Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 24 settembre 2012

‎"BASE USA AL DAL MOLIN:IL PROGETTO AVANZA, LA MOBILITAZIONE CRESCE

Simonetta Zandiri

"Ma è ancora tutto lì anche il No Dal Molin, il movimento di base più agguerrito e longevo degli ultimi anni – insieme ai No Tav della Val di Susa –,  che pochi giorni fa ha manifestato a Longare (Vi) contro l’allargamento del “Site Pluto”, una base sotterranea costruita nel 1954, in passato deposito di munizioni top secret, probabilmente anche nucleari, e che ora dovrebbe essere allargata e trasformata in un centro per l’addestramento delle Forze armate Usa. «Devastazione ambientale e inquinamento; cementificazione e disboscamento, insicurezza e rischi per la salute degli abitanti. È quel che rappresenta, per decine di migliaia di vicentini, il nuovo progetto nordamericano; nato, come sempre, nel mistero, lo stesso buio nel quale i militari vogliono immergere le attività che intendono farvi all’interno», hanno denunciato i No Dal Molin in una fiaccolata notturna, a Vicenza, lo scorso 13 settembre.
«Quali proiettili verranno sparati? Che armamenti saranno custoditi? Che tipo di addestramenti verranno realizzati? Domande a cui gli statunitensi non risponderanno mai, come hanno sempre fatto, nascondendosi dietro a un segreto militare funzionale agli interessi di chi vuole la guerra come strumento di profitto e costruito sulle spalle di chi vive in queste terre e sulle vite di chi, la guerra, la subisce. Vicenza è la nostra terra; è lo spazio che viviamo e che vogliamo difendere, il luogo nel quale vogliamo costruire i nostri sogni e realizzare le nostre ambizioni.
Ancora una volta, vogliono sottrarci il futuro, vincolandolo a strutture militari che nulla hanno a che fare con la nostra vita e la nostra quotidianità, sottraendoci terra e spazi, inquinando aria e acqua»."

domenica 23 settembre 2012

Incontro farsa fra Governo e Fiat

Luciano Granieri

Prima  dell’incontro con i vertici del Governo l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne non aveva alcuna intenzione di investire negli stabilimenti  italiani -nonostante le promesse contenute nell’abortito piano Fabbrica Italia -fino a quando la profonda crisi del mercato automobilistico non si fosse risolta. Dopo 5 ore di incontro dell’amministratore delegato accompagnato dal presidente John Elkan  con il presidente del consiglio Mario Monti, e i ministri Fornero, Passera, Barca e il sottosegretario Catricalà, l’intenzione di Sergio Marchionne manifestata e accettata senza batter ciglio dai membri del governo è stata che , citiamo testualmente,”Fiat ha confermato la strategia dell’azienda  a investire in Italia nel momento idoneo, nello sviluppo dei prodotti  per approfittare pienamente della ripresa del mercato europeo”  Cioè, Fiat non ha alcuna intenzione di investire in Italia fino a quando la crisi del mercato automobilistico non sarà risolta. Insomma 5 ore per ribadire a presidente del consiglio e ministri che ormai la strada è quella , e non basta un governicchio tecnico qualunque per indurre a cambiare strategie già definite. E in attesa  del    “momento idoneo” che ne sarà degli operai di Pomigliano, Cassino, Melfi, Mirafiori, e Sevel? Semplice, cassa integrazione straordinaria per tutti pagata come sempre dalla collettività . Ma altre perle e menzogne si leggono nel comunicato congiunto emesso dopo l’incontro tra Fiat e Governo. Dopo l’apprezzamento di Marchionne per la macelleria sociale messa in atto da Monti  che avrebbe creato condizioni ideali per  la competitività delle aziende , si sottolinea come la possibilità remota, molto remota, di mantenere gli stabilimenti in Italia permanga grazie alle “attività extra europee” cioè agli utili di Chrysler. Si da il caso che questi utili non derivino dall’attività commerciale, ma dalla solita speculazione finanziaria.  Nel 2010 Chrysler ha chiuso, dopo tredici anni, in attivo di 183 milioni di dollari che su un fatturato di 43miliardi non sono gran che. Il vero botto Fiat lo ha ottenuto sul mercato azionario . Nel 2011 il valore di  Chrysler era pari a 7,5 miliardi rispetto al miliardo della quotazione relativa al 2009, anno in cui è subentrato il Lingotto . Tutto ciò è stato possibile  grazie all’annuncio che  Fiat avrebbe restituito il prestito ricevuto da Obama per acquisire Chrysler, e,   in fasi successive sarebbe arrivata al possesso del 56% delle azioni della casa americana. Ma di questo 56% solo il 21% è stato acquisito realmente , il restante 35% fu  un ulteriore gentile omaggio accordato dal governo americano per ringraziare Marchionne dell’incombenza di essersi accollato Chrysler  .  Ma come è stato pagato il prestito agli americani? Non certo con soldi propri, gli utili miserrimi  non avrebbero mai consentito a Fiat di onorare il debito. Ebbene, ecco la trovata, il debito è stato pagato con altro debito.  Lo scorso anno Fiat ha emesso un bond  a scadenza di  otto anni per un totale di 3,5 miliardi. Il tasso parte  dal 7,5%. In totale i prestiti ottenuti per pagare il Tesoro americano sono 9 miliardi. Ogni anno la Chrysler deve pagare più di 600 milioni di interessi. Ad un debito con il governo è stato sostituito un debito con il mercato finanziario. Questi bond sono stati valutati dalle solite agenzie di rating. Si tratta di un giudizio impietoso, B2, praticamente titoli spazzatura, o se si preferisce ad alto rischio. Nonostante tutto i bond sono stati acquistati, grazie all’alto rendimento e spinti   dalle laute provvigioni che i broker hanno realizzato per collocarli. Grazie a questi artifizi un titolo che vale zero può crescere a dismisura, assicurando agli azionisti enormi profitti. Ma tutto ciò nel breve periodo, infatti per quanto si possa giocare con la finanza i debiti vanno pagati. E quando arriverà il redde  rationem da dove arriveranno i soldi per assolvere alle incombenze?  E anche in presenza della ripresa del mercato, siamo sicuri che gli investimenti arriveranno in Italia?   Non ci sarà il rischio  che  i soldi verranno dirottati in America  per pagare  i debiti?  Nel frattempo Marchionne magari  sarà scappato con la valigia piena di denaro e il governo allora  in carica  , o dovrà avallare un disastro occupazionale senza precedenti, o dovrà tirare fuori ancora una volta ulteriori fondi  per salvare una Fiat spolpata dalla speculazione finanziaria ordita dall’ineffabile manager in pullover .   Ma  lo  stato sociale neoliberista , inesistente per i lavoratori , funziona benissimo per le multinazionali. Dunque non si avranno problemi ad aggiungere alle svariate decine di miliardi che lo Stato ha tirato fuori per Fiat in più di cento anni  , altre paccate di miliardi di finanze pubbliche. Del resto il welfare neoliberista italiano ha funzionato  in ogni occasione  molto efficacemente  e continua a funzionare sempre meglio con l’avvento dei tecnici banchieri  al governo ne sono testimonianza le vicende , Alcoa,  Ilva, perfino  la  Videocon di Anagni.  Dunque  non c’è da stupirsi per i  regali che questa banda di criminali ha ottenuto dai cittadini comuni prima di scappare con il malloppo.  E’ il premio che si attribuisce  chi ha stravinto la lotta di classe.  Se  tutti i miliardi pubblici regalati  negli ultimi 40 anni alle multinazionali che li hanno usati per sfruttare donne,uomini, distruggendo territorio e dignità dei lavoratori fossero stati destinati al salario sociale o a forme di sostegno del reddito,  quanta povertà in meno ci sarebbe e quanto potrebbe giovarsene l’economia (quella reale non quella di carta)? Il solo pensiero spingerebbe ancora di più a fare la rivoluzione.

sabato 22 settembre 2012

Cari consiglieri regionali del Partito democratico…

fonte: http://www.sostienecardulli.it


Cari consiglieri regionali del Pd,

vi scrivo questa lettera perché non facendo parte della direzione del partito non posso intervenire lunedì e dirvi le stesse cose in faccia, guardandovi negli occhi.

Da una settimana avete avuto la possibilità di mandare a casa la destra del Lazio, mandando definitivamente in pezzi il partito di Berlusconi e avviando un processo a catena che avrebbe fatto saltare, come dice lo stesso Berlusconi, Campania e Lombardia. Da una settimana avete preferito tacere, limitandovi a qualche comunicato stampa, all’annuncio di una mozione di sfiducia della quale non si ha traccia, alla richiesta di dimissioni della Polverini “perché – come dice il capogruppo Montino – non ha più la maggioranza”. Dite di spendere oltre settecentomila euro per i manifesti, ma in questo caso non avete stampato manco un volantino. Davanti al consiglio regionale, venerdì mattina c’erano dieci militanti della Federazione della sinistra a manifestare.

Vi scrivo non tanto perché preoccupato della vostra carriera politica, che da questa situazione – magari non ve ne siete accorti – riceverà una mazzata terribile. Ma perché quella che state gettando nel fango è la mia faccia. La mia faccia di militante del Pd che va a parlare con la gente, che apre il circolo, che attacca i manifesti.

Vorrei chiedervi cosa vado a dire domani ai cittadini?

Che cosa gli vado a dire: beh, ma noi abbiamo usato i fondi per le iniziative politiche, mica per le donnine e le Bmw?

Io, noi, quelli che non prendono rimborsi, diarie e indennità, ci mettiamo la faccia tutti i giorni. Non ci meritiamo di sentir dire “abbiamo sbagliato ad accettare quei soldi”. Facile, voi avete fatto il sacrificio di gestire oltre due milioni di euro, noi andiamo a raccontare ai cittadini che ci serve il loro contributo per pagare l’affitto del circolo e per stampare i manifesti.

E allora voi avete almeno il dovere di dirci dove stavate.

Dove stavate quando l’ufficio di presidenza approvava quel meccanismo nefasto di moltiplicazione dei fondi. Forse il vicepresidente Bruno Astorre era malato? E non se n’è accorto dopo? Era così difficile capire che distribuire 12 milioni di euro in un anno ai gruppi consiliari, per giunta senza alcun meccanismo di controllo, senza nessuna regola, era una cosa scandalosa?

Vi informo che la Regione ha chiuso ospedali, non paga i fornitori, taglia i fondi per i trasporti, taglia perfino il buono pasto ai dipendenti.

Mi chiedo dove stavate quando il Pdl presentava i suoi bilanci al Comitato regionale di controllo contabile. Forse anche il presidente Carlo Ponzo era malato?

E quando i soldi sono arrivati al gruppo, Esterino Montino non si è accorto che erano forse un po’ troppi. Anche lui malato. Oggi su Repubblica dice che avete fatto una riunione. Per rimandarli indietro? No, solo per stabilire le procedure per utilizzarli.

Mi chiedo dove state quando in Consiglio regionale si cambiano porte nuove, si comprano mobili nuovi per sostituire scrivanie che hanno due anni di vita per soddisfare il capriccio di qualche presidente di commissione. Mi chiedono dove state quando si fanno lavori inutili, senza appalto. Centinaia di migliaia di euro buttati, anche questi lavori sono spartiti fra voi?

Mi chiedo dove eravate quando l’ufficio di presidenza votava la delibera che distribuisce a pioggia un milione e mezzo di euro a testate locali in cambio della benevolenza verso qualche consigliere.

Mi chiedo dove eravate quando l’ufficio di presidenza distribuiva patrocini a pioggia, poche migliaia di euro che diventano milioni se le sommiamo tutte insieme.

Mi chiedo dove eravate quando si approvavano i lavori per fare la nuova biblioteca, tutta legni pregiati, lampade che raffigurano lo stemma della regione, pavimenti in marmo. Frequentatori zero.

E mi chiedo soprattutto perché non avete mai risposto a quelli che vi chiedevano di fare una battaglia perché le delibere dell’ufficio di presidenza fossero pubbliche, inserite sul sito come tutti gli atti del Consiglio regionale, come io stesso ho fatto per anni. Perché lì, nella segretezza di quelle decisioni di sei persone, stanno le radici del malaffare.

E dire che è tutta colpa di Fiorito non vi laverà la coscienza. Perché se lui è un ladro, come scrive Merlo su Repubblica, voi siete i pali, voi siete complici.

E voglio sapere, ne ho il diritto come iscritto a questo partito, chi avete pagato con quei 622 mila euro che dite di aver speso per i collaboratori del gruppo. Le 23 persone che lavorano al gruppo pagate dal consiglio regionale non bastavano? Chi sono questi collaboratori, chi li ha decisi? Prima di leggerlo sui giornali, avete assunto parenti, fratelli, amanti?

Malgrado avessi ben presente tutto questo mi sarei aspettato un sussulto di orgoglio, una battaglia in aula, dimissioni collettive, gesti clamorosi. Se lo aspettavano quelli che aprono le sezioni, vanno ad attaccare i manifesti e vanno soprattutto a chiedere quei voti che vi permettono di stare lì.

E invece nulla, manco per salvare la faccia. Sono stanco di leggere le dichiarazioni di chi si scusa. Sono stanco di leggere “siamo onesti, però abbiamo sbagliato ad accettare quei soldi”. Non capite che non è la vostra la faccia, ma la mia, la nostra? L’antipolitica non è Grillo, siete voi con la vostra arroganza e la vostra presunzione. Vi credete depositari di non si capisce bene quale verità assoluta perché “prendete le preferenze”. Eccole le preferenze: Fiorito 26mila, migliaia anche per Piccolo. Invece di pensare alle preferenze, per una volta pensate ai voti che ci fate perdere con le vostre facce impassibili. Sepolcri imbiancati di un sistema di potere che genera corruzione. Incapaci perfino di capire che tutto sta crollando.

Vi chiedo – a dire il vero con poca speranza – un sussulto di orgoglio. Dopo la frase “abbiamo sbagliato” nella prossima intervista, aggiungete “per questo mi dimetto”. Forse guardarvi la mattina allo specchio sarà più facile.

Il palo

Luciano Granieri

Non vi è alcun dubbio ormai che la regione Lazio fosse un covo di giannizzeri  dediti a gozzovigliare con i soldi pubblici. I consiglieri,  TUTTI,  di maggioranza e opposizione godevano,  prima della risibile spending review  votata dal consiglio ieri,  di lauti stipendi, oltre alle indennità di funzione e di ruolo, per un importo mensile  cadauno di € 16.500. A questo i si devono aggiungere   fondi per mantenere il rapporto fra eletto ed elettore  pari a circa 300mila euro annui  a consigliere .  Si obbietterà che c’è una bella differenza fra spendere questo esagerato fiume di denaro pubblico a scopo politico elettorale, come denunciato da i gruppi di opposizione Pd, Idv, Radicali e Fds  (organizzare convegni  o attaccare manifesti)   e invece usarlo, come accade fra i consiglieri di maggioranza Pdl in testa,  per scopo  personale rimpinzandosi di ostriche e caviale, organizzando festini, acquistando ville per se e parenti.  Resta comunque il fatto che Pd e Italia dei Valori,   a seguito della  sonora bocciatura  di una loro  proposta di legge atta  alla riduzione degli sperperi   presentata un anno fa, anziché dimettersi in massa per protesta, come vorrebbero fare oggi,  hanno continuato a riempirsi il portafoglio facendo buon viso a cattivo gioco, evitando di insistere ancora sulla questione. Inoltre anche nel Pd non tutti i denari  sono stati investite in attività politiche. Dalla nota  spese del Partito Democratico  sono spuntati 4500 euro spesi  dal capogruppo Montino in un’enoteca . Trattasi, secondo  quanto riportato, di beneficenza per i bambini disagiati.  Non sappiamo se il tentativo fosse volto ad avvinizzare i giovinetti  per fargli   dimenticare momentaneamente la loro precaria condizione,  certo è che ci troviamo davanti ad un modo ben strano di fare beneficienza. Dunque, se non proprio ladri, i gruppi del Pd e anche dell’Italia dei Valori quantomeno la funzione di palo della banda  l’hanno svolta. Abbiamo lasciato fuori i radicali che hanno fatto scoppiare il bubbone , e la Federazione della Sinistra  che con la proposizione del referendum  per l’abolizione dei vitalizi  agli assessori un minimo di sensibilità in più al problema l’ha mostrata anche se per il rotto della cuffia.

venerdì 21 settembre 2012

Basta con l'Europa dei diktat e dei banchieri

da una segnalazione di Giovanni Morsillo

Intervista a Luciano Canfora

di Paolo Valentini

Ce lo chiede l'Europa. Quante volte abbiamo sentito questa frase rintronare le nostre orecchie? Quante volte i media ci hanno riportato alla cruda realtà immobile dei tempi moderni, al diktat incontrovertibile che da Bruxelles, scivolando astioso verso le Alpi e infrangendosi violento e impietoso su Roma e il suo palazzo, è entrato nelle case di tutti gli italiani. Ce lo chiede l'Europa e tutto smette di essere complesso. Tutto diventa unilaterale. Sul tema, purtroppo, la sinistra esprime posizioni subalterne.

Luciano Canfora ha un'idea precisa su questo. Ha da poco pubblicato un libro per Laterza (È l’Europa che ce lo chiede. Falso!) in cui analizza la condizione attuale, smascherando senza pietà le trappole e i luoghi comuni che buona parte della classe politica, anche quella di sinistra, continua a ripetere fino allo sfinimento.

Questo suo libro ha un titolo molto netto, che non lascia spazio a fraintendimenti. Lei sostiene che la costruzione dell'Europa è stata una forma di commissariamento progressivo? Parla di gangsterismo bancario?
Si potrebbe dire che la questione riguarda sia gli storici sia gli economisti. L'Europa non ha una storia unitaria, a parte l'impero romano. Storicamente, è un concetto astratto dei cui confini si discute ancora oggi. Essa dal Cinquecento in avanti è il continente che ha dato l'assalto al mondo creando gli imperi coloniali, come sostiene Toynbee, uno dei maggiori storici del novecento. L'Europa ha aggredito il mondo. Dopodiché la storia del novecento ha visto due volte l'Europa dividersi su fronti contrapposti che ci hanno portato alla catastrofe. Poi, di colpo, essa è diventata buona, ha professato la fratellanza universale e l'unione politica.

Una ricerca di redenzione?
Si anche se tardiva, direi. Dal punto di vista economico, invece, è un agglomerato di Stati con la Germania al centro. Dopo poco più di sessanta anni la Germania può dirsi la vera vincitrice del secondo conflitto mondiale.

Come interagisce la sinistra in questo scenario?
Quando cominciarono i progetti di unificazione europea i confini erano piccolissimi, venivano dettati dalla guerra fredda. Questa è l'Europa di Carlomagno. Allora la sinistra rifiutò quel tipo di idea. La vera idea di Europa era quella di Mazzini. Ma questa non somiglia affatto a quella di Mazzini. Sono troppo piccoli i confini e le ambizioni. Si intuì subito che le economie più forti avrebbero avuto la meglio. Questa è un'Europa costruita per le ambizioni della germania, che impone agli altri delle condizioni proibitive.

Lei parla di europeicità come una forma di ideologia? La sinistra ha contribuito a questa costruzione?
Ciò che è sempre più manifesto a sinistra è il fatto che essa abbia perso ogni altro riferimento culturale. Ha svuotato la sua storia. Una volta si diceva Marx, Lenin, Stalin, Mao Tzetung. Oggi è rimasto solo Bobbio. E pure lui diceva che destra e sinistra sono diversi. Ma pure questo concetto è stato messo da parte in nome della coesione. L'europeismo è un'ideologia che non appartiene alla sinistra, che era internazionalista.

La critica che lei fa ci interroga su un’altra questione: che cos'è la democrazia oggi?
Lei parla di crisi drammatica dei sistemi rappresentativi. Come se ne esce? I poteri decisionali vengono delegati a delle istituzioni non elettive dislocate geograficamente lontane. Ai parlamenti nazionali rimane ben poco da decidere. Giocano a fare le leggi elettorali più lambiccate e più contorte possibili. C'è una forma surrettizia di parlamentarismo che però non produce quasi nulla.

L'Europa è usata per lo più per imporre scelte impopolari che nessun politico si prende la responsabilità di effettuare. Ma l'Europa, in passato, ci ha chiesto anche di adeguare i salari alla media europea, di avere leggi che riconoscano molti diritti civili ancora peregrini in Italia. Il salario minimo non esiste mentre in molti paesi si. Insomma usano solo quello che ci conviene?
Proponiamo a Marchionne di aumentare il salario come quello dei cittadini tedeschi. Io sottoscriverei e diventerei un europeista convinto. Il problema è che questa Europa per come è stata costruita è una gabbia d'acciaio. È disumano pensare che gli impiegati greci debbano essere licenziati per risanare un bilancio.

So che è un argomento doloroso per lei. Parlando di sinistra usa la parola “fusinistra ”. C'è un modo per costruire la sinistra del futuro senza essere nostalgici?
Se lo avessimo a portata di mano lo avremmo già sperimentato. Gli storici hanno sempre sbagliato nel prevedere lo sviluppo storico. Ci sono variabili imprevedibili che nel presente non vengono mai contemplate. Potrei fare tantissimi nomi di persone che ci hanno provato, ma sarebbe un cimitero. Il motore, il fuoco della sinistra, il globo incandescente presente nella persona umana è e continua a essere l'aspirazione all'uguaglianza. E la lotta prenderà forme che noi non immaginiamo nemmeno. Marchionne sta dando un contributo in questo senso. Sta esasperando a tal punto le condizioni degli operai che sta mettendo insieme un coagulo di persone unite dagli stessi obiettivi. Sta provocando una reazione collettiva forte.

Lei sostiene che il profitto non è l'approdo della storia umana. Quale è l'approdo secondo lei?
Lo disse una volta un pontefice di grande spessore come Wojtyla, in un dialogo intenso insieme a Fidel Castro. L'approdo è nella libertà; che non è affidato a misure empiriche ma a una storia di salvezza. La storia deve essere vissuta come un cammino di libertà.

Nonostante tutto, ha ancora dei sogni in mezzo alla catastrofe?
Uno fortissimo: nella società italiana, la scuola che ritorna al primo posto. Ora è una cenerentola bistrattata da tutti. Il ritorno della scuola al centro della società è una mia grande speranza. La scuola è il luogo dove si apprende, è fondamentale.

C'è un personaggio o un'epoca dell'antichità che può riassumere le caratteristiche del tecnico o della tecnofinanza di oggi?
Si. Ce n’è uno su tutti. Marco Licinio Crasso: l'uomo più ricco della Roma repubblicana. Quando gli schiavi, con Spartaco a capo della rivolta, si ribellarono furono dati poteri assoluti per soffocare la rivolta con ogni mezzo.

Pubblico 20 settembre 2012

giovedì 20 settembre 2012

Squilli e strilli

Giovanni Morsillo


Il Ministro Fornero stavolta ha ragione: Vauro ha fatto cilecca, con la sua vignetta dove la definisce "Ministro-Squillo". Ha ragione il Ministro a tirare in ballo l'offesa alle donne, il maschilismo e la grettezza di un autore che di solito è sì dissacrante e caustico, ma proprio in difesa dei valori sociali e politici, come quelli di cui le donne sono portatrici a prescindere. Siamo con il Ministro, ne sosteniamo l'indignazione e, se potessimo, vorremmo che Vauro ne venisse a discutere con noi, per ricordargli queste ed altre basi imprescindibili della civiltà, che non è esclusa dall'arte della satira.
Come si fa a trattare così delle povere squillo? che responsabilità hanno nel disfacimento economico e politico del Paese? Accomunarle anche solo per celia ad un Ministro ne offende la dignità e ne ridicolizza la condizione di supersfruttate. E del resto, definire la Fornero Ministro-squillo è quanto meno inesatto: quando mai la signora ha fatto mercimonio del suo corpo? Una vita irreprensibile, tutta dedita allo studio ed all'insegnamento delle tecniche di rapina sociale che chiamano "mercato", senza mai deflettere, per quanto se ne sa. Semmai svende senza battere ciglio (dopo un primo avvio lacrimante) la pelle degli altri, dei lavoratori, dei pensionati, dei malati e dei giovani, ed anche delle donne (nessuna discriminazione, perbacco!) ma non certo la sua. Forse si potrebbe pensare in questo senso ad un ruolo di maitresse, più che di squillo, ma anche qui non ci siamo: le persone che la Signora Ministro vende sono in realtà sacrifici umani su altari disumani, quelli delle banche e del profitto esagerato ma necessario a mantenere il tenore di vita di gente come lei. Ecco, avesse scritto di un Ministro-sacerdotessa, avrebbe riscosso più fiducia, forse avrebbe aftto ridere di meno, ma sarebbe stato più calzante. E' vero che la satira stravolge la realtà mettendo in vista i dettagli più nascosti, esagerando i difetti intenzionalmente, ma non può inventarli, i difetti, altrimenti diventa diffamazione.
Una cosa però ci viene da contrapporre alla sicurezza con cui Fornero dichiara che si tratti di maschilismo: forse il termine "squillo" riferito a certe praticanti mondane andrebbe aggiornato, e comprendere finalmente anche battone di sesso maschile. Non sono forse così vicini al concetto anche personaggi come Lusi, Belsito, Fiorito e Formigoni?
Saluti da marciapiede
GM

Ridiamo per non piangere

Luciano Granieri


 Non possiamo farci nulla se molti  si accorgono solo adesso di quanto sia cialtrona  e maneggiona    la destra laziale.  Prima del caso Fiorito-Battistoni,  ha furoreggiato la gestione clientelare del Comune di Roma ad opera del  camerata Alemanno, il quale ha piazzato nelle municipalizzate parenti, amici e  camerati, ha acquistato con i soldi dei contribuenti palazzetti di pregio per i suoi mocciosi fascisti del terzo millennio. Poi quando  uno dice che i partigiani hanno abbandonato il fucile troppo presto viene tacciato di terrorismo!  Ma anche la governatrice Polverini ha poco da accusare i membri della sua giunta di sperpero e latrocinio, tentando  addirittura il colpo di teatro delle dimissioni.  Chi ha deciso i vitalizi per gli assessori non eletti?  Gente  del Pdl che doveva essere risarcita perché  trombata dal mangia panini a tradimento Alfredo Milioni.   Chi ha utilizzato mezzi della protezione civile per presenziare alla sagra del peperoncino di Rieti?  Chi ha occupato un intero reparto dell’Ospedale Sant’Andrea (30 posti letto)  per farsi estirpare dalla gola quegli stessi tumori che alla Pisana  infestano la giunta? Lei la signora moralizzatrice dell’ultima ora, Miss frangetta nera Renata Poverini. Nei cittadini della Regione monta la rabbia e l’indignazione. Ma il tutto durerà fino alle prossime elezioni, quando in cambio dell’ennesima bolletta pagata e della solita cena verrà tutto dimenticato. E allora sapete quale sarà la rivoluzione che scaturirà da tutto sto’ casino. La Polverini si candiderà a sindaco di Roma, Alemanno a governatore del  Lazio e magari vinceranno pure. Tutto cambia per non cambiare nulla. E ciò che più fa rabbia è  che a pagarne le spese è la città di Anagni la quale  assurge agli onori della cronaca, non per la sua valenza storico artistica, ma per aver dato i natali, al Batman sfiorito. Non so se avremo ancora la voglia di scrivere in merito a queste misere e indecorose vicende. Per intanto proponiamo un nostro riassunto in video della sporca storia sperando che  faccia ridere per non piangere.