Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 24 ottobre 2011

Federazione della Sinistra, e quindi PdCI e Prc accelerino il processo di unificazione

Oreste Della Posta , comitato centrale PdCI

La grande partecipazione di ciociari alle varie manifestazioni di protesta indette da partiti e sindacati, non dimenticando quella registrata alla recente protesta degli indignati sta a significare cha anche in Provincia di Frosinone una grande parte dei cittadini è stanca di questa politica, di amministrazioni provinciali e regionale e di un governo che non governa”.
A parlare è Oreste Della Posta, membro del Comitato Centrale del Partito dei Comunisti Italiani.
“Questa grande fetta di cittadini, per la maggior parte operai, studenti, giovani, disoccupati, non scende in piazza dietro bandiere politiche, ma lo fa spontaneamente, per protestare contro lo status quo. Allora- dice – è necessario che la sinistra, unita, sia capace di intercettare tali sentimenti e, con loro, costruire una base programmatica per dare un’alternativa a questo governo e a questa politica.”
“In provincia di Frosinone – continua- i partiti di sinistra, ancora stentano a trovare un’organizzazione territoriale unitaria, per costruire una sinistra coesa, forte. È necessario che, la Federazione della Sinistra, e quindi PdCI e Prc accelerino il processo di unificazione.

TROTSKISMO OGGI:LA TEORIA AL SERVIZIO DELLA PRASSI

a cura della redazione web LIT (Lega Internazionale dei lavoratori)
Intervista a Mantovani, direttore della nuova rivista teorica
Incontriamo Ruggero Mantovani, direttore della rivista Trotskismo oggi, il cui primo numero è disponibile da poche settimane. Si tratta di una rivista teorica che va ad affiancare il giornale politico del Pdac, Progetto Comunista (oltre alle altre pubblicazioni della Lit-Quarta Internazionale: dal Correo Internacional, rivista di politica internazionale a Marxismo Vivo, rivista teorica internazionale della Lega Internazionale dei Lavoratori).

Ruggero: nell'introduzione al primo numero di Trotskismo oggi, la nuova rivista teorica del Partito di Alternativa Comunista, affermi che “la teoria marxista e la conoscenza della storia del movimento operaio sono uno strumento indispensabile per lottare”. Quindi pensi che questa rivista possa servire anche per sviluppare le lotte in Italia?

Sì, è proprio così. Noi riteniamo che la finalità della nostra rivista teorica non nasca né da una tensione intellettuale né tanto meno da un’idolatria della figura del rivoluzionario Lev Trotsky, richiamato nel titolo. Semplicemente riteniamo essenziale riscoprire e utilizzare il comunismo conseguente, quale unica e potentissima arma che, nella prospettiva storica, sia essenziale per la liberazione del proletariato mondiale. E proprio perché siamo consapevoli che il marxismo altro non è che la generalizzazione dell’esperienza storica e l’espressione cosciente delle tendenze oggettive, l’approccio al trotskismo dei nostri giorni fa emergere la sua dirompente attualità: la necessità di ricostruire una direzione rivoluzionaria, tanto più in un momento di profonda crisi capitalistica e dell’acuirsi del conflitto di classe su scala mondiale.

Una verità che è stata sistematicamente rimossa dal revisionismo socialdemocratico e stalinista, poiché il contenuto politico-programmatico del bolscevismo, e dunque del trotskismo dei giorni nostri, ha rappresentato, e rappresenta, un precedente pericoloso per le classi dominati e sicuramente ingombrante per chi, nella sinistra italiana, è cresciuto all’ombra del togliattismo. La nostra rivista ritiene che sia essenziale riprendere una battaglia teorica e politica per riaffermare la natura del trotskismo e la sua attualità, contro una pubblicistica riformista e staliniana che ha da sempre capovolto il senso stesso della realtà, inventando, tra le tante menzogne, una totale estraneità del trotskismo dalla politica rivoluzionaria espressa dal bolscevismo. La verità storica è tutt’altra. Sulle questioni essenziali in Trotsky non vi fu mai disaccordo con Lenin: sull’indipendenza di classe del proletariato e del partito comunista dalla borghesia ruppe con i menscevichi di Martov già agli inizi del secolo; mentre tutte le vecchie polemiche con Lenin sul centralismo si sciolsero come neve al sole negli anni seguenti e nel 1917 Trotsky confluì nel partito bolscevico e, al fianco di Lenin, diresse la rivoluzione russa. Dopo la degenerazione stalinista dell'Urss e del partito bolscevico, poi, Trotsky rimase di fatto l'unico dei grandi dirigenti comunisti internazionali a sviluppare il marxismo rispetto ai nuovi sviluppi storici (penso all'analisi del fascismo, dei governi di fronte popolare, del centrismo, ecc.), continuando nel contempo la battaglia contro il capitalismo e contro ogni variante di riformismo. In questo senso per noi il termine "trotskismo" è l'unico che indica il marxismo nel suo sviluppo odierno.



In questo primo numero della rivista, in particolare gli articoli sulle rivoluzioni arabe e sulla rivoluzione permanente rimandano a dibattiti vecchi che conservano però ancora oggi la loro attualità. In che senso, come scrivete all’interno della rivista, la rivoluzione permanente è “l’unico programma in grado di portare le rivoluzioni alla vittoria”? Vale anche per le rivoluzioni odierne?

Sì. Difatti se nei Paesi a capitalismo avanzato si evidenzia l’acuirsi della lotta di classe, in altri Paesi dipendenti stiamo assistendo a vere rivoluzioni (date dall’impossibilità del governo a governare e dallo scontro aperto delle masse popolari con gli apparati repressivi dello Stato). In questo senso le rivolte popolari in atto in Algeria, Tunisia, Egitto,Libia, Siria, Yemen, ecc., segnalano che queste masse di giovani si stanno ribellando non solo al carovita, ma alla propria condizione sociale di sfruttati, precari, disoccupati. Una condizione tanto più intollerabile a fronte del lusso delle proprie borghesie nazionali e del carattere reazionario e corrotto dei regimi politici dominanti. Un’intera generazione di giovani è privata di ogni futuro: condannata o alla disoccupazione e alla marginalità di strada, o al supersfruttamento praticato da tante aziende europee (europee in testa) a caccia di manodopera a basso costo. Quello che sta accadendo conferma ancora una volta la centralità della concezione della “rivoluzione permanente”.

Trosky asseriva: “I Paesi arretrati sono parte di un mondo dominato dall’imperialismo (...) le parole d’ordine democratiche, le rivendicazioni transitorie e le questioni della rivoluzione socialista non si suddividono in distinte epoche storiche, ma confluiscono direttamente l’une nelle altre. Tuttavia l’andamento generale dello sviluppo rivoluzionario nei Paesi arretrati può essere determinato dalla formula della rivoluzione permanente”. Con queste efficaci parole Trotsky riteneva che occorresse una “rivoluzione permanente” che coniugasse le rivendicazioni democratiche con la lotta per il socialismo, in un unico processo. Ma l’esito di una rivoluzione dipende dall’influenza che su di essa può avere un partito autenticamente rivoluzionario: solo un partito d’avanguardia, leninista nella forma e nella sostanza, internazionalista, può guidare il proletariato alla vittoria. Quel partito era stato lo strumento fondamentale attraverso il quale Lenin e Trotsky avevano reso vittoriosa la rivoluzione proletaria in Russia nel 1917, e riaffermarne la natura e le finalità ha significato anzitutto restituire al proletariato mondiale quella potentissima arma seppellita dallo stalinismo e dalla socialdemocrazia.



La rivista contiene anche un importante saggio di Trotsky sulla guerra, La guerra e la Quarta Internazionale, del 1934. E’ un testo che presentate in una nuova traduzione e che è di fatto inedito nel nostro Paese, nonostante Trotsky lo definisse il testo fondamentale sulla guerra. Pensate che le questioni affrontate in quel testo – dal rifiuto del pacifismo all’intransigente opposizione alle cosiddette democrazie imperialiste – siano ancora attuali?

Anche in questo caso non è una formula astratta o ideologica a rendere importante lo scritto di Trotsky sulla guerra, ma il livello e la natura della crisi del sistema imperialistico mondiale e le nuove frontiere dei conflitti intercapitalistici. Quello che sta accadendo, sia con le rivoluzioni in Nord Africa e in Medio Oriente, sia con le mobilitazioni radicali che stanno attraversando l’Europa e l’America, dimostra che la nostra epoca è ancora quella delle guerre e delle rivoluzioni. Di più. Il quadro delle contraddizioni che si condensano nell’attuale crisi capitalistica indica che la politica proletaria non può che porsi compiti internazionali. Trotsky nel testo citato smaschera sia la difesa dello Stato nazionale come parola d’ordine del riformismo di ogni tempo, sia la melensa e ingannevole politica del pacifismo democraticista, che pretenderebbe di fermare la guerra imperialista attraverso una politica di collaborazione di classe. Insomma una politica conseguentemente comunista in tempo di guerra deve evitare la confusione tra il sentiero della lotta di classe e quello della guerra. E questo può accadere solo se i comunisti continuano a battersi per trasformare la guerra capitalistica in guerra civile e in lotta rivoluzionaria.

La lotta per la pace, in tempo di guerra, per Trotsky è interna al legame indissolubile che esiste tra l’insurrezione, la lotta di classe e la politica del partito rivoluzionario. Per questi motivi, la concezione del “disfattismo rivoluzionario” - che Karl Liebknecht egregiamente così sintetizzava: “il nemico principale delle masse popolari è nel proprio Paese”, poiché il proletariato non può legare i suoi compiti storici con gli interessi della nazione capitalista – è attuale. Similmente, la concezione del “pacifismo rivoluzionario”, che utilizza la parola d’ordine della pace per dimostrare alle masse popolari che l’unica pace duratura si ottiene con la rivoluzione proletaria che disarma l'imperialismo distruggendo gli Stati borghesi, rappresenta un altro caposaldo del marxismo rivoluzionario. Ma per Trotsky la lotta contro la guerra presuppone uno strumento indispensabile: il partito. Un partito internazionale del proletariato che è, oggi come allora, la Quarta Internazionale. Un partito che ancora non esiste ma che la Lit-Quarta Internazionale (in Italia rappresentata dal Pdac) sta tentando di rifondare, nella consapevolezza che quello sia l’unico strumento per la preparazione della rivoluzione mondiale. Come abbiamo detto più volte, la Lit (a differenza di altre organizzazioni) non pensa di essere oggi la Quarta Internazionale rifondata: ma certo di essere uno strumento per avanzare verso quell'obiettivo (e peraltro oggi è la più dinamica ed estesa organizzazione centralizzata, basata sul programma marxista, presente in vari continenti con le proprie sezioni nazionali). Ma quest'ultimo è un altro discorso: lo affronteremo magari nel numero 2 della rivista, anche alla luce del X Congresso mondiale della Lit che si svolgerà in Brasile a partire dal prossimo fine settimana.

Ci sono poi nella rivista due articoli che ricordano due anniversari che cadono quest'anno: la Comune di Parigi del 1871 e la nascita del Pcd’I nel 1921. Anche in questo caso, non si tratta di semplice commemorazione accademica, vero?

Assolutamente nessuna commemorazione accademica. Lenin più volte sottolineò che la vera concezione della lotta di classe non fu per Marx e Engels figlia di una ricetta ideologica e astratta, ma colta nel vivo della dell’esperienza storica. Difatti in una lettera a Kugelman, Marx scrive: “La Comune ha fornito la prova che la classe operaia non può impossessarsi semplicemente di una macchina statale già pronta. (...) ma deve spezzare la macchina burocratica e militare della borghesia”. Ma non solo. Marx nel 1852 in una produzione epistolare dice: “Per quel che mi riguarda a me non appartiene né il merito di aver scoperto l’esistenza delle classi sociali né quello di aver scoperto la lotta tra esse. Quello che io ho fatto di nuovo è dire: 1) che l’esistenza delle classi è legata a un determinato stadio dello sviluppo storico della produzione; 2) che la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato; 3) che questa dittatura costituisce soltanto un passaggio alla soppressioni di tutte le classi”. Insomma per il marxismo la lotta di classe è tale solo se giunge fino al riconoscimento della dittatura del proletariato, cioè al potere dei lavoratori. Questo è l’elemento centrale della teoria marxista, tant’è che ogni volta che i riformisti, ma anche il centrismo in ogni sua variante storica, sono stati posti dinanzi a questo fattore del marxismo, hanno sempre negato la dittatura del proletariato e cioè l’essenza della lotta di classe, riconoscendo quest’ultima solo all’interno dei rapporti borghesi. Per questi motivi la rivoluzione proletaria non è mai stata concepita come un putsch, un colpo di mano.

Parimenti, celebrare la nascita del Pcd’I, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni (dal settarismo del primo gruppo dirigente bordighista, al successivo conformismo espresso da Gramsci con l’adesione alla politica staliniana della "bolscevizzazione", nome col quale si intendeva in realtà la stalinizzazione dei partiti comunisti), per noi è stata un’occasione per cogliere il meglio della politica bolscevica che, parzialmente, per poco tempo e solo sulla carta con il congresso di Lione nel 1926, caratterizzò la vita di quel partito. Ma siamo consapevoli che solo la riscoperta del leninismo e cioè del trotskismo dei giorni nostri contro tutte le deformazione socialdemocratiche, staliniste e centriste, sia essenziale per ricostruire un vero partito comunista: un partito intransigente nei fini e al contempo duttile nella tattica, l’unico che nella prospettiva storica potrà dirigere la presa del potere delle masse popolari contro la quotidiana barbarie espressa dall’imperialismo.

Infine, quali sperate siano i frutti che potrete raccogliere dalla pubblicazione di questa rivista?

I frutti che speriamo di raccogliere con questa rivista - che, non per partigianeria, riteniamo davvero unica, per qualità dei contenuti (ma anche per la bellissima grafica) nel panorama della sinistra che si definisce comunista e non solo - è il rilancio di un dibattito storico, teorico e politico che in definitiva serva ad aiutare le avanguardie di lotta dei lavoratori e dei giovani la necessità di ricostruire un partito conseguentemente comunista e internazionale. Un partito assolutamente necessario al movimento operaio, cioè la Quarta Internazionale.




Una risata seppellirà il Tav

Vittorio Vb Bertlola

Si erano proprio sbizzarriti, i politici torinesi, nell’associare il movimento No Tav alle violenze di Roma, nel descrivere uno scenario in cui centinaia di violenti d’Italia e d’Europa si sarebbero radunati a Giaglione per la manifestazione di oggi. Cota: “Abbiamo ragione di ritenere che ci sia una strategia per ripetere la violenza che abbiamo visto a Roma”. Fassino: “Il prefetto faccia luce sui black bloc in valle, le violenze di Roma siano un monito per tutti”. Saitta: “Il movimento No Tav annuncia di fare azioni eversive”. Idem i giornali, a partire da Repubblica: “I No Tav violenti pronti alla lotta”.
Tutto questo era sfociato in un imponente schieramento di 1700 agenti (pagati da tutti noi) e in una assurda ordinanza del questore che vietava di fatto il corteo: prevedeva “il divieto di accesso a tutti i sentieri… che conducano all’area di cantiere” e “divieti di transito ed accesso nelle strade comunali di Giaglione per Frazione San Rocco e Frazione San Giovanni”, quelle che portano a Chiomonte, con tanto di sparata: “le aree oggetto di divieto saranno comunque precluse da sbarramenti invalicabili”.
Oggi, (ieri ndr)  il movimento No Tav non ha solo battuto lo Stato: l’ha reso ridicolo. Ha svilito politici e giornalisti, perché diecimila persone a volto scoperto sono sfilate per valli e sentieri, si sono schierate a due metri dal cantiere, hanno attraversato interi schieramenti di poliziotti senza che volasse in aria nemmeno una castagna - altro che black bloc e violenze.
E ha svilito i tutori dell’ordine: diecimila persone hanno imboccato tranquillamente la strada di San Giovanni, fregandosene del questore. Hanno attraversato la frazione, preso i sentieri vietati, tagliato la prima rete di recinzione, con la semplice forza del numero. Hanno aggirato il secondo sbarramento prendendo i sentieri, chi sotto verso il fiume, chi sopra verso la montagna.
A quel punto (13:05) la Digos ha detto ai giornali che il primo “sbarramento invalicabile” non era poi così importante, era “simbolico”, ma il terzo sbarramento, il ponticello sul rio Clarea, era insuperabile:“Il limite è inviolabile, chi tenterà di superarlo sarà denunciato”. Non hanno fatto nemmeno in tempo a dirlo e hanno scoperto che il corteo era già alle loro spalle, attraversando il rio presso uno dei tanti guadi. Si sono dovuti arrendere; mezz’ora dopo migliaia di persone erano davanti e dentro la storica baita “abusiva”, tre chilometri dentro la zona rossa e dentro l’area ufficiale del cantiere, dove hanno allegramente organizzato una grande polentata.
La polizia ha chinato la testa e ha addirittura rimosso i suoi stessi sbarramenti, permettendo il deflusso dei manifestanti per la via maestra; una marea umana ha sciamato sul ponte del Clarea in mezzo a uno schieramento di poliziotti scornati, a cui peraltro va la mia solidarietà, perché la figuraccia è solo la conseguenza delle scelte insensate dei loro capi e dei politici.
Il movimento No Tav ha dato una grande prova all’Italia: con la disobbedienza civile, nonviolenta e determinata di migliaia di persone unite, anche le barriere militari diventano inefficaci. Ora gli uomini dello Stato dicono che i divieti da loro imposti erano simbolici, che in fondo non è stata violata l’ultima recinzione interna del “cantiere” (che, ricordiamo, è solo un piazzale pieno di camionette, perché non c’è traccia di lavori in corso, e peraltro occupa terreni privati mai espropriati ma occupati grazie a una ordinanza “di emergenza” che si trascina da mesi), che se non è successo niente è merito di politici e questure (dopo che hanno soffiato sul fuoco per una settimana).
Così facendo, si rendono sempre meno credibili, da soli. Se sapremo mantenere questa via, presto lo Stato saremo di nuovo e davvero noi; e una risata seppellirà il Tav.



domenica 23 ottobre 2011

" MI CONTRADDICO …allora ERGO SUM " oppure " MI CONTRADDICO ALLORA STRONZO SON…" scegliete voi il titolo di questo post.

Paolo Papillo          fonte: http://informazionedalbasso.myblog.it/



Che i politici italiani dicano tutto ed il contrario di tutto non è una novità e purtroppo ci siamo abituati a questo, ma da un po’ di tempo questo dire una cosa in un convegno e nella prossima assemblea affermarne una opposta, magari in TV o in piazza non comporta da parte dei presenti NESSUNA reazione.


Lo spunto a questa NON nuova riflessione  me lo da ieri la Serracchianni , l’ex enfant prodige ed ex rottamatrice del PD, scrive la nostra piddina sulla sua pagina face book ieri alle ore 12.45 “Stefano Boeri (assessore del comune di Milano): i circoli devono contare di più nel Pd e dobbiamo avere la forza di pensare ad un nuovo sviluppo per il nostro territorio: basta al consumo di suolo.“ , Ma come la stessa risulta essere PRO TAV (http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&a... ) che non solo lo consuma il territorio ma lo distrugge e questo fregandosene del fatto che l’intera popolazione locale Non vuole la TAV, la vostra Debora và d’amore e d’accordo con Pippo Civati altro ex enfant prodige ed ex rottamatore che dà me interpellato a Milano si dice contrario alla TAV ma favorevole obtorto collo all’expo…tanto per cambiare la confusione nel PD regna sovrana…d’altronde E’ risaputo che il PD fa lotte “ambientaliste”, insomma lotte è un po’ una parola grossa..diciamo squittisce di voler preservare l’ambiente…, nei luoghi dove è all’opposizione e poi cementifica e fa inceneritori dove governa…
Ma le contraddizioni assumono le dimensioni di uno tsunami in ambiente sindacale confederale…guardate cosa combina la CGIL a Torino , di fatto consente il licenziamento di maestre precarie d’asilo deciso dalla giunta Fassino…si proprio la CGIL che a dicembre ha indetto una manifestazione nazionale contro il precariato, sic ! ovviamente in questa vicenda è si contro il precariato con un piccolo particolare che lo trasforma in disoccupazione….IN TEMA DI PARACULAGGINE CONTRADDITTORIA IL TRIO PD-CGIL-SEL è inarrivabile, per un giorno intero ho postato la questione su centinaia di pagine attinenti a queste organizzazioni e su quelle dei loro militanti senza ottenere nessuna risposta nel merito a parte qualche sterile insulto..eppure come faccio di solito supporto i miei j’accuse con fonti qualificate…nessuna reazione calma piatta dai militOnti..perchè? leggete cosa ho postato ; “ECCO COSA FA SEL IN PIEMONTE PRIVATIZZA AH AH AH COMPAGNI PER LE PRIVATIZZAZIONI ED IL PRECARIATO OPPURE NEGHIAMO ANCHE L'EVIDENZA:E DICIAMOLE LE COSE ;Accade a Torino dove si privatizzano gli asili e si lasciano a casa le maestre precarie...bene chi fà questo oltre al PD-L ? i finti compagni di SEL e il finto sindacato chiamato CGIL. si avete letto bene la CGIL quella che dicembre porterà a Roma la gente a manifestare contro il precariato...è vero la CGIL E' CONTRO IL PRECARIATO ...I PRECARI LI TRASFORMA IN DISOCCUPATI , e voi della FIOM che dite ? ve ne fregate dei precari e accogliete sabato la CAMUSSO/Marcegaglia alla vostra NON-manifestazione, già voi ancora non siete precari ma con l'aiuto della CGIL diventerete presto colleghi..dei disoccupati..

Ma le contraddizioni che più mi hanno addolorato sono state quelle di chi all’indomani del 15 ottobre si è trasformato in indignato “BUONO”..scandalizzato per gli scontri di Roma perché , purtroppo, in un caos totale è andata distrutta la macchina di un pensionato o la vetrina di un negozietto….che i  Media mainstream hanno fatto diventare centinaia …io c’ero e so’ non essere andata così..

Dolorosa ed incomprensibile la contraddizione di chi gioiva e si esaltava delle rivolte dei giovani egiziani o tunisini …rivolte costate centinaia di morti uccisi in maniera atroce, andate a fare una ricerca delle dichiarazioni  dei politici che paragonavano Berlusconi a Mubarak ne troverete delle belle anche perché sono gli stessi politici che il 16 OTTOBRE invocavano la legge reale, salvo perché subissati dalle critiche rimangiarsi il tutto …

E la contraddizione degli anti banks ….da delirio , ricordate le pagine facebook…i blog la politica più o meno istituzionale che INCOLPAVA le BANCHE di essere  la causa di tutti i nostri mali della drammatica crisi che viviamo ? lo ricordate ? bene io lo ricordo…sono bastate due vetrine di banche infrante per fare sparire questo pensiero dall’informazione ufficiale , come da quella web che ERRONEAMENTE consideriamo meno allineata  …..

Dove sono finiti quelli che fino al 15 mattino volevano linciare i banchieri e bruciare le banche e il 16 invece volevano riservare lo stesso trattamento ad “er pelliccia” ? spariti !

Allora sarebbe magari il caso di cambiarlo il titolo da ; “ MI CONTRADDICO …allora ERGO SUM “ a
MI CONTRADDICO ALLORA STRONZO SON…
Scusate il francesismo …ma almeno 24 ore filate cerchiamo di sostenerla la stessa  idea…

sabato 22 ottobre 2011

A Salerno il sindaco PD svende l’acqua ai privati con la complicità di SEL

afonte: http://forumambientalista.wordpress.com


Nonostante l’esito referendario e la netta vittoria dei SI (95%) alla gestione pubblica dell’acqua e contro i profitti sul bene comune più prezioso; nonostante la forte partecipazione alle urne da parte dei cittadini di Salerno (66%), ieri pomeriggio nella seconda città campana, in consulta è stata votata la cessione del servizio idrico integrato ad una società privata.
É proprio una giunta PD ad essere la prima d’Italia a privatizzare l’acqua dopo i referendum e quindi a non rispettare la voce dei 27 milioni di italiani che si sono chiaramente espressi a giugno scorso.
Già nel febbraio del 1998, era stato il sindaco De Luca appena rieletto a trasformare formalmente l’allora municipalizzata in Società per azioni. Dal 2006, è di nuovo Vincenzo De Luca ad essere primo cittadino salernitano, e 13 anni dopo la trasformazione in Spa, ha fatto il passo successivo, la Salerno Sistemi Spa è stata ceduta dal Comune di Salerno alla Salerno Energia Spa, di diritto privato, essa stessa appartenente ad una holding con partecipazione privata del 40%.

Non solo si sta privatizzando formalmente il servizio idrico integrato, ma lo si fa includendo il servizio idrico in una multiutility. L’acqua salernitana ha definitivamente smesso di essere considerato un diritto; è una merce a tutti gli effetti, uno dei mercati di questa holding.

L’atto di De Luca ci ricorda le scelte fatte da Rutelli che nel 1997, da sindaco di Roma, trasformava l’Acea in spa per cederne poi il 49% delle quote a Suez, Caltagirone e alla borsa di Milano. L’Acea era un’azienda speciale che forniva un buon servizio, oggi è una multinazionale presente in tanti mercati. É una multinazionale che pochi anni fa decise di investire nella telefonia mobile in Spagna insieme alla FIAT, senza condividere la decisione con il Comune di Roma, perse soldi pubblici perché l’investimento non andò a buon fine, e poi scelse di aumentare le tariffe dell’acqua per recuperare denaro perso.

Quello che Rutelli ha fatto in due anni e con la stessa giunta, De Luca lo ha fatto in 13 anni con giunte diverse.

Un altro dato da prendere in considerazione é che anche il consigliere di Sinistra e Libertà, Emiliano Torre, é complice di tutto ciò. Ha votato anche lui a favore della privatizzazione.

Non è la prima volta che il partito di Nichi Vendola è incoerente sulla questione dell’acqua.

Certo Sel ha aderito alla campagna referendaria sin dalla raccolta firma; ma in regione Puglia, la legge regionale votata non é quella che si era concordata con i comitati. Non si capisce bene in che tipo di azienda sarà trasformata “L’Acquedotto Pugliese Spa”, le società partecipate dovrebbero restare in mano ai privati, e la nomina del presidente del cda sarà cura del solo presidente della regione, cosa che potrebbe portare a giochi di potere e clientelismo. Come se tutto ciò non bastasse, Vendola rifiuta di rinunciare alla remunerazione del capitale investito non più previsto dalla legge.

Anche in regione Campania, l’anno scorso i comitati in difesa dell’acqua pubblica e promotori dei referendum sono stati traditi da Sel che sceglieva di far entrare il suo segretario provinciale Peppe De Cristofaro nel cda dell’Arin Spa. 

In tutt’Italia, a livello locale, i processi di privatizzazione sono spesso avvenuti da giunte del PD, e anche dopo i referendum, la linea non è cambiata.

Preoccupante accorgerci che perfino chi pensavamo dalla nostra parte fa la stessa politica neo-liberista.

Ci tocca continuare la mobilitazione per difendere i beni comuni, per difendere il diritto all’acqua contro i profitti di investitori privati. Nello svolgere questa battaglia abbiamo contro di noi amministrazioni di centro destra e di centro sinistra.

Ci tocca difendere l’esito referendario con difficoltà, e difenderlo non significa difendere il diritto all’acqua, significa difendere la democrazia e la sovranità popolare. La voce dei cittadini non è vana e va rispetta 







Cometa Rossa

Luc Girello


COMETA
CUCI LA BOCCA DEI PROFETI DEL LIBERO MERCATO
COMETA CHIUDI LA BOCCA A BANCHIERI E SPECULATORI FINANZIARI.
CACCIALI VIA.
LASCIA CHE SIAMO NOI A TROVARE LA NOSTRA LIBERTA'.





Il  testo  che accompagna la foto clip,    cantato da uno straordinario Demetrio Sratos ,non è esattamente questo. Ma sono bastate poche parole per renderlo attuale.  Nonostante la protesta popolare,  Il golpe voluto da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale  in Grecia è perfettamente riuscito. Il parlamento Greco  ha adottato nuove misure lacrime e sangue, anzi solo lacrime, di sangue non ne è rimasto molto. Nonostante uno sciopero generale che da tre giorni paralizza il paese , il governo socialista di Papandreou  ha ottenuto il sostegno di 154 deputi  contro 144,sui 300 membri del parlamento eletto.  Il deputato socialista ex ministro del  lavoro Louka Kasateli e amica di Papandreou  avendo rifiutato di approvare un provvedimento  sulla limitazione della contrattazione collettiva  dei salari  è stata immediatamente  esclusa dal gruppo socialista. Purtroppo la rabbia  incontenibile crea  discordia anche fra  gli stessi manifestanti . Un sindacalista di 53 anni è morto durante scontri violentissimi tra manifestanti del Pame, il sindacato legato al Kke, il Partito Comunista di Grecia, e giovani dei gruppi antagonisti e anarchici. La misure è colma. I  o black bloc  in Italia hanno devastato vetrine e auto, ma è del tutto evidente che all’aumentare della disperazione è destinata a crescere anche la rabbia .  Ci sono le condizioni per cui la  schiera dei violenti finirà per  includere una parte sempre più consistente di gente disperata privata della propria dignità   .  Oggi sta accedendo in Grecia e in Italia?   Fra quanto tempo    l’impeto violento travalicherà le  falange nichiliste  dirette da chi non vuole la COMETA ROSSA  e coglierà anche le persone comuni che non ce la fanno ad arrivare a fine mese?   

A proposito il testo originale del brano è : 
Cometa
Apri le labbra, aprile
dolcemente.
Aiuta il mio cuore.
Cometa cuci la bocca ai profeti.
Cometa chiudi a bocca e vattene via
Lascia che sia io a trovare
la libertà.

Cometa Rossa  eseguito dagli Area
Demetrio Sratos: voce  e organo - Patrizio Fariselli: tastiere , Paolo Tofani: Chitarra, Ares  Tavolazzi; Basso,  l’incredibile Giulio Capiozzo : batteria .

A SARA' DURA !

Arthur Cravan Maintenant


San Michele Arcangelo. Al grido di Mi-ka-el (chi come Dio?) l'arcangelo Michele è colui che guida le milizie celesti nella distruzione del demonio. Per questo è sempre stata una figura tra le più venerate nella tradizione popolare. A lui sono dedicate numerosissime chiese e gli stupendi santuari di Mont San-Michel in Bretagna e San Michele sul Gargano in Puglia. Incredibilmente, tracciando una linea immaginaria tra questi due santuari, vi possono trovare altre chiese dedicate a San Michele. Tra queste, una delle più belle e maestose, è la Sacra di San Michele all'imbocco della Val Susa. Lo spirito di Michele è presente non solo nella tradizione biblica ma in molte religioni (come l'induismo) come colui che discernerà tra il bene e male nel momento del giudizio universale.
Negli ultimi secoli la sua venerazione è andata calando, osteggiata (si dice) dalle forze economiche-politico-religiose,ovvero dalle forze "demoniache", quelle che hanno, in ciò che lo spirito di Michele rappresenta, il loro peggior nemico.
"Sarà l'Arcangelo Michele colui che rivestirà il ruolo principale nella purificazione della terra. Nel corso dei secoli, una moltitudine di esseri nocivi hanno riversato sulla terra un'immensa quantità di forze distruttrici, forze che si sono accumulate in un serbatoio prendendo la forma di un mostro chiamato Drago o Serpente. E' lui quello di cui si dice che... seduce le nazioni, porta fuori strada i figli di Dio e provoca tutte le sventure dell'umanità. Questa egregora è di una potenza smisurata. Solo l'Arcangelo Michele è in grado di vincere quest'egregora". Omraam Mikhaël Aïvanhov
Lo Stato (criminale) Italiano ha, a sproposito, "designato" San Michele come patrono delle forze del (dis)ordine. Tutti noi sappiamo che il vero demonio è il denaro (che altro motivo ci sarebbe per costruire la TAV se non le mazzette che ci girano attorno?) e la sua schiera di adulatori, e di servitori. Le forze dell'ordine difendendo con la violenza e il sopruso le potenze del privilegio non possono in alcun modo avere lo spirito di Michele a proteggerli. Quindi, che Michele sia con voi, vi protegga e vi doni il coraggio di disobbedire, di osare e di amare finchè il demonio non rantolerà al suolo! Nella valle che rEsiste e in tutto il nostro mondo, che non comprende confini.
Nell'immagine, "San Michele Arcangelo" di G.F. Barbieri detto Il Guercino, 1644. Detournè da Michele del gruppo anarco-artistico "Maintenant" per i fratelli della Val Susa.