Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 10 marzo 2013

Il triste epilogo della Multiservizi si poteva evitare?

Luciano Garnieri


Il tira e molla cui i lavoratori della Multiservizi  di Frosinone sono stati sottoposti  per anni,   dalle amministrazioni di centro sinistra e  di centro destra, è giunto al tragico epilogo. Il  comune di Frosinone a seguito del maturare di una situazione di grave squilibrio non è più nelle condizioni di prorogare i contratti in scadenza  il 31 marzo con la  Società Multiservizi.  Ciò  che indigna e fa rabbia è che sulla pelle di questi  lavoratori si sono consumate le peggiori  nefandezze  clientelari.  I dipendenti della Multiservizi sono stati usati per i più sordidi  scopi , per alimentare  il proprio bacino elettorale fatto di corposi e costosi consigli di amministrazione  . Che ne è stato di tutti gli impegni presi dai vari amministratori, presidenti provinciali Scalia e Iannarilli l’ex sindaco Marini, l’ex assessore al bilancio Stefania   Martini, il consigliere Parlanti e l’attuale sindaco Ottaviani?  Si ha una vaga idea  dello stillicidio a cui si sono  sottoposte 150 famiglie con le continue richieste consultive presso la corte dei conti, ignorando poi il parere emesso  dall’organismo contabile per cui la via più redditizia era l’internalizzazione dei dipendenti della Multiservizi ? Riescono a capire i vari tecnici, i valenti professori contabili  coinvolti, quali ferite profonde  l’inutilità delle loro dotte elucubrazioni  finanziarie abbia potuto produrre  alla dignità di questi lavoratori? Per non parlare dell’inutilità se non addirittura del danno arrecato da una rappresentanza sindacale che salvo poche eccezioni  ha usato la faccenda per  alimentare i propri locali  interessi di bottega. La prassi è comune   a  tante altre vicende odiose consumatesi ai danni dei lavoratori. Una parte politica prepara il terreno,  l’altra affonda il colpo di grazia. Di solito è il centro destra che crea le condizioni e il centro sinistra assesta il fendente  letale, nella storia della Multiservizi è accaduto il contrario.  Quindi dal primo aprile niente più manutenzione ordinaria degli immobili, niente più erogazione dei servizi cimiteriali, niente manutenzione di parchi ,giardini e dell’arredo urbano, niente servizi a supporto degli asili nido e neanche per  gli scuolabus?  Insomma la città verrà abbandonata a se stessa, perché il dissesto finanziario non permette ai cittadini di Frosinone di vivere in un posto  che garantisca  servizi minimi per una dignitosa convivenza civile? Certo che no. Il comune ha già indetto una gara d’appalto presso  le cooperativa sociali  di tipo “B”  allo scopo di affidare loro la manutenzione della città e l’erogazione dei  servizi ai cittadini. Nel bando di concorso alle società  partecipanti è richiesto di rispettare  il requisito, fra gli altri, di “assumere il personale necessario dal bacino LSU confluito nella società Frosinone Multiservizi S.p.A. in liquidazione”  Che vuol dire personale necessario?  Quale è  il numero di addetti necessari ? Uno? Cento? Nessuno? E soprattutto chi avrà i requisiti giusti? E’ morale sottoporre delle  persone sfruttate  per diciassette anni con stipendi da fame al supplizio di  questa eventuale drammatica riffa che ben che vada assicurerà a pochi uno stipendio per solo 5 mesi ?  Ma la spending review  ha le sue ferree regole per cui più si può licenziare in troco e meglio è, più si possono  alimentare gli interessi privati e finanziari  e più si viene giudicati amministratori virtuosi. Il comune non ha i soldi  per cui non può rinnovare i contratti con la Multiservizi?  Segua il consiglio della corte dei conti esca dalla Società Aeroporto di Frosinone  una società che per i giudici contabili andava chiusa da tempo. Ceda  le azioni di questa macchina mangia soldi pubblici in suo possesso,   il ricavato dovrebbe ammontare a oltre 267.540 euro, centesimo più centesimo meno. A quanto ammontano o gli oneri concessori da riscuotere per le ampie porzioni di territorio cedute ai grandi muratori  sia dalla giunta Marini che da quella Ottaviani?  A svariati milioni di euro, altro che  dissesto finanziario!  Se veramente esistesse una opposizione vera e senza scheletri nell’armadio nell’attuale consiglio comunale, pretenderebbe l’istituzione di  una commissione di inchiesta che indaghi sulla legittimità di certi debiti e sui motivi per cui certi crediti non siano stati riscossi. Se esistesse questa opposizione pretenderebbe che l’iter per l’assegnazione degli appalti alle cooperative sociali di tipo “B” sia verificabile on line da tutti i cittadini. Poiché , e questo è un dato ormai assodato,  la cessione a privati di determinati servizi è più costosa della gestione diretta a carico del comune,   è quantomeno sospetta la  solerzia con cui l’amministrazione comunale, in regime di dissesto finanziario,  vuole sperperare soldi nel coinvolgere enti privati licenziando in tronco chi potrebbe svolgere in modo più economico lo stesso lavoro . Una opposizione seria, ma anche associazioni movimenti attivi nella città dovrebbero pretendere queste risposte è un impegno che tutti noi  dovemmo prendere per assicurare una dignitosa convivenza civile ma soprattutto perché  lo dobbiamo ai lavoratori della Multiservizi.

Di seguito pubblichiamo il link al bando del comune



E' possibile accedere a tutti i post relativi alla Multiservizi cliccando sul seguente link
MULTISERVIZI


Legittimo Impedimento

Luciano Granieri


Mentre il Pd non rappresenta il mondo del lavoro, né coloro i quali chiedono  una decente distribuzione del reddito, né chi vorrebbe scuola e sanità pubbliche, mentre il M5S non rappresenta chi veramente vorrebbe cambiare il  desolante quadro sociale imposto dalla dittatura del mercato, gli italiani  che tirano avanti con sotterfugi e imbrogli,   che vedono nel denaro l’unico valore utile per decretare il proprio successo, che considerano fessi colori i quali rispettano le regole della convivenza civile, che concordano sul fatto che con la cultura non si mangia, quelli che da bambini hanno sterminato eserciti di nonni per giustificare il fatto di non avere fatto i compiti,  quelli che sono allergici al rispetto dei diritti degli altri, mentre sono intransigenti nel reclamare i propri privilegi…..ecco quei  settemilioni e trecentomilla italiani   sono gli unici a poter vantare uno che li rappresenta veramente in Parlamento. Silvio Berlusconi.  E' a loro e a tutta la masnada di giannizzeri e servi che siedono in Parlamento solo grazie ai servigi che rendono al CIECO DI ARCORE, che dedichiamo la clip qui sotto.
Buona visione.

sabato 9 marzo 2013

Dallo stallo alla stalla

Luciano Granieri


Come nelle migliori tradizioni dei partiti moderni anche il Movimento 5 stelle ha il suo cognato eccellente. Dopo  Pillitteri, cognato tangentista  di Craxi, già sindaco di Milano e  Tulliani cognato immobiliarista di Fini, oggi al centro delle bocche di fuoco dei media c’è la cognata di Grillo Nadareh  Tadjik. Sulla  parente grillina  penderebbe l’ignominia di comparire in tredici società aperte dal collaboratore di Grillo,  Walter Vezzoli,  una sorta di Mangano “demafizzato” ,  autista  e  factotum del comico genovese . Tali attività, con sede  in Costa Rica, paradiso fiscale all’epoca dei fatti, avevano  lo scopo di gestire diversi  affari fra cui   l’apertura di un resort  di lusso con tutti i  benefici, sopratutto fiscali,  del caso. Per conoscere più a fondo la vicenda invito  a leggere  l’Espresso, personalmente la cosa mi interessa il giusto. Del resto, checché i militanti del M5S ne dicano,  i loro capi sono esperti e navigati frequentatori dei salotti finanziari collaterali a quelle lobby che si propongono di combattere. Gianroberto Casaleggio, socio di Grillo e creatore del Movimento 5 Stelle,  è a capo della Casaleggio Associati, un’impresa di punta del web marketing che ha sviluppato una rete di relazioni e partenrship  con confindustria, con lobby italiane come Aspen, o internazionali come l’American Chamber of Commerce. Dunque non dovrebbe sorprendere   che anche i guru puristi della rete possano  avere   le mani in pasta in qualche affaruccio border line. Questo per dire che nella tanto sbandierata diversità qualche analogia con i comitati elettorali che si vorrebbe mandare a casa c’è, compresa la sciagurata abitudine di sparare cazzate sui fascisti buoni.  E figuriamoci se i giornali dei partiti, o emanazione dei  partiti non ci inzuppano il pane. “A chi tocca non si ingrugna” dice un vecchio detto popolare,   per cui ecco che anche al Movimento 5 stelle tocca sopportare il suo bravo scandaluccio.  Quest’ultimo episodio, relativo  al  movimento della premiata ditta Grillo-Casaleggio &C.  come potrà influire sulla possibilità di formare un governo?  Inasprirà ancora di più l’intransigenza grillesca?  Rafforzerà il fronte dialogante piddino,  o la parte dei demcorat favorevole all’inciucio con Berlusconi?  E il cieco di Arcore come reagirà? Innescherà la macchina del fango alimentata dai  suoi immondi giornaletti per attaccare il Movimento 5 Stelle?  Mistero. L’unica cosa certa è che il presidente Napolitano invoca un governo.  Soprattutto dopo che l’associazione a delinquere, agenzia di  rating Finch, ha declassato l’Italia    da A, a  + Bbb.  Per Napolitano è fondamentale che qualcuno si prenda la responsabilità di portare avanti il programma lacrime e sangue che la troika europea, sotto dettatura dei potentati finanziari, ha messo a punto per l’Italia. Dunque non importa che sia un governo del presidente, del Papa, del camerlengo,   del faccendiere,  o del boss mafioso , non importa che sia un governo di minoranza,   di desistenza,   di inconsistenza,   di astinenza, o di incontinenza,  l’importante  è che si faccia al più presto e senza certe strambe idee di rinegoziazione dei trattati europei. Ma  si uscirà dallo stallo?  E come se ne uscirà? Questo è il dilemma che riempie le pagine dei giornali del web e le TV. Personalmente sono convinto che alla fine la soluzione si troverà. Basta considerare quali sono gli interessi reali delle forze che hanno ottenuto i maggiori consensi elettorali. Il Pd, ha tutto l’interesse a formare un governo con a capo Bersani, ossia il leader  scelto democraticamente dai militanti. Ciò  per  evitare di sputtanare l’alto esercizio democratico e partecipativo delle primarie   e per invertire la tendenza per cui il Partito Democratico non ha mai espresso un presidente del consiglio,  eletto dai cittadini,  interno al Partito. D’Alema non è stato eletto, Prodi non era esponente del Pd. Il Pdl ha interesse a partecipare ad un governo,  qualsiasi esso sia,  l’importante è assicurare al suo capo afflitto da problemi giudiziario-oculistici, una carica che gli consenta di arginare la devastante onda giudiziaria che lo sta per investire. Il Movimento 5 stelle ha interesse a rimanere all’opposizione da cui potrebbe continuare a strillare “tutti a casa” senza così deludere l’amalgama informe del suo elettorato, senza mettere la faccia su un esecutivo che dovrà continuare l’opera di devastazione sociale che ci chiede l’Europa dei banchieri  e  senza impegnare i propri inadeguati eletti nell’estenuante compito di inventarsi leggi, o diventare ministri.  Quale potrà essere la soluzione atta a realizzare questo scenario?  Semplice il via libera ad un governo Bersani, basato sui  ben noti otto punti che dovevano piacere ai grillini, da realizzarsi  grazie all’astensione del Pdl e con il voto contrario del Movimento 5 Stelle. In questo modo il Pd guiderebbe il  Paese   scongiurando   le accuse di aver cercato l’inciucio con Berlusconi. L’astensione piddiellina  dovrebbe essere sufficiente a scongiurare l’ignominia. Il Pdl, pur  in disaccordo con il programma dei democratici, potrebbe giustificare l’astensione come necessaria. E’ infatti grazie a questo enorme sacrificio di responsabilità che il Popolo delle libertà risulterebbe  il salvatore della Patria e salvatore del culo del suo capo al quale almeno uno misero scranno di presidente del Senato andrebbe  assicurato. A ben vedere  non è che la legge sul conflitto di interesse proposta dal Pd nei suoi otto punti sia così punitiva, è una riedizione della legge Frattini in cui non è prevista alcuna ineleggibilità del titolare delle imprese oggetto del conflitto,  sarà un caso?   Il Movimento 5 Stelle,  dai banche dell’opposizione,  potrà aprire il Parlamento come una scatola di tonno, facendo attenzione però che i propri eletti non ci finiscano dentro tentati da qualche prebenda extra elargita all’insaputa dei capi. Saranno duri e puri ma anche loro tengono famiglia.  Questa mia previsione si avvererà, o è farneticazione pura?  Chi vivrà vedrà. Di una cosa sono certo e mi sento di rassicurare tutti coloro che temono la rivolta di piazza provocata dall’attuale disperazione sociale e dal vuoto governativo.   Un popolo che si tiene per venti anni Mussolini, mal sopporta il dono di libertà che la lotta partigiana  gli ha regalato e continua a incensare  Berlusconi è talmente pigro e inetto  che al solo pensiero di scendere in piazza accende la TV e scarica la sua rabbia prendendo le parti di uno dei tronisti  di “Amici” e inveendo contro il suo avversario .  E’ così che lo stallo è destinato a risolversi nel merdaio di una stalla.

Ascensore inclinato si blocca: 5 persone salvate dai Vigili del Fuoco

fonte: http://ciociaria.ogginotizie.it

Frosinone – Paura questo pomeriggio all’interno dell’ascensore inclinato di Frosinone rimasto bloccato a metà percorso a causa della rottura di una corda di acciaio che alimentava il funzionamento dello stesso. All’interno della cabina erano presenti tre adulti, una bambina ed un neonato. Il fatto è avvenuto poco dopo le 16 e le persone che si trovavano all’interno hanno subito chiamato Polizia e Vigili del Fuoco di Frosinone rimanendo all’interno dell’ascensore per circa 20 minuti fin quando non sono stati tratti in salvo dai pompieri che hanno raggiunto la cabina tramite le scale laterali di emergenza forzando la porta d’accesso. L’ascensore è stato chiuso e dichiarato non fruibile in attesa di manutenzione. L'assessore comunale Fabio Tagliaferri si è subito attivato convocando per domani una riunione urgente al fine di comprendere le cause di quanto accaduto e provvedendo subito a disporre la manutenzione dell'ascensore. Già in serata il comune ha rassicurato la cittadinanza (come riportiamo in altro articolo) confermando che da domani, domenica 10 marzo, l'ascensore inclinato sarà nuovamente attivo a seguito di alcuni controlli effettuati nel pomeriggio che ne garantiscono la fruibilità

 .

Ovviamente la clip andrebbe aggiornata con le immagini almeno dell'attuale sindaco Nicola Ottaviani e del suo assessore Fabio Tagliaferri. La funiculì  funiculà frusinate è un bel monumento bipartizan all'inefficienza e al pressapochismo amministrativo . Già domani assicura l'assessore l'ascensore tornerà  di nuovo funzionante. Sarà ma io andrei a piedi. 
Luciano Granieri.

venerdì 8 marzo 2013

Combattiamo i sintomi per debellare la malattia

Luciano Granieri


   Mercoledì mattina altri tre lavoratori sono stati trucidati a Perugia  dal capitalismo finanziario. A morire, vittima di un’arma da fuoco innescata dalla disperazione,  è stato  Andrea Zampi piccolo imprenditore umbro, il quale, sconvolto  per non aver ricevuto un finanziamento dalla Regione necessario al prosieguo della sua attività, prima di uccidersi ha rivolto la sua rabbia verso due impiegate della Regione Umbria  uccidendole. Così sotto i colpi di quella pistola innescata dalla disperazione sono cadute altre due vittime. Daniela Crispolti, 46 anni lavoratrice precaria e Margherita Peccati 61 anni, in attesa di raggiungere la sospirata pensione dopo decenni passati  a lavorare sodo e rendersi utile alla comunità. Le due dipendenti regionali, fra l’altro, non avevano nulla a che fare con la richiesta degli aiuti avanzata  da Andrea Zampi. Questo ennesimo esito drammatico e luttuoso è la conseguenza della strategia della frantumazione classista, principale e più atroce arma  a disposizione del capitalismo finanziario. Dividere e porre l’uno contro l’altro, i dipendenti privati e i dipendenti pubblici, il lavoro dipendente dalla piccola imprenditoria, è un sistema che consente al capitale finanziario di disgregare, o ancora meglio,  di impedire la coesione del mondo del lavoro. La violenta reazione disperata di un lavoratore piccolo imprenditore  si è rivolta verso altre lavoratrici, quando   colpevole della precarietà sociale è l’attuale sistema capitalistico ultra liberista. Né è sufficiente prendersela con la burocrazia e l’indifferenza della politica tesa ad assicurarsi privilegi e prebende a scapito dei cittadini lavoratori attraverso un perfetto sistema di illegalità diffusa radicata fin nei gangli amministrativi più periferici. I comitati elettorali con la loro rete di corruttele e la loro vorace e famelica avidità di denaro pubblico, sono solo una parte dell’apparato, infatti  la complessa ed efficiente macchina da guerra capitalista è ben strutturata . Oltre   ai partiti politici -sostanziosamente foraggiati sia per legiferare nell’interesse del capitale, sia per addormentare la rivolta sociale - figurano le più importanti organizzazioni sindacali  -  necessarie  a disperdere e neutralizzare i conflitti -   e particolari movimenti di protesta che hanno il compito di indirizzare  la rabbia   di una collettività  sempre più depredata della ricchezza che produce con il proprio lavoro, verso altri obbiettivi lontani dall’insidiare il sistema ultra liberista. E’ il caso del Movimento 5 Selle in Italia, e di  formazioni neo naziste e fasciste in Europa. Dunque, come già più volte espresso in altri post,  una soluzione efficace passa attraverso la lotta al sistema capitalista ultraliberista  messa in atto da una rinnovata classe lavoratrice che comprenda al suo interno lavoratori dipendenti, privati e pubblici, nonché artigiani e piccoli imprenditori. Purtroppo l’esito delle ultime elezioni politiche ha determinato l’ulteriore marginalizzazione, fino quasi alla scomparsa,  di quelle forze   che si erano proposte agli elettori proprio presentando queste argomentazioni all’interno del proprio programma. Mi riferisco al Pcl e al Pdac. Oserei dire anzi che la scelta di partecipare alle elezioni ha prodotto il dissolvimento   dalle ragioni della lotta al capitalismo nel  melmoso acquitrino alimentato dalle forze del capitale  composto  dai  soliti falsi luoghi comuni dell’anacronistico e desueto  vetero -comunismo,     provocando invero  la totale destrutturazione e delegittimazione della lotta al capitalismo stesso.  Dopo anni passati a promuovere la lotta anticapitalista con manifestazioni, convegni e partecipazioni elettorali  ci si rende conto che il messaggio non è compreso da una collettività che la crisi ha reso meno coesa e molto più propensa ad accettare l’uovo, anzi il guscio d’uovo, oggi - rappresentato da un piccolo lavoro precario magari ottenuto con comportamenti poco ortodossi, o da una bolletta pagata - piuttosto della gallina domani, incarnata nella costituzione di una  società più giusta liberata dal giogo del capitalismo finanziario.  E’ dunque necessario cambiare strategia e concentrarsi prima sui sintomi della malattia per poi un giorno attaccare i veri agenti patogeni del morbo.  Su queste basi Aut ha deciso di riprendere il discorso sulla promozione della legalità, della rivalutazione dei valori costituzionali. Stiamo mettendo a punto un programma che prevede il coinvolgimento dei giovani nelle scuole, e di tutta la società civile in un percorso di formazione e di educazione alla legalità che comincia dai singoli comportamenti personali, proseguendo con l’analisi di atti amministrativi della nostra città in cui è palese  il processo illegale e clientelare. Insieme ad  altri compagni stiamo prendendo contatto con  esperti nel settore che potranno darci una mano nel perfezionare e rendere esecutivo questo progetto. Se la l’assuefazione culturale all’illegalità, la trasformazione del diritto in privilegio, la corruzione,  sono alcuni dei sintomi del sistema capitalistico, cominciamo ad attrezzarci per debellarli.  Combattendo sintomo per sintomo,  un giorno si arriverà a sconfiggere  la malattia nella sua totalità e riusciremo finalmente a liberarci della dittatura del capitalismo finanziario. 

I comunisti resistono


Coordinatore della Segreteria del PdCi di Frosinone
Della Posta Oreste


Si è tenuto la riunione del Comitato federale dei Comunisti Italiani della provincia di Frosinone per analizzare il risultato elettorale avuto nelle recenti elezioni regionali e politiche.
Dopo un’approfondita analisi e discussione, è emerso che:
1)      L’insuccesso elettorale della lista Ingroia è dovuto in primo luogo alla esplosione del consenso verso Grillo che ha catalizzato i voti di protesta; in secondo luogo dal voto utile verso il Pd e dalla mancata esposizione nei mass media del programma elettorale di Ingroia;
2)      Il risultato elettorale, pur se non soddisfacente, rappresenta la percentuale più alta di consenso nella regione Lazio con il 2,39%; questo sta a dimostrare che il consenso deriva da un lavoro politico effettuato sul territorio;
3)      Il comitato federale ha ringraziato il compagno Ugo Moro per lo sforzo durante la campagna elettorale che gli ha permesso di raggiungere il secondo posto per preferenze nel Lazio tra i candidati dei Comunisti Italiani;
4)      Il comitato federale ritiene opportuno rilanciare il partito in tutta la provincia con l’obiettivo di realizzare l’unità dei comunisti come strumento di difesa dei lavoratori e dei cittadini.
Il comitato federale lancia un appello a tutti i comunisti della provincia affinché si costituiscano in tutti i comuni sezioni di comunisti pronti a ripartire per creare un unico grande partito comunista. Inoltre ringrazia il compagno Ingroia per l’impegno durante la campagna elettorale e per la sua voglia di cambiare l’Italia con onestà, competenza e trasparenza.

mercoledì 6 marzo 2013

8 marzo Unità degli uomini e delle donne lavoratrici contro il capitalismo!


dichiarazione della

Segreteria internazionale delle donne
Lit-Quarta Internazionale




Sul fronte della guerra civile in Siria, nelle mobilitazioni di Piazza Tahrir, negli scioperi e nelle manifestazioni in Europa, nella sollevazione indignata contro gli stupri in India, ci sono migliaia e migliaia di donne lavoratrici che hanno spezzato le barriere dell’oppressione, il divorzio costruito ad arte fra la donna e la politica e dimostrato che il posto delle donne è nella rivoluzione.
Con e senza velo le donne arabe sono nelle strade come parte attiva della rivoluzioni del nord-Africa e del medio Oriente. In Europa non è diverso: nello sciopero generale del 14 novembre, nelle lotte contro gli sfratti, nello sciopero radicale delle Asturie, nei movimenti dei giovani disoccupati e nelle lotte studentesche, le donne combattono fianco a fianco con gli uomini nella resistenza contro i piani di austerity.
In India le strade sono state invase dalle proteste contro la violenza sulla donna. A Nuova Delhi, una ragazza di 23 anni è stata vittima di un brutale stupro al ritorno da una passeggiata con un amico. È stata aggredita e violentata dentro un autobus, quindi lanciata in strada dal veicolo in movimento. Il 29 dicembre, 13 giorni dopo lo stupro, la ragazza è morta in un ospedale di Singapur.
Il crimine, che non è stato un atto isolato, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione diventata insopportabile: fra i delitti più in crescita in India, sette su dieci hanno le donne come vittime, e lo stupro è in cima alla lista. Uno studio del 2010 rivela che l’80% delle donne ha già subito molestie verbali a Nuova Delhi e un terzo ha subito violenza sessuale, (The New York Times, 8/4/2011).
La novità è che questa volta, spinti da questa situazione generalizzata, uomini e donne sono scesi nelle strade, facendo uscire dalla “sfera privata” un problema sociale che affligge migliaia di donne in tutto il mondo. Le mobilitazioni hanno acquisito un carattere politico, mettendo in discussione le risposte insufficienti del governo e della polizia.
In America Latina, scontrandosi con le pressioni conservatrici della chiesa, le donne dell’Uruguay hanno ottenuto, grazie alle loro mobilitazione, la depenalizzazione dell’aborto che, nonostante tutti i limiti che ha, costituisce un grande conquista che deve servire da esempio a tutto il continente.
Sul fronte degli attacchi
Contraddicendo la forte propaganda ideologica secondo cui il maschilismo sarebbe terminato, i dati mostrano che l’oppressione della donna continua. Uno studio dell’Onu rivela che il 70% dei poveri sono donne (Studio Imbroglio di Genere: Donne, Violenza e Povertà – 2010)
In tempo di crisi la situazione è peggiorata. Secondo lo studio dell’Oil (Tendenze Mondiali del lavoro fra le donne – Oil 2013) la crisi economica mondiale ha lasciato senza lavoro 13 milioni di donne. In Europa, le donne sono il bersaglio preferito degli attacchi dei governi. Esse sono la maggioranza nei lavori del servizio pubblico (costituiscono l’85% nel settore della salute e dell’istruzione), che è tra i più attaccati dai piani di austerità. Tra il 2011 e il 2012, l’istruzione ha subito un taglio di 2,3 miliardi di euro nel bilancio europeo.
Le differenze salariali sono cresciute con la crisi. Il doppio delle donne rispetto agli uomini riceve il salario minimo. In Portogallo la disuguaglianza salariale tra uomini e donne è aumentata del 4,4% tra il 2007 e il 2010. (Per l’inclusione di una prospettiva di genere nella Commissione di revisione contabile e sul debito pubblico – Studio pubblicato nel gennaio 2013 dalla Campagna Femminista Anti Austerità).
Il doppio lavoro femminile è mostrato anche nei dati. Uno studio dell’Ocse del 2011, mostra che le donne dedicano in media quattro ore al giorno in più degli uomini al lavoro domestico e, inoltre, che sono quelle che maggiormente risentono dei tagli in materia di diritti sociali e servizi pubblici, dato che esse sono le “responsabili” della cura della casa e della salute della famiglia.
Le politiche volte a sostenere la gravidanza e la maternità, il diritto all’aborto, vengono costantemente attaccati. Cosa che è particolarmente grave in un contesto sociale in cui la vita è più difficile per le donne, in particolare per le madri. Per le ragazze madri il rischio di povertà è del 34% mentre per i padri single è praticamente nullo. (Per l’inclusione in una prospettiva di genere nella Commissione di revisione contabile e sul debito pubblico – Studio pubblicato nel gennaio 2013 dalla Campagna Femminista Anti Austerità).
Contemporaneamente, esiste una campagna ideologica di settori conservatori, che propongono come soluzione alla crisi e alla disoccupazione il ritorno delle donne alla casa.
La spiegazione di tutto questo sta nel fatto che il capitalismo ha bisogno di imporre un nuovo modello di sfruttamento mondiale, smantellando completamente le conquiste sociali della classe lavoratrice europea nel tentativo di superare la crisi economica.
Violenza domestica e sessuale
Le conseguenze di questo sistema diseguale e ingiusto, non sono solo economiche per le donne. Vi è una profonda degenerazione morale della società, il denaro vale più delle persone, la vita vale molto poco e le donne sono sempre più merce da vendere e comprare.
È nel contesto di un sistema che incoraggia quotidianamente una visione delle donne come proprietà degli uomini che la violenza domestica e i reati sessuali, le molestie, lo stupro e il traffico di persone, hanno raggiunto livelli allarmanti. Secondo l’Onu, un miliardo di donne subisce maltrattamenti o abusi nell’arco della loro vita.
Le donne giovani sono le principali vittime di reati a sfondo sessuale. Il traffico di esseri umani è una forma barbara di violenza con cui giovani donne vengono ridotte in schiavitù sessuale. Per la borghesia è un business redditizio. Secondo i dati dell’Oil, si calcola che la tratta di persone smuove profitti per 32 miliardi di dollari all’anno.
Tutto questo si verifica grazie alla negligenza e, spesso, alla complicità dei governi capitalisti. Il caso della scomparsa di Carolina Garzón giovane militante della Lit è un esempio di ciò che accade a migliaia di donne in tutto il mondo. La nostra compagna colombiana è scomparsa in Ecuador il 28 aprile dello scorso anno. Quasi un anno dopo, la polizia ecuadoriana vuole archiviare le indagini, argomentando, senza prove, che la giovane sarebbe accidentalmente caduta in un fiume, annegando. Come Carolina, migliaia di donne in tutto il mondo sono scomparse, vittime della barbarie capitalista.



Qual è la via d’uscita?
La borghesia, consapevole del ruolo del maschilismo nella società capitalistica, incoraggia questa ideologia reazionaria che divide la classe lavoratrice e stimola la sottomissione ed il servilismo delle donne.
Al contempo, settori borghesi cercano di disputare la direzione delle lotte delle donne, Dando un volto nuovo alla vecchie risposte riformiste, organizzazioni come la Marcia mondiale delle Donne propagandano dappertutto la cosiddetta “teoria della conquista del potere”, secondo cui il raggiungimento di posti di potere da parte delle donne, come nel caso di Angela Merkel, Cristina Kirchner e Dilma Rousseff, rappresenta la soluzione per i problemi delle donne stesse. È la vecchia proposta della “sorellanza delle donne”, vale a dire le donne unite nella lotta contro gli uomini possono liberarsi dal patriarcato.
Nel frattempo, le donne lavoratrici di questi Paesi governati da donne, continuano nella povertà. E, inoltre, queste donne a capo di governi, dirigono l’applicazione dei piani di austerità.
Uomini e donne della classe lavoratrice uniti contro il capitalismo e il maschilismo
Ogni lotta dei lavoratori per il più basilare diritto è importante e deve essere permanente, dal momento che nessuna conquista è definitiva in questo sistema. In un momento di crisi internazionale, ciò è ancora più vero, Il supersfruttamento si abbatte violentemente sui settori oppressi, fra cui le donne. Ma non tutte, in quanto vi è una distinzione tra di loro: quelle che attaccano e quelle che sono attaccate.
Benché subiscano l’oppressione, le donne borghesi o quelle che ricoprono alte cariche di governo non sono nelle stesse condizioni delle lavoratrici; non subiscono lo sfruttamento, tuttavia contribuiscono allo sfruttamento delle lavoratrici.
Le donne che sono in prima linea e che hanno partecipato attivamente nelle mobilitazioni in corso sia in Europa che nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, sono le lavoratrici.
Le lavoratrici possono praticare momentaneamente con le donne borghesi l’unità d’azione in difesa di qualche diritto democratico, come ad esempio il diritto all’aborto. Ma questi accordi si romperanno immediatamente non appena si scontreranno con i limiti del capitalismo.
È per questo che l’unita strategica delle donne lavoratrici è quella con la propria classe, l’unica in grado di sconfiggere il capitalismo e promuovere le condizioni di una società socialista, che a sua volta aprirà la strada per la realizzazione della piena eguaglianza.
Gli uomini lavoratori che praticano atti di maschilismo e difendono questa ideologia finiscono, più o meno consapevolmente, per difendere i padroni. Quando un lavoratore smette di praticare atti machisti e assume le rivendicazioni contro l’oppressione, indebolisce l’obiettivo dei padroni di dividere per sfruttare.
Ad ogni diritto che viene strappato alle donne il capitalismo commette un sopruso in più ai danni dei diritti di tutta la classe. Il maschilismo favorisce solo la borghesia. Per questo le organizzazioni dei lavoratori debbono assumere come proprie le rivendicazioni delle donne; in caso contrario, le donne resteranno in balia delle alternative frontepopuliste che condurranno le loro lotte alla sconfitta.
In questo 8 marzo, la Lit-Quarta Internazionale fa appello a tutte le donne lavoratrici affinché si organizzino e lottino insieme agli uomini della loro classe per la difesa di tutti i loro diritti e le invita a sommarsi alla costruzione del partito rivoluzionario, strumento centrale nella lotta per sconfiggere il capitalismo e costruire il socialismo, unica strada per porre fine ad ogni tipo di oppressione e sfruttamento.


Video a Cura di Luciano Granieri