Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 7 novembre 2011

Regione Lazio : Maggioranza Inoperosa

Associazione Politico-Culturale 20 ottobre


“Quello che succede al Consiglio Regionale del Lazio sa dell’incredibile: ad Agosto l’assise regionale si è riunita per 7 volte.  In sei sedute non si è raggiunto il numero legale. Ma, beffa della beffa, i consiglieri regionali firmano la presenza (gettone da 200 euro) e non partecipano al Consiglio. Incredibile ma vero”.

A parlare è Oreste Della Posta, esponente di spicco dell’Associazione Politico Culturale “20 ottobre”.
Quello che accade alla Pisana, dove l’unica volta che si è raggiunto il numero legale ad Agosto si è approvato un provvedimento bipartisan, è la testimonianza tangibile della inoperosità della maggioranza di centrodestra. Non hanno alcun provvedimento da approvare?”

“Eppure – continua Della Posta – la nostra Regione, ed in particolare la Provincia di Frosinone, avrebbero bisogno di interventi consistenti ed urgenti per il rilancio del turismo, delle eccellenze locali e di un sostegno massiccio alle piccole e medie imprese. Tutti provvedimento che farebbero da stimo alla ripresa economica ed occupazione che, in un momento di crisi come questo, sono indispensabili.”

“Per questo – dice – rivolgo un appello al Presidente del Consiglio Regionale, Mario Abbruzzese, perché si adoperi per porre fine a tale situazione. Inoltre, come Associazione “20 Ottobre”, facciamo una proposta: il gettone di presenza va assegnato solo a chi effettivamente partecipa ai lavori. La brutta pratica di firmare la presenza e non partecipare deve finire, soprattutto in un momento di crisi come questo. È logico che i cittadini se la prendono con la casta che non fa il suo dovere ama viene ugualmente pagata”.

07/11/2011, Frosinone 

Stanley Kubrick

domenica 6 novembre 2011

Circolo Carlo Giuliani: Fase due della Rivoluzione d'ottobre

Luciano Granieri



Sono giorni fondamentali  per il partito della Rifondazione Comunista sia a livello locale che nazionale .  il 2 il 3  e il 4 dicembre prossimi si terrà a Napoli  l’VIII  congresso nazionale. Un assise importante dove,  ancora più che in passato,  le decisioni uscite dall’assemblea segneranno,  non solo la linea politica del partito , ma   anche  la sopravvivenza di un movimento organizzato secondo una declinazione  prettamente comunista.  Al congresso saranno presentate tre mozioni. Il primo documento , proposto dalla maggioranza ,  sottoscritto dallo stesso segretario Ferrero e da altri dirigenti fra cui  Claudio Grassi e Pierluigi Pegolo ,  prevede la continuazione dall’esperienza, pur giudicata in modo non esaltante,  della Federazione della Sinistra insieme con il partito dei Comunisti  Italiani, il gruppo di Socialismo 2000 e   Lavoro e Società.  Si  prefigura  la costruzione di una  unione di tutte le sinistre per battere le destre al governo.   Per  questo si auspica  un patto  di desistenza , e di contiguità    con le attuali forze del centro sinistra, PD, Sel e Italia dei Valori.  La seconda mozione  invece  afferma una linea opposta, contraria alla forma federata della FdS, ma soprattutto contraria a qualsiasi ipotesi di alleanza con le forze del centro sinistra. La terza mozione ripercorre a grandi linee il temi  della seconda, ponendo in maniera ancora più decisa l’incompatibilità programmatica del partito con le forze di centro sinistra,  giudicate dai firmatari di entrambi documenti affini con le politiche neo liberiste dettate dalla Bce e dall’Unione Europea.  La mozione che risulterà vincente al congresso determinerà  i destini  organizzativi del partito  e la linea politica conseguente . Il percorso congressuale prevede il coinvolgimento dei circoli cittadini, i cui militanti saranno chiamati a scegliere  una delle tre proposte , a designare i delegati  che le rappresenteranno  a livello provinciale,  regionale e   i compagni che  parteciperanno  al congresso. Anche a livello di  circoli l’organizzazione dirigenziale e la linea politica locale saranno determinati dal prevalere di una delle tre mozioni.  Per questo motivo  ogni circolo scioglie i propri quadri direttivi per riorganizzarli in funzione dal documento risultato vincente. Chi ha seguito le vicende del rinnovato Circolo Carlo Giuliani di Frosinone  potrà capire l’importanza  di tale risultato.  Dopo la rivoluzione politica molto coraggiosa  compiuta dal circolo con l’uscita dalla Lista la sinistra, composta da  PdCI e Verdi,  grazie alla quale    sedeva nei banchi  della maggioranza cittadina di centro sinistra   esprimendo un consigliere,  dopo l’uscita dalla stessa maggioranza e la netta presa di distanza dalle politiche del comune   poco inclini alla difesa delle tutele sociali e connivente con i poteri forti cittadini, dopo  la sconfessione  del comportamento del proprio consigliere Smania,   che tali politiche ha spesso votato non tenendo conto delle indicazioni del suo circolo, la vittoria della mozione  uno, quella del patto  con il centrosinistra, avrebbe determinato,  il fallimento del  processo di rinnovamento.  Nonché  la restaurazione della vecchia linea governista, gettando a mare tutto il lavoro fatto spesso in aperto contrasto con la dirigenza nazionale . La vittoria della mozione due  era dunque vitale per dare al circolo, guidato dal segretario  Andrea Cristoforo, la  necessaria legittimazione a  tutto il programma svolto.  I numeri che avevano assicurato la prima parte dalla rivoluzione d’ottobre (l’uscita dalla maggioranza in comune) ,  avrebbero dovuto assicurare     anche la riuscita della seconda parte della rivoluzione,  ossia la vittoria della linea anti coalizione con il centro sinistra . Ma  in certi frangenti, soprattutto quando le decisioni  locali sono in contrasto con la maggioranza  nazionale del partito, le trappole sono sempre in agguato. Una defezione improvvisa, un ripensamento, una folgorazione sulla via di Damasco possono sempre essere possibili.  In realtà  qualcuno  è stato colto dalla sindrome di Scilipoti  ,  ma non è bastato .   I numeri si sono confermati  sufficienti    ed il Circolo di Rifondazione Carlo Giulliani ha decretato la vittoria della seconda mozione.  Non vorrei annoiare ulteriormente con questa argomentazione asettica. Riporto quindi  alcune mie considerazioni sulla votazione di ieri mattina.  Le formazioni in campo erano le seguenti:  Ornella Carnevale, avrebbe dovuto presentare la MOZIONE N.1 espressione della maggioranza del partito,  Andrea Crsitofaro,  segretario uscente del circolo,  era deputato all’illustrazione della seconda mozione,  dopodiché si sarebbero susseguiti gli interventi degli scritti a favore dell’uno o dell’altro documento. La terza mozione non era rappresentata .  Prima  dell’inizio dei lavori  la tensione si tagliava con il coltello.  La posta in gioco era veramente alta. Ma  con lo svilupparsi del dibattuto  il clima si è sciolto e si è arrivati ad un confronto  leale ed interessante. A dire il vero la discussione sul merito dei documenti  ha spesso lasciato il posto ai temi locali. Solo i sostenitori del secondo documento hanno  esposto le ragioni della loro scelta.  Dei sette iscritti sostenitori della mozione uno, nessuno si è espresso.  Due di loro  non hanno neanche partecipato, presi da improrogabili  impegni,  hanno  votato e abbandonato l’assise , dagli altri silenzio assoluto.  Forse  c’era  poca consapevolezza  sulla scelta?  O ha prevalso la  fedeltà cieca alla dirigenza nazionale?   Vai a  saperlo  .   In realtà  il consigliere Smania,   favorevole al documento uno,  ha preso la parola ma  per  stigmatizzare  ancora una volta il comportamento del Circolo che è uscito dalla maggioranza e lo ha di fatto sfiduciato come consigliere,  non un accenno al documento che avrebbe votato.  Neanche Fausta Dumano si è espressa ,     nè ha fornito alcuna spiegazione sulla sua scelta favorevole alla mozione uno .dopo la sua condivisione della posizione a favore dell’uscita dalla maggioranza in comune , i contenuti del secondo documento   la partercipazione con noi a tante  manifestazioni  non ultima quella del 15 ottobre,   Su questa scelta  cala un  buio  fitto su cui personalmente non mi  interessa fare luce.  Va reso merito alla povera Ornella Carnevale che, da sola, con passione e  onestà intellettuale ha difeso le ragioni del programma espresso nella mozione uno. Ha sostenuto con forza la necessità di stare dentro alle istituzioni per incidere, pur in minima parte nell’attività di governo, ha riaffermato  la necessità di non isolarsi e di combattere con forza il berlusconismo  anche  accordandosi con quelle forze di centrosinistra non propriamente affini a noi . Efficace è stato l’intervento del giovane Samuel studente dell'accedemia delle belle arti il quale ha confutato la tesi di Ornella dicendo che se in una coalizione sei più debole, fatalmente  sarai poco considerato  e dovrai sottostare alla legge del più forte.  Il sottoscritto, Andrea Cristofaro,  il compagno D’Alessandris,  Laura Scappaticci, Maria Lucia Giovannangelo  hanno sottolineato come  riempirsi  la bocca  nelle piazze di anticapitalismo di  comunismo e poi allearsi con forze che sono a favore del capitalismo e dei dettami della Bce segnerebbe una ulteriore perdita di credibilità del partito.  Non è possibile proporsi come riferimento politico agli operai di Pomigliano  di Mirafiori  e poi stare in una federazione con il movimento Lavoro e Società  che  è favorevole agli accordi del 28 giugno  firmati  dalla CGIL e gli altri della triplice con i padroni.  Così a livello locale è difficile farsi paladini dei diritti sociali e poi votare in consiglio comunale un aumento spropositato delle tariffe della mensa scolastica. Alla fine della mattinata il  risultato è stato 10 a 7 per la mozione due. Un esito  che ha sancito la voglia di cambiamento  del Circolo Carlo Giuliani  verso la definizione di  un Partito per cui la falce e martello sulla bandiera  e la parola comunista  abbiano ancora un significato e non siano un semplice feticcio .

sabato 5 novembre 2011

Un nuovo miracolo italiano. Nelle mani del Fmi

Maurizio Matteuzzi  da "il manifesto" del 5 novembre 


Sì, va bene. Ma cos'è il Fondo monetario internazionale? Come funziona? Come ha operato?
Cominciamo col rinfrescare la memoria, o a dare qualche informazione ai più giovani che soltanto ora ne sentono parlare, iniziando con il succoso articolo di Maurizio Matteuzzi.

Ricatti e disastri: il palmares del Fondo monetario internazionale 
Maurizio Matteuzzi
Sic transit gloria mundi, fu il commento - da brividi per cinismo - di Berlusconi alla notizia del linciaggio di Gheddafi a Sirte. Sic transit gloria mundi (o quantomeno dell'Italia) viene da dire ora dopo la notizia che sarà il Fondo monetario internazionale a vegliare sullo stato dei conti del nostro paese e sul rispetto degli impegni presi dal governo Berlusconi per evitare che la barca (e la banca) affondi.
Fino a 10-15 anni fa, e per i 20-30 anni precedenti, l'Fmi era il bulldog che, per conto dei «paesi centrali», sorvegliava e azzannava al minimo sgarro i paesi dell'ex Terzo mondo - periferici o emergenti, sottosviluppati o «in via di sviluppo» -, dell'est, dell'ovest, del sud. Russia, Thailandia, Corea, Messico, Brasile, Bolivia, Argentina... se li ricordano ancora quei distinti killer sociali in colletto bianco, il francese Michel Camdessus, il tedesco Horst Khöler, l'americana Anne Krueger, nomi oggi dimenticati ma che allora facevano il bello e il cattivo tempo dando i voti (e i crediti) e decidendo i destini di interi paesi. In nome, sempre, delle regole ferree dell'economia (neo-liberista) e dei creditori. 
Oggi l'Fmi fa da bulldog ai paesi «sfigati» di quel Primo mondo - l'Italia, la Grecia, il Portogallo - di cui solo pochi anni fa era lo spietato cane da guardia. Sic transit gloria mundi. La gloria passa, ma la memoria resta.
Fmi e Banca mondiale, entrambe creature di Bretton Woods, portano la resposabilità storica di 20 anni almeno di liberismo sfrenato in America latina (o anche 30 se il fischio d'inizio si fa risalire ai Chigago boys cileni del generale Augusto Pinochet e del professor Milton Friedman) che portarono alla disintegrazione di strutture sociali di paesi appena usciti, e devastati, da qualche decennio di dittature militar-fasciste. In America latina quelle degli anni '80 e '90 del secolo scorso furono due «decadi perdute», un mix di ortodossia economica e macelleria sociale, come quello che adesso il girotondo - per mano dell'Fmi - riserverà all'Italia. 
La ricetta dell'Fmi in America latina era sempre una sola e la stessa: gli «aggiustamenti strutturali», propinati alla metà degli anni '80 dopo la prima grande crisi del debito estero nell'82 in Messico. Aggiustamenti che prescrivono - impongono - privatizzazioni di tutto ciò che è pubblico, mano libera ai capitali, al mercato delle merci e dei servizi, azzeramento del miserrimo welfare dove c'era (in Argentina e in Cile, per esempio) e della spesa sociale. L'America latina fu, a partire dal golpe cileno del '73, il laboratorio sperimentale delle ricette del Fondo monetario. Terra di conquista dei capitali «voltures» o «golondrinas», avvoltoi o rondini, comunque speculazione pura benedetta dalle liberalizzazioni e dalle libertà portate - imposte - dall'Fmi e dalla filosofia che c'era dietro. Dopo le nuove crisi del debito degli anni '90, l'inflazione divenne il tabù intoccabile del Fondo (come lo è adesso della Bce) a cui sacrificare tutto il resto, a cominciare dalla crescita economica e dal welfare sociale. E dove la crescita ci fu, come nel Cile pinochettista e post-pinochettista, fu al prezzo di diseguaglianze sociali scandalose, da cui solo adesso, sotto la spinta del movimento degli studenti, il paese sembra volersi riscattare.
Quegli anni di egemonia del Fondo furono un disastro per l'America latina. La crisi in Brasile del '98, la dollarizzazione completa in Ecuador del '99, la «guerra dell'acqua» contro la californiana Bechtel e il presidente Sánchez de Lozada in Bolivia del 2000... Un ciclo che ebbe la sua conclusione «logica» con il collasso, economico, sociale, politico e umano, in Argentina del 2001. Collasso che arrivò dopo il decennio sfrenato del peronista neo-liberista Carlos Menem, quello del parità 1-1 fra il dollaro e il peso, quello del liberismo assoluto. Fu lo stesso Fmi che alla fine diede il colpo di grazia all'Argentina, quando il giocattolo andò in pezzi, negando crediti al suo allievo prediletto, il fantasmagorico ministro dell'economia Domingo Cavallo e provocando il default.
Da allora, nel primo decennio del XXI secolo, l'Fmi è stato praticamente espulso dall'America latina. O di fatto, attraverso leader di sinistra o progressiti - Lula, Chávez, Morales, Correa, i Kirchner ... - o di diritto - con il pagamento anticipato del debito e l'uscita del Fondo e delle sue interferenze da Brasile, Venezuela, Argentina ... E - sarà un caso o sarà il «socialismo del secolo XXI» -, da allora l'America latina è l'unica area del mondo che è cresciuta a ritmo sostenuto, non solo economicamente ma anche socialmente, e l'unica che ha resistito bene all'impatto della crisi globale del 2008. Adottando politiche alternative, estranee e contrarie a quelle dell'Fmi.
Adesso tocca all'Italia a sperimentare le ricette cucinate dalla signora Lagarde. Viene quasi da rimpiangere che non ci sia più Strauss-Khan. Perché con Berlusconi avrebbero certo trovato altri interessi comuni anziché infernizzare ancor di più la nostra vita già così grama.

Indignati contro che e per fare cosa?

Marco Verruggio


Il 15 ottobre è la giornata di mobilitazione internazionale lanciata dal movimento spagnolo M15, i cosiddetti indignados. Siamo tutti indignati è vero, ma contro chi? Vogliamotomar las calles, prenderci le strade, ma per fare cosa? Noi non siamo indignati soltanto con Berlusconi, ma con un sistema politico in cui l’opposizione critica il Governo impugnando contro di lui le relazioni delle agenzie di rating, gli ultimatum di Confindustria e le critiche del’Economist. Siamo indignati anche con quelli che si stracciano le vesti per il conflitto d’interesse, le intercettazioni, le escort e il giro della Padania, ma sostengono i bombardamenti in Libia e l’occupazione militare della Val di Susa e rispondono alla macelleria sociale di Tremonti e della BCE con la ‘coesione nazionale ‘ e il ‘senso di responsabilità’.
Il movimento M15 nasce in un paese il cui go-verno socialista aveva suscitato entusiasmi an-che da noi. Ci ricordiamo ‘W Zapatero’?  Dopo qualche mese arrivano gli indignati greci a oc-cupare piazza Syntagma, contro un governo di centrosinistra che massacra la gente che lavora per garantire il pagamento degli interessi a banche e speculatori. Oggi l’indignazione ir-rompe anche nella ‘nuova’ America di Obama: Occupy Wall Street (Occupare Wall Street) si chiamano. Ai primi di ottobre la polizia ne arre-sta 700, colpevoli di aver manifestato contro gli autori della più colossale truffa ordita ai danni dei lavoratori e dei risparmiatori americani e del mondo intero. Gli agenti li manda Obama, l’uomo che tre anni fa aveva ‘liberato’ il paese da G.W. Bush e mandato in visibilio i pro-gressisti di tutto il mondo e anche tanti lavoratori americani. In Italia ci sentiamo anche noi vicino alla ‘liberazione dal tiranno’, ma stiamo per fare la stessa fine degli spagnoli, dei greci e degli americani.
Il PD e Repubblica gongolano tutte le volte che Confindustria critica il Governo o che un’agenzia di rating emette un giudizio negativo sul debito italiano. ‘Il Governo è debole’ commentano. Ma debole per fare cosa? Per far pagare la crisi alla gente che lavora e affrontare la
conseguente reazione sociale – dice Standard & Poor’s – specificando che il nemico sono i lavoratori e il sindacato. Nel malcelato entusiasmo del centrosinistra per le picconate del capitalismo internazionale a Berlusconi c’è una rivendicazione chiara: ‘Per colpire i lavoratori e tenere a freno il sindacato c’è bisogno di noi’. Il Presidente della Regione Liguria Burlando a proposito della lotta alla Fincantieri di Genova dichiara: ‘L’azienda e il Governo si prendano le loro responsabilità: è stato ritirato un piano che prevedeva la chiusura del cantiere di Sestri. Ora ci dicano quali sono le alternative. Io mi sono preso le mie respon-sabilità, come Presidente della Regione, quando ho dovuto chiudere degli ospedali’. Insomma: noi sappiamo chiudere gli ospedali, loro non sanno chiudere una fabbrica. Dunque non sappiamo se dopo Berlusconi avremo un governo tecnico, di unità nazionale o di centrosinistra. Ma ne conosciamo già il programma: riuscire dove Berlusconi sta fallendo, attuare senza tentennamenti il programma integrale della BCE, di Standard & Poor’s, di Con-findustria e della FIAT.
Oggi non basta indignarsi, bisogna anche decidere cosa fare e organizzarsi di conseguenza.  Tirare la volata a un Obama o a un Papandreou nostrano, spendere le nostre energie per portarlo al Governo, creare attorno a lui la speranza che qualcosa possa cambiare e finire come negli USA, in Spagna, in Grecia? Neanche l’esperienza di Pisapia a Milano ci è servita? Non sono bastati l’aumento del biglietto degli autobus da un euro a uno e 50; la sostanziale conferma della politica della Moratti sulle aree dell’EXPO 2015, lo scandalo Penati? L’alternativa è – più realisticamente – cominciare a costruire un’opposizione sociale e politica, oggi al Governo Berlusconi e domani al governo che Napolitano, Draghi, Marcegaglia ci stanno apparecchiando. E’ come scegliere tra comprare un biglietto della lotteria Italia e fare un mutuo per comprare casa. La lotteria ti fa sognare, ma sai che tanto non vinci. Il mutuo non ti fa sognare, ma alla fine ti sei messo un tetto sulla testa.
In Italia è in atto una corsa ad accaparrarsi il ‘marchio’ degli indignati tra intellettuali, politici, sindacalisti, leader ‘di movimento’, insomma al 90% quelli che – più o meno direttamente – hanno regalato il paese a Berlusconi e gli hanno fatto fare quello che voleva per 17 anni. ‘Diffidare delle imitazioni’ si diceva una volta. Gli indignados nascono come un movimento popolare di critica all’establishment politico ed economico. Da noi qualcuno cerca di appropriarsi di questa immagine per dare appeal al solito cartello di fiancheggiatori, suggeritori, stimolatori di Bersani. Ma è come appiccicare un’etichetta colorata su una scatola di cibo scaduto. Dopo un po’ la gente se ne accorge., ma è meglio dirlo prima, così si evita il mal di pancia a qualcuno.
Ci dicono che bisogna intervenire perché l’economia è in crisi e i conti pubblici vanno risanati. Ma non può essere chi ha causato l’epidemia a insegnarci come va debellata. Né si può curare la malattia con le stesse terapie che hanno contribuito ad aggravarla e a diffonderla. Alla patrimoniale di Montezemolo e Profumo, alla Tobin Tax di Sarkozy e Merkel contrapponiamo tre punti di buon senso. 
1. AUMENTARE I SALARI, perché se invece di diminuire la tasse in busta paga crescono le retribuzioni, allora le entrate dello Stato aumentano; se si vuole far ripartire l’economia bisogna rilanciare la domanda interna; se si vuole combattere l’evasione fiscale è necessario trasferire ricchezza dai profitti, che sono soggetti a evasione, ai salari, che non lo sono, perché vengono tassati alla fonte. 
2. PROPRIETA’ PUBBLICA DELLE BANCHE E DEI SETTORI CHIAVE DELL’ECONOMIA, perché dando ai privati le attività redditizie e tenendosi quelle non redditizie i conti pubblici non migliorano. 
3. BILANCI E GESTIONE DELLE AZIENDE SOTTO IL CONTROLLO DI CHI LAVORA, perché così si colpiscono i veri sprechi, si previene la corruzione e l’evasione fiscale (160 miliardi l’anno), si mettono le aziende sotto il controllo dell’unico soggetto che ha interesse a farle funzionare, a non chiuderle, a non delocalizzarle. 
4. NON PAGARE I DEBITI AGLI SPECULATORI, MA INVESTIRE IN SCUOLA, SANITA’, PENSIONI. Queste misure migliorerebbero lo stato dei conti pubblici e al contempo segnerebbero un passo avanti verso una società migliore, con meno sfruttamento e più giustizia sociale. A Puerta del Sol a maggio abbiamo visto un cartello con la scritta ‘errore di sistema’. In effetti il sistema operativo capitalistico, che fa girare la nostra società e la nostra economia, ha un baco che rischia in ogni momento di farlo esplodere. Non basta resettare il computer, va cambiato, appunto, il sistema operativo.

Artemisia , storia di una passione

Franca Dumano


Ho visitato con interesse e segnalo ai lettori di AUT come imperdibile la mostra “Artemisia, storia di una passione”, a Palazzo Reale di Milano fino al 29/01/2012.
E' la prima mostra antologica dedicata a questa eccelsa pittrice del '600, la cui luce è stata per secoli oscurata dal successo del padre e dello zio- entrambi  pittori di origine pisana. Conosciuta più per  vicende private legate alle violenze subite da adolescente che per il  valore artistico, viene finalmente riconosciuta come artista dalla critica internazionale, sulla scia delle tesi  evidenziate più volte nel corso degli anni dalle studiose femministe e descritto magistralmente da Anna Banti nel 1947 nel romanzo “Artemisia”.
Oltre 50 opere e documenti -(un inedito carteggio composto di 36 lettere della pittrice e del marito Pierantonio Lattesi, indirizzate a Francesco Maria di Niccolò Maringhi, che diverrà il suo amante)-
offrono uno sguardo completo sulla avventura pittorica di Artemisia, su ricerche stilistiche e innovazioni, sulla sua dignità di artista e sulla sua  determinazione di donna che vuole affermare il suo talento, sui rapporti di influenza reciproca ed emancipazione dallo stile paterno, sul suo ruolo di capo bottega in età avanzata (con figlia apprendista) , sulle sue invenzioni stilistiche e simboliche.
L'esposizione ripara dunque a 3 secoli di ingiustizia e permette alla figura di Artemisia (prima donna ad essere ammessa all'Accademia del disegno di Firenze) di brillare finalmente di luce propria: ampie tele con giochi cromatici, corpi opulenti in stile rinascimentale, gioielli e stoffe magistralmente resi in ogni dettaglio, superbi panneggi, nudi seducenti, audaci rivisitazioni mitologiche, splendide immagini di Cleopatra e Danae, ma anche di “classiche” Madonne.
Attraverso lettere, quadri e disegni, si ripercorrono 4 fasi della vita della pittrice: - dagli esordi a Roma, presso la bottega del padre Orazio ( a soli 16 anni Artemisia irrompe nel panorama artistico caravaggesco dipingendo”Susanna e i vecchioni” tema biblico su cui tornerà più volte)- agli anni a Firenze, stimata artista alla Corte di Cosimo II, circondata da preziose e stimolanti amicizie (Galilei e Michelangelo Buonarroti il giovane – il ritorno a Roma e la fase della maturità artistica a Napoli, con splendide tele quali “L'Annunciazione”, La ninfa corisca e il satiro, il Miracolo di San Gennaro.
Oltre ad un'oscura parentesi a Londra, che testimonia comunque il coraggio e l'audacia di questa donna avventurosa, la mostra espone come centrali le tele dai toni cruenti : Giuditta ed Oloferne, Giuditta e la fantesca Abra con la testa di Oloferne, Gioele e Sisara, Giuditta decapita Oloferne: in essi la critica evidenzia , oltre al gesto barocco e teatrale, la rabbia e il desiderio di riscatto della donna offesa, il desiderio di raffigurare donne forti , capaci di imporsi anche con la violenza e la vendetta, la profondità del dolore sopportato, il bisogno di ritrarre la violenza subita per liberarsene.
Con la celebrazione di un'arte completa, poliedrica, innovatrice e temeraria, cade finalmente il triste sudario del passato- dei secoli in cui per Artemisia alle violenze subite dal maestro di prospettiva, Tassi, si unirono quelle del processo (in cui la pittrice accettò di testimoniare e di essere sottoposta al supplizio della ”sibilla” consistente nel fasciare le dita con funi, fino  a farle sanguinare) nonché alla beffa per cui Tassi – sposato con un'altra donna- esce indenne dal processo, nonostante la condanna che non sconterà, mentre la famiglia Lomi- Gentileschi subirà pesanti conseguenze sociali- e si aprono nuovi orizzonti di ricerca (alcune attribuzioni sono ancora dubbiose),e riflessione, confronto...



Il brano musicale è
Desert Air
Chic Corea - Pianoforte
Gary Burton-Vibrafono

venerdì 4 novembre 2011

Hard to believe

Dear Luciano,



It's hard to believe. I mean, I've known, we've all known, that the United States' Israel-Palestine policy has always been bad for the world and bad for its own citizens. But it's never been so ridiculously obvious. 

Not until yesterday.

You see, decades-old U.S. legislation meant to punish the Palestinians could very well mean that the United States is about to end its funding for many of the world's most important international bodies including the World Health Organization, the World Intellectual Property Organization-- which manages copyrights and patents, UNICEF, and even the International Atomic Energy Agency, as well as a range of lesser known but critical agencies.

The legislation doesn't even let the president override the bill to protect the national interest.

If you're a U.S. citizen, I want you to write your representatives now to tell them to waive the provision that bars the president from making a decision based on the national interest—and to work towards repeal of the legislation.


This is how it happened. Yesterday, 107 member nations in UNESCO, the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, voted to admit Palestine as a member. UNESCO protects world heritage sites and leads global efforts to bring clean water to the poor. They even manage a tsunami early-warning system in the Pacific. 

The U.S. was one of just 14 countries that voted “no” to Palestinian admission.
 
But within hours of the vote, the Obama Administration announced it would stop paying its $80 million in total yearly dues to UNESCO, which amounts to over 20 percent of UNESCO's total budget. Why? Because the vote triggered decades-old U.S. legislation that requires that the U.S. stop paying any UN body that accepts Palestine as a member—even though official U.S. policy is to support a Palestinian state.   

That has to change.

You see, the Israeli government and its right-wing supporters in the United States don't even want a symbolic recognition of the Palestinian's right to self-determination or participation on the world stage. That's what the law is really about. The Israelis have already announced that they are expediting the construction of even more settlements and withholding life-sustaining tax monies that belong to the Palestinian Authority as punishment for the vote.

But to the rest of the world, this is more than a symbol.
The threat that this will start a cascade as other UN bodies vote to accept Palestine is real. In fact, the Obama Administration already called a meeting with top U.S. companies like Apple and Google who are none too happy with the idea of the U.S. weakening and ceding power in the World Intellectual Property Organization. And that's just the tip of the iceberg. 

Remarkably, 107 UNESCO member countries voted in favor of the resolution, despite knowing that the agency could lose over one fifth of the agency’s budget. What UN body will be next?  

Now, the U.S.’s policies on this issue are clearly isolating us further on the world stage. The U.S. is endangering its status at the UN and impoverishing critical global program needs simply because Palestinian admission to UNESCO angered Israel.  
  



Don't let this go unanswered,
Cecilie Surasky, Deputy Director
Jewish Voice for Peace



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E’ difficile da credere,   voglio dire che sapevo , noi tutti sapevamo che la politica degli  Stati Uniti  sulla questione israelo-  palestinese  è sempre stata nociva per il mondo e i suoi cittadini. Ma non è mai stata così scioccamente  ovvia . Non fino  ieri . Vedete, una  legge  vecchia di decenni   finalizzata a punire i palestinesi  potrebbe decretare  che gli Stati Uniti  non destineranno più  i loro fondi  a molti dei più importanti organismi internazionali , tra cui l’organizzazione mondiale della sanità  ,l’  organizzazione delle proprietà intellettuali  che  gestisce i diritti d’autore e i brevetti  l’Unicef e persino l’agenzia  internazionale per l’energia atomica  così come una serie di agenzie meno note  che versano nelle stesse situazioni critiche . La legislazione non consente neanche al presidente di modificare  il disegno di legge allo scopo  di  proteggere gli interessi nazionali . Se siete cittadini americani  vorrei che scriveste  ai vostri rappresentati  per abolire    il provvedimento che impedisce  di prendere una  decisione  relativa all’interesse nazionale e di lavorare verso  l’abrogazione della legge  . Se abitate fuori dagli Stati Uniti  fate notare al presidente come sia sciocca la decisione di ritirare fondi da organismi dell’ONU  che accettano  i palestinesi come membri. Questo è quanto è successo   lunedì scorso , 107 stati membri dell’UNESCO  (Organizzazione  Educative Scientifica e Culturale delle Nazioni Unite)  hanno votato per ammettere la  Palestina  come membro dell’organizzazione   L’UNSCO protegge i  siti naturali patrimonio   dell’umanità  conduce sforzi globali per portare  l’acqua pulita ai poveri, gestisce  un sistema di allarme tsunami nel Pacifico.   Gli Stati Uniti sono stati fra le 14 nazioni che si sono opposte all’ingresso della Palestina nell’UNESCO  . A poche ore dal voto, l’amministrazione Obama  ha annunciato di non voler pagare la propria quota di  80 milioni di dollari  al  budget  generale annuale destinato all’UNESCO ,quota che ammonta  ad oltre i 20% del bilancio totale . Perché? Perche il voto ha attivato la vecchia legge  decennale  che obbliga  gli  Stati Uniti a  bloccare i finanziamenti verso ogni organizzazione che accetti la Palestina come membro . Anche se la posizione ufficiale degli Stati Uniti è di supportare lo stato palestinese .Ciò deve cambiare . Vedete come  il governo israeliano e i suoi supporter di destra all’interno  degli Stati Uniti  ancora non vogliono  il riconoscimento simbolico dei diritti della Palestina all’autodeterminazione  e alla sua partecipazione  alla ribalta mondiale  questo è quello che la legge determina  realmente . Gi israeliani hanno già annunciato  di aver  accelerato la costruzione  di altri  insediamenti  e chiederanno di pagare al governo Palestinese una ritenuta fiscale come tassa  di punizione per la votazione dell’UNESCO  . Ma per il resto del mondo questo è più che un fatto simbolico  . La minaccia  che  inizierà  una rappresaglia economica   verso altre organizzazioni delle nazioni Unite che voteranno per ammettere al proprio interno  la Palestina è reale. Infatti l’amministrazione Obama ha già organizzato un incontro  con le più grandi compagnie statunitensi  come  la Apple e Google  che non apprezzano molto il fatto che gli Stati Uniti cedano potere  e si indeboliscano all’interno dell’organizzazione mondiale per la difesa della proprietà intellettuale  e questa è solo la punta dell’iceberg . Straordinariamente i 107 paesi membri dell’UNESCO   hanno votato a favore della risoluzione pur sapendo che l’organizzazione avrebbe potuto  perdere più di un quinto del suo bilancio . Quale organismo  ONU sarà il prossimo?  Le politiche americane su questo tema stanno chiaramente  ulteriormente isolando  gli Statu Uniti nella scena internazionale . Gli Statu Uniti stanno indebolendo il loro status   presso le Nazioni Unite  e impoverendo le necessità   del loro programma critico globale semplicemente perché ‘l’ammissione palestinese all’UNESCO  ha fatto arrabbiare gli israeliani . Per favore scrivete ora ai vostri rappresentanti americani  convinceteli a rinunciare a quella parte dalla legge che impedisce al presidente di prendere decisioni  finanziarie basate sull’interesse nazionale  e di lavorare per l’abrogazione della legge . Se vivete  fuori dagli Statu Uniti inviate un messaggio all’amministrazione di Obama  perché questa politica è nociva per il mondo intero  e che non lasci questa questione senza risposta .

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