Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 19 novembre 2014

Il messaggio che ha intasato la posta elettronica dei professori degli istituti di ogni ordine e grado

a cura di Luciano Granieri

Saluto del Sottosegretario Davide Faraone

Carissime e carissimi,
sono Davide Faraone, ho 39 anni e sono stato eletto deputato per la prima volta in questa legislatura.

Ora il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, mi ha voluto come Sottosegretario al Miur per rappresentare un governo che sta mettendo la scuola al centro della propria azione, non solo a parole ma con i fatti.

È davvero il momento della svolta per la scuola italiana e per il Paese.

Siamo partiti dagli edifici scolastici. Sono migliaia gli interventi già partiti, e quelli in programma nei prossimi mesi, per rendere le scuole più sicure e più belle.

E adesso La Buona Scuola. Ci stiamo occupando di ciò che avviene nelle nostre aule. Da tempo non vi era alcun coinvolgimento sulle scelte politiche che riguardano la scuola. Per questo abbiamo voluto ascoltare tutti, perché l'istruzione è il motore per ogni sviluppo economico, sociale e culturale del Paese e la scuola è patrimonio di tutti i cittadini. Come sarà l’Italia tra vent’anni dipende da come è la scuola oggi, ripete spesso Matteo Renzi. È per questo che vogliamo una Buona Scuola.

La consultazione è terminata in questi giorni, con l’impegno del Ministro Stefania Giannini e di coloro che hanno collaborato al Ministero e nei territori. Ringrazio davvero tutti coloro che hanno voluto partecipare contribuendo alla riflessione collettiva sulle proposte. Ma il lavoro davvero impegnativo arriva adesso.

Il piano ipotizzato nel documento del governo sarà rivisto alla luce delle proposte di coloro che hanno voluto mandare il loro punto di vista. Saranno soprattutto le critiche ad essere vagliate. La complessità della scuola è affrontabile solo se ognuno di voi ci aiuterà a trovare soluzioni che migliorino i risultati delle nostre studentesse e dei nostri studenti. Questo è il nostro compito e la nostra speranza. So che chi lavora come voi nella scuola e per la scuola ha vissuto tempi particolarmente pesanti fatti di tagli e spesso di umiliazioni.

Ora si cambia verso!

La tenuta del sistema è stata possibile proprio perché abbiamo potuto contare sul vostro lavoro. Ed ora ci contiamo ancora di più. Potremo ottenere risultati solo con il dovuto impegno e con la necessaria motivazione di tutti.

Abbiamo una grande responsabilità, sono certo che lavoreremo bene insieme.

Cari saluti

Davide Faraone



Tradotto: Abbiamo voluto ascoltare tutti, ma poi come al solito facciamo come cazzo ci pare. Ecco a Voi LA BUONA SOLA


martedì 18 novembre 2014

LETTERA APERTA AI MILITANTI ED AGLI ELETTORI DEL PD

Cari compagni e cari amici,
Questa nostra bella terra, ricca di cultura e di meravigliose risorse naturali, dominata dal degrado e dalla desolazione, sta morendo. Essa ha bisogno del vostro impegno e del vostro contributo.
Monnezza, scarichi nei corsi d’acqua ed inquinamento atmosferico  sommergono la meravigliosa Valle del Sacco avvolgendo e coinvolgendo l’intera provincia con discariche ed inceneritori che, senza soluzione di continuità, si proiettano da Colleferro a San Vittore del Lazio.
Aumentano disoccupazione e povertà, chiudono fabbriche,  ospedali e scuole mentre falliscono migliaia di imprese di ogni dimensione e di ogni settore.
In un  quadro siffatto di profonda crisi e di disagio sociale è vitale per ogni famiglia e per ogni cittadino garantire il diritto costituzionale alla difesa della salute. Centinaia di migliaia di persone 
( Disoccupati, cassaintegrati e lavoratori in mobilità, licenziati e pensionati al minimo) non possono permettersi di ricorrere alla sanità privata.
E’ per questo e per cercare di rilanciare l’economia, lo sviluppo occupazionale e per conquistare migliori condizioni di vita che decine di migliaia di cittadini e centinaia di associazioni lottano, da tempo, con impegno e coraggio per una sanità efficiente e di qualità.
E’ triste, però, constatare che queste problematiche non sono più oggetto di attenzione e pane quotidiano di un Partito come il PD. Forse si sono offuscati, sopiti o dimenticati quegli ideali e quella cultura di progresso e di civiltà che affondano le radici nella storia del movimento operaio,  contadino e popolare di questa provincia e del nostro Paese. Sono questi ideali e questa cultura  che hanno fatto la Repubblica e la Costituzione.
E’ avvilente prendere atto dell’assenza di 52 sindaci alla conferenza locale della sanità mentre si votava l’ATTO AZIENDALE della ASL, passato con il voto di 22 primi cittadini su 91.
E’ mortificante per la democrazia notare che in consiglieri del PD, in maggioranza o all’opposizione, non abbiano promosso, insieme ai circoli locali, incontri e assemblee con i cittadini e con le associazioni, riunioni dei consigli comunali per discutere, conoscere e proporre una moderna organizzazione sanitaria mentre crescono tumori,  patologie respiratorie e tiroidee e  32 mila persone sono costrette a curarsi fuori provincia. Centinaia di milioni e miliardi di euro sottratti, in questi decenni, ad un’economia in agonia come la nostra.
Se le vostre coscienze ed il vostro pensiero si nutrono ancora di passione politica, di ideali e di amore per il progresso non potete non partecipare e fare sentire la vostra voce.
La vostra coscienza e la vostra onestà non possono avallare vicende vergognose e squallide della politica e del potere come quelle vissute per la elezione  dei vertici della SAF e del Presidente del Consiglio provinciale.
Liberatevi da un ruolo subalterno ad interessi non vostri.  Riappriopriatevi della vostra intelligenza, del vostro sapere e delle vostre capacità. Impegniamoci  insieme per costruire  un grande, vasto movimento unitario per la rinascita di questo territorio e dell’intera provincia aggrediti e violentati dal profitto e dalla speculazione, per ripristinare legalità e diritti e per restituire dignità alle nostre popolazioni ed alla politica.

Frosinone 18 nov. 2014                 
  Francesco Notarcola       

Video di Luciano Granieri

lunedì 17 novembre 2014

A futura memoria....NON VOTATELI PIU'

a cura di Luciano Granieri







































elenco redatto dallo SNAMI di Frosinone

video di Luciano Granieri

domenica 16 novembre 2014

Ciociaria: serve una svolta

Oreste Della Posta
Segretario Provinciale dei Comunisti Italiani


La nostra provincia sta attraversando una crisi industriale di notevole portata. Aumenta in maniera inquietante il numero relativo ai disoccupati, alla cassa integrazione e alla mobilità, mentre continua di riflesso a scendere il prodotto interno lordo. Non è azzardato quindi parlare di emergenza provinciale, così come non rappresenta un azzardo paragonare la provincia di Frosinone ad una tipica provincia del sud, con tutto ciò che ne consegue. Urge quindi pianificare un piano di rilancio industriale ed occupazionale, nonché di sostegno al reddito. Ridare pertanto una speranza ai giovani ormai costretti all’abbandono del territorio in cerca di prospettive per il proprio futuro. Basti pensare ai giovani laureati della nostra provincia che hanno trovato impiego e risorse all’estero. Costoro rappresentano potenzialità sottratte alla crescita del nostro territorio. Purtroppo i tagli di 4 miliardi previsti dal governo centrale ai danni delle regioni pone queste in una situazione di immobilismo totale, non potendo più fungere da motore per il rilancio del territorio e poter quindi garantire una prospettiva futura per le nuove generazioni. In questo quadro noi riteniamo indispensabile ciò che invece in questa fase sta drammaticamente venendo meno, ovvero l’azione determinata dei sindacati per spingere nella direzione dello sviluppo. Proponiamo quindi un movimento di lotta che non si fermi ad un solo giorno di sciopero ma che sappia veicolare la rabbia e la frustrazione della gente verso la ricerca di risposte vere e concrete da parte di chi in questi anni ha saputo soltanto anteporre interessi personali agli interessi della collettività. In questo contesto di forte esigenza di lotta sociale noi Comunisti Italiani aderiamo allo sciopero indetto dalla FIOM per il 21 novembre a Napoli, la cui partenza avrà luogo dalle ore 10 in piazza Garibaldi, in prossimità della stazione centrale.

Dopo il 14 novembre... la lotta deve continuare!

 Fabiana Stefanoni

Buon risultato dello sciopero: ora rilanciamo la mobilitazione
contro Jobs Act, legge di stabilità e Accordo della vergogna


Il 14 novembre è stata un'importante giornata di lotta contro le misure anti-operaie del governo Renzi. Centinaia di migliaia di lavoratori e studenti sono scesi in piazza, in tutte le città d'Italia.
Una giornata che è nata come mobilitazione dei sindacati di base e degli studenti, denominata "sciopero sociale" da alcuni settori di movimento. Un'accezione che - al di là di alcune polemiche astratte sull'utilizzo dell'espressione "sciopero sociale" al posto di "sciopero generale" (non a caso avanzate da settori politici che tendenzialmente si accodano alle burocrazie della Cgil e della Fiom) - ha fondamentalmente un valore positivo, se l'intento è quello di coinvolgere in un'azione di lotta unitaria settori - studenteschi, di disoccupati, del cosiddetto "popolo delle partite iva" - che non hanno, tecnicamente, la possibilità di scioperare (nel senso proprio del termine). Oltre agli studenti, ci sono, infatti, ampi settori di piccola borghesi pauperizzata che è necessario coinvolgere in un'azione di unitaria con la classe lavoratrice, anche per tentare di sottrarli alle sirene dell'interclassismo razzista e populista (ben incarnato dal grillismo o da movimenti a direzione piccolo-borghese, come quello dei forconi, che ogni tanto rispunta).
Alla giornata di lotta del 14 novembre si è successivamente unita la Fiom, che ha proclamato una giornata di sciopero generale dei metalmeccanici, anche se solo nelle regioni del nord: al sud invece è previsto uno sciopero il 21 novembre, per una decisione poco comprensibile della direzione dei metalmeccanici della Cgil, che ha così optato ancora una volta per l'indebolimento e la frammentazione del fronte di lotta.
 
Prima del 14 novembre...
Sono state tante le iniziative assembleari e di mobilitazione che hanno preceduto il 14 novembre e contribuito a rafforzare questa giornata di lotta. Vogliamo ricordare in particolare l'assemblea nazionale contro il Jobs Act e l'accordo della vergogna dell'8 novembre a Firenze: un'assemblea promossa, insieme con il coordinamento No Austerity, da tante differenti realtà sindacali e comitati di lotta di tutta Italia, da Milano a Roma, dalla Puglia al Piemonte, dal Trentino Alto Adige fino alla Campania. Come è possibile leggere nel report sul sito www.coordinamentonoausterity.org, l'assemblea ha approvato all'unanimità una risoluzione e tutte le organizzazioni presenti si sono impegnate a costruire un'azione di lotta unitaria contro le misure anti-operaie del governo, contro razzismo e Accordo della vergogna sulla rappresentanza.
Si parla troppo poco di questo famigerato Accordo - meglio noto come Testo unico sulla rappresentanza - siglato il 10 gennaio 2014 da Confindustria (poi Confcooperative), Cgil, Cisl e Uil. Eppure è un tassello fondamentale dell'attacco sferrato dai padroni e dal governo alla classe lavoratrice. Attraverso questo accordo, che il governo mira a trasformare in legge in breve tempo, si cerca di indebolire o distruggere il sindacalismo conflittuale, estendendo il modello Marchionne, già in vigore in Fiat, a tutto il mondo del lavoro.
Si tratta di una misura al contempo preventiva e repressiva: i padroni sanno di trovarsi di fronte a una pesante crisi sociale, con il rischio di proteste di massa. In questo momento di crisi economica il padronato non è disposto a concedere nessuna briciola alla classe lavoratrice. Per questo, l'usuale funzione concertativa degli apparati sindacali collaborativi (Cgil, Cisl e Uil) è inevitabilmente compromessa: l'unica cosa che oggi possono offrire ai lavoratori questi sindacati è qualche vuota promessa, oppure la rassegnazione. La vicenda Jobs Act ne è un esempio: mentre centinaia di migliaia di lavoratori scendono in piazza con la Cgil per dire no al Jobs Act, la Camusso e Landini si preparano alla resa, dimostrandosi disposti a una "revisione" della legge accentandone l'impianto complessivo.
La funzione del famigerato Accordo della vergogna è quella di costringere i sindacati a rinunciare a qualsiasi opzione conflittuale, limitandosi a svolgere il ruolo di "agenzie di servizi", utili solo a ratificare le decisioni del padrone (eventualmente con qualche azione di sciopero o di lotta meramente rituali). E' un accordo che è non è stato sottoscritto solo da Cgil, Cisl e Uil: anche la Fiom, nonostante la contrarietà a parole, lo sta firmando in occasione dei rinnovi delle rsu. Non solo: persino alcuni settori del sindacalismo "di base" hanno capitolato, come lo Snater e i Cobas Lavoro Privato, che hanno firmato l'accordo (seppur con una presunta clausola di salvaguardia, respinta dalla controparte e dagli altri sindacati firmatari).
Rafforzare il fronte di lotta contro l'accordo è molto importante, perché se questo accordo diventerà legge il sindacalismo conflittuale verrà fortemente indebolito e i provvedimenti del governo e gli attacchi dei padroni troveranno molti meno ostacoli sulla loro strada. Lottare contro il Jobs Act significa anche lottare per respingere l'Accordo della vergogna: per questo riteniamo fondamentale la campagna contro l'accordo (promossa dal coordinamento No Austerity insieme con tante realtà sindacali e di lotta). L'assemblea di Firenze ha rappresentato uno straordinario passo in avanti nella costruzione di un fronte ampio e unitario: un percorso che dobbiamo continuare a rafforzare. 
 
...e dopo il 14 novembre
Tante e molto partecipate sono state le manifestazioni in occasione dello sciopero generale del 14 novembre. Una giornata che avrebbe potuto essere ancora più combattiva e incisiva, se alcune direzioni sindacali avessero fatto altre scelte: abbiamo citato il caso della direzione Fiom, che ha deciso di dividere lo sciopero dei metalmeccanici in due giornate differenti (14 novembre al nord e 21 novembre al sud); ma simile è stato l'atteggiamento della direzione di Usb, che ha preferito organizzare uno sciopero in solitaria il 24 ottobre, di fatto depotenziando la giornata del 14 novembre (anche se Usb ha comunque proclamato lo sciopero di 4 ore il 14).
Nonostante questi limiti, lo sciopero è indubbiamente riuscito. Le piazze erano piene e combattive, nonostante in alcune situazioni si sia riscontrata un'eccessiva frammentazione dei cortei e delle manifestazioni. E' emblematico il caso di Milano, dove si sono snodati per la città ben tre cortei: uno della Fiom (con un ampio spezzone del Si.Cobas), un partecipato corteo dei sindacati di base (Cub, Usi, Usb, Conf. Cobas) e infine un corteo degli studenti (che ha subito una pesante carica da parte della polizia, fatto su cui si sono avventati i mass media, al fine di occultare le ragioni dello sciopero e della protesta).
I militanti del Pdac erano presenti nelle diverse piazze della protesta: da Milano (in tutti e tre i cortei) a Bari (con uno spezzone di partito), da Palermo alla Campania, ecc. Nelle piazze e nei cortei, i comunisti devono stare al fianco dei lavoratori, anche quando vengono chiamati a manifestare dalle direzioni burocratiche della Fiom e della Cgil: ma al contempo compito dei comunisti è quello di dire ai lavoratori che non devono fidarsi dei quelle direzioni, anche se oggi appaiono a milioni di lavoratori, disoccupati, studenti come un punto di riferimento alternativo ai piani del governo (emblematica in tal senso è la figura di Landini). In realtà, né la Camusso né Landini offrono ai lavoratori un'alternativa a questo sistema economico e sociale, poiché l'unico loro fine è quello di difendere i propri interessi di apparato. La riprova sta nel fatto che Landini e la Camusso già stanno trattando con Renzi una semplice revisione del Jobs Act.
Una reale risposta alle esigenze della classe lavoratrice, dei disoccupati e degli studenti, può venire solo dalla costruzione di un'altra direzione delle lotte e degli scioperi, quella direzione che ancora manca: una direzione politica rivoluzionaria, che ponga all'ordine del giorno la cacciata del governo Renzi e lotti per la prospettiva di un governo dei lavoratori per i lavoratori. La costruzione di quella direzione su scala internazionale è l'obiettivo che si pongono il Pdac e le sezioni della Lit: un obiettivo non proclamato o astratto, ma che vogliamo e dobbiamo costruire nel vivo delle lotte, insieme con le avanguardie combattive che animano gli scioperi, i picchetti, le manifestazioni. 

sabato 15 novembre 2014

Prove di ricostruzione di una coscienza di classe

Luciano Granieri


C’è una linea ben visibile che unisce la manifestazione della CGIL dell’ottobre scorso, con quella del 14 novembre. E’ la varietà di soggetti che vi hanno partecipato. Con i sindacati di base in molte piazze d’Italia c’erano tutti i blocchi sociali, non solo lavoratori, precari, disoccupati, ma anche studenti insegnanti e ricercatori universitari.  Forse sarà eccessivamente ottimistico, ma sembra proprio che si stia formando una nuova coscienza di classe che aggrega al mondo operaio tutto il firmamento della maggioranza, fino a ieri silenziosa, che oggi non ce la fa più a vivere. 

Probabilmente questa nuova consapevolezza non è figlia di un nuovo processo di costruzione classista , ma scaturisce dalla volontà di uscire da un torpore sociale alimentato da sfiducia e rassegnazione. Risulta  ormai evidente che è tempo di ridestarsi  da questo sonno nichilista e di disillusione, se si vuole sopravvivere.  Ecco perché la voglia di scendere in piazza per difendere il proprio diritto minimo a campare comprende ampi strati della popolazione. Gente  che solo qualche giorno fa, mai e poi mai, sarebbe scesa in piazza.  

Non solo ma, finalmente, si  prende coscienza del fatto che non è  questione di migliorare il sistema, si tratta proprio di abolire il sistema.  Comincia a delinearsi un processo di critica e di rifiuto al neoliberismo finalmente individuato come causa di tutti i guai. Si sta realizzando un’unità di intenti, per  merito e metodo, che in altre nazioni  del sud Europa è in fase più avanzata, mentre da noi inizia  a strutturarsi solo ora. 

E’ un processo estremamente pericoloso per le èlite finanziarie . I burattini alla Renzi cominciano ad essere insufficienti a controllare il conflitto sociale e a neutralizzarlo. E quando il gioco si fa  duro i duri cominciano a giocare.  Quando la situazione diventa critica entrano in campo le guardie fasciste e razziste. Se il malcontento inizia a diventare incontrollabile ecco che  torna di moda la sempre efficace guerra fra poveri.  

Proprio  negli ultimi abbiamo assistito  al sapiente aizzamento, contro  extracomunitari e richiedenti asilo,   di fascisti della penultima e ultima ora. La solita marmaglia nera accoppiata alla nuova edizione  fascista della lega, è andata a sobillare le periferie, a spargere odio fra i diseredati nativi contro i diseredati stranieri.

 Anche questo tentativo è stato recepito dalla piazza del 14 novembre, infatti hanno sfilato, gli uni accanto agli altri precari, disoccupati e migranti, saldando un altro consistente pezzo di conflitto sociale. Non sappiamo ciò che ci attenderà  in futuro, se prevarrà una sempre più consapevole azione di lotta al capitalismo, o se la marea nera di odio leghista e fascista seppellirà tutto. Ritengo che proprio per evitare il pericolo della marea nera, associazioni e movimenti che hanno animato i cortei del 14 novembre dovranno moltiplicare le forze per disinnescare la bomba  che mette l’uno contro l’altro sfrattati e migranti. La gente non ce la fa più e dalle piazze del 14 novembre chiede rappresentanza. Evitiamo che in questo vuoto politico possa inserirsi la barbarie e l’odio razzista. 

venerdì 14 novembre 2014

Atto aziendale della Asl. Una grossa grassa presa in giro

Luciano Granieri


Foto tratta da "L'nchiesta quotidiano"
Si è perso solo del tempo e non si è evitata una sonora presa in giro. Questo è stato il risultato   che comitati e associazioni , confluiti nel Coordinamento Provinciale per la Sanità, hanno conseguito provando ad allertare i sindaci della Provincia sulla reale volontà regionale  di destrutturare la sanità pubblica del territorio a favore degli interessi privati e di altre Asl della Regione. Tenendo fede, cioè,  al piano inconfessato ed inconfessabile di riparametrare  la sanità regionale pubblica sull’asse Latina-Roma-Viterbo.  

Si può salvare la rilevanza mediatica raggiunta nel rapporto con i primi cittadini e si può  ritenersi sollevati per aver informato tecnicamente delle incongruenze e delle enormi omissioni presenti nel piano strategico,  di conseguenza nell’atto aziendale, e per l’aver avanzato proposte alternative e migliorative. Una magra consolazione.  

Anzi personalmente provo il rammarico di aver  concesso spazi inopportuni a soggetti  i quali, cavalcando le proteste contro le mire destruenti  dell’impianto sanitario provinciale, hanno provveduto a fare campagna elettorale per se e per i propri capi popolo in occasionie delle elezioni provinciali .  Che ci faceva il sindaco di Anagni alla fiaccolata di protesta dell’11 settembre scorso organizzata dal Coordinamento alla Villa Comunale se, pur chiudendogli l’ospedale sotto il naso, ha votato l’atto aziendale?  E il sindaco di Sora? Si è incatenato, è ricorso anch’egli al “moccolo rivoluzionario”, per poi accontentarsi di portare a casa qualche obolo, completamente incurante dello sfascio che lo sta circondando?  

E il grande tessitore Ottaviani?   Un vero riformista! La sua azione è paragonabile a  quella di quei sindacati che, da un lato tengono buoni i lavoratori con promesse di mediazione,  e dall’altro firmano tutto ciò che propina il padrone.  Un ottimo controllore del conflitto sociale, Bonanni e Angeletti a confronto erano dei dilettanti. Anche il sindaco del Capoluogo ha partecipato alle manifestazioni, mantenendo la giusta distanza però, immancabilmente  senza fascia, sfoggiando  battute inopportune verso membri del coordinamento in relazione alla loro capacità visiva, invitandoli a farsi controllare la vista. Un ‘impresa  titanica qui a Frosinone considerato che il reparto di oculistica è stato chiuso dalla manager “tor vergatara”.  

Il Sindaco frusinate  si è  pure presentato ad alcune riunioni del coordinamento, sempre abbondantemente in ritardo, (convocazione alle 21,00 e ingresso trionfale di Ottaviani alle 23,00 se non più tardi) facendo finta di ascoltare , cercando anche di porre qualche ostacolo, qua e là, qualche distinguo teso solo a perdere del tempo.  Si ricorda un  suo  contributo alla causa consistito  nel trangugiare panini e birra presso un locale di Alatri dopo un riunione del Coordinamento a notte fonda.  

Per non tacere della farsa dei giorni che hanno preceduto l’approvazione dell’atto aziendale, con il coordinamento prima ammesso alla  trattativa, riconosciuto a tutti gli effetti come parte in causa, poi escluso quando c’era da decidere  sulla “ciccia”. La manager Mastrobuono infatti aveva vietato,  nel pomeriggiodell’incontro decisivo con i sindaci, la presenza dei gufi  sanitari.  Non poteva rovinarsi la gioia e il gaudio della mattina quando, in una riunione in Federlazio,   aveva svenduto mezza sanità pubblica provinciale ai privati locali.

 I commenti trionfalistici dei sindaci che hanno approvato il piano aziendale sono stucchevoli e ipocriti. Si può credere alle fatue promesse di un Dea di II livello, quando l’atto approvato non riesce neanche ad assicurare un numero di posti letto conforme alle legge?  Si può approvare un documento  fuori legge anche per quanto concerne gli aspetti legati alla dotazione sanitaria necessaria alla  precaria situazione ambientale del nostro territorio? 

A molti questo attaccarsi ad un passaggio formale, con valenza semplicemente consultiva,  come l’approvazione a parte della consulta dei sindaci dell’atto aziendale della Asl, può sembrare eccessivo. Ma l’immagine che ci rimanda questa vicenda è drammatica. In relazione a decisioni  devastanti  per la sanità del territorio, solo 95.800 cittadini hanno trovato sindaci disposti a difendere il loro diritto alla salute  (impagabile in questo senso,  l’aiuto dato al coordinamento, dal  sindaco di Alatri, Morini e da quello di Vico nel Lazio Guerrriero). Ci riferiamo agli abitanti di Acuto, Alatri, Arnara, Boville,  Casalattico, Collepardo, Fumone, Guracino, Pescosolido, Piglio, Ripi, Serrone, Supino, Torre Cajetani, Torrice, Veroli, e Vico Nel Lazio, che hanno rigettato il patto aziendale.   Purtroppo altri 219.700 cittadini, (gli abitanti di Amaseno, Anagni, Arce, Atina, Belmonte Catello,Cassino, Castelliri, Ceprano, Cervaro, Colle San Magno, Ferentino, Fiuggi, Frosinone, Isola Liri, Picinsco, Piedimonte San Germano,  Posta Fibreno, Rocca D’Arce, Sant’Andrea sul Garigliano,  Sora, Terelle, Villa Santo Stefano) devono sorbirsi  sindaci che hanno avvallato un modello sanitario  NOCIVO PER LA SALTUE  e fuori legge.  Per i sindaci della restante popolazione provinciale , oltre 200.000 abitanti, occuparsi del diritto alla salute dei propri amministrati  è una perdita di tempo, non merita la benché minima attenzione.  

Non c’è da meravigliarsi dunque se la nostra Provincia è in completo degrado politico, sociale e morale. Non c’è da stupirsi se manca il lavoro se dilagano povertà, inquinamento  e malesseri di ogni tipo. Però quanti di noi si ricorderanno di questa vicenda quando torneranno alle urne per eleggere i propri primi cittadini?