Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 8 aprile 2015

Indicazione del nuovo segretario provinciale del Pd

Luciano Granieri

Come si apprende dall’ Espresso della settimana scorsa i circoli locali del Pd in tutta Italia   sono in profonda crisi. Non fa eccezione il Pd della provincia di Frosinone. Come è noto ancora non si è riusciti ad organizzare il congresso provinciale, dopo la triste vicenda della presunta campagna di tesseramento farlocca che ha indotto gli avversari dell’attuale segretario Simone Costanzo (Sara Battisti, Alessandro Martini, e Mario D’Alessandro) ad auto sospendersi dall’agone congressuale. 

L’attuale assetto dirigenziale , Costanzo segretario e Sara Battisti presidente, è frutto di una forzatura del vecchio e consolidato manuale Cencelli.  Addirittura nel consiglio provinciale concorrono due Pd uno di maggioranza, sostenitore dell’attuale  presidente Antonio Pompeo, e uno di minoranza, oppositore del già citato presidente, comunque esponente, ufficiale o ufficioso che sia,  del partito dei democrat. 

L’ultimo terremoto in seno alla martoriata sopravvivenza del Pd ciociaro, l’ha scatenato l’Avv. Domenico Marzi. Il buon Marzi  ha  deciso di iscriversi al partito di Renzi. L’esordio è stato subito scioccante con l’attacco   all’esponente  Pd ex sindaco Michele Marini, accusato  di incapacità amministrativa. La risposta di quest’ultimo non si è fatta attendere con la  contro accusa  nei confronti del suo censore   ritenuto responsabile   della  debacle elettorale subita nel corso delle ultime amministrative frusinati, per la sua decisione di candidarsi in proprio, appoggiato dal Psi e da qualche pezzo della diaspora fascista locale, contro il mainstream riformista incarnato dallo stesso Marini.

 Il  Memmo, già  sindaco di Frosinone, stampella salvifica della giunta Ottaviani,  con la sua decisione di entrare nel Pd, formazione in cui milita l’amico-nemico Marini, sta creando non pochi scompigli negli equilibri già precari dell’assetto provinciale piddino. “Marzi intende riconoscere Marini come suo capogruppo nel consiglio comunale di Frosinone? Perché lo stesso Marzi non vuole sciogliere la lista che lo supporta nel citato consiglio e neanche si impegna  a stipulare un patto federativo con i consiglieri  frusinati del Pd, partito a cui si accinge ad entrare? “ Questi sono i dubbi che agitano correnti e militanti dei riformisti ciociari. 

Come è noto il nostro blog non è mai particolarmente tenero con il Pd, ma  i compagni, anche se ex, sono sempre compagni, per cui non esitiamo a fornire un nostro contributo e  avanzare una proposta concreta per risolvere i casini del Pd provinciale. L’idea è semplice. Il Pd ciociaro deve seguire il percorso del partito nazionale. 

C’è bisogno di una guida che abbia la stessa personalità del segretario presidente Renzi. Uno che abbia in dispregio le regole di partecipazione democratica, che vada dritto per la sua strada, asfaltando le voci dissenzienti avanzate dalla varie opposizioni che   di volta in volta si mettono di traverso nel suo percorso. Uno disposto,  se necessario, a venire a patti col nemico anche a costo di affossare l’amico. Un soggetto,  insomma,  guidato dagli interessi dei poteri forti (lobby finanziarie)  che da sempre assicurano  successo e potere ai propri esecutori politici. Uno che per la tutela di questi interessi, fa strage dei diritti del  lavoro, della salute  pubblica, del libero accesso ai beni comuni. 

Sembra strano ma uno così nella Provincia di Frosinone c’è. E’ il sindaco del capoluogo Nicola Ottaviani. Come Renzi, è insofferente rispetto alle prerogative decisionali del consiglio, spesso asfalta la sua maggioranza, quando questa si mette di traverso, pescando consensi nell’altro lato della sala consiliare. Il neo piddino Marzi è stato uno dei più preziosi sostenitori  del sindaco, quando è servito. L’Erode di Frosinone    ha ridotto praticamente al silenzio gli oppositori di centrosinistra i quali si fanno scivolare addosso ogni nefandezza, compreso il recente annacquamento della delibera di iniziativa popolare inerente la rescissione del contratto con il gestore del servizio idrico integrato.  Lo stesso disprezzo per i lavoratori mostrato da Renzi nel Jobs Act, è espresso da Ottaviani, nella vicenda Multiservizi, dove il sindaco del Capoluogo non ha esitato a mettere per strada centinaia di famiglie, per svendere i servizi, prima assicurati dagli addetti licenziati,  a cooperative amiche. 

In relazione alla tutela dei poteri forti, Ottaviani come Renzi, non ha rivali. Strenuo difensore di Acea, della privatizzazione selvaggia nella sanità, primo firmatario dell’atto aziendale "distruggi ospedali" redatto dalla manager Mastrobuono sotto dettatura di Zingaretti, gran ciambellano dei potentati edilizio-speculativi  che governano la  città, Ottaviani ha sempre anteposto l’interesse del suo gregge elettorale all’interesse della collettività. 

Qualcuno potrebbe obbiettare che Ottaviani è di Forza Italia e non del Pd. Che problema c’è? In consiglio comunale, la minoranza democrat in diverse occasioni ha votato a favore del sindaco podestà,  o comunque non ne  ha mai ostacolato seriamente le mire. Su Acea il presidente della Provincia, il piddino Pompeo è sulle stesse posizioni di Ottaviani, così come lo stesso Nicola "il breve" ha condiviso le scelte dell’altro Nicola, presidente della Regione, anch’egli del Pd, in relazione alla distruzione della sanità pubblica ciociara. Considerate le macerie in cui la destra berlusconiana si sta sbriciolando, è sufficiente che il Pd offra al sindaco di Frosinone un posto sicuro di capolista (BLOCCATO) alla Camera per le prossime elezioni e il gioco è fatto. E i militanti, gli iscritti? E chi se ne fotte!

.............Scusate compagne e compagni di Aut mi squilla il cellulare, mai che si possa scrivere qualcosa in pace……..Pronto…..si?  oh ciao France',  senti per il 25 tutto a posto ho chiamato ………..France' sei tu? Ah ma non è Notarcola…… scusi lei è Francesco…..?  Francesco chi ? Francesco del Pd,....... prego mi dica………No non ho parlato con Ottaviani……no scusi…..NOOO…. non lo so se è d’accordo…….Ma che dice!……che ne so  se ci vuole stare domandateglielo. Come?......  La mia idea per la guida del Pd è buona? Come? Ci devo parlà io co’ Ottaviani ! Ma io manco lo conosco bene! Aho ma io stavo a scherzà……ma  che davero? Poi come fa già  a leggere  quello che sto scrivendo? Ah è rimasta aperta la pagina di editing del blog mentre sto digitando. …….ma sicuro?...... NON LO SOOOO se Ottaviani vuole entrare nel Pd, sig. Francesco lei  lo conosce sicuramente meglio di me , glielo chieda……..No……io non gli parlo……..non me ne frega niente della solidità del Pd…… ma chissenefrega se l’attuale segretario non capisce un cazzo……...Ohhh ma stavo a scherzà!!!!!……….. lo capisce o no………si, è no’ scherzo……..senta io co’ Ottaviani non ci parlo sig. Francesco mi lasci finire il post…. Oh insomma mi lasci stare, vedetevela voi con Ottaviani, non mi rompa i coglioni…su…..Senta delle vostre beghe non me ne può fregare di meno. Buona sera   France'.

E che noia!!!! Uno non può neanche mettersi la sera a scrivere due cose che subito ti scocciano. Scusate compagne e compagni di Aut……dunque dicevo……..Oh sentite sto’ rompicoglioni m’ha fatto scordà il finale del post. Finitevelo un po’ voi come vi pare.


martedì 7 aprile 2015

PERCHÈ STUDIARE IL LATINO E IL GRECO

Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno 4 [XIII] voce 55, "Il principio educativo nella scuola elementare e media"



"Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale. La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po’ meccanicamente: ma c’è molta esagerazione nell’accusa di meccanicità e aridità. Si ha che fare con dei ragazzetti, ai quali occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza fisica, di concentrazione psichica in determinati oggetti. Uno studioso di trenta-quarant’anni sarebbe capace di stare a tavolino sedici ore filate, se da bambino non avesse «coattivamente», per «coercizione meccanica» assunto le abitudini psicofisiche conformi? Se si vogliono allevare anche degli studiosi, occorre incominciare da lì e occorre premere su tutti per avere quelle migliaia, o centinaia, o anche solo dozzine di studiosi di gran nerbo, di cui ogni civiltà ha bisogno. [...]

Il latino non si studia per imparare il latino, si studia per abituare i ragazzi a studiare, ad analizzare un corpo storico che si può trattare come un cadavere ma che continuamente si ricompone in vita. [...] Naturalmente io non credo che il latino e il greco abbiano delle qualità taumaturgiche intrinseche: dico che in un dato ambiente, in una data cultura, con una data tradizione, lo studio così graduato dava quei determinati effetti. Si può sostituire il latino e il greco e li si sostituirà utilmente, ma occorrerà sapere disporre didatticamente la nuova materia o la nuova serie di materie, in modo da ottenere risultati equivalenti di educazione generale dell’uomo, partendo dal ragazzetto fino all’età della scelta professionale. In questo periodo lo studio o la parte maggiore dello studio deve essere disinteressato, cioè non avere scopi pratici immediati o troppo immediatamente mediati: deve essere formativo, anche se «istruttivo», cioè ricco di nozioni concrete.

Nella scuola moderna mi pare stia avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola "formativa" immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come "democratica", mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le differenze sociali. [...] Il carattere sociale della scuola è dato dal fatto che ogni strato sociale ha un proprio tipo di scuola destinato a perpetuare in quello strato una determinata funzione tradizionale. Se si vuole spezzare questa trama, occorre dunque non moltiplicare e graduare i tipi di scuola professionale, ma creare un tipo unico di scuola preparatoria (elementare-media) che conduca il giovane fino alla soglia della scelta professionale, formandolo nel frattempo come uomo capace di pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige. Il moltiplicarsi di tipi di scuole professionali tende dunque a eternare le differenze tradizionali, ma siccome, in esse, tende anche a creare nuove stratificazioni interne, ecco che nasce l'impressione della tendenza democratica. [...] Ma la tendenza democratica, intrinsecamente, non può solo significare che un manovale diventi operaio qualificato, ma che ogni "cittadino" può diventare "governante" e che la società lo pone sia pure astrattamente nelle condizioni generali di poterlo diventare [...]. 

Anche lo studio è un mestiere e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio anche nervoso-muscolare, oltre che intellettuale: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo e il dolore e la noia. La partecipazione di più larghe masse alla scuola media tende a rallentare la disciplina dello studio, a domandare facilitazioni. Molti pensano addirittura che la difficoltà sia artificiale, perchè sono abituati a considerare lavoro e fatica solo il lavoro manuale. È una quistione complessa. Certo il ragazzo di una famiglia tradizionalmente di intellettuali supera più facilmente il processo di adattamento psicofisico: egli già entrando la prima volta in classe ha parecchi punti di vantaggio sugli altri scolari, ha un'ambientazione già acquisita per le abitudini famigliari. Così il figlio di un operaio di città soffre meno entrando in fabbrica di un ragazzo di contadini o di un contadino già sviluppato per la vita dei campi. [...] 

Ecco perchè molti del popolo pensano che nella difficoltà dello studio ci sia un trucco a loro danno; vedono il signore [...] compiere con scioltezza e con apparente facilità il lavoro che ai loro figli costa lacrime e sangue, e pensano ci sia un trucco. In una nuova situazione politica, queste quistioni diventeranno asprissime e occorrerà resistere alla tendenza di rendere facile ciò che non può esserlo senza essere snaturato. Se si vorrà creare un nuovo corpo di intellettuali, fino alle più alte cime, da uno strato sociale che tradizionalmente non ha sviluppato le attitudini psico-fisiche adeguate, si dovranno superare difficoltà inaudite."

Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

Resistenza

A metà marzo abbiamo richiesto una intervista alla Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venrezuela a Napoli, Amarilys Gutierrez Graffe

Con grande disponibilità la Console ha risposto alle domande offrendo una serie di elementi di grande interesse che offrono una comprensione più profonda dei contenuti e delle forme della Rivoluzione Bolivariana.Nel testo che segue, comunque, due cose emergono con estrema chiarezza: il ruolo della classe operaia nella Rivoluzione Bolivariana (la stessa Console appartiene alla classe operaia) e la grande fiducia che il governo Bolivariano ha nella solidarietà internazionale, che deriva dalla grande fiducia che ripone nelle masse popolari venezuelane.

Un esempio pratico di trasformazione dei rapporti di produzione nel Venezuela Bolivariano
“Permettete una breve introduzione da chi era un’operaia come me, senza alcun tipo di protezione o garanzia lavorativa. Faccio questa precisazione in modo da avere presente che prima di tutto io sono, e sarò per sempre, un’orgogliosa operaia che, a partire l'arrivo di Chavez è divenuta un’operaia al servizio della rivoluzione bolivariana.
Con la nuova Costituzione del 1999, la Repubblica del Venezuela è stata rifondata nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, ottenendo il passaggio da una democrazia meramente rappresentativa a una democrazia partecipativa per definizione costituzionale, dando vita così alla Costituzione originaria di uno Stato sociale, di diritto e di giustizia, di partecipazione popolare, configurato politicamente come uno Stato Federale Decentralizzato.
Con decreto presidenziale si è proceduto alla conversione immediata al Potere Esecutivo Nazionale, che agisce attraverso il ‘Ministerio del Poder Popular para las Obras Publicas y Vivienda’, dei beni che compongono l'infrastruttura portuale e le competenze per la conservazione, la gestione e lo sfruttamento dei Porti Pubblici, in particolare quelli commerciali, così come indicato nella Gaceta Oficial Nº 39.143, del 20 marzo 2009. Nel momento in cui Chavez ha ordinato la revoca delle concessioni portuali alle imprese private il governo ha nominato un gruppo multidisciplinare di esperti per la valutazione e le indagini scientifiche su tutte le informazioni raccolte, coinvolgendo i lavoratori, passo dopo passo, nell’intero processo produttivo. I risultati hanno mostrato che nell’anno 2009 quando Bolipuertos riceve tutti i porti e i lavoratori delle imprese private, la situazione è critica, tutti i diritti sono stati violati. Le strutture si sono rivelate carenti, in uno scenario regionale e mondiale altamente competitivo, con una struttura funzionale e amministrativa poco operativa, mancanza di informazioni strategiche, scarsa accessibilità ai porti per via terrestre.
(…) I porti del Litoral Central venezuelano, in particolare il porto de La Guaira(uno dei pochi porti al mondo a gestione esclusiva dello Stato a partire dal decreto emanato nel 2009) si è cominciato a trasformare in un modello per la Gestione dei Porti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela socialista, esempio per tutti i porti commerciali presenti sul territorio venezuelano e per tutte le imprese recuperate attraverso l’autogestione, basate su principi etici, umani, sociali e strutturali.
Dalla mia prospettiva operaia, come ex lavoratrice, come ricercatrice sul tema dal 2009 al 2013, è possibile affermare che un modello teorico per lo sviluppo e il mantenimento della Gestione dei Porti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, valido per qualsiasi azione e per qualsiasi dimensione, sia un approccio concettuale del processo operativo che deve utilizzare il sistema di pianificazione portuale come risorsa metodologica per mantenere l'efficacia e l'efficienza in tutti i porti del paese
E’ possibile che le imprese siano in mano di lavoratori in base alle tendenze socialiste di rango costituzionale e legale, basate sui principi di solidarietà, fraternità, amore, libertà e uguaglianza. E per onorare e rendere degno il lavoro delle nostre lavoratrici e dei nostri lavoratori, in virtù del principio d’inclusione sociale con l’obiettivo di ottenere un equilibrio tra le mansioni svolte e la remunerazione corrispondente, l’ordine costituzionale evidenzia: “...a pari lavoro...pari salario...”.
Le imprese private passate in mano ai lavoratori sono divenute produttive.
La gestione dal 2009 all’anno 2013 è stata inquadrata nelle linee strategiche stabilite dal Progetto Nazionale Simón Bolívar, Primo Piano Socialista di Sviluppo Economico della Nazione 2007-2013, governato da principi e valori etici, diretto a garantire le attività dell’Esecutivo Nazionale, attraverso politiche di integrazione delle risorse nazionali strategiche, con l’obiettivo di avanzare verso l’orizzonte socialista ed elevare la felicità sociale del nostro popolo.
Durante l’autogestione operaia, i lavoratori dell’azienda Bolivariana de Puertos, hanno seguito i piani e i progetti della Nazione, con l’obiettivo di accelerare la costruzione del nuovo modello produttivo socialista, al fine di puntare alla crescita dell’istituzione e quindi ottenere prestazioni efficaci ed efficienti dei processi amministrativi e operativi di Bolivariana de Puertos e le sue diverse unità a livello nazionale, con lo scopo di ottimizzare il funzionamento dei porti: La Guaira, Estado Vargas; Puerto Cabello, Estado Carabobo; Maracaibo, Estado Zulia; Guamache, Estado Nueva Esparta; Guanta, Estado Anzoátegui y La Ceiba, Estado Trujillo.
Le esigenze e le opportunità di azione per migliorare lo stato di funzionamento di questi porti, a breve, medio e lungo termine, furono stabilite dagli operai stessi, come priorità strategiche aventi l’obiettivo di poter far fronte alle sfide future poste dalla crescita del traffico marittimo internazionale, e la crescita dei volumi di carico che fanno il loro ingresso nei porti pubblici ad uso commerciale del paese. In riferimento a questa realtà, il rafforzamento della produttività portuale, risulta determinante per Bolivariana de Puertos, in qualità di Amministratore Portuale dello Stato Venezuelano. Concludo con questa riflessione del Presidente Hugo Rafael Chávez Fría – del 30 aprile 2010 – indirizzata alla Classe Operaia Venezuelana:“Io credo in voi, metto in gioco la mia vita per la Classe Operaia, chiedo a tutto il governo di mettere in gioco la propria vita per la Classe Operaia (...) Dobbiamo essere un governo sinceramente operaista, un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, nelle parole e nei fatti: non possiamo mettere in pratica azioni istituzionali e governative, che contraddicano la nostra definizione operaista”.
Il Presidente Nicolas Maduro, che tiene alta la bandiera rivoluzionaria del Presidente Eterno e del Pensiero Bolivariano, ha detto: “La destra venezuelana non può concepire com’è  il mondo del lavoro, pretende che la classe operaia sia sottomessa, che i lavoratori non assumano posizioni di fermezza e militanza per la patria e l’indipendenza”.

Sul ruolo del Venezuela a livello internazionale e sulla solidarietà internazionalista
“Nel caso del Venezuela, conquistare la rivoluzione è stato molto duro; inoltre un caso atipico, perché abbiamo contato con un leader carismatico, il Comandante Eterno Hugo Chávez, educatore dei popoli, di estrazione popolare (…) e con l’eroismo e sacrificio dei nostri aborigeni e predecessori, proveniente dal seno della Fuerza Armada Nacional forgiatrice di libertà, di una patria libera e sovrana, di una patria amata come una donna, concepita como una “Matria” più che come una Patria.

Chávez ci ha liberati, ci ha svegliati, ci ha ridati dignità. La Repubblica Bolivarianadel Venezuela è ciò che è grazie a lui, e di conseguenza grazie al nostro “operaio presidente”, il primo presidente chavista, Maduro.
Il popolo italiano è un popolo eroico, patriota ed è stato fondamentale il ruolo delle masse popolari per ciò che hanno contribuito a realizzare concretamente con la solidarietà verso il popolo venezuelano per far conoscere la realtà e contrastare l’opinione della dittatura mediatica. L’Italia ha offerto sostegno attraverso più di 60 gruppi con molti e differenti associazioni, collettivi, organizzazioni, movimenti, partiti, associazioni di migranti, una rete articolata.

lunedì 6 aprile 2015

La rivoluzione nelle pagine del Guerin Sportivo

Pasquale Coccia da “Alias” del 4 aprile

Durante il Biennio Rosso, due redattori “bolscevichi” approfittando dell’assenza del direttore, decisero di farla finita almeno per un giorno con l’asservimento ala capitale.

L’anno era quello del Biennio Rosso, le fabbriche erano state occupate dagli operai, il partito socialista aveva un gruppo di oltre 150 parlamentari, una struttura organizzativa ben radicata su tutto il territorio nazionale , anche se a sinistra si preparava la scissione di Livorno, che avrebbe portato alla fondazione del Pci di Gramsci. Si stampavano e venivano  diffusi oltre duecento settimanali che facevano riferimento a realtà operaie  e della sinistra. A settembre del 1920 a Milano operai armati occupano le fabbriche. Sul fronte sportivo  l’estate del 1920 fu quella della proliferazione dei tornei di calcio regionali, che portarono a un vero e proprio campionato nazionale con oltre duecento squadre partecipanti sotto l’egida dell’Ulic, la Libera unione del calcio italiana, sorta in contrapposizione alla Figc. Le squadre che vi partecipavano avevano  i nomi più disparati, Avanti, Sparviero, Guerin Gravoche. La stampa sportiva “borghese” ben inserita negli ingranaggi del potere si adoperava per arginare quel fronte che si riconosceva nello sport libero e anarchico, con quelle squadre sorte un po’ ovunque durante le occupazioni delle fabbriche. La Gazzetta dello Sport e Il Giornale dello Sport  costituiranno dei veri comitati elettorali, pescando tra i lettori per fare eleggere deputati esponenti del Blocco Nazionale, gli industriali Borletti, Bernocchi, Maino e il radicale Gasparotto, nominato ministro della Guerra. La stampa sportiva di allora era al servizio degli industriali del nord a volte i padroni-editori erano proprio gli industriali. A fiancheggiare questa politica c’era anche il Guerin Sportivo fondato da Giulio Corrado Corradini il 4 gennaio 1912, e quel bla bla sportivo che aveva l’intento di addormentare le coscienze non piaceva affatto a due redattori del settimanale. Certo stavano al gioco perché avevano bisogno di lavorare ma quello che scrivevano per lavoro non coincideva con quello che pensavano realmente dello sport.  L’occasione ghiotta si presentò proprio in occasione del numero  che uscì il 14 ottobre del 1920, un mese adatto a ricordare la Rivoluzione d’Ottobre guidata da Lenin appena tre anni prima. Approfittando dell’assenza del direttore Corradini, i due redattori  cambiarono tutti gli articoli e fecero uscire un numero bolscevico del Guerin Sportivo. L’editoriale intitolato “Piazza Pulita” era preceduto da una vignetta che raffigurava un Guerin con falce e martello che esce cantando bandiera rossa e in un angolo il direttore  con un coltello da macellaio conficcato nella pancia. L’editoriale dei due redattori bolscevichi annuncia “lo sfratto del direttore rappresentante odiato di quella turba di cataristi che è la piovra che succhia da anni la nostra intelligenza onesta di proletari”  e ripercorreva grosso modo la linea assai in voga in quegli anni a sinistra, abbasso lo sport  che anestetizza le menti e viva la cultura che redime gli animi. Certo nell’editoriale non mancano i riferimenti alla necessità che gli sportivi proletari siano più dediti ai principi  sportivi del mens sana in corpore sano e che abbandonino quello sport che  si rifà “alla meccanicità fine a se stessa”. L’intera pagina presenta riquadri all’insegna del sarcasmo, un esempio sono i “pneumatici Pirelli guariscono l’ernia” che sovrasta un articolo dal titolo “Abbasso la velocità”. Di fianco alla data un annuncio a chiare lettere dice che “non si accettano abbonamenti e inserzioni di Pescicani”, il nome del direttore Corradini è sostituito da un più bolscevico “Commissione interna” , l’indirizzo della redazione resta quello di Torino in corso Galileo Ferraris, ma tra parentesi è riportato “Camera del Lavoro”, quanto al numero di telefono non poteva che comparire la scritta “occupato”. Riferendo dell’immancabile incontro di calcio e dell’arbitraggio di tale Giuseppe Spalla il titolo di una breve è “L’aveva preso per un coglione” intervallato da una scritta pubblicitaria che recita: “Avete debiti? Alzate i tacchi Dorando” , segue la vignetta di un uomo pronto a prenderlo nel sedere. L’articolo di spalla intitolato “Si protesta” è affiancato da uno più piccolo denominato “Tagliatelle” al cui centro una scritta pubblicitaria recita “Abbonatevi agli scontri ferroviari” Pneumatici prodotti  a Torino dalla ditta Bergougnan e Tedeschi, abituali inserzionisti del Guerin Sportivo  vengono pubblicizzati in questo modo: “Volete la salute? Bevete una Bergougnan e Tedeschi” . Non potevano sfuggire all’ironia dei due avventurosi redattori il mondo delle banche dove i padroni tenevano i loro soldi al sicuro, infatti un’inserzione recita.” Se siete stanchi sedere sulla Banca Commerciale”. Il vento del Biennio Rosso e dell’occupazione delle fabbriche a Torino  e a Milano aveva inebriato anche i due redattori che riuscirono  far avere ai lettori un numero del “Guerin Sprotivo” rivoluzionario e ironico. Il direttore Corradini dopo i due giorni di assenza tornò precipitosamente in redazione e licenziò immediatamente i due buontemponi, che da tempo ormai non ne potevano più della retorica del linguaggio sportivo che caratterizzava le pagine del settimanale e avevano  deciso di lasciare il settimanale sportivo, non prima di aver pianificato la burla. Sul numero successivo del 20 ottobre 1920, Corrado Corradini scrisse che i due redattori erano in preda all’alcol ma la tesi non reggeva, ormai la Rivoluzione d’Ottobre al Guerin Sportivo s’era compiuta.




25 Aprile. A Roma la lobby sionista batte in ritirata

Forum Palestina


Nella Capitale i preparativi per le manifestazioni per il settantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo segnano una svolta. “Dato che sarà Shabbat non saremo presenti, ma non ci saremo anche perchè i palestinesi, che chiedono di essere al corteo, durante la guerra erano alleati dei nazisti”, ha fatto sapere il capo dell'anima oltranzista della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. E la racconta così: “lo scorso anno è stato l'epilogo di una sommatoria di incidenti, insulti e tensioni che ogni anno si ripetono. Il 25 aprile dovrebbe essere una giornata di festa, invece lo scorso anno mi hanno dato del fascista. Le organizzazioni pro Palestina - aggiunge - pretendono che non ci sia quel giorno il simbolo della brigata ebraica che liberò l'Italia dal nazifascismo insieme alle truppe alleate e ai partigiani. E sulla rete si stanno organizzando scrivendo che se ci saremo ci picchieranno. Tutto questo è assurdo”.
Ovviamente questa è la tesi falsata e autoconsolatoria con cui la parte più estremista della comunità ebraica, racconta quanto accaduto lo scorso anno e la discussione di quest'anno a chi è disposto a crederci senza fare troppe domande né approfondire la verità.
Lo scorso anno, come noto, la manifestazione per il 25 aprile venne funestata dall'aggressione a freddo del servizio d'ordine della Led (Lega Difesa Ebraica) contro un gruppo di manifestanti che, come è consuetudine, sventolavano le bandiere palestinesi nel corteo che celebra la Resistenza al nazifascismo. Azioni simili erano avvenute anche negli anni precedenti ma in modo più circoscritto – anche se per questo non meno grave.
Per la manifestazione di quest'anno, particolarmente significativa perchè ricorrono i settanta anni dalla Liberazione, nelle reti solidali con la Palestina, con i kurdi, con gli antifascisti del Donbass e nelle forze politiche della sinistra di classe romane, si sono tenute assemblee e riunioni nei quali è stato deciso di stare nella manifestazione con uno spezzone dedicato alla resistenze, inclusa ovviamente quella palestinese che si oppone all'occupazione israeliana. Non solo, ma fra tutte le forze, unitariamente, era emersa la decisione che non sarebbero state accettate aggressioni come quella dell'anno scorso che colse i compagni dispersi e impreparati.
Due cose vanno chiarite subito: la prima è che in discussione non è la presenza della Brigata Ebraica ma la presenza invasiva di decine di bandiere dello Stato di Israele che nulla hanno a che vedere con la storia e il contenuto della manifestazione del 25 aprile; la seconda è che su quanto avvenuto lo scorso anno, la dinamica dei fatti è stata evidente agli occhi, alle fotografie e alle telecamere di tutti i presenti e il solito gioco di far passare gli aggressori per vittime non è riuscito.
Il 25 aprile quindi in piazza ci saranno, come doveroso e giusto, le resistenze e non ci saranno i rappresentanti di stati che occupano e opprimono altri popoli. Un segnale importante che va tutelato e rivendicato con forza.

Marzi nel Pd per un impegno serio contro l'inquinamento

Antonio Nalli

Domenico Marzi, già Sindaco di Frosinone, nonché legale di fiducia dell'azienda Viscolube Srl, autorizzata con un nulla osta del Comune di Ceccano, durante l'amministrazione guidata da Antonio Ciotoli, rilasciato nel corso della conferenza dei servizi tenutasi in Roma il 27 Gennaio 2012, a lavorare sostanze con le seguenti caratteristiche di pericolosità:

H7 «Cancerogeno»: sostanze o preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro o aumentarne l’incidenza.

H8 «Corrosivo»: sostanze e preparati che, a contatto con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un’azione distruttiva.

H9 «Infettivo»: sostanze contenenti microrganismi vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie nell’uomo o in altri organismi viventi.

H10 «Teratogeno»: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre malformazioni congenite non ereditarie o aumentarne l’incidenza.

H11 «Mutageno»: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne l’incidenza.

H13 Sostanze e preparati suscettibili, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza, ad esempio a un prodotto di lisciviazione avente una delle, altre caratteristiche sopra elencate.

H14 «Ecotossico»: sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali.

H15 Rifiuti che sono suscettibili, dopo l’eliminazione, di dare origine in qualche modo, ad esempio per lisciviazione, ad un’altra sostanza che presenti una delle caratteristiche di pericolo da H1 ad H14.



Alle prossime elezioni, mi raccomando, votate PD! Votate la tutela degli interessi privati a dispetto della salute e della trasparenza nei confronti dei cittadini di Ceccano!
Votate chi reprime la libertà di informazione facendo ricorso all'uso della Magistratura, che a Ceccano sembra indagare molto sulle presunte diffamazioni a mezzo stampa e stranamente non sui proventi della cementificazione del territorio degli ultimi anni e su numerosissimi altri illeciti!
Votate l'architetto Luigi Compagnoni, che sulla vicenda dell'autorizzazione concessa a questa azienda, naturalmente, non intende e non intenderà entrarne nel merito!

6/4/2015 Un anno in tenda

Comitato di lotta Frosinone


Coincide con la Pasqua l’anno dei lavoratori ex Multiservizi che il 7 aprile 2014 trasformarono il loro presidio quotidiano in una h24 con tanto di tenda. E’ stato l’ennesimo tentativo di non passare inosservati, di mettere pressione, di resistere ad una scelta scellerata dell’amministrazione di escluderli dal loro percorso lavorativo iniziato 17 anni prima.
La tenda è stata piantata, dopo mesi di inutile attesa in p.zza VI dicembre, ad attendere, forse, che qualcuno dalle finestre dell’ente richiamasse i lavoratori, che, a seguito dell’occupazione del tetto del comune nell’anno precedente, aprirono un tavolo su cui discutere una soluzione alternativa alle cooperative, spacciate come una scelta obbligata.
I lavoratori, da due anni fuori dal loro posto di lavoro, non hanno mai abbandonato la speranza della riappropriazione dello stesso e, invece di arrendersi, davanti alla estrema indifferenza della politica, hanno assunto nei mesi che trascorrevano una convinzione sempre maggiore, valutando come una “fregatura generale”, e non solo nei loro confronti, la debordante azione politica e amministrativa della Giunta.
La necessità di una protesta pubblica e visibile i lavoratori l’hanno sempre tentata perché profonda è stata la ferita inferta con la chiusura della Multiservizi e del regalo alle coop, considerando che con la lotta era nata la stabilizzazione del precariato e che gli enti per 15 dei 17 anni non avevano mai messo mano a portafogli. Hanno assistito allo smembramento della loro società, alle vendette reciproche, fino alla maturazione di debiti arrivati fino a €.9,3 milioni, derivanti da una colpevole incapacità politica/dirigenziale di tenere vivo un soggetto pubblico, in house, che agiva per gli enti.
La scelta della svendita dei servizi con l’immediata esclusione di centinaia di lavoratori è stato un atto violento, che il potere ha inflitto e mascherato come atti dovuti e necessari. Una scelta che ha destabilizzato vite di lavoro, e famiglie annesse, che per anni erano state a disposizione degli enti senza se senza ma, riconvertite con le politiche attive del lavoro (progetti LSU) dopo anni di fabbrica a svolgere lavori tra i più umili, nel periodo della ubriacatura industriale.
Lavoratrici e lavoratori che per il 40% (circa 100 lavoratori) oramai stavano raggiungendo la necessaria anzianità di lavoro a cui però mancava quel requisito dell’età, poiché ci si era messi giovani, giovanissimi, a disposizione della forzata industrializzazione. Vecchiaia oggi diventata una chimera nella ristrutturazione dei conteggi pensionistici.
Lavoratrici e lavoratori, con l’intento di concludere con gli anni lavorativi rimanenti quel lungo percorso occupazionale, avevano accettato, nello svolgere lavori per il benessere pubblico, un salario appena sufficiente, con altri tagli negli anni, fino a quando, però, la dignità e la difesa dei diritti hanno preso il sopravvento davanti ad un ulteriore, improponibile, sacrificio di dimezzarlo.
La dignità è sotto la tenda, echeggia spesso nelle affollate assemblee dei lavoratori, quella dignità ultimo baluardo di insensate politiche di deprivazione e impoverimento delle masse. Quella dignità che per i lavoratori riassume l’identità ad un territorio, al loro lavoro, al loro futuro, alle loro famiglie, di cui la politica e le amministrazioni non ne fiutano nemmeno l’esistenza, confondendola con una teatrale, spesso burattinaia, vuota presenza politica, che rimanda nel migliore dei casi sempre a domani quelle scelte a favore dei concittadini, del territorio, della comunità con le quali invece avrebbe senso confrontarsi oggi.
…. Nel migliore dei casi. Nella normalità purtroppo, favorire gli interessi di parte è l’azione primaria di questa classe politica. Tanti copioni, dalla platea della tenda, si sono susseguiti in questo anno a dimostrazione di ciò: le mazzette della Sangalli, gli appalti alle coop, Mafia-capitale, le privatizzazioni in genere tra cui l’acqua e la sanità, i tagli ai servizi, le tasse…
E’ proprio in questo buco nero che i lavoratori sono caduti e non riescono a venire fuori. Nonostante l’azione sindacale quadra una proposta attraverso convenienze organizzative ed economiche, ecco che i politici si trasformano in burattini, impossibilitati ad agire da sovraordinati, imponderabili, diktat che impedirebbero qualsiasi autonoma scelta che dia significato al territorio e appunto alla comunità.
Si potrebbe fare l’elenco delle azioni negate o abortite per mancanza di continuità politica e coraggio, oltre alla mancanza di chiarezza negli intenti e nella individuazione dei valori, da parte dei politici locali a cominciare dai consiglieri regionali, privi di qualsiasi spessore nelle vicende a tutti note come l’acqua, la sanità o l’ambiente; incapaci di rispondere sul terreno occupazionale, o disoccupazionale come meglio sarebbe dire, se non con incomprensibili spot di politiche inesistenti e melliflue promesse, appiattendosi su scelte regionali impegnate nei “tagli lineari” con a cuore la difesa di interessi consolidati di una imprenditorialità tutta schierata per lo sfruttamento delle risorse e poco inclini alle vicende dei cittadini.
Come inspiegabile appare il disimpegno dei parlamentari di maggioranza nelle vicende specifiche e generali di sviluppo della provincia, i quali, pure coinvolti nell’affrontare i casi locali, non si adoperano nell’andare al di là delle questioni immediate e di sicuro effetto mediatico, senza dare sponda alle difficoltà degli attori singoli e istituzionali territoriali.
Come non svolge una necessaria attività di controllo e di indirizzo la Prefettura, arroccata con le sue pur poderose armi, che preferisce non vedere, non agire.
Ma il “merito” per essere riusciti ad ostacolare maggiormente le azione rivendicative dei lavoratori, a condurli sui terreni della difficoltà economica e sociale, a trattarli come criminali, va alla classe politica frusinate, quella che si manifesta nel consiglio comunale e quella che decide per tutti, costi quel che costi. Un consiglio comunale con una maggioranza granitica e silenziosa che solo dopo quasi tre anni comincia ad aprire gli occhi sul ruolo subalterno avuto nelle scelte di Erode e dei suoi epigoni. Finirà la consigliatura, e tanti di questi rappresentanti non avranno espresso compiutamente un loro pensiero; non avranno svolto una sola azione per impedire i disastri più grandi rendendosi anzi difensori di interessi particolari contro i cittadini, interessi di cui parte… “si interessa” la magistratura.
Come di difficile comprensione rimane l’azione della minoranza, priva di un programma strategico che contrasti l’idea di città della Giunta, sempre in ordine sparso e spesso astenuta sugli assets strategici della politica della maggioranza, con la colpevole e non chiarita posizione sulle alleanze provinciali… Una parte della minoranza e una parte della maggioranza oggi, sicuramente, più decise nel difendere l’occupazione e gli attendati, ma che appaiono come una armata Brancaleone davanti all’artiglieria pesante.
Un pensiero speciale però i lavoratori lo riservano alla Giunta di questo disgraziato Comune, decisa e ingannevole nelle scelte di cancellare la storia di una società e dei suoi lavoratori e per aver perpetrato nel tempo tutte le azioni possibili e impossibili pur di non ridare una chance per ricostruire il futuro a centinaia di famiglie.
Altre cose sicuramente sono accadute che meriterebbero di essere raccontate, non solo inerenti questa vicenda, poiché la protesta ha amplificato le scelte politiche e amministrative dell’ente che purtroppo passano tra il silenzio generale. Molti dei lavoratori della tenda che hanno pur acquisito una maggiore coscienza civile avendo avuto modo di stare a stretto contatto con la pratica della politica che amministra, non hanno più fiato e forza per urlare alla città la tragedia che si è deciso di far consumare ai cittadini, alle masse.
Alcuni oramai preparano valigie per andar via da soli o addirittura con tutta la famiglia alla ricerca a 50/55 anni di luoghi di accoglienza dove poter lavorare ancora. Altri vedono consumarsi i loro scarsi risparmi nel vano tentativo di riciclarsi nell’affollato mercato del lavoro; altri si inventano artigiani in un territorio dove i prodotti locali però sono respinti, non desiderati…
Ma tutti, nella valigia o nella nuova ricerca dell’occupazione, nella famiglia o nella strada, hanno compiutezza di aver difeso, di stare a difendere, il diritto al lavoro e anche la dignità di essere umani che rifiutano la camicia di forza dello sfruttamento, esprimendo quel senso di libertà e affermazione dei diritti che sono valori sacrosanti e condivisi, affermati dopo decenni di lotte.
In questa città che ha sempre avuto l’aspetto di un bel sasso levigato vicino a dell’acqua stagnante di luoghi comuni e di scelte scontate da parte del potere, c’è oggi questa piccola tela di tenda che rimane comunque come un fastidioso bruscolo nell’occhio di quelli che hanno sempre pensato di avere ragione su tutto e su tutti, in primis la classe politica che l’unico sforzo lo ha prodotto nel cambiamento del colore del proprio vestito ma mai nelle pratiche.