Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 21 ottobre 2014

Dizzy e la tromba piegata

Jazz Corner


Come avvenne che Dizzy  Gillespie si ritrovò la tromba storta.  Come accade per molte importanti scoperte la piegatura della tromba di Dizzy avvenne per caso. La storia ci racconta che durante un party organizzato per sua moglie Lorrianne allo Snookie’s di Mahattan  il 6 gennaio 1953,  Dizzy lasciò il suo strumento sul supporto tromba per rilasciare una breve intervista. Il duo di danzatori  Stump and Stumpy iniziò a scherzare sul palco. Stump , spinse Stumpy che cadde sulla tromba di Dizzy  piegando la campana verso l’alto. Fu una scena piuttosto drammatica, per cui il sassofonista Ilinois Jaquet lasciò il club prima del ritorno di Dizzy. Non voleva trovarsi nei paraggi  quando il jazzista avrebbe  visto la sua tromba deforme e avrebbe  provato a soffiarci dentro. Ma Gillespie si mantenne calmo.
Era il  compleanno di mia moglie e non avrei voluto essere un peso” Scrisse nella sua biografia  To be or not to Bob.  Appoggia la tromba alle labbra e iniziai a suonare. Suonai e mi piacque il suono. Avrebbe potuto suonare piano, molto piano non in modo  squillante”.
Il giorno successivo raddrizzò la tromba, ma non riuscì  a togliersi dalla testa il suono della notte precedente. “Mi rimase impresso  il modo come il suono usciva  , veloce, più veloce all’orecchio, al mio orecchio” Ricordò Gillespie . Una torsione di 45 gradi della campana gli fece udire il suono di prima. Chiese alla moglie di disegnare la tromba piegata e mandare il disegno alla Martin  Co. chiedendo loro di fabbricargliene una. I funzionari della fabbrica giudicarono l’idea folle, “ma realizzarono ugualmente  la tromba e da allora ho suonato sempre con uno strumento come quello. Con il mio strumento quando batti una nota Bam! Si sente proprio. E’ solo una frazione di secondo, ma una frazione di secondo significa molto”.

Gillespie non potè brevettare la sua tromba dalla campana storta, perché un Francese di nome Dupont inventò nel 1860 un corno con la campana leggermente rialzata. La tromba in mostra al museo della arti  Smithsonian è stata fatta su misura per Gillespie da Re.Co. nel 1972. L’ha suonata per più di 10 anni, fino a quando non ricevette in regalo per il suo 65esimo compleanno una nuova tromba Schilke dal suo caro amico e pupillo, il brillante trombettista John Faddis.

traduzione di Luciano Granieri




Trumpet - Dizzy Gillespie
Saxaphone/Flute - 
James Moody
Bass - Christopher White
Piano - 
Kenny Barron
Drums - 
Rudy Collins


Lasciateci lavorare!

Luciano Granieri


Come al solito, e soprattutto nei momenti di crisi, non mancano le manifestazioni dei soliti deficienti razzisti e fascisti. Il fatto che alcuni soggetti abbiano sentito il bisogno di mettere insieme  i propri scarti  neuro cerebrali per esibire la loro pochezza in piazza, è indice di come la crisi sia veramente grave. Non se ne può più di questi residuati bellici pronti a rinfocolare  la trita e ritrita guerra, che una volta era fra poveri, mentre oggi è fra disperati. Se il jobs act disarticola ulteriormente le dinamiche del lavoro, affama i lavoratori, aumenta precarietà e disoccupazione , se  la legge finanziaria , dietro l’elemosina degli 80 euro, del bonus prole di mussoliniana memoria, nasconde la distruzione della sanità pubblica, l’alienazione ai privati di tutti gli altri servizi di pubblica utilità e di conseguenza immiserisce  i cittadini, se il decreto sblocca Italia liberalizza la distruzione dei fondali marini, permettendo trivellazioni a destra e a manca, oltre che autorizzare l’invasione sui territorio di impianti di incenerimento dei rifiuti, non è colpa degli extra comunitari! Se ancora non fosse chiaro, le responsabilità sono di un potentato fatto di lobby e speculatori alle cui dipendenze agiscono i politici e a cui  la guerra fra poveri, alimentata da questi sciagurati   razzisti male in arnese, è utilissima per incanalare la rabbia sociale verso altri obbiettivi.  Un appello alla Lega e a Casapound e potenzialmente ai Grillini: per favore, toglietevi dalle palle. La situazione è talmente grave che le piazze servono ad altri. Servono a chi realmente  vuole battersi contro il vero nemico. Andate a fare le vostre marcette da un’altra parte, in riva al Po’ o vicino la tomba di Mussolini, senza sporcare possibilmente.

lunedì 20 ottobre 2014

La società Multiservizi Frosinone si imbatte nel tribunale fallimentare

Comitato di Lotta Frosinone

Il 21 ottobre ’14 inizia un nuovo capitolo della saga della Frosinone Multiservizi. Il tribunale fallimentare di Frosinone dovrà pronunciarsi sulla fallibilità o meno della stessa società.
Una vicenda che approda in tribunale dopo che il 3 agosto 2011 la società fu messa in liquidazione volontaria.
Una storia strana e pasticciata che secondo gli intendimenti degli artefici di questa scelta, gli enti locali, dovrebbe risolvere con un colpo di spugna un decennio di nefandezze e che oggi stanno pagando solo i lavoratori. Ricorrere alla “giustizia” quindi non per farne prevalere il senso proprio ma per affossare definitivamente le gravissime responsabilità gestionali nell’amministrazione della cosa pubblica.
Lo stratagemma è far credere che la società sia in diritto di natura commerciale, invece come tutti sanno la Frosinone Multiservizi copriva le attività dell’ente senza alcuna differenza con i lavoratori dipendenti: svolgeva attività mansionate da A e B. I lavoratori nel decennio antecedente, la stabilizzazione come LSU, erano considerati veri e propri dipendenti dell’ente locale. La nascita della società Frosinone Multiservizi, dopo che l’ente rinunciava alla stabilizzazione in pianta organica,  serviva a dare una formalizzazione contrattuale e un definito ruolo lavorativo di dipendenti. Rimaneva di fatto lo stretto controllo dell’ente locale, senza spesso alcuna differenziazione nello svolgimento dei servizi effettuati, in piena flessibilità orizzontale organizzativa.
Quindi quando l’ente societario in questione, pur essendo istituito sotto forma di impresa di diritto privato, è qualificabile come organismo di diritto pubblico, cioè quando svolge un’attività diretta a soddisfare un interesse generale e tale attività viene finanziata in tutto o in parte da un organismo pubblico il fallimento potrebbe non essere consentito.
Se si analizzano le problematiche economiche che hanno portato a questa conclusione, ci si imbatte in ragioni che oggi appaiono fragili, ma con le quali si è disintegrata una esperienza pubblica e bruciati più di 300 posti di lavoro.
Sono state respinte tante di quelle strade per evitare il fallimento e per salvare i lavoratori che la scelta, testarda, della via fallimentare non può che destare grosse perplessità.
Il debito della società nel 2012 non era così grave: era dovuto solo a mancati pagamenti con l’erario a causa dei ritardi delle fatture degli enti locali. Gli enti locali da par loro non pagavano il giusto prezzo dei servizi, indebitando volontariamente la società! L’allora AD aveva in ogni modo sviluppato un piano di recupero della società, seguendo le linee indicate dalla Corte dei Conti che suggeriva una ricapitalizzazione.
Solo successivamente, a seguito delle sciagurate vicende della interruzione dei servizi della provincia e della gestione dei lavoratori in mobilità e in CIG il debito salirà vertiginosamente.  Vicende tuttavia legate a contenziosi con i lavoratori, con i quali, come suggerito dalle parti sociali, si sarebbe potuto andare a transazione anche offendo un posto di lavoro stabile e ripianare come minimo il 60% del debito.
Anche a questo si pensò di porre rimedio quando i comuni di Alatri e Frosinone, a seguito delle delibere 50 del 28/12/11 e 78 del 29/12/11, danno vita ad una nuova società Servizi Strumentali srl che dal 1° maggio 2012 avrebbe ereditato i servizi di questi due enti dalla Frosinone Multiservizi. La giunta attuale di Frosinone però non diede modo di continuare quella strada preferendo lo spacchettamento dei servizi in cooperative, accompagnando la società verso il fallimento.
Anche la Regione, socio di maggioranza relativa, con delibera di giunta122 del 13/3/14, ha indicato la via del ripianamento come quella principale offrendo la propria parte (49%): gli altri tre enti locali, Frosinone, Alatri e la Provincia, hanno risposto picche preferendo la strada del fallimento.

I lavoratori faranno di tutto per evitare il fallimento della società. Tante strade si possono percorrere per evitare che la fiscalità generale copra una parte dei debiti mentre l’altra, quella relativa ai contenziosi dei lavoratori finisca senza soddisfazione.  Gli enti, gli amministratori da loro nominati, devono rispondere di una gestione volutamente leggera, indifferente agli effetti causati dalle scelte, sorda alle rimostranze delle parti sociali, ma sempre viva e attenta ai tornaconti personali e politici.
Si allega uno schema esemplificativo dei danni svolti ai lavoratori, alla azienda stessa e oggi pronti a farli accollare alla collettività.
Frosinone 20 ottobre

“BLOCCA LO SBLOCCA-ITALIA”, DIFENDI LA TUA TERRA!

Acqua bene comune



Il “sistema MOSE” diviene la regole per le aree urbane.
Ancora cemento sul suolo: incentivi e commissari per nuove attività edificatorie.
Il comparto idrocarburi diviene strategico, non quello turistico ed eno-gastronomico.
Inceneritori per i rifiuti invece del riutilizzo e riciclaggio.
 Privatizzazione dell'acqua contro il voto di 26 milioni di italiani.

QUESTO E' IL DECRETO “SBLOCCA ITALIA – ITALIA FOSSILE”:
UN PREMIO ALL'ECONOMIA FALLIMENTARE DEL PASSATO, UN ATTACCO ALL'ECONOMIA DIFFUSA


Un'aggressione all’ambiente senza precedenti: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio.

Passiamo in rassegna i principali contenuti del Decreto, tralasciando norme che possono apparire minori ma che egualmente costituiscono un attacco ai beni comuni e all'ambiente.

COMMISSARI STRAORDINARI A GO' GO' E MODELLO “MOSE” PER TUTTI
Gli scandali della Protezione Civile e il malaffare che ha accompagnato ogni commissariamento, dai rifiuti campani al G8, paiono improvvisamente dimenticati. Nel testo del Decreto le parole “commissario/i” vengono ripetute 28 volte, quasi una volta per articolo!
Il caso limite è quello dell'Art.33, con il Modello “Mose” fatto sistema, esteso potenzialmente ad ogni città del paese. La cavia, per ora, è Bagnoli. Qualsiasi area urbana potrà essere definita dal Consiglio dei Ministri “di interesse nazionale”. A quel punto scatta un commissariamento automatico che toglie qualsiasi potere alle autonomie locali, potendo riscrivere qualsiasi regola per quel territorio, dalle destinazioni d'uso a nuove capacità edificatorie, passando per le norme sulle bonifiche (con la chicca che il Commissario potrà derogare ad una norma – l'Art.252bis del D.lgs.152/2006 sulle bonifiche - introdotta soli sei mesi fa con il Decreto Destinazione Italia!).
Una volta stabilito il nuovo piano di interventi, il Consiglio dei Ministri sceglie un “soggetto attuatore unico” che provvederà a tutto, dall'uso dei fondi pubblici per eventuali bonifiche alle nuove costruzioni. Un vero e proprio “imbuto” dove in poche mani passeranno tutti gli interessi in gioco senza alcun bilanciamento di poteri. Non ricorda tanto lo schema magistrato delle Acque – Consorzio Venezia Nuova?

CEMENTIFICAZIONE CONTINUA, GRANDI OPERE E REGALI AI COSTRUTTORI
Si parla tanto di consumo del suolo ad ogni alluvione e puntualmente i governi promettono milioni di euro per pagare i danni. Un buon padre di famiglia penserebbe a rimuovere o mitigare le cause dei problemi. Il decreto invece peggiora ulteriormente la situazione con il solito "spruzzo" di cemento sull'ex Belpaese. Per credere basta leggere due dei tanti passaggi pro-cemento del Decreto. Nell'Art.33 intitolato in maniera beffarda "Bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale" si può leggere "La proposta di programma e il documento di indirizzo strategico dovranno altresì contenere la previsione urbanistico-edilizia degli interventi di demolizione e ricostruzione e di nuova edificazione e mutamento di destinazione d'uso dei beni immobili, comprensivi di eventuali premialità edificatorie,...".
Ai costruttori arriva anche la “solidarietà” del Governo con enormi sgravi fiscali – che sono soldi tolti all'erario e, quindi, ai cittadini -  per opere inutili come la Orte-Mestre, un mostro inutile da 10 miliardi di euro. L'elenco delle opere finanziate direttamente dallo Stato con altri 4 miliardi è costituito in larga parte da strade. Ma non bisognava disincentivare il trasporto su gomma? E i pendolari? E la mobilità nelle aree urbane? Questo denaro viene di fatto sottratto non solo ad opere utili alla vita dei cittadini ma addirittura al diritto allo studio, visto che con l'Art.42 si tolgono fondi alle borse di studio per i meritevoli. L'uso sostenibile del territorio passa anche attraverso la preparazione e la conoscenza ed è incredibile che i giovani non possano contribuire a risolvere con le loro idee i tanti problemi che ci lascia un modello economico fallimentare.

PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA: SI FA SCEMPIO DEL REFERENDUM E DEI VOTI DI 26 MILIONI DI CITTADINI
Il decreto costruisce un piano complessivo di aggressione ai beni comuni. In particolare sul servizio idrico integrato, contiene delle norme che, modificando profondamente la disciplina riguardante la sua gestione, mirano di fatto a rilanciare i processi di privatizzazione in pieno contrasto con l'esito del referendum di 3 anni fa. Infatti, l'articolo 7 modifica quella parte del Testo Unico Ambientale (D. lgs 152/2006) che riguarda la gestione del servizio idrico integrato. Tre appaiono le modifche più pericolose:
-modifica del principio cardine su cui si basava la disciplina, ovvero passaggio da "unitarietà della gestione" a "unicità della gestione";
-imposizione progressiva del gestore unico per ogni ambito territoriale che sarà scelto tra chi già gestisce il servizio per almeno il 25 % della popolazione che insiste su quel territorio, ovvero le grandi aziende e/o multiutilities;
-imposizione al gestore che subentra di corrispondere al gestore uscente un valore di rimborso definito secondo i criteri stabiliti dall’AEEGSI, ciò rischia di rendere più onerosi e quindi difficoltosi i processi di ripubblicizzazione (ad es. caso di Reggio Emilia).
Anche questo provvedimento, quindi, appare ispirarsi agli stessi principi della "spending review", ovvero individuare dei poli aggregativi nelle grandi aziende e multiutilities. Ciò si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.

DERIVA PETROLIFERA, PROFITTI PER POCHI, CAMBIAMENTI CLIMATICI PER TUTTI
Il Governo Renzi vuole applicare la Strategia Energetica Nazionale approvata in perfetta solitudine dal Governo Monti trasformando 5 regioni (Emilia Romagna, Lombardia; Abruzzo; Basilicata e Sicilia) in veri e propri distretti minerari per gli idrocarburi, quasi ci trovassimo di fronte ad aree desertiche! Si aggiungono poi progetti in altri territori, dalla Sardegna all'Irpinia, passando per Molise e Puglia. Inoltre vuole rilanciare le trivellazioni in ampi tratti di mare, in special modo Adriatico, Ionio e canale di Sicilia interessati da decine di istanze di ricerca e richieste per trivellazioni. Infine vuole trasformare l'Italia in “hub del gas”, assoggettando larghe aree del paese a vere e proprie “servitù di passaggio” a favore delle multinazionali per far passare gas verso altri paesi. Quindi non si tratta di soddisfare il fabbisogno interno che è già largamente garantito (basti pensare all'incredibile caso del rigassificatore di Livorno, che viene finanziato con la bolletta nonostante sia fermo!).
Lo fa con gli Artt.36,37 e 38 del decreto, che classifica tutto il comparto idrocarburi, dai pozzi ai gasdotti passando per gli stoccaggi, come strategico di interesse nazionale.  
E' l'idea di paese che abbiamo ad essere diversa da quella del Governo. Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento. Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia, abbandonato addirittura dalla Fondazione Rockefeller. Eppure l’industria petrolifera, come dimostra il caso della Basilicata, non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito  solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.

I RIFIUTI IN FIAMME TOLTI AL RICICLAGGIO E AL RIUTILIZZO  
L'Art.35 affida alle ciminiere degli inceneritori la gestione dei rifiuti, impianti che diventano anch'essi di interesse strategico nazionale.
In Italia esistono già 55 inceneritori che guarda caso, proprio grazie alla differenziata e al riciclo, hanno difficoltà a reperire “materia” da bruciare.
L'Europa sta uscendo dall'incenerimento e basta leggere l'ordine di priorità fissato testualmente dall'Art.4 dalla principale Direttiva europea sui rifiuti 98/2008/CE: “1)prevenzione (nella produzione di rifiuti, ndr); 2)preparazione per il riutilizzo; 3)riciclaggio; 4)recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; 5)smaltimento.”. Gli inceneritori per l'Europa sono il vecchio, appena prima delle discariche. E' come se il Governo invece di farci giocare il campionato per il primo posto volesse puntare sul quarto, su cinque giocatori!
L’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% (da Trento l'80% il mese scorso a Saracena in Calabria con il 70%) di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente che devono andare a loro volta in discarica. Trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.

Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo. Non è un caso che nelle regioni scendano in piazza contro la deriva petrolifera le associazioni dei commercianti e quelle degli agricoltori che vedono messe in pericolo le proprie attività economiche.     

Finora all'appello hanno aderito 180 realtà territoriali. Sono associazioni, movimenti, comitati e comuni, come quelli dell'Associazione Comuni virtuosi, che negli anni con un lavoro e un confronto continuo dal basso assieme a tanti altri cittadini hanno contribuito a svelare scandali, prevenire disastri, proporre soluzioni e cercare di salvare quello che è rimasto del Belpaese, divorato dagli interessi di chi viene premiato da questo Decreto. Ogni comitato può raccontare con orgoglio tante storie ed è impegnato in lotte che alla fine si rivelano lungimiranti. Un esempio concreto di democrazia diretta e partecipata, l'esatto opposto delle imposizioni dall'alto di un Governo che si trova a dover trasformare le sue “soluzioni” fatte di trivelle ed inceneritori in attività d'interesse strategico nazionale perché evidentemente non sa o non vuole spiegarne l'utilità ai cittadini a cui deve imporre le scelte. Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.

Per informazioni, per i riferimenti delle singole realtà aderenti e per l'ufficio stampa contattare:

348.6861204 - 334.2270795 - 333.6876990 - 368.3188739









STATO DELLA DISCUSSIONE DEL DECRETO
Ieri il testo è stato votato in Commissione Ambiente e da domani è alla discussione in aula alla Camera. Poi vi sarà il passaggio in Senato; in caso di ulteriori modifiche, dovrà tornare alla Camera per la definitiva approvazione.
La Commissione Ambiente ha apportato alcune modifiche al Decreto, che riteniamo del tutto insufficienti rispetto alla gravità dei contenuti. E', comunque, un primo segnale della difficoltà dei parlamentari a sostenere scelte così devastanti per l'ambiente davanti alle prime contestazioni provenienti dai territori, come è parso evidente alla nostra delegazione che è stata audita in Commissione.

L'APPELLO
Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento,  Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco Nazionale.
Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento. Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito  solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva. Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.
Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.  Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio. Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità. Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo. Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.


Adesioni giunte ad oggi:

Coordinamento nazionale NO TRIV, Forum Italiano Movimenti per l'Acqua, Coordinamento Nazionale Siti Contaminati, Abruzzo Social Forum, Forum Abruzzese Movimenti per l'Acqua, Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Associazione A SUD, Stop Biocidio Lazio, Taranto Respira, Peacelink, WWF Taranto, NO Carbone Brindisi, Confederazione COBAS, Ambiente e Salute nel Piceno, Comitato Stoccaggio Gas S. Martino (CH), Comitati Cittadini per l'Ambiente di Sulmona, Associazione Nuovo Senso Civico, Comitato No TAP, Coordinamento nazionale No Triv-sez Basilicata, Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata, Coordinamento dei Comitati contro le autostrade Cremona-Mantova e Tirreno-Brennero, Onda rosa, comitatino di mamme e donne del centro olio (ENI) di Viggiano, No Triv Sannio, Altragricoltura, Comitato per la Difesa delle Terre Joniche, Rete Forum Ambientale dell'Appennino, Comitato No Powercrop Avezzano (AQ), Circolo culturale "Ambientescienze" – Cremona, Comitato No al Petrolio nel Vallo di Diano (SA), Comitato "No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili", Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni (Tortoreto, TE), Comitato Opzione Zero - Riviera del Brenta, Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico di Brescia, Forum Ambientalista di Grosseto, Associazione Made in Taranto, Ola (Organizzazione lucana ambientalista), Rete dei comitati in Difesa del Territorio, Medicina Democratica Onlus, Associazione AmbienteVenezia, Cambiamo Abbiategrasso, Circolo culturale "AmbienteScienze" di Cremona, Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera, Comitato sardo Gettiamo le Basi, Radio AUT per l'antimafia sociale, Comitato NOil Puglia, Rete della Conoscenza, Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, Comitato SpeziaViaDalCarbone (La Spezia), WWF Potenza e Aree Interne, MEDITERRANEO NO TRIV, Comitato Verità per Taranto, Comitato 12 giugno Familiari delle vittime del lavoro di Taranto, Associazione ambientalista “Clan-Destino O.N.L.U.S.”, Ass. Ravenna virtuosa, A.N.P.I. Sezione di Nova Milanese (Monza e Brianza), Assotziu Consumadoris Sardigna – Onlus. Comitato NO TUNNEL TAV Firenze, Ecoistituto del Veneto "Alex Langer", AmicoAlbero – Venezia, Movimento dei Consumatori, Collettivo Nonviolento Uomo Ambiente della BASSA - RE- Guastalla, L.O.C. - Lega Obiettori di Coscienza alle spese militari e nucleari, Milano, Coordinamento Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua, Brindisi Bene Comune, ATTAC Italia, Associazione ZeroWasteLazio, Associazione Alternativa@Mente, Rete Campana della Civiltà del Sole e della Biodiversità, Coordinamento regionale dei comitati NoMuos, Osservatorio sulla Repressione, Fondazione Lorenzo Milani, Associazione RAP Molise, Coordinamento No Triv - Terra di Bari, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Mountain Wilderness Abruzzo, Associazione TILT!, Coordinamento Salviamo il Paesaggio Roma e Provincia, Legambiente Italia, Comitato FuoriPista, Associazione Bianchi Bandinelli, Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori, Rete civica italiana, Consiglio Metropolitano Partecipato, Era Onlus - Associazione Radicale Esperanto, Laboratorio sociale "La città di sotto" – Biella, Associazione Rita Atria, L'Albero Vagabondo, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Fronte Sannita per la Difesa della Montagna, Forum Paesaggio Marche, perUnaltracittà-laboratorio politico Firenze, Associazione Oltre La Crescita, Comitato San Giorgio a Cremano, Coordinamento lavoratori autoconvocati - contro la crisi, Comitato La Difesa di Civitaluparella (CH), Fondazione Capta onlus, CIUFER (Comitato Italiano Utenti delle Ferrovie Regionali), Ass InFormazione InMovimento Legnano, Salviamo il Paesaggio Legnano Villa Cortese San Giorgio su Legnano e Canegrate, Movimento Legge Rifiuti Zero Legnano Altomilanese, Acqua Bene Comune per Legnano Altomilanese, Attac Legnano, Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS, Quorum Zero Piu Democrazia per Legnano AltomilaneseConsulta per l'Ambiente di Ferentino, Associazione di Bed and Breakfast "Parco Maiella Costa Trabocchi" – Abruzzo, Action, CSOA La Strada, Federazione nazionale Pro Natura, WWF Forlì, Comitato Difensori della Toscana, Associazione”un Ponte per”, Movimento nazionale "Legge Rifiuti Zero", Greenpeace Italia, Assise di Bagnoli, Associazione Vivai ProNatura, Associazione Ecomuseo Borgo La Selva (Casole d'Elsa, Siena), Legambiente Circolo Le Cesane di Urbino, Sinistra per Urbino, Pro Natura Abruzzo, Comunità Emmaus Ferrara, Pro Natura Torino, Comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani, Comitato InBosa, Comitato WWF Montello-Piave, Comitato acquabenecomune Planargia Montiferro, Associazione "La Casa del Nespolo”, Coordinamento Comitati Fuochi, Comitato NoTriv Val di Noto, Animalisti Italiani, Associazione LEM Italia, Coord. Agro Romano Bene Comune, Terra Nuova, mensile di ecologia, Centro Donna di Grosseto, ATTAC Grosseto, Associazione "Comitato SOS275", ISDE Campania, Comitato cittadini liberi della Valle Galeria di Roma – Malagrotta, Comitato di quartiere Roma (ex) XVI Pisana Estensi, Coordinamento Comitati Sardi, WWF Villorba (TV) Confederazione Sindacale Sarda-CSS, Associazione Posidonia Porto Venere  (La Spezia), Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Pesaro-Urbino, Coordinamento provinciale Acqua Bene Comune ATO 1 Marche nord,  Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio ONLUS, Associazione Comitato quartiere Villanova di Falconara Marittima (AN), ONDAVERDE ONLUS - Movimento ecologista di Falconara Marittima (AN), Rete Nazionale NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante, Rete STOP BIOCIDIO Campania, Comitato Difesa Ambiente e Territorio di Spinea, Coordinamento Associazioni Area Grecanica - No Carbone,  ISDE Medici per l'Ambiente Sezione di Napoli, Habitat World, Biennale habitat, Comitato contro l'autostrada Orte-Mestre, TR e provincia, Comitato Ferrara Città Sostenibile, Fondo anti diossina Taranto ONLUS, Associazione Musicale "La Chitarra di Massimo", Gruppo spontaneo No Triv Salute e Ambiente – Cento", Presidente Equorete, network dell'Ecologia Social, Associazione Fare Verde Onlus; Comitato Acqua Bene Comune di Sala Consilina (Sa), Cagliari Social Forum, Comitato Ambiente Salute e Territorio (CAST Abruzzo), Associazione di quartiere Casalottilibera APS, comitato cittadino "Villablocc - per la Tutela della Salute e della Vita" – Chieti, Movimento Rifiuti Zero Sardegna, Comitato No Trivellazioni nella Valle del Belìce, Libera Campania, Campagna ACT, Lipu - BirdLife Italia, Rete Nazionale Stop Orte-Mestre, Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, CRZ Passoscuro R-esiste, AltroModo Flegreo, Laboratorio per la cittadinanza attiva Pozzuoli NA, CortoCircuitoFlegreo, Comitato Territoriale Ambiente Lazio, Rete Nazionale Stop Orte-Mestre, Istituto Ecoambientale Roma, Comitato LIP Valle del Sacco, ARCI Roma, Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, Campagna Nazionale per la difesa del latte materno dai contaminanti ambientali, Associazione Intercomunale Lucania, Movimento Rifiuti Zero Sardegna, Comitato Zero Waste Teramo; Costituente dei Beni Comuni di Cuneo; Coordinamento “Comitatinrete.it”; Gruppo archeologico Garganico "S. 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domenica 19 ottobre 2014

Democrazia ed educazione nel ventunesimo secolo e oltre

Noam Chomsky  fonte:http://znetitaly.altervista.org/


L’insegnante di storia Dan Falcone e l’insegnante di inglese Saul Isaacson hanno parlato con Noam Chomsky nel suo ufficio di Cambridge il 16 settembre 2014 sull’educazione e l’indottrinamento, gli anni ’60, il memorandum di Powell, la democrazia, la creazione dell’ISIS, i media e il modo in cui il “capitalismo” realmente funziona negli Stati Uniti.

Dan Falcone: Siamo a Cambridge, in Massachusetts, con il professor Noam Chomsky. Sono Dan Falcone insieme a Saul Isaacson, e in realtà questa è la terza volta che le faccio visita. Volevo quindi ringraziarla di questo. E dato che sono un insegnante, volevo iniziare continuando a trattare il tema della Democrazia e dell’educazione.
Ho notato che gli studenti fanno osservazioni molto profonde ed edificanti in mezzo a tutto questo caos. Per esempio, hanno notato che l’appoggio a Israele in certi circoli tradizionali è venuto meno e che il modo in cui la polizia ha trattato di recente i giovani di colore in aree dove si va intensificando la violenza, è un motivo di preoccupazione. Questo per me è un esempio delle ragioni di essere fiduciosi. Questo tipo di modo di pensare si può far risalire al lavoro fatto negli anni ’60 o secondo lei questa è un’eccessiva semplificazione?
Noam Chomsky: Penso che l’attivismo degli anni ’60 avesse un preciso effetto civilizzante sull’intera società in tutti i tipi di modi. Quindi un sacco di cose che oramai si danno per scontate erano delle eresie negli anni’60. Fino a non molti anni fa abbiamo avuto delle leggi contro la sodomia.
Quando la gente ha denunciato l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad per aver rifiutato e messo fuori l’omosessualità, si dovrebbe ricordare che fino a poco tempo fa la stessa cosa si poteva dire degli Stati Uniti. Non si sentiva parlare di diritti delle donne. I sostenitori dei diritti civili venivano  trattati in maniera orribile, non soltanto negli stati del Sud. Era orribile là, ma piuttosto brutto qui. Gli argomenti riguardanti l’ambiente non esistevano. L’opposizione all’aggressione era praticamente nulla, anzi così scarsa, che fino a oggi perfino gli eruditi citano il 1965 come anno di inizio della guerra del Vietnam.
Nel 1965 il Vietnam del Sud era già stato praticamente distrutto. Almeno 200.000 soldati statunitensi stavano devastando tutto e avevano cominciavano ad attaccare il nord. Non si poteva, letteralmente, parlare di questo a Boston che è una città liberale. La prima volta che abbiamo tentato di fare una dimostrazione pubblica contro la guerra ai Boston Common, che è il posto dove hanno luogo tutti gli eventi, è stata interrotta, non si poteva fare. Avrei dovuto essere l’oratore. Nessuno riusciva a sentire gli altoparlanti. Il Boston Globe, il giornale più liberale del paese, il giorno dopo (potete andare a cercarlo su internet), era pieno di condanne riguardo a queste persone che stavano osando di mettere in dubbio la legittimità di bombardare il Vietnam del Nord. Ed eravamo in guerra da 5 anni. Non c’è più nulla di simile.
La Guerra in Iraq, per esempio, è la prima guerra della storia contro la quale ci sono state enormi manifestazioni prima che venisse iniziata, non cominciando 5 anni dopo e senza interromperle. Mettendovi fine. Tutti questi sono cambiamenti e le persone che scrivono oggi sui giornali li hanno sperimentati personalmente. Ne sono stati tutti influenzati, e quindi penso che le sue percezioni e quelle dei suoi studenti siano corrette. E’ piuttosto interessante e di brutto che la cultura intellettuale chiamasse gli anni ’60 “tempo di guai”, un periodo pericoloso in cui sono stati fatti tanti danni alla società. E il motivo è che eravamo civilizzati e questo è pericoloso. Questo ha aumentato l’impegno per la democrazia, ai diritti, ecc. e ha fatto diventare le persone molto meno ubbidienti.
In realtà c’è un’esposizione classica di questo che forse abbiamo discusso, quindi fermatemi, ma è lo studio di The Crisis of Democracy [La crisi della democrazia], un libro molto importante che è stato pubblicato. E’ la prima pubblicazione della Commissione Trilaterale, che era un gruppo di internazionalisti liberali. Per esempio, l’Amministrazione Carter era stata presa dai loro ranghi. Fondamentalmente provengono da lì, una specie di estremità liberale dello spettro convenzionale.
La crisi della democrazia è stato pubblicato nel 1975, ed era una discussione dell’effetto distruttivo degli anni ’60. L’effetto era che chiedeva troppa democrazia. Dovete leggerlo per crederlo. Il quadro era che prima la gente era per lo più passiva e ubbidiente, che faceva quello che gli veniva detto e che la democrazia funzionava bene.
Negli anni ’60, però, varie parti della popolazione sono state stimolate e hanno iniziato a entrare nell’arena pubblica per chiedere i diritti delle donne, degli studenti, dei giovani, degli anziani, degli agricoltori e degli operai. Quelli che si chiamano “interessi speciali” – intendendo tutta la popolazione – hanno iniziato a premere per entrare nell’arena pubblica. E hanno detto che questa mette troppa pressione allo stato e perciò dobbiamo avere moderazione nella democrazia e loro dovrebbero indietreggiare e ed essere tranquilli e obbedienti.
E’ interessante che ci sia un gruppo che non hanno mai discusso come interesse speciale, cioè il potere delle grosse aziende, il che è comprensibile. Questo è l’interesse nazionale, quindi non ne parliamo. Ma, naturalmente hanno un immenso controllo sulla linea politica e in particolare hanno scelto le università. Le scuole, le chiese, le università le descrivono come istituzioni responsabili dell' ”indottrinamento dei giovani” – è proprio l’espressione che usa, indottrinamento dei giovani. E hanno detto che non ci stanno riuscendo. Lo si può constatare perché tutti questi giovani sono in strada manifestando contro la guerra, chiedendo i diritti per le donne, ecc.
Quindi i giovani non vengono indottrinati in modo adeguato e quindi hanno chiesto di fare un altro sforzo; hanno detto che lo stato dovrebbe intervenire per essere sicuri che l’indottrinamento proceda in maniera adeguata. Cioè, ci sono state delle persone del settore dei media che dicevano: “La guerra costa troppo. Forse non dovremmo continuare a farla”, e così via. E hanno anche detto: “è troppo.” Non si possono avere dei media che abbiano questo atteggiamento di opposizione al potere e che lo critichino. Quindi forse lo stato dovrebbe intervenire con qualche forma di censura e di controllo sui media.
Questa è l’estremità liberale dello spettro. Se si vuole vedere l’altro estremo, una cosa importante a cui guardare che è venuta fuori nello stesso periodo, è il Memorandum di Powell. Lo potete trovare su INERNET. E’ il giudice Powell. E’ stato scelto da Nixon per entrare a fare parte della Corte Suprema. E’ stato consigliere nell’amministrazione Nixon, molto di destra, e essenzialmente esprime le stesse opinioni, ma in una forma meno gentile. E si deve leggerlo per crederci. Il Memorandum ha avuto una grande influenza. Era una lettera scritta alla Camera di Commercio, un gruppo commerciale, ma è venuta fuori molto rapidamente anche se doveva essere segreta.
Quello che, essenzialmente, dice Powell – e la sua retorica è rivelatrice – quasi una citazione – “I marxisti si sono impossessati praticamente di ogni cosa. Gestiscono le università. Gestiscono i media. Ci sono enormi attacchi al mondo degli affari. Le attività commerciali vengono perseguitate. Nessuno difende gli affari. Siamo la minoranza perseguitata e il mondo è perduto.” Questa è una descrizione molto interessante dell’atteggiamento delle persone che possiedono tutto. Se si possedesse tutto e un pezzettino finisse fuori controllo, il mondo scomparirebbe. È’ lo stesso caso di un bambino non comune che ha un milione di giocattoli, e che, se uno gli viene rubato, ne morirà.
Questo è l’atteggiamento tipico delle persone che fondamentalmente possiedono il mondo. E poi Powell continua, chiedendosi in che modo si può trattare questa situazione. Dice: “guardate le università che sono finanziate dagli affaristi. Coloro che le amministrano vengono dal mondo degli affari. Invece che permettere che il controllo delle le università venga preso dai marxisti guidati da Herbert Marcuse – è una tale illusione di cui non può neanche parlare – dice che “Potremmo renderli disciplinati usando il potere del denaro, che abbiamo, e possiamo opporci e difendere questa istituzione.” E’ un atteggiamento basato sulla difesa. Possiamo difenderci da questo tremendo attacco usano il nostro potere economico quasi a permettere agli affari un minuscolo settore in cui possa funzionare.
Dovete leggere davvero la lettera per afferrarne il senso. Ebbene, queste sono le due estremità dello spettro e da questo proviene l’intero assalto liberale alla popolazione universitaria, alle scuole e così via. Quindi gli studenti hanno ragione. C’è stato un grosso impatto ed è in parte dimostrato dalla loro reazione, ma c’è. Si può vederlo in ogni genere di modi. E’ soltanto un mondo più civilizzato di come era prima.
Falcone: Proprio di recente nel libro di Afie Kohn, The myth of the Spoiled Child [Il mito del bambino viziato], l’autore scredita in maniera sistematica questa convinzione che i bambini siano viziati. Sembra contestare il tentativo bipartisan che indebolisce l’educazione democratica e la spinge verso un modello commerciale o un ambito aziendale per l’educazione. In altre parole, la rimostranza standard da parte di quei genitori o educatori sia liberali che conservatori, che, indipendentemente dalla tattica, dalla scuola vecchia o nuova, l’educazione è ancora basata sulla condiscendenza, mentre è focalizzata poco sullo sviluppo. Che cosa ne pensa di questi pareri che sono probabilmente gli stessi di Jonathan Kozol?
Noam Chomsky: Penso che fondamentalmente abbiano ragione. Sia Kozol che Kohn e anche altri si focalizzano su quello che risale al tipo di atteggiamenti che sono espressi nei libri che ho citato in tutto lo spettro. Forse le persone non hanno seguito quelle particolari indicazioni, ma queste sono riflesse come opinioni largamente in voga, e questo è il motivo per cui gli anni ’60 vengono chiamati “gli anni dei guai” dai “veri” intellettuali. E da questo deriva il senso che, certo, si devono migliorare le istituzioni responsabili dell’indottrinamento dei giovani. I bambini si devono controllare. Bisogna assicurarsi che non siano troppo liberi, creativi e indipendenti, e questo è visibile in tutti i modi.
E quindi, prendiamo, per esempio, il quartiere dove vivo. Ci eravamo trasferiti qui 50 anni fa. E’ un quartiere tranquillo nei sobborghi. Niente traffico sulle strade, boschi sul retro della casa, dove i bambini possono giocare. Quando abbiamo traslocato qui, lo abbiamo fatto principalmente perché avevamo figli piccoli. Sembrava un posto grandioso per far crescere dei bambini, e i ragazzini erano sempre in giro per strada. C’erano un paio di bambine che giocavano da sole nei boschi, e così via. Se andaste adesso in quel quartiere, non vedreste mai un bambino.
Se faccio una passeggiata, ogni tanto potrò vedere un adulto con un cane e talvolta dovranno trascinarsi dietro un bambino che non ha nessuna voglia di essere lì. In generale, però, non ci sono bambini che giocano. Tornando ai boschi dietro la nostra casa, c’è un albero che per i bambini è automaticamente un albero su cui arrampicarsi. E’ proprio perfetto. Appena i bambini lo vedono, vogliono salirci sopra.
Negli anni ’60 e ’70, quell’albero d’estate diventava una cooperativa, un’attività spontanea per i ragazzini del quartiere. Ognuno di loro portava un pezzo di legno che mettevano sopra e qualcuno portava un’altra cosa e in autunno c’era questa elaborata costruzione sull’albero, casette sugli alberi e si vedevano i bambini giocare e correre.
Se ora si fa una passeggiata, si vedrà l’albero nudo. Ai bambini non è permesso stare fuori. Non giocano. O stanno in casa a divertirsi con i video giochi o altro, oppure sono impegnati in attività organizzate. L’ho constato nei modi più sorprendenti. Ho un nipote sulla ventina che quando era piccolo amava gli sport, e quindi voleva giocare a pallone e a pallacanestro, a tutto.
Però, l’unico modo per farlo era di essere in una lega di squadre. E’ capitato che fosse quella della Salem e quindi giocava nel campionato di baseball di Salem. Mi ricordo che una volta mia moglie ed io siamo andato a vederlo giocare, un sabato pomeriggio. Aveva 7 anni. C’erano due squadre di bambini di 7 anni che giocavano a pallone. L’arbitro aveva 11 anni. I genitori stavano a bordo campo, urlando all’arbitro e pronti ad ucciderlo perché qualcuno aveva dato una spinta al loro bambino e non voleva prendere provvedimenti.
Mi ricordo che un altro sabato pomeriggio siamo andati a casa sua. Doveva giocare una partita di baseball. E’ tornato a casa mezz’ora dopo, molto scontento. Gli abbiamo chiesto che cosa era successo. Ha detto che avevano dovuto annullare la partita. I bambini erano 10. Avevano dovuto annullare la partita perché l’altra squadra aveva soltanto 8 giocatori e quindi i bambini non potevano giocare. Tutti stavano seduti, ma non potevano permettere a un loro compagno di squadra di fare il nono giocatore per l’altra squadra in modo che i ragazzi si potessero divertire, perché deve essere gestito dagli adulti, e per questo la lega funziona in questo modo.
E questo continua. Intendo dire che l’infanzia si sta perdendo e nelle scuole si vede la stessa situazione. Beh, lo sapete meglio di me che l’indottrinamento è incredibile. I programmi di Bush e Obama sono programmi tesi ad addestrare i bambini per il Corpo dei Marine. E penso che sia fatto così di proposito. Indebolisce l’indipendenza degli insegnanti. Se i bambini studiano per fare un test, non impareranno nulla; lo sappiamo tutti in base alla nostra esperienza. Si studia per un test, si supera, e poi si dimentica l’argomento su cui verteva. E presumo che questo sia fatto abbastanza consapevolmente. Quanto ne sono consapevoli ? Non lo so, ma sono riflessi dell’atteggiamento che si deve avere: disciplina, passività, obbedienza, il genere di indipendenza e di creatività che erano evidenti negli anni ’60 e fino adesso – sono soltanto pericolosi.
Falcone: Faith Agostinone-Wilson ha condotto delle ricerche nel campo dell’educazione simili a quelle di Henry Giroux in quanto esamina le attuazioni basate sulla scuola, come lei ha citato “la visione neoliberale del mondo tramite un corretto atteggiamento del lavoratore.” Questo sarebbe perché un insegnante – suppongo anche uno studente – “promuova la gestione di un classe come modo di costruire un lavoro di squadra o di indirizzare gli studenti verso l’auto-regolamentazione. Questi tentativi hanno funzionato insieme essenzialmente per formare le attitudini e le inclinazioni verso un ethos capitalista. Come se le scuole stessero diventando incarnazioni di moderne grosse aziende. E’ una cosa che è stata ingigantita?
Chomsky: Ebbene, forse lo sapete meglio di me. Vedo la scuola soltanto da una certa distanza, ma penso che sia fondamentalmente giusta? Non penso che Duncan e gli altri tizi dicano: “Instilliamo in loro i valori del capitalismo. Penso che quello che vogliono fare è infondere in loro la disciplina, l’obbedienza e la passività. Diremo che: questo è ciò che dovete saper ripetere a 7 anni, a 10 e a 12. E se siete in grado di ripeterle, andate avanti. Se un bambino decide: “non voglio fare quello. Voglio studiare qualche altra cosa,” deve essere fermato.
In realtà, ho parlato a gruppi di insegnanti occasionalmente e le reazioni sono interessanti. Ricordo che non molto tempo, alla fine di uno di questi incontri, un’ insegnante del 6° Grado (I media nostra), è venuta a parlarmi e mi ha raccontato la sua esperienza in classe. Dopo la lezione una bambinetta,  le ha detto che le interessava una cosa che era venuta fuori durante la lezione e le ha chiesto se avesse qualche idea sul modo di approfondirla. E l’insegnante le ha dovuto dirle: “Non puoi farlo perché devi studiare per i test del MCAS (Sistema di valutazione comprensiva del Massachusetts) Devi superare questo esame.” L’insegnante le ha anche detto: “Il mio stipendio dipende da questo.” Quindi non si va avanti se si fa così. E mi è capitato di andare in un scuola quando ero bambino e facevamo soltanto questo: seguire i nostri interessi. Era articolata e così si finiva per sapere ogni cosa che si supponeva si dovesse apprendere: aritmetica, latino, qualsiasi cosa fosse. Ma quasi sempre era per nostra propria iniziativa.
Gran parte di questo è accompagnato da una fortissima attenzione data alla tecnologia e non necessariamente allo scopo di liberare i nostri impulsi creativi. E’ la tecnologia che guida i manager del software o che fa vendere i prodotti e che guida il training all’obbedienza. Rende difficile l’educazione.
Le tecnologie possono essere liberatorie, ma possono anche essere uno strumento di coercizione e controllo.
Falcone: Le posso fare una domanda su: “The Responsability of Intellectuals” [La responsabilità degli intellettuali]? Il suo famoso saggio si sta avvicinando al suo 50° anniversario. Secondo lei, le sfide legate a qual saggio sono cambiate o sono rimaste relativamente le stesse?
Chomsky: Penso che siano praticamente identiche. E’ quasi comico. Potrei darvi molti esempi. Prendiamone uno anche se non ha senso. Questa mattina, però, mi è capitato di leggere l’editoriale del Washington Post che parlava della conferenza dedicata all’idea di costruire questa grande coalizione per combattere l’ISIS. Tutti hanno pensato che fosse meravigliosa. Hanno detto che c’era un elemento di disturbo che è l’Iran e poi l’articolo citava un tweet dell’Ayatollah Khameney che condanna la conferenza. Si faceva anche notare il motivo per cui l’Iran la criticava. Era perché l’Iran era l’elemento di disturbo.
Questo è tipico del modo in cui gli intellettuali guardano il mondo. Si sceglie la linea del partito e si interiorizza e poi si interpreta ogni cosa in base a quei termini, con poche eccezioni. Infatti, ci sono probabilmente più eccezioni ora di quante ce ne fossero negli anni ’50 e 60, ma sono ancora piuttosto restrittive. Un sacco di persone che tentano di uscire dallo schema sono semplicemente buttate fuori.
Saul Isaacson: Ho una domanda sui media. Quando ho saputo della caduta di Mosul – onestamente, è stata la prima volta che ho sentito parlare dell’ISIS, e devo dire che seguo i media ordinari abbastanza da vicino.
Chomsky: E’ stato lo stesso qui. E’ stata una vera sorpresa.
Isaacson: Come mai? C’erano persone che sapevano e che ce lo hanno tenuto nascosto?
Chomsky: Prima di tutto, quando l’Iraq ha smesso di essere una notizia che interessava gli Stati Uniti, tutta la stampa è andata via da quel paese. Se non siamo coinvolti, che differenza fa? Quindi, per esempio, i peggiori crimini del mondo accaduti nei due anni passati, stanno accadendo nel Congo orientale. Non c’è quasi nessuna notizia al riguardo.
Isaacson: Non ho letto nulla in proposito.
Chomsky: Nulla, ma forse 5 milioni di persone sono state uccise negli ultimi due anni. Un motivo per cui non ne sentiamo affatto parlare è perché c’è un coinvolgimento molto limitato della stampa degli Stati Uniti. L’altro motivo è che la notizie non saranno molto accettabili. Parte della ragione di quelle atrocità è che si può avere un mezzo come un telefono cellulare. Le multinazionali sono dappertutto, là. Si stanno prendendo i minerali essenziali. E le milizie che uccidono tutti stanno fondamentalmente fornendo le risorse minerarie alle multinazionali che quindi profittano di questo tipo di accesso a poco prezzo alle risorse e ce le vendono. Questo non è il genere di notizia che si vuole comunicare alla gente.
Ci sono quindi varie ragioni per cui non c’è copertura giornalistica di quello che accade in Congo. Nel caso di Mosul ci sono state notizie ufficiali. Il Generale[David] Petraeus, che è un genio militare, è andato a Mosul e ha pacificato tutto – è stata una cosa meravigliosa, lui se ne è andato ed è diventato un grande eroe. Cinque minuti dopo che è partito, tutto è andato in pezzi perché non stava succedendo nulla. E non appena è partito, le cose sono andate in pezzi a causa delle milizie che combattevano e così via. Ma non è una bella storia. In quel momento non rientrava nella linea del partito, e da allora le cose stanno continuando così. E’ piuttosto ironico che un governo appoggiato dagli Stati Uniti e dall’Iran sia così brutale. Ha attaccato la minoranza sunnita molto brutalmente e nessuno vi presta attenzione. Poi, improvvisamente, si viene a sapere che c’è questo gruppo che si chiama ISIS che aveva, letteralmente, 2.000 jihadisti con armi leggere che affrontavano un esercito iracheno di 350.00 persone dotate armi pesanti, addestrate dagli Stati Uniti per 10 anni. L’esercito, appena li ha guardati, è scappato, lasciandosi dietro le armi. Che cosa vi dice questo fatto riguardo all’atteggiamento degli iracheni verso gli Stati Uniti? Non è il genere di cosa sui cui riferire sulla stampa. Ci sono giornalisti che lo fanno, come Patrick Cockburn che scrive sul quotidiano di Londra, The Independent, ma è quasi da solo.
Isaacson: Le ha ricordato l’esercito del Vietnam del Sud? (ARVN- Army of the Republic of Viet Nam)?
Chomsky: Qualcosa del genere. Torniamo a parlare della Guerra del Vietnam, è abbastanza interessante. I servizi segreti americani non riuscivano a capire che cosa stesse accadendo. Dicevano che i nostri vietnamiti non volevano combattere, ma che i loro vietnamiti sono alti 3 metri, sembrava fossero dei giganti. Sono le stesse persone. Come è possibile? L’ovvia risposta è che non è vero. Infatti si può generalizzare. Consideriamo l’Asia sud orientale. Negli scorsi 20, 30 anni, c’è stato quello che si chiamava il “Miracolo asiatico”, cioè rapida crescita, società industriale. Accade dappertutto, con un’eccezione, quale? Le Filippine sono quelle che non possono crescere, quelle che gli Stati Uniti hanno continuato a gestire per 100 anni, C’è forse una correlazione? Avete mai letto qualcosa in proposito? Vi viene almeno in mente?
Falcone: Mi ricordo che lei ha detto delle cose importanti sugli iPad e sui materiali usati che arrivavano Congo e ha fatto un’osservazione del tipo: forse i contribuenti americani, se dovessero fare la scelta tra il comportamento brutale verso l’appoggio o i servizi transnazionali , forse avrebbero potuto scegliere i beni e i servizi governativi, ma non avevano scelta.
Chomsky: Torniamo agli anni ’50, quando sono arrivato qui. Ero in un laboratorio di ricerca. Infatti, proprio sotto a questo studio , c’è un laboratorio di ricerca per l’elettronica. Era finanziato al 100% dal Pentagono. Quello che faceva era creare la cultura della moderna tecnologia dell’informazione (IT) in un’economia di alta tecnologia basata su finanziamenti privati: internet, computer, microelettronica. Poi è stata ceduta all’impresa privata.
Il primo piccolo computer Apple commerciabile è del 1977. Questo dopo 30 anni di ricerca e di sviluppo principalmente nel settore statale, di spesa pubblica. In un sistema capitalista, c’è il principio che se si investe, specialmente facendo un investimento rischioso a lungo termine, se se ne ricava qualcosa, si suppone di ottenerne un profitto. Nel nostro sistema questo non succede. Il contribuente ha pagato per l’investimento e non ottiene nulla – si assume tutti i rischi – ottiene zero. Il denaro va nelle mani di Bill Gates e di Steve Jobs, che si stanno appropriando di decenni di lavoro nel settore pubblico.
Ora torniamo alla vostra domanda. Se negli anni ’50 si fosse domandato alle persone: “Volete che le vostra tasse siano usate per lo sviluppo del tipo di tecnologia che permetterà ai vostri nipoti di avere gli iPad o volete che le vostre tasse vengano usate per una società a misura d’uomo? Assistenza sanitaria, educazione luoghi dove la gente possa avere una vita decente? E così via. Che cosa avrebbe deciso la gente? Ebbene qualunque fosse stata la risposta non l'hanno data, perché non hanno mai potuto scegliere. Si diceva loro: “Dovete pagare le tasse per il Pentagono perché arriveranno i russi e perché arriveranno i cinesi.”
E poi si viene a sapere che pagavano le tasse di modo che i loro figli potessero avere gli Ipod e che Steve Jobs potesse diventare ricco. Ecco, questo è il modo in cui funziona tutta la società , ma queste cose non si possono leggere da nessuna parte. Torniamo a “La responsabilità degli intellettuali.” Quante volte leggete cose a proposito di questo argomento? E’ un fatto lampante, ovvio. Lo potete scoprire. Ci sono un paio di persone ai margini che leggono qualcosa al riguardo. Ma non è il genere di cosa che viene presentata al pubblico. Il dipartimento di economia qui al MIT – è un buon dipartimento, ma non scrivono nulla in proposito. Producono modelli astratti di liberi mercati che hanno un rapporto molto limitato con la realtà che è proprio davanti al loro naso.
Falcone: Grazie moltissimo per averci dedicato il suo tempo.
Isaacson: Grazie. E’ stato un incontro affascinante come sempre.

CONDANNA DELL’UNIONE EUROPEA per la gestione dei rifiuti nel Lazio

 Raggio Verde, Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), Comitato Residenti Colleferro, Cittadini Liberi della Valle Galeria, Fermiamo Cupinoro, Comitato Malagrotta, Comitato Rifiuti Zero Fiumicino


La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza per la causa C323/13, ha dichiarato l'inadempienza dell'Italia agli obblighi statuiti dalla direttiva comunitaria 1999/31 di trattare adeguatamente i rifiuti prima del loro conferimento nelle discariche di Malagrotta, Colle Fagiolara, Cupinoro, Inviolata e Fosso Crepacuore della Regione Lazio e ha altresì dichiarato l'inadempienza dell'Italia agli obblighi statuiti della direttiva comunitaria 2008/98 di dotarsi nella Regione Lazio di un'adeguata ed integrata rete di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili.

Per le nostre associazioni, che da anni si battono per tutelare l'ambiente e rappresentare gli interessi dei cittadini delle aree colpite dagli effetti di tali inadempimenti come Cupinoro, Malagrotta e Colle Fagiolara, si tratta di un importante fatto, che, ci si augura, venga preso in seria considerazione da Stato e Regione, per modificare le modalità con cui fino ad ora sono stati gestiti i rifiuti nel Lazio.

La Corte di Giustizia europea ha sancito che la tritovagliatura non costituisce un idoneo trattamento dei rifiuti. E' da dire che sul punto si era pronunciato conformemente e in anteprima anche il TAR del Lazio, da ultimo anche a seguito di un ricorso proposto dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco, dal Comitato Residenti Colleferro e da Raggio Verde avverso l'ordinanza contingibile ed urgente emessa pochi mesi fa dalla Regione Lazio, che consentiva, ancora, l'abbancamento del 65% del tritovagliato nella discarica di Colle Fagiolara senza ulteriore idoneo trattamento.

Desideriamo invece soffermarci sulla declaratoria di inadempimento dell'Italia a dotare la Regione Lazio di una rete adeguata di impianti per la gestione dei rifiuti.
Dalla sentenza emerge che l'Italia avrebbe riconosciuto che la Regione Lazio non sarebbe dotata di un idoneo sistema di impianti TMB.

Ebbene, proprio il processo già citato avverso l'ordinanza contingibile ed urgente, emanata dalla Regione Lazio per una presunta insufficienza degli impianti TMB operanti nella Regione a trattare i rifiuti del bacino di Comuni afferenti alla discarica di Colle Fagiolara, ha invece evidenziato che tale insufficienza in realtà non sussisterebbe, tanto che la predetta ordinanza non è stata oggetto di proroga da parte della Regione Lazio.
Ciò che è emerso nel processo dinanzi al TAR è una gestione del trattamento dei rifiuti certamente non improntata alla massima trasparenza ed efficienza, ma, nel complesso, tutti i rifiuti della Regione Lazio possono essere trattati al suo interno, riferendosi in particolar modo ai TMB, salvo poi essere smaltiti altrove.

E come mai i rifiuti vengono smaltiti altrove?

E' questo l'effetto di anni di gestione emergenziale dei rifiuti, con Commissari che hanno consentito l'apertura di impianti di smaltimento, ad es. discariche in luoghi inidonei: a cominciare dalla discarica di Cupinoro, autorizzata con AIA dal Commissario emergenziale di turno in area adibita ad uso civico, zona ZPS e soggetta a vincoli, all'ultima autorizzazione emessa dal Commissario Sottile per la discarica di Monti dell'Ortaccio, oggetto poi di revoca da parte della Regione Lazio a seguito ed in virtù di quanto emerso in un complesso e ancora non esaurito processo di impugnazione della predetta A.I.A. promosso da Raggio Verde dinanzi al TAR del Lazio.  

La declaratoria degli stati di emergenza rifiuti, talora – e ciò costituisce accertamento di un processo penale in corso – “creata ad arte”,  ha consentito ai Commissari di derogare a norme in realtà inderogabili e ad affrontare il tema della impiantistica nel Lazio in maniera scoordinata e non conforme a quanto prescritto dall'Unione europea.  Ed ora ne paghiamo tutti le conseguenze in termini di danni ambientali, alla salute e al patrimonio.

E' bene che lo Stato e la Regione prendano atto del fallimento di simili gestioni e adottino i provvedimenti necessari al fine di conformarsi agli obblighi della direttiva 2008/98 e ciò non vale solo per la rete adeguata di impianti ma anche per il rispetto della gerarchia nella gestione dei rifiuti.

La gestione dei rifiuti nella nostra Regione è stata, in violazione della direttiva 2008/98, improntata allo smaltimento in discarica, anche se, per il futuro, se verrà convertito in legge il decreto “Sblocca Italia”, bisognerà attendersi un malaugurato proliferare di inceneritori, con la paradossale definizione di “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell'ambiente.”

L'Unione Europea ci impone invece una gestione dei rifiuti che considera lo smaltimento – che sia in discarica o negli inceneritori- come la ultima ratio nella gestione dei rifiuti.
Ebbene, a distanza di ben 6 anni dalla direttiva, l'Italia non ha ancora adottato un piano concreto ed efficiente di prevenzione nella formazione dei rifiuti.
Nemmeno la proposta di legge del parlamentare on. Vignaroli del M5S sul “vuoto a rendere”  certamente utilissima al fine di prevenire la formazione dei rifiuti, ha avuto seguito in un Parlamento che appare, agli occhi dei cittadini, completamente esautorato dal suo ruolo da un governo, poco rappresentativo dei cittadini, che emana decreti a pioggia e che ha inserito la proposta di legge nel collegato ambiente che verrà approvato dopo lo “sblocca- Italia”.

Cambiano i Governi, non la logica. Si continuano a percorrere impegni programmatici di esclusivo favore alle lobby industriali, tralasciando le terribili conseguenze sanitarie che tali decisioni comporteranno, con inopportuna sfrontatezza nonostante i continui richiami sanzionatori dell’UE e le richieste di intere comunità che chiedono a gran voce di abbandonare tali propositi.


Data, 19 ottobre 2014

I legami tra i ribelli “moderati” siriani e Israele

fonte: Nena News

In un articolo pubblicato dal Washington Institute for Near East Policy il commentatore politico israeliano Ehud Yaari sostiene che lo stato ebraico, nel tentativo di difendere meglio i suoi confini con la Siria, dovrebbe aumentare il livello di comunicazione e cooperazione con “i gruppi siriani moderati non islamici” fornendo loro un maggior quantitativo di armi.
Yaari scrive: “siccome la regione ha campi di addestramento e un numero consistente di combattenti non islamisti e gruppi tribali armati nell’area del Lajaa [regione vulcanica a 50 chilometri a sud est di Damasco, ndr], sarebbe necessario per Tel Aviv unire le sue forze militari a quelle statunitensi e giordane così da trasformare la zona in una base territoriale per addestrare i ribelli moderati”.
Una proposta che sembra tutt’altro che irrealizzabile. Le forze di opposizione al regime siriano di al-Asad (tra cui anche i qa’edisti del Fronte al-Nusra) controllano l’80% del lato siriano delle Alture del Golan e godono di molta libertà d’azione nelle aree meridionali del Paese arabo dove l’esercito di Damasco si è ritirato. Che i rapporti tra gli israeliani e forze dell’opposizione siriana (almeno quelle “moderate” sostenute dall’Occidente) siano intensi non dovrebbe stupire più di tanto. In più di una circostanza, infatti, il dissidente Kamal al-Labwani, membro fondatore del Consiglio Nazionale Siriano, ha manifestato la sua volontà di cedere allo stato ebraico la parte siriana delle Alture del Golan [quella israeliana è annessa illegalmente per l'Onu, ndr] in cambio dell’aiuto da parte di Israele a combattere il regime baathista di Damasco. Lo stato ebraico, secondo al-Labwani, potrebbe proteggere i ribelli in una area di 100 chilometri che comprende Damasco, Daraa e il confine sirolibanese ad ovest della capitale siriana.
Accanto alle dichiarazioni politiche c’è poi l’“assistenza umanitaria” che Tel Aviv ha fornito in questi tre anni e mezzo di guerra civile. Due siriani feriti in battaglia sono stati ricoverati ieri presso l’ospedale di Nahariya. Sono 398 le persone provenienti dalla Siria curate nella cittadina settentrionale israeliana da quando è iniziato il conflitto in Siria. Centinaia sono stati anche i pazienti siriani a Safad (Galilea). Sull’identità dei ricoverati le autorità israeliane mantengono il massimo riservo. Stando però a quanto riferisce anche la stampa locale, molti dei ricoverati sono combattenti dell’opposizione siriana.
In più di una circostanza il governo Netanyahu ha lodato il lavoro del personale medico esaltando gli sforzi“umanitari” di Israele. Parole che saranno state una beffa per molti palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania a cui, nelle stesse ore in cui il Premier parlava, era negato l’accesso in Israele per sottoporsi a trattamenti sanitari. Uno spirito “umanitario” che Tel Aviv non ha mostrato né durante la recente offensiva “Margine protettivo” né ha nella sua quotidiana occupazione di terra palestinese.
Secondo alcuni fonti militari, inoltre, alcuni esponenti dell’opposizione siriana avrebbero frequenti segreti incontri con le forze armate di Tel Aviv nella città israeliana di Tiberiade.
Nel suo articolo Yaari descrive anche la “tregua non dichiarata” che regna tra lo stato ebraico e i qaedista di al-Qa’eda sottolineando come, finora, i jihadisti non abbiano mai attaccato l’esercito israeliano. “I quadri di an-Nusra preferiscono mantenere una collaborazione libera dettata dal momento con altre fazioni ribelle. Così fa anche con Israele”. Di conseguenza – aggiunge Yaari – lo stato ebraico non tenterà per ora di “distruggere la forza militare” degli affiliati di al-Qa’eda.
Da quando è iniziato il conflitto in Siria Tel Aviv ha preferito mantenere (ufficialmente) un basso profilo non assumendo alcuna posizione pubblica. Tuttavia, non sono mancati gli scontri tra i due paesi.
Il primo episodio è datato al gennaio del 2013 quando Israele bombardò un convoglio che viaggiava in territorio siriano. Tel Aviv giustificò allora la sua azione affermando che l’“obiettivo” conteneva armi destinate ai libanesi Hezbollah (organizzazione terroristica per lo stato ebraico). Sempre quel giorno un altro raid aereo colpiva una struttura di ricerca militare a Jamraya, nord est di Damasco. A distanza di alcuni mesi (maggio 2013) l’aviazione israeliana bombardava un carico di missili destinato sempre ad Hezbollah in Libano.
L’ultima scaramuccia tra i due paesi risale allo scorso 23 settembre quando un caccia siriano che attraversava (sembrerebbe per errore) lo spazio aereo delle Alture del Golan è stato abbattuto dall’aviazione israeliana. Accanto a questi episodi sono poi state numerose le sparatorie a confine.
Di fronte all’avanzata dello Stato Islamico (Is) in Iraq e Siria, lo scorso giugno molti commentatori si sono chiesti come mai i jihadisti non stessero combattendo Israele, ma piuttosto iracheni e siriani. Su un account Twitter spesso usato dall’organizzazione fu spiegato: “non abbiamo ordini di uccidere ebrei ed israeliani. La cosa più importante è la guerra contro il nemico più vicino: quelli che si ribellano alla fede. Allah ci comanda nel Corano di combattere gli ipocriti perché sono molto più pericolosi di quelli eretici”.