Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 30 aprile 2014

Odifreddi: “Ecco i 6 miracoli di San Giovanni Paolo II”

fonte: http://www.controcopertina.com/

La Chiesa cattolica ha appena proclamato santo Giovanni Paolo II, pontefice dal 1978 al 2005. Ma quali i miracoli che hanno fatto guadagnare al polacco l’ambito titolo? Il matematico Piergiorgio Odifreddi, dal suo blog, ne elenca 6:
4 marzo 1983. “All’aeroporto di Managua in Nicaragua Giovanni Paolo II svillaneggia pubblicamente il ministro della Cultura padre Ernesto Cardenal, inginocchiato di fronte a lui in segno di rispetto, per aver accettato di partecipare al governo sandinista. In seguito, in combutta con il cardinal Joseph Ratzinger, combatterà duramente la teologia della liberazione, di cui Cardenal era uno dei principali esponenti, riducendola al silenzio”.
20 febbraio 1987. “L’arcivescovo Paul Marcinkus, presidente dello IOR, riceve un mandato di cattura dal tribunale di Milano per il coinvolgimento della banca vaticana nello scandalo del Banco Ambrosiano: lo stesso che porterà alla morte dei bancarottieri Michele Sindona e Roberto Calvi. Il papa fa quadrato attorno al “banchiere di Dio”, noto per aver dichiarato che “non si dirige una banca con le Ave Maria”, e lo lascerà al suo posto fino al pensionamento per i raggiunti limiti di età nel 1997″.
3 aprile 1987. “A Santiago del Cile Giovanni Paolo II si affaccia sorridente a salutare la folla dal balcone del Palazzo Presidenziale in compagnia del dittatore Augusto Pinochet, e prega con lui nella cappella del Palazzo: lo stesso in cui nel 1973 era stato assassinato da Pinochet il presidente democraticamente eletto Salvador Allende. In seguito, nel 1993, impartirà al dittatore cileno una benedizione apostolica speciale in occasione delle sue nozze d’oro. E nel 1999, quando Pinochet sarà arrestato in Inghilterra per crimini contro l’umanità, gli manderà un messaggio di solidarietà”.
6 ottobre 2002. “Giovanni Paolo II canonizza, dopo averlo già beatificato il 17 maggio 1992, il prete franchista Josemaria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. Paga così il debito nei onfronti della Prelatura della Santa Croce, i cui membri e simpatizzanti l’avevano dapprima eletto al soglio pontificio, e avevano poi sanato i debiti dello IOR, dissanguato dai finanziamenti a Solidarnosc”.
24 marzo 2003. “Giovanni Paolo II ricorda con affetto il cardinal Hans Hermann Groer, dimessosi da primate d’Austria nel 1998 per aver abusato sessualmente di circa duemila ragazzi”.
30 novembre 2004. “Giovanni Paolo II abbraccia pubblicamente padre Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Dio, nella fastosa e festosa celebrazione dei suoi sessant’anni di sacerdozio, e lo omaggia per “un ministero sacerdotale colmo dei doni dello Spirito Santo”. Dimentica di dire che per mezzo secolo il prete ha sistematicamente violentato seminaristi e fedeli, e ha convissuto regolarmente e contemporaneamente con quattro donne, da cui ha avuto cinque figli, che ha sia violentato che portato in udienza dal Papa”.
Oggi milioni di fedeli esultano per la santificazione di Karol Wojtyla ma, per Odifreddi, c’è da sperare che il nuovo santo” non interceda per noi”.

martedì 29 aprile 2014

AREA VASTA: QUALE?

di Giuseppina Bonaviri


Non sarà facile la costruzione di una strategia di area vasta. Dovremo abituarci a considerare delle opzioni, non mutualmente esclusive quali ridisegnare e modernizzare i servizi urbani per i residenti e gli utilizzatori delle città; sviluppare pratiche e progettazione per l’inclusione sociale per i segmenti di popolazione più fragili e per aree e quartieri disagiati; rafforzare la capacità delle città di potenziare segmenti locali pregiati di filiere produttive globali. Questi i primi suggerimenti consigliati dall’ Europa che dovremo adottare per stare a passo con i tempi. Aprire le porte alle energie innovative, specie dove oggi predominano rendita e inutile conservazione sarà il nostro obiettivo prioritario perché possa  promuoversi una visione culturale diversa sulla qualità di vita che, ai nostri territori provinciali, la politica deve assicurare. Per la costruzione di una strategia visionaria sarà necessario lavorare ad una “mappa di larga massima”  che tenga conto dei tratti naturali delle periferie, della dispersione abitativa, dell’ accessibilità e della adeguatezza dei servizi fondamentali quali scuola e salute. Un quadro che misura tendenze e ragiona predeterminando dove intervenire.
Ci dicono che contro un progetto tanto straordinario saranno coloro che dalle aree interne estraggono oggi risorse anzicché apportarle come tutti coloro che da sempre sostengono la cultura del “comunitarismo chiuso” che vede nel ripiegamento su “mono-identità locali”e chiuse all'apporto esterno e al confronto col diverso la forza del non cambiamento. A favore invece troviamo gli innovatori che abbiano idee robuste e chiare sull'uso del territorio, pronti a confrontarle in modo concorrenziale con altri, interni o esterni al comprensorio territoriale.
Welfare oppressivo, debito gigantesco, burocrazia invecchiata. L’Italia pare un ospizio senza rilevanza economica e politica, oggi. Bisogna lavorare di più e meglio non dimenticando che le migliori biotecnologie sono transitate in Cina, India, Usa e non sono in Italia. L’azione pubblica dovrebbe mirare a creare per tutti i cittadini opportunità di vita, lavoro e impresa destabilizzando le trappole del non-sviluppo, evitando di continuare a mettere fondi e potere nelle mani di chi è responsabile dell’arretratezza.
A tutto ciò dovrà corrispondere una governance che dia un ruolo di maggiore responsabilità alle città stesse, con l’urgenza di rilanciare sviluppo e coesione
del Paese e che contribuisca alla ripresa della produttività in tutti i territori interni.
Dare slancio alle aree interne del paese oggi dette “area vasta” affetta da calo e invecchiamento demografico, promuovendo policentrismo, sicurezza degli abitanti e del territorio concorrerà allo sviluppo sia di crescita che di inclusione sociale.
Noi, della Rete indipendente la Fenice, stiamo lavorando ad un percorso di idee robuste ad uso del territorio pronti al confronto, al metodo partenariale aperto.
L’innovazione principale consiste nel fatto che, per aspirare a trasformare la realtà attraverso l’azione pubblica di una cittadinanza attiva, è necessario che i risultati cui si intende pervenire siano definiti in modo percepibile al fine di dare vita a una vera e propria valutazione pubblica aperta.  Chiediamo, da ora, agli eletti della nostra provincia una seria politica di sviluppo rivolta ai luoghi e non alla fantapolitica.
Basta con gli equilibrismi e le arretratezza, blocco alla produttività, che però permangono quali scelte consapevoli delle classi dirigenti, dettate dalla consapevolezza di ricavare benefici dalla immobilità. Meglio sarebbe competere ad un beneficio incerto in un contesto innovativo e in crescita dove i giovani sono competenti, l’accessibilità buona,  l’ambiente tutelato. E, allora, lavoriamo insieme per dare vita ad processo di co-progettazione collettiva dei territori -attorno a temi chiave- e non per continuare a gareggiare tra progetti di lobbyng o alleanze spurie controproducenti al progresso della nostra nazione.

lunedì 28 aprile 2014

MULTISERVIZI: CALA LA NEBBIA

Comitato di Lotta Frosinone

Nonostante le 24 persone presenti alla riunione oggi in Regione presso l’Assessorato al Lavoro sulla vicenda Frosinone Multiservizi, dove si riunivano finalmente i sindaci di Alatri e Frosinone e il Commissario della Provincia, spiccavano le assenze importanti come quelle dell’Assessore al Lavoro Regionale, i consiglieri regionali locali – la Bianchi sarebbe arrivata la termine della discussione-, Sviluppo Lazio e il liquidatore della Frosinone Multiservizi (invero non invitato).
L’incontro, fortemente voluto dai lavoratori che continuano a presidiare il comune di Frosinone da 22 giorni, deciso dopo l’ultima Assemblea dei Soci nella quale i liquidatori della società accettavano un nuovo rinvio ad un tavolo politico la vicenda spinosa degli alti debiti della Multiservizi, racchiudeva con sé tutto una serie di aspetti già trattati ma non risolti, - la newco e il suo piano industriale, gli esuberi, gli interventi regionali ecc. – ad alcuni nuovi come l’esposizione debitoria dei singoli enti e la deliberazione della Regione Lazio sulla quota parte di debito vincolandola al versamento contestuale degli altri soci.
Un tavolo articolato dunque attraverso il quale i lavoratori speravano che gli enti, in primis Frosinone, si presentassero con la bozza di piano industriale su cui fare un confronto. Purtroppo ancora una volta gli enti si sono presentati a mani vuote accampando scuse un po’ datate sulle motivazioni che impedivano tale redazione: il fatto che la Regione non assicura formalmente l’impegno quinquennale sulla viabilità da affidare all’ente Provincia. Il rappresentante della Regione Caligiuri rispondeva prontamente che ciò verrò definito formalmente quanto prima…
Un confronto aspro nasceva invece sulla vicenda dei debiti della società e delle soluzioni per addivenire ad una liquidazione effettiva della stessa. La Regione ribadiva la propria posizione chiarita con la delibera del 13 marzo nella quale si prevede il ripiano della propria parte debitoria a fronte di un contestuale intervento degli altri enti, chiarendo che la Regione non è intenzionata a far crescere ulteriormente il debito.
Alatri, a bocca del sindaco Morini, lamentandosi degli aspetti debitori troppo onerosi per gli enti, sottolineando la mancanza del liquidatore Lombardi con il quale ci si sarebbe potuti confrontare, ha comunque chiuso che la questione dei debiti si può unire alle vertenze dei lavoratori e fare un discorso complessivo nella direzione dei lavoratori e nel ridare loro un futuro lavorativo in una società pubblica.
Frosinone interveniva con Piacentini – il Sindaco sarebbe arrivato 1 ora dopo – opponendosi alla delibera regionale che non avrebbe un fondamento giuridico poiché non si possono porre condizioni agli altri enti; che il governo sta ulteriormente riducendo trasferimenti ponendo in difficoltà gli enti; che in bilancio il Comune non ha previsto alcuna quota per andare incontro ai debiti Multiservizi e quindi ci sono forti difficoltà per ripianare le perdite.
La Provincia attraverso la segretaria generale poneva, a suo parere, il mancato obbligo da parte degli enti di ripianare i debiti della Frosinone Multiservizi. - Patrizi arrivato ancor più tardi di Ottaviani difendeva l’operato in generale del Governo sul rigore, dimenticando evidentemente gli effetti sui lavoratori
La Regione constatato, il muro di indisponibilità nell’affrontare costruttivamente la questione del debito della società al cui interno c’è il TFR dei lavoratori, alzava i toni e cercava di affrontare la discussione da un altro versante quello che una parte consistente di debito è costituito dalle vertenze dei lavoratori i quali potrebbero essere disposti a rinunciarvi a fronte di una valida e riconosciuta proposta lavorativa.
La riunione terminava con una riconvocazione a breve invitando anche il Commissario liquidatore della Frosinone Multiservizi.
Tutto rimane in sospeso. I lavoratori attendevano un tavolo con un confronto più serrato ma la completa disorganizzazione della giornata dove alle assenze di attori importanti della Regione si sommavano ritardi cronici degli enti, ha prodotto un ennesimo rinvio.
I lavoratori ritengono invece che i pezzi del puzzle vi sono tutti, che la loro ricomposizione è possibile, economicamente vantaggiosa per gli enti e utile a ricostituire centinaia di posti di lavoro. Si registra una mancanza di volontà da parte di Frosinone, e questo tutti se l’aspettavano, ma anche un dilettantismo politico regionale che nonostante l’impegno profuso anche con cognizione di causa della segreteria dell’ass.to al lavoro non riesce a far pesare la propria importante parte sulle questioni in essere.

Jobs Act Ensemble of Multiservizi "IL CONCERTONE"

Luciano Granieri


    Ognuno nel corso della vita ha una o più date importanti da ricordare. La storia dei popoli è stata determinata da eventi inscritti nel calendario che scandisce i tempi della memoria. Il 27 aprile 2014, nella settimana compresa fra la liberazione e la festa del lavoro, per alcune donne e alcuni uomini di Frosinone è una data fondamentale. E’ un giorno del calendario molto particolare, per certi versi drammatico, ma per altri forse esaltante. Attorno al 27 di aprile del 2013, i lavoratori della ex Multiservizi, perdevano il loro posto di lavoro e il beneficio degli ammortizzatori sociali. Un esito infausto di un’agonia protrattasi per anni in cui le lavoratrici e i lavoratori, hanno profuso ogni sforzo nella lotta per mantenere la loro occupazione. Da quel fine aprile 2013 è trascorso un anno. 12 mesi in cui quelle donne e quegli uomini hanno continuato a lottare con ancora maggiore determinazione, riuscendo ad ottenere quantomeno attenzione e rispetto anche da alcune istituzioni, vedi la Regione Lazio, che stanno provando a rispondere a quella che è una esigenza primaria per una comunità IL LAVORO. Dunque alla mestizia di un anno senza occupazione, ma soprattutto senza reddito, si può associare l’orgoglio di un anno di lotta senza sosta e senza quartiere, la cui ultima tappa è il presidio permanente all’interno di una tenda piazzata davanti al Comune. Quel Comune il cui sindaco esattore, mette la voce:” lavoro pubblico per manutenzione della città” nelle passività di bilancio e dunque da rimuovere per far quadrare i conti. Anche se è stato più volte spiegato, avvalendosi addirittura del parere della Corte dei Conti, prima di accedere alla procedura di riequilibrio finanziario, che passività maggiore si sarebbe generata affidando a privati le attività svolte dai lavoratori che si è inteso licenziare. L’obiezione sorge spontanea, il sindaco è incapace o è fin troppo capace? Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza sempre che siano riusciti a sopravvivere e torniamo alla tenda. Qui domenica scorsa 27 aprile 2014 l’anno senza lavoro e senza reddito è stato celebrato con una festa, con l’esibizione del gruppo musicale spontaneo compostosi per l’occasione “I Jobs Act Ensemble of Multiservizi. E’ stato un evento di solidarietà con tutti gli ex lavoratori appiedati dalla smania di profitto finanziario che  ha cospicuamente coinvolto il nostro territorio. La richiesta di lavoro, che si alzava dalla musica di lotta, ma soprattutto ironica, suonata nella tenda, era reclamata forte e chiara non solo dai lavoratori della ex Multiservizi, ma anche dagli altri cittadini alle prese con licenziamenti, cassa integrazione e precarietà. Al coro gioioso,  ma duro, si è unito un pezzo di cittadinanza notevole considerate le avverse condizioni del tempo e il clima di indifferenza che disgraziatamente da sempre avvolge la nostra città. E’bene comunque abituarsi a ricevere solidarietà, perché l’esercito dei cittadini vittime dell’impoverimento generale sarà in costante aumento. Il sindaco esattore, ha previsto di risparmiare, per il 2014, 8 milioni sulle spese correnti. Un salasso per i cittadini , a fronte di un’addizionale Irpef aumentata nella misura massima consentita, di una Tares completamente a carico dei Frusinati. Nel frattempo “the first citizen”ha regalato altri pezzi di città ai soliti noti palazzinari. Nell’area dello stabilimento della Solac e finalmente nell’area del Matusa, sorgeranno altri bei palazzoni con annessi locali commerciali. Quanto agli oneri urbanistici, prevediamo con una certa scurezza che il 25% del residuo attivo andrà nel fondo svalutazione crediti del bilancio di una qualche futura e lontana amministrazione il cui sindaco è ancora ignoto,  probabilmente verrà da Marte. Impariamo quindi a cantare a suonare, a imbracciare una chitarra come un mitra sotto ad una tenda per opporci in tutti modi a questa devastante deriva. Che la lotta dei lavoratori della ex Multiservizi possa contribuire oltre che a risolvere il loro contenzioso, ad alimentare uno spirito di riscatto sociale e di opposizione vera all’attuale drammatica situazione. Coraggio: one, two, three IMPROVISATION.

IL PRIMO MAGGIO E' DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI CHE LOTTANO

Partito di Alternativa Comunista


La giornata del Primo Maggio è nata più di 120 anni fa, in ricordo dei "martiri di Chicago" che furono condannati a morte negli Stati Uniti per aver diretto una lotta contro lo sfruttamento capitalistico. Dal 1889 si decise di realizzare ogni anno, in occasione della ricorrenza, una giornata internazionale di lotta della classe lavoratrice. Da allora, i padroni hanno tentato, a più riprese, di cancellare il Primo Maggio: basta pensare alle ordinanze dei sindaci di centrodestra e centrosinistra che permettono l'apertura delle attività commerciali. O molto più subdolamente, le classi dominanti hanno voluto trasformare questa giornata, con la complicità della burocrazie sindacali, in un momento di celebrazione della collaborazione di classe e della concertazione, che tanti danni ha prodotto nella classe lavoratrice, svuotandola di ogni contenuto conflittuale e anticapitalista.
Il Partito di Alternativa Comunista, sezione italiana della Lega Internazionale dei Lavoratori-Quarta Internazionale, ripudia questa strumentalizzazione della giornata del Primo Maggio e invita a trasformare ogni manifestazione in autentica giornata di lotta!
Il Primo Maggio non può essere una giornata di conciliazione tra padroni e operai: il Primo Maggio è una giornata di lotta contro i padroni, è dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano contro lo sfruttamento del lavoro. Lavoratori e padroni, sfruttati e sfruttatori, hanno interessi contrapposti e per questo non ci può essere nessuna conciliazione. Tanto più quest'anno il Primo Maggio deve rappresentare una risposta operaia alla guerra sociale scatenata dai padroni contro i lavoratori. Una guerra che in Italia ha conosciuto già due grandi attacchi nel 2014: la firma dell'Accordo “vergogna” sulla rappresentanza sindacale, che di fatto elimina ogni forma di opposizione all'interno delle fabbriche e cancella la democrazia sindacale imbavagliando il sindacalismo conflittuale e di base (o presunto tale); il secondo grande attacco viene dal “nuovo” governo Renzi che con il suo Jobs act aumenta la precarietà lavorativa (vedere le norme sull'apprendistato) salvo coprire demagogicamente il tutto con la promessa degli 80 euro in busta paga.
Il Primo Maggio non è la giornata della "pace sociale", ma è una giornata rivoluzionaria. Per questo deve rappresentare l'occasione per esprimere una solidarietà militante verso tutti i processi rivoluzionari oggi in corso nel mondo, dalle rivoluzioni ancora aperte in Egitto e in Siria, passando per le gigantesche mobilitazioni che negli ultimi giorni hanno scosso le fabbriche in Cina, fino ai nuovi scenari di lotta di classe che si sono aperti in Brasile dopo le grandiose giornate di giugno dello scorso anno, che hanno visto milioni di persone occupare le strade e le piazze di centinaia di città e  che promettono di esprimersi con ancora più radicalità in occasione della Coppa del Mondo a giugno di quest'anno.
Il Primo Maggio non è una giornata di "festa": è la giornata della guerra di classe con cui i lavoratori devono respingere gli attacchi di un capitalismo sempre più in crisi. I lavoratori devono organizzarsi per rispondere a questi attacchi, devono utilizzare le principali armi che hanno a disposizione per respingere queste misure: lo sciopero generale e prolungato, l'autodifesa proletaria, l'unità di classe contro i padroni.

domenica 27 aprile 2014

25 aprile a Ceprano

Federazione Provinciale PdCI Frosinone


Comunicato della sezione ANPI Omero Ciai sui fatti del 25 aprile a Roma

Sezione ANPI Omero Ciai

Dopo i gravi atti squadristici di oggi (venerdì 25 aprile ndr), l'aggressione agli iscritti all'ANPI e ai partigiani, l'occupazione manu miltari del palco da parte di una "squadretta" di loschi figuri violenti, mi auguro che si riuniscano al più presto gli organismi dirigenti dell'ANPI di Roma (Gruppo dei vicepresidenti e Comitato Provinciale) per analizzare e stigmatizzare i fatti, procedere ad una severa e serrata autocritica, attrezzarsi perché tali provocazioni, in futuro, siano fermamente respinte.
Intanto, gli iscritti alla mia sezione che erano presenti in piazza chiedono che si emanino comunicati stampa e dichiarazioni di ferma condanna del comportamento di sedicenti aderenti ad un reparto dell'esercito inglese (tale era la Brigata Ebraica). Leggo su "Il Fatto Quotidiano" che la Brigata Ebraica sarebbe stata tra gli organizzatori della manifestazione di oggi. Trasecolo: e allora perché non la Quinta Armata US, i Granatieri di Sardegna o l'Armata Poplare di Liberazione Jugoslava, tutti reparti che hanno combattuto per liberare l'Italia? Che c'entrano quei figuri con la Brigata Ebraica? Che c'entra la Brigata Ebraica con i Partigiani? Il nostro Presidente ci richiama sempre a studiare meglio la storia: atteniamoci quindi a questi elementari punti di realtà.


Video di Paolo Alieno
A roma un gruppo di israeliani ha aggredito la delegazione palestinese che ogni anno partecipa al corteo del 25 aprile. Gli israeliani hanno ripetutamente provocato e aggredito i partecipanti palestinesi per non farli entrare nel corteo che stava per partire in direzione porta san paolo. Il gruppo ha bloccato per 2 ore i palestinesi, difesi dai partiti che storicamente difendono la causa palestinese: PdCI, PRC etc. Insulti, pugni, spintoni contro chiunque difendesse la delegazione palestinese. Il tutto nel giorno che ricorda la liberazione dal nazifascismo.