Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 12 settembre 2011

Il mio intervento improvvisato all'Assemblea Operaia e Popolare di Cassino- 3 Settembre 2011

Matteo Ernesto Oi

ALL'INCIRCA ERA COSÌ, NON FATE CASO ALLA PUNTEGGIATURA...SONO PIÙ BRAVO NELL'ESPOSIZIONE ORALE CHE IN QUELLA SCRITTA!


"Salve a tutti io sono Matteo Oi, responsabile organizzativo della Rete degli Studenti Medi di Frosinone e quest'oggi per via del tutto straordinaria sarò anche il Portavoce della Rete. Ebbene anche per noi studenti questo è un momento preoccupante, così come voi state perdendo i diritti del lavoro noi stiamo perdendo quello allo studio, è dal 2008 che stanno tagliando alla scuola pubblica a vantaggio della privata spesso ci troviamo in scuole fatiscenti, dobbiamo affrontare il costo già elevato dei materiali scolastici, io ad esempio spenderò almeno 400 euro solo di libri, a cui dobbiamo aggiungere quaderni, diario e uno zaino, visto e considerato che sul mio ci sono disegnate delle falci e martello non credo sia conveniente andarci a scuola, e da quel che ho visto costa 40 euro, il che mi rende anche la scuola pubblica alquanto privata. Non tutte le famiglie posso spendere uno stipendio sano ai primi di settembre di conseguenza ci troviamo davanti a ragazzi che sono costretti ad andare al mercato a montare la bancarella con i genitori, oppure a fare l'idraulico, l'elettricista o il muratore e nella nostra provincia ammonta c'è un tasso di studenti lavoratori dell'8% esclusi tutti quei ragazzi che facoltativamente scelgono di rendersi autonomi dai genitori e pagarsi gli studi. In tutta Italia abbiamo una situazione analoga, da Bolzano a Palermo, così ci ritroviamo studenti bocciati perché hanno dovuto lavorare la mattina invece di andare a scuola e come ben sapete ormai dal 2008 c'è il decreto ministeriale con il quale si boccia superati i 50 giorni d'assenza. Uno studente come può sperare di essere risparmiato dicendo alla Gelmini “Ma io ho dovuto lavorare per comprarmi i libri” a lei non importa nulla, così come per voi se un giorno dovreste disgraziatamente essere licenziati e andrete a dire al Ministro Sacconi o al Signor Marchionne “Ma io ho una famiglia da mantenere...” non importerà nulla a loro perché hanno migliaia di operai in Cina, in India, in Romania che possono sostituirvi e possono lavorare per 50 centesimi al giorno. Tutto ciò per colpa di una globalizzazione diversa da quella che doveva esserci, io volevo una globalizzazione in cui i diritti dei lavoratori e dei cittadini italiani fossero uguali a quelli rumeni, cinesi, americani. Sopratutto per noi, per l'Italia che ha una delle Costituzioni più belle e progressiste e poi ci andiamo a trovare una manovra economica non solo iniqua ma un po fascista, perché si va a tagliare sul pubblico a vantaggio del privato e vanno a minare quell'unità nazionale cancellando quelle feste come il 25 Aprile, il 1° Maggio e il 2 Giugno (feste poi  ripristinate ndr) . Sulla festa del 25 Aprile posso anche capire, potrebbero dire è una festa comunista anche se poi è solo antifascista, antifascista come la nostra Costituzione, il 1° Maggio la festa dei lavoratori anche i fascisti la tolsero, quella festa che rappresenta le più grandi vittorie dei Lavoratori ed infine il 2 Giugno che ci unisce, da nord a sud, in una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Forse allora il 28 Gennaio scorso la Fiom aveva visto giusto a fare i manifesti “Non torniamo all'800” a quando eravamo schiavi, a quando il 1° Maggio era una giornata di Sciopero Generale.
Possiamo vincere ma finchè staremo a dire “ eh ma lui è della CGIL”, “lui è dell'USB” , “lui è della FDS”, “lui è dei Carc”, “lui è della rete degli studenti”, “lui dell'unione degli studenti” non andremo da nessuna parte.



domenica 11 settembre 2011

Ci siamo, si riparte Lettera agli studenti

Giuseppe Bagni


Cari ragazzi
ci risiamo, tra poco si riparte. Non sarà un anno facile per nessuno. Non per noi professori da anni nella scuola, di fronte all’impresa di fare una buona scuola con strumenti sempre più poveri. Tanto meno per i professori giovani, per molti dei quali sarà già un’impresa avere la scuola nel loro futuro.
Ma soprattutto non sarà un anno facile per voi, che passate tra i banchi di scuola il periodo così lungo e difficile della vostra crescita.
Io insegno chimica. L’anno scorso in laboratorio, un mio alunno che attraversava un brutto periodo stava cancellando una frase che aveva scritto sul banco di porcellana del laboratorio. Feci in tempo a leggerla mentre lui si rimangiava quelle parole:
“Ogni bambino nasce gemello, quello che è e quello che vuole essere”.
Bellissima frase, con quell’idea dello sdoppiamento che rende conto della tensione che si produce quando bisogna decidere cosa vogliamo diventare.
Io mi sento solo di darvi un consiglio: non lo decidete. Ma soprattutto, non permettete a nessuno di deciderlo per voi.
Accettate la fatica che si fa nello scoprirsi piano piano, vincendo la fretta di definirsi una volta per tutte e chiedendo alla vostra scuola di farvi indossare tutti i panni degli adulti per vedere in quali vi trovate più a vostro agio. Come se fosse l’armadio della mamma e del babbo.
Soprattutto, se l’anno scorso avete difeso per strada il vostro diritto al futuro, adesso rivendicate anche il diritto di costruire quel futuro a partire dal presente, con l’aiuto della scuola ma soprattutto col vostro impegno.
E ricordate di aver molta cura del vostro gemello, quello che volete essere.
Se non ha ancora i lineamenti molto definiti non fa niente, li avrà col tempo. Intanto tenetelo accanto di banco, che studi e cresca anche lui. Probabilmente troverete qualche cattivo maestro pronto a dirvi cosa potete essere da grandi: non ascoltatelo. Aspettate a scoprire da soli cosa volete essere.
Se non avrete fretta e ci metterete tutta la vostra energia, un giorno vi capiterà di voltarvi verso il vostro gemello e finalmente vi accorgerete di quanto vi somigliate.
Come due gocce d’acqua.
Buon anno.

Giuseppe Bagni

Conflitto sociale e gambe per camminare

Roma Bene Comune


Centinaia di persone hanno affollato l'incontro nazionale di Roma su "Indipendenza e conflitto sociale". Un dibattito con 64 interventi e senza retorica. Emerge una composizione sociale e politica che non intende fare sconti a nessuno. I primi appuntamenti per un autunno "caldo" cominciato già in estate (vedi il comunicato finale dell'assemblea).
L'immenso capannone del deposito dell'Atac occupato da mesi dai movimenti sociali della capitale, ha cominciato ad affollarsi sin dalla prima mattinata. I dialetti che si incrociano lasciano capire che la gente è arrivata qua da tutta Italia per confrontare esperienze di lotta e vertenze in corso sia sul territorio che nei posti di lavoro.
I lavori sono stati aperti da Luca Fagiano di Roma Bene Comune che ha sottolineato come l'esperienza di RBC stia cercando di sperimentare unità e pratiche di lotta nuove con risultati apprezzabili sia sul piano dell'opposizione alle scelte di Comune e Regione sia sul piano nazionale come l'assemblea di oggi sta a dimostrare. Lo snodo della discussione e della mobilitazione resta indubbiamente la crisi e la sua gestione. "Non solo a livello locale, anzi anche a livello globale la governance fa fatica a gestire le contraddizioni della crisi" sostiene Luca.
L'introduzione e il comunicato finale hanno poi cercato anche di indicare una prima agenda per un autunno di conflitto iniziato a estate ancora non finita. C'è l'appuntamento di lunedi e martedi prossimi a Montecitorio in occasione del voto della Camera sulla manovra economica, con l'obiettivo di rendere piene le piazze dell'"indignazione". C'è la giornata internazionale contro le borse il 17 settembre (che vedrà iniziative nuovamente a Piazza Affari a  Milano come a Wall Street o Londra e Madrid), c'è l'incontro nazionale del 1 ottobre che intende dare concretezza ad uno spazio politico e ad un programma che prenda di petto i nodi della crisi (non pagamento del debito, nazionalizzazione delle banche etc.) e a seguire il 15 ottobre, la giornata di mobilitazione europea che "non può che essere di tutti", una giornata che sta già marciando anche senza gli appelli di questo o quello.
Subito dopo è intervenuto Alberto Perino del Movimento No Tav, che ha letteralmente "tirato giù gli applausi" dell'assemblea raccontando la resistenza della Val di Susa. "Dobbiamo imparare a resistere tutti insieme, come in Val di Susa". Giorgio della rete Atenei in Rivolta ha segnalato come la prossima apertura delle scuole e dell'università porterà a incrociare i primi momenti di lotta (lo sciopero del 6 etc.) tra lavoratori, precari e studenti. Una disoccupata del movimento Banchi Nuovi di Napoli ha rivendicato il sovversivismo delle lotte dei disoccupati e la rivendicazione di una salario anche quando il lavoro non c'è. Un passaggio polemico non è mancato verso chi fa il "pompiere" nei movimenti. Fulvio Vescia del Forum dei comitati per l'acqua pubblica ha ricordato l'esperienza del referendum e il tentativo del governo e della manovra economica di eliminarne i risultati con la privatizzazione dei servizi pubblici locali. E' intervenuto poi Giorgio Cremaschi che ha invitato i partecipanti all'assemblea a venire nell'incontro nazionale convocato per il primo ottobre da un appello che ha fissato cinque punti di programma (tra cui il non pagamento del debito) sui quali dare battaglia a tutto campo nei prossimi mesi contro "il governo unico delle banche". Cacciamo Berlusconi ma attenti, perchè molti di quelli che si candidano a sostituirlo faranno le stesse cose.
Il Centro sociale Askatasuna di Torino ha preso spunto della lotta in Val di Susa per indicare un modello di conflitto che non fa sconti a nessuno, neanche alla Cgil. Paolo Leonardi della USB ha rivendicato lo sciopero e le mobilitazioni di piazza del 6 e 7 settembre chiamando a serrare il confronto e le file tra sindacalismo conflittuale e movimenti sociali dentro unfronte comune fondato su conflitto e indipendenza. Sono poi intervenuti Firenze Bene Comune, il Centro sociale il cantiere di Milano, Omar a nome degli immigrati della piana del Sele. Gli altri interventi si sono via via sussuguiti fino alle 17 del pomeriggio e - miracolo - poca gente è andata via mentre la maggioranza rimane ad ascoltare tutti gli interventi: da Daniela del Corodinamento Rifiuti Zero del lazio che per la prima volta in vita sua parla in pubblico al Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli, da Giulia del centro sociale Acrobax al precario siciliano, dalla Rete Viola agli autoconvocati, persino il segretario del Prc Ferrero riesce ad avere la parola e nei tempi ristretti uguali per tutti, e così via fino alle 17.00 quando Paolo Di Vetta tira le prime conclusioni valutando positivamente l'assemblea e lanciando anche una "diffida sulla giornata di manifestazione europea del 15 ottobre", il malumore cresce infatti quando si viene a sapere che la Cgil ha convocato proprio in quella data una manifestazione dei settori scuola e pubblico impiego, un modo neanche troppo velato per ipotecare sia la mobilitazione del 15 ottobre sia l'idea che possano determinarsi movimenti sociali e sindacali che non intendono subordinarsi ai governi amici o tecnici che si apprestano a sostituire Berlusconi. Viene data lettura del comunicato finale che prova a riassumere l'agenda delle prossime settimane e una discussione che ha visto ben 64 interventi in cui - altro miracolo - c'è stata poca o niente retorica ma molta molta concretezza.


Il comunicato finale dell'assemblea
L’assemblea nazionale realizzata a partire DELL'APPELLO proposto da Roma Bene Comune, che si è tenuta oggi 10 settembre 2011,  ha raccolto nella struttura dell’ex deposito Atac di San Paolo a Roma una partecipazione che non si vedeva da tempo di  collettivi, associazioni, movimenti, realtà del sindacalismo conflittuale e di base; una partecipazione ampia ed attiva soprattutto di moltissimi attivisti e persone che hanno deciso di prendere parte ad un momento di confronto realmente orizzontale e partecipativo, offrendo la propria disponibilità a mettersi in gioco dentro una nuova stagione di conflitto e trasformazione dal basso.
Innanzitutto le tante soggettività intervenute hanno condiviso la necessità di alimentare e costruire un processo indipendente, che rifiutando deleghe e scelte di rappresentanza istituzionale, respinge qualunque ipotesi di alternanza di Governance  della crisi del capitalismo e affermi la necessità  di  costruire l’alternativa dentro il conflitto.  Un  processo indipendente che valorizzi ed amplifichi il peso delle tante lotte che crescono nel nostro paese e che faccia di esse processo costituente e trasformativo.
Un processo aperto e plurale, che cresca come luogo pubblico di confronto ed iniziativa, dentro il quale le soggettività consolidate si rendono disponibili a fare un passo indietro ricercando nuovi spazi di protagonismo sociale e politico, di sperimentazione di linguaggi e di pratiche. Un processo, quindi, al quale intendiamo dare continuità senza scorciatoie o accelerazioni politiciste.
Un processo che guarda lontano e si alimenta da subito delle tante iniziative di contestazione alla nuova manovra  dettata dalla BCE che il governo Berlusconi ci sta imponendo con la complicità delle false opposizioni  politiche e sindacali,  che si nutre delle tante lotte sociali, da chi nei territori si batte per la difesa dei beni comuni, per l’accesso ai saperi,  per i diritti dei lavoratori e lavoratrici, contro la precarietà e contro il razzismo e le discriminazioni.
In questo quadro la data della mobilitazione internazionale del  15 ottobre prossimo convocata dai movimenti europei e del mediterraneo è una occasione fondamentale che non potrà essere rinchiusa nei recinti angusti di nessuna rappresentanza .
Il terreno comune su cui sperimentarsi proprio a partire dai prossimi giorni e settimane, prima e dopo la giornata del 15 ottobre è una campagna di iniziativa e  mobilitazione che metta al centro una parola d’ordine ed un concetto chiaro: il debito attraverso il quale ci vogliono far pagare il prezzo della loro crisi, non è il nostro, non lo abbiamo contratto, noi non lo paghiamo. Questo vuol dire smascherare e agire contro i responsabili della crisi e i loro simboli, riconquistando la sovranità ed esercitando nuove forme di riappropriazione di reddito e di vita.  
L’assemblea individua  come tappe condivise di questo percorso i seguenti passaggi:
  Dare vita a partire dalla giornata di Lunedì prossimo  a manifestazioni in tutta Italia contro  la manovra finanziaria in occasione della ripresa delle discussioni parlamentari; per Roma riprendere e rilanciare la piazza dell’indignazione a Montecitorio.


  Dare vita a partire dalla giornata di Lunedì prossimo  a manifestazioni in tutta Italia contro  la manovra finanziaria in occasione della ripresa delle discussioni parlamentari; per Roma riprendere e rilanciare la piazza dell’indignazione a Montecitorio.
   Una settimana di lotta da costruire nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nelle città a partire dalla composizione delle lotte esistenti , dal 10 fino al 15 ottobre, con al centro appunto la parola d’ordine: IL DEBITO NON E’ IL NOSTRO, NOI  NON LO PAGHIAMO.
   Costruire e Amplificare la mobilitazione del 15 ottobre, a partire dalle parole d’ordine e dai contenuti proposti dalle reti europee, che hanno promosso la mobilitazione Internazionale, definendo le modalità e le pratiche di una nostra partecipazione collettiva.  A TAL FINE PROPONIAMO LA COSTRUZIONE DI UNA RIUNIONE NAZIONALE APERTA PER DEFINIRE LE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE e IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO alla MANIFESTAZIONE.
   Ampliare e Garantire la partecipazione dei movimenti italiani alle mobilitazioni che si terranno in Occasione del G20 a CANNES-NIZZA dal 1 al 4 Novembre
   Costruire alla metà di NOVEMBRE un Forum Nazionale dei movimenti sociali indipendenti.

 L’assemblea coglie come occasione di confronto le iniziative indette  per il 17 settembre contro la finanza internazionale e le borse europee, l’assemblea del 1 ottobre dell’appello “Dobbiamo fermarli”  e la costruzione dello sciopero precario.


L’assemblea esprime inoltre la sua incondizionata solidarietà alle persone arrestate in VAL di SUSA ( 9 settembre) e a Napoli (  6 settembre)  

11 settembre, commemoriamo i morti innocenti e condanniamo i vivi colpevoli

Luciano Granieri


L’11 settembre di 10 anni fa il crollo delle torri gemelle provocato dall’impatto con i due aerei di linea dirottati  trascinava con sè  migliaia di morti. Vogliamo commemorare quella tragedia ricordando il cameriere ,l’impiegato, l’inserviente delle pulizie, tutte quelle lavoratrici e lavoratori, che nel vivere la loro quotidianità hanno trovato la morte. Ma vogliamo ricordare, anche i bambini, le donne e gli uomini, civili iracheni e afghani uccisi  a migliaia  a seguito delle guerre “giuste”  seguite alla  tragedia di Manhattan. Per non tacere  degli abusi sui prigionieri di Guantanamo e dei torturati di Abu Grahib e dei dubbi sulla reale matrice dell’attentato.  Siamo d’accordo con chi sostiene che da quell’11 settembre 2011 è cambiato tutto e la paura si è impossessata della società civile. Non è la paura di prendere un aereo o di un attentato sotto la metropolitana, è una paura più generale, è l’incertezza nel futuro per ognuno di noi a seguito di una  crisi economica determinatasi soprattutto per la  distrazione dalla spesa sociale di enormi capitali destinati a finanziare le guerre “giuste”. Condanniamo invece le lobby delle armi le grandi compagnie, le multinazionali che dietro lacrime di cordoglio per la tragedia  nascondono il piacere di essersi arricchiti grazie alla tragedia americana sulla nostra pelle.  Ci limitiamo a queste poche parole tanto oggi se ne diranno anche troppe.

sabato 10 settembre 2011

NINA E MARIANNA LIBERE

Simonetta Zandiri


Nella notte tra il 9 e il 10 settembre è successo ancora. Il tentativo di avvicinamento a quella recinzione posta ILLEGALMENTE per chiudere in un fortino le forze dell'ordine che dal 27 giugno stanno occupando Chiomonte è finito in una nube di lacrimogeni ed un massiccio utilizzo di idranti sui manifestanti. Tra loro due ragazze, prese durante una sporadica incursione degli agenti fuori dalle reti, una delle quali portava nello zaino pericolosissime armi: garze, ghiaccio secco, disinfettanti. Perché Nina è una volontaria della Croce Rossa e non manca mai di dare il suo prezioso aiuto ai manifestanti che vengono feriti, sempre più spesso, da lacrimogeni SPARATI AD ALTEZZA UOMO. Per questo Nina c'era anche ieri sera e, ancora una volta, era proprio vicina al fuoco "nemico", perché chi viene colpito da distanza ravvicinata rischia le ferite più gravi e necessita di un soccorso immediato.

Nina è stata presa in una nube di gas dei lacrimogeni, è stata portata all'interno del fortino e poi trasferita al carcere di Torino e con lei una compagna. Lunedì mattina saranno processate per direttissima ed è importante e vitale che facciamo sentire a queste straordinarie donne la nostra vicinanza, la nostra gratitudine e tutta la nostra solidarietà.
Presidio di fronte al tribunale di Torino a partire dalle ore 10:00, partecipiamo numerosi!
https://www.facebook.com/event.php?eid=149274541828646

Aggiornamento
ATTENZIONE! Gli avvocati consigliano di NON fare il presidio durante l'udienza, perché rischia di peggiorare la decisione a sfavore di Nina e Marianna, quindi l'evento è spostato alle 18 al presidio in Piazza Castello

NON FATELE DEL MALE
Inaudito anche questa notte il lancio di lacrimogeni, sempre sparati ad altezza uomo, un ragazzo ferito a un occhio, un altro colpito ALLA SCHIENA (VIGLIACCHI!), ci hanno gasati anche mentre tornavamo verso il campo sportivo, all'altezza del tunnel... picchiavano minacciosamente i manganelli sugli scudi, un'altra notte surreale... e Nina è stata presa, bastardi, non fatele del male! NINA LIBERA!




Attesa finale - Immissioni ruolo scuola -Gioia,speranza,dolore

Corto di Fabio Patanè

Tra Catania e Palermo le attese nella speranza dell'immissione in ruolo nella scuola pubblica statale. Per alcuni neanche la voglia di gioire per i drammi vissuti, le speranza tanto desiderate e infrante nelle varie trappole dei vari ministri succceduti , da Berlinguer alla Gelmini, i sogni che si realizzano per alcuni e che per altri si sgretolano. Dedicato a chi ce l'ha fatta e a chi deve continuare la lotta per un diritto al lavoro sacrosanto e tanto negato.



Costretta a vivere in auto per gravi allergie malata multata: 4 mila euro in 2 anni

Sofia Capone e Giuseppe Cucinotta  fonte: INFORMAZIONE LIBERA

Storia di Ester, afflitta dalla sindrome da Sensibilità Chimica Multipla (Mcs): calvario iniziato 10 anni fa, con una crisi respiratoria. «La mia vita è stata stravolta»
Ester ha vissuto per 2 anni in auto al San Giovanni (Capone) ROMA - E’ stata costretta a vivere in auto per due anni, collezionando 4.000 euro di multe per divieto di sosta. Ester non è una senza fissa dimora, ma una malata a cui una patologia che quasi nessuno conosce in Italia ha tolto tutto. Prima il lavoro, poi la casa e infine l’amore. Una non vita. E tutto a causa dell’MCS, la Sensibilità Chimica Multipla, una sindrome immunotossica infiammatoria che altera il funzionamento di alcuni enzimi.

LA SCOPERTA DELLA MALATTIA - Il suo calvario è iniziato dieci anni fa, a soli trent’anni. Ha lavato i capelli con un balsamo ed è finita all’ospedale di Rieti con una crisi respiratoria. «La mia vita è stata stravolta, non posso entrare a contatto con nessuna sostanza chimica». All’inizio è stata la casa a darle problemi. L’odore del bucato appena steso nel cortile era insopportabile. In ufficio non riusciva a tollerare il profumo dei colleghi, ma i medici riconducevano tutto a una «semplice» allergia.

Il calvario di Ester
di S.Capone e G.Cucinotta

VITA DA NOMADE - L’unico rifugio sicuro, a un certo punto, era diventata la sua macchina. Un giorno Ester l’ha parcheggiata a pochi passi dall’Ospedale San Giovanni a Roma e da lì non si è più mossa per quasi due anni. «Vivere in auto è stata una costrizione – ricorda – mi lavavo nel giardino, che facesse freddo o troppo caldo». Dopo qualche tempo la sua automobile è stata notata anche dalla polizia municipale che l’ha multata ripetutamente per divieto di sosta.

«MI PRENDEVANO PER MATTA» - «Alcuni vigili non si rendevano conto della mia condizione e agivano per dovere, altri semplicemente mi scambiavano per matta». Motivo per cui Ester è costretta a portare nella sua borsa un certificato di sanità mentale «per essere creduta». Una malattia difficile da diagnosticare. Oltre agli effetti della malattia è questo l’altro grande dramma di chi è affetto da MCS: essere considerato un malato psichiatrico da curare con psicofarmaci. Un errore diagnostico che finisce per aggravare il quadro clinico.

«Questa patologia causa una ridotta capacità di metabolizzare anche alcuni farmaci, primi fra tutti gli psicofarmaci», spiega il professor Giuseppe Genovesi, responsabile dell’unico centro in Italia per la diagnosi e la cura dell’MCS all’Umberto I. Un centro nato dopo che la Regione Lazio, tra le prime in Italia, ha riconosciuto questa patologia come invalidante.

PATOLOGIA INVALIDANTE - L’MCS è infatti una malattia emergente aggravata dall’inquinamento. «Chi ne soffre è una sorta di sentinella dell’ambiente – sottolinea Genovesi – e si accorge prima degli altri della presenza di sostanze tossiche nell’atmosfera». Per cercare aiuto spesso, però, Ester si è rivolta al suo medico di famiglia, il dottor Giovanni Belli, che da subito l’ha creduta. «Una notte mi ha chiamato dalla sua auto perché aveva una crisi respiratoria e le ho somministrato del cortisone – ricorda il medico -. Rivolgo un appello ai miei colleghi: non etichettate queste persone come malati psichiatrici, bisogna andare oltre quello che ci hanno insegnato all’università». Per Ester non è possibile, infatti, rivolgersi direttamente a un pronto soccorso.

CODICE ROSSO PERMANENTE - «Porto sempre con me anche un certificato che mi consente di entrate direttamente in codice rosso, senza sostare all’accettazione, perché – racconta – non posso tollerare neanche i prodotti per lavare i pavimenti». Anche a causa dell'indifferenza delle istituzioni, questi malati sono spesso soli. Una condizione che questa donna conosce bene e che l’ha spinta a fondare nel 2009 un’associazione.

APPELLO A SINDACO E VIGILI - Lei non lo dice, non lo chiede - anche se ritiene «ingiuste» le multe che le hanno comminato. Ma Corriere.it lancia un appello al sindaco, al Consiglio comunale e al Comandante della Polizia Municipale: annullate le contravvenzioni a Ester; e aiutatela a curarsi.

Aiutate lei e gli altri soggetti affetti da Mcs: «Ascoltando gli altri malati ho capito che quello che feriva di più era l’indifferenza che ci circondava. Con l'associazione "Anchise" abbiamo voluto dare un punto di riferimento a chi deve combattere contro questa patologia». Se la malattia divora tutto, infatti, continuare a sperare diventa l’unico modo per sopravvivere. «Anche se so che è impossibile vorrei tornare a vivere una vita utile, magari lavorare – confessa Ester -. Spero che le istituzioni ci aiutino a sentirci ancora parte di questa società».