamo dimostrato Walter, quello famoso, nell’attuare il primo intervento di rianimazione ha innescato una bomba a tempo nelle fondamenta del Pdl, ordigno che oggi è scoppiato.

giovedì 29 luglio 2010

Il fascismo come serra artificiale del capitalismo - a cura di Luciano Granieri

Questa è una edizione un po’ particolare della rubrica periodica “Riletti per voi da AUT”.  I documenti che seguono sono tratti dal libro “Antologia di scritti: L’analisi economica dei comunisti italiani durante il fascismo” di GIULIO SAPELLI   Il saggio propone alcuni articoli scritti da militanti comunisti italiani  e  pubblicati dalla rivista bimestrale “Lo Stato Operaio”, sulla situazione economica dell’Italia durante il fascismo. Il contributo è un po’ lungo  tanto che abbiamo deciso di suddividerlo in tre post diversi. Fate conto che la rivista “Lo Stato Operaio” anche se attiva dal 1922 fino al 1939  collabora con AUT e ci ha inviato questi tre interventi. Oh!.... e poi è  estate non avete una cazzo da fare potete pure mettervi a leggere..... Del resto per sostenere la lotta antifascista il fascismo bisognerà anche   conoscerlo. Non come quei quattro deficienti che vogliono infestare il centro storico blaterandosi  fascisti  del terzo millennio senza  sapere  di che diavolo  stanno parlando. Comunque, tornando un minimo seri, leggendo questi articoli ci si rende conto di come la lotta partigiana, i conflitti sociali del 68’-69’ siano stati sacrifici  inutili. Non vi pare che le situazioni descritte negli interventi sotto riportati siano rimaste tale e quali a quelle di oggi? 

La stabilizzazione del capitalismo in Italia - da “Lo stato Operaio” marzo 1928

Che cosa è il fascismo? Noi abbiamo definito il fascismo come il tentativo di stabilizzazione del capitalismo italiano, cioè del capitalismo di un paese ad economia prevalentemente agricola, sprovvisto di materie prime,  di mercati esterni e di un largo mercato di consumo interno. Come si è proceduto alla stabilizzazione del capitalismo in Italia?  Ribadendo che il paese non ha materie prime e deve importare  dall’estero, non ha il possesso di capitali ingenti che gli consentano, senza l’intervento di prestiti esteri, la trasformazione  degli impianti, quale elemento , tra gli elementi fondamentali alla produzione, il capitalismo italiano è libero di controllare? L’elemento lavoro, l’elemento mano d’opera. Se diamo un’occhiata alla storia politica italiana , dal sorgere di un’industria moderna dal nord in poi, vediamo subito che quel momento coincide con l’inizio dello scatenarsi di violente lotte di classe. Perché in Italia lo sciopero fu sempre così frequente e cosi  violento? Forse per una ragione di temperamento dei nostri lavora
tori o perché il nostro proletariato si fa facilmente istigare “dai sobillatori” come si legge nei rapporti di polizia? No davvero. La ragione di “conflitto permanente” fra capitale e lavoro in Italia è da cercarsi nel fatto che il più basso costo dei prodotti è stato sempre ottenuto da noi opprimendo le condizioni del proletariato. Tutti sanno che l’operaio italiano è stato sempre il più miserabile operaio del mondo “civile” . E’ questo un elemento fondante della situazione italiana giacché spiega perché in Italia, Paese il cui sviluppo capitalistico è relativamente arretrato, la situazione sia stata fin dall’armistizio (1° guerra mondiale ndr) una situazione apertamente rivoluzionaria e sia rivoluzionaria ancora oggi. I contrasti di classe sono sempre più acuti in Italia e la guerra li ha esasperati. Da  questi lineamenti dell’economia italiana il capitalismo doveva procedere ad un’offensiva contro il salario per tentare la propria stabilizzazione , e tale tentativo assunse quindi il carattere di una azione politica particolare contro le classi lavoratrici, tento più che queste – provviste di un’antica esperienza di lotte- non si sarebbero fatte schiacciare senza una resistenza decisa e “armata”. Il metodo particolare della stabilizzazione del capitalismo italiano è il Fascismo, che perciò, ha un’essenza profondamente e tipicamente anti proletaria e anti contadina. Il capitalismo italiano è in tal modo riuscito ad assicurare le più alte quote di reddito agli investimenti industriali ed agricoli, consentite dallo schiacciamento inaudito delle classi lavoratrici delle città e delle campagne . E il metodo fascista ha in più modi favorito un processo più accelerato di concentrazione dell’economia italiana, il fascismo, avendo distrutto le organizzazioni di classe, ed immobilizzato le classi lavoratrici, ha potuto realizzare le condizioni di massima libertà capitalistica nel cui ambiente ha adottato tutta una serie di misure che hanno permesso il saccheggio del salario operaio, del reddito contadino,  e del piccolo risparmio. Queste misure sono state in particolare: l’applicazione di un largo regime di protezione doganale e – in un primo tempo e fino alla primavera del 1925-  di una politica di inflazione monetaria. Questa politica ha favorito nel 1924-25  uno slancio della produzione, ha evitato una larga disoccupazione “visibile” ed ha permesso  il collocamento dei prodotti dell’industria di esportazione sui mercati esteri in condizioni di concorrenza. Ma una politica di inflazione monetaria non poteva essere prolungata senza provocare una catastrofe economica dato che l’infalzione avrebbe distrutto le fonti del risparmio e avrebbe messo in moto tutti i fattori economici e politici di disgregazione del regime, che non avrebbe resistito alla prova. Ciò spiega anche il perché della nuova politica di rivalutazionista suggellata, recentemente, con la stabilizzazione legale della lira, e la nuova crisi generale economica. La rivalutazone monetaria impone un arresto di programma dell’espansione industriale del fascismo e pone in termini più acuti il problema della conquista delle fonti di materie prime e dei mercati, svelando crudelmente tutte le contraddizioni e le debolezze dell’economia italiana, a cui un nuovo intervento di capitali esteri potrebbe fornire un rimedio parziale e provvisorio, ma a sua volta preparatore di nuove e più profonde contraddizioni, di una crisi più radicale. Preclusa la via ad una larga espansione verso i mercati esteri alla produzione italiana ed impossibilitata questa a trovare sbocco verso l’interno, l’imperialismo italiano si contrae, segna il passo e si prepara alla guerra. La guerra è l’unico tentativo di soluzione della crisi. Solo dalla guerra l’imperialismo italiano può sperare una nuova spartizione delle colonie. Se esso non gioca questa carta terribile, accetta la necessità dello smantellamento delle sue posizioni industriali ed accetta la necessità di fare dell’Italia il mercato dei grandi Paesi industriali, cioè una colonia degli imperialismi forti. La fase fascista del capitalismo italiano è caratterizzata dallo schiacciamento delle condizioni delle classi lavoratrici. Il regime democratico-parlamentare suppone l’esistenza di partiti d’opposizione, di una stampa di opposizione, di organizzazione autonome. Qualunque partito d’opposizione esistesse oggi in Italia  non potrebbe non esprimere i bisogni delle classi lavoratrici, cioè minaccerebbe di strappare al potere il controllo sull’unico elemento sul quale il potere poggia per la sua politica di stabilizzazione . Ciò vuol dire anche che non può stabilizzarsi una successione democratica del fascismo e che il fascismo è l’ultima fase del capitalismo italiano.