Cristiano Antonini
A Parma si sono presentati i Candidati alle Politiche del Partito Comunista dei Lavoratori.
Sono: Mirco Baroni, operaio. Spaggiari Lilliana operatrice socio sanitaria (ex candidata sindaco alle scorse amministrative), Michele Ziveri, operaio; Luigi Allegri, operaio e Stefania Cattivelli, operaia.
A parlare in questo video è Mirco Baroni, un pezzo importante del Comitato Antifascista Montanara e cardine del Pcl Parmigiano. Un bravo Compagno che si candida al Senato.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
lunedì 21 gennaio 2013
La rivoluzione è attuare la Costituzione
Luciano Granieri
E immancabilmente in questa sordida campagna elettorale, arrivò
la polemica fra i due pseudo sinistri Vendola e Ingroia. Non voglio
soffermarmi sul merito delle questioni .
Pare che Ingroia abbia imputato a Vendola la colpa di essere in una coalizione
con un partito che ha sostenuto e ancora sostiene un governo liberista che lo stesso presidente della regione
Puglia aborrisce. C’è peraltro
da chiedersi allora perché lo stesso Ingroia cercasse un dialogo con il Pd cioè
con quello stesso partito con cui è
alleata Sel e che tanto viene
bistrattato, anche dai riformisti giustizialisti ex comunisti guidati dal
magistrato siciliano. Ma il punto non è
questo. La questione è su quale debba
essere il campo di discussione di due formazioni che dicono a parole di essere
contro le politiche lacrime e sangue del governo Monti e contro il predominio del capitale sul
lavoro. Ad esempio proponiamo alcuni
temi che le cronaca recente ha riproposto all’attenzione. Non mi pare di aver sentito nel corso delle scorribande
televisive di Ingroia, né in interventi di Vendola, nessuna condanna ai nuovi
soprusi e alle nuove balle dispensate dall’Ad Fiat Sergio Marchionne nel corso della
settimana passata. Una di queste è la necessità della cassa integrazione per
gli operai di Melfi, stabilimento in cui
si produce la Punto, unico modello a tenere ancora sul mercato. Cassa integrazione
invocata con la scusa dell’aggiornamento della catena
di montaggio basata su tecnologie innovative per la produzione di due
nuovi modelli . E’ lapalissiano che la punto verrà fabbricata all’estero,
Serbia o Polonia. Dovrebbe anche essere degna di attenzione l’ammissione,
condivisa dai sindacati devoti e piangenti, che nonostante tutti gli sforzi
possibili immaginabili a Pomiglino non c’è proprio posto per i 1400 operai
rimasti fuori con la
promessa di essere reintegrati al compimento del faraonico progetto “Fabbrica
Italia” il cui esito fallimentare è stato ampiamente dimostrato. Il mercato è asfittico per cui anche a
Cassino si lavora per tre giorni al mese quando va bene e il resto è cassa
integrazione. Un'altra vicenda di
strettissima attualità che dovrebbe trovare posto nella campagna elettorale è
la situazione dell’Ilva. In particolare
in relazione a quanto deciso da un consiglio dei ministri straordinario convocato
venerdì scorso. Consiglio, giova
ricordarlo, composto da ministri
ancora agli ordini di quel Mario Monti che in
piena campagna elettorale sta occupando TV giornali e internet. Ebbene nell’assemblea di venerdì governo,
istituzioni locali e sindacati hanno
fermamente deciso sull’assoluta
necessità di applicare il decreto legge
207 del 3 dicembre convertito nella legge n.231 del 24 dicembre, nonostante su questo provvedimento sia
pendente il giudizio della Corte Costituzionale. Per fare in modo che ciò accada domani il governo presenterà un nuovo provvedimento “esplicativo
della legge”. Ricordiamo che la legge in
questione delibera , in aperto contrasto con
la procura, che il milione e 700mila tonnellate di semi lavorati tra colis e lamiere per un
valore di un miliardo e 200mila euro, possa tornare nella disponibilità della
famiglia Riva per essere venduto nonostante
la procura lo abbia posto sotto sequestro perché è frutto di attività illecita .
Infatti il materiale in questione è stato prodotto fra il 26 luglio e il 26 novembre negli impianti dell’area a caldo del siderurgico nonostante questi
fossero posti sotto sequestro preventivo
senza facoltà d’uso perché nocivi alla salute della cittadinanza . Proprio il conflitto di attribuzione fra poteri dello stato sollevato dai
magistrati ha coinvolto in giudizio la Corte Costituzionale. Quello che si sta consumando è un fatto
gravissimo. Cioè governo, enti locali e sindacati, si apprestano a fare l’ennesimo
favore a i Riva incriminati per disastro ambientale, padre agli arresti domiciliari
e figlio latitante, senza
attendere il necessario pronunciamento
della Corte Costituzionale, ma cedendo al loro ricatto per cui in mancanza dell’attuazione di quella legge
licenzieranno 1.500 operai e non sborseranno neanche un centesimo dei quattro miliardi necessari per mettere a
norma gli impianti, condizione primaria e imprescindibile richiesta da Monti e Clini per
rendere attivo il provvedimento in questione ma che i Riva non hanno intenzione di rispettare
. Su questo abuso e strappo
istituzionale del governo, non una parola è stata spesa in campagna elettorale né
da Ingroia, né tanto meno da Vendola.
Eppure per risolvere la questione
non è necessario invocare la rivoluzione
e la dittatura del proletariato o diventare seguaci di Grillo, basta attuare l’articolo
43 di quella costituzione a cui, tanto
Vendola che Ingroia, dicono di
richiamarsi . L’articolo 43 stabilisce che : A fini di utilità generale la legge può
riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo
indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti
determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi
pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano
carattere di preminente interesse generale” Dunque perché non invocare con forza in campagna elettorale ai fini dell’utilità generale il trasferimento dell’Ilva e della Fiat ai lavoratori, senza ulteriore
indennizzo visto che questo è stato già anticipato abbondantemente dallo Stato? Ecco, anziché litigare per rivendicare una paternità anticapitalista
che né il magistrato palermitano, né il
governatore della Puglia hanno, perché non
cominciare a discutere delle questioni
Ilva e Fiat e più in generale di piani industriali e politiche per il
lavoro. Per ripristinare gli strappi ai diritti dei lavoratori perpetrati da
Sacconi con l’art 8 sulle deroghe al contatto collettivo nazionale e dalla
Fornero con lo stravolgimento dell’articolo
18 votato anche dai compagni di Vendola, i referendum possono essere utili ma
non risolutivi visto l’esito delle consultazioni sull’ acqua . Risolutivo potrebbe
risultare invece un vero impegno a raggiungere
questi obbiettivi se eletti in Parlamento, ma non mi pare che dalle parole ascoltate in
campagna elettorale emerga questa volontà .
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
fonte: insorgenze.wordpress.com
Leonardo Sciascia nel suo Il giorno della civetta aveva diviso gli esseri umani in cinque categorie:
«…l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…»
Con Totò le categorie si riducono a due:
«L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e Caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!»
Dopo aver letto l’intervento di Giancarlo Caselli apparso questa mattina (qui) sulla gazzetta delle procure (intendo il Fatto quotidiano), abbiamo capito che il mondo è ormai cambiato. Al posto dei “caporali” di Totò e dei “quaquaraquà” di Sciacia ci sono due nuove categorie: da una parte i cattivi maestri e dall’altra i bravi bidelli.
Il capo della procura torinese, come aveva fatto Bendetta Tobagi alcuni giorni fa su Repubblica(qui), lamenta la reazione della rete alla notizia della scomparsa improvvisa dell’ex esponente della Brigate rosse. Non gli va proprio giù che tanti, tra cui molti giovani, abbiano mostrato stima, simpatia, rispetto e attenzione per la storia di un “cattivo maestro” come lui definisce Gallinari. Non sopporta nemmeno chi ha dato prova di piètas. Costoro sarebbero tutti dei «nostalgici irriducibili, pronti ad osannare la lotta armata anche nel nuovo secolo», ha scritto per concludere minacciosamente: «Ancora una volta il silenzio e la contiguità su questi temi sono complici».
Attenzione dunque, anche il cordoglio, non parliamo della partecipazione ai funerali tenutisi a Coviolo presso Reggio Emilia, potrebbe essere considerata elemento probante l’appartenenza ad una possibile, nuova ed immaginaria, banda armata.
Per Caselli, che cita Barbara Spinelli, affranta anch’essa dall’inciviltà del web, si tratterebbe della «patologia che affligge molti italiani, spesso vittime di una perdita di memoria che sconfina nell’amnesia e porta ad una profonda sottovalutazione del pericolo che si corre occultando il passato per la mancanza continuativa di una coscienza etica».
Cosa da fastidio a questi bravi bidelli? La pluralità delle memorie, la ricchezza delle testimonianze, la storia aperta traversata da correnti di pensiero, dibattiti, confronti e contrasti. I bravi bidelli vorrebbero il deserto, quello che chiamano “memoria condivisa”, altrimenti detto storia di Stato, che poi rima con ragion di Stato, verità politica. Aspirano al monopolio del passato che prelude e fonda quello del futuro, ambiscono al controlo delle coscienze, al ministero della verità, ad una società orwelliana dove non c’è posto, prim’ancora che per la molteplicità delle idee, per i fatti stessi, per quella che Machiavelli definiva la realtà effettuale della cosa. Vorrebbero un mondo silenziato, che con la loro neolingua chiamano democrazia.
Per questo hanno istituito le giornate della memoria che attraverso solenni rituali commemorativi cadenzano il cerimoniale istituzionale divulgando un’etica di Stato. Una memoria in bianco e nero che evoca immagini sbiadite di violenza politica e cancella i colori vivi della storia. In questo modo all’oblio dei fatti sociali sovrappongono unicamente la memoria penale, unico presente possibile, finalizzata alla creazione di una nuova topolatria: il culto di luoghi e momenti sapientemente selezionati per rappresentare il sacrificio versato ai valori legittimi.
Emanate le sentenze, sepolti nelle galere o ripresi dall’esilio gli insorti di ieri, deplorati i morti di una parte e decorati quelli dell’altra, elevate le lapidi e innalzati i monumenti, ribattezzate le vie, ai soggetti vivi della storia sostituiscono i testimoni risentiti della memoria.
Ne da ampia prova lo stesso Caselli con il suo linguaggio carico di risentimento e spregevole livore classista quando dipinge il giovane contadino Gallinari, dalle unghie sporche e le mani callose, come un individuo rozzo e volgare. Pensate, da ragazzo quand’era in campagna si cimentava in singolari sfide, «tipo mangiare venti calzoni di fila o stare a torso nudo, sotto un albero, tutta la notte». Che orrore madama la marchesa!
Il giudice torinese sembra ossessionato, mostra di temere Gallinari anche da morto, ha paura che il suo fantasma possa venire turbare la quiete delle sue notti, sospetta che possa reincarnarsi tra qualche No tav, sotto felpe e i cappucci dei giovani che manifestano nelle piazze o tra i migranti che sbarcano sulle rive di Lampedusa.
Gallinari è uno spettro che si aggira nella sua mente, forse per questo tenta di esorcizzarlo attribuendogli altre responsabilità anche dopo la sua scomparsa. Nonostante le circostanze dell’uccisione di Moro siano accertate da tempo (leggi qui), Caselli non esita a seminare il dubbio sostenendo che la sua carriera di brigatista sarebbe «culminata con la spietata esecuzione (forse) del prigioniero Aldo Moro».
E’ indecente Caselli, è un bugiardo perfettamente consapevole di esserlo.
Ma chi è Caselli (Guarda qui)? In passato sia Giuliano Ferrara che Saverio Vertone (importanti dirigenti del Pci torinese) hanno raccontato come esercitasse la sua funzione giudiziaria tenendo riunioni politiche nelle sedi del Pci per concertare una comune strategia antiterrorismo.
Sul Corriere della sera dell’11 dicembre 1994 Vertone spiegava: «I rapporti di Caselli con il Pci erano strettissimi, fino a divenire più avanti nel tempo, statuari, organizzativi. Partecipava alle riunioni dei comitati federali. Forse, ma non ne sono certo, prendeva anche la parola alle riunioni di segreteria: discuteva di politica, naturalmente. Però non dimentichiamoci che allora discutere di politica significava affrontare il problema dell’emergenza terrorismo. Caselli era il rappresentante dell’ “intransigenza democratica”, teorizzava la supplenza della magistratura dinanzi al cedimento degli organismi pubblici. Io e Ferrara concordavamo con lui sulla necessità di mantenere una linea dura».
Leggi qui la testimonianza di Ferrara.
All’insegna di quella che fu la magistratura combattente durante l’emergenza degli anni Settanta, Giancarlo Caselli ha sempre condotto una battaglia su due fronti: quello giudiziario e quello del senso, ovvero sulla visione legittima delle cose da imporre. Appartiene a quel genere di magistrati che pretendono di salvarti l’anima per il mezzo della confisca del corpo.
Non importa che tu sia vivo o sia morto.
Foto tratte dal sito Contropiano.org
Musica : l'internazionale, eseguita da: Patrizio Fariselli-tastiere, Ares Tavolazzi -basso, Giulio Capiozzo -batteria.
Editing : Luciano Granieri.
domenica 20 gennaio 2013
Fiorentina Roma 0-1 la Roma accede ai quarti di Coppa Italia
Ermes Channel
Si lo so che stasera abbiamo pareggiato una strana partita con l'Inter, ma la qualificazione ai quarti di coppa Italia , a Firenze senza Osvaldo, La Mela, Totti, Nico Lopez, meritava un video post, se non altro per il fatto che il Santone Zeman ha rinunciato forse per la prima vota nella carriera al suo proverbiale 4-3-3 per un inedito 3-5-2. E' andata bene, di cuore e di culo....
Luciano Granieri.
sabato 19 gennaio 2013
Masochismo democratico
Luciano Granieri
Aiuto!
Chudetegli l’audio tagliategli la corrente, per favore fateli tacere. Speriamo
che il 25 febbraio arrivi presto, perché non se ne può più delle invasioni su
ogni tipo di media dei leader e leaderini che si insultano e per lo più sparano
cazzate in vista della prossima campagna elettorale. Ciò che indigna maggiormente
è la poca considerazione che questi signori hanno del proprio elettorato.
Bersani, Berlusconi e Monti sostengono di volere il cambiamento rispetto ai
precedenti governi dimenticando che i precedenti governi erano presieduti e
appoggiati da loro stessi . Chi vuole togliere l’Imu, chi mitigarla, chi rimodularla
verso una maggiore beneficio per gli enti locali. Ma l’Imu non è stata creata e votata dagli
schieramenti che oggi vogliono cambiarla?
Credono veramente questi signori che la gente non lo ricordi? I media
sono invasi dalle irriguardose esternazioni di questa insana compagnia . Il nano di Arcore è
ovviamente in pole position a farneticare sullo stravolgimento della
Costituzione, sul complotto delle banche
tedesche ordito ai danni della comunità finanziaria italiana. Non ci risparmia
l’ex presidente del consiglio, siparietti comici come lo spolverio della sedia
di Travaglio a “Servizio Pubblico”, e la
solita litania del pericolo comunista. Monti invece, patetico, cerca di
cavalcare l’onda mediatica, ma è incapace, balbetta, cerca fogliettini
salvifici dove qualcuno gli ha scritto le risposte su temi che lui, economista
sobrio e severo non conosce, come ad esempio le questioni legate ai diritti
civili. Per Bersani, il problema più grande non è mettere
a punto un programma per cercare di assicurare un minimo di giustizia sociale e
lavoro, ma è quello di cercare di vincere anche al senato con ampio margine per
evitare l’apparentamento con Monti. Anche
il magistrato in aspettativa Ingroia calca i palcoscenici mediatici, ma
non appena si esce dl seminato della legalità le risposte si fanno frammentarie
e poco lineari. Sui No Tav Ingoria ha
espresso un giudizio di cui neanche il miglior Veltroni sarebbe capace . Secondo il magistrato è’ giusto che ci sia la
protesta in Val di Susa perché la Tav è un’opera inutile costosa e dannosa, ma
spesso i manifestanti No Tav eccedono tanto che magistrati a cui lo stesso Ingroia esprime solidarietà sono
costretti ad emettere mandati di arresto contro di loro . Ma se uno manifesta,caro
Ingroia, manifesta mica va a fare una
scampagnata! Inoltre dietro il
magistrato siciliano troviamo tutto quel
sotto melma di ex comunisti che hanno gettato a mare simbologia e identità
storica pur di rientrare in Parlamento. Anche Grillo, incurante del fatto che
fra i sui potenziali elettori, ci possa esserci qualcuno consapevole della realtà che ci circonda, continua a confezionare
cazzate a casaccio. Dietro l’eclatanza di ogni espressione alcune
volte emergono scempiaggini come i lusinghieri apprezzamenti su CasaPound, ma
altre volte i concetti possono essere condivisibili. Prendiamo le ultime
affermazioni secondo cui il sindacato è vecchio come i partiti e non
serve più perché le fabbriche devono essere di diretta proprietà di chi ci
lavora . Giusto ma come al solito la smania di dire cose originali, porta il
comico genovese a sbracare. Infatti è comunque necessario che accanto alle
rivendicazioni dei propri diritti nel contesto particolare, agisca un organismo generale composto dagli stessi lavoratori che
rivendichi il ripristino di fatto del contatto collettivo nazionale, che difenda il
dettato costituzionale in merito alle questioni del lavoro e che organizzi il
conflitto quando necessario. Un sindacato così organizzato avrebbe sicuramente
la sua utilità. Certo se l’esempio sono le organizzazioni sindacali della
triplice, utili a difendere i padroni e a disinnescare il conflitto sociale ,
Grillo ha ragione. Comunque sia come sia, fra urla sbraiti, promesse bugie e
contraddizioni, la poca considerazione
mostrata dai leaderini di governo e di lotta verso l’elettorato potenziale è
disarmante. Che concezione hanno questi di coloro i quali dovrebbero
votarli? Credono di abbindolare gente
dalla memoria corta, credulona, facile da impressionare con frasi e gesti a effetto? Forse si, e forse
hanno anche ragione visto che la gente cha ha voglia di essere presa per il culo
ancora abbonda. Beh io non sono fra questi. Votare per chi ti prende in giro credo
che sia il massimo del masochismo democratico.
Appello antifascista e antisionista
Collettivo Boycott Israel (Torino) – per uno stato unico in Palestina
verso il 27 gennaio 2013
NELLE CELEBRAZIONI DEL GIORNO DELLA MEMORIA
RICORDIAMO LO STERMINIO NAZIFASCISTA DEGLI EBREI
E I MASSACRI SIONISTI DEI PALESTINESI
PER LA FINE DELL’OCCUPAZIONE E DELL’APARTHEID
RICORDIAMO LO STERMINIO NAZIFASCISTA DEGLI EBREI
E I MASSACRI SIONISTI DEI PALESTINESI
PER LA FINE DELL’OCCUPAZIONE E DELL’APARTHEID
PER IL DIRITTO AL RITORNO DEI PROFUGHI PALESTINESI
PER UNO STATO UNICO IN PALESTINA IN CUI ARABI ED EBREI ABBIANO UGUALI DIRITTI
“Sono convinto che Israele in quanto Jewish State è un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove.”
Dal libro “Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni”
di Israel Shahak, sopravvissuto al campo di sterminio di Bergen-Belsen
Istituito nel 2000 in Italia, il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, e perciò particolarmente sentita dalle comunità ebraiche in Italia e in altri paesi europei. La scelta della data fa riferimento alla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica il 27 gennaio 1945.
Quest’anno invitiamo tutti gli individui e le realtà antifasciste a intervenire alle iniziative di commemorazione del Giorno della Memoria sottolineando i due seguenti aspetti:
A) ricordare gli eventi del passato deve servire a dare continuità all’antifascismo oggi, cosa che spesso viene platealmente omessa, soprattutto a livello istituzionale (anche nelle celebrazioni del 25 aprile). Ad esempio il Comune di Torino, che il prossimo 27 gennaio terrà una commemorazione ufficiale del Giorno della Memoria, il 15 dicembre scorso ha permesso che un gruppo dichiaratamente fascista, Forza Nuova (a quanto pare si trattava di una ventina di persone), sfilasse per le strade della città, e gli antifascisti che volevano impedire lo squallido evento sono stati caricati dalla polizia.
B) non si può essere coerentemente antifascisti senza essere anche antisionisti : il Sionismo è nato 50 anni prima della seconda guerra mondiale e della Shoah, come progetto coloniale di insediamento e di costituzione di uno “stato per soli ebrei”, ed è stato caratterizzato sin dall’inizio da una logica di guerra e pulizia etnica. La costituzione dello stato di Israele ha continuato, e continua tuttora questa politica, con i massacri a Gaza, l’espropriazione delle terre palestinesi, la costituzione di colonie illegali, l’apartheid in quel che resta dei territori palestinesi, le discriminazioni nei confronti dei cittadini non ebrei di Israele.
Questa politica incontra sempre più l’indignazione di milioni di persone in tutto il mondo e il fallimento degli accordi di Oslo è sotto gli occhi di tutti: è sempre più urgente discutere di un processo di decolonizzazione dello stato sionista e di costituzione in Palestina di un unico paese in cui ebrei e arabi abbiano uguali diritti.
A) ricordare gli eventi del passato deve servire a dare continuità all’antifascismo oggi, cosa che spesso viene platealmente omessa, soprattutto a livello istituzionale (anche nelle celebrazioni del 25 aprile). Ad esempio il Comune di Torino, che il prossimo 27 gennaio terrà una commemorazione ufficiale del Giorno della Memoria, il 15 dicembre scorso ha permesso che un gruppo dichiaratamente fascista, Forza Nuova (a quanto pare si trattava di una ventina di persone), sfilasse per le strade della città, e gli antifascisti che volevano impedire lo squallido evento sono stati caricati dalla polizia.
B) non si può essere coerentemente antifascisti senza essere anche antisionisti : il Sionismo è nato 50 anni prima della seconda guerra mondiale e della Shoah, come progetto coloniale di insediamento e di costituzione di uno “stato per soli ebrei”, ed è stato caratterizzato sin dall’inizio da una logica di guerra e pulizia etnica. La costituzione dello stato di Israele ha continuato, e continua tuttora questa politica, con i massacri a Gaza, l’espropriazione delle terre palestinesi, la costituzione di colonie illegali, l’apartheid in quel che resta dei territori palestinesi, le discriminazioni nei confronti dei cittadini non ebrei di Israele.
Questa politica incontra sempre più l’indignazione di milioni di persone in tutto il mondo e il fallimento degli accordi di Oslo è sotto gli occhi di tutti: è sempre più urgente discutere di un processo di decolonizzazione dello stato sionista e di costituzione in Palestina di un unico paese in cui ebrei e arabi abbiano uguali diritti.
Questa prospettiva viene agitata come uno spauracchio da molti commentatori, mentre è l’unico modo per arrivare alla pace in Palestina: auspichiamo che nelle comunità ebraiche si sviluppi un dibattito che porti sempre più persone a mettere in discussione il Sionismo, così come hanno fatto e stanno facendo molti cittadini ebrei di tutto il mondo.
La lunga tradizione antifascista della comunità, in particolare torinese, la Memoria delle persecuzioni subite con altri soggetti non possono tradursi nel sostegno a Israele, che da decenni opprime un altro popolo, ma possono recuperare le istanze socialiste e di uguaglianza che caratterizzarono lo sviluppo delle comunità ebraiche in passato.
Così come denunciamo la politica estera di guerra e aggressione del governo italiano, volta a opprimere e sfruttare i popoli del sud del mondo per garantire la superiorità economica dell’Occidente, denunciamo e contrastiamo l’alleanza del governo italiano con lo stato sionista.
Preferiamo considerarci tutti/e cittadini/e di un mondo di liberi ed eguali, e batterci per costruirlo.
La lunga tradizione antifascista della comunità, in particolare torinese, la Memoria delle persecuzioni subite con altri soggetti non possono tradursi nel sostegno a Israele, che da decenni opprime un altro popolo, ma possono recuperare le istanze socialiste e di uguaglianza che caratterizzarono lo sviluppo delle comunità ebraiche in passato.
Così come denunciamo la politica estera di guerra e aggressione del governo italiano, volta a opprimere e sfruttare i popoli del sud del mondo per garantire la superiorità economica dell’Occidente, denunciamo e contrastiamo l’alleanza del governo italiano con lo stato sionista.
Preferiamo considerarci tutti/e cittadini/e di un mondo di liberi ed eguali, e batterci per costruirlo.
Il tormentone No Tav
Roberto No Tav Valliera
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