Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 21 gennaio 2013

Parma:Il Partito Comunista dei Lavoratori presenta i propri Candidati

Cristiano Antonini

A Parma si sono presentati i Candidati alle Politiche del Partito Comunista dei Lavoratori.
Sono: Mirco Baroni, operaio. Spaggiari Lilliana operatrice socio sanitaria (ex candidata sindaco alle scorse amministrative), Michele Ziveri, operaio; Luigi Allegri, operaio e Stefania Cattivelli, operaia.
A parlare in questo video è Mirco Baroni, un pezzo importante del Comitato Antifascista Montanara e cardine del Pcl Parmigiano. Un bravo Compagno che si candida al Senato.



La rivoluzione è attuare la Costituzione

Luciano Granieri


 E immancabilmente  in questa sordida campagna elettorale, arrivò la polemica fra i due pseudo sinistri Vendola e Ingroia.  Non  voglio  soffermarmi sul merito delle questioni . Pare che Ingroia abbia imputato a Vendola la colpa di essere in una coalizione con un partito che ha sostenuto e ancora sostiene un governo  liberista che lo stesso  presidente  della regione  Puglia aborrisce.   C’è peraltro da chiedersi allora perché lo stesso Ingroia cercasse un dialogo con il Pd cioè  con quello stesso partito con cui è alleata Sel  e che tanto viene bistrattato, anche dai riformisti giustizialisti ex comunisti guidati dal magistrato siciliano.  Ma il punto non è questo.  La questione è su quale debba essere il campo di discussione di due formazioni che dicono a parole di essere contro le politiche lacrime e sangue del governo  Monti e contro il predominio del capitale sul lavoro.  Ad esempio proponiamo alcuni temi che le cronaca recente ha riproposto all’attenzione.  Non mi pare di aver  sentito nel corso delle scorribande televisive di Ingroia, né in interventi di Vendola, nessuna condanna ai nuovi soprusi  e alle nuove balle dispensate  dall’Ad Fiat Sergio Marchionne nel corso della settimana passata.  Una di queste è  la necessità della cassa integrazione   per gli  operai di Melfi, stabilimento in cui si produce la Punto, unico modello a tenere ancora sul mercato. Cassa integrazione invocata   con la scusa dell’aggiornamento della catena di montaggio basata  su  tecnologie innovative per la produzione di due nuovi modelli . E’ lapalissiano che la punto verrà fabbricata all’estero, Serbia o Polonia.  Dovrebbe anche essere  degna di attenzione   l’ammissione, condivisa dai sindacati devoti e piangenti, che nonostante tutti gli sforzi possibili immaginabili a Pomiglino non c’è proprio posto per i 1400 operai rimasti fuori    con la promessa di essere reintegrati al compimento del faraonico progetto “Fabbrica Italia” il cui esito fallimentare è stato ampiamente dimostrato.  Il mercato è asfittico per cui anche a Cassino si lavora per tre giorni al mese quando va bene e il resto è cassa integrazione.  Un'altra vicenda di strettissima attualità che dovrebbe trovare posto nella campagna elettorale è la situazione dell’Ilva.  In particolare in relazione a quanto deciso da un consiglio dei ministri straordinario convocato venerdì scorso. Consiglio,  giova ricordarlo,  composto da   ministri  ancora agli ordini di quel  Mario Monti  che  in piena campagna elettorale sta occupando TV giornali e internet.  Ebbene nell’assemblea di venerdì  governo,  istituzioni locali e sindacati  hanno  fermamente deciso  sull’assoluta necessità di applicare  il decreto legge 207 del 3 dicembre convertito nella legge n.231 del 24 dicembre,  nonostante su questo provvedimento sia pendente il giudizio della Corte Costituzionale.  Per fare in modo che ciò accada domani  il governo presenterà un nuovo provvedimento “esplicativo della legge”.  Ricordiamo che la legge in questione delibera , in aperto contrasto con  la procura, che il milione e 700mila tonnellate  di semi lavorati tra colis e lamiere per un valore di un miliardo e 200mila euro, possa tornare nella disponibilità della famiglia Riva  per essere venduto   nonostante la procura lo abbia posto sotto sequestro perché è frutto di attività illecita . Infatti il materiale in questione è stato prodotto  fra il 26 luglio e il 26 novembre    negli impianti dell’area a caldo del siderurgico nonostante questi fossero posti sotto sequestro  preventivo  senza facoltà d’uso perché nocivi  alla salute della cittadinanza  . Proprio il conflitto di attribuzione  fra poteri dello stato sollevato dai magistrati ha coinvolto in giudizio la Corte Costituzionale.  Quello che si sta consumando è un fatto gravissimo. Cioè governo, enti locali e sindacati, si apprestano a fare l’ennesimo favore a i Riva incriminati per disastro ambientale, padre agli arresti domiciliari e figlio latitante,    senza attendere il  necessario pronunciamento della Corte Costituzionale, ma cedendo al  loro ricatto per cui  in mancanza dell’attuazione di quella legge licenzieranno 1.500 operai e non sborseranno neanche un centesimo  dei quattro miliardi necessari per mettere a norma gli impianti, condizione primaria e  imprescindibile richiesta da Monti e Clini  per  rendere attivo il provvedimento in questione  ma che i Riva non hanno intenzione di rispettare .  Su questo abuso e strappo istituzionale del governo, non una parola è stata spesa in campagna elettorale né da Ingroia, né tanto meno da Vendola.  Eppure  per risolvere la questione non è necessario  invocare la rivoluzione e la dittatura del proletariato o diventare seguaci di Grillo, basta attuare l’articolo 43 di quella costituzione a cui, tanto  Vendola che Ingroia,  dicono di richiamarsi . L’articolo 43 stabilisce che :  A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”  Dunque perché non  invocare con forza in campagna elettorale  ai fini dell’utilità generale  il trasferimento dell’Ilva  e della Fiat ai lavoratori, senza ulteriore indennizzo visto che questo è stato già  anticipato abbondantemente dallo Stato?   Ecco,  anziché  litigare per rivendicare una paternità anticapitalista  che né il magistrato palermitano, né il governatore della Puglia hanno,  perché non cominciare a discutere delle questioni  Ilva e Fiat e più in generale di piani industriali e politiche per il lavoro. Per ripristinare gli strappi ai diritti dei lavoratori perpetrati da Sacconi con l’art 8 sulle deroghe al contatto collettivo nazionale e dalla Fornero  con lo stravolgimento dell’articolo 18 votato anche dai compagni di Vendola, i referendum possono essere utili ma non risolutivi visto l’esito delle consultazioni sull’ acqua . Risolutivo potrebbe risultare  invece un vero impegno a raggiungere   questi obbiettivi se eletti in Parlamento,  ma non mi pare che dalle parole ascoltate in campagna elettorale emerga questa volontà  . 

Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli



Leonardo Sciascia nel suo Il giorno della civetta aveva diviso gli esseri umani in cinque categorie:
«…l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…»
Con Totò le categorie si riducono a due:
«L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e Caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!»
Dopo aver letto l’intervento di Giancarlo Caselli apparso questa mattina (qui) sulla gazzetta delle procure (intendo il Fatto quotidiano), abbiamo capito che il mondo è ormai cambiato. Al posto dei “caporali” di Totò e dei “quaquaraquà” di Sciacia ci sono due nuove categorie: da una parte i cattivi maestri e dall’altra i bravi bidelli.
Il capo della procura torinese, come aveva fatto Bendetta Tobagi alcuni giorni fa su Repubblica(qui), lamenta la reazione della rete alla notizia della scomparsa improvvisa dell’ex esponente della Brigate rosse. Non gli va proprio giù che tanti, tra cui molti giovani, abbiano mostrato stima, simpatia, rispetto e attenzione per la storia di un “cattivo maestro” come lui definisce Gallinari. Non sopporta nemmeno chi ha dato prova di piètas. Costoro sarebbero tutti dei «nostalgici irriducibili, pronti ad osannare la lotta armata anche nel nuovo secolo», ha scritto per concludere minacciosamente: «Ancora una volta il silenzio e la contiguità su questi temi sono complici».
Attenzione dunque, anche il cordoglio, non parliamo della partecipazione ai funerali tenutisi a Coviolo  presso Reggio Emilia, potrebbe  essere considerata elemento probante l’appartenenza ad una possibile, nuova ed immaginaria, banda armata.

Per Caselli, che cita Barbara Spinelli, affranta anch’essa dall’inciviltà del web, si tratterebbe della «patologia che affligge molti italiani, spesso vittime di una perdita di memoria che sconfina nell’amnesia e porta ad una profonda sottovalutazione del pericolo che si corre occultando il passato per la mancanza continuativa di una coscienza etica».
Cosa da fastidio a questi bravi bidelli? La pluralità delle memorie, la ricchezza delle testimonianze, la storia aperta traversata da correnti di pensiero, dibattiti, confronti e contrasti. I bravi bidelli vorrebbero il deserto, quello che chiamano “memoria condivisa”, altrimenti detto storia di Stato, che poi rima con ragion di Stato, verità politica. Aspirano al monopolio del passato che prelude e fonda quello del futuro, ambiscono al controlo delle coscienze, al ministero della verità, ad una società orwelliana dove non c’è posto, prim’ancora che per la molteplicità delle idee, per i fatti stessi, per quella che Machiavelli definiva la realtà effettuale della cosa. Vorrebbero un mondo silenziato, che con la loro neolingua chiamano democrazia.
Per questo hanno istituito le giornate della memoria che attraverso solenni rituali commemorativi cadenzano il cerimoniale istituzionale divulgando un’etica di Stato. Una memoria in bianco e nero che evoca immagini sbiadite di violenza politica e cancella i colori vivi della storia. In questo modo all’oblio dei fatti sociali sovrappongono unicamente la memoria penale, unico presente possibile, finalizzata alla creazione di una nuova topolatria: il culto di luoghi e momenti sapientemente selezionati per rappresentare il sacrificio versato ai valori legittimi.
Emanate le sentenze, sepolti nelle galere o ripresi dall’esilio gli insorti di ieri, deplorati i morti di una parte e decorati quelli dell’altra, elevate le lapidi e innalzati i monumenti, ribattezzate le vie, ai soggetti vivi della storia sostituiscono i testimoni risentiti della memoria.

Ne da ampia prova lo stesso Caselli con il suo linguaggio carico di risentimento e spregevole livore classista quando dipinge il giovane contadino Gallinari, dalle unghie sporche e le mani callose, come un individuo rozzo e volgare. Pensate, da ragazzo quand’era in campagna si cimentava in singolari sfide, «tipo mangiare venti calzoni di fila o stare a torso nudo, sotto un albero, tutta la notte». Che orrore madama la marchesa!
Il giudice torinese sembra ossessionato, mostra di temere Gallinari anche da morto, ha paura che il suo fantasma possa venire turbare la quiete delle sue notti, sospetta che possa reincarnarsi tra qualche No tav, sotto felpe e i cappucci dei giovani che manifestano nelle piazze o tra i migranti che sbarcano sulle rive di Lampedusa.
Gallinari è uno spettro che si aggira nella sua mente, forse per questo tenta di esorcizzarlo attribuendogli altre responsabilità anche dopo la sua scomparsa. Nonostante le circostanze dell’uccisione di Moro siano accertate da tempo (leggi qui), Caselli non esita a seminare il dubbio sostenendo che la sua carriera di brigatista sarebbe «culminata con la spietata esecuzione (forse) del prigioniero Aldo Moro».
E’ indecente Caselli, è un bugiardo perfettamente consapevole di esserlo.

Ma chi è Caselli (Guarda qui)? In passato sia Giuliano Ferrara che Saverio Vertone (importanti dirigenti del Pci torinese) hanno raccontato come esercitasse la sua funzione giudiziaria tenendo riunioni politiche nelle sedi del Pci per concertare una comune strategia antiterrorismo.
Sul Corriere della sera dell’11 dicembre 1994 Vertone spiegava: «I rapporti di Caselli con il Pci erano strettissimi, fino a divenire più avanti nel tempo, statuari, organizzativi. Partecipava alle riunioni dei comitati federali. Forse, ma non ne sono certo, prendeva anche la parola alle riunioni di segreteria: discuteva di politica, naturalmente. Però non dimentichiamoci che allora discutere di politica significava affrontare il problema dell’emergenza terrorismo. Caselli era il rappresentante dell’ “intransigenza democratica”, teorizzava la supplenza della magistratura dinanzi al cedimento degli organismi pubblici. Io e Ferrara concordavamo con lui sulla necessità di mantenere una linea dura».

Leggi qui la testimonianza di Ferrara.
All’insegna di quella che fu la magistratura combattente durante l’emergenza degli anni Settanta, Giancarlo Caselli ha sempre condotto una battaglia su due fronti: quello giudiziario e quello del senso, ovvero sulla visione legittima delle cose da imporre. Appartiene a quel genere di magistrati che pretendono di salvarti l’anima per il mezzo della confisca del corpo.
Non importa che tu sia vivo o sia morto.


Foto tratte dal sito Contropiano.org
Musica : l'internazionale, eseguita da: Patrizio Fariselli-tastiere, Ares Tavolazzi -basso, Giulio Capiozzo -batteria.
Editing : Luciano Granieri.

domenica 20 gennaio 2013

Fiorentina Roma 0-1 la Roma accede ai quarti di Coppa Italia

Ermes Channel

Si lo so che stasera abbiamo pareggiato una strana  partita con l'Inter, ma la qualificazione ai  quarti di coppa Italia , a Firenze senza Osvaldo, La Mela, Totti, Nico Lopez, meritava un video  post, se non altro per il fatto che il Santone Zeman ha rinunciato forse per la prima vota nella carriera al suo proverbiale 4-3-3 per un inedito 3-5-2. E' andata bene, di cuore e di culo....
Luciano Granieri.


sabato 19 gennaio 2013

Masochismo democratico

Luciano Granieri


Aiuto! Chudetegli l’audio tagliategli la corrente, per favore fateli tacere. Speriamo che il 25 febbraio arrivi presto, perché non se ne può più delle invasioni su ogni tipo di media dei leader e leaderini che si insultano e per lo più sparano cazzate in vista della prossima campagna elettorale. Ciò che indigna maggiormente è la poca considerazione che questi signori hanno del proprio elettorato. Bersani, Berlusconi e Monti sostengono di volere il cambiamento rispetto ai precedenti governi dimenticando che i precedenti governi erano presieduti e appoggiati da loro stessi . Chi vuole togliere l’Imu, chi mitigarla, chi rimodularla verso una maggiore beneficio per gli enti locali.  Ma l’Imu non è stata creata e votata dagli schieramenti che oggi vogliono cambiarla?  Credono veramente questi signori che la gente non lo ricordi? I media sono invasi dalle irriguardose esternazioni di  questa insana compagnia . Il nano di Arcore è ovviamente in pole position a farneticare sullo stravolgimento della Costituzione, sul complotto  delle banche tedesche ordito ai danni della comunità finanziaria italiana. Non ci risparmia l’ex presidente del consiglio, siparietti comici come lo spolverio della sedia di Travaglio a  “Servizio Pubblico”, e la solita litania del pericolo comunista. Monti invece, patetico, cerca di cavalcare l’onda mediatica, ma è incapace, balbetta, cerca fogliettini salvifici dove qualcuno gli ha scritto le risposte su temi che lui, economista sobrio e severo non conosce, come ad esempio le questioni legate ai diritti civili.  Per  Bersani, il problema più grande non è mettere a punto un programma per cercare di assicurare un minimo di giustizia sociale e lavoro, ma è quello di cercare di vincere anche al senato con ampio margine per evitare l’apparentamento con Monti. Anche  il magistrato in aspettativa Ingroia calca i palcoscenici mediatici, ma non appena si esce dl seminato della legalità le risposte si fanno frammentarie e poco lineari. Sui No Tav  Ingoria ha espresso un giudizio di cui neanche il miglior Veltroni sarebbe capace .  Secondo il magistrato è’ giusto che ci sia la protesta in Val di Susa perché la Tav è un’opera inutile costosa e dannosa, ma spesso  i  manifestanti No Tav eccedono  tanto che magistrati a cui  lo stesso Ingroia esprime solidarietà sono costretti ad emettere mandati di arresto contro di loro . Ma se uno manifesta,caro Ingroia,  manifesta mica va a fare una scampagnata!  Inoltre dietro il magistrato siciliano  troviamo tutto quel sotto melma di ex comunisti che hanno gettato a mare simbologia e identità storica pur di rientrare in Parlamento. Anche Grillo, incurante del fatto che fra i sui potenziali elettori, ci possa esserci  qualcuno  consapevole  della realtà che ci circonda, continua a confezionare  cazzate  a casaccio.  Dietro l’eclatanza di ogni espressione alcune volte emergono scempiaggini come i lusinghieri apprezzamenti su CasaPound, ma altre volte i concetti possono essere condivisibili. Prendiamo le ultime affermazioni  secondo cui  il sindacato è vecchio come i partiti e non serve più perché le fabbriche devono essere di diretta proprietà di chi ci lavora . Giusto ma come al solito la smania di dire cose originali, porta il comico genovese a sbracare. Infatti è comunque necessario che accanto alle rivendicazioni dei propri diritti nel contesto particolare,  agisca un organismo generale  composto dagli stessi lavoratori che rivendichi il ripristino di fatto del  contatto collettivo nazionale, che difenda il dettato costituzionale in merito alle questioni del lavoro e che organizzi il conflitto quando necessario. Un sindacato così organizzato avrebbe sicuramente la sua utilità. Certo se l’esempio sono le organizzazioni sindacali della triplice, utili a difendere i padroni e a disinnescare il conflitto sociale , Grillo ha ragione. Comunque sia come sia, fra urla sbraiti, promesse bugie e contraddizioni,  la poca considerazione mostrata dai leaderini di governo e di lotta verso l’elettorato potenziale è disarmante. Che concezione hanno questi di coloro i quali dovrebbero votarli?  Credono di abbindolare gente dalla memoria corta, credulona, facile da impressionare  con frasi e gesti a effetto? Forse si,  e  forse hanno anche ragione visto che la gente cha ha voglia di essere presa per il culo ancora abbonda. Beh io non sono fra questi. Votare per chi ti prende in giro credo che sia il massimo del masochismo democratico.

Appello antifascista e antisionista


Collettivo Boycott Israel (Torino) – per uno stato unico in Palestina

verso il 27 gennaio 2013
NELLE CELEBRAZIONI DEL GIORNO DELLA MEMORIA
RICORDIAMO LO STERMINIO NAZIFASCISTA DEGLI EBREI
E I MASSACRI SIONISTI DEI PALESTINESI

PER LA FINE DELL’OCCUPAZIONE E DELL’APARTHEID
PER IL DIRITTO AL RITORNO DEI PROFUGHI PALESTINESI
PER UNO STATO UNICO IN PALESTINA IN CUI ARABI ED EBREI ABBIANO UGUALI DIRITTI


“Sono convinto che Israele in quanto Jewish State è un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove.”
Dal libro “Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni”
di Israel Shahak, sopravvissuto al campo di sterminio di Bergen-Belsen
Istituito nel 2000 in Italia, il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, e perciò particolarmente sentita dalle comunità ebraiche in Italia e in altri paesi europei. La scelta della data fa riferimento alla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica il 27 gennaio 1945.
Quest’anno invitiamo tutti gli individui e le realtà antifasciste a intervenire alle iniziative di commemorazione del Giorno della Memoria sottolineando i due seguenti aspetti:
A) ricordare gli eventi del passato deve servire a dare continuità all’antifascismo oggi, cosa che spesso viene platealmente omessa, soprattutto a livello istituzionale (anche nelle celebrazioni del 25 aprile). Ad esempio il Comune di Torino, che il prossimo 27 gennaio terrà una commemorazione ufficiale del Giorno della Memoria, il 15 dicembre scorso ha permesso che un gruppo dichiaratamente fascista, Forza Nuova (a quanto pare si trattava di una ventina di persone), sfilasse per le strade della città, e gli antifascisti che volevano impedire lo squallido evento sono stati caricati dalla polizia.
B) non si può essere coerentemente antifascisti senza essere anche antisionisti : il Sionismo è nato 50 anni prima della seconda guerra mondiale e della Shoah, come progetto coloniale di insediamento e di costituzione di uno “stato per soli ebrei”, ed è stato caratterizzato sin dall’inizio da una logica di guerra e pulizia etnica. La costituzione dello stato di Israele ha continuato, e continua tuttora questa politica, con i massacri a Gaza, l’espropriazione delle terre palestinesi, la costituzione di colonie illegali, l’apartheid in quel che resta dei territori palestinesi, le discriminazioni nei confronti dei cittadini non ebrei di Israele.
Questa politica incontra sempre più l’indignazione di milioni di persone in tutto il mondo e il fallimento degli accordi di Oslo è sotto gli occhi di tutti: è sempre più urgente discutere di un processo di decolonizzazione dello stato sionista e di costituzione in Palestina di un unico paese in cui ebrei e arabi abbiano uguali diritti.
Questa prospettiva viene agitata come uno spauracchio da molti commentatori, mentre è l’unico modo per arrivare alla pace in Palestina: auspichiamo che nelle comunità ebraiche si sviluppi un dibattito che porti sempre più persone a mettere in discussione il Sionismo, così come hanno fatto e stanno facendo molti cittadini ebrei di tutto il mondo.
La lunga tradizione antifascista della comunità, in particolare torinese, la Memoria delle persecuzioni subite con altri soggetti non possono tradursi nel sostegno a Israele, che da decenni opprime un altro popolo, ma possono recuperare le istanze socialiste e di uguaglianza che caratterizzarono lo sviluppo delle comunità ebraiche in passato.
Così come denunciamo la politica estera di guerra e aggressione del governo italiano, volta a opprimere e sfruttare i popoli del sud del mondo per garantire la superiorità economica dell’Occidente, denunciamo e contrastiamo l’alleanza del governo italiano con lo stato sionista.
Preferiamo considerarci tutti/e cittadini/e di un mondo di liberi ed eguali, e batterci per costruirlo.

Il tormentone No Tav

Roberto No Tav Valliera