Checchino Antonini. fonte http://popoff.globalist.it/
Il paradosso è che quella pistolettata che ha ammazzato Carlo ha generato più vita di quella che 'è rubata, oltre al dolore irrimediabile di un omicidio e all'ingiustizia di un processo negato. E' la vita che torna a respirare ogni 20 di luglio in piazza Alimonda, che rimette gli striscioni sulla ringhiera della chiesa e fa suonare la gente dal palco, che fa tornare i "reduci", che li fa abbracciare, piangere, ridere e indignarsi. C'era chi ci doveva stare anche stavolta, la dodicesima da quel 2001. Mancava don Gallo ma le sue parole sono risuonate dall'altoparlante.
Il paradosso è che nella città di don Gallo e don Paolo Farinella c'è un altro prete che quegli striscioni non li sopporta assieme a certi suoi parrocchiani perbenisti.
Il paradosso è che «siamo pochissimi» lo dice Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, «non perché siano passati dodici anni ma perché siamo divisi». Guarda il padre di Federico che arriva al convegno del mattino, e pensa ai tanti Federico che sopravvivono alla violenza dei "controlli" di polizia ma si portano dentro quell'umiliazione nell'indifferenza. E per la prima volta Haidi piange in pubblico. Ma lo fa pensando a una madre che ha una figlia di sei anni e nove anni di galera sul groppone. Piange perché pensa che non potrà mai accompagnare la bambina a scuola o a prendere un gelato. Perché, questo è l'articolo dei paradossi, il paradosso è che per un pezzo di vetro c'è chi sconta dieci anni, preso nel mucchio, e chi ha mezzo ammazzato Mark Covell nemmeno avrà un processo.
Il paradosso è che il poliziotto che disobbedì e chiamò l'ambulanza che salvò il mediattivista inglese è rimasto anonimo per non rischiare di essere espulso come un corpo estraneo da uno spirito di corpo crudele e fascistoide.
Il paradosso è che le ragioni di quel luglio sono più vere che dodici anni fa ma da allora ogni questione sociale viene tradotta in problema di ordine pubblico. Italo Di Sabato, con l'Osservatorio repressione, sta facendo i conti ed è arrivato a 17mila processi. Mentre si discute arriva il bollettino valsusino di altri arresti e altri feriti e i bossoli delle cazzate sparate dai giornalisti mainstream. Sta per partire una campagna contro le leggi speciali e il codice Rocco e la denuncia di alcuni metodi che le procure stanno affinando per mettere la sordina ai conflitti sociali. Come i "decreti di condanna penale" che colpiscono sempre più spesso i lavoratori in lotta, spesso pene pecuniarie, senza nemmeno un processo per potersi difendere. Tutto questo nell'Europa della black list post 11 settembre e degli arresti preventivi. Mentre in parlamento si discutono leggi per arrestare in flagranza chi contesta il governo, per equiparare i blocchi stradali al sequestro di persona, per trasformare le occupazioni di case in associazioni per delinquere. Ai padroni è piuttosto chiaro che o c'è libertà di mercato o libertà di movimento.
Il paradosso è quello di un bilancio in chiaroscuro dei processi con sentenze importanti contro i funzionari di polizia della Diaz e di Bolzaneto ma senza un reato di tortura non è stato possibile condannarli adeguatamente. La sproporzione con i cento anni comminati ai dieci capri espiatori che non hanno comunque mai messo a repentaglio le vite di qualcuno è siderale. E 255 fatti di strada sono stati letteralmente insabbiati. Il paradosso, e stavolta lo segnala Lorenzo Guadagnucci, uno della Diaz, è che della giustizia ottenuta nei tribunali non ce ne siamo fatti niente.
Sì, la crisi ci mette gli uni contro gli altri, ricorda Vittorio Agnoletto ma ci sono ancora dei fili che ci tengono insieme. Ma anche qui c'è un paradosso. Ed è questo: che tutti ci dipingono come degli anti-Stato ma siamo gli unici a difendere lo stato di diritto, a credere nei diritti universali. Non è solo l'estabilshment a non aver voluto mettere bocca nei fatti di Genova ma anche tanta parte della società civile ha preferito guardare dall'altra parte. L'ex portavoce del Gsf di allora ritiene che anche questo abbia contribuito a un'ulteriore degenerazione del tessuto sociale e politico.
Il paradosso è che il capo della polizia di allora sia appena diventato il manager della principale industria bellica dopo essere stato il capo di tutti i servizi segreti del paese. Anche il miagolio di qualche foglia di fico in Parlamento è uno dei paradossi di questa storia. Nessuno di loro ha messo il naso in piazza Alimonda. Solo un leader nazionale, Ferrero del Prc, s'è mostrato - con la discrezione dovuta - tra il popolo di Piazza Carlo Giuliani. Il paradosso è che per prendere parola in mezzo a questa gente un ispettore di polizia sia dovuto andare in pensione: il sindacalismo di polizia - spiega - è morto quando il portavoce di De Gennaro, che era un sindacalista importantissimo, sbarrò la strada ai legali e ai parlamentari che volevano entrare alla Diaz dicendo che tutto quel sangue era di ferite pregresse. E paradossi in fondo a questo catalogo sono le nomine fresche e sorprendenti a questori del funzionario che liberò a Milano la nipote di Mubarak e dei dirigenti che hanno gestito il rapimento della donna kazaka e di sua figlia. Il paradosso è che uno dei giornali "progressisti" ha scatenato alla vigilia una polemica contro la presenza annunciata SERGIO SERGIO uno che comunque ha pagato ogni sua pendenza con la giustizia. La lettera che ha spedito a chi è venuto a Genova per parlare di amnistia sociale è stata letta da Enrica Bartesaghi ed è disponibile sul sito del comitato Verità e giustizia per Genova.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
domenica 21 luglio 2013
Shock al contrario
Luciano Granieri
"Ho dedicato le mie immagini per le vittime di tutte le
guerre che sono morti per quello che credevano fosse un ideale, in un mondo
dove la giustizia, l'ingiustizia, il bene e il male si intersecano in un
commercio in cui innocenti pagano con la vita"
Le parole del fotografo libanese, unite alla serie di scatti riportati nel video
descrivono l’orrenda strage che la
guerra, l’unica immensa guerra in atto
nel mondo, quella che racchiude le
miriadi di conflitti grandi e piccoli, dall’Afghanistan al Medio Oriente, alle varie
aree di crisi africane, provoca
presso intere comunità nel mondo .
Questi conflitti si perpetuano anche all’interno delle società stesse, dove
un ristretto gruppo di gerarchi in giacca e cravatta continua a seminare morte, uccidendo
attraverso lo smisurato accumulo del profitto finanziario. Non solo morti da
bombe dunque, ma anche vittime degli stenti dell’impoverimento globale, della
guerra fra poveri, dal furto di dignità.
Sono queste gli agnelli scarificali
che un ultra liberismo cinico e spietato fagocita in un drammatico gioco dispensatore
di stragi e interi genocidi, vedi
l’immenso cimitero marino formatosi sotto il Mediterraneo . Una strage le cui vittime, sotto alcuni
aspetti, si consegnano spontaneamente al martirio, perché insensibili e
indifferenti alle miserie del vicino che spesso coincidono con le proprie.
Un
individualismo indotto dalle sirene mediatiche che vendono stili di vita falsi e inarrivabili, terribili
bocche da fuoco destabilizzanti dell’esercito dei forzati del mercato, che con
l’inganno diffondo l’idea secondo cui tutti
possono arricchirsi, basta disfarsi dei pesi morti, degli accattoni che con la
fandonia della giustizia sociale, ostacolano il progresso e il benessere.
La
globalizzazione della truffa finanziaria planetaria si sostiene con la globalizzazione dell’indifferenza
per usare la parole di Papa Francesco. Le foto di Mohdad sono significative,
spesso sono un pugno nello stomaco, ma è uno shock al contrario quello che serve per far tacere le armi, quelle da
fuoco e quelle degli hedge fund.
Brani: Tera del Fuoco. Modena City Ramblers
Serenata alla Carpinese: Daniele Sepe
sabato 20 luglio 2013
No Tav. Conferenza stampa sugli scontri del 19/20 luglio: la democrazia è in pericolo
TG VALLE DI SUSA
Giornata pesante quella appena trascorsa: 124 fermati ai posti di blocco che hanno cinto la Val di Susa democraticamente d’assedio, ore prima che la annunciata marcia notturna avesse luogo, 9 fermi in attesa di convalida e decine di feriti che in mattinata han trasformato il Presidio di Venaus in ospedale da campo.
Il movimento No Tav ha risposto ai democratici accadimenti della notte con una conferenza stampa, indetta per oggi 20 luglio alle 15.00 al Presidio Gemma delle Alpi di Susa. Presenti Guido Fissore, Nicoletta Dosio, Marta – fermata e rilasciata – e Francesco Richetto.
È l’ennesimo episodio di violenza perpetrato a danno di persone che si recavano a protestare contro la zona rossa richiesta dal Prefetto di Torino e che di fatto espande i già ampi confini del cantiere-fortino della Val Clarea (dove hanno luogo i lavori per il tunnel geognostico per il progetto del tunnel della NLTL – Nuova Linea Torino Lione, ultima dizione di quella che doveva essere la tratta ad Alta velocità passeggeri prima, merci poi, Alta velocità prima, Alta capacità poi, N.d.R.). La prima a prendere la parola è Nicoletta Dosio, ferma nella denuncia dei pestaggi che han colpito a decine i manifestanti mentre indietreggiavano e cercavano una via di fuga in mezzo al fumo dei lacrimogeni. “Sventurata la terra che ha bisogno d’eroi” sostiene Bertolt Brecht, che N.D. cita dicendo: “La nostra terra purtroppo ha ancora bisogno di eroi” e gli eroi sono i ragazzi arrestati che pur di lasciare arretrare, uomini, donne, anziani e più giovani si sono sacrificati per la loro fuga subendo il pestaggio e l’arresto.
“Nessuno è tornato da Giaglione prima che tutti fossero rientrati. I violenti esistono e stanno al di là delle reti” dichiara N.D.: la violazione della Democrazia in Val di Susa è un fatto concreto ed è di questo che bisogna parlare.
Marta è una dei fermati. Interviene raccontando l’esperienza appena vissuta. Assieme a molti altri è rimasta chiusa, imbottigliata senza via di fuga – verrebbe da chiedere agli zelanti PM abili nel Diritto: esisteva topograficamente una via di fuga? E se no: una carica che non lasci vie di fuga può ancora legalmente configurarsi come carica? Agli occhi profani suonerebbe piuttosto come “pestaggio”? Una domanda come un’altra.
Marta viene catturata e presa a manganellate, trascinata sin dentro il cantiere a calci e pugni. Lì viene ripetutamente toccata nelle parti intime, al seno; una agente le sputa addosso apostrofoandola con “puttana!”, epiteto ricorso più volte, tra gli altri. Le viene contestata la presenza nello zaino di limone e flacone di acqua misto a Malox, per proteggersi dai lacrimogeni. Poi qualcuno passa e credendo che il lavoro non sia ancora fatto a dovere le assesta una manganellata in faccia (labbro rotto: 6 punti esterni e 3 interni). Marta sanguina ormai dappertutto, non sa neanche di preciso da dove sanguini perché gli abiti sono impregnati di sangue e chiede insistentemente di esser visitata da un dottore. Il dottore in forza alle FfOo arriva, ne richiede l’immediato trasferimento in Pronto soccorso. L’immediato si computa in 4 ore dopo. Prima avviene il trasferimento in Questura per la certificazione dei reati imputatile: resistenza, aggressione e lesioni a pubblico ufficiale. Poi finalmente Marta viene prelevata da medici ospedalieri e trasferita al Cto di Torino.
Guido Fissorre sottolinea la premeditazione di quanto accaduto. Il cantiere-fortino è cinto da doppia struttura di jersey (reti fisse incastonate su basamenti di cemento, N.d.R.), reti semplici, filo spinato a profusione e in alcuni punti reti per caduta massi. Perché si possa intervenire dall’esterno ci vorrebbe un esercito munito di bulldozer, bombe a mano e dinamite, non certo un corteo di persone comuni. Far uscire i reparti antisommossa per fermare il troncone centrale della manifestazione centinaia di metri prima delle recinzioni, sparare lacrimogeni in abbondanza, caricare e inseguire pare consono alla presenza stessa, e anomala, dei due magistrati che seguono le indagini relative agli inquisiti del movimento No Tav. Il sentore è che, annunciata la manifestazione, ci si fosse non già preparati ad arginare eventuali disordini, ma preventivamente disposti a provocarli per giustificare gli arresti. Il momento storico, percorso da difficoltà economico-finanziarie di ogni sorta, rende rocambolesco il reperimento dei fondi per il prosieguo del tanto ambito tunnel e giace sullo sfondo, in attesa di poter giustificare il blocco qualora il capro espiatorio dovesse servire all’uopo e divenire, come l’assordante vociferare richiede, il cattivo di turno.
Domani, 21 luglio, saranno gli amministratori comunali – di Meana, Bussoleno, Condove, Sant’Antonino di Susa, San Didero, Giaglione, Villarfocchiardo ecc. – a dirigersi in corteo alle recinzioni, per reclamare il libero transito sulla propria libera terra.
N.D. ricorda infine come su alcune testate sia comparsa la notizia che “nonostante” i tafferugli, i lavori nel cantiere siano proseguiti, esattamente come quando Luca Abbà nel febbraio del 2012, cadde dal traliccio, senza soccorsi, con il rischio di rimetterci la vita. Non è l’orgoglio del lavoro a prevalere, ma l’infamia dell’interesse che fa del lavoro una leva per passare sopra tutto e sopra tutti.
venerdì 19 luglio 2013
Multiservizi. I lavoratori scendono dal tetto del Comune
Luciano Granieri
* errata corrige. Il tavolo di mediazione i terrà martedì e non lunedì
Dopo quasi una settimana di lotta abbarbicati sul tetto del
Comune i lavoratori delle Multiservizi, nella tarda serata di ieri hanno deciso
di scendere. A seguito di una trattativa che ha visto la partecipazione del
senatore Pd, Francesco Scalia dell’europarlamentare Francesco De Angelis, Pd, dell’onorevole Pilozzi, della sua portavoce
Marina Kovari di Sel e perfino del
Vescovo, i dipendenti hanno ottenuto l'apertura di un tavolo di mediazione con il sindaco Ottaviani per lunedì* lunedì prossimo, alla presenza del prefetto, dei politici
locali, della Regione.
Come è noto la questione riguarda la decisione
del sindaco di Frosinone di non rinnovare i contratto di concessione alla
Multiservizi per l’erogazione di alcuni servizi alla cittadinanza, come la
manutenzione delle strade, della Villa Comunale, la conduzione dei pulmini scolastici, servizi
ai disabili. Tali attività sono state concesse
a cooperative esterne, le quali hanno
accettato di avvalersi della
collaborazione solo di alcune addetti della Multiservizi, nel frattempo messa
in liquidazione, con un contratto di 5 mesi e stipendi irrisori . Per gli
altri, il licenziamento.
Fra l’altro a
causa delle scarse risorse presenti nelle casse comunali ai lavoratori
licenziati non era assicurata, né la
liquidazione e neanche tredicesima, quattordicesima e ferie non godute. A tali condizioni la protesta dei dipendenti con la loro salita sul tetto del comune è
stata quasi automatica. Il sindaco per tutta risposta, oltre a non cedere di un
millimetro sui suoi insani propositi, ha anche ricattato i lavoratori, minacciando
il blocco dei fondi resisi disponibili
nel frattempo, per corrispondere tredicesime, quattordicesime e ferie non
godute se la protesta non fosse terminata.
Dopo
un primo tentativo di mediazione fallito
organizzato dal Prefetto e perfino
del Vescovo, sembra che nel tavolo di trattativa che si aprirà lunedì
prossimo in prefettura il sindaco sia disposto ad intercedere presso le
cooperative, affinchè queste assumano i lavoratori della Multiservizi con un trattamento economico minimamente
decente, non le 500 euro mensili proposte fino ad ora.
Un fatto sembra certo,
della riattivazione della vecchia società Multiserivzi, o di un altro ente omologo, così come sarebbe
possibile grazie anche all’impegno del governatore regionale Zingaretti, della riassunzione diretta di tutti i
dipendenti, il sindaco Ottaviani non
vuole neanche sentir parlare. A suo dire l’assunzione diretta di questi addetti
sarebbe troppo onerosa. Ma considerati i diversi pareri espressi in merito dalla Corte
dei Conti risulta il contrario. Anzi la liquidazione della Multiserivzi, con
il licenziamento dei dipendenti e i
nuovi contratti che si stipuleranno con le società cooperative, comporta un
esborso di denaro notevolmente superiore all’internalizzazione dei lavoratori.
Oltre a pagare le cooperative, è
necessario corrispondere ai dipendenti licenziati, tredicesime,
quattordicesime, stipendi arretrati, ferie non godute e liquidazioni. Inoltre
come ha evidenziato la stessa situazione verificatasi per i lavoratori
Multiservizi in quota alla Provincia di Frosinone, licenziati dall’ex governatore
Iannarilli, il Comune dovrebbe sostenere
le spese legali necessarie a gestire i numerosi contenziosi che sicuramente
molti lavoratori solleveranno.
Una montagna di denari pubblici che, con l’assunzione diretta, si sarebbero
tranquillamente risparmiati. Lunedì
sapremo. Intanto i sette temerari guidati dal loro portavoce Paolo Iafrate,
sfiniti, sono scesi dal tetto, dimostrando per l’ennesima volta la volontà di non inasprire la protesta
pur di trovare una soluzione dignitosa.
Indubbiamente la riapertura di una trattativa che prima dell’inizio dell’occupazione
del tetto del comune, sembrava chiusa, blindata, è un punto a favore dei
lavoratori e sta a indicare che la lotta paga. Anche se parzialmente i
lavoratori hanno vinto.
A perdere, come al solito, è stata tutta la cittadinanza che
comunque in ogni caso dovrà subire l’onere
di un costo maggiore dei servizi a fronte di una diminuzione della loro
qualità. E’ sempre accaduto quando i privati hanno cominciato a fare affari con
i servizi al cittadini Acea docet. E
dispiace constatarlo, la sconfitta era inevitabile. Perché tutta la vicenda dell’occupazione del
tetto del comune è avvenuta nell’indifferenza più totale dei cittadini di
Frosinone.
Una città ormai morta, priva di slancio morale , del minimo spirito
di condivisione e solidarietà sociale. In
un contesto simile quanto ottenuto dai lavoratori della Multiservizi risulta una vittoria molto importante, complimenti a
loro per la loro tenacia . Del resto questo passa il convento. E’ inutile continuare ad invocare la
partecipazione della popolazione alle decisioni degli
amministratori comunali se gran parte di essa crede di risollevare le proprie disastrate
condizioni andando ad elemosinare i propri
diritti ai notabili di turno, anziché pretendere
ciò che è dovuto per diritto di cittadinanza.
Nel video. Un parte del dialogo fra il portavoce dei
lavoratori, Paolo Iafrate, il presidetne dell'associazione Peppino Impastato,
Francesco Notarcola e il senatore Pd
Francesco Scalia. A seguire gli interventi di Iafrate e Scalia
* errata corrige. Il tavolo di mediazione i terrà martedì e non lunedì
giovedì 18 luglio 2013
Mutende rosse VS Occupy the Roof
Luciano Granieri
La protesta
dei lavoratori della Multiservizi accampati sul tetto del comune di Frosinone
continua. Sono passati cinque giorni da quando i 7 dipendenti sono saliti sul
tetto. Ma purtroppo è ancora lontana la
risoluzione della vertenza arenatasi su un binario morto senza alcuna speranza di resuscitare.
Il sindaco si
comporta come una manovratore disturbato dalla insolente plebaglia che, oltre ad
accettare di far posto ad altri,cooperative o privati che siano, secondo la
collaudata pratica di un orrendo spoil system, deve tacere e defilarsi in buon
ordine. Non disturbare appunto. Il
ricatto messo in atto di Ottaviani nei confronti dei lavoratori che ancora
stazionano sul tetto del comune è sporco e insolente. Blocco di tredicesime,
quattordicesime e tfr fino a quando i disturbatori continueranno a contaminare
lo skyline della città alta.
Cioè ti
sequestro un diritto, te lo trasformo in privilegio, e ti ricatto negandoti quel privilegio, che era un diritto, se
continui a rompere i coglioni. Non c’è nessuna ragione per non dare quei soldi
ai lavoratori, non esiste motivazione alcuna,
neanche la protesta estrema della permanenza
su un tetto, per negare ai sette occupanti
un qualcosa che rappresenta un loro
diritto, tutto ciò è semplicemente vile ricatto e appropriazione indebita.
In serata l’ex onorevole assenteista Vittorio Sgarbi,
verrà omaggiato nella Piazza Salotto, quella delle "mutande rosse". Al sindaco
non va giù che all’orchestra e alla
banda invitate in piazza della mutande
rosse per omaggiare l’illustre ospite, dalla piazza della protesta di “Occupy the roof”, faranno da contro canto
ciaramelle, organetti e cutufù della festa proletaria organizzata dagli altri
dipendenti della Mutliservizi, quelli rimasti a terra.
Ecco perché i peones
dovranno sgombrare, ma questa volta non sarà facile averla vinta per Ottaviani.
Il gesto di protesta estrema ha avuto
il merito di attirare l’attenzione dei media dei politici locali, ma purtroppo
non ha smosso minimamente la solidarietà dei cittadini di Frosinone. I quali, alla
solita svogliatezza e insensibilità verso ogni problematica che non interessi
la propria personale bottega, aggiungono una opinione dei lavoratori in lotta
del tutto fuori luogo.
Girando per la città, parlando con alcuni cittadini
della faccenda, si capisce che il dipendente Multiservizi viene percepito come
il raccomandato nulla facente che per anni ha rubato lo stipendio. Per cui è giusto che ad occuparsi dei servizi
nella città di Frosinone siano i
privati, perché si sa il privato è efficiente. Le malefatte di Acea non
ci risultano? Purtroppo colpa di questa immagine distorta è proprio della
politica. Probabilmente nella società Multiservizi non saranno mancati i raccomandati, ma questi vanno
cercati nelle fila del personale dirigente per lo più di nomina politica,
non certo fra i lavoratori che stavano
in strada a curare vie e giardini.
I
politici sono stai sempre vicine ai lavoratori della Multiservizi, a
chiacchiere. Dalle lasagne di Schietroma, all’epoca dell’occupazione della sala
consiliare, alle consulenze di Scalia, dagli
impegni di Parlanti, fino all’endorsement del commissario provinciale Patrizi,
è stato tutto un accorrere in aiuto di questi lavoratori, privati del loro sacrosanto
diritto di lavorare. Gli ultimi suffragi sono arrivati dai neo eletti Buschini
alla regione e Spilabotte al Senato.
Quando c’è da fare propaganda, a una riunione, a un incontro, a una foto con i lavoratori della Multiservizi non
si rinuncia mai . Sospetto che anche la
lotta intestina al Pdl ciociaro fra le banda di Pallone/Patrizi e quella di Ottaviani, si stia consumando ancora una volta sulla pelle dei lavoratori
Multiservizi.
Da ultimo anche i
sindacati hanno tenuto un atteggiamento che ha contribuito ad alimentare l’immagine
della difesa di un lavoratore privilegiato. Soprattutto quelli della triplice, sempre
pronti a smorzare gli effetti della protesta a convincere che è meglio una resa
onorevole che una tremenda sconfitta.
E’ una
mia idea personale, ma fino a che i lavoratori della Multiservizi non si svincoleranno dall’abbraccio mortale e
strumentale di questi ipocriti buoni samaritani, difficilmente potrà cambiare qualcosa. Forse cercare con maggiore
risolutezza, la solidarietà dei cittadini, spiegando la situazione, facendo
intendere, che il danno della chiusura della Multiservizi coinvolgerà l’intera
comunità frusinate, potrebbe sortire qualche risultato. Mi rendo conto che in
una città politicamente e socialmente dormiente, inebetita da decenni di potere
democristiano, con il voto di scambio come massima espressione democratica, l’operazione
sia difficile ma tentar non nuoce.
mercoledì 17 luglio 2013
Le rivoluzioni si fanno sempre altrove
Simonetta Zandiri
Questa notte non è successo niente. Allora un escavatore usato nel cantiere di Chiomonte si è dato fuoco per protesta, avendo compreso meglio degli umani che il pianeta terra va rispettato. Per solidarietà anche una ruspa impiegata nel raddoppio del Frejus si è data fuoco, avendo compreso l'inutilità di questo ennesimo buco nella montagna ed il rischio che amianto e uranio si diffondano nell'ambiente. Poi si è sparsa la voce, così anche l'inceneritore del Gerbido ha smesso di funzionare, consapevole del danno che avrebbe provocato visto che al suo interno confluivano rifiuti di ogni genere e che gli umani non erano stati capaci di filtrare adeguatamente i fumi. E alla fine la natura, sentendosi protetta almeno dalle macchine, ha pensato bene di ringraziare pulendo quell'aria con un bel temporale ma, così facendo, ancora una volta ha salvato i nostri polmoni ben sapendo che quei veleni penetreranno nelle profondità della Terra.
Nel frattempo noi umani abbiamo dormito, rinfrescati dal temporale. I più indignati si sono sfogati su FB. Lamentandosi che le rivoluzioni si fanno sempre altrove.
Buongiorno.
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