Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 6 settembre 2014

La scuola-azienda targata Renzi

Renato Caputo


L’assunzione di quasi 150 mila precari annunciata da Renzi, se effettivamente si realizzasse, sarebbe sicuramente molto positiva e rappresenterebbe una vittoria parziale dei movimenti di questi anni. Renzi di fronte all’economia italiana che continua a frenare a fronte dell’aumento della disoccupazione, cerca di rilanciare l’immagine del governo con la promessa di una regolarizzazione storica dei precari della scuola.
Per un’opinione pubblica tormentata dai dati negativi dell’economia, i numeri annunciati appaiono effettivamente da capogiro, anche se non annullerebbero del tutto neanche i tagli della Gelmini e peraltro sono dettati anche dalla spada di Damocle delle multe in arrivo dalla corte europea proprio per l’abuso di contratti precari nella scuola.
L’assunzione di 150 mila nuovi insegnanti, di cui circa 50-60 mila occuperanno cattedre intere mentre il resto si dividerà tra supplenze brevi (la cui somma aritmetica equivale a 20.000 cattedre) e potenziamento dell’offerta formativa, non va quindi sminuita. Sarebbe sbagliato, e controproducente, un atteggiamento che non riconoscesse questo elemento. Anzi, sarà necessario vigilare attentamente perché la promessa sia effettivamente mantenuta, e non si sgonfi (come tante altre) sullo scoglio delle coperture: 1 miliardo nel 2015, 3 a partire dal 2016, 4 a regime tra 10 anni.
La sacrosanta stabilizzazione dei precari, molti dei quali lavorano con supplenze annuali coprendo posti vacanti e assicurando il regolare funzionamento della scuola, non viene però proposta nell’ottica di una complessiva abrogazione delle riforme Gelmini (che hanno fatto danni dalla primaria alle superiori). Perché non si dice chiaramente che i nuovi assunti nella scuola primaria, ad esempio, verranno utilizzati per abrogare il taglio del tempo pieno e delle compresenze, ovvero i provvedimenti che hanno devastato quello che era considerato, anche a livello europeo, il settore di punta della nostra scuola? Perché non si ipotizza una drastica riduzione degli alunni per classe, migliorando davvero la didattica? Inoltre molti dei nuovi assunti potrebbero essere costretti a coprire le assenze degli insegnanti di ruolo di discipline differenti dalle proprie. Il rischio potrebbe essere quello di inviare insegnanti di educazione fisica, musica o arte (quelli più numerosi nelle graduatorie ad esaurimento) a sostituire le assenze di colleghi di italiano o matematica, con un’evidente perdita di dignità professionale per gli uni (considerati alla stregua di baby sitter) e di offerta didattica per gli studenti.
La criticità del testo, però, è più complessiva e riguarda l’idea di scuola che viene proposta nelle linee guida.
Dietro il punto centrale del provvedimento, la stabilizzazione dei precari, si cela un'idea di scuola e di formazione che approfondisce il taglio liberista (e fallimentare) affermatosi in questi anni:
- Punto primo: i salari. Fermi al palo da anni, subiranno il nuovo blocco degli stipendi del pubblico impiego, rimanendo così i più bassi d’Europa a fronte di orari di lavoro di fatto omogenei, nonostante la propaganda sul fatto che in Italia gli insegnanti lavorino troppo poco. Si passerà, quindi, dagli scatti di anzianità agli scatti di “merito”, concessi in base ad un sistema di crediti. La famosa meritocrazia sarà a costo zero, ovvero, prevederà solo una redistribuzione e riorganizzazione dei vecchi scatti di anzianità validi per tutti i docenti, destinandoli solo al 66% di questi ultimi.

- In cosa consisterà il famigerato “merito”? Fondamentalmente in una nuova raccolta punti e certificati. Un “mercato” già visto nella rincorsa ad aumentare i punti nelle Gae, ma anche nelle università italiane, e destinato, in larga parte, ad aumentare la burocrazia e le attività inutili. Il 66% degli insegnanti che accumulerà più certificati e punti avrà uno scatto che si mangerà quello del 33% che, “non meritevole”, non avrà nulla. E se i meritevoli fossero l’80%? Niente da fare. I meritevoli sono il 66%! Questo meccanismo logicamente geniale porterà dopo 27 anni di anzianità a guadagnare “ben” 25 euro in più delle cifre oggi assicurate con gli scatti automatici . A fine carriere la differenza, dopo ben 35 anni di contratto a tempo indeterminato (target per pochi intimi), può raggiungere i 143 euro. Cifre da capogiro. Tutta vita per gli insegnanti italiani “meritevoli”. Il meccanismo è perverso e pericoloso perché fa leva sull’idea diffusa sempre più di una classe docente incapace ed impreparata (alla faccia della promessa elettorale di “restituire dignità agli insegnanti”), mentre i punti di merito si acquisteranno molto più facilmente con progetti e funzioni extra-curricolari che non dedicandosi a fondo alla didattica in classe ed al lavoro con gli studenti.
- Ma chi stabilirà corsi e valutazione degli stessi? Il docente mentor che il Nucleo di Valutazione Interno sceglierà tra i docenti che per tre trienni consecutivi hanno avuto uno scatto di competenza. E prima di questa data? Norme transitorie che danno un grande ruolo ai dirigenti. E se chi dovesse giudicare il merito non fosse meritevole, ma semplicemente “amichevole” con il dirigente di turno? Il merito non rischia di diventare un modo per disunire il corpo docente, metterlo in competizione al suo interno, e renderlo più mansueto? Siamo sicuri che questa idea di scuola sia esempio di valori come la collaborazione, la solidarietà, l’impegno e non si trasformerà nella miseria di una concorrenza penosa e pedagogicamente dannosa per gli studenti che la osserveranno?

- Il docente mentore e il nucleo di valutazione sono anche il perno di una riorganizzazione degli organi collegiali in cui il collegio docenti e il consiglio di classe perderanno valore e importanza, a scapito dei Presidi e di Consigli d’Istituto in cui entreranno soggetti privati disponibili a finanziare le scuole.
A questo si aggiunge che: “Per fare questo è necessario ripensare la carriera dei docenti, ( ...) Occorre quindi, prima di ogni altra cosa, un nuovo status giuridico dei docenti”
Cosa significa ripensare lo status giuridico dei docenti? “Per status giuridico s’intende quel complesso di disposizioni (...) che regolano il rapporto di lavoro e, quindi, le norme relative all’assunzione in servizio, allo svolgimento della prestazione lavorativa, alla cessazione del rapporto di lavoro.”
In altre parole, il governo si lascia le mani libere per intervenire su orario, mobilità dei docenti, eventuale cessazione del contratto, meglio noto come licenziamento. Un’Aprea che rientra dalla finestra?


- Alla lotteria del merito concorreranno non solo i docenti ma le intere scuole che, in base alla valutazione delle proprie “performances”, riceveranno più o meno fondi da parte del Ministero. I risultati della valutazione delle scuole, inoltre, saranno resi pubblici e offerti all’utenza perché possa scegliere, come al ristorante, la scuola migliore per i propri figli. Oltre al discorso populista, che pure rischia di piacere a famiglie che pagano da anni le disfunzioni della scuola pubblica vittima dei tagli di decenni, l’idea è vecchia e pericolosa allo stesso tempo. Si metteranno in competizione le scuole tra loro, continuando a promuovere gli istituti di serie A delle zone centrali e benestanti a discapito di quelli di serie B che, nelle periferie degradate delle nostre città, sono spesso l’unico argine alla povertà e alla criminalità organizzata. 
E quali saranno i “parametri oggettivi” su cui valutare le scuole è facile da immaginare. Continueranno ad imperversare i quiz invalsi e il nozionismo spinto che li sottende.


Attorno a questo nucleo di provvedimenti si articolano altre proposte (nelle 166 pagine del documento) che alternano “buone” intenzioni del tutto astratte e prive di rapporto con la realtà ad una filosofia di fondo improntata alla subalternità dell’istruzione alle richieste dell’impresa (il fantomatico mercato del lavoro) e all’equiparazione sempre più spinta tra scuole private e pubbliche.
Ottimo, ad esempio, il rafforzamento dell’educazione motoria nella scuola primaria, ma gli estensori del documento hanno mai messo piede nelle palestre (quando esistono) delle nostre scuole? Oppure hanno contato i computer presenti (dove ci sono) nei laboratori informatici che dovrebbero essere il fulcro della rivoluzione digitale renziana? A leggere i passaggi più propositivi del testo ci si rende conto della distanza tra le parole e la realtà.
A queste buone intenzioni, del tutto astratte e difficilmente applicabili, si accompagna l’idea aziendalista di istituti superiori in cui aumentano fino a 200 le ore da dedicare, obbligatoriamente, a stages (gratuiti) in aziende private, mentre invece l’impoverimento culturale delle giovani generazioni richiederebbe un rafforzamento del tempo scuola a tutti i livelli; di Dirigenti Scolastici che diventano veri e propri manager (reclutati tramite un corso-concorso della scuola nazionale dell’amministrazione, allontanandoli sempre più dal corpo docenti che pure dovrebbero rappresentare) che potranno valutare la capacità didattica degli insegnanti (e quindi concedere o meno gli scatti stipendiali) e scegliere “come un allenatore la propria squadra”, selezionando gli insegnanti “più adatti alla propria scuola” all’interno dell’Organico Funzionale di più istituti.
Come si finanzierebbe questa grande rivoluzione? Molto chiaro questo passaggio del testo:
1) Attribuendo il M.O.F. (fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, che negli ultimi 3 anni è stato tagliato dei 2/3, e che permette il funzionamento della scuola stessa) solo alle scuole che, dopo attenta valutazione in base a parametri “oggettivi” (si immagina facilmente il ruolo del famigerato Invalsi) abbiano dimostrato di meritarli.
A questo finanziamento pubblico basato sul “merito” delle scuole concorreranno, inoltre, anche le scuole private, equiparate in tutto e per tutto a quelle pubbliche, che quindi oltre ai finanziamenti ad hoc a loro dedicati prenderanno anche una parte dei fondi destinati finora, tramite il Mof, alla sola istruzione pubblica.
2) Visto che, in ogni caso, i risparmi legati al primo punto non saranno sufficienti, gli istituti scolastici dovranno costituire fondazioni con soggetti privati disponibili a finanziarli. Più chiaro di così...

Insomma una riforma che ha un’idea di scuola non così dissimile da quella proposta dal governo Berlusconi, che infatti piace anche a Forza Italia, stando alle dichiarazioni di questi giorni, e che per questo va contrastata radicalmente. Allo stesso tempo dobbiamo avere la consapevolezza che l’assunzione dei precari e le risposte date dal governo ad alcuni problemi della scuola, in assenza di una alternativa, potrebbero trovare non pochi consensi. Fare opposizione oggi significa più che mai costruire un’idea di scuola alternativa a quella renziana. Se l’opposizione sarà percepita come resistenziale o come corporativa farà ben poca strada. Serve in questo senso un salto di qualità dei movimenti, che accetti la sfida e che sia capace di ribaltarla. Proviamoci

venerdì 5 settembre 2014

Contaminazioni

Luciano Granieri.


Esempio di contaminazione fra jazz e tarantella. Un pezzo eseguito da Riccardo Tesi: organetto , Gianluigi Trovesi: sax alto, Patrick Vaillant: mandolino, mandola, Jean-Jacques Avenel al contrabbasso e Joel Allouch alla batteria. Le foto sono di una Frosinone di altri tempi.






La contaminazione è un concetto molto presente e valorizzato in campo artistico culturale. L’esempio più eclatante  è dato dalla musica jazz. La confluenza  della musica bandistica, del melodramma ottocentesco di derivazione europea, in particolare italiana,  con i ritmi africani, hanno originato  una forma musicale del tutto nuova, completamente diversa dai generi che ne hanno dato vita .

 Ciò avveniva agli inizi del secolo scorso nel sud degli Stati Uniti, quando l’immigrazione europea, e la deportazione  schiavista della popolazione africana, hanno stabilito un contatto  all’interno di una  nuova e precaria condizione sociale, che vedeva  gente di varia etnia sfruttata nell’opulenta società americana del sud, ricca di piantagioni e attività manifatturiere. 

Il processo di contaminazione musicale così iniziato si è evoluto, coinvolgendo in seguito  la cultura popolare dei Sinti. Il jazz   manuche del chitarrista nomade Django Reinhardt ne è buona testimonianza. E ancora, attraversando tutto il ‘900, si sono registrate altre contaminazioni con la musica sudamericana, Samba e Bossa Nova. Memorabile la collaborazione fra Stan Getz , Joao Gliberto , Antonio Carlos Jobim e Vinicius De Moraes , che hanno partorito “A garota de Ipanema” un brano a tutt’oggi al secondo posto , per numero di ascolti dopo Yesterday dei Beatles. Oppure  Il tango con le straordinarie composizioni di Astor Piazzolla e più recentemente di  di Xavier Girotto.  

Il jazz, poi, tornato in Europa, si è ulteriormente contaminato con le espressioni musicali tipiche delle varie Nazioni del Vecchio Continente. In Italia, in particolare, la musica jazz ha trovato felici connubi con le melodie mediterranee e la canzone popolare. Indicativi  gli esperimenti in tal senso del compianto Giorgio Gaslini che, insieme al contrabbassista Bruno Tommaso,  ha  rivisitato vecchi canti popolari  lombardi incidendo il disco “Canti di popolo in jazz”. Straordinario  il grande lavoro del trombettista Paolo Fresu in merito  alla contaminazione con la musica popolare Sarda, o anche di Gianluigi Trovesi che insieme Riccardo Tesi, mago dell’organetto diatonico, ha offerto un’originale trasformazione della musica popolare toscana. (Il brano del video di apertura si riferisce a questa esperienza).

Se la contaminazione funzione così bene in musica e cultura, perchè non può funzionare altrettanto bene in politica? Come è gretto il popolo che non capisce questi alti valori!  Il Pd di Renzi, sta portando avanti un complesso ma stimolante esperimento di contaminazione, molto avanzato rispetto ai tentativi messi in atto dai suoi predecessori. Lo “Statista” fiorentino sta sperimentando due tipi di contaminazioni contemporaneamente. Dal lato esecutivo-legislativo (una distinzione ormai vecchia) la contaminazione è con il Nuovo Centro Destra, dal lato delle riforme istituzionali è con Forza Italia. 

Ma eventi ancora più rivoluzionari stanno accadendo in quell’avanzatissimo laboratorio di buona politica che è il Pd della Provincia di Frosinone. In questo caso il grande partito democratico si è autoinflitto una mitosi  cellulare  riproducendosi in  due parti. La prima impegnata in una contaminazione con il Nuovo Centro Destra e una particella del vecchio Udc, la seconda interessata ad una contaminazione con Forza Italia, Partito Socialista, Sel  e forse Fratelli D’Italia. Un processo complicato, anche conflittuale, per certi versi incomprensibile perfino alla cellula madre  nazionale. 

Ma vuoi mettere il successo di questa sperimentazione nell’eleggere il nuovo presidente della Provincia! Il guaio di questi esperimenti è che generano, verso la   popolazione,  un altro tipo di contaminazione. Non legata al concetto di messa in comune delle proprie peculiarità, ma  “contaminazione” intesa  come inquinamento, veicolo di virus e batteri. La ricerca di una migliore contaminazione per esercitare il potere genera  pericolose malattie per il popolo i cui sintomi sono precarietà, povertà, disagio sociale, distruzione della dignità umana. Ma noi popolino, gente comune siamo ignoranti che ne capiamo di contaminazione! Zitti e mosca. Becchiamoci le malattie,  l'inquinamento, una sanità da quinto mondo, la disoccupazione. In fondo sono solo piccoli effetto collaterali della " GRANDE CONTAMINAZIONE"



P.S. Mi scuso profondamente con i musicisti, i jazzisti e gli artisti indegnamente usati per redigere questo post e paragonati alla sguazzante melma dei comitati elettorali in devastante azione nel nostro paese. 

La capitale su schermo piatto

Sandro Medici. fonte http://ilmanifesto.info/




A Roma siamo ormai in guerra. Nella grande scac­chiera metro­po­li­tana, con un furore siste­ma­tico, l’esercito del nulla sta espu­gnando le case­matte dell’allegria. Una dopo l’altra. Sgom­be­rate, chiuse, spente, ammaz­zate. Ieri mat­tina è stata schiac­ciata l’occupazione del Cinema Ame­rica, che nei suoi due anni di atti­vità aveva ria­ni­mato le piazze e i vicoli di Tra­ste­vere, pre­sto rive­lan­dosi una felice ecce­zione cul­tu­rale in quell’antico adden­sato urbano che da anni si tra­scina in una deriva mer­can­tile e degra­data. Solo un mese fa è stato chiuso il Tea­tro Valle; poco prima era stato sgombe­rato il Cinema Vol­turno; l’estate scorsa era toc­cato all’Angelo Mai. In una pioggia di denunce, inchie­ste giu­di­zia­rie, incri­mi­na­zioni e deten­zioni. Due espo­nenti del movi­mento delle occu­pa­zioni sono da mesi agli arre­sti domi­ci­liari. E pre­sto si avvieranno pro­cessi su processi.
È in corso un’aggressione mili­ta­re­sca con­tro le pra­ti­che sociali di riap­pro­pria­zione dei beni comuni. Quei beni comuni, pub­blici o pri­vati che siano, che le ammi­ni­stra­zioni con­se­gnano alla ren­dita e alla spe­cu­la­zione. Patri­mo­nio edi­li­zio, ma anche quota societa­rie, ser­vizi sociali, infra­strut­ture. Ed è per con­tra­stare que­sta spo­lia­zione che si va esten­dendo un movi­mento di resi­stenza che attra­versa città e ter­ri­tori, da Roma a Pisa, da Napoli a Milano, dalle valli alpine alle sponde adria­ti­che. Con­flitti e ver­tenze che riman­dano a uno scon­tro di civiltà: tra un modello eco­no­mico che tutto riduce a merce, com­presa l’acqua che beviamo e l’aria che respi­riamo, e un’insorgenza sociale che cerca di sal­va­guar­dare la natura, la cul­tura, l’architettura per resti­tuirle ai legittimi pro­prie­tari, cioè noi tutti, noi tutte.
E in que­sto scon­tro ormai lo stato, che sia diret­ta­mente il governo o gli enti locali o la stessa magi­stra­tura, non svolge una fun­zione terza, di media­zione tra inte­ressi e bisogni. Non garan­ti­sce più quella cit­ta­di­nanza che in teo­ria dovrebbe rap­pre­sen­tare e tute­lare: al con­tra­rio, la espro­pria di ciò che le appar­tiene, per con­se­gnare il mal­tolto alle signo­rie della plu­sva­lenza, alle cen­trali dell’accumulazione finan­zia­ria, alle agen­zie della spe­cu­la­zione parassitaria.
Da qui, da que­sta man­che­vo­lezza pub­blica, da que­sta oscena com­pli­cità, nasce l’esigenza di reim­pos­ses­sarsi di ciò che è desti­nato alla requi­si­zione affa­ri­stica.
Se a Pisa i gio­vani occu­pano prima un colo­ri­fi­cio abban­do­nato e poi un distretto militare in disuso, lo fanno per impe­dire che ven­gano tra­sfor­mati in appar­ta­menti privati , alber­ghi, super­mer­cati. E lo stesso suc­cede a Napoli quando si entra in un vec­chio asilo, o a Palermo in un tea­tro in disuso, o a Trie­ste in un ex caserma. Decine di espe­rienze che diven­tano imme­dia­ta­mente luo­ghi d’incontro e socia­lità, occa­sioni cul­tu­rali, offerte di ser­vi­zio, pos­si­bi­lità di lavoro. Case­matte popo­lari che, spe­cie se in quar­tieri dif­fi­cili, si tra­sfor­mano in un’opportunità di ria­ni­ma­zione sociale, in con­te­sti dove a stento ci si saluta e a volte si ha per­fino paura.

Aleg­giano sen­ti­menti posi­tivi, si risol­vono pro­blemi e si col­ti­vano pia­ceri: ci si guarda, ci si annusa e si fanno cose insieme: cose grandi, impe­gnate, pro­dut­tive, ma anche cose pic­cole, una festa per i bam­bini, un mer­ca­tino, una pasta­sciutta col­let­tiva. Se non rischias­simo di diven­tare reto­rici, si potrebbe soste­nere che pro­prio que­sto ritro­vato desi­de­rio comu­ni­ta­rio, que­sta spinta alla coe­sione sociale, è diven­tato il prin­ci­pale nemico di chi, al con­tra­rio, ci vuole ato­miz­zati, com­pe­ti­tivi e anta­go­ni­sti, l’un con­tro l’altro, rele­gati cia­scuno nel pro­prio ango­letto, refrat­tari a qual­siasi forma di partecipazione.
E sarebbe bastato guar­dare le facce intri­stite dei tra­ste­ve­rini che ieri mat­tina hanno assi­stito muti e incol­le­riti allo sgom­bero del Cinema Ame­rica, per ren­dersi conto di quanto rap­pre­sen­tasse quell’occupazione per i tan­tis­simi che l’avevano fre­quen­tata. Per la viva­cità che aveva rega­lato, per le tante atti­vità che si svol­ge­vano, per il sem­plice fatto che lì, in quella pla­tea un po’ sgan­ghe­rata, c’era sem­pre qual­cuno, c’era sem­pre qual­cosa da fare, c’era sem­pre la pos­si­bi­lità di scam­biarsi una chiac­chiera, un sorriso.
Negli ultimi tempi, guar­darsi la par­tita della Roma sul grande schermo era diven­tato un evento cit­ta­dino: biso­gnava arri­vare pre­sto e spesso non si tro­va­vano più nean­che i posti in piedi per quella cele­bra­zione di feli­cità popo­la­re­sca.
Nell’ultimo scor­cio anche il mini­stro dei beni cul­tu­rali, Enrico Fran­ce­schini, era andato a tro­vare i ragazzi del Cinema Ame­rica. E lì, in quella sala, guar­dando le volte e i mosaici, aveva assi­cu­rato che quell’edificio sarebbe stato vin­co­lato per sal­va­guar­darne la fun­zione cul­tu­rale. In aperto con­tra­sto con quanto sta­bi­lito in una deli­bera comu­nale che, al con­tra­rio, con­sente ai pro­prie­tari di ricon­ver­tire l’edificio a uso resi­den­ziale, tanti appar­ta­men­tini, man­sar­dine, cuci­nine, bagnetti. Que­gli stessi pro­prie­tari che, forti di una sen­tenza del giu­dice delle inda­gini pre­li­mi­nari, hanno finito per denun­ciare il pre­fetto per­ché non si deci­deva a ese­guire lo sgombero.

Ieri mat­tina il con­ten­zioso isti­tu­zio­nale si è sciolto, con le truppe pre­fet­ti­zie in assetto anti-sommossa e i ragazzi a por­tar via cine­teca e biblio­teca. «La cul­tura ormai non conta più nulla», ha detto scon­so­lato uno di loro. Il mini­stro Fran­ce­schini, nel frattempo, tace: scon­fes­sato e ridi­co­liz­zato. Così come tace il sin­daco Marino. Ancora una volta sca­val­cato (e forse nean­che infor­mato) dalle deci­sioni di pre­fetto e que­store. Chiuso nel suo per­be­ni­smo lega­li­ta­rio, stuc­che­vol­mente algido, con­ti­nua a non capire che le ner­va­ture vitali di que­sta città non sie­dono nei con­si­gli d’amministrazione ma si dira­mano altrove, dove pul­sano le con­trad­di­zioni, dove sgor­gano fiato e sudore, dove bril­lano le idee.

O, come ieri mat­tina al Cinema Ame­rica, dove le idee ven­gono stroz­zate. La domanda, a que­sto punto, sorge spon­ta­nea: dob­biamo con­ti­nuare a subire o a Roma è arri­vato il tempo di rea­gire? Non sarebbe il caso di ritro­varsi tutti in piazza (tutti, ma pro­prio tutti) per fer­mare quest’onda repres­siva e regressiva.

Sanità. Le prestazioni aggiuntive nocive per medici, pazienti e bilancio.

Francesco Notarcola  - Presidente della Consulta delle associazioni della Città di Frosinone, Presidente dell’associazione “Peppino Impastato”

Le prestazioni aggiuntive, nella somministrazione dei servizi di cura vanno eliminate perché rappresentano un notevole spreco di denaro e non permettono di programmare e migliorare le strutture ed i servizi sanitari. La direzione generale della ASL e la Regione Lazio dovrebbero decidere il tal senso al più presto ed elaborare un crono programma per mettere fine a  questo illegale strumento.
Il Prof. Elio Guzzanti, già ministro della sanità della Repubblica, commissario ad acta per la realizzazione del Piano di rientro, in una nota inviata alla direzione generale della ASL di Frosinone, l’11 febbraio del 2010 così si esprimeva :
“ Si condivide infatti la considerazione che il perdurare di una situazione così onerosa a carico dell’Azienda e conseguentemente anche per la Regione, potrebbe comportare danni  erariali alla luce delle maggiori spese oggi sostenute per il personale rispetto ad un’eventuale assunzione.
La situazione fino ad oggi rappresentata con il costante ricorso alle cd. Prestazioni aggiuntive mostra,quindi, oneri rilevantissimi evidenziando una situazione da ritenere più onerosa  - e con risultati di minore efficienza – di quella che potrebbe ottenersi attraverso l’assunzione di ulteriori professionalità in organico.
Al riguardo va altresì rappresentato che il protrarsi di tale situazione comporta anche la violazione di quanto disposto dal d.lgs.66/2003 il quale nel recepire le direttive 93/104/CE e 2000/34/CE ha stabilito che la durata media dell’orario di lavoro non può in ogni caso superare, per ogni periodo di sette giorni, le quarantotto ore,comprese le ore di straordinario.
Si ritiene opportuno inoltre precisare che le cd. Prestazioni aggiuntive acquistate dai dipendenti vanificano e violano anche specifici istituti contrattuali legati al recupero psicofisico del dipendente; infatti si evidenzia che la maggioranza del personale che ricorre alle prestazioni aggiuntive appartiene alla disciplina di Anestesia e Rianimazione ed alla disciplina di Radiologia.
Per queste professionalità contrattualmente è previsto il recupero biologico a seguito dell’esposizione da raggi X  (radiologi), mentre per gli anestesisti è previsto un recupero biologico a seguito di esposizione da gas anestetici.
Tutto ciò premesso ne deriva che gli operatori senza riposo tra i vari turni, conformemente alle norme vigenti , possono incorrere in un maggior rischio di errore clinico con possibili richieste di risarcimento danni e quindi probabili ed ulteriori aggravi economici a carico dell’Azienda per l’aumento del contenzioso”.
Oggi il quadro è  di gran lunga peggiorato. Continuare su questa strada è delittuoso. Occorre invertire la rotta per finalizzare le risorse alla realizzazione di una sanità efficiente e di qualità.

giovedì 4 settembre 2014

Il Trio Novachorda al Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni

Malvina Picariello


Sabato 6 settembre, al Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni, si esibirà il TRIO NOVACHORDA. Il concerto si terrà presso la Sala della Ragione, all'interno dello storico Palazzo Comunale, in chiusura della conferenza su "La fine del potere temporale della Chiesa e l'uomo nuovo del Rinascimento" a cura del prof. Lucio Villari.
I Novachorda nascono nel 2012 dall’incontro tra Eros Cucchiaro (liuto) e Malvina Picariello (voce), entrambi diplomati presso il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, ai quali si unisce il gambista Marco Ottone, strumentista e liutaio. Il loro amore per la musica antica, in particolar modo per il repertorio elisabettiano, li spinge a creare una formazione stabile che si esibisce in diverse occasioni. In repertorioWhere the bee sucks di Robert Johnson (1583-1633), Flow my tears e Come again! Sweet love doth now invite (di cui esiste una versione incisa recentemente da Sting) di John Dowland (1563-1626), Whith my love my life was nestled di Thomas Morley (1557-1602). 

Il Trio Novachorda è formato da: 

Malvina Picariello, soprano
Diplomata in canto e laureata con il massimo dei voti al biennio specialistico in Musica Vocale con il M° Barbara Lazotti, e in Musica da Camera con il M° Francesca Vicari presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone.
Nel 2009 e nel 2011 effettua il tirocinio di perfezionamento sulla Musica Sacra presso la Referat für Kirchenmusik e il Diözesankonservatorium a Vienna.
Segue corsi di specializzazione sulla liederistica tedesca con il Maestro di fama internazionale Norman Shetler, a Vienna e presso il Mozarteum di Salisburgo.
Svolge attività concertistica principalmente a Roma, Vienna e Salisburgo.
Nel 2006 è tra i fondatori del Trio Incanto, con il quale si dedica all'esecuzione e alla divulgazione della Musica da Camera italiana ed europea (con particolare attenzione al repertorio liederistico tedesco).
Nel 2012 fonda con Eros Cucchiaro il Trio Novachorda (con Eros Cucchiaro, liuto e Marco Ottone, viola da gamba) con il quale si dedica all'esecuzione di musica medievale e rinascimentale.

Eros Cucchiaro, liuto
Si diploma in chitarra classica 2011 presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone e intraprende una carriera concertistica come solista e in varie formazioni da camera tra cui l'Orchestra di Chitarre del Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, diretta dal M° Angelo Ferraro.
Dal 2012 si dedica allo studio della Musica Antica come liutista e continuista sotto la guida del M° Simone Vallerotonda. In questo ambito svolge attività concertistica in diverse formazioni strumentali e con il Trio Novachorda di cui è fondatore nel 2012 insieme alla cantante Malvina Picariello.

Marco Ottone, viola da gamba
Studia la Viola da Gamba presso il Conservatorio “O. Respighi” di Latina sotto la 
guida del M° Claudia Pasetto e svolge attività concertistica come solista e con il 
Consort di Viole del Conservatorio di Latina e della Banda Antica della Città di 
Segni.
Oltre ad essere strumentista è liutaio e costruisce strumenti antichi (tra i quali quelli con cui si esibisce). Ha all'attivo diverse esposizioni in ambito nazionale e 
internazionale. Dal 2013 collabora con il Trio Novachorda (con Malvina Picariello, voce e Eros Cucchiaro, liuto).

La bomba neoliberista si abbatte su Trastevere e il cinema America

Luciano Granieri


 “La nuova bomba neoliberista, a differenza delle sue antenate di Hiroshima e Nagasaki, non solo distrugge la polis, e impone morte , terrore e miseria a chi la abita: o, a differenza della bomba a neutroni della guerra fredda, non distrugge solo “selettivamente”.  La bomba neoliberista , in più riorganizza e riordina ciò che attacca e lo ricostruisce come una tessera rompicapo della globalizzazione economica . Dopo che il suo effetto di distruzione ha agito, il risultato non è un mucchio di rovine fumanti, o decine di migliaia di vite spente, ma una periferia che si aggiunge a qualcuna delle megalopoli commerciali del nuovo iper mercato mondiale”.
Tratto da “La quarta guerra mondiale è cominciata”  autore:  Subcomandante Marcos  edizioni :”il manifesto”.


I terribile effetti della bomba neoliberista si sono manifestati in molte città, paesi, quartieri. Trastevere non fa eccezione. La bomba neoliberista ha distrutto secoli di cultura popolare, di condivisione sociale, di complessi crocevia cognitivi, storico-culturali. Le case di Trastevere, non risuonano più di quella saggezza popolare romanesca ironica, a volte cinica, ma sempre arguta. Le Piazze di Trastevere non sono più improvvisati campi da pallone dove ragazzini concentrati e impegnati inseguono una sfera di plastica dura cercando di emulare le gesta dei loro più celebrati campioni. Trastevere come altri quartieri, è stata rasa al suolo. Non nelle strutture ma nelle peculiarità culturali e storiche. La bomba neoliberista rende Trastevere uguale a qualsiasi altra piazza di pregio sita in Europa. 

La speculazione edilizia ha svuotato le case dai suoi abitanti indigeni, i quali si sono dispersi  nella periferia di una qualche  informe megalopoli commerciale, disperdendo tradizioni e culture.  Trastevere si è omologata. Il vuoto creato dall’eliminazione di una precisa identità sociale e culturale è stato riempito dai comandamenti  dell’ipermercato mondiale, in cui tutto, a cominciare della più antica pietra del più caratteristico palazzetto, diventa oggetto di speculazione finanziaria e commerciale. 

A Trastevere i Romani sono rimasti in pochi.  Al loro posto  una nuova popolazione di ricchi esponenti, dirigenti di multinazionali pronti a sfruttare le bellezze del luogo. Una dopo l’altra le botteghe artigiane, risultato del lavoro tramandato  di generazioni in generazioni,   stanno soccombendo al mercato del lusso.  E’ difficile resistere ad una devastazione distruttrice di  luoghi e spazi  che un’intera comunità  ha costruito attraverso  secoli di convivenza sociale diventandone   proprietaria indiscussa.  

La storia del Cinema America è un esempio di come agisce la bomba neoliberista. Il cinema, che aveva smesso la sua attività nel 1999, lasciato per  diversi anni nel degrado, è stato  acquisito dalla società “Progetto  Uno Srl” . L’acquirente  voleva abbatterlo per realizzare nella struttura  20 mini-appartamenti di lusso, con annesso garage, lasciando una parte dei locali ad una non ben precisata vocazione culturale. 

Alcuni studenti non  si sono voluti arrendere all’ennesimo furto di cultura operato dalla speculazione finanziaria e dal  13 novembre 2012 hanno occupato i locali. I ragazzi, supportati dagli abitanti del quartiere, da attori e registi, hanno fatto rivivere la  struttura programmando eventi culturali, proiezioni di film, organizzando laboratori, e una biblioteca. Di questa attività si sono accorte le istituzioni. Il ministro dei beni culturali Franceschini ha avviato gli atti per il  vincolo di destinazione d’uso (procedura ad oggi non ancora conclusa)  riconoscendo il valore storico culturale del sito.  Ciò  avrebbe impedito l’utilizzo della struttura per fini abitativi bloccando così il piano della “Progetto Uno”. 

Ma Massimo Paganini amministratore della società in qualità di proprietario ha preteso la riacquisizione del cinema esigendo lo sgombero degli occupanti. Sfratto avvenuto ieri. Le porte del cinema sono state sigillate e, in attesa che la questione urbanistica possa risolversi, lo stabile è destinato a restare chiuso e a cominciare un inesorabile processo di  degrado e declino.  Le mire dell’immobiliare, anche se non  dichiarate, sono intuibili:  aggirare il vincolo di destinazione d’uso, come già accaduto  per il Metropolitan a San Lorenzo in Lucina, oppure lasciare che la struttura ,chiusa, inutilizzata si  degradi per renderne inevitabile fra qualche anno l’abbattimento. Riproponendo  cosi una  speculazione più remunerativa di prima, magari con l’interessamento di qualche fondo immobiliare o banca d’affari. Registi e attori di fama mondiale, fra cui il  regista premio Oscar Paolo Sorrentino, Paolo Virzì, Daniele Vicari,  gli attori Elio Germano, il premio Oscar Toni Servillo,  si sono offerti di acquistare il cinema, con l’aiuto di una qualche petizione popolare. Speriamo che l’operazione riesca. 

In ogni caso ci preme ricordare che  certe bombe possono essere disinnescate con la Costituzione. La nostra Costituzione è talmente avanzata che ha previsto anche gli effetti nefasti della bomba neoliberista.  All’art.42 si legge :”....La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti, allo scopo di assicurare la funzione sociale e renderla accessibile a tutti....” Un cinema privato ,chiuso, non assicura una funzione sociale accessibile a tutti. Per altro nell’art. 41 è scritto che “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo di recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana....” I giochi che la libera iniziativa economica privata vuole intraprendere con il cinema America sicuramente  sono in contrasto con l’utilità sociale e arrecano danno alla dignità umana privandola di un’entità culturale. Basterebbe applicare dunque le regole di questo potente artificiere per evitare i molti guai dell’ordigno neoliberista. Del resto se una delle banche d’affari più potenti del mondo invita i paesi del Sud Europa a liberarsi il più presto possibile delle costituzioni antifasciste un motivo ci sarà. Ed ecco spiegato anche il motivo per cui uno dei governi più neoliberisti della storia italiana,  sta cercando di distruggere la nostra Costituzione. Ma noi non abbiamo paura della bomba e dei suoi bombardieri.

Di seguito il bel video realizzato dall'archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico:

mercoledì 3 settembre 2014

Primario per investitura

COORDINAMENTO PROVINCIALE SANITA'

Il Coordinamento Provinciale Sanità vuole comunicare le proprie considerazioni per come si evidenzierebbe lo stato della situazione dei c.d. primariati nella Asl di Frosinone.
Quello che viene tradizionalmente chiamato “primario” oggi è definito dalla Legge 502/92 e s.m.i. come “direttore di struttura complessa”, e a lui è affidata l'organizzazione e la direzione della strutture (i reparti), con responsabilità dei risultati di gestione.
L'incarico è conferito per pubblico concorso, e al termine dell'incarico, se non confermato, il dipendente va a svolgere altra funzione con il trattamento economico della nuova funzione.
Nel 2012 la Legge 189 ha modificato le modalità di individuazione dei direttori di struttura complessa: viene istituita una commissione composta dal direttore sanitario e tre primari, la quale tra i candidati ne sceglie tre da proporre al direttore generale, il quale a sua volta, senza essere vincolato assolutamente alla scelta del candidato con il punteggio migliore, ne sceglie uno cui conferire l'incarico di direttore.
Bisogna dire chiaramente alla popolazione, che logicamente non può essere a completa conoscenza di tutti questi meccanismi, che nella Asl di Frosinone accade che da molti anni non si effettuano le procedure per le selezioni dei primari, per cui in una prima fase i posti vacanti di primario si sono coperti con l'istituto dell'art. 18 del CCNL, cioè tramite un conferimento temporaneo per titoli di pochi  mesi  dell'incarico di responsabile a un dipendente, poi è subentrata l'incredibile idea degli incarichi di responsabile di reparto a rotazione (tipo caporale di giornata), a seguire poi è spuntata l'illogica trovata del sistema degli incarichi plurimi ad interim anche a chilometri di distanza; e ancora, poiché al peggio non c'è limite, la nomina di dipendenti con semplice lettera  di referente di reparto (qualifica non esistente né per Legge né per istituto contrattuale), cosa questa che ricorda molto da vicino l'investitura medievale officiata con la spada sulla spalla. Tutto ciò ci appare al di fuori della giurisprudenza e della dottrina giuridica, oltre che fuori dal buon senso.
Quali sono le conseguenze di tanta sciaguratezza? Sono l'indeterminatezza, la caducità, la provvisorietà e la diafania di quello che deve essere il pilastro portante del sistema. Se tale figura viene indebolita, se non gli vengono dati i mezzi per operare, a questo matematicamente consegue l'impossibilità a programmare, a gestire e a raggiungere validi risultati sotto tutti gli aspetti.  Tale stato di cose gli utenti lo percepiscono quotidianamente a pelle, mentre i tecnici lo traducono in numeri, come ad esempio quel  triste 48% di migrazione sanitaria dei frusinati in altre Asl o in altre regioni.
Al danno si è ora aggiunta la beffa: in più occasioni la direzione aziendale ha persino prospettato la colpa degli operatori per la bassa produttività dei reparti (come se si potesse vincere la guerra disarmati), e quindi avanti ancora con tagli e riduzioni in un gioco perverso verso il basso.
Per porre rimedio a questo miserevole spettacolo è necessario dare garanzie di stabilità alle unità operative, quindi con procedure di designazione di direttori veri, con oneri e onori conseguenti. Se la politica continuerà a nicchiare su questo punto, la nostra pazienza sarà abusata.