Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 13 luglio 2016

Asl Frosinone. Centri Antitrombosi, parole, parole, parole? No delibere delibere delibere, ma il risultato è lo stesso

La Presidenza AIPA (Francesco Notarcola – Presidente onorario; Antonio Marino – Presidente; Tullio Raponi – Vice Presidente)


Con delibera n. 000902 del 10/08/15, l’ASL di Frosinone approvava un progetto di organizzazione di Centri Antitrombosi e decentramento centri di sorveglianza terapia anticoagulante (ex TAO).
     Il progetto veniva elaborato da un gruppo di lavoro, istituito dalla ASL e coordinato dal Dott. Bruno Macciocchi,  che ha visto partecipi ed attivi dirigenti medici e la presidenza dell’AIPA.
      Con la Direzione della ASL fu concordato  che l’attuazione del progetto sarebbe partita dall’1/01/16 con la costruzione di Centri Antitrombosi di secondo livello con competenze, oltre che di controllo delle terapie, anche di educazione e formazione nonché di gestione di situazioni cliniche più complesse, da ubicare presso i tre presidi ospedalieri di Frosinone, Cassino e Sora.
     Sarebbe seguita, successivamente,  la realizzazione di Centri di primo livello, intesi come Centri non Ospedalieri ma a valenza e strategia decentrata, con competenze di controllo e di presa in carico di pazienti in controlli di routine, ubicati in una rete integrata con il territorio, presso Case della Salute, CAD, Poliambulatori. In altre parole, ogni paziente anticoagulato avrebbe avuto un suo percorso annuo programmato, relativo ad esami e controlli delle proprie patologie.
      Dopo ripetuti solleciti, l’ultimo è stato inviato il 30 giugno, la Presidenza dell’AIPA  è stata convocata per questa mattina, alle ore 8,30, per un incontro con il Commissario della ASL.  L’incontro è andato a vuoto perché il dott. Macchitella è stato trattenuto altrove per impegni urgenti sopravvenuti. Almeno così ci è stato riferito dall’Ufficio di segreteria del manager. Stigmatizzare ci pare lieve,   gridare al mondo la nostra protesta è d’obbligo per un comportamento  che si ritiene non serio e non corretto verso le associazioni ed i pazienti che rappresentano.
       Sono passati 11 mesi e la delibera resta ancora chiusa nel cassetto come un tesoro inestimabile.
       
         Ancora una volta la dirigenza asl brilla per la sua efficienza e la sua coerenza nel mantenere gli impegni assunti  con una delibera, solennemente presentata in un evento pubblico appositamente organizzato.
         Oggi va di moda premiare l’inefficienza, il disimpegno e l’incapacità mentre il cittadino è lasciato allo sbando. Per questo la Ciociaria è sempre prima in classifica.
          L’AIPA non allenterà la presa e metterà in cantiere tutte le iniziative necessarie affinchè siano realizzati i Centri antitrombosi e quanto altro previsto nella delibera citata  per difendere il diritto alla salute delle nostre popolazioni.

I RIFIUTI DA ROMA ARRIVANO DAL 2013 ALLA SAF E LA COLPA SAREBBE DELLA RAGGI? SEMBRA UNA BARZELLETTA

Dall'ufficio stampa del deputato Luca Frusone M5S


“Apprendo con grande stupore che i sindaci e alcuni giornalisti, si sono accorti soltanto in questi giorni che all’impianto TMB di Colfelice arrivano i rifiuti da Roma, strano perché la Società Ambiente Frosinone (SAF) ha tra i soci proprio i sindaci della provincia e nessuno si è mai lamentato eccetto qualche raro caso, delle migliaia di tonnellate di rifiuti che arrivavano. Potevano opporsi, potevano farlo diverso tempo fa, invece no, forse perché il guadagno è troppo grande, si parla di un bilancio in attivo della SAF di 4 milioni di euro o forse perché poi non avrebbero potuto soddisfare gli interessi di ACEA SPA, proprietaria dell’inceneritore di San Vittore e per il quale la SAF produce CDR (combustibile da Rifiuto) o forse perché non avrebbero potuto incrementare gli affari di Lozza che gestisce la MAD, discarica di Roccasecca. La verità è che tutto si sta sollevando perché ora a Roma c’è un Sindaco 5 Stelle e quale capro espiatorio migliore per tutto lo schifo perpetrato in questi anni potevano trovare, se non il neo Sindaco Virginia Raggi. Ma adesso è arrivato il momento di dire come stanno le cose e smetterla di strumentalizzare in modo vergognoso una situazione che certamente non è stata creata da M5S.” – a dichiararlo è il Deputato 5 Stelle Frusone che continua – “Si parla sui giornali di 3000 tonnellate che dovrebbero arrivare da Roma, ciò che non si dice è che già a maggio di quest'anno, cioè quando la Raggi non era Sindaco, il Presidente VIcano scrive sulla relazione di gestione che gli avevano già chiesto di trattare i rifiuti di Roma fino al 2017. Perché nessun sindaco ha detto una parola su quella relazione? Quello che stranamente si omette è che dal 2013 che la SAF tratta i rifiuti di Roma e che solo nel 2014 ha trattato oltre 54 mila tonnellate. Quindi se fosse confermato questo dato la Raggi avrebbe ridotto i rifiuti da Roma di oltre il 94%, ma la politica non si fa con questi numeri da bar. La situazione dei rifiuti a Roma e in tutta la Regione Lazio è agghiacciante e se si vogliono cambiare le cose bisogna rimboccarsi le maniche e procedere con una pianificazione reale che parte dal piano rifiuti regionale fino ad arrivare nei Comuni. La Raggi si è insediata da poco e già ha potuto costatare l’inadeguatezza degli impianti di TMB di Roma e sicuramente non è nelle sue intenzioni far sì che i rifiuti della capitale arrivino sino alla nostra provincia. Ma si sta adoperando per compiere una netta riduzione di questi. Ora, che alcuni persone più al servizio di alcuni interessi che dell'informazione, raccontino le cose a metà ai cittadini di questo territorio, ci siamo abituati, ma le persone non sono stupide, non staranno dietro a questi falsi sensazionalismi da prima pagina e sono sicuro che il tempo ci darà ragione.” – e conclude “Il business dei rifiuti è un affare molto grande da sempre avallato da tutti i sindaci, tranne sporadiche prese di posizione. Se vogliono veramente opporsi a questo business allora aumentassero la differenziata e diminuissero i costi per i cittadini, ma così affamerebbero inceneritori e discariche, come li affamerebbero se dicessero di no ai rifiuti di Roma, anche perché nessuno glielo impone”

lunedì 11 luglio 2016

Frosinone raccolta sdifferenziata

Luciano Granieri



L’attuale gestore per la raccolta rifiuti della città di Frosinone, che fra l’altro era lo stesso che ha vinto l’appalto nel 2009, ha ottenuto il servizio rispondendo ad un bando estremamente impegnativo. Entro tre anni la percentuale di raccolta differenziata dovrà raggiungere il 65%. Non solo, l’efficienza del servizio dovrà realizzarsi attraverso una graduazione che prevede il 50% di differenziata    al primo gennaio 2016, cioè già ad un anno della presa in carico dell’appalto. In caso di mancato raggiungimento di tali obbiettivi il gestore dovrà pagare una penale che va dai 20mila ai 30mila euro, per ogni punto percentuale di differenza fra il risultato mancato e quello ottenuto. Da fonte Istat nel 2012, la raccolta differenziata era al 17,3%. Per l’anno in corso il dato non è ancora disponibile, ma girando per la città si incontrano scenari inquietanti. Guardando come sono ridotti certi cassonetti e come quelli specifici per le varie tipologie di rifiuto (Carta, vetro, plastica) siano pieni dell’universo mondo, viene da dubitare che i risultati della differenziata possano raggiungere i target  dichiarati. Presumo che il gestore di quei 26milioni e mezzo , ottenuti dal Comune in cambio del servizio, un bel po’ dovrà spenderli per sostituire i cassonetti disastrati e per controllare il corretto smaltimento dei rifiuti dal parte dei cittadini. I quali, bisogna ammetterlo, ci mettono del loro a peggiorare le cose. Ce la farà il gestore a rispettare gli obbiettivi indicati nell’appalto? Pagherà eventualmente la salata penale? Non è dato sapere. L’unica cosa certa  che i cittadini pagano uno sproposito di monnezza. 

sabato 9 luglio 2016

Dopo il “Brexit”' La battaglia contro l’‘Unione Europea” dei monopoli e del neoliberismo dev’essere intensificata lottando soprattutto contro la “propria” borghesia

Comitato di Coordinamento della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML) 


Il risultato del referendum britannico per rimanere nell'Unione Europea, oppure per uscirne, ha sancito il voto per il “Brexit”, che non era stato previsto dall'élite europea e globale, dai governi capitalisti e dai media, da presidenti e speculatori finanziari. Nonostante una grande campagna di intimidazione, la maggioranza ha votato per rifiutare l'Unione Europea e lo schema di Cameron. Si è trattato di un colpo notevole all’élite della UE ed al disegno di completamento dell’edificio degli “Stati Uniti d’Europa” entro il 2025. Un colpo che ha lasciato non solo il Regno Unito, ma l'intera UE in una situazione di incertezza politica, nella quale forze differenti stanno tentando di affermarsi.
Il voto per l’uscita non è stato un voto di destra; non è stato un voto razzista o xenofobo, come i ferventi sostenitori dell’UE stanno cercando di affermare. E’ stato un ampio voto popolare del 52% contro il 48%, solidamente radicato nella classe operaia britannica. E’ stato un voto dei lavoratori, delle masse popolari, dei poveri contro i ricchi; della gente comune contro i banchieri e i “maghi” finanziari della City di Londra, combinato con le divisioni all'interno della borghesia britannica e dei suoi partiti dominanti. Il voto ha espresso il desiderio di riconquistare la sovranità e di rovesciare la piattaforma neoliberista dell'UE che rende i ricchi sempre più ricchi e le larghe masse lavoratrici e popolari sempre più povere.
In Scozia e nell’Irlanda del Nord la maggioranza si è espressa per rimanere nell'UE. Ciò riflette le proteste contro l'imperialismo reazionario e colonialista della borghesia inglese e una mancanza di chiarezza sulla natura di classe dell'Europa Unita dei monopoli. Alcune forze che lottano per l’unificazione dell’Irlanda e per l'indipendenza scozzese hanno chiesto dei referendum a tali fini. E’ un diritto delle nazioni oppresse. Ma cacciare una borghesia imperialista e reazionaria per rimpiazzarla con la borghesia reazionaria unita e imperialista dell'UE non è nell'interesse dei lavoratori e delle masse popolari di nessuna nazione.
L'Unione Europea è il progetto dei monopoli europei, dei loro governi e dei loro partiti politici, per un mercato volto al massimo profitto, protetto da muri tariffari e circondato dal filo spinato per impedire ai rifugiati dalle bombe, dalle guerre, dalla fame e dallo sfruttamento di attraversare i confini. Gli “Stati Uniti d'Europa” sono la visione di una nuova superpotenza imperialista e neocolonialista, impossibile o reazionaria su tutta la linea. Non è un progetto di pace, di prosperità e benessere del popoli. Il neoliberismo è la sua dottrina economica, fissata nei trattati dell’UE e resa una politica obbligatoria dei paesi membri, accentuata dal dominio dell'euro che è stato imposto nella maggioranza dei paesi dell'UE.
Dove si sono svolti referendum sui trattati di base che rendono effettiva una più stretta integrazione e fanno compiere nuovi passi verso l'unione economica, monetaria, politica e militare, nella maggior parte dei casi  i risultati sono stati dei sonori NO, che però sono stati disattesi nella pratica.
Le forze populiste di destra sono state abili ad approfittare della crescente rabbia nei confronti dell’attuazione dei diktat politici e economici che hanno impoverito larghi strati sociali e dei piani per compiere ulteriori mosse nella stessa direzione. Si sono presentati come i difensori delle nazioni e degli interessi nazionali contro l'UE, distorcendo il vero carattere di classe dell'Unione Europea, facendo dei migranti e dei rifugiati i capri espiatori della situazione, in quanto presunta causa dell'impoverimento delle larghe masse. La “lotta” di queste forze contro l'Europa Unita dei monopoli è fiacca, inconsistente e divisiva. Proprio per questi ragioni sono fortemente appoggiate dagli stessi media borghesi che cercano di nascondere il carattere di classe della lotta contro l'Unione Europea e il suo super-Stato.
Condanniamo, smascheriamo e combattiamo vigorosamente i movimenti e i partiti di estrema destra, nazionalisti, razzisti e fascisti che usano la demagogia “sociale” per aiutare la borghesia a dividere e sfruttare i lavoratori e le masse popolari, restringere le libertà e diritti politici dei popoli.
I socialdemocratici, i “socialisti” e le forze riformiste di sinistra come il Partito della Sinistra Europa e i suoi membri, da Syriza a Podemos, dalla Die Link tedesca al Parti de Gauche francese, giocano uno sporco ruolo in quanto difensori dell’UE, mentre si presentano alla stregua di forze che si oppongono al neoliberismo. Questa è una frode, come dimostrato dal governo di Syriza. Costoro si sono opposti alla creazione di ampi movimenti popolari contro l’UE, che leghino la lotta contro l'UE alla lotta contro il neoliberismo; hanno rimpiazzato l'antagonismo di classe tra capitale e lavoro con una lotta politica tra sinistra e destra borghese.
La posizione della sinistra riformista porterà inevitabilmente, se non si solleveranno potenti e ampi movimenti contro l'UE e l’euro nei diversi paesi, a lasciare campo libero alle forze populiste di destra “euroscettiche”, che utilizzano la demagogia sociale e si mostrano preoccupate per le difficili condizioni delle masse lavoratrici. I riformisti di sinistra sono responsabili di un grande tradimento.
La lotta contro l'UE neoliberista non si è manifestata solo nei movimenti per uscire dall’Unione e nei referendum svolti nei vari paesi per l’uscita dalla UE o l’abolizione dell'Euro, ma altresì nelle lotte dei lavoratori e nelle ampie lotte popolari contro la politica neoliberista e le riforme economiche portate aventi in tutti i paesi dell'UE. Tutte queste riforme portano il timbro dell'UE, come la riforma del lavoro promossa dal governo di Hollande, la cosiddetta legge “El Khomri”, contro la quale stanno coraggiosamente lottando i lavoratori e i sindacati combattivi francesi, nonostante misure da stato poliziesco.
Esprimiamo il nostro pieno appoggio ai lavoratori, ai giovani e alle masse popolari, alle loro organizzazioni combattive, che si oppongono alle riforme neoliberiste e reazionarie, malgrado la repressione e la criminalizzazione della protesta;  invitiamo tutti i lavoratori ed i popoli oppressi a sviluppare sempre più la solidarietà internazionale.
Tali lotte concrete devono promuovere la lotta politica contro l'Unione Europea e rigettare le illusioni secondo cui l'Unione Europea può essere riformata in un’istituzione progressiva al servizio dei lavoratori e dei popoli. La borghesia reazionaria filo-europea di ogni paese è indebolita al di fuori delle istituzioni, delle strutture e dei trattati dell'Unione. La solidarietà di classe dei lavoratori trascende i confini nazionali all’interno e all’esterno dell'Unione Europea.
Nel Regno Unito il movimento operaio e le forze progressive e rivoluzionarie devono levarsi in piedi per fermare i piani delle diverse fazioni della borghesia volti a eliminare il risultato del referendum e imporre nuove misure neoliberiste, attaccare ferocemente i migranti e scaricare sulle masse un accordo con l’UE sul Brexit.
Il voto per il Brexit ha incoraggiato le forze operaie e popolari in tutta l'UE e al di fuori di essa a rafforzare le loro lotte. Ampi movimenti si stanno sviluppando nell'UE, esigendo referendum nei loro paesi per uscire o rimanere. Nei paesi che hanno accordi speciali con l'UE, come la Norvegia ed altri, la lotta contro la loro natura neoliberista si sta sviluppando.
In questo scenario, dev’essere chiaro che rompere con l'Unione Europea è uno slogan vuoto se non è strettamente collegato alla lotta degli operai, dei lavoratori e dei popoli contro le classi dominanti dei propri paesi e contro le forze reazionarie e opportuniste a loro asservite.
La lotta contro l'UE avrà successo solo se si fonda sulla solida base della lotta della classe operaia e delle larghe masse popolari contro la loro propria borghesia, per sconfiggerla.
Perciò, ampi fronti operai e popolari devono essere creati, o rafforzati laddove già esistono. Questi fronti devono battersi per gli interessi economici e politici dei lavoratori, per le libertà democratiche della maggioranza oppressa, contro le guerre imperialistiche e le alleanze guerrafondaie come la NATO, contro la militarizzazione e la formazione di Stati di polizia, per la sovranità e l'indipendenza nazionale, per i diritti delle nazioni ad amministrare i propri affari e a decidere del proprio destino.
La lezione dei referendum svolti nei paesi dell'UE, nonché del Brexit, è che le proteste e le lotte economiche contro le conseguenze della crisi e delle misure neoliberiste e di austerità, si trasformano necessariamente in lotta politica contro i governi borghesi e le istituzioni sovranazionali del capitale. Il nostro compito è legare indissolubilmente entrambe in una sola lotta di classe del proletariato per sconfiggere la borghesia e costruire la nuova società senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

SULLA NOMINA DEL DOTT. CARRANO FACEMMO SUBITO UN ESPOSTO AL PRESIDENTE DELL’ANTICORRUZIONE

Dall'ufficio stampa del Deputato Luca Frusone M5S

"Anche questa volta c’abbiamo visto lungo, perché sulla nomina di Carrano come direttore sanitario del distretto B e sulla sua incompatibilità ci eravamo espressi già un anno fa. Fu proprio grazie alla segnalazione del nostro neo eletto consigliere a Sora Fabrizio Pintori che potei presentare un esposto a Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Esposto co firmato anche dai miei colleghi in Regione della commissione sanità Porrello e Barillari, in cui si evidenziava la violazione della normativa vigente da parte dell’ASL di Frosinone proprio in relazione al conferimento dell’incarico di Direttore di Distretto al Dott. Carrano. Chiedemmo inoltre in quella occasione, di prendere provvedimenti atti a rendere nulla la nomina in caso di violazione di legge. Fortunatamente, è notizia di questi giorni, ci ha pensato il giudice del lavoro del Tribunale di Frosinone. Meglio tardi che mai.” – a dichiararlo è il Deputato 5 Stelle Frusone che continua – “Fu l’ex DG  della ASL Mastrobuono, il “braccio armato” di Zingaretti per i tagli alla sanità in Provincia di Frosinone, a procedere a questa gravissima assunzione, definita dallo stesso giudice  “affetta da nullità insanabile e per questo si deve procedere alla immediata rimozione, ripetendo la selezione”. Il Dott. Carrano dunque non aveva i requisiti per ricoprire il ruolo di Direttore sanitario, ma si costruì un bando interno ad hoc per poterlo assumere. Una nomina che pesava sulle casse della ASL di Frosinone 105 mila euro lordi l’anno per 3 anni, non previsti. Alla faccia della spending review! " – e conclude –“La cosa scandalosa è che la politica, quindi Zingaretti, non ha vigilato in alcun modo, ma ha dato l'ennesima dimostrazione che solo quando si tratta di spartirsi le poltrone interviene prontamente. Questa vicenda fa capire che al PD non interessa fare le cose giuste ma solo le cose che gli portano un ritorno in qualche maniera."

venerdì 8 luglio 2016

Ravvedimento di un borghese piccolo piccolo

Luciano Granieri




Le prossime righe sono dedicate ad un piccolo borghese residente in un capoluogo di Provincia del basso Lazio che non è Latina. Il nostro eroe è  una persona semplice, sposato con un figlio, titolare di un reddito modesto che fino a qualche anno fa gli consentiva di tiare avanti, garantendo gli studi al   figliolo, senza arrischiarsi in spese pazze o in inutili agi come una vacanza. 

Da qualche anno  però il nostro eroe denuncia seri problemi ad arrivare a fine mese. In particolare è il peso delle bollette ad essere diventato insopportabile ed erodere pesantemente una fetta della già esigua retribuzione. La fattura dell’acqua ad esempio. Ogni mese è sempre più pesante,  in particolare da quando il servizio è in mani private. Inoltre la notizia che l’incuria e il ritardo  dell’autorità d’ambito (un organismo formato dai sindaci della Provincia incaricato di controllare e sanzionare comportamenti difformi  del  gestore) nel determinare la tariffa, ha causato un aggravio delle spese per un conguaglio risarcitorio preteso dalla società titolare della gestione pari a 75milioni di euro, ha minato non poco lo spirito di sopportazione del nostro. Perché per l’inettitudine dei sindaci incaricati di controllare e difendere i diritti dei proprio amministrati, la bolletta dell’acqua è diventata più pesante? La rabbia viene mitigata dalla mite indole borghese del soggetto, il quale sbraita, sbuffa ma alla fine si sottomette, per paura di chissà quali ritorsioni. 

Ma un'altra gabella ultimamente affligge il nostro eroe. E’ la tassa sui rifiuti. L’addebito recapitato dal Comune è di oltre 400 euro. Da pagare anche con comode rate, ma comunque uno sproposito.  In particolare al protagonista della nostra  storia non va giù corrispondere una tassa di 400 euro quando sui media e in rete si apprende che i rifiuti, soprattutto in presenza di una massiccia raccolta differenziata, possono diventare fonte di guadagno per la cittadinanza, altro che tasse.

 Indispettito il nostro comincia una febbrile ricerca su internet per capirci qualcosa in più. Dopo una nottata intera di cliccate e consultazione di pagine il piccolo borghese si imbatta nel: Capitolato Speciale d’appalto  SERVIZI DI RACCOLTA E TRASPORTO DEI RIFIUTI URBANI ED ASSIMILATI, NETTEZZA URBANA ED AFFINI  del comune dove risiede. Cioè il bando emesso dall’Ente comunale cui la società che gestisce il servizio dal gennaio 2015 deve conformarsi nell’assicurare la raccolta dei rifiuti.  La prima cosa che si capisce nel trattare la materia è che più si fa raccolta differenziata, meno rifiuti generici vanno in discarica ed inferiore è il costo di smaltimento. 

 Negli allegati del capitolato di appalto si apprende che il Comune corrisponde alla ditta vincitrice dal bando oltre 26milioni di euro. Uno sproposito! Non proprio considerato che questa si incarica di svolgere la raccolta differenziata, generale e porta a porta, prevede l’edificazione  di  un’isola ecologica permanente,  ma soprattutto s’impegna a raggiungere entro il terzo anno di gestione il 65% di raccolta differenziata attraverso un percorso che prevede l’ottenimento del 50% nel  primo  anno,  il 60% nel  secondo. 

Un altro dato compare nel documento, cioè  che al 2011 la percentuale di differenziata era al 18%. Un bell’impegno non  c’è che dire, passare dal 18 al 65. Senza contare che il capitolato prevede delle sanzioni  per il non raggiungimento di tali obbiettivi. In particolare la società dovrà rimborsare ogni anno, da un minimo di 20mila euro ad un massimo di 30mila euro per ogni punto percentuale di differenza fra il risultato raggiunto e l’obbiettivo indicato. Sono un mucchio di soldi, è impensabile  che  un’oculata amministrazione si metta a rischio di un salasso simile. L’attenzione alla differenziata sarà massima. 

Il piccolo borghese si mette  tranquillo, sta per spegnere il computer, quando gli sovviene che il nome della ditta vincitrice dell’appalto non gli è sconosciuto, anzi ne ha sentito parlare molte volte.  Riapre google  e scopre che in realtà quella ditta si occupa dei rifiuti della città sin dal 2009.  Nel 2013 in realtà le è stato revocato l’appalto a seguito di una brutta storia di tangenti che ha visto coinvolto anche il vice sindaco. Ma per il principio di continuità questa ha provveduto ugualmente, in deroga,  ad occuparsi di rifiuti fino a riaggiudicarsi l’appalto tutt’ora in vigore.  

Quel 18% di differenziata del 2011 citato nel capitolato d’appalto è il frutto dunque dell’attività dell’attuale gestore, quello che entro tre anni , cioè entro il 2018 dovrà raggiungere il 65%. Un dubbio atroce assale il nostro eroe che affamato di dati decide di controllare le performance di differenziata che la suddetta ditta ha realizzato dal 2009 anno in cui ha iniziato l’attività per il Comune. Altro spasmodico smanettamento su internet fino a trovare i dati ricercati sul sito DELL'ISTAT . Le rilevazioni sono disponibili fino al 2012  e sono impietose: Nel 2009 la differenziata era al 15,3%, nel 2010 al 16,8%, nel 2011 al 17,8% ( e non il 18 come indicato nel capitolato) e nel 2012 si ha una regressione al 17,3%. E’ possibile che a fronte di questi  dati pregressi la ditta vincitrice dall’appalto possa raggiungere il 65%? Se ne è resa conto l’amministrazione comunale dell’enormità di questi dati?  

Pazienza esiste sempre la  salata penale che la società  dovrà pagare in caso di mancato raggiungimento degli obbiettivi, per cui le tariffe sicuramente  si azzereranno. Il piccolo borghese si accinge di nuovo a spegnere, quando si imbatte in una rassegna stampa locale in cui si afferma che il bando di appalto per la gestione del servizio rifiuti a partire dal  gennaio 2015,  assegnato all’attuale ditta dopo lo scandalo del 2013 è lo  stesso del 2009. E’ stato realizzato, scrivono, con il classico copia-incolla dal vecchio capitolato dal 2009. Allora quelle le penali sul differenziale fra obbiettivi e realizzato in merito alla raccolta differenziata erano le stesse di oggi!  

Facendo i conti escono dei risultati da capogiro: 2010 l’obbiettivo era il 50%, realizzato il 16,8% differenza  33,2 x 20000 = 664000. 2011 obbiettivo 60% realizzato 17,8 differenza 42,2 x 20000 = 844000. 2012 obbiettivo 65% realizzato 17,3 differenza 47,7 x 20000 = 954000. Cioè nel triennio 2010-2012 la società avrebbe dovuto corrispondere al Comune ben 2.462.000 euro di penale. Sono state pagate?  I sindaci succedutesi alla guida della città hanno controllato? Altro che tariffa da 400 euro qui si configura un danno economico clamoroso per il Comune ed i cittadini. 

In ogni caso, volendo dubitare sulla veridicità della notizia per cui  l’attuale capitolato sia copiato da quello del 2009 (bisognerebbe trovarlo si internet)  è da buon sindaco affidare l’appalto ad un’impresa che ha  già dimostrato una tale mostruosa inefficienza? 

 Sommando la questione dell’acqua a quella dei rifiuti un dubbio assale il nostro eroe. Ma i sindaci perché non fanno gli interessi dei cittadini? Perché sono stupidi, o perché si fanno gli affari loro in combutta con chi dovrebbero controllare?  Ecco che la pazienza  e il rassegnato accoglimento degli eventi, tipica del piccolo borghese, vanno in mille pezzi. E al piccolo borghese si sostituisce un incazzatissimo proletario pronto a ricominciare la lotta di classe, contro le Istituzioni serve delle lobby e del potere economico e finanziario. Il primo atto? Prendere il kalashnikov. No ancora non si arriva a tanto, però non pagare bollette e tariffe impugnando le fatture si può fare. Dunque compagni armiamoci di forbici  e  stracciamo le bollette contro i Comuni servi del potere!


giovedì 7 luglio 2016

L’AREA DELL’EX POLVERIERA E’ UN POLMONE VERDE CHE VA DIFESO,

Dall'ufficio stampa del Deputato Luca Frusone M5S


L’AREA DELL’EX POLVERIERA E’ UN POLMONE VERDE CHE VA DIFESO, HO CHIESTO AL MINISTRO DELL’AMBIENTE DI MONITORARE IL PROCESSO DI “SVENDITA”
 foto da www.tg24.info

“Si sta attuando una procedura delicatissima ad Anagni, la vendita del sito denominato ex polveriera. Più che altro sarebbe da definire “svendita”, dato il grande patrimonio che quel sito rappresenta per la cittadinanza. In un territorio che ha sulle spalle una disastrosa eredità a livello ambientale, che non a caso fa parte dei Siti d’Interesse Nazionale da bonificare, si potrebbe rischiare di far cadere una bellissima area verde rimasta, nelle mani sbagliate di imprenditori che in quella zona vorrebbero operare uno stoccaggio di rifiuti. Sarebbe il colmo!” – questa la preoccupazione del deputato del M5S Frusone che continua – “Il 18 marzo 2016 il consiglio comunale di Anagni ha deliberato all’unanimità l’autorizzazione alla vendita del compendio immobiliare denominato “ex deposito militare” dando attuazione all’avviso esplorativo di interesse per l’acquisto dell’area di proprietà comunale ed entro il 29 luglio dovranno arrivare le proposte di eventuali privati interessati alla zona. La preoccupazione degli attivisti del Meetup 5 stelle di Anagni e di molte associazioni della città, è data da un’indicazione troppo generica e poco rassicurante presente nel suddetto bando, che potrebbe aprire la strada proprio ad eventuali società di smaltimento di rifiuti. Bisogna invece difendere i 187 ettari dell’area, perché rappresentano un polmone verde importante e una zona ancora libera dall'avanzata del cemento nella già martoriata Valle del Sacco. Le associazioni hanno diversi progetti per valorizzare l’area e tante idee che si potrebbero realizzare con poco: piste ciclabili e percorsi pedonali didattici, naturalistici e sportivi. Si potrebbero inoltre sollecitare presenze culturali e di ricerca di varia tipologia, universitaria, associazionistica, ecc. Niente di assurdo dunque, basta solo prendere in considerazione modelli di investimenti virtuosi, non particolarmente onerosi ed economicamente remunerativi, attraverso concessioni anche parziali di suolo. Questo deve essere fatto nell’ottica che il pesante carico ambientale della Valle del Sacco, può essere alleggerito solamente attraverso un utilizzo intelligente dell’area.” – “In questa situazione di diffusa preoccupazione, ho ritenuto necessario interrogare il ministro all’ambiente per chiedere innanzitutto quali sono i vincoli del SIN Valle del Sacco a cui il sito e dunque il privato che lo acquisterà, deve sottostare sia durante che dopo la vendita dello stesso e in secondo luogo, se non si ritenga necessario e doveroso monitorare tutto il procedimento di vendita, affinché vengano rispettati i criteri di trasparenza, di corretto utilizzo dell’area e di salvaguardia degli elementi naturali e ambientali esistenti.” – e conclude – “Questo non perché non ci vogliamo fidare delle intenzioni del Sindaco Bassetta, ma dati i trascorsi e le recenti politiche del PD sul territorio della provincia di Frosinone, prevenire è sempre meglio che curare.”