Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 8 maggio 2013

Cos'è l'Osservatorio Peppino Impastato

Osservatorio Peppino Impastato Frosinone

 L’osservatorio Peppino Impastato nato nel 2007 persegue il fine esclusivo della solidarietà sociale, umana, civile e culturale. Attraverso lo studio, l’analisi e la ricerca volte ad ottenere una approfondita conoscenza di fenomeni di illegalità, di ingiustizia, di emarginazione che si formano , si sviluppano e si manifestano sul territorio.
L’ Osservatorio, promuove, lo sviluppo e la pratica di una cultura della legalità, dell’impegno, della responsabilità, della partecipazione contro tutte le illegalità, la corruzione, le mafie, le ingiustizie, le emarginazioni, promuove l’elaborazione e la pratica di un’etica dell’impegno e della responsabilità in grado di incidere sui comportamenti della vita quotidiana, la creazione di reti e strutture sociali che, rafforzando il tessuto sociale e civile, costituiscono il principale strumento di difesa e riscatto del territorio dalla pervasione dei fenomeni mafiogeni e criminali in genere, la promozione ed il perseguimento di forme sempre più estese e diffuse di partecipazione e cittadinanza attiva per i controllo e il rafforzamento delle istituzioni democratiche repubblicane da parte dei cittadini.

L’Osservatorio opera su vari piani

Conoscitivo, per avere una conoscenza adeguata dei fenomeni criminali e della realtà in cui si formano e si sviluppano.

Culturale, educativo ed etico, per agire sui comportamenti della vita quotidiana, costruire una cultura della convivenza, sperimentare una prasi non violenta, elaborare e praticare un’etica dell’impegno e della responsabilità.

Sociale, per costruire e rafforzare il tessuto della società civile, creando reti di infrastrutture sociali, per sottrarre il territorio alla signoria criminale

Politico, per sviluppare le forme di partecipazione e di controllo delle istituzioni, per fronteggiare i processi di legalizzazione dell’illegalità; la pubblica amministrazione non diventa una casa di vetro unicamente per il fatto che c’è una legge, ma anche attraverso un impegno bilaterale degli eletti e degli elettori, attivando i cittadini.

Economico, per contribuire a sviluppare l’economia legale ed eticamente finalizzata al soddisfacimento dei bisogni, respingendo l’identificazione economia-mercato come unica soluzione i ogni problema, vera e propria idolatria del mercato  attualmente imperante, che condanna la società a perpetuare le sue ingiustizie di fondo.

L’Osservatorio vuole essere il luogo, o meglio il laboratorio in cui, con il concorso delle persone che già hanno offerto la loro collaborazione e di quanto in futuro vorranno partecipare, si osservano i fenomeni illegali, corruttivi, le mafie dai più diversi punti di vista, si costruiscono modelli di interpretazione e di conoscenza, si sperimentano percorsi di sensibilizzazione e di coinvolgimento di pezzi significativi della società a cominciare dai giovani, dalle scuole, si promuovono iniziative di mobilitazione dell’opinione pubblica. Un laboratorio aperto a tutti; giovani,adulti e anziani;  tutti coloro che vogliono  mettere a disposizione la propria esperienza e il proprio sapere per elaborare e attuare strategie di prevenzione e di contrasto capaci di sradicare la corruzione, l’illegalità, le mafie, dal territorio, dal tessuto sociale, dalla testa e dal cuore della gente


Il regresso dell'Imu

Roberta Carlini. fonte http://www.sbilanciamoci.info


Intervenendo d'urgenza sulla tassa sulla casa, il governo Letta fa un triplice errore: spostando risorse dai più poveri ai pià ricchi, dai più giovani ai più vecchi, dalle periferie al centro. Senza con questo aiutare l'economia. A chi giova?
Costosa, inutile e dannosa. La prima manovra economica del governo Letta-Alfano, oltre a consegnare un plateale successo politico a Silvio Berlusconi – che vede la sua bandierina elettorale trasformata in decreto legge, il primo del neonato esecutivo – si colloca al di fuori di qualsiasi logica economica e al centro di un disegno redistributivo preciso: di censo (dai più poveri ai più ricchi), generazionale (dai più giovani ai più vecchi), territoriale (dalla periferia al centro).
Gli effetti redistributivi
Non è ancora chiara la sorte finale dell'Imu, visto che quella di giugno è solo una “sospensione”. Una parte della coalizione che sostiene il governo chiede che a regime l'Imu sparisca del tutto, e anzi che sia restituita anche quella pagata nel 2012; un'altra parte che sia tolta solo sulle prime case. Per comodità, ragioniamo sulla seconda opzione, che costerebbe alle casse pubbliche 4 miliardi di minori entrate. La vulgata vuole che, poiché sono moltissimi gli italiani proprietari di case, ci guadagnino quasi tutti. Ma andiamo a vedere i numeri. Secondo un rapporto sugli Immobili in Italia delle Agenzie del Territorio e delle Entrate, dei 41,5 milioni di contribuenti italiani, il 59% (26,4 milioni) è proprietario di un immobile. Il che già esclude dal beneficio dei tagli all'Imu più del 40% dei contribuenti italiani: non hanno immobili, dunque sono presumibilmente nella fascia più povera della popolazione. Tra coloro che hanno un immobile come prima casa, poi, non tutti sono tenuti al pagamento dell'Imu, poiché per le fasce più basse di reddito le detrazioni azzerano l'imposta: considerando anche questi ultimi, si viene a scoprire che circa la metà delle famiglie italiane non paga l'Imu (vuoi perché non ha la casa, vuoi perché le detrazioni annullano del tutto l'imposta).
Tra coloro che invece sono tenuti a pagarla, com'è invece la distribuzione del reddito? Secondo i calcoli fatti dagli economisti Bordignon, Pellegrino e Turati, al primo decile della distribuzione ci sono solo il 26,4% d famiglie con Imu “positiva” (cioè tenute al pagamento dell’imposta), e tale percentuale cresce al crescere del reddito fino ad arrivare al 78,7% dell’ultimo decile. Di fatto, più della metà del gettito Imu prima casa viene dai tre scalini più alti della scala della distribuzione, insomma, da coloro che guadagnano di più. (Massimo Bordignon, Simone Pellegrino e Gilberto Turati, “Effetto Imu”, lavoce.info. Si veda anche Bordigon, “Se la felicità è tagliare l’Imu"). Una abolizione pura e semplice dell'Imu prima casa potrebbe sì alleviare il peso fiscale su una parte di famiglie non benestanti, ma di certo avvantaggerebbe in modo più che proporzionale quelle più ricche.
L’effetto redistributivo generazionale è ancora più preoccupante, e smentisce clamorosamente le buone intenzioni dichiarate (o propagandate) in proposito dal governo del relativamente-giovane Letta. Come già si era notato qui, sono proprietari di case solo 837.158 contribuenti nella fascia d'età tra i 21 e i 30 anni: costoro sono solo il 3,5% dei proprietari, pur essendo l'11% della popolazione. Dopo i 30, la quota dei proprietari di case sale, ovviamente, con l’età. Dunque, un trasferimento di risorse pubbliche ai proprietari di case può essere giustificato con mille altri motivi, ma non certo con l'argomento pro-giovani; risolvendosi invece in un netto trasferimento di risorse da tutta la collettività ai suoi membri più anziani.
Infine, la distribuzione centro/periferia. Quando a giugno mancheranno i primi due miliardi dell'Imu di quest'anno, saranno i comuni a entrare in crisi. Dopo anni di propaganda federalista, con decisione centralista viene abolito il più importante tributo locale. Non sarebbe stato meglio lasciare ai comuni libertà di scelta sul da farsi?
Non-senso economico
Inoltre, i due effetti redistributivi – quello regressivo a sfavore dei più poveri, e quello dalle periferie al centro – si mostrano amplificati se passiamo alla seconda parte di tutti questi ragionamenti: come sarà sostituito il gettito Imu, visto che il governo si è impegnato a tenere invariati i saldi di bilancio e dunque a non finanziare riduzioni delle imposte con nuovo deficit? Qualche sindaco ha già annunciato che saranno aumentate le addizionale Irpef locali – dunque, l’imposizione si sposterebbe dalla casa al lavoro. In alternativa, i comuni saranno obbligati a tagliare le loro spese, per lo più legate a funzioni sociali e di assistenza, dunque vanno a beneficio delle fasce più deboli della popolazione: che si troveranno a dover pagare di più per ticket, o contributi a tariffe come quelle degli asili nido, o trasporti, o tante altre spese legate alle funzioni dei comuni. A queste obiezioni si replica che potrebbe essere il governo centrale, con qualche marchingegno, a mettere risorse proprie sulla riduzione dell’Imu: ma anche in questo caso vanno valutati gli effetti redistributivi derivanti dalla scelta di impiegare le poche risorse disponibili in una riduzione dell’imposta sugli immobili invece che – per fare solo qualche esempio – in un piano per il lavoro dei giovani, o nella riduzione delle imposte sui redditi più bassi, o altro.
Come ha scritto Mario Pianta, con i 4 miliardi del gettito dell'Imu sulla prima casa si possono azzerare le imposte sui redditi per tutti coloro che guadagnano meno di 15.000 euro l'anno. E ci sono molte ragioni per “tassare le case, non il lavoro” (v. intervista a Gilberto Muraro, su Il Bo). Misure nettamente rivolte ai più poveri, oppure al sostegno alle assunzioni dei più giovani, avrebbero inoltre un effetto sull'economia maggiore, sostenendo la domanda interna: cosa che la riduzione o cancellazione dell'Imu fa in misura assai minore. Molti tra i sostenitori della riduzione o abolizione dell’Imu, dicono che in questo modo si avrebbe una spinta alla ripresa economica attraverso il rilancio dell’edilizia (è quel che scrive per esempio Luca Ricolfi su La Stampa del 5 maggio 2013, nell’articolo “Parliamo di tasse senza ideologie”): ignorando però (o fingendo di ignorare) il fatto che le compravendite di case nuove sono ferme non per colpa dell’Imu ma perché le banche non danno più mutui, e che già sul mercato ci sono milioni di metri cubi costruiti e invenduti. Né si può pensare che un forte incentivo all’economia possa arrivare attraverso l’effetto della maggiore liquidità che una parte delle famiglie avrà a giugno: a meno di non immaginare che tutti i proprietari di case corrano a spendere i soldi risparmiati sull’Imu acquistando immediatamente beni, ovviamente italiani.

martedì 7 maggio 2013

I "Cento passi" nel ricordo

Osservatorio Peppino Impastato Frosinone




Inizia  oggi 8 maggio il programma di eventi per ricordare Peppino Impastato. 35 anni fa nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1978, Peppino fu ucciso dalla mafia su mandato del boss Tano Badalamenti. 

L’impegno di Peppino ha indicato la via da percorrere per battere le mafie e rompere il velo del’illegalità diffusa che pervade ad ogni livello dell’odierno  scenario politico istituzionale. L’ illegalità è il brodo di coltura che, da un lato blocca ogni tentativo di perseguire quella giustizia sociale necessaria  a ridurre le diseguaglianze disumane fra i pochi che possiedono molto e i tanti che non hanno nulla, e dall’altro continua a favorire lo sviluppo di mafia, camorra e ‘ndrangheta, vere multinazionali che oggi e sono protagoniste dell’economia  con profitti pari se non superiori e ai maggiori imperi finanziari internazionali. 

Peppino Impastato capì che il primo presupposto per sconfiggere la cultura mafiosa era quello di coinvolgere i giovani. Non a caso cercava di agevolare occasioni di aggregazione giovanile. Fondò il circolo “Musica e cultura” le cui attività prevalenti erano il cineforum, l’organizzazione di rappresentazioni teatrali, mostre mercato itineranti e murales. In queste iniziative la partecipazione giovanile era massiccia, anche i bambini erano attratti, soprattutto dai murales e dalle esibizioni di cantastorie nelle piazze. 

L’apertura di Radio Aut, costituì una grande forza catalizzatrice della passione giovanile, una passione che i boss ritennero notevolmente pericolosa  per la loro sopravvivenza e che provarono a smorzare eliminandone il suo principale artefice, Peppino Impastato. Non è un caso che molti degli eventi che si organizzeranno fra l’8 il 9 e il 10 maggio per ricordare Peppino Impastato vedranno protagonisti i giovani.  

A Cinisi i ragazzi delle scuole con l’aiuto  delle organizzazioni “Avviso Pubblico”  e “Casa memoria  Felicia e Peppino Impastato” hanno organizzato un corteo a cui parteciperanno oltre cento sindaci in rappresentanza di altrettanti comuni e molti amministratori locali. La manifestazione dal titolo “I cento passi dei sindaci” prevede che questo corteo di sindaci e studenti percorra i “Cento passi” che separano “Casa Memoria” dalla ex casa del Boss Gaetano Badalamenti, mandante dell’omicidio.  “Una manifestazione, che aiuti a mantenere vivo il  ricordo di Peppino e , con lui, quello di un pezzo di storia del paese, segnata profondamente dalla presenza delle mafie” ha sottolineato Giovanni Impastato, presidente di Casa Memoria Impastato.  


“I cento passi dei Sindaci”, a Cinisi una... di Meridiananotizie


Anche noi come rinato Osservatorio Peppino Impastato di Frosinone abbiamo deciso di coinvolgere i giovani nel ricordare la figura di Peppino. 

Per oggi, 8 marzo  a partire  dalle ore 10,00 abbiamo organizzato presso l’istituto per geometri “Brunelleschi” di Frosinone, un incontro con gli studenti nel corso del quale verrà proiettato il film “I cento passi” una pellicola, per la regia di Marco Tullio Giordana,  che racconta la vita di Peppino Impastato.  A  seguire si svolgerà un dibattito fra i giovani con riflessioni sulla figura di Peppino Impastato e sul fenomeno dell’illegalità più in generale. 

Lo stesso evento verrà replicato  venerdì 10 maggio con gli studenti dell’Istituto Professionale Industria e Artigianato “Galileo Galilei” di Frosinone. 

Giovedì 9 maggio invece presso la libreria caffè Ithaca di Via Garibaldi n.62 a Frosinone il film “I cento passi” verrà proiettato a partire dalle 18,30, seguiranno alcune interessanti letture di poesie e documenti concernenti la vita e l’impegno di Peppino e dei suoi amici. Inoltre faremo ascoltare spezzoni di programmi  da radio Aut in particolare la trasmissione “Onda Pazza” Sarà un modo ancora più intenso  di ricordare Peppino  ascoltando la sua voce e apprezzando la sua grande e combattiva ironia. 

Siamo convinti che il compito che aspetta le prossime generazioni non sarà dei più facili. Non sarà semplice vivere e crescere in un clima di ingiustizia sociale , di precarietà diffusa  e di incertezza per il futuro.  Pensiamo quindi che riportare a queste nuove generazioni l’esempio di Peppino Impastato possa costituire un modo per renderli consapevoli che con il coraggio, la consapevolezze e l’impegno forse potranno cambiare in meglio il futuro che li aspetta.

La memoria e l'impegno

Osservatorio Peppino Impastato Frosinone


9 maggio 2013
35° Anniversario dell'assassinio di Peppino Impastato
LA MEMORIA E L'IMPEGNO
RICORDEREMO L'UNICITA' DEL SUO IMPEGNO E DELLA SUA VICENDA UMANA
IL 9 MAGGIO ALLE 18,30
PROIETTANDO IL FILM CHE RACCONTA LA SUA VITA
"CENTO PASSI"
PRESSO LA LIBRERIA CAFFE' ITHACA A FROSINONE IN VIA GARIBALDI, 62.

OSSERVATORIO PEPPINO IMPASTATO FROSINONE








Una delle poesie che leggeremo
Umberto Santino

Ricordati di ricordare
coloro che caddero
lottando per costruire
un'altra storia
e un'altra terra

ricordali uno per uno
perché il silenzio
non chiuda per sempre
la bocca dei morti
e dove non è arrivata la giustizia
arrivi la memoria
e sia più forte
della polvere
e della complicità

Ricordati di ricordare
l'inverno dei Fasci
quando i figli dei contadini del Nord
spararono sui contadini del Sud
e i mafiosi aprivano il fuoco
sapendo di essere
i cecchini dello Stato

Ricordati di Emanuele
che fu accoltellato
dai sicari degli speculatori
e del trionfo degli assassini
nella città cannibale

Ricordati di ricordare
il sangue versato sulla terra
e le file lunghe degli emigranti
che portarono la Sicilia
sulle piazze del mondo
a svendersi
come merce a buon mercato

Ricordati di Luciano
Lorenzo Bernardino
Nicolò Giovanni
Sebastiano
Andrea Nunzio
Agostino Gaetano
Accursio
Giuseppe Vincenzo
Epifanio Placido

(e del bambino Giuseppe
che vide l'assassinio di Rizzotto
e il medico-capomafia Navarra
cancellò per sempre
la verità dei suoi occhi)

Calogero Filippo Carmelo
e di tutti gli altri
che hanno perduto
vita e nome

Ricordati di Margherita
Vincenzina Castrense
Filippo Francesco
Giorgio Giovanni Giuseppe
Serafino Vito
che confusero il loro sangue
con le ginestre
che sbocciavano
nel mattino di maggio

Ricordati di Salvatore
che morì abbracciato alla terra
della madre Francesca
che chiedeva giustizia
e trovò lo scherno degli assassini

Ricordati di Peppino
che infranse i comandamenti dei padri
sbeffeggiò il potere
ed esplose sui binari

Ricordati di Pio e Rosario
che erano comunisti
e lottavano contro la mafia
e per la pace

Ricordati di Pasquale
Piersanti Giuseppe
che cercarono di spezzare
il patto con il delitto

Ricordati di Mario
Pippo Mauro Beppe
che vedevano e parlavano
mentre gli altri tacevano
e non guardavano

Ricordati di Graziella
che ancora si chiede perché
della sua vita rubata

Ricordati di Claudio
che giocava con i suoi undici anni
e incontrò la morte
a un angolo di strada

Ricordati di Barbara
Giuseppe e Salvatore
che svanirono
nel lampo di Pizzolungo

Ricordati di Giuseppe
che sognava di volare
sul cavallo dell'alba
e trovò la notte
nelle mani del boia

Ricordati
di Mario Silvio Calogero
Pasquale Eugenio Mario Giorgio
di Filadelfio
di Boris
di Cesare e Lenin
di Domenico Giovanni Salvatore
di Emanuele
di Gaetano
di Vito
di Luigi Silvano Salvatore Giuseppe
di Carlo Alberto Emanuela Domenico
di Calogero
di Giangiacomo
di Mario Giuseppe Pietro
di Rocco Mario Salvatore Filippo
di Beppe
di Ninni e Roberto
di Natale
di Antonino e Stefano
di Ida e Antonino
e del loro figlio non nato
di Rosario e Giuliano
di Giovanni Francesca Antonio Rocco Vito
di Paolo Agostino Claudio Emanuela Vincenzo Walter
di Giuseppe
che servivano lo Stato
e trovarono la morte in agguato
e la solitudine alle spalle

Ricordati di Biagio e Giuditta
che attendono ancora la vita
al capolinea della morte

Ricordati di Libero
che non volle piegarsi
mentre la città era ai piedi
degli estorsori
di Pietro Giovanni
Gaetano Paolo e Giuseppe
che seppero dire di no

Ricordati del medico Paolo
che non volle attestare il falso
di Giovanni che denunciò
gli ordinari misfatti
sulle scrivanie della regionehn

Ricordati di Rita
che non volle più vivere
perché avevano ucciso
la speranza

Ricordati di Giorgio
di Costantino
di Stefano
di Pino
preti di un Cristo quotidiano
fratello degli ultimi
crocifisso dai potenti

Ricordati di Giuseppe
di Domenico
di Filippo
sangue ancora vivo
nomi che dobbiamo ancora aggiungere
al nostro rosario di morti

Ricordati di ricordare
i nomi delle vittime
e i nomi dei carnefici
(i notissimi ignoti
di ieri e di oggi)
perché tutte le vittime
siano strappate alla morte
per dimenticanza
e i carnefici sappiano
che non finiremo mai
di condannarli
anche se hanno avuto
mille assoluzioni

Ricordati di ricordare
le impunità
le protezioni
le complicità
gli interessi
che hanno fatto
di una banda di assassini
i soci del capitale
e i gemelli dello Stato

Ricordati di ricordare
ora che le bombe degli attentatori
scuotono le città
che vogliono affrancarsi
e sui teleschermi della seconda repubblica
si intrecciano i segnali
delle nuove alleanze

Ricordati di ricordare
quanto più difficile è il cammino
e la meta più lontana

perché
le mani dei vivi
e le mani dei morti
aprono la strada


Giornata europea dei diritti del malato

Francesco Notarcola


Anche in questo anno Cittadinanzattiva-Tribunale per i Diritti del Malato ed il Coordinamento nazionale delle associazioni dei Malati Cronici, promuovono la Giornata europea dei diritti del malato, giunta alla settima edizione.

Le iniziative si concentrano  nella settimana dei diritti, dal giorno 8 al giorno 16 maggio, e terminano con la Conferenza che si terrà a Bruxelles proprio il 16 maggio, sul tema della nuova direttiva Europea sui diritti dei pazienti e sulle cure traspontaliere.

La Direttiva, infatti entrerà in vigore tra qualche mese (ottobre 2013) e gli Stati membri, compresa l’Italia, rischiano di arrivare impreparati a questa scadenza importante.

Il Tribunale  per i Diritti del Malato della città del Capoluogo informa che celebrerà la settima giornata Europea dei Diritti del Malato nel modo seguente:

10 maggio dalle ore 9,00 alle ore 14,00 presso l’Ospedale “F.Spaziani”- via A.Fabi;
13 maggio dalle ore 9,00 alle ore 14, presso  l’ex Ospedale “Umberto I”- Viale Mazzini;
14 maggio alle ore 16,00  incontro Medici - Pazienti presso la Casa del Volontariato, via Pierluigi da Palestrina, sul tema:LA MALATTIA DI ALZHEIMER”.

Nei predetti incontri il TDM distribuirà la Carta Europea dei Diritti del malato, altri opuscoli e informazioni che ci saranno richieste dai cittadini.

Frosinone 07 maggio2013.

                                     Renato Galluzzi - Coordinatore


A cena con amici palestinesi

Luciano Granieri

Sawsan e Mahmoud

 Leggere delle terribili storie che accadono in Palestina è sempre disarmante . La violenza dei coloni israeliani  nei territori occupati verso i Palestinesi, la loro prepotenza coperta e protetta dell’esercito Israeliano lascia ogni volta basiti. 

Ma  è ancora più incredibile ascoltare  testimonianze dirette   dalle parole di chi ogni giorno subisce quelle angherie. Domenica scorsa a Supino a casa di  Luisa Morgantini, ex parlamentare ed  eletta nel 2007 vice presidente del Parlamento europeo, abbiamo cenato con degli ospiti veramente  speciali . Mahmoud Hamanda la figlia Sawsan , e altri amici fra cui Maha Bader che insieme con l’attivista Teresa Calvieri dell’associazione non governativa “Operazione  colomba” ci traducevano le parole di Mahmoud e Sawsan . 

 La loro storia è semplice nella sua crudeltà.  Sawsan è una ragazza di 23 anni, come tante ragazze della sua età vorrebbe studiare frequentare amiche e amici, e invece ha dovuto difendere la sua casa dall’assalto dell’ esercito israeliano. E’ stato il baluardo decisivo affinchè  la sua abitazione non venisse distrutta dai bulldozer israeliani. 

Quando alcuni militari  sono entrati nell’abitazione di  Sawsan si sono trovati davanti una ragazza piccola e debole  di fronte alle armi spianate, ma con una determinazione così forte che ha stupito gli  stessi soldati.  “Controllate tutto ma non la nostra testa. Noi volgiamo dimostrare a Israele che nonostante loro possiamo fare tutto” queste le parole di Sawsan  rivolte ai militari. Uno di loro con ferocia  l’ha picchiata,  gettata violentemente a terra e immobilizzata con l’aiuto degli altri militari. Anche la cugina di  Sawsan lanciatasi contro i soldati per difenderla è stata colpita .  Sawsan giaceva immobilizzata a terra. Chiedeva acqua per schiarirsi la gola resa ruvida dalla rabbia e dall’umiliazione. La cugina con un ultimo sforzo gli stava porgendo una bottiglia d’acqua, ma un soldato israeliano glielo ha impedito. La reazione della ragazza è stata immediata e ha rovesciato il contenuto della bottiglia in faccia al soldato, il quale l’ha colpita ancora una volta.  

  Sawsan è stata arrestata. Per due giorni è stata tenuta prigioniera con le mani legate e gli occhi bendati. E ’stata poi tradotta in un altro penitenziario deve i detenuti erano tutti israeliani e a lei non era concesso andare al bagno e neanche lavarsi. Ovviamente  la famiglia di  Sawsan  non sapeva nulla dei destini della  loro figlia e neanche della cugina. Per sapere qualche notizia  Mahmoud ha dovuto pagare 5.000 shekel , circa 1.000 euro. Dopo sette giorni di prigionia vagando per i penitenziari più crudeli e inumani, grazie al pagamento da parte della famiglia 10.000 shekel e altri 75.000 shekel   corrisposti a garanzia  da  altri   parenti, Susan è stata avviata al processo. 

 Mahmoud ci faceva notare come gli israeliani esigendo tali somme per fornire informazioni a familiari degli arrestati, oltre che la libertà,  rubano ai palestinesi anche gran parte delle loro risorse economiche.   Sawsan ci ha riportato lo sconforto  che ha provato nel vedere lo sguardo di odio che il pubblico ministero gli rivolgeva nel corso del processo. In fin dei conti l’unica colpa che avevano Sawsan  e la cugina era quella di aver difeso la loro abitazione dalla distruzione di bulldozer israeliani. Le accuse invece rivolte alle due ragazze sono state, per   Sawsan di aggressione ai soldati per aver gettato  loro addosso grosse pietre. La conformazione fisica di  Sawsan , che si vede dalle foto pubblicate a margine del post, è la migliore testimonianza di come l’accusa potesse essere infondata. La cugina invece è stata accusata di aver sputato addosso ad un soldato. L’acqua con cui la ragazza aveva schizzato il militare che gli impediva di dissetare Sawsan  si è trasformata come d’incanto in sputo. 

Questa testimonianza diretta riporta uno dei tanti episodi di violenza e soprusi che si verificano nei territori occupati. Ed è ancora più grave quanto riferiva Teresa Calvieri e cioè che i figli dei coloni, bambini in tenera età,  vengono educati dai propri genitori nell’odio verso gli abitanti palestinesi. E’ del tutto evidente che un processo di pace non può neanche iniziare sotto questi presupposti.   Mahmoud diceva che la loro più grande arma è quella di ignorare e sopportare le violenze e le angherie dei coloni e dell’esercito israeliano , perché è loro convinzione che la  violenza è espressione del male, chi è nel giusto non può lasciarsi andare a reazioni aggressive , arreca molto più danno l’indifferenza che non azioni  violente. Alla fine della cena dopo aver sentito queste drammatiche  storie, non ho potuto fare a meno di provare una profonda ammirazione per il popolo palestinese. Donne e uomini che chiedono solo di poter vivere una vita normale, di studiare, di lavorare di incontrarsi e andare a cena insieme.  

Questo resoconto purtroppo no sarà molto rigoroso nella ricostruzione dei fatti  . Non sapevo che alla cena avrebbero partecipato gli amici palestinesi, per cui non avevo con me né videocamera né macchina fotografica, ho preso solo qualche appunto su un block notes . Credo però che il racconto possa egualmente riportare fedelmente il dramma che quotidianamente subisce quella popolazione. Il video è stato girato con il cellulare.  

sabato 4 maggio 2013

Nestlè: "Gli esseri umani non hanno diritto all'acqua"

Informare per resistere


  Nel documentario del 2005, We Feed the World, l'allora amministratore delegato di Nestlé, la più grande azienda alimentare del mondo, Peter Brabeck, condivise alcuni dei suoi punti di vista e 'perle di saggezza' sul mondo e l'umanità.
Brabeck ritiene che la natura non sia "buona", che non ci sia nulla di cui preoccuparsi riguardo ai cibi OGM, che i profitti importino più di ogni altra cosa, che la gente dovrebbe lavorare di più e che gli esseri umani non abbiano diritto all'acqua.

Oggi, ha spiegato, "che la gente crede che tutto ciò che viene dalla natura sia buono", marcando una grande differenza rispetto a ciò che è percepito, come già [aveva detto ndt] in precedenza, "abbiamo sempre imparato che la natura può essere spietata."


L'umanità, ha affermato Brabeck: "è ora nella posizione di riuscire a garantire un certo equilibrio con la natura, ma nonostante questo abbiamo qualcosa che si avvicina a un detto che tutto ciò che viene dalla natura sarebbe buono."
Ha quindi fatto riferimento al "movimento biologico", come un esempio di questo modo di pensare, che presuppone che "organico sia meglio." Ma rimane certo, ha precisato, che "il biologico non è migliore." In 15 anni di consumo di cibo OGM negli Stati Uniti, "non un singolo caso di malattia si è verificato." Nonostante questo, ho notato, "siamo tutti così a disagio in Europa, che qualcosa che possa accaderci." Questo punto di vista, secondo Brabeck, è "ipocrita più di ogni altro."


L'acqua, ha giustamente sottolineato Brabeck, "è, certamente, la più importante delle materie prime che abbiamo oggi nel mondo", ma ha aggiunto:

"La questione è se dovremmo privatizzare la fornitura dell'acqua comune per la popolazione. E ci sono due opinioni diverse in merito. Un'opinione, che ritengo sia estremistica, è rappresentata dalle ONG, che fanno rumore allo scopo di dichiarare l'acqua un diritto pubblico."


Brabeck ha giudicato questo punto di vista "estremistico": "Questo significa che come esseri umani dovremmo avere diritto all'acqua. Questa è una soluzione estremistica."

L'altro punto di vista, e perciò, l'opinione "meno estremista", ha spiegato, "sostiene che l'acqua sia un prodotto alimentare come tutti gli altri, e come ogni altro alimento dovrebbe avere un valore di mercato. Personalmente credo che sia meglio dare ad un prodotto alimentare un valore, in modo che si sia tutti consapevoli del fatto che essa ha il suo prezzo, e allora si dovrebbero adottare misure per la parte specifica della popolazione che non ha accesso a quest'acqua, e ci sono molte diverse possibilità in questo senso."


La più grande responsabilità sociale di ogni amministratore delegato, ha spiegato Brabeck: "è quella di mantenere e garantire un futuro di successo e di profitto alla sua impresa. Solo se siamo in grado di garantire la nostra continua esistenza a lungo termine, saremo in grado di partecipare attivamente alla soluzione dei problemi che esistono nel mondo. Siamo nella posizione di poter creare posti di lavoro ... Se volete creare lavoro, dovete lavorare voi stessi, non come è stato in passato, quando il lavoro esistente veniva distribuito. Se ricordate, l'argomento principale a favore della settimana di 35 ore fu il fatto che c'era una certa quantità di lavoro e che sarebbe stato meglio lavorare meno e distribuire il lavoro tra più persone. Cosa che si è dimostrata essere, piuttosto chiaramente, sbagliata. Se desideri creare più lavoro, devi tu stesso lavorare di più. E con ciò dobbiamo creare un'immagine positiva del mondo per la gente, e non vedo assolutamente alcuna ragione per cui non dovremmo essere positivi per il futuro. 


Non siamo mai stati così bene, non abbiamo mai avuto così tanti soldi, non siamo mai stati così sani, non abbiamo mai vissuto a lungo come facciamo oggi. Abbiamo tutto quello che vogliamo e andiamo ancora in giro come se fossimo in lutto per qualcosa."