Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 9 febbraio 2019

Potenza dei 5 Stella, capaci di far arrabbiare Macron e i gilet gialli insieme

Luciano Granieri Potere al Popolo Frosinone




E’ impressionante vedere i danni che riesce a fare Di Maio quando va in trasferta a cercare  pezzi di lotta  per recuperare un po’ di consenso   vaffanculista  in  completa evaporazione  nella sguaiata esperienza governativa. 

La gita in Francia per dare l’appoggio penta stellato  ai gilet gialli è stata disastrosa. Infatti non solo il viaggio dei Cip e Ciop  Di Maio e Di Battista ha suscitato le ire di Macron e di tutto il governo francese, creando un incidente diplomatico, ma  i due malcapitati si sono  presi anche gli improperi degli stessi gilet gialli. Pensate che potenza!  Macron e gilets jaunes  sempre in contrasto fra loro uniti nello sfanculare l’armata Brancaleone dei  5 Stelle. 

 Delle risposte adirate     governative francesi sappiamo, i giornali ne sono pieni.  Ma giova dire qualcosa di più sulle reazioni del movimento di protesta vestito di giallo. Ingrid Lavavasseur, ad esempio, all’origine della lista  Ric  che pensa a candidarsi alle europee ha scomunicato il tizio che Di Maio ha incontrato. Trattasi di Christophe Chalencon, un islamofobo  di estrema destra  inviso dall’ala più radicale e pura dei gilet  incarnata dal camionista Eric Drouet e dal blogger Maxime Nicolle  .  I due lo vedono come un vero e proprio  traditore. Jacline Mouraud, altra pioniera del movimento ha parlato di “ingerenza grave”.  Lo stesso Maxime Nicolle, alias Fly Ryder   è andato a Sanremo : “per far vedere al governo italiano chi sono i veri gilet gialli. Di Maio ha gli interlocutori sbaglati. Non provi a strumentalizzare il nostro movimento” ha ribadito .  

Al di la dell’ulteriore confusione creata dalle scempiaggini  grilline, parlando di cose serie è importante  sottolineare come per la prima volta     i gilet gialli si sono uniti ai sindacati francesi Cgt, Solidaries e Cnt-so nello sciopero che il 5 febbraio scorso ha bloccato tutta la Francia. Agitazione svoltasi in circa 200 città che ha visto la partecipazione di oltre 300.000 persone.  L’aumento dei salari, delle pensioni sociali, dell’indennità di  disoccupazione, la casa, la sanità e la scuola per tutti, sono rivendicazioni che hanno finalmente unito le lotte sindacali con il movimento delle rotonde. Gilet gialli e rossi. 

Questo fa veramente paura all’establishment liberista. Perché la scombicchierata armata sovranista è destinata  a soccombere, alla lunga, nonostante i   devastanti danni che sta  arrecando  alla  coesione sociale e  al rispetto dei valori  umani.  Ma il 5 febbraio scorso il  riemergere prepotente della lotta di classe,  da tempo addormentata dalla melassa riformista e dai sindacati asserviti ai padroni (vedere chi c’era alla manifestazione di oggi a Roma),  quella si è potente segno di riscossa popolare e fa molta paura alle oligarchie che affamano intere comunità.  

Le risposte liberiste sono già in campo. Per prima cosa  stanno costruendo  intorno a questa nuova unione di lotte il più assoluto silenzio, non sono stati molti i media a riportare la notizia della mobilitazione,  e continuano a delegittimare i gilet gialli anche presso i ceti popolari francesi e  della altre nazioni ahimè grazie anche alle incaute  incursioni grilline . 

Ma il gioco non riuscirà ancora per molto. Dipende  da noi far capire che per migliorare la propria condizione economica e sociale bisogna combattere  sia il riformismo mero esecutore delle politiche liberiste, sia il sovranismo fascista che indirizza il malcontento verso gli immigrati, alimentando la guerra fra poveri  lasciando così   la speculazione finanziaria libera di fare il suo crudele gioco.  

giovedì 7 febbraio 2019

Pioggia di corde

Roger Singer   tradizione di Luciano Granieri




Era un bluesman
il dolore della anima muoveva
le sua dita a danzare
con lo spirito degli angeli demoniaci
in rivolta nella sua voce
Occhi chiusi
un pork pie hat
inclinato verso destra 
una tuta da lavoro
degli stivali da cowboy
con la punta d’argento.
La gente in fibrillazione
battè le mani
quando s’impossessò
dello spazio
con canzoni
che avrebbero camminato 
in  anni passati
di promesse abbandonate
bugie infrante
Ombre volteggianti
sulla sua vita
una bellezza
dal  vento irrequieto




mercoledì 6 febbraio 2019

Intervento sul Venezuela

Umberto Franchi





Come è noto, Nicolas Maduro, in data 21 maggio 2018 è stato eletto per un nuovo mandato a Presidente della Repubblica del Venezuela con il 67,7 dei voti, l’opposizione rappresentata da Heri Falcon, ha ottenuto il 21,2 %. 

Le reazioni successive al voto furono quelle di  Falcon il quale affermò  che le elezioni non erano valide perché Maduro avrebbe offerto soldi e cibo a chi lo votava senza nessuna prova… .mentre  Il suo avversario principale Henrique Capriles, sostenuto  dagli Usa ,   preferì non presentarsi e  sabotare le elezioni, dicendo dopo   che il 67,7% dei voti andati a Maduro non erano voti validi in quanto, svolti in un contesto non democratico, e che il candidato Falcon era poco conosciuto.
Sappiamo che già con Chaves, nel 2003,   la Cia e una parte di forze armate Venezuelane, con il sostegno  delle multinazionali petrolifere americane , organizzarono un Golpe imprigionando il legittimo presidente,  per cercare di   riconquistare i pozzi di petrolio più  importanti del mondo presenti in Venezuela e nazionalizzati dal governo socialista di Chaves .
 Il Golpe non riuscì  perché Chaves si rivolse al popolo che invase le piazze e le caserme liberando Chaves.
Ma l’opposizione sostenuta  dai governi imperialisti , a partire dagli Usa , successivamente, dopo la morte di Chaves, ha adottato la strategia di fare crollare (non comprandolo) il prezzo del petrolio del Venezuela, per mettere alla fame gran parte del popolo, creando una grave crisi economica , con proteste e manifestazioni sobillate sempre dagli USA  In questo contesto nel dicembre 2015, le destre conquistarono la maggioranza dei seggi in parlamento, negando al legittimo presidente Maduro ed al suo governo, la possibilità di legiferare  . Di conseguenza  fa costretto  a emanare leggi non attraverso il  Parlamento  ma dal tribunale Supremo  ed attraverso modifiche costituzionali attraverso  l’Assemblea costituente . 
In questo contesto , gli Usa ed il presidente Trump , hanno inventato “un proprio fantoccio” con l’autoproclamazione di Guaidò a Presidente della Repubblica Venezuelana ,  hanno bloccato il libero commercio finanziario e produttivo al fine infine di affamare ulteriormente il popolo e farlo rovesciare contro Maduro e l’esercito fedele alla Costituzione, pronti anche ad intervenire militarmente o tramite mercenari ben pagati.
Ritengo grave, l’ordine del giorno votato a maggioranza  dal Parlamento Europeo.  L’ultimatum  UE al Venezuela di indire nuove elezioni Presidenziali, entro domenica 3 febbraio 2019, pena il riconoscimento di Guaidò come legittimo presidente del Paese,  non è solo strumentale e inapplicabile, ma denota una complicità con gli Usa .
Se l’Unione europea vuole dare un senso alla sua esistenza, l’unica cosa che può fare per la crisi venezuelana è organizzare un incontro tra “l’Alto” Rappresentante Federica Mogherini e il Ministro degli Esteri del Venezuela Jorge Arreaza per rendere fattivo il supporto della Ue al dialogo  lanciato da Messico e Uruguay. 


La storia ci insegna che quello che sta succedendo in Venezuela, nel recente passato , è avvenuto anche in altri Paesi , con  la propaganda che ha anticipato interventi militari in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria e in Ucraina – attraverso guerre civili sempre fomentate o organizzate da Paesi Imperialisti prima fra tutti gli USA.
Da sempre ed ovunque, le ingerenze esterne hanno scatenato sanguinosissime guerre civili che durano da anni: devastazione delle infrastrutture, delle città, distruzione delle istituzioni e dell’ordine che, seppur precario, permetteva una vita sicuramente migliore rispetto a quello che è successo dopo.
Basta ! è necessaria una mobilitazione internazionale delle forze pacifiche e di vero progresso …  occorre  impedire all’imperialismo di entrare a gamba tesa negli affari interni di un Paese sovrano!
Per questo  oggi è necessario, anche nel nostro Paese  opporsi ad  ogni possibile intervento in Venezuela e sostenere il suo legittimo presidente Maduro.

Umberto Franchi 2 febbraio 2019

martedì 5 febbraio 2019

Nerija e Kokoroko Afrobeat Collective collettivi femminili molto particolari

Luciano Granieri 




Nell’Inghilterra della brexit, nell’austera Londra, esiste un’isola dove risuonano atmosfere dell’Africa del Sud  miscelate con i colori forti della tormentata periferia londinese. In  questa strana commistione musicale convivono anche l’Hip Hop, armonie caraibiche e,  ovviamente,  il jazz  contemporaneo.  

Tutto gira intorno a due ragazze, la trombettista Sheila Maurice-Grey , band leader,  straordinaria improvvisatrice, e la poliedrica alto sassofonista Cassie Kinoshi.  Se vi capita di passare ogni tanto per il Ronnie Scott’s a Soho potreste ascoltare i Jazz Jamaica  supportati da queste geniali ragazze. 

Nerija e Kokoroko Afrobeat  Collective sono i due gruppi in cui le nostre emergenti musiciste offrono un saggio della loro grande maestria. In entrambi gli ensemble riecheggiano le atmosfere dell’Africa del sud, ma le proposte musicali sono sostanzialmente diverse.

 Nerija è un gruppo totalmente al  femminile. Insieme a Sheila e Cassie suonano la potente trombonista Rosie Turton, la tenorista  Nubya Garcia , l’incredibilmente talentuosa chitarrista Shirley Tetteh, la rigorosa bassista Inga Eichler , e la rutilante batterista Lizy Exell. Tutte donne, tre  bianche (Rosie , Lizy e Inga)  tre nere (Sheila, Cassie e Shirley) e l’ispanica Nubya Grazia, una miscela che qui in Italia manderebbe in tilt Salvini, Fontana e tutti i loro tristi  rancorosi adepti difensori del bianco maschio italico. 

Nerija è un gruppo emergente nel panorama jazzistico europeo. La loro è una musica piena di colori, su una matrice di jazz fusion,  sviluppano improvvisazioni new bop, e poliritmie echeggianti le radici africane. Hanno molto coraggio le ragazze perché spesso si avventurano in terreni stimolanti ma non privi  di insidie.   E’  proprio in questo continuo prendere rischi  che riescono ad esprimere le loro radici profondamente soul innestate, a volte  in un flusso innegabilmente free, a volte in un coinvolgente groove funky . 

Diversa, ma  non troppo, è la narrazione dei Kokoroko Afrobeat Collective  .  La band leader del gruppo è proprio Sheila Maurice-Grey  la trombettista che anima anche i set di Nerija. Con lei   Cassie Kinoshi al sax alto, anch’essa componente  di Nerija . Insieme a loro  altri sei musicisti:  la trombonista  Richie Seivwright, il bassista Mutale Chashi, alla chitarra Oscar Jerome, Yohan Kebede alle tastiere, il percussionista Onome Ighamre, il batterista  Ayo Salawu. Ma ogni performance dei Kokoroko è aperta per cui capita che in studio, mentre si sta registrando, o nel corso di un concerto al Royal Albert Hall, possano aggiungersi altri amici, tanto da trasformare il set in una vera e propria espressione collettiva. Probabilmente la migliore descrizione dei brani dei Kokoroko  l’ha resa Nick Lewis, l’operations manager del  Ronnie Scott’s: “ Le loro composizioni curano l’anima ma invitano il corpo a muoversi”. 

I ragazzi dell’Afrobeat Collective si dicono ispirati da Fela Kuti, Ebo Taylor, Tony Allen  e il grande sound che arriva dall’africa del sud. Rispetto a Nerija  la cifra ritmica è  più autenticamente africana , ma è ugualmente  poliritmica e coinvolgente grazie alla magia del magma percussivo. Insomma nell’Inghilterra della brexit, nell’austerità grigia della city di Londra esiste una comunità di musicisti per lo più donne che con la loro contagiosa e sfavillante vena creativa creano uno squarcio di colore coinvolgente, includente. 

Un’oasi musicale in cui solidarietà, osmosi di linguaggi creativi  e voglia di donare la propria arte sono l’esempio di come la grettezza si possa sconfiggere  proprio con l’arte.


lunedì 4 febbraio 2019

Francia: tutto il nostro sostegno allo sciopero generale del 5 febbraio!

dichiarazione del Segretariato europeo
della Lit-Quarta Internazionale


 
I sindacati Cgt, Solidaires e Cnt-So fanno appello allo sciopero in tutta la Francia per martedì 5 febbraio.
L'"Assemblea delle Assemblee" dei gilet gialli, riunita a Commercy il 26-27 gennaio, ha dato il suo appoggio allo sciopero. Non a una giornata isolata di mobilitazione bensì a uno sciopero generale a tempo indefinito, sottoposto al controllo degli scioperanti stessi ("reconducible"). Uno sciopero che permetta di bloccare l'economia, sconfiggere Macron e imporre le rivendicazioni.
Il sindacato Solidaires si è pronunciato in questa stessa direzione: per uno sciopero generale "reconducible", in unità con i gilet gialli.
Lo sciopero del 5 febbraio consente di fare un grande passo avanti nell'unità necessaria tra i gilet gialli e il movimento operaio organizzato, sconfiggendo la politica delle burocrazie sindacali che cercano di impedire la confluenza tra il movimento e gli operai delle fabbriche.
Lo sciopero deve essere una risposta dura alla brutale repressione di Macron e del suo governo, alle sue menzogne e alle sue manovre (come questa operazione propagandistica che promette l'apertura di "un grande dibattito nazionale"). Lo sciopero deve essere una risposta all'Unione europea e ai suoi governi, che sono i maggiori sostenitori di Macron.
 
Come Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale:
- siamo con i lavoratori francesi che rivendicano "l'aumento immediato di salari, sussidi e pensioni; il diritto incondizionato alla casa, alla salute, all'educazione e ai servizi pubblici e gratuiti per tutti" (dichiarazione della "Assemblea delle Assemblee" riunita a Commercy);
- condanniamo la criminalizzazione delle proteste e rivendichiamo la cessazione della selvaggia violenza poliziesca contro i manifestanti e il ritiro della legge "anti-casseur";
- condanniamo le aggressioni di gruppuscoli fascisti, come quella subita nei giorni scorsi da militanti dell'Npa;
- rivendichiamo l'amnistia per tutti i gilet gialli condannati.
 
Come Lit-Quarta Internazionale ci schieriamo con i lavoratori francesi e rivendichiamo la cacciata di Macron!
Facciamo appello, riprendendo le parole del manifesto di Commercy, a che "si formino comitati in tutti i luoghi di lavoro, di studio e ovunque, perché questo sciopero possa essere diretto dagli scioperanti stessi. Prendiamo il nostro futuro nelle nostre mani!"
 
Noi, organizzazioni europee della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale, facciamo appello alla solidarietà internazionale, in ogni Paese, con lo sciopero, e a manifestare con presidi di solidarietà, presidi davanti alle ambasciate e ai consolati francesi.
 
La lotta dei nostri fratelli francesi è la lotta di tutto il proletariato contro il grande padronato, contro i governi della Ue e la Unione europea stessa, che è l'Europa del Capitale.
E' la lotta di noi tutti per una Europa dei lavoratori e delle masse popolari.

sabato 2 febbraio 2019

Che la salute della donne sia affidata alla sanità pubblica e laica

Con il contributo di Mauro David e Francesca Perri, membri del Gruppo sanità Potere al Popolo Lazio 



Venerdì 1 febbraio una delegazione di Potere al Popolo, insieme ad altri movimenti ed associazioni,  ha occupato il piazzale davanti la giunta regionale del Lazio  nel quartiere Garbatella. Siamo  insieme alle donne per chiedere il rilancio dei consultori mortificati in questi ultimi 6 anni dalla giunta Zingaretti appoggiata da Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni. La Regione Lazio ha accettato il confronto ed ha promesso una risposta concreta, nelle prossime settimane. Per  evitare di trovarsi di fronte al  solito bla bla vigileremo affinché queste promesse , messe per iscritto, vengano mantenute!. Le donne non si fermano! Da mesi portiamo avanti la battaglia sui Consultori, che devono ritornare ad essere luoghi dove trovare delle risposte concrete ai bisogni non solo di salute, ma di crescita e di consapevolezza di tutti. I Consultori devono ritornare ad essere strutture territoriali socio-sanitarie multidisciplinari con la presenza di tutte le figure professionali che servono (ginecologi, ostetrici, pediatri, psicologi, assistenti sociali, infermieri). 

La  risposta di Elisabetta Canitano, presidente di Vita di Donna e membro del Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo.

giovedì 31 gennaio 2019

Venezuela No all'Interferenza imperialista e della destra continentale!

dichiarazione della Ust
(Unità Socialista dei Lavoratori
sezione venezuelana della Lit-Quarta Internazionale)


 
Nessun riconoscimento all'autoproclamato e pro-imperialista governo di Guaidó!
Che siano le masse lavoratrici a espellere Maduro dal potere!
Per la costruzione di una alternativa indipendente
della classe operaia e delle masse povere!
 
Rifiuto dell'ingerenza imperialista e della destra continentale
E' in corso un'ingerenza imperialista in Venezuela, con l'auto-proclamazione di Juan Guaidó come presidente ad interim della Repubblica, il 23 gennaio, precedentemente accordatosi con Donald Trump, che poi ha proceduto riconoscendo e sostenendo il "presidente incaricato". È una totale sfacciataggine del presidente nordamericano, che pretende di nominare da Washington il presidente di un altro Paese, in un chiaro atteggiamento interventista. Allo stesso modo e in conformità con le linee guida del governo yankee, i governi di lacchè della destra continentale si sono pronunciati con Piñera (Cile), Bolsonaro (Brasile), Macri (Argentina) e Duque (Colombia) in testa, e la stessa posizione ha assunto il resto dei Paesi del gruppo di Lima (ad eccezione del Messico) e dell'Oea (Organizzazione Stati Americani).
Nei giorni scorsi questi stessi governi avevano emesso risoluzioni e dichiarazioni che dichiaravano illegittimo il governo di Maduro. Dal momento che l'Ust respinge queste azioni interventiste dell'imperialismo e della destra continentale, affermiamo che il governo degli Stati Uniti non ha alcuna autorità politica o morale per dare lezioni di democrazia, dato che sostiene il governo genocida e nazista-sionista di Israele, il governo genocida dell'Arabia Saudita, oltre ad aver finanziato e sostenuto innumerevoli golpe e interventi militari nel continente e nel mondo. Lo stesso possiamo dire dell'Oea che nel corso della sua storia ha sostenuto dittature colpi di stato militari nel continente.
Bolsonaro, da parte sua, ha in Brasile pretese bonapartiste simili a quelle di Maduro e, d'altra parte, lui e i suoi omologhi Piñera, Duque, Macri, Moreno e altri del continente applicano misure brutali contro i lavoratori dei loro Paesi, a beneficio della banca internazionale, delle transnazionali e del Fmi, misure che sono simili a quelle che già sta applicando la dittatura di Maduro in Venezuela e a quelle che l'autoproclamato governo di Guaidó intende applicare.
Come militanti socialisti non possiamo sostenere nulla di tutto questo e dichiariamo che saremo contro ogni intervento militare contro il Venezuela o qualsiasi tentativo di colpo di stato militare.
Finora, le azioni interventiste dell'imperialismo, della destra continentale e del gruppo di Lima e dell'Oea, sono simili ad altre del passato, sebbene con un aumento di intensità. Attraverso i social network sono state diffuse le minacce di Trump di intervenire attraverso il comando meridionale statunitense contro il governo venezuelano, così come vi è il rifiuto del governo Usa di ritirare il suo personale diplomatico e consolare a seguito della rottura delle relazioni diplomatiche di Maduro e la richiesta di Maduro di richiamare il personale diplomatico in 72 ore. Non sappiamo se questo finirà in un conflitto militare, ma nell'eventualità di in una situazione come questa saremmo contrari e chiameremmo i lavoratori sia del Venezuela che del continente per contratarlo insieme.
 
Opponiamoci alla dittatura affamatrice di Maduro
È noto che il 23 gennaio è una data emblematica nella storia politica del Paese, ed è stata la data scelta dal consiglio dell'Assemblea nazionale (An), nella quale sono rappresentati i principali partiti dell'opposizione borghese al governo dittatoriale di Maduro, per fare appello a una mobilitazione, che ha avuto il massiccio supporto di settori molto ampi della popolazione, insoddisfatti della situazione.
Questa mobilitazione è stata preceduta da una serie di azioni di proteste popolari in diverse aree di Caracas e in altre città del Paese, azioni che si sono ripetute in seguito e che sono state oggetto di una tremenda repressione da parte delle forze di sicurezza dello Stato.
Come Unità Socialista dei lavoratori (Ust), rivendichiamo il legittimo diritto dei lavoratori e delle masse popolari venezuelane di protestare, manifestare e andare contro un governo che li uccide con la fame, che li uccide per la mancanza di medicine, che li ha sottoposti alla più profonda crisi conosciuta nella storia recente del Paese e che mantiene nella più deplorevole distruzione i servizi di salute, istruzione, trasporti, telecomunicazioni. Ripudiamo e denunciamo l'azione repressiva del governo che secondo cifre non ufficiali ad oggi supera già una dozzina di vittime nelle proteste.
Oltre a ciò, il governo di Maduro e prima quelli di Chavez, sono responsabili di un'enorme fuga di capitali che ammonta, secondo gli analisti, a oltre 500 miliardi di dollari, della distruzione dell'intero apparato produttivo dello Stato, compresa la produzione di petrolio, che attualmente raggiunge a malapena un milione di barili al giorno e serve a pagare ingenti somme di denaro ai banchieri per il debito estero, al costo di tagliare di oltre la metà (considerando i dati del 2012) le importazioni di cibo e medicine e assicurare che le multinazionali attraverso joint venture facciano strabilianti profitti dalla vendita del petrolio. Tutte queste sono le cause della brutale crisi subita dai venezuelani oggi e questa è  responsabilità totale del governo, per tutto questo insistiamo affinché questo governo se ne vada. Dichiariamo categoricamente: fuori Maduro!
 
Nessun sostegno al governo autoproclamato e pro-imperialista di Guaidó
Ma tutto ciò non significa per niente che diamo un sostegno politico al governo auto-dichiarato e pro-imperialista di Juan Guaidó, o di qualsiasi rappresentante o partito della borghesia (sia all'opposizione che al governo).
La leadership politica rappresentata dai partiti e dai dirigenti dell'opposizione borghese non merita alcuna fiducia politica da parte degli operai e delle masse mobilitate questo 23 gennaio; sono gli stessi dirigenti che hanno tradito le lotte popolari e studentesche del 2014 e del 2017, portandole nel vicolo cieco della negoziazione con il governo, sono gli stessi dirigenti e partiti che hanno come obiettivo quello di costituire un "governo di transizione" (come lo hanno definito) con la borghesia tradizionale, le multinazionali, la boliborghesia, i resti della dissidenza chavista e i partiti dell'opposizione borghese, preservando le garanzie dei loro affari e dei loro profitti, derivanti dallo sfruttamento capitalista e dalla corruzione più abbietta dei burocrati statali, civili e militari, mantenendo impuniti gli illeciti e i crimini di corruzione, la fuga dei capitali e le negoziazioni con lo Stato, oltre ai crimini di repressione.
Sono quelli che, con le loro azioni, cercano di evitare che siano gli operai e le masse popolari che, attraverso la loro organizzazione e mobilitazione, espellano Maduro dal potere e distruggano il suo regime dittatoriale, e che sanno che uno scenario come questo chiuderebbe le porte ai loro piani.
Guaidó, oltre ad essere un leader borghese, sostenuto dall'imperialismo, non è stato eletto da nessuno per diventare presidente della Repubblica. Lui, il suo partito (Volontà popolare) e il resto dei partiti di opposizione borghesi incarnano un programma politico ed economico che non ha nulla a che fare con i bisogni delle masse lavoratrici del Paese.
Esempi di questi bisogni sono le sentite rivendicazioni, presenti in tutte le mobilitazioni delle masse lavoratrici, per porre fine agli aumenti dei prezzi dei prodotti di prima necessità, degli abbigliamenti, delle medicine e dei servizi (salute, educazione, tra gli altri) e l'aumento salariale al livello del paniere di base e indicizzato mensilmente. Rivendicazioni come queste non fanno parte del programma politico-economico dei partiti e dei leader dell'opposizione borghese, che, al contrario, si pronunciano permanentemente per la liberazione dei prezzi, l'eliminazione di qualsiasi controllo sui prezzi e, in generale, di tutti i tipi di controllo e costantemente rifiutano aumenti salariali (non, come facciamo noi, perché siano insufficienti o perché non sono degli aumenti reali) sostenendo che questi sono la causa principale dell'inflazione, dei prezzi elevati, del fallimento delle imprese e della disoccupazione.
Questa dirigenza filo-borghese, in assenza di un'alternativa indipendente degli operai, oggi attira e capitalizza il malcontento degli operai e delle masse popolari, che si mobilitano assieme a questi partiti borghesi avendo come punto di accordo la necessità di espellere il governo di Maduro; è per questo che fanno un'unità di azione, ma come abbiamo esemplificato, i loro interessi programmatici non sono comuni. L'ampiezza delle mobilitazioni non significa, come affermano alcuni settori della sinistra, che esiste una svolta a destra delle masse, al contrario ciò che esiste è il ripudio di vasti settori della popolazione a un progetto borghese come il chavismo che ha deluso le aspettative delle masse.
Esortiamo i lavoratori e le masse popolari del Venezuela, a partire dal rifiuto del regime dittatoriale di Maduro, a non sostenere politicamente i rappresentanti dell'opposizione borghese, mobilitandosi in modo indipendente contro la dittatura che li affama.
 
Oggi più che mai abbiamo bisogno di un'alternativa indipendente della classe lavoratrice
Con la situazione creatasi nei giorni precedenti il 23 gennaio e gli stessi eventi di quel giorno, entriamo in un nuovo capitolo della crisi politica venezuelana, caratterizzato dalla sua acutizzazione, mentre la crisi economica continua ad approfondirsi. I lavoratori e i poveri non otterranno alcuna soluzione favorevole da nessuno dei due blocchi borghesi che oggi si scontra per il controllo dello Stato e quindi per il controllo e l'amministrazione diretta delle entrate petrolifere e di altre attività che vengono amministrate dall'apparato statale.
Il chavismo e i suoi partiti con Maduro in testa sono responsabili della fame, della scarsità di cibo e medicine, dell'elevato costo della vita, dei bassi salari, dell'attacco agli accordi collettivi e alle conquiste sindacali, degli attacchi alla libertà di associazione, dell'attuazione di tabelle salariali da truffatori nella pubblica amministrazione e nelle compagnie statali, dei licenziamenti dei lavoratori fino ad una aggressione anti-operaia che dall'anno scorso ha generato un aumento significativo delle lotte operaie e dei conflitti di lavoro.
I partiti dell'opposizione borghese venezuelana e l'imperialismo hanno cavalcato il malcontento degli operai, ma la loro vera intenzione è di approfondire questa aggressione anti-operaia, essendo loro i gestori delle suddette imprese oggi nelle mani del chavismo.
Ecco perché oggi più che mai abbiamo bisogno di un'alternativa politica indipendente della classe operaia, la cui assenza fa sì che i lavoratori e le masse si mobilitino insieme ai partiti padronali per uscire dalla dittatura affamatrice e repressiva di Maduro. Questa alternativa indipendente è necessaria come strumento per coordinare le lotte operaie, unificarle, per sconfiggere l'aggressione anti-operaia e cacciare il governo Maduro, proponendosi come alternativa per un governo degli operai e delle masse impoverite. Questa alternativa, oggi inesistente, potrebbe essere incarnata dalla Intersettoriale dei Lavoratori del Venezuela (ITV), organizzazione ancora embrionale ma che raggruppa diversi organismi, sindacati e federazioni nel Paese, ma è necessario dotarla di un programma operaio e di politica di indipendenza di classe approvata dai lavoratori.
Per noi dell'Ust, solo con la mobilitazione indipendente dei lavoratori e con la costruzione di questa alternativa di classe sarà possibile sconfiggere la dittatura di Maduro, espellerla dal potere, chiudendo la via all'imperialismo e all'opposizione borghese, perché gli uni e gli altri sono tutti nemici della classe operaia e delle masse del Venezuela.
 
Rifiuto totale dell'ingerenza degli Stati Uniti e dei suoi alleati della destra continentale!
Contro ogni tentativo di intervento e / o golpe militare!
Mobilitazione operaia e popolare indipendente per sconfiggere la dittatura ed espellere Maduro dal potere! Fuori Maduro!
Nessun sostegno al governo autoproclamato e pro-imperialista di Juan Guaidó!
Sconfiggiamo le misure antioperaie del governo Maduro!
Costruiamo un'alternativa politica indipendente dei i lavoratori!
Lottiamo per un governo operaio e delle masse popolari!