Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 27 agosto 2012

nani, giganti e mosche cocchiere

Giovanni Morsillo

Va bene che siamo in estate e mentre molti hanno il cervello in vacanza altri propendono per una informazione leggera, modello dolce vita, ma ci pare che adottare questo stile anche nella produzione politica, sia pure di stretta propaganda, sia un tantino sconveniente, anche per degli inguaribili anticonformisti quali siamo accusati di essere. Ci riferiamo evidentemente alle spensierate dichiarazioni di Grillo in merito ad un presunto carattere o atteggiamento stalinista da parte del povero Bersani, il quale tutto sarà, ma davvero ci sta difficile vederlo nei panni di un rigido capo assoluto liquidatore del dissenso e compiaciuto del culto della propria personalità. E ci riferiamo anche, con forse maggiore smarrimento, alle parole di Parisi circa l'articolo de l'Unità su Togliatti, peraltro assai moderato e prudente.
Se Parisi è preoccupato che qualcuno in Italia, al di fuori di Berlusconi e Cicchitto, possa scambiare il PD per un partito togliattiano anche solo nel vago ricordo di una certa capacità tattica ormai da tempo sepolta sotto le macerie del veltronismo, del prodismo, del dalemismo, ecc. ecc., il giovane erede di De Gasperi (quello che prendeva ordini dagli USA e dal Vaticano e sfasciava l'unità antifascista della Resistenza in nome di "superiori interessi") può dormire sereno. E' già sempre più difficile riuscire a spacciare il PD, noto esemplare di procreazione ibrida non fra razze ma fra specie diverse, per un partito di moderatissima sinistra, già da tempo molti mettono in discussione addirittura la sua connotazione di centro-sinistra non certo in quanto geometricamente opposto al PdL quanto politicamente alternativo ad esso, figurarsi se qualcuno si perita di rintracciare in esso inesistenti cromosomi togliattiani che davvero completerebbero un'opera degna del peggiore Frankestein politico. Certo, se si perde tempo a rispondere a Parisi e Grillo e Cicchitto su questioni così platealmente fasulle si approfitta per non dire niente di serio facendo finta del contrario, e quindi da Bersani in giù è tutta una giaculatoria di risposte talvolta piccate, talaltra di piglio storicistico, o addirittura comparativo, tendente cioè a rassicurare i potenziali elettori e le forze politiche (reali, non i Casini di turno) potenziali alleate (altrimenti dette poteri forti) con improbabili paragoni con altri PD sparsi per l'Occidente a dar prova di affidabilità alle banche internazionali.
Sarebbe facile adesso attizzare la polemica ricordando a Parisi che il suo pedigree politico non è proprio un vanto da esibire, se vuole rivendicare quella Dc che ha banchettato per trent'anni buoni con i fascisti per garantire palazzinari, speculatori, golpisti e faccendieri di ogni risma, se è vera sola la quarta parte di quello che le pur sabbiose indagini hanno rivelato a pezzi e bocconi da Portella della Ginestra in poi. Quest'anno hanno commemorato Placido Rizzotto, senza fare cenno a chi fosse il bastardo dott. Navarra che lo ha assassinato come un cane, e che ha ucciso un bambino di dodici anni che casualmente aveva assistito all'omicidio. Ma Rizzotto non morì solo, decine e decine furono i dirigenti dei contadini e degli operai siciliani, calabresi e pugliesi massacrati da bestie come Gaspare Pisciotta in tutto il nostro Sud, per questo non ancora unificato all'Italia. Nulla da dire da parte di Parisi in merito al sangue di Melissa, di Reggio Emilia, di Reggio Calabria, delle stragi di Stato che enumerare sarebbe troppo lungo, delle protezioni accordate ai fascisti ed agli stragisti anche con le coperture dei servizi segreti "deviati" dalla longa manus imperialista? Si ricorda Parisi il SID di Maletti e Labruna, tanto per citarne una? Ricorderà, Parisi, che Togliatti, nel bene e nel male, fu dall'altra parte, da quella delle vittime, e insieme e dopo di lui tutti i dirigenti che trasmettevano, allora sì, un'idea di alternativa per quello sviluppo squilibrato e reazionario che i suoi amici invece sostenevano e realizzavano anche con i soldi stranieri (e non qualche migliaio di rubli per tenere in piedi i giornali). Ma senza andare tanto in profondità, basterebbe che Parisi ricordasse che ruolo ha avuto il suo partito negli anni di Valletta, dello sfruttamento feroce dei lavoratori (ancora una volta in massima parte meridionali) nelle fabbriche del boom. E sarebbe bene che riflettesse sul fatto che il suo partito, come altri, è stato sciolto dalla magistratura perché marcio di corruzione, quella corruzione su cui aveva fondato, insieme ad altri (Cicchitto ne dovrebbe sapere qualcosa) un "sistema". Non così il Pci, che è finito per ragioni storiche e politiche, non giudiziarie, e pertanto ogni rampogna a suo carico da parte dei reduci della Milano da bere è davvero fuori luogo. Per inciso: resta inteso che sarebbe ora che dalle parti democratiche di questo farstornato paese ci si interrogasse seriamente su quelle cause e quei processi storici, non certo per stupide comemmorazioni ma per fodare le scelte ed i ragionamenti su consapevolezze solide e non su intuizioni e genialate capaic solo di far danni.
Avessero dato retta al povero Enrico Berlinguer, che aveva messo per tempo in guardia la politica, tutta la politica sulla necessità urgente di rigenerarsi, di porre sul tavolo seriamente la questione morale come questione politica primaria! Invece hanno preferito la frana, la commercializzazione del consenso, le campagne elettorali fatte nei ristoranti invece che nei mercati rionali e ai cancelli delle fabbriche o nelle scuole.
Il mondo è certamente cambiato e nessuno potrebbe, se sano di mente, riproporre schemi organizzativi e proposte politiche o economiche che la storia ha superato. Ma non è lecito a nessuno, tanto meno a chi ha molto carbone bagnato nel sacco, sparare fesserie come se fosse oro colato fidando sulla memoria corta e sul disinteresse di chi ascolta. Forse questo può portar loro qualche consenso di gente che ignora la storia e non si preoccupa di apprenderla; ma sarebbe un'operazione talmente bassa che al confronto un venditore di tappeti falsi apparirebbe come un divulgatore scientifico di prestigio.
Invece di tentare puerili mistificazioni sulla storia riducendola a calunnia per basse mire tatticistiche per di più fallimentari come il Don Basilio rossiniano farebbero meglio, costoro, a tirar fuori qualcosa di utile ai milioni di lavoratori che hanno ridotto sul lastrico, e invertire la bieca e nefasta marcia controriformista che senza soluzione di continuità ci schiaccia da un paio di decenni, che si tratti di governi di destra ed estrema destra o di centro-sinistra padronal-bancario o di tecnocapitalisti.

Saluti

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