Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 29 luglio 2016

Quale futuro per il servizio idrico nell’Ato5?

Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone 


Leggiamo dai giornali del progetto del Tavolo provinciale acqua pubblica del M5S di gestione dell’acqua tramite la costituzione di una Impresa sociale nella forma giuridica della S.p.A. ad azionariato popolare.
Vogliamo qui sollevare diversi dubbi e forti perplessità a cui speriamo trovare risposte dal suddetto Tavolo e dal portavoce del territorio, On. Frusone.
Innanzitutto il quadro in cui si inscrive l’ipotesi della costituzione di una S.p.A. ad azionariato popolare è all’interno della riforma del Terzo settore a partire dalla legge delega approvata a fine maggio u.s. in cui si introduce il profitto nel no-profit e apre formalmente l’impresa no-profit agli investimenti speculativi, cioè, all’investimento di capitali allo scopo di trarre un opportuno tasso di sconto (profitto) dalle attività no-profit.
Diviene, quindi, necessario fare qualche considerazione sulla storia delle forme societarie senza scopo di lucro e con il divieto di distribuzione degli utili. A cominciare dalle cooperative, ma non solo.
Nella storia economica di questo Paese molte e diverse sono state le ipotesi e le pratiche volte a costituire forme societarie formate e gestite dal basso.
Si parte dalle Casse Rurali e Artigiane, dalle Banche Popolari e da tutte le forme di raccolta e gestione del credito partite dall’idea dell’azionariato diffuso e dal loro controllo diffuso, sino, ad esempio al marchio “Conad”, ora un franchising, ma nato a valle della riforma agraria del secondo dopo-guerra  e dal movimento contadino delle occupazioni delle terre e volto a mettere in contatto i produttori direttamente con gli acquirenti, saltando la speculazione di tutti gli intermediari (Conad sta per Consorzio Nazionale Distributori).
La “fine” di tutte queste esperienze è sotto gli occhi di tutti e dimostra, al di là delle buone intenzioni dei promotori, come l’idea che, all’interno del sistema economico attuale, all’interno delle leggi del mercato, sia possibile una forma societaria che non finisca per essere soggetta e conformarsi alla logica del profitto, sia fondamentalmente velleitaria.
Affidare la gestione del servizio idrico integrato ad una S.p.A. ad azionariato diffuso non significa affatto rendere pubblica la gestione dell’acqua, ma solo costituire ex-novo una società privata a capitale diffuso che dovrà operare sul mercato alle condizioni del mercato.
E non è che in assoluto la parcellizzazione del capitale di un soggetto economico sia garanzia, né di partecipazione, né di efficacia.
Su questo tema vi è il pesantissimo esempio dei fondi di investimento ed in particolare dei fondi pensione.
I fondi si caratterizzano per il fatto che nessuno dei sottoscrittori ha un peso per poter esercitare un reale indirizzo sulla gestione del fondo, tant’è che in gergo l’insieme dei sottoscrittori del fondo viene definito “parco buoi” e la reale gestione del fondo è nelle mani del management, che lo gestisce per le proprie finalità e per il proprio tornaconto.
Ma ammettiamo che la riforma del Terzo settore non veda la luce, che, almeno in partenza, questa S.p.A. ad azionariato diffuso risponda agli scopi dei suoi promotori, potrebbe funzionare?
In primo luogo c’è un problema: gli azionisti.
Non può essere obbligatorio entrare in una società privata.
Quanti, dei 180.000 utenti aderiranno alla proposta?
Diciamo che aderiranno 100.000, e gli altri 80.000?
La cosa è particolarmente rilevante perché è collegata all’altro fondamentale tema, quello del finanziamento della società.
I capitali necessari alla gestione ed agli investimenti – stante le attuale condizioni normative – saranno recuperate nell’arco della “convenzione di gestione” (trent’anni?) con le tariffe e le fatture emesse nei confronti di tutti gli utenti, ma il capitale necessario deve essere reperito subito con il capitale “sociale” – ed in questo caso con le quote associative versate dai soci, ovvero dai 100.000 che hanno aderito – e reperendo sul mercato finanziario il resto del fabbisogno.
Non è credibile e non sarebbe possibile chiedere all’azionista diffuso di tassarsi preventivamente per raccogliere il capitale e poi di pagare la fatture per ammortizzare quello stesso capitale, per cui con ogni probabilità la S.p.A. ad azionariato diffuso dovrebbe recuperare la quasi totalità del capitale necessario sui mercati finanziari ed alle condizioni del mercato.
Il problema a questo punto sarebbe legato al fatto che gli operatori finanziari non prestano denaro sulla base di un ammortamento, diciamo, trentennale, ma sulla base temporale molto più breve, diciamo quinquennale.
Questa dicotomia comporta automaticamente due sole soluzioni, o l’ammortamento dei capitali avviene con i tempi degli operatori finanziari con aggravio pesantissimo delle tariffe, o la società accumula un debito nei confronti degli operatori finanziari tale che – come è già avvenuto tante volte in Italia – saranno gli stessi operatori finanziari a stabilire le condizioni di rientro dal debito imponendo le proprie condizioni su gestione e tariffe, divenendo così gli effettivi “padroni” del servizio idrico.
Altro aspetto tutt’altro che irrilevante è quello relativo al management della società. Come si accennava in precedenza non è affatto detto che l’estrema parcellizzazione delle azioni della società ne garantisca il controllo diffuso e la democraticità delle decisioni e delle scelte.
Una S.p.A. è comunque una società di capitali regolata sulla base del diritto societario e più sono deboli le partecipazioni più diviene forte l’autonomia e … l’imperio dei dirigenti.
Una gestione pubblica è un’altra cosa e per quanto ci riguarda sarebbe legata alla costituzione di un’azienda speciale consortile di diritto pubblico.
Anche in questo caso non avremmo alcuna garanzia che tutto vada per il verso giusto, ma in questo caso si potrebbe effettivamente escludere il fine di lucro, ma anche le regole del diritto societario e di quello commerciale.
Potrebbero essere introdotti strumenti di partecipazione diretta e reale dei cittadini e dei lavoratori.
Per quanto riguarda il finanziamento potrebbero essere attivati strumenti di finanza pubblica in alternativa al ricorso al mercato finanziario e, soprattutto, tenere aperto il fronte fondamentale del superamento del full recovery cost con il trasferimento sulla fiscalità generale di una quota dei costi necessari.
Insomma, non è  che la gestione pubblica sia dietro l’angolo, ma secondo noi è l’unica prospettiva da perseguire. È per una reale ed efficiente gestione pubblica e partecipata del bene comune acqua che speriamo ci sia la possibilità di un confronto aperto alla discussione e all’approfondimento.

giovedì 28 luglio 2016

Lotta di classe. Proletariato sconfitto anche nel calcio

Luciano Granieri


La Juve ,di cui Exor,  cassaforte della famiglia Agnelli è proprietaria per il   64%, fattura circa 360 milioni l’anno e paga 256 milioni  di stipendio ai propri calciatori. Fca di cui la Exor, cassaforte della famiglia Agnelli,  è socia di maggioranza con il 21% delle azioni, fattura circa 8miliardi l’anno, ma gli stipendi dei 67mila dipendenti italiani incidono infinitamente meno. 

Higuain recente acquisto della Juve, il cui socio di maggioranza è la Exor, lo stesso di Fca, è costato 110 milioni fra prezzo d’acquisto (94 milioni) e stipendio (16 milioni). Con la stessa cifra si sarebbe potuto assicurare  un aumento di stipendio di 150 euro mensili agli operai Fca, coloro cioè che contribuiscono a fatturare 8 miliardi l’anno e non 360 milioni come Higuain e soci. 

Tale ragionamento è  stato fatto da Gerardo Giannone, operaio della Fca di Pomigliano in regime di salario di solidarietà, al netto 900 euro più o meno al mese. Al di là della delusione e della rabbia di un probabile tifoso del Napoli che ha assistito alla vendita del giocatore più forte della squadra del cuore alla rivale di sempre, cioè la Juve, il discorso non fa una piega. 

Se poi consideriamo che la Exor, cassaforte della famiglia Agnelli,   maggiore azionista della Juve( 64%) e maggiore azionista di Fca( 21%) ha spostato la sede fiscale da Torino ad Amsterdam, col vantaggio di non pagare l’Irap e di realizzare profitti detassati dagli scambi azionari, forse il malcontento dei tifosi non bianconeri diventa più aspro, ma purtroppo rassegnato. 

Al di la della passione calcistica, non è errato affermare che la famiglia Agnelli è stata ed è una delle caste, se non la casta, più potente in Italia.  Ne consegue che la squadra di calcio di cui è proprietaria gode dei favori che si devono ad un padrone così influente e non mi riferisco ai favori arbitrali, che pure ogni tanto ci sono. La parentesi calciopoli era evento troppo evidente per non determinare conseguenze.  

Prendiamo lo Juventus Stadium, si è detto mirabilie dell’impianto bianconero, esaltando  la lungimiranza e l’abilità di una società sportiva capace di costruirsi privatamente uno stadio di proprietà. Siamo veramente sicuri che la Juve abbia  fatto tutto da sola senza intaccare il pubblico interesse?  La città di Torino ha chiesto alla società bianconera,  in cambio della cessione di proprietà, di fatto per 99 anni, di un’area di 350.000 mq, 20 milioni di euro, cioè la miseria di 58 centesimi a metro quadro. Non solo, lo stesso Comune di Torino ha approvato, sic et simpliciter ,  una variante al piano regolatore che ha consentito alla società calcistica degli Agnelli di  acquisire, per un altrettanto tozzo di pane, terreni  adiacenti  allo Stadium utili a  realizzare  due grandi centri commerciali che consentono di monetizzare ulteriori introiti oltre ai profitti del campo di calcio.  Ma i tifosi del Torino a Torino sono considerati? 

Gli investimenti per la realizzazione di un’arena calcistica, sono indubbiamente ingenti, però  se il Comune ti regala l’area dello stadio più altri spazi per edificare  centri commerciali  in barba all’interesse pubblico, l’operazione è molto più semplice e consente di incrementare  in un anno quei guadagni che, attraverso l’acquisto di calciatori e la partecipazione, fallimentare  ma costante, alla Champions League  sono passati da 11,6 a 34,6 milioni in un anno. 

Questi sono solo gli ultimi fatti, ma la Juve è stata sempre la squadra della famiglia più potente in Italia, proprietaria della Fiat e di una complesso intreccio di attività altamente  remunerative. Capello, Landini, Altafini, e più recentemente  il Capello allenatore, Zebinà, Emerson, fino all’attualità, Pjanic e Higuan sono state le appropriazioni che la compagine juventina, dall’alto della sua potenza economica, si è concessa ai danni delle squadre che in quel momento erano le più accreditate per contendergli la leadership in Italia. Miliardi di lire, milioni di euro, in spregio agli stipendi degli operai Fiat, sempre più miseri, e sempre più lasciati in balia della cassa integrazione. 

Oggi si fa un gran discutere di Costituzione, ebbene l’attività della Exor, o Fia,t o Fca, o come la vogliamo chiamare, nel dissanguare gli operai e spendere milioni per i calciatori  non è molto in linea con l’art.41 il quale giustifica  la proprietà privata ma essa non deve svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in  modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. A pensarci bene offrire un motivo per gioire a milioni di perdenti che tifano i pluridecorati bianconeri perché non in grado di affermarsi da soli  nella società potrebbe costituire funzione di alto valore sociale. Del resto il calcio è metafora della vita e da sempre il quotidiano è formato da padroni e subalterni. Per ora, lasciando stare la lotta di classe, nello sport questo è un postulato non scardinabile. Rassegnamoci.



Spiegare la Deforma nelle scuole

Il comitato per il No alla Riforma Costituzionale del Piemonte e Valle D'Aosta , ha lanciato un'idea che mi sembra ottima. Pianificare incontri con gli studenti degli istituti superiori , per illustrare il testo della riforma Renzi-Boschi. Ciò allo scopo di informare i 18enni, che di li a qualche giorno andranno a votare, ma anche i ragazzi delle IV e V classi sul contenuto di ciò che dovrà essere bocciato o approvato nel referendum costituzionale. Di seguito il testo che il comitato ha inviato ai dirigenti scolastici
Luciano Granieri.

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  Ai  Dirigenti Scolastici
       
 Ai Presidenti dei Consigli di Istituto

delle  Scuole Secondarie Superiori della
  
                    Provincia di Torino Loro sedi                                                               




Gentile Dirigente Scolastico,

Gentile Presidente del Consiglio di istituto,
    
nei  prossimi mesi i cittadini italiani saranno chiamati a esprimersi con un voto sulla legge di revisione costituzionale pubblicata in G.U. n.88 del 15/04/2016. Modifiche della carta fondamentale sono già più volte avvenute, ma mai come in questo caso hanno avuto l’evidente intento di cambiare in profondità l’ ordinamento e le caratteristiche della nostra Repubblica. Il referendum oppositivo/confermativo previsto dall’art. 138 della nostra carta fondamentale assume così una particolare importanza, anche perché verterà sul cambiamento di più di un terzo dell’intero testo.
Il Comitato del NO, a nome del quale vi scriviamo, si è più volte espresso e ha messo in risalto i motivi della propria contrarietà nei confronti di questo intervento, ma è, soprattutto, costantemente impegnato a illustrare i punti fondamentali della legge di revisione, al fine di favorire su di essa una  informazione ampia e circostanziata, proprio quell'informazione spesso carente soprattutto fra i giovani. Il rischio è infatti che le giovani generazioni sottovalutino  la portata della scelta che sono chiamate a compiere  - in qualunque direzione essa si esprima - e si rifugino nel disinteresse e nell'astensione.
Ci rivolgiamo , perciò a voi, e agli organi collegiali da voi presieduti, affinché sia favorita la conoscenza del testo sottoposto a referendum, soprattutto – ma non solo - da parte dei diciottenni che saranno chiamati a votare per la prima volta in tale circostanza. Vi chiederemmo perciò di organizzare – nei modi che riterrete più opportuni - occasioni di incontro durante le quali ci sia data la possibilità di illustrare ai giovani delle classi IV e V del vostro Istituto i motivi delle nostre valutazioni negative, in un auspicabile confronto con coloro che esprimono posizioni differenti dalle nostre e nell'ambito di un sempre utile approfondimento delle tematiche connesse all'educazione alla cittadinanza.
Nell’attesa di una vostra cortese risposta, vi porgiamo cordiali saluti e auguri di un sereno lavoro e di un proficuo inizio dell’anno scolastico 2016-17 .
Il Vice Presidente del Comitato per il No del Piemonte e Valle d’Aosta
Avv. Antonio Caputo
Le coordinatrici del settore scuola del Comitato
prof.ssa Maria Chiara Acciarini (cell. 335-5205852) e prof.ssa Claudia Peirone (cell. 347-0165763)
mail: salviamolacostituzionepiemonte@gmail.com

mercoledì 27 luglio 2016

Propaganda Referendaria

Luciano Granieri


Bisogna discutere il merito della riforma costituzionale, evitare di influenzare il giudizio che i cittadini dovranno esprimere al referendum confermativo, con motivazioni che nulla hanno a che fare con il testo”. Questo il mantra che ricorre ogni volta si comincia a discutere della faccenda. A dir la verità tale posizioni fu espressa immediatamente dal Coordinamento Democrazia Costituzionale  e dal Comitato per il No alle modifiche Costituzionali. Da parte  degli inventori della riforma (Matteo Renzi e Maria Elena Boschi) l’impresa si è rivelata molto più complicata. Come mai? Era difficile spiegare ciò che essi stessi avevano scritto? Era astruso  leggere, capire e spiegare ciò che essi stessi avevano vergato sotto dettatura? Mistero.  Fatto sta che sui contenuti della  riforma, attesa da 70 anni dai cittadini, come dichiarò Renzi lo  scorso autunno, non fu data alcuna  spiegazione. Quella  dichiarazione, fra l’altro,  resa dal Premier il 17 settembre, ci regalò  una clamorosa verità storica. Cioè che i cittadini italiani, in attesa da 70 anni delle riforme, si  erano  stancati dell’attuale Costituzione già tre anni prima che questa fosse promulgata.

Con me o contro di me
A fine gennaio, quando il Senato approvò le modifiche costituzionali,  il Premier Renzi fece un pomposo annuncio sull’importanza della conferma referendaria. Erano rilevi sul contesto? Affatto. Renzi dichiarò solennemente che in caso di mancata affermazione al referendum   si sarebbe dimesso provocando la crisi di Governo e nuove elezioni. Ma  in caso di dimissioni del Primo Ministro, le elezioni non sono automatiche, o sbaglio? Cioè il Presidente della Repubblica dovrebbe sondare la disponibilità a formare un altro Esecutivo, incaricando un Presidente del Consiglio diverso, prima di sciogliere la Camere. Ma si sa le modalità con cui Matteo Renzi si è formato sull’assetto della  Repubblica , sono state talmente veloci che qualcosa deve essere sfuggito.  Da quel giorno fu un proliferare di dichiarazioni  sul “O con me o contro di me” sul “Metterci la faccia” , ma di contenuti delle modifiche Costituzionali nulla. Nel frattempo chi si era dato penna di leggere la riforma si era immediatamente reso conto di quanto fosse pasticciata,  contraria agli obbiettivi che si volevano raggiungere e lesiva dei diritti democratici .

Facismo e Antifascismo
 Proruppe poi nell’agone  la contrapposizione fra fascisti e antifascisti, con il suo portato di presunte verità e falsità storiche. Iniziò la ministra Boschi a sostenere  che chi avesse votato No alla riforma si sarebbe espresso Come Casapound. E ancora, rivolta all’Anpi (Associazione  Nazionale Partigiani D’Italia) schieratasi per il No, dichiarò che i partigiani veri,  i combattenti, avrebbero sicuramente approvato le riforme. Infatti, secondo la Ministra,   la maggioranza  degli iscritti oggi  all’Anpi non ha partecipato  alla  resistenza  e, a differenza di chi veramente era stato sulle montagne a combattere, è  privo  del  vero spirito partigiano. Non sarà che i combattenti iscritti all’Associazione sono sempre di meno, perché ahimè il loro percorso di vita, causa l’età, arriva alla fine?

Arruolamento  dei morti.
Dopo le reprimenda  quasi unanime di partigiani,combattenti e non, è iniziato un altro tormentone. Il soldo alla causa di statisti e politici del passato. Secondo i nostri baldi giovani riformatori, Enrico Berlninguer avrebbe votato Si, come pure  Pietro Ingrao, perfino Terracini,  Presidente della 2° Sottocommissione della Costituente sarebbe stato favorevole ad alcuni articoli riformatori. Figli e nipoti dei politici evocati, si sono indignati, diffidando i maldestri nuovi  costituenti ad usare a vanvera i nomi dei loro illustri cari.

Campagna acquisti dei vivi.
Fallita la campagna acquisti dei morti è iniziata quella dei vivi. Come controbattere l’autorevole spiegamento  di  noti costituzionalisti, esimi professori, Presidenti Emeriti di Corte Costituzionale, schierati contro la Deforma Costituzionale? Cercando di formare    un altrettanto importante compagine in supporto del Si  . Fra  gli  accademici  messi sotto contratto i più conosciuti, hanno  ammesso, però, che il testo fa schifo, ma se s’ha da cambiare s’ha da cambiare, quindi  non c’è  da fare troppo gli schizzinosi. Si è provato ad accattivarsi le simpatie di  sportivi ed attori. Il "padronale" Buffon ha aderito,   la Pellegrini ha risposto “no grazie” mentre il grande Benigni ha cambiato la sua valutazione dal No al Si in virtù di  una lauta prebenda di 200 mila euro elargita per la   replica di una sua  trasmissione di qualche anno fa, proprio sulla Costituzione,  andata in Tv nella primavera scorsa.

La catastrofe
Altro canale ampiamente battuto è stato quello catastrofista alla cui regia si è distinta Confindustria, cioè i padroni. Se la riforma verrà  bocciata  cadrà il Parlamento, il Governo, ci aspetteranno tempi bui di  povertà, fame e carestia.  Imperverseranno  invasioni  di terroristi islamici, Al Quaeda ,   nuove Brigate Rosse.  Terremoti e tsunami   flagelleranno la terra. Il tutto perché se dovesse rimanere l’attuale assetto costituzionale, che prevede il Senato elettivo, in presenza delle dimissioni del governo Renzi e di nuove votazioni (rimane sempre il mistero del perché le dimissioni di un presidente del Consiglio porterebbero automaticamente ad elezioni), la nuova legge elettorale creerebbe confusione in quanto  è concepita per la sola elezione della Camera. Certo, è da geni licenziare una norma  elettorale costruita su  un assetto costituzionale ancora da realizzarsi, ma la velocità è velocità, loro danno per scontato che una turbo opinione  pubblica approverà le riforme.  

Finalmente il merito

Dopo la batosta presa alle elezioni amministrative  e dopo che i sondaggi inizialmente favorevoli al Si stanno virando pericolosamente verso l’esito opposto, ci si è  accorti che forse sarebbe  stato meglio parlare un po’ anche del merito della riforma.  Dunque via con i comitati del Si a tediare porta a porta i cittadini sulle mirabilie delle modifiche, ad organizzare banchetti informativi. Operazione miseramente  fallita anche questa, banchetti non se ne sono visti,  dei militanti porta a porta neanche l’ombra. Rimane comunque  il  mistero   di come il Pd abbia potuto raccogliere 600mila firme per richiedere un referendum già stabilito dalla  legge. Saranno firme vere?  L’ultima speranza è affidata al tour che la Ministra Maria Elena Boschi sta compiendo in tutte le città d’Italia per spiegare l’indispensabilità della sua riforma. Il 3 agosto  prossimo sarà a Frosinone presso il palazzo della Provincia alle ore 18,30. Noi del comitato Provinciale Coordinamento Democrazia Costituzionale, saremo li a capire se la Ministra ha studiato. Le  precedenti uscite hanno dimostrato che  Madama Mariaelena  non è tanto preparata sulla sua Riforma. Noi Si. Perciò voteremo  ed invitiamo a votare No.

lunedì 25 luglio 2016

No alla Riforma Costituzionale Renzi-Boschi: Il Comitato Provinciale CDC di Frosinone dà appuntamento a tutti i cittadini nelle piazze.

Comitato provinciale Coordinamento Democrazia Costituzionale di Frosinone.


Il Comitato provinciale Coordinamento Democrazia Costituzionale di Frosinone esprime piena soddisfazione per le seimila firme raccolte sui referendum abrogativi della legge elettorale Italicum e per il referendum oppositivo costituzionale. Lo sforzo, necessario ad ottenere il maggior numero di adesioni possibili, è stato gravoso ed impegnativo. Dall’inizio d’aprile, contando solo sulle nostre forze di semplici cittadini, senza il supporto organizzativo di partiti o di movimenti sindacali, siamo stati presenti con banchetti nelle piazze di tutta la Provincia.
Abbiamo avuto la possibilità di parlare con moltissime persone che, come noi, hanno a cuore la tenuta democratica del Paese. Il nostro assetto democratico è minacciato dal combinato disposto tra una legge elettorale irrispettosa della rappresentanza e una riforma Costituzionale, la Renzi-Boschi, che trasferisce al Governo, di fatto, sia il potere esecutivo che quello legislativo, conferendo allo stesso Presidente del Consiglio la prerogativa di  scegliere e  controllare gli  Organi di Garanzia.  
Proprio il supporto delle tante persone incontrate nelle piazze ai banchetti, ci dà la forza per continuare la lotta in vista della battaglia fondamentale, quella per il No alla deforma Costituzionale Renzi-Boschi il cui referendum oppositivo avrà luogo in autunno. La proposta di riforma Renzi-Boschi è stata scritta sotto dettatura dei potentati finanziari, ed ha come obbiettivo quello di smembrare la Costituzione Antifascista nata dalla Resistenza, perché solo in questo modo potranno privarci dei diritti fondamentali.  L’insana impresa di indebolire la Costituzione è stata tentata in passato da diversi Governi, ma mai portata a termine fino ad oggi. Votare No a questa riforma, confusa e pasticciata, significa tutelare un baluardo fondamentale per la difesa di diritti inalienabili dei cittadini, dal lavoro, alla sanità, alla scuola.
Stiamo predisponendo un programma di incontri pubblici (eventi, comizi) volti a sensibilizzare la cittadinanza per informarla sul concreto pericolo per la tenuta democratica che questa proposta di modifica determina. A breve sarà disponibile un calendario delle attività che ci vedrà ancora una volta presenti nelle Piazze della Provincia per tutta l’estate fino alla vigilia dell’appuntamento referendario.  Siamo determinati ad impegnarci al fine di aumentare la consapevolezza che votare No alla deforma Costituzionale significa proteggere i diritti che la Costituzione antifascista garantisce e tutela.
Ci incontrerete nelle Piazze nelle prossime settimane, e insieme diremo NO a chi vuole privarci dei nostri diritti democratici.

video di Luciano Granieri

OPINIONI COSTITUZIONALI: Una domanda alle sindache e ai sindaci della Romagna. E non solo. A nome di chi parlate?

Maria Paola Patuelli
Portavoce Comitati per il NO della provincia di Ravenna

Ho letto con stupore la lettera (vedi QUI ndr) promossa da Daniele Manca, sindaco di Imola, presidente dell’ANCI dell’Emilia Romagna, la nostra Regione.
Titolo della lettera: “I sindaci in prima linea per un’Italia più moderna”. Se non ho letto male, ci sono tutti i sindaci capoluogo, tranne Parma e - se non sbagliamo – tutte/i i sindaci della Romagna.
Chi ha consuetudine con la dimensione storica del mondo – le/i sindaci, nessuno escluso, dovrebbero averla -  sa che l’espressione “moderno” accompagna il presente che, come spesso accade, non è di per sé espressione di “progressivo” o “migliorativo”.
Per moltissime/i italiani, cittadine/i comuni, costituzionalisti, politologi, opinionisti, la cosiddetta “riforma” costituzionale sulla quale ci esprimeremo in autunno, non è affatto progressiva. Anzi, è pericolosa.
Nodo sul quale la discussione è in corso.
Quindi, vi chiedo.
Care/i sindaci, a nome di chi parlate? Dite che vi collocate in prima linea. A parte il linguaggio, che evoca “battaglie”, vorrei capire il vostro pensiero.
Parlate a titolo personale? In tal caso, questo presentarvi quasi come “categoria” - i sindaci dell’Emilia Romagna – è perlomeno improprio.
Parlate in quanto rappresentanti delle cittadine e dei cittadini dei vostri territori? Ma nei vostri territori, come in tutti, esiste una ampia pluralità di opinioni, come anche le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato. Per non parlare di chi ha abbandonato le urne. Abbandono che dovrebbe essere in cima alle vostre preoccupazioni.
Oppure, vi sentite rappresentanti, nei vostri territori, del governo, che ha impropriamente “scritto” questa “riforma”, facendo del Parlamento poco più che una cassa di risonanza?
Se è così, va ancora meno bene. Soprattutto non va bene che vi rivolgiate a noi – forse avete pensato che non siete, ancora, di nomina governativa – dicendo che così rinsalderete  il rapporto con noi, quando, finalmente - dite - sarete alleggeriti dalla burocrazia che l’attuale Costituzione vi impone.
Con questa “riforma” l’Italia sarà più bella, più forte, più moderna? E’ un’altra – stupefacente per me – vostra asserzione. E’ la Costituzione che ha reso l’Italia meno bella, o il non rispetto dell’art.9, a proposito di paesaggio, ambiente, beni storici e  artistici, spesso imbruttiti  o trascurati dalle “vostre” scelte amministrative?
Più forte? A cosa vi riferite? All’economia? Quali sarebbero i nessi fra mondializzazione, finanza “criminale”, clientele, corruzione, evasione fiscale - per tenere connessi mondo e Italia - e Costituzione?
Se non per il NON AVERLA APPLICATA O RISPETTATA?
Più moderna? L’Italia che abbiamo è in realtà moderna, di una modernità che non ci piace. Ma non è chiaro quale sarebbe la modernità che vi piace.
Diteci - ancora - quali sono  i lacci burocratici che, anche nella nostra Regione, hanno creato disaffezione al voto o sostegno a liste molto lontane da quelle che a suo tempo vi hanno consentito di diventare nostri rappresentanti. Lo sapete che la “riforma” vi toglie - ai sindaci, alle Regioni - ruolo e poteri?
Questa - dite - è una riforma ARCHITRAVE. Qui vi capisco di più.
Infatti, se questa “riforma” sarà confermata dal referendum, avremo sicuramente l’ARCHITRAVE di una Repubblica dove i principi di uguaglianza, rappresentanza, decentramento, equilibrio fra poteri - che alle madri e padri Costituenti di settanta anni fa sembravano fondamenta irrinunciabili - risulteranno deboli e tali da sorreggere con fatica l’architrave. E la Repubblica sarà un edificio democratico fragile.
Di questi probabili effetti negativi i nostri Comitati, che da mesi stanno lavorando per informare una opinione pubblica che - mi pare - non molto capirà dalla vostra lettera, hanno forte convinzione.
Ma guardiamo con rispetto anche alla opinione che con la lettera avete espresso, e la prendiamo sul serio.
Vi proponiamo quindi – ci rivolgiamo alle sindache e ai sindaci della Romagna - di partecipare ad incontri pubblici con noi, per potere confrontare e approfondire le nostre diverse ragioni.
Aspettiamo di ricevere la vostra disponibilità - la nostra disponibilità c’è - al seguente indirizzo info@salviamolacostituzione.ra.it


domenica 24 luglio 2016

Terrore e ipocrisia

Robert Fisk 

Le ore spaventose e sanguinose di venerdì sera e sabato mattina a Monaco e a Kabul – nonostante le 3.000 miglia che separano le due città – hanno offerto una lezione istruttiva sulla semantica dell’orrore e dell’ipocrisia. Io dispero di quel vecchio termine d’odio, “terrore”. Ormai da molto tempo è il segno d’interpunzione e la sigla musicale di ogni superficiale politico, poliziotto, giornalista e guru superficiale boccalone del mondo.
Terrore, terrore, terrore, terrore. Oppure, terrorista, terrorista, terrorista, terrorista.
Ma di tanto in tanto inciampiamo in questo cliché sugli assassini, proprio come abbiamo fatto questa fine settimana. Ecco com’è andata. Quando abbiamo sentito inizialmente che tre uomini armati si erano dati a “un’orgia assassina” a Monaco, i poliziotti tedeschi e i ragazzi e le ragazze di BBC, CNN e Fox New hanno innestato la marcia del “terrore”. La polizia di Monaco, siamo stati informati, temeva che si trattasse di un “atto terroristico”. La polizia locale, ci ha raccontato la BBC, era impegnata in una “caccia all’uomo antiterrorismo”.
E sapevamo che cosa significava: i tre uomini erano ritenuti mussulmani e pertanto “terroristi” e dunque sospettati di essere membri dell’ISIS (o almeno ispirati da esso).
Poi è emerso che i tre uomini erano in realtà un uomo solo: un uomo ossessionato dalle stragi. Era nato in Germania (anche se in parte di origini iraniane). Tutto a un tratto su ogni canale mediatico britannico e sulla CNN la “caccia all’uomo antiterrorismo” è divenuta una caccia a uno “sparatore” solitario.
Un giornale britannico ha usato il termine “sparatore” quattordici volte in pochi paragrafi. In qualche modo “sparatore” non suona così pericoloso come “terrorista”, anche se l’effetto delle sue azioni è stato indubbiamente lo stesso. “Sparatore” è un termine in codice. Significava: questo particolare assassino di massa non è un mussulmano.
Ora a Kabul, dove l’ISIS – il reale orrendo ISIS mussulmano sunnita leggendariamente spaventoso – ha mandato attentatori suicidi contro migliaia di mussulmani sciiti che stavano protestando sabato mattina contro quello che risulta essere stato un atto di discriminazione sostanzialmente di routine.
Il governo afgano aveva rifiutato di far passare una nuova linea elettrica attraverso il distretto della minoranza hazara (sciita) del paese – un collegamento con un cavo minore non aveva soddisfatto la folla – e aveva ammonito gli sciiti di cancellare la loro protesta. Le folle, in gran parte composte da uomini e donne della classe media della capitale, hanno ignorato questo avvertimento minaccioso e si sono presentate nelle vicinanze del palazzo presidenziale per montare tende su cui avevano scritto in Dari “giustizia e luce” e “morte alla discriminazione”.
Ma invece la morte è arrivata su di loro, sotto forma di due uomini dell’ISIS – uno dei quali apparentemente spingeva un carretto di gelati – i cui esplosivi hanno fatto letteralmente a pezzi 80 dei mussulmani sciiti e ferito altri 260.
In una città in cui elementi del governo afgano sono a volte definiti ‘governo talebano’ e in cui una versione afgana dello Stato Islamico mussulmano sunnita è popolarmente ritenuta insediata come un bacillo in quelle stesse fazioni, non c’è voluto molto perché gli attivisti che avevano organizzato la dimostrazione cominciassero a sospettare che dietro il massacro c’erano le stesse autorità. Naturalmente noi in occidente non abbiamo sentito questa versione degli eventi. Le notizie da Kabul erano invece concentrate su chi negava o rivendicava l’atrocità. Gli orridi talebani islamisti la negavano. L’orrido ISIS islamista ha detto di averla compiuta. E così tutte le notizie si sono concentrate sulla rivendicazione della responsabilità da parte dell’ISIS.
Ma, un momento. Nemmeno un singolo articolo, nessuna trasmissione, ha fatto riferimento al macello di Kabul come a un atto di “terrore”. Il governo afgano sì. Ma noi no. Noi abbiamo parlato di “attentatori suicidi” e di “aggressori” in larga parte allo stesso modo in cui abbiamo parlato dello “sparatore” di Monaco.
Ora, questo è molto strano. Com’è che un mussulmano può essere un terrorista in Europa ma un semplice “aggressore” nell’Asia sud-occidentale? Perché a Kabul gli assassini non attaccavano occidentali? O perché attaccavano i loro correligionari mussulmani, anche se della varietà sciita?
Sospetto che siano giuste entrambe le risposte. Non riesco a trovare altro motivo per questo strano gioco semantico. Poiché proprio come l’identità terroristica è svanita a Monaco nel momento in cui Ali Sonboly è risultato aver più interesse all’omicida di massa norvegese Anders Breivik che al califfo Abu Bakr al-Baghdadi di Mosul, così gli effettivi assassini dell’ISIS a Kabul hanno evitato lo stigma di essere definiti terroristi in qualsiasi senso o forma.
Questa terminologia priva di senso sarà ulteriormente distorta – statene certi – mentre un numero sempre maggiore di vittime europee degli attacchi in nazioni della UE risulta essere costituito dagli stessi mussulmani. Il gran numero di mussulmani uccisi dall’ISIS a Nizza è stato notato, ma scarsamente evidenziato. I quattro giovani turchi abbattuti da Ali Sonboly sono entrati nel racconto come quasi una parte di routine di quella è oggi è, ahimè, la routine delle uccisioni di massa in Europa così come in Medio Oriente e in Aghanistan.
L’identità dei mussulmani in Europa è perciò mascherata se sono vittime ma di vitale importanza se sono assassini. Ma a Kabul, dove sia le vittime sia gli assassini sono stati mussulmani, la reciproca crisi di identità religiosa non è di alcun interesse per l’occidente; il bagno di sangue è descritto in termini anemici. I due aggressori hanno “attaccato” e gli “attaccati” sono rimasti con 80 morti; più il risultato di una partita di calcio che una guerra terroristica.
Alla fine tutto si riduce alla stessa cosa. Se mussulmani attaccano noi, sono terroristi. Se non mussulmani ci attaccano, sono sparatori. Se mussulmani attaccano altri mussulmani, sono aggressori.
Ritagliate questo paragrafo e tenetevelo vicino la prossima volta che si scateneranno assassini, e sarete in grado di stabilire chi sono i cattivi prima che ve lo dicano i poliziotti.
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo