Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 28 marzo 2015

In mano a chi stà la nostra salute?

Coordinamento provinciale della sanità

La direttrice generale della Asl di Frosinone nella riunione della Commissione Regionale Salute del 26 marzo ha affermato che, all’atto del suo insediamento, ha registrato: “ una diffusa illegalità a tutti i livelli” . Non abbiamo potuto sentire, purtroppo, se oggi la legalità è tornata di casa alla Asl.
Ma è legale, in assenza di un atto aziendale approvato da parte della commissione tecnica regionale, non esaminato e discusso dalla competente commissione salute, non legittimato dalla firma del Commissario ad acta , assumere decisioni che hanno di fatto peggiorato  l’assetto organizzativo e  di efficienza dell’intera struttura sanitaria, ospedaliera e territoriale, di questa provincia?
Davanti alla commissione sanità la dg ha esaltato il risultato raggiunto dalla casa della salute di Pontecorvo con circa 700 pazienti diabetici presi in carico. Siamo al ridicolo. Meno di due pazienti al giorno. Prestazioni che un qualsiasi ambulatorio medico di medicina generale supera abbondantemente. E poi, è certo che questi pazienti siano seguiti da medici in possesso della specifica specializzazione? Non abbiamo avuto il piacere, inoltre, di sentire quanto costa questa casa della salute che ogni giorno produce risentimenti, proteste e insoddisfazioni dei cittadini di Pontecorvo e dei comuni limitrofi.
La dg ha anche annunciato l’inaugurazione, a breve, della casa della salute ad Atina che sarà anche punto di riferimento come centro per le demenze.  E’ noto a tutto il mondo che tale progetto è stato creato dai comuni del consorzio della Val di Comino e finanziato dall’UE.
Questi sono stati annunciati come eventi di un progetto di costruzione di una nuova rete socio sanitaria territoriale. Questo si annuncia, mentre si opera in senso assolutamente contrario. Infatti la Asl ha ridotto drasticamente i servizi per tutte le categorie svantaggiate; si accinge a breve a chiudere sette centri periferici di prelievo per le analisi di laboratorio; ha ridotto l’attività domiciliare del CAD ai minimi termini, mentre le prestazioni sono state progressivamente trasferite alle strutture private convenzionate; il sistema riabilitativo pubblico è stato smantellato a favore del privato, così come è accaduto per le RSA. A questo proposito è stato annunciato che nelle liste di attesa per le RSA ci sono solamente 5 pazienti. Questo è un dato drammatico e negativo che dovrebbe far riflettere chi ha chiuso le RSA pubbliche e ridotto i posti letto. Esso ci dimostra che le persone anziane rinunciano a curarsi in quanto nè loro né i loro familiari riescono più a sostenere le spese di ricovero, diventate stratosferiche, consentite da una politica scellerata della Regione Lazio. Infine ci si aspettava di conoscere finalmente quali sono i costi unitari imputabili alle strutture private convenzionate, confrontati, ma onestamente, con quelli delle strutture pubbliche. Ci si aspettava di conoscere inoltre quali sono i controlli che vengono effettuati sulle strutture private convenzionate circa la appropriatezza delle prestazioni erogate. Ci aspettavamo di sapere se ci sono ancora sforamenti o meno come quelli riscontrati nel passato che hanno prodotto ingenti danni economici. E’ strano, è stato fatto un solo cenno all’appropriatezza delle prestazioni ambulatoriali specialistiche. Attendavamo pure di conoscere quali innovazioni si intendessero apportare sulle istanze di partecipazione e sulla trasparenza. Ancora una volta abbiamo, nostro malgrado, dovuto registrare la volontà di una vecchia e strumentale concezione fortemente sospettabile di clientelismo.
Poi, incredibile ma vero:
La rappresentante della commissione tecnica presente alla riunione della commissione consiliare salute ha comunicato che l’esame del nuovo atto aziendale sarebbe stato calendarizzato una settimana dopo l’audizione della dg in commissione salute, evidenziando il ruolo subalterno della politica rispetto ai tecnici.

A ciò segue una logica e spontanea domanda: ma chi in Regione Lazio ha pensato di regalare questi bei tesori alla provincia di Frosinone? In mano a chi stiamo? E tutto questo quanto costa al contribuente?

venerdì 27 marzo 2015

Seduta del Consiglio comunale sulla delibera relativa ad Acea...pure la videocamera s'è scocciata

Luciano Granieri


Postiamo di seguito, il video relativo all’approvazione del consiglio comunale di Frosinone  della delibera d’iniziativa popolare sulla rescissione del contratto con il gestore del servizio idrico Acea Ato5. Il video è di scarsa qualità, infatti la ripresa è effettuata con il cellulare. Perfino la videocamera si è esaurita in attesa della tanto attesa votazione. 

Dalle 19,30, ora di convocazione del consiglio, l’aula si è animata solo alle 21,30. Il sindaco infatti era stato convocato in prefettura per la faccenda delle tribune chiuse ai tifosi in occasione della partita  di calcio Frosinone-Latina.  Il sindaco appunto……  non i consiglieri, la seduta poteva proseguire presieduta dal vice sindaco.  Già poteva,  ma  si è preferito aspettare i comodi del calcio e chissenefraga se l'acqua ci costa quanto un Brunello di Montalcino.

 Dopo uno spassoso question time dove si è discusso, far le altre cose, della “INVIVIBILITA’” del cimitero, si è arrivati al  tanto atteso  esame della delibera . Tutto liscio dunque? Neanche per idea infatti subito prima di procedere alla votazione il ventriloquo ottavianeo Vincenzo Savo si rendeva conto, solo  all’ultimo momento , dopo che una stessa delibera era stata già discussa e approvata 8 anni prima e dopo che la nuova versione da tre mesi era  rimasta a disposizione dei consiglieri per essere esaminata,  che forse Acea si sarebbe potuta  incazzare se gli si  fosse piazzata brutalmente sotto il muso la rescissione del contratto per colpa e farla pagare ai cittadini, come se questi già non pagassero abbastanza.  Per cui “the voice” Savo   , spalleggiato dai consiglieri Turriziani e Martini  proponeva di sospendere la seduta e convocare  una riunione dei capi gruppo per emendare la delibera  e rendere meno indigesto per il gestore il tema della rescissione contrattuale. ‘Round midnight, perdonate la citazione jazzistica, i capi gruppo si ritiravano per deliberare ed emendare.  Dopo una trentina di minuti circa la corte rientrava e approvava all’unanimità il dispositivo illustrato nel video. Un servizio più completo della seduta sarà redatto nei prossimi giorni, date tempo alla mia video camera di riaversi dallo shock  .

 Intanto pubblichiamo la versione non emendata, in maniera che è possibile rilevare le differenza con quella approvata. Ecco il testo:   La delibera   d’iniziativa popolare    impegna il comune a: “porre in essere tutte le azioni necessarie a favorire una risoluzione per inadempimento del contratto con l’attuale gestore del servizio idrico –Acea Ato5 ndr- , avviare l’iter per la gestione pubblica e partecipata del Servizio idrico integrato, coinvolgere la cittadinanza sull’avvio dell’iter per la gestione pubblica dell’acqua”.



Audizione per l'atto aziendale della Asl di Frosinone. Eccidio della trasparenza

Luciano Granieri


 La trasparenza è il principale  caposaldo della legalità. Questo principio è emerso  più volte negli ultimi giorni in relazione agli episodi di presunta corruzione che hanno investito dirigenti e amministratori  del ministero delle infrastrutture, del  Comune di Roma e della  Regione Lazio.  

Nella vicenda dell’audizione dell’atto aziendale della Asl di Frosinone innanzi alla commissione regionale per la salute, tutto emerge tranne che trasparenza. Continui rinvii della seduta, modifiche all’atto, inizialmente solo conosciute ad alcuni sindaci, mistero sulla natura delle modifiche tanto da ingenerare incertezza sull’opportunità o meno di un ulteriore passaggio presso la conferenza dei sindaci, fino alla farsa di ieri in cui si è scoperto l’inserimento di ulteriori aggiustamenti datati 25 marzo . Proprio il giorno prima dell’audizione e dopo che questa aveva già  subito diversi rinvii. Nella frenetica e isterica girandola di cambiamenti pare si siano persi altri 52 posti letto. Evidentemente la commissione non se l’è sentita di approvare il piano senza almeno aver analizzato le modifiche inserite all’ultimo momento, per cui l’audizione è slittata a martedì prossimo 31 marzo.  

Altrettanto evidente è che il documento dovrà tornare all’esame della conferenza dei sindaci a stretto giro di posta. L’unico elemento sicuro nell’oscura incertezza  che accompagna l’iter di questo atto aziendale è che l'ospedale di  Frosinone non sarà   Dea di II livello. Non c’è scritto, è riportato anzi che tale qualifica spetta alla struttura  Latina. L’hanno capito tutti, tranne quei quattro sindaci farlocchi che appoggiarono il piano   e che ora si ritroveranno a riesaminarlo non sapendo che pesci pigliare. 

A proposito. Questa vicenda è utile a capire come regolarsi in caso di elezioni amministrative.  Bisogna prendere esempio da  gente come Ottaviani o Pompeo e votare un candidato che operi all’opposto rispetto alle azioni che stanno svolgendo questi signori nel corso del loro mandato. 

Ma torniamo alla trasparenza. Che questa non fosse di casa presso la  Regione, soprattutto quando si pone attenzione al sistema sanitario, ci fu immediatamente chiaro quando come Osservatorio Peppino Impastato, insieme con lo SNAMI presentammo nel novembre del 2014 istanza di partecipazione all’atto aziendale,  una facoltà sancita   dalla legge 241/90 sulla trasparenza.  

La Regione oltre che risponderci in ritardo, ben oltre i 45 giorni stabiliti come tempo massimo per ottenere riscontro, rigettò la nostra richiesta tirando in ballo l’art.13  della legge nella quale si stabilisce che gli atti di pianificazione e programmazione, preliminarmente individuati dalla Regione, non prevedono la partecipazione dei cittadini. Resta difficile capire come un atto, i cui contenuti fino a ieri erano sconosciuti alla   commissione regionale per la salute ,  possa essere considerato come preliminarmente individuato dalla Regione. 

Purtroppo nella situazione attuale non possiamo contare neanche sui rappresentanti che pure abbiamo votato……cioè sono stati votati.   L’indegna gazzarra scatenata dai consiglieri eletti nel territorio  provinciale presenti a l’audizione, ci restituisce un’immagine di completo degrado amministrativo istituzionale. Apruzzese consigliere  di centro destra dalla memoria corta, sodale di coloro che hanno iniziato l’opera di smembramento della sanità pubblica, attraverso la dissennata gestione di Storace e il successiva devastazione della Polverini,  rinfacciava ai consiglieri di centro sinistra Buschini e Bianchi l’inadeguatezza della manager Mastrobuono chiedendone le dimissioni. Questi ultimi si arrampicavano sugli specchi tentando una difesa tanto debole quanto improponibile,  rinfacciando ad Apruzzese la responsabilità del suo partito nella gestione precedente. 

Barillari , consigliere M5S,  ovviamente rimaneva fuori da questo contenzioso ma era nondimeno duro nel denunciare  la farsa.  Questa invereconda sceneggiata dimostra ancora di più che la partecipazione dei cittadini nella gestione della Cosa pubblica  è l’unica salvezza. Non ci difende nessuno, ormai è  evidente che dobbiamo difenderci da soli.

"Un fondo a garanzia del microcredito ottenuto con i tagli agli stipendi dei parlamentari del M5S"

“Il MoVimento 5 Stelle mantiene le promesse fatte in campagna elettorale” - così il meetup 5 stelle di Frosinone annuncia il fondo per il microcredito, alimentato dalle restituzioni degli stipendi dei parlamentari ed europarlamentari M5S.- “Ben 10 milioni di euro sono i soldi che i nostri portavoce si sono tagliati dai loro stipendi in meno di 2 anni di legislatura e depositati in un fondo del Ministero dello Sviluppo Economico, che farà da garanzia per prestiti fino a 35.000 alle Piccole e Medie Imprese. Un esempio che dovrebbero seguire anche i parlamentari delle altre forze politiche.” - Infatti, proprio grazie a questo fondo di garanzia gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico, del valore di 40 milioni di euro (30 milioni dal Ministero e 10 milioni dai tagli degli stipendi dei parlamentari del M5S) le piccole imprese potranno chiedere finanziamenti fino a un massimo di 35.000 euro. Il credito verrà erogato a tassi molto bassi, con termine a 7/10 anni. E concludono - “Per chiunque desiderasse avere informazioni e conoscere le modalità di accesso al fondo, abbiamo organizzando un incontro aperto a tutta la cittadinanza venerdì 27 marzo alle 17.30, presso il Lebò Club in via A. De Gasperi 10 Frosinone.”
MOVIMENTO 5 STELLE FROSINONE


giovedì 26 marzo 2015

Esame Atto Aziendale Asl di Frosinone. La farsa nella farsa

Francesco Notarcola


La discussione dell’atto aziendale è stata rinviata a martedì 31 marzo 2015, su richiesta del presidente della settima commissione on. Lena, dopo che i consiglieri Tortosa, Richini, Abbruzzese, Sbardella, Santori, e De Lillo erano intervenuti chiedendo il rinvio dal momento che la direzione generale della ASL ha apportato modifiche all’atto aziendale con una delibera datata 25 Marzo 2015, cioè, un giorno prima dell’audizione.
 Tale documentazione è stata consegnata ai componenti della commissione con molto ritardo. Alcuni documenti sono stati addirittura consegnati durante lo svolgimento dell’audizione.
Il presidente della commissione, inoltre, ha chiesto formalmente alla direttrice generale, prof.ssa Isabella Mastrobuono, di sottoporre nuovamente all’esame della conferenza dei sindaci l’atto aziendale modificato.
 Queste richieste sono state concordate con tutti i consiglieri presenti in un incontro formale svoltosi a seguito di una sospensione della seduta. Alla ripresa dei lavori, alcuni consiglieri tra cui Buschini, Bianchi, Bonafoni, nei loro interventi hanno insistito perché si discutesse l’atto per valutare l’entità delle modifiche apportate e decidere se sottoporlo nuovamente all’esame di un comitato ristretto dei sindaci dei comuni dove vi insistono i presidi ospedalieri, invece che alla conferenza dei sindaci in seduta plenaria.
A questo punto il presidente Lena ha chiesto al rappresentante della commissione tecnica, presente alla riunione, di pronunciarsi circa la qualità sostanziale o marginale delle modifiche apportate. La dottoressa ha informato l’assise che la commissione tecnica aveva calendarizzato la discussione per l’esame delle modifiche dell’atto aziendale per lunedì 30 marzo 2015.

In seguito a queste dichiarazioni tra lo sgomento, il sarcasmo e l’incredulità di tutti i presenti il presidente ha annunciato il rinvio. Era presente un folta delegazione del coordinamento per la sanità della provincia di Frosinone, mentre è stata sottolineata la deprecabile assenza dei sindaci.

video di Luciano Granieri

Jobs Act: la Costituzione non è più la stessa? Se ne discute a San Donato Val di Comino

Luciano Granieri

Il convegno intitolato “Jobs Act: La Costituzione non è più la stessa?” organizzato da Comitato Provinciale Frosinone  in difesa della Costituzione  , che si terrà  sabato 28 marzo a partire dalle ore  18,00 presso il Teatro Comunale a San Donato Val Comino, ha l’enorme pregio di  focalizzare  gli effetti nefasti del Jobs Act, sui principi della  Costituzione Italiana. 

  L’assalto ai cardini costituzionali in atto, sin da prima del governo Renzi, ma che con questo esecutivo stanno subendo un’inesorabile accelerazione, sono stati per lo più associati alla riforma del Senato non elettivo,  combinata con una legge elettorale, non rispettosa dei principi di rappresentanza e di democrazia. 

L'articolo  pubblicato sul quotidiano “il manifesto” dal  professor  Michele Prospero, docente di scienze politiche e filosofia del diritto, sociologia e comunicazione presso la facoltà di Scienze politiche dell’università “La  Sapienza” di Roma,  dal titolo “Un premier che marcia spedito verso l'800 riporta con estrema brutalità al processo di decostituzionalizzazione  del lavoro messo in atto dal Jobs Act.   

Le  lotte sociali e un contemporaneo impegno politico  negli anni ’70 avevano , attraverso la promulgazione dello statuto dei lavoratori, determinato un riequilibrio del potere del lavoro rispetto al potere del capitale. Un equilibrio che finalmente rendeva effettivo per tutti  il riconoscimento del valore insopprimibile ed inviolabile della persona umana.  

Con il Jobs Act, si afferma la tirannia del  capitale e il totale dissolvimento del potere del lavoro. Gli strumenti attraverso cui ciò si esplica sono noti, mi riferisco alla libera facoltà di licenziamento ingiusto, senza  che la magistratura possa  sanzionare tale enorme   abuso con una pena di pari gravità  rispetto  alle condizioni di emarginazione sociale ed economica  che lo stesso  abuso determina in chi lo subisce.

 Conferire al capitale un tale potere sulla dignità della vita dei lavoratori significa produrre uno strappo costituzionale devastante, soprattutto in relazione al principio  personalistico garantito a tutti i cittadini dalla  Costituzione. Tale  principio assicura "il riconoscimento pieno   della persona umana ,  della  pari dignità sociale e dell’eguaglianza di fronte alla legge senza nessuna distinzione di sesso,  di lingua, di religione, di opinioni i politiche di posizioni personali e sociali” (art.3).  L’elemento principale  per il riconoscimento di questo principio è il diritto al lavoro. Il lavoro è riconosciuto nella Carta Costituzionale come elemento principe dei rapporti economici….IL LAVORO, NON L’ACCUMULAZIONE FINANZIARIA.  Con il Jobs Act, si nega   dignità sociale. Sulla strada delle vittime schiavizzate da questa norma  pesano  come macigni quegli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza,  impediscono il pieno sviluppo  della persona umana e l’effettiva partecipazione politica, economica e sociale del Paese.  

Il Jobs Act     fa strame anche dell’art . 4  In  base al quale “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Con l’abolizione dell’art. 18 invece si rende effettivo il diritto al licenziamento. Il ricatto determinato   dal libero licenziamento anche senza giusta causa, elimina il diritto  dei lavoratori a "svolgere attività secondo le proprie possibilità e la propria scelta".  Se poi ci soffermiamo sul titolo III della Carta , che regola i rapporti economici, il Jobs Act rivela tutta la sua incostituzionalità. La già richiamata ricattabilità imposta dalla facilità con cui è possibile licenziare  costringe il lavoratore ad accettare riduzioni di salario,  paghe da fame e ritmi di lavoro disumani. Viene negato in tal modo   il diritto sancito dall’art.36   sul  "recepimento  di  una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità   lavoro svolto  e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se e alla famiglia un’esistenza libera dignitosa".  Sempre l’art. 36 delega alla legge ordinaria la facoltà di stabilire la durata massima della giornata lavorativa e la proporzionalità della retribuzione ai livelli di lavoro. E qui entra in ballo la legislazione sui contratti collettivi nazionali, che il Jobs Act di fatto distrugge, prevedendo l’abolizione della reintegra anche per i licenziamenti collettivi senza giusta causa. Sul CCNL pesa anche la legge Sacconi che concede ampia possibilità di deroga alle aziende  rispetto alla contrattazione collettiva nazionale.  

Possono dunque ricorrere le condizioni per indurre la Corte Costituzionale ad esprimersi  sulla costituzionalità del Jobs Act? E’ una domanda che sottoporrò  al professor Prosperi. Intanto sottoscrivo  la sua valutazione  sul carattere unicamente classista e teso a ripristinare la tirannia del capitale sul lavoro del Jobs Act. In termini puramente economici, infatti, la misura non produrrà nuovi posti di lavoro e soprattutto non attiverà la tanto invocata ripresa economica. 

 Come molti grandi imprenditori hanno già sostenuto, salutando con gioia la nuova legge, il vantaggio in termini di risparmio fiscale per loro   è evidente, ma procederanno a nuove assunzioni solo in presenza di una ripresa degli ordinativi.  Ugualmente resta difficile immaginare come possano ripartire i consumi, in un quadro, quale quello determinato dal Jobs Act,  in cui si registrerà   diminuzione salariale e, l incertezza  sulla continuità lavorativa, renderà  impossibile un minimo di accesso al credito.  

Come risulta evidente le tematiche e gli spunti sono molteplici. Non rimane quindi che incontrarci sabato prossimo 28 marzo alle 18,00 a San Dontato Val Comino, per discuterne insieme e con il professor Michele Prospero . A sabato.


Queste le dichiarazioni della Mastrobuono alla commissione regionale durante l'audizione per l'atto aziendale.

da un'indicazione di Antonio De Santis
ore 16:12, dal sito della Regione




Atti aziendali, dg Asl Frosinone: "Disorganizzazione e illegalità prima del mio insediamento"
"All'atto del mio insediamento ho constatato che non erano state recepite le più elementari innovazioni come il 'day surgery' e il 'week surgery'; ho registrato una completa assenza di integrazione sociosanitaria e una diffusa illegalità a tutti i livelli". Il direttore generale della Asl di Frosinone, Isabella Mastrobuono, ha iniziato così la sua audizione sul nuovo Atto aziendale in commissione Politiche sociali e Salute, presieduta da Rodolfo Lena (Pd).
"Il nostro personale ha un'età media molto alta: su 3.943 unità sono circa 650 i lavoratori che presentano limitazioni funzionali", ha precisato Mastrobuono, completando la presentazione del contesto all'interno del quale verrà calato il nuovo Atto. Rispetto ai 977 posti letto disponibili, vengono configurate 115 Unità operative semplici (erano 273) e 88 Unità operative complesse (erano 142).
Con il documento di Autonomia aziendale la Asl intende dunque riorganizzare l'offerta assistenziale, in particolare potenziando l'area dell'assistenza territoriale e introducendo modelli organizzativi alternativi al ricovero ordinario in ambito ospedaliero. "Inoltre - ha aggiunto il direttore generale - intendiamo affermare il principio fondamentale della centralità del cittadino, titolare del diritto alla tutela della salute, nonché il principio della libera scelta del luogo di cura ed equità di accesso. La valorizzazione delle risorse umane e professionali che operano nell'Azienda rappresenta lo strumento principale sul quale intervenire per garantire il miglioramento della qualità delle cure. Pertanto, acquisiscono un ruolo fondamentale i processi di formazione ed aggiornamento, soprattutto sul campo, che saranno promossi anche con la partecipazione e collaborazione di istituzioni esterne, in particolare delle Università per l'apporto di tecniche di ricerca e innovazione organizzativa".
La Asl Frosinone, su cui insistono 91 Comuni, per un bacino di utenza di poco meno di 500mila abitanti, distribuiti in quattro Distretti sanitari, è caratterizzata da un territorio internamente disomogeneo e con alcune zone poco collegate ai nodi centrali della provincia. "Questa conformazione - ha spiegato Mastrobuono - ha fatto sì che negli anni siano stati istituiti molti presidi sanitari, che hanno contribuito a sviluppare una forte frammentazione dell'offerta e non hanno, peraltro, evitato un'elevata mobilità passiva nei confronti della vicina metropoli o di città delle province limitrofe".
"La grande quantità di piccoli presidi ospedalieri, ora in dismissione e riconversione - ha spiegato il direttore generale - è lo specchio del transito tra una visione parcellizzata del territorio ed una visione unitaria e complessiva. L'eccessivo e spesso inappropriato ricorso all'ospedalizzazione è stato motivato anche da una parziale carenza di organizzazione capillare delle cure primarie e di attenzione all'integrazione sociosanitaria".
L'attuale riordino, in sintonia con quanto indicato dalle direttive regionali in materia, centra pertanto il focus della risposta alla domanda di salute nella prossimità e nella continuità della cura.
In questa direzione sono programmate le azioni di riconversione in strutture di diversa intensità assistenziale (Casa della Salute, centri diurni, centri terapeutici riabilitativi) di alcune delle strutture ospedaliere dismesse. Parallelamente viene sviluppata la rete di riorganizzazione delle cure primarie che vede i Medici di Medicina di Base e i Pediatri di Libera Scelta coinvolti direttamente nel processo di cura e presa in carico.
Tre i poli ospedalieri individuati dal nuovo Atto: Frosinone-Alatri, Sora e Cassino.
Per quanto riguarda il presidio di Anagni, a seguito di interlocuzione con la Regione, è stato formulato un piano di riorganizzazione delle attività, dei servizi e delle prestazioni che prevede, in sintesi: un poliambulatorio specialistico, una postazione per gli screening oncologici, un centro dialisi, un laboratorio analisi per le emergenze, una radiologia dotata di sistemi di teleconsulto e telediagnosi, l'attivazione del 'day service', della 'day surgery' e della chirurgia ambulatoriale, un punto di primo intervento h24 con posti letto di Osservazione Breve Intensiva (Obi) e un centro per la sorveglianza sanitaria ed epidemiologica sulle problematiche della Valle del Sacco.
Per quanto riguarda la complementarietà nell'ambito del Polo unificato Frosinone-Alatri e le sinergie che andranno a realizzarsi, si prevede, nel rispetto della dotazione complessiva di posti letto attribuiti, di mantenere ad Alatri una Uo di Medicina Generale con 38 posti letto, una Lungodegenza con 15 posti letto e la costituzione di un'Area funzionale omogenea chirurgica dotata di 10 posti letto ordinari e 10 a ciclo breve ('week surgery') per le patologie chirurgiche ed ortopediche, ulteriormente incrementata di 16 posti di 'day surgery' multidisciplinare. A supporto dell'attività chirurgica saranno resi disponibili 6 posti letto di terapia sub-intensiva. Si prevede inoltre la degenza infermieristica con 20 posti letto dedicati ai pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia e alle persone affette da patologie cronico-degenerative, nell'ottica di un approccio 'Chronic Care Model'. Verranno mantenuti la Nefrologia e Dialisi e tutti i servizi di supporto all'attività assistenziale. Il Pronto Soccorso sarà dotato di 5 posti letto, mentre si darà contestualmente corso all'attivazione di una 'discharge room' con l'obiettivo di ridurre i tempi di attesa dei pazienti. Questo assetto comporta nella struttura di Alatri la presenza di 135 posti letto. "La ratio di tale riorganizzazione - ha spiegato Mastrobuono - risiede nella possibilità di differenziare le due strutture, che hanno visto finora una duplicazione e una sovrapposizione delle rispettive attività assistenziali, in un presidio dedicato alla gestione di patologie di maggiore complessità ed in un presidio in cui trattare casistica di medio-bassa complessità, applicando quei modelli assistenziali innovativi che permettono di raggiungere più alti livelli di appropriatezza. La vicinanza geografica dei due presidi rappresenta un ulteriore fattore di razionalizzazione che, attraverso la gestione comune del personale e delle risorse tecnologiche, può consentire sensibili economie di scala".
La direzione della Asl di Frosinone, al termine della relazione introduttiva, ha inoltre rivendicato una serie di iniziative poste in essere o attualmente in corso. Per citarne alcune: realizzazione della Casa della Salute di Pontecorvo, prossima attivazione dell'Hospice di isola del Liri, del Centro Diurno Alzheimer di Atina e della Casa della Salute di Atina. In campo epidemiologico, sottolineate le attività di screening mammografico, del tumore del colon-retto e della cervice uterina. Annunciata, entro il prossimo giugno, l'istituzione della Casa della Maternità presso il presidio ospedaliero di Alatri e l'apertura - prevista lunedì 30 marzo - della Residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems) di Pontecorvo.