Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 30 aprile 2022

Fumi del passato, scorie del presente e del futuro

 Luciano Granieri Collettivo Politico Rigenerare Frosinone



Esiste un brutto vizio in sede di campagna elettorale per le amministrative. Quello di scordarsi delle malefatte del passato ed esaltare quelle che sembrano essere, e sottolineo sembrano, le cose positive. Ciò accade in particolare per quegli schieramenti diretta emanazione dell’amministrazione uscente. 

Chi come noi non vuole, o non può, presentarsi alle elezioni in virtù di una legge elettorale, ed una conseguente dinamica di ricerca del consenso che premia i più forti -non in senso di idee, ma in senso economico - si industria a riportare alla memoria alcuni eventi passati, e chiamare la comunità che andrà al voto a riflettere. 

Partiamo però dall’attualità. Ci riferiamo alla vicenda del biodigestore che la ditta Società Energia Anagni srl” vorrebbe impiantare in località Selciatella di Anagni. In particolare poniamo l’attenzione alla 2° conferenza dei servizi convocata per concedere all’ente proponente l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Come da prassi ad essa  hanno preso parte: il soggetto che chiede l’autorizzazione  (Società Anagni Ambiente Srl), le istituzioni interessate: Comune, Provincia, Regione, Asl, e associazioni di cittadini che hanno opposto ricorso al TAR contro la realizzazione dell’impianto. In questo caso un coordinamento ambientale composto da (Anagni Viva, Diritto alla Salute DAS, Comitato Residenti Colleferro, Rete per la Tutela Valle del Sacco). Nel contesto l’associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente ha effettuato una consulenza sanitaria, per conto del sindaco di Anagni, evidenziando le gravi conseguenze per la salute dei cittadini a seguito della realizzazione dell’impianto. Per gli esiti della conferenza dei servizi rimandiamo ad altri articoli

Ciò che qui preme sottolineare è come il parere negativo del sindaco sia riferito alle tematiche di inadeguatezza urbanistica, senza andare oltre ad un atto che costituisce il minimo sindacale. In relazione alle criticità sanitarie viene presentata la consulenza dell’Associazioni Medici di Famiglia per l’Ambiente, la quale non ha alcuna valenza visto che è un parere espresso da un ente privato. Ciò che le associazioni ricorrenti al TAR sollecitano al primo cittadino anagnino è l’espressione diretta del parere negativo in ambio sanitario, perché anche questo è dovuto. Infatti il sindaco deve ottemperare al suo ruolo di massima autorità di tutela della salute pubblica, e tale parere deve legarsi al principio di precauzione ambientale. 

Partendo da queste note, torniamo alla nostra storia . Come si ricorderà nell’estate del 2019 un incendio devastò la Mecoris, una un’azienda che si occupava di trattamento di rifiuti speciali, fra cui amianto e scarti di origine ospedaliera, situata a poche centinaia di metri dall’Ospedale Fabrizio Spaziani . I fumi tossici avvolsero il Capoluogo e altre città limitrofe. A seguito dell’incidente il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, emise l’ordinanza di non avvicinarsi al luogo dell’incendio, tenere chiuse le finestre e spenti i condizionatori nel raggio di due chilometri dall’azienda andata a fuoco. Intervento tempestivo e dovuto.

Ma nella consultazione degli atti autorizzativi, spiccavano le risultanze della conferenza dei servizi, tenutasi il 19 aprile e il 19 luglio del 2016, in cui si concedeva alla Mecoris l’Autorizzazione ad operare. In essa si rilevava come il sindaco di Frosinone, pur invitato, non partecipava, esercitando il principio del silenzio assenso ai sensi dell’art.3 della Legge 7 agosto 2015 n.124. Ovviamente la cosa fu fatta rilevare al primo cittadino, il quale rispose che, non sussistendo criticità urbanistiche, tematiche esclusive di competenza del Comune, (così come invece è accaduto al sindaco di Anagni per il biodigestore), la presenza dell’amministrazione comunale era superflua. 

Anche noi, allora, rimarcammo come, oltre al parere urbanistico il sindaco era tenuto a far valere il suo ruolo di massima autorità per la tutela della salute pubblica, ed esprimere parere sanitario negativo proprio per il principio di precauzione ambientale previsto dalle normative europee. Ottaviani giudicò risibile e specioso il nostro rilievo ma la cosa grave fu che anche altre associazioni, fra cui quella dei Medici di Famiglia per l’Ambiente - oggi impegnati nella campagna elettorale in favore del candidato sindaco Mastrangeli, attuale assessore al bilancio di Ottaviani - giudicarono questa obiezione pretestuosa. 

L’esito attuale, risultante dal processo autorizzativo per biodigestore di Anagni, dimostra che la contestazione era tutt’altro che pretestuosa ed il sindaco Ottaviani, non presentandosi alla conferenza dei servizi del 2016 per la Mecoris, è venuto meno al suo compito di tutelare la salute pubblica, non esercitando il ruolo di massima autorità per la tutela dei cittadini

A margine della questione c’è da rilevare il sospetto sul conflitto d’interesse che circondò tutta la vicenda, suscitato dagli accertati rapporti di lavoro che il consigliere di maggioranza Andrea Campioni, eletto nella lista Ottaviani sindaco, ed in quota lega, aveva proprio con la Mecoris. Tanto che i consiglieri del M5S Marco Mastronardi e Christian Bellincampi ne pretesero le dimissioni leggi qui

Già proprio quel Bellincampi che adesso condivide gli stessi schieramenti di Campioni, cioè di colui che voleva far dimettere, essendo passato armi a bagagli in Fratelli D’Italia, candidandosi alle amministrative, con Mastrangeli sindaco, Ottaviani, leghsiti, fascisti e compagnia cantante. Ricordare è importante. Tenetelo presente quando andrete a votare.

COMMENTO AL VERBALE DELLA CONFERENZA DI SERVIZI DEL 6 APRILE 2022 PER L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ( AIA ) AL BIODIGESTORE

 

 IL COORDINAMENTO AMBIENTE DI ANAGNI E COLLEFERRO

LE ASSOCIAZIONI:

ANAGNI VIVA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO, DIRITTO ALLA SALUTE, RETUVASA,




La 2° Conferenza di Servizi del 6 aprile, convocata per il procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale ( AIA) richiesta dalla Società Energia Anagni srl per l’impianto di un Biodigestore in località Selciatella di Anagni, ha posto in evidenza alcuni importanti carenze nelle documentazioni presentate o documentazioni ancora insufficienti rispetto a quelle richieste nella precedente Conferenza.

Partecipavano in modalità telematica i rappresentanti della Regione Lazio, della Società proponente, del Comune di Anagni, della Provincia di Frosinone e, come uditori, i rappresentanti delle Associazione e dei Comitati, dei Sindacati e il Consigliere regionale Marco Cacciatore.

Gli Enti e la Società convenuti hanno dichiarato che risponderanno alle integrazioni richieste dall’Autorità competente e, in particolare, la Società Energia Anagni, ha chiesto un rinvio per fornire i chiarimenti /integrazioni richiesti, ma nel verbale manca il termine della ricezione delle integrazioni/chiarimenti che la Regione non ha fissato, anche se glielo abbiamo chiesto.

La Provincia ha ribadito il parere non favorevole all’ impianto, allo stato attuale delle criticità evidenziate, mentre il Comune di Anagni ha presentato il parere non favorevole all’ impianto, relativo ad aspetti urbanistici e, come dichiarato dal Sindaco in Consiglio Comunale e in una nota inviata ad anagnia.com, ha presentato una relazione medico-sanitaria , una relazione tecnico - scientifica, una relazione urbanistica.

Il punto dolente della questione resta innegabilmente il parere sanitario, di competenza del Sindaco di Anagni, che è un atto procedurale pertinente, mentre la relazione dell’Associazione Medici di Famiglia per l’ Ambiente è una consulenza privata che non ha valore amministrativo.

Il nostro Coordinamento Ambientale, per esempio, ha allegato note di organismi pubblici alle Osservazioni presentate dallo Studio Legale Gattamelata e associati, che attualmente difende il Coordinamento stesso, costituito da Anagni Viva, Diritto alla Salute DAS, Comitato Residenti Colleferro, Rete per la Tutela Valle del Sacco, nel ricorso al TAR vs la Regione Lazio.

Lo stesso Dirigente della Conferenza, Autorità competente AIA, alla precisa domanda del rappresentante del nostro Coordinamento Ambientale, ha risposto che il Sindaco ha allegato una nota che non è il parere sanitario che si ha quando il Sindaco controdeduce i pareri di ARPA e ASL.

Il Parere Sanitario del Sindaco è strettamente legato alla tutela dell’ ambiente, si richiama al principio di precauzione ambientale (previsto dalla normativa europea) e risponde al suo ruolo di massima Autorità di tutela della Salute Pubblica. Nel caso il Sindaco dovesse esprimere un parere negative, si bloccherebbe il rilascio dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale e il procedimento verrebbe rinviato all’ intesa Governo- Regione che, se non raggiunta, comporterebbe un’ apposita deliberazione del Consiglio dei Ministri.

Ci sembra dunque necessario che il Sindaco vada oltre il documento presentato dall’ Associazione Medici di Famiglia per l’ Ambiente, che riferisce i dati scientifici relativi all’ incidenza dell’inquinamento su molte gravi patologie in preoccupante crescita nel nostro territorio, e presenti il Parere Sanitario dovuto sulla grave crisi ambientale nella Valle del Sacco, nonostante la posizione della ASL, finora ferma nella posizione del silenzio /assenso.

Il Parere Sanitario è distinto e diverso rispetto ad altri documenti di Associazioni ed Enti preposti alla tutela della salute e dell’ ambiente e renderebbe convincente e chiaro il NO dichiarato dal Sindaco e dal Consiglio Comunale al Biodigestore. Un NO che ora è oggettivamente debole e incerto perché non viene esercitata di fatto la funzione di Autorità sanitaria preposta alla Tutela della Salute pubblica.

Il Parere adeguatamente motivato da elementi che dimostrino la presenza di problematiche sanitarie, deve essere ovviamente esercitato, altrimenti non si potrebbe sapere se quelle problematiche esistano o meno !

In conclusione, noi rileviamo che nella documentazione complessiva finora presentata alla Regione mancano :

- il nulla osta ASI riguardo all’ assegnazione dell’ Area e il relativo parere del Comune nonostante Energia Anagni asserisca di avere l’ affidamento del lotto.

- il nulla osta per l’ autorizzazione sismica, considerando che Anagni è classificata zona sismica 2b e proprio l’ 11 aprile scorso si è verificato un terremoto di magnitudo 3.4 nell’ area a sud est di Roma che è stato avvertito anche ad Anagni.

Infine la Regione ha assicurato il coinvolgimento di Arpa Lazio tramite la convocazione di uno specifico Tavolo Tecnico a supporto dell’ autorità competente, per definire tutte le questioni in

sospeso e chiudere il procedimento. La prossima Conferenza sarà pertanto decisoria.






venerdì 29 aprile 2022

SIN Bacino del fiume Sacco, la Regione Lazio in completa confusione.

 


Comunicato Stampa Congiunto




Le intenzioni del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, comunicate all’assemblea generale di Unindustria, riguardo all’iniziativa congiunta con il Presidente del Consiglio Draghi e il Ministro Cingolani per giungere alla sospensione del decreto di perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, sono a dir poco inqualificabili e da intendersi come un affronto all’intelligenza della popolazione residente in un’area vasta come la Valle del Sacco.

Come comunità abbiamo partecipato e salutato con soddisfazione l’avvio del procedimento di nuova perimetrazione nel 2014, siamo stati pazienti per la firma del decreto di fine 2016, ancora di più per l’Accordo di Programma Quadro dei primi del 2019, per non dire della nomina di un commissario ad hoc per le operazioni di bonifica nel 2022. Ricordiamo che lo stato di emergenza socio-sanitaria che interessa ancora il territorio del SIN Bacino del fiume Sacco è attivo dal 2005.

Oggi con le intenzioni dichiarate dal Presidente Zingaretti e applaudite da Unindustria si torna indietro di ben 8 anni, il tutto condito dalle richieste lobbistiche della categoria industriale che avrebbe dovuto vigilare sull’operato dei propri associati. Il disastro ambientale che tutti conosciamo non ci è piovuto dal cielo: è originato dalle industrie e da un’idea di sviluppo industriale malata e predatoria. Aggiungiamo il ricatto dell’abbandono Catalent da Anagni utilizzato come cavallo di troia per rilanciare intenzioni politico economiche di de-perimetrazione nell’aria già da tempo.
È chiara, prevaricante e provocatoria l’intenzione di dimenticarsi del passato e chi sul territorio ha sofferto sulla propria salute il massiccio impatto industriale.

Le dichiarazioni mostrano anche una ignoranza abissale, la contaminazione delle aree ripariale e di quelle di esondazione non c'entrano nulla con la contaminazione endogena delle aree industriali, in particolare la situazione dell’area della Catalent, come altre, era nota da anni e sancita in base al dlgs 152/06 (T.U. ambiente). Nelle conferenze di servizi della vecchia perimetrazione e nelle caratterizzazioni della nuova, sono evidenti i gradi di contaminazione differenti per aree, per le quali è d’obbligo la giusta precauzione ed un’analisi approfondita. E’ necessaria una fotografia ambientale a colori del nostro territorio, non una in bianco e nero, una volta per tutte. Come sempre accade per le questioni ambientali si accusa l’eccesso di burocrazia, nascondendo le proprie responsabilità per non aver adeguato l’organizzazione e le risorse necessarie a gestire uno dei Sin più vasti del nostro paese ed il più complesso per la pluralità delle fonti di contaminazione provenienti dalle diverse aree industriali collocate lungo il fiume.

Quello che si sta pensando di fare, con tentativi di superamento delle normative nazionali ed europee, è un errore madornale che bisognerà anche valutare dal punto di vista giuridico amministrativo e di certo troverà l’opposizione di chi in questi anni con lo spirito collaborativo ed impegno ininterrotti ha profuso le proprie energie per cercare di trovare la soluzione del problema.
 
Valle del Sacco, 29 aprile 2022
 
Firmato:
Associazioni/Comitati
Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (ReTuVaSa)
Circolo Legambiente Anagni
Associazione Diritto alla Salute (DAS)
Associazione Big Brother Ambiente
Associazione Unione Giovani Indipendenti (UGI)/Scaffale Ambientalista
Associazione Anagni Viva
Movimento No Biodigestore Anagni
 
Singole/i cittadini
Marco Maddalena
Letizia Roccasecca
Romualdo Spelta

--LAZIO. ZINGARETTI: CHIESTA A DRAGHI SOSPENSIONE DECRETO PERIMETRAZIONE VALLE SACCO
(DIRE) Roma, 28 apr. - "Occorrono segnali chiari che segnino una nuova fase. Per questo la scorsa settimana abbiamo avviato un'iniziativa direttamente col presidente del Consiglio Draghi, il ministro Cingolani e tutto il governo: la Regione Lazio ha chiesto la sospensione, eccetto le aree ripariali, del decreto di perimetrazione del SIN del Bacino Valle del Sacco". Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, intervenendo all'assemblea generale di Unindustria.
"Un decreto figlio di errori e illusioni che hanno finito nel tempo per bloccare tutto- ha aggiunto Zingaretti- Una sospensiva non per perdere tempo ma per definire in pochi mesi col territorio un perimetro che garantisca tutela, bonifica e rilancio produttivo. Un equilibrio tra sostenibilità e crescita, come ci chiede l'Europa".
(Mtr/ Dire)

 

giovedì 28 aprile 2022

Resistenza Sanitaria

Luciano Granieri, operatore Cittadinanzattiva Tribunale per la difesa dei Diritti del Malato 



E' da poco trascorso  un 25 aprile in cui il senso della resistenza e della liberazione si è diluito in analogie improprie, quanto non storicamente azzardate, con vicende belliche estere. Ciò ha tolto dallo scenario storico-politico quegli elementi, passati ed attuali,  certamente fastidiosi per l'establishment economico e mediatico massivamente asservito. Mi riferisco  alla  lotta al nazifascismo, e il grande sforzo di resistenza che gran parte della popolazione italiana, nativa ed immigrata, consapevolmente, o inconsapevolmente, ingaggia tutti i giorni, per assicurarsi un minimo di vita dignitosa, a cominciare dal diritto a non ammalarsi. 

Proprio su questo fronte vorremmo porre qualche riflessione, in una fase di post pandemia acuta. Ci limiteremo alla nostra realtà territoriale: provincia di Frosinone e Regione Lazio. Quella, cioè,  che come Cittadinanzattiva , Tribunale per la Difesa dei Diritti del malato di Frosinone, abbiamo avuto, e abbiamo, maggiormente sotto gli occhi, nonostante una ripresa della attività ancora non a pieno regime. 

Lo stato dell'arte

A conferma di quanto la sindemia ha messo in luce, cioè l’inadeguatezza della sanità privata   nel gestire, non solo la crisi del Covid, ma anche la normale cura delle patologie - a meno che esse non siano altamente remunerative - durante la nostra attività abbiamo ricevuto, fra le altre,  due segnalazione gravi di malasanità, proprio a carico di strutture private accreditate, una di Fiuggi e l’altra di Sora. Nel primo caso ci è stata segnalata la supposta scarsa cura di un degente anziano, il quale, accusava, al momento del ricovero in una Rsa della città termale nel 2021, patologie neurologiche. 

A causa della pandemia, le visite dei parenti erano state interdette, con il personale sanitario che rassicurava i familiari sulle buone condizioni del paziente. Nonostante ciò, dopo tre mesi di degenza, l’anziano veniva trasferito d’urgenza presso il pronto soccorso di Alatri in stato soporoso con dispnea e tachipnea, presenza di piaghe da decubito nella zona lombo sacrale. Nel frangente si è resa urgente “l’aspirazione di secrezioni tracheobranchiali dense con numerose concrezioni” (relazione del P.S. di Alatri), operazione inspiegabile  a seguito dell’intervento di un impianto Peg, eseguito precedentemente  al policlinico Tor Vergata per agevolare la nutrizione del degente. Proprio ad Alatri il paziente è deceduto, dopo che lo stesso personale medico del pronto soccorso aveva rilevato le gravi mancanze terapeutiche sopra descritte. 

Nel secondo caso una signora ci ha denunciato il mancato intervento di rimozione della safena, necessario alla risoluzione di una patologia tromboflebitica, a cui si era sottoposta presso una struttura privata accreditata di Sora. Operazione in teoria effettuata, come da  regolare degenza e  decorso terapeutico, e come riportato anche  nella cartella  clinica.  Però, a seguito di sintomi persistenti post operatori, la paziente si sottoponeva   ad ulteriori esami diagnostici, presso la casa della salute di Pontecorvo e presso l’ospedale San Raffaele di Cassino, dai quali risultava ancora la presenza della vena in sito, sconfessando quanto scritto nella  stessa cartella clinica rilasciata dalla struttura sorana e soprattutto ignorando a quale intervento sia era   realmente sottoposta. Sottolineiamo che per questo secondo caso è stato interessato il legale dell’associazione, in quanto, se tutto ciò venisse accertato, si prefigurerebbe, oltre al danno per il paziente, anche un danno per la Asl e per la comunità, che avrà pagato per un intervento mai effettuato. 

A queste due gravi mancanze, si aggiungono le peripezie ordinarie di chi deve prenotare una prestazione diagnostica. Con file interminabile al Cup e pianificazione delle visite ambulatoriali a distanza di anni, spesso non corrispondenti con la data degli esami diagnostici, posticipati rispetto al giorno della visita, e quindi inutili. Da anni sollecitiamo la Asl ad aggiornare i software in modo che le visite di controllo, la cui data è fissata dallo specialista, non debbano essere vidimate dal Cup, sollevando il paziente da un disagio inutile. Ricordiamo che questa è una prescrizione inserita nel Piano Regionale per il Governo delle Liste d’Attesa 2019-2021, a cui la Asl di Frosinone non si è ancora conformata

A questi casi, relativi alla provincia di Frosinone, si può aggiungere quanto avvenuto presso l’Ospedale S.Andrea di Roma, dove una paziente disabile è rimasta in attesa per ore fuori al pronto soccorso, in ambulanza, al freddo, in attesa di essere presa in carico dalla struttura. Ciò a causa  dell’insufficienza del personale medico presente in organico

Indigna la mancanza di  357 medici nei pronto soccorso del Lazio ed una carenza di personale infermieristico insostenibile. Quelli sopra ricordati non sono che una piccola testimonianza di uno stato critico della sanità , in provincia di Frosinone, nel Lazio, ma anche  in tutta Italia.



Il toccasana dei soldi europei. Toccasana per chi?

 Ma non bisogna preoccuparsi.  A risolvere tutto ci penserà il PNRR, con i soldi derivanti dalla misura 6 dedicata alla sanità territoriale. Il dispositivo andrà  licenziato entro giugno per non perdere i fondi della Ue.  A tale scopo è pronto un decreto governativo approvato dalla conferenza Stato-Regioni, contraria la sola la Campania. Cosa  prevede? Si basa sulla pianificazione di strutture di prossimità, in particolare di centrali operative territoriale il cui fulcro è costituito dalle Case di Comunità (Cdc).

Una buona soluzione se non fosse che non vengono stabiliti gli standard di livello assistenziale che esse dovrebbero assicurare. Spieghiamo meglio: lo standard del personale ipotizzato in queste strutture è di 7/11 infermieri, un assistente sociale, 5/8 unità di personale socio sanitario e amministrativo

Le Case di Comunità più grandi, centrali (hub) dovrebbero erogare servizi diagnostici ed ambulatoriali, assicurate da equipe multi professionali e specialistiche. Già.  Dovrebbero!

 Infatti nel decreto è scritto quanto segue: “La Cdc hub garantisce la presenza dei seguenti professionisti nell’ambito di quelli disponibile a legislazione vigente, anche attraverso interventi di riorganizzazioni aziendale”. Tradotto: non ci sono le risorse per assumere nuovo personale sanitario, per cui le Case di Comunità dovranno essere gestite da quello già in organico. Le strutture andranno inserite nel programma della attività territoriali che, come si legge “determina le risorse per l’integrazione socio-sanitaria a carico delle aziende sanitarie e dei comuni” Cioè dovranno essere le singole Asl ed i Comuni a contribuire. Ma noi sappiamo che le Aziende Sanitarie hanno possibilità diverse in base alla regioni di residenza e ciò aumenterà le  disparità fra territori, con buona pace dell’universalità del sistema sanitario nazionale. Gli stessi Comuni non hanno un centesimo perché sono, per la maggior parte,  in dissesto o predissesto, in ossequio al patto di stabilità interno, mai abrogato neanche durante la pandemia . 

E allora come si fa ad assicurare le prestazioni pomposamente annunciate? Semplice Non si assicurano. 

Infatti nel decreto la presenza infermieristica è solo “fortemente consigliata”. I consultori, le vaccinazioni ai minori (0-18 anni) e gli screening sono facoltativi. I servizi per la salute mentale sono solo consigliati, senza “fortemente”.

 Per quanto concerne la Case di Comunità periferiche (spoke) dovrebbero assorbire gli studi associati dei medici di famiglia, con orari di apertura più estesi. Oggi sono in servizio 42 mila, medici di base, un numero assolutamente insufficiente che andrà ulteriormente a diminuire visto che, secondo i calcoli dell’Università Cattolica, entro il 2028 se ne perderanno tra i novemila e i dodicimila, per prepensionamenti e mancato turnover. Inoltre l’ulteriore impiego dei medici di famiglia nelle Case di Comunità è tutto da definire,  perché, lo ricordiamo, questi professionisti non sono alle dirette dipendenze del Sistema Sanitario Nazionale, ma costituiscono un’organizzazione professionale privata in convenzione, e l’impiego nelle strutture di prossimità, inteso come prestazione aggiuntiva alla normale attività, con turni assimilabili ai medici ospedalieri, che comprendono anche l’impiego durante i week end, deve essere ancora discusso con la Fimmg, l’associazione che li rappresenta. 

I soldi ci sono?

Tornando ai soldi del PNRR, nella prima versione stilata dal governo Conte bis, si stanziavano 4 miliardi di euro per la realizzazione di 2564 case di comunità. Nella versione definitiva, quella del governo Draghi, tutto è stato dimezzato, vincolando alla realizzazione delle infrastrutture, cioè alle mura, l’erogazione dei fondi. Per quanto concerne il personale le Regioni potranno attingere solo ai 94 milioni di euro stanziati a marzo 2020 per gli infermieri di comunità. Il resto delle assunzioni dovrà essere fatto senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.  Così è scritto. 

Giova ricordare che, nonostante la pandemia, il Def 2022 prevede che la spesa sanitaria cali dal 7% al 6,2% del Pil nei prossimi tre anni. Invece, come sappiamo, le spese per gli armamenti devono aumentare in ossequio al nostro servilismo verso la Nato, o molto più semplicemente verso i mercanti d’armi, i cui manager, siedono bellamente   nei consigli d’amministrazione di tante multinazionali e dei maggiori giornali del pensiero unico

Un enorme regalo alla sanità privata

A questo punto la domanda è: come incideranno le norme di questo decreto sul servizio sanitario? Le nuove strutture da realizzare per avere i soldi europei, rimarranno vuote? Perchè non sono previsti contemporaneamente investimenti per l’assunzione di nuovo personale sanitario? . 

La risposta è semplice.  Per dotare  le Case di Comunità del  personale necessario  si ricorrerà al subappalto verso imprese private, che già hanno dato ampia dimostrazione della loro inefficienza, dovuta al perseguimento del profitto piuttosto che della salute dei pazienti. 

In pratica con i soldi del PNRR si costruiranno  confortevoli strutture da mettere a disposizione delle imprese sanitarie private le quali spunteranno sontuosi contratti di convenzione, a totale danno del sistema pubblico, non risolvendo il problema delle liste d’attesa, né di tutte le altre criticità che stanno minando un SSN il quale,  nonostante le sue problematiche ha limitato, e di molto, le conseguenze della pandemia.

La piaga del decreto concorrenza

Se poi consideriamo che nel decreto concorrenza, approvato dal consiglio dei ministri ed in discussione in Parlamento, le nuove norme per l’accreditamento delle strutture sanitarie  private, richiedono  una semplice  descrizione, rilasciata dalla stessa organizzazione, attestante la conformità delle attività per ottenere la convezione, eliminando il periodo di esercizio provvisorio, in vigore nella precedente legislatura, in cui si misuravano le reali capacità della struttura ad operare secondo i requisiti necessari all’accreditamento definitivo, ecco che si completa l'entità dell'enorme regalo  alle imprese private, nonostante la pandemia abbia insegnato altro. 

Forse una prima forma di resistenza vera, comune e condivisa, dovrebbe essere quella di lottare per la difesa di  un sistema sanitario pubblico  il cui interesse sia la salute dei cittadini e non il profitto dei grandi interessi privati. 

Ma bisognava pensarci prima. Prima di mettere un banchiere, difensore degli interessi della comunità  finanziaria, alla guida del nostro governo. Oggi non è impossibile resistere ma è molto più difficile. Un primo passo potrebbe essere contrastare e denunciare  fortemente l’aumento delle spese militari a fronte di una diminuzione delle spese per sanità e scuola. 

Certo in Ucraina la gente muore per una guerra insensata, ma anche da noi molti muoiono perché non hanno i soldi per curarsi. 

Prima di finanziare strumenti di morte sarebbe il caso di finanziare strumenti di vita.

venerdì 22 aprile 2022

Freedom is in "Dear Love" l'ultimo album di Jazzmeia Horn

 Luciano Granieri

Sapete ultimamente  è frustrante  riflettere e confrontarsi. Le tifoserie incattivite, vocianti prima di  Covid, e poi di guerra, fiaccano il pensiero. Poi la nostra inutile ricerca di  un'etica politica  negli schieramenti per le elezioni amministrative di Frosinone mi ha definitivamente messo al tappeto. E allora, al diavolo tutto e torniamo a parlare di cose belle. Se la gente potesse abituarsi al bello, così come diceva Peppino Impastato, forse ci sarebbero meno guerre. Torniamo ad apprezzare la bella musica, riprendiamo la vecchia abitudine a trattare di jazz. 

Di seguito le mie riflessioni sull'ultimo album di Jazzmeia Horn "Dear Love"




Dear Love è l’ultimo disco di Jazzmeia Horn and Her Noble Force, un ensamble nella quale spiccano musicisti come Bruce Williamson: sax alto; Jason Marshall: Sax Baritono; Freddie Hendrix: tromba; Sullivan Fortner: organo; Keith Brown: piano; Eric Wheeler: basso; Anwar Marshall: batteria. L’Album è uscito nel 2021 per la Empress Legacy Record, etichetta indipendente fondata dalla stessa trentunenne cantante texana .

E’ il terzo lavoro di Jazzmeia che, in questo frangente, è accompagnata da un’intera orchestra, la Noble Force appunto, e segue il suo Cd d’esordio “A social Call”, registrato nel 2017 per la Prestige, a cui si aggiunse nel 2019 “Love and Liberation” per la Concord Jazz. Come si vede la fiamma creativa è talmente esuberante che ha partorito tre album nell’arco di soli quattro anni. Ciò potrebbe sembrare eccessivo, con il sospetto del ricorso ad una sorta di processi compositivi codificati. Niente di più sbagliato, “Dear Love”, è totalmente diverso da “Love and Liberation” che ugualmente differisce notevolmente da “A Social Call”.

 Una cosa accomuna i tre lavori: l’esaltazione dei valori di amore e libertà, tracce indelebili presenti in ogni disco ed in ogni singolo brano. Amore a tutto tondo, dalla sfera privata a quella più prettamente sociale, fino alla visione di un amore universale. E non c’è amore senza libertà. Chi ama il proprio prossimo, il proprio popolo, ed i popoli del mondo intero non può che desiderare per se e per gli altri il diritto di essere liberi. Tanto più per chi, come Jazzmeia, afroamericana, nera e donna, di limitazioni alla propria libertà ne ha subite e ne subisce ogni giorno ed in ogni momento della propria vita. Perchè il nostro è un mondo patriarcale, razzista. E nessun tipo di rivendicazione, o lotta anche drammatica e cruenta per l’ottenimento dei diritti civili ed umani è riuscita a scalfire questo ancestrale status reazionario. 

Ecco quindi che donne consapevoli e socialmente impegnate, come Jazzmeia, fanno di ogni loro manifestazione creativa, in questo caso musicale, un manifesto di lotta politica. “A Social Call” con la stupenda versione di “Moanin” preceduta da “Lift every voice and sing” l’inno di liberazione della gente di colore - che Jazzmeia esegue dal vivo con il pugno alzato - pur nell’utilizzo di standard jazzistici è un inno alla dura rivendicazione dei propri diritti di cittadina afroamericana, “Love an Liberation” è invece un inno alla liberazione.  La stessa jazzista di Dallas, autrice dei pezzi compresi nell’album spiega il senso di “Love and Liberationaffermando che:”Un atto d’amore è un atto di liberazione e scegliere di liberare – se stessi o altri- è un atto d’amore” . Una visione molto gramsciana della questione, una frase che sembra detta da un partigiano.

“Dear Love” che la cantante condivide con la sua Noble Force, un’orchestra di quindici elementi che include anche una sezione di violini, è un ulteriore e potente messaggio politico. In una recente intervista rilasciata a Fiona Ross della rivista on line “Jazz in Europe” Jazzmeia ha affermato: ”Non ho realizzato questo lavoro solo per me, ma per tutte le donne a cui un uomo ha detto di no. Per le singole madri che pensano di non poter avere mai una carriera, per le donne imprenditrici, per le donne nere che portano con loro l’essenza e l’anima della cultura nera, per un mondo da vivere senza chiedere nulla in cambio.” 

Dear Love demolisce stereotipi consolidati per cui una jazzista, donna, e nera non pscrivere ed arrangiare un album per big band ed autoprodurlo per una propria etichetta indipendente. “Dear Love” ,già solo per come è nato, è liberazione conseguente a ribellione, alla ribellione, per l’appunto a quegli uomini che dicono no ad una donna mortificandone creatività e talento. 

 Ma “Dear Love” è soprattutto una concentrato di musica potente, evocativa di uno status che parte dal più profondo dell’Africa, per arrivare alle radici del blues, all’ ispirazione delle grandi cantanti come Sarah Vaughan e Carmen McRae, fino ad abbracciare la sperimentazione con l’utilizzo di sovraincisioni, tipo le diavolerie di Lennie Tristano, e l’azzardo di arrangiamenti complessi, frutto di lavoro, studio e affascinante interazione fra un orchestra composta da artisti emergenti, e la voce incredibile di Jazzmeia.

In queste tracce c’è tutto il percorso di vita e artistico della cantante di Dallas. Ad esempio il primo brano “Feel You Near” richiama un retaggio africano autentico e l’incedere iniziale scandito dal baritono di Jason Marshall evoca atmosfere  da Art Ensemble of Chicago, quando a condurre il gioco era Roscoe Mitchell al Sax Baritono. “Be Perfect”, “Back To Me” e “Strive Vocal Interlude”, sono piccoli brani introduttivi di pezzi più lunghi realizzati con sovraincisioni vocali e ritmiche scandite con lo schicco delle dita. Delle piccole prelibatezze di sonorità particolari. 

Let Us Take (Our Time)” è una suggestiva ballad resa in modo molto sensuale da canto di Jazzmeia, He Could Be Perfect, “He’s My Guys”, e Lover Came Back to Me” ci regalano prestazioni sontuose fatte di sfavillanti arrangiamenti, vocalizzi mozzafiato, vedi lo scat che Jazzmeia ci regala in Lover Come Back To me, e prestazioni solistiche di assoluto rilievo come il solo di Bruce Williamson al sax.

 “Money Cant’t Buy My Love” ,una suggestiva rivisitazione del brano dei Beatles, e “Nia” sono delle vere e proprie esercitazioni di arrangiamento e stravolgimento delle fasi armoniche, che in Nia si avventurano nel campo modale. Il fulcro e la summa del percorso di sperimentazione, sia nell’arrangiamento che nelle sonorità, è il brano Strive (To Be). Un pezzo di vera avanguardia musicale la cui potenza si apprezza meglio ascoltandolo più volte. 

Non potevano mancare riferimenti alle profonde radici cristiane, che sono alla base dell’educazione anche artistica di Jazzmeia Horn. “Where We Are”, dove spicca un prezioso arrangiamento con l’inserimento della sezione di violini, è una dichiarazione di amore universale in senso cristiano, mentre “Judah Rise” è la proposizione di un drammatico sermone di un pastore della Georgia, il reverendo EJ Robinson, posto come elemento trainante di un arrangiamento solenne dove spicca ancora una volta il  trascinante  Baritono di Jason Marshall. Una drammaticità che si scioglie e sfocia nel gioioso Where Is Freedom, uno sfarzoso rhythm’n’ blues, con tanto di organo suonato da Sullivan Fortner e Jazzmeia Horn sugli scudi con la sua incomparabile voce, in questo caso potente e coinvoglente, tanto da invogliare a scendere in strada a ballare. 

In conclusione Dear Love è un album di rivincita per tutti coloro, in particolare donne, che hanno dovuto superare quegli ostacoli posti sulla loro strada da stupidi pregiudizi, retaggi razziali e di genere. “ E’ per voi sorelle, è un invito ad essere voi stesse ovunque e comunque” così direbbe Jazzmeia.


mercoledì 13 aprile 2022

L'assessore al bilancio di Frosinone, prossimo sindaco, ride, i cittadini piangono ma non se ne accorgono, gli altri candidati....non ci sono.

 Luciano Granieri collettivo politico Rigenerare Frosinone



Nei media locali, per lo più asserviti allo Zar Ottaviani,  (immagine giornalistica controversa considerato il conflitto russo-ucraino) è iniziato il bombardamento mediatico di una campagna elettorale, di fatto, già cominciata. In molti descrivono, non senza qualche ragione, le topiche dei candidati a sindaco del centrosinistra (vecchio e nuovo) ed esaltano le gesta dello zar e del prossimo sindaco nominato, l’assessore alla “borsa” Riccardo Mastrangeli (se ci sono state le primarie del centro destra, nessuno se ne è accorto). 

 Così riferisce un solerte giornalista in un suo illuminato editoriale:”…… sempre Mastrangeli è in primo piano, grazie al “riaccertamento ordinario dei residui”, cioè l’ultimo degli adempimenti che l’amministrazione comunale ha dovuto compiere per l’approvazione del bilancio consuntivo. Senza entrare nei dettagli di una noiosissima e tecnicissima nota diffusa dall’ufficio stampa del Comune capoluogo, ci si concentri sull’ennesimo sorriso dell’assessore alle Finanze di Ottaviani che chiude i conti con un passo avanti. Gli va riconosciuto”. 

Il solo riferirsi all’”accertamento dei residui”, personalmente mi ha messo in fibrillazione. Se qualcuno ricorderà, se lo vuole ricordare, ma potrebbe anche non fregargliene un fico secco, nella stessa operazione fatta nel 2015, relativa ad un biennio contabile, si materializzò un debito di quasi 28 milioni di euro da ripianare in modiche rate da 947.000 euro fino al 2045. Nell’adempimento attuale, andando a vedere le carte (la delibera di giunta comunale 115/2022 del 6 aprile 2022), abbiamo capito, forse, perché Mastrangeli avrebbe buoni motivi per sorridere. 

Infatti per il solo anno 2021 il riaccertamento dei residui ha evidenziato un ulteriore debito di € 361.176 e spicci, da ripianare in 10 anni. Certo rispetto ai quasi 28 milioni del triennio 2013-2015 è un bel passo avanti. Il fatto è che per un Comune come quello di Frosinone, in piano di riequilibrio economico e finanziario, non è ammissibile avere partite passive dal riaccertamento ordinario dei residui che, lo ricordiamo, è quell’operazione per cui si deve stralciare dall’attivo di bilancio quei crediti non più esigibili che, automaticamente, diventano soldi definitivamente persi. 

Ma Mastrangeli ride ugualmente perché, in fin dei conti, sono i cittadini a doversi sobbarcare 950 mila euro di rate fino al 2045, più altri 37mila euro fino al 2032, per non parlare delle quote dell’acquisizione della Banca d’Italia pari ad altri 188.000 euro per dieci anni, salvo poi pagare il riscatto di acquisto di 2 milioni di euro. Mettiamoci pure il disavanzo 2019 pari a oltre 8.000.000. 

Sicuramente Mastrangeli avrà da sorridere, i cittadini di Frosinone molto meno. Perchè per pagare quelle rate il Comune, ogni anno, indipendentemente da chi lo guiderà, dovrà riscuotere tanti soldi, in tasse e svendita di quel poco di patrimonio pubblico che è rimasto, per coprire le quote di debito annuali e realizzare avanzi di bilancio, ossia guadagnarci pure, sono le regole del patto di stabilità interna, per cui i Comuni devono essere in attivo. 

Certo Mastrangeli e Ottaviani se la ridono, si fanno le loro sontuose passioni pasquali, dopo aver tagliato asili nido, scuola bus, ridotto a zero i servizi sociale senza risanare il bilancio, tanto ai cittadini di Frosinone, grazie ad una stampa, accondiscendente, quanto non asservita, si fa credere che il genio della finanza Mastrangeli ha fatto i miracoli, (in effetti è un vero e proprio miracolo trasferire spese ordinarie nella partita dei debiti fuori bilancio), tacendo che i miracoli li devono fare un numero sempre più elevato di frusinati per arrivare a fine mese.

Tutto ciò interessa a qualcuno dei candidati che si frappongono alla invincibile armata di Mastrangeli? Evidentemente no, altrimenti sarebbero andati a recuperarsi la delibera di giunta sul fondo pluriennale vincolato, che sta nell’albo pretorio del comune di Frosinone, non in un cloud criptato, e fatto qualche ragionamento. 

E allora la domanda è: perché non interessa, ai candidati che si oppongono al designato sindaco Ottavian…...pardon, Mastrangeli, il destino di una città che per oltre vent’anni dovrà sacrificare l’ultimo pezzo di stato sociale per apparare i buffi consolidati in due lustri  di governo dal ticket Ottaviani/Mastrangeli? I quali, grazie ad una campagna di stampa, quantomeno inappropriata, passano addirittura per i risanatori della città?


N.B. I soldi del PNRR, quando e se arriveranno, serviranno per nuovi investimenti, non per pagare i debiti.



domenica 10 aprile 2022

Compagni il nuovo blocco sociale non esiste

 Luciano Granieri



Con l’assemblea pubblica di Sabato 9 marzo  il collettivo Politico Rigenerare Frosinone ha chiuso la serie di incontri per verificare la possibilità di costruire un progetto di partecipazione alle prossime elezioni amministrative ponendo al centro della selezione dei candidati e degli aspiranti sindaci, l’etica politica. Un etica basata sul coinvolgimento diretto dei cittadini nella determinazione di liste, e di coloro che devono guidarle. 

Dopo la constatazione che tale progetto non ha interessato le  coalizioni uscite dai tavoli del centro sinistra, vecchi e nuovi, i quali hanno proceduto in senso opposto a quanto da noi avanzato, affidandosi a candidati sindaci calati dall’alto e già ampiamente protagonisti, diretti o indiretti, delle stagioni consiliare passate, prima dell’abdicazione ad Ottaviani, abbiamo provato a convocare l’intera cittadinanza per sondare se quel blocco sociale,  disarticolato, ferito, economicamente e socialmente, dal governo pluridecennale di amministrazioni cittadine, costruite ed elette ignorando quell’etica della partecipazione che noi volevamo e vogliamo propugnare, esistesse veramente. 

Ebbene non esiste. 

Nonostante abbiamo a che fare ogni giorno con cittadini sfibrati, come noi stessi per altro, da una crisi economica e sociale alimentata da politiche locali finalizzate ad aumentare le diseguaglianze, dobbiamo constatare che essi non fanno blocco sociale. Non hanno neanche voglia di starci a sentire. E la colpa è tutta nostra. Lo abbiamo toccato con mano sabato scorso. 

Il problema secondo me è che abbiamo perso tempo nel denunciare la mancanza di un etica nella politica cittadina degli ultimi 50 anni, e non ci siamo accorti che è proprio la politica ad essere scomparsa. Quella politica al quale tutti i cittadini e i lavoratori devono poter partecipare perché sono stati rimossi gli ostacoli di ordine economico e sociale che ne impediscano il loro coinvolgimento. 

Quella politica, per determinare la quale, i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti e non essere cooptati come clack servente e adulante da gruppi d’interesse che dell’organizzazione partitica non hanno più nulla. 

Abbiamo sbagliato noi a credere che il governo di un Comune, ente chiamato a curare, promuovere lo sviluppo e la coesione sociale della comunità che rappresenta, sia una responsabilità da mediare condividere con tutta l’assise consiliare e la cittadinanza consapevole,  e non il trofeo di chi trionfa alle elezioni. Il premio di un’investitura basata sul concetto che: chi vince prende tutto e può esercitare la sua podestà sui cittadini senza il minimo disturbo da alcuno, né consigliere comunale, né cittadinanza. 

La realtà è cambiata e non da poco, ma noi non ce ne siamo accorti, forse impegnati a lottare per arrivare, con sofferta dignità,  a fine mese, o a crogiolarci in una sorta di limbo etico-ideologico ormai divenuto archeologia politica

Ebbene lo confesso, non sono attrezzato a giocare a questo gioco

Ma neanche vorrei arrendermi alla completa resilienza, sinonimo oggi di resa all’incontrovertibile potere del mercato politico e non solo. Mi piacerebbe riuscire a resistere in qualche modo. 

Per questo io continuerò  a percorrere il solco di quella politica scomparsa continuando a ragionare e, per quanto possibile, analizzare quei frutti avvelenati che l’altra politica, quella delle corporazioni, ci somministra, e condividerne la letalità sociale presso quei cittadini che come me la subiscono. 

Si costituirà il nuovo blocco sociale? Non lo so, forse un giorno se saremo ancora vivi, forse non lo vedremo mai, ma questa è la realtà e bisogna prenderne amaramente atto.