Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 2 gennaio 2012

L'aula approvò

Rosetta "indignata" Brescia

Un giorno il sindaco Vandalo si ritrovò sulla scrivania una decina di pagine dattiloscritte raccolte in una cartellina trasparente: si trattava di uno studio statistico del dipartimento dei vigili urbani, dal quale emergeva che nell'ultimo anno più della metà delle risse che avevano avuto luogo nella piazza centrale del paese era stata posta in essere da individui che avevano bevuto almeno una birra.

Il sindaco Vandalo rifletté un paio d'ore e pensò che tra le due circostanze esistesse un evidente nesso causale, confortato dal parere di una quantità di consulenti secondo i quali l'assunzione di bevande alcoliche poteva effettivamente incrementare l'aggressività: perciò riunì il consiglio comunale e fece approvare, con il voto contrario di un solo consigliere, una severa ordinanza nella quale si proibiva agli esercenti di vendere birra, vino e superalcolici oltre le nove di sera, pena l'irrogazione di cospicue sanzioni pecuniarie.
Le risse nella piazza centrale, effettivamente, diminuirono drasticamente, ma il sindaco non fece in tempo a godersi la soddisfazione del suo successo che i vigili urbani dovettero segnalargli una nuova emergenza: da un'analisi statistica risultava che il settantacinque per cento delle scazzottate che erano avvenute davanti al municipio nell'ultimo biennio avevano avuto come protagonisti cittadini che avevano mangiato una pizza.
Il sindaco Vandalo si meravigliò alquanto, rifletté un paio di settimane e alla fine si persuase che tra le due circostanze dovesse esistere una relazione, confortato dal parere di un certo numero di consulenti secondo i quali la laboriosa digestione dell'amido poteva dar luogo ad un peggioramento dell'umore: perciò riunì nuovamente il consiglio comunale e fece approvare, con il voto contrario di un solo consigliere -lo stesso dell'altra volta-, una nuova ordinanza con cui si vietava ai ristoratori di vendere pizze dopo il tramonto, pena l'irrogazione di sanzioni pecuniarie raddoppiate rispetto a quelle dell'ordinanza precedente.
Le scazzottate davanti al municipio, effettivamente, scesero quasi a zero, ma neppure allora il sindaco poté dormire sugli allori, perché i vigili urbani gli fecero recapitare un ulteriore, incredibile studio: più del novanta per cento dei pestaggi che avevano avuto luogo nella piazzetta con la fontana negli ultimi dieci anni erano stati posti in essere da persone che si erano appena tagliate i capelli.
Il sindaco Vandalo rimase decisamente perplesso: così, nonostante il parere di uno sparuto gruppo di consulenti, secondo i quali la provvisoria crisi di identità che le persone sperimentavano dopo aver cambiato acconciatura poteva dar luogo a reazioni incontrollate, dovette convocare il consiglio comunale senza avere in mente alcuna proposta.
L'unico a chiedere la parola, nell'indecisione generale, fu il consigliere che si era opposto durante le votazioni precedenti. Dopo essersi alzato in piedi, egli si schiarì la voce e fece notare al consiglio che nella piazza centrale del paese c'erano quasi soltanto bar, che i locali davanti al municipio erano tutte pizzerie, che la piazza con la fontana era praticamente disabitata, eccezion fatta per la bottega del barbiere.
Non c'era da meravigliarsi, quindi, del fatto che in quei posti si picchiassero quasi esclusivamente persone che avevano bevuto un goccetto, che avevano mangiato una pizza o che si erano fatte tagliare i capelli: si trattava semplicemente delle ragioni per cui quegli individui si trovavano là, e non c'era alcun elemento per affermare che fossero anche i motivi per cui una parte -peraltro minoritaria- di loro aveva deciso di prendersi a sberle.
Piuttosto, proseguì il consigliere, il sindaco avrebbe dovuto chiedersi perché tanti abitanti del paese fossero così nevrotici da picchiarsi continuamente: forse a causa del servizio bus, che funzionava poco e male costringendo la gente a massacranti code in automobile? O forse per colpa del fatto che nessuno avesse progettato uno straccio di area ricreativa per i ragazzi, e l'unico punto di aggregazione fosse quell'inferno di centro commerciale? O magari a causa della sporcizia che infestava ogni angolo del paese e faceva venire la depressione alle persone appena mettevano un piede fuori di casa?
Il consigliere ringraziò, terminò l'intervento, si sedette.
L'aula rimase in silenzio per un paio di minuti buoni.
Poi il sindaco Vandalo si scosse, prese la parola e propose un'ordinanza che consentiva ai barbieri di tagliare i capelli solo nelle ore dei pasti e in presenza di una pattuglia dei carabinieri: per tutto il resto del giorno, pena l'arresto, solo shampoo e tinture.
L'aula, col voto contrario del solito consigliere, approvò.


Auguri da Laura

Laura Jurevic



Vi auguro di avere sempre la forza di difendere le vostre idee anche la più scema, di avere la forza di non tentennare davanti a leader o capetti di turno, di avere la forza di lottare contro le ingiustizie da ovunque arrivino, di essere sempre più curiosi e svegli, di incaponirvi per capire le cose che non vogliono farvi capire. Vi auguro di avere la forza di non mollare anche se la vocina vi dirà (perchè ve lo dice) "chi cazz'me lo fa fare". Vi auguro di avere sempre quella luce che si chiama indignazione, onestà solidarietà e giustizia. Vi auguro di avere sempre sempre sempre compagni intorno che vi sosterranno quando la forza tentennerà. Vi auguro sarcasmo, risate, sberleffi da fare e cuore caldo, vi auguro di resistere sempre un minuto di più dell'aversario o dello sgambettatore di turno, vi auguro il più sano spirito critico per un 2012 che sarà duro, difficile ma ce lo vivremo senza arretrare di un centimetro. E se qualcuno arretra perchè stanco, qualcuno lo porterà a cavacecio. (a parte: amore, sesso, salute, lavoro, sole, felicità, vino e trallallà)



Lo spirito dei capodanni passati

Beatrice Nefertiti. Fonte http://www.lettermagazine.it 
da una segnalazione di Fausta Dumano.

Salve ragazzi… come potevate cominciare il 2012 senza i miei auguri? Io sono Merlino, il Gatto samurai, il Guerriero errante senza macchia e senza paura, e chi meglio di me può augurarvi di sopravvivere a questo annus horribilis? Coraggio, ce la potete fare e speriamo che abbiano ragione i Maya. Questo capodanno è stato così interessante che ve lo devo raccontare.
La sera del 31 mi stavo tirando a lucido per una festa strepitosa, ero atteso da certe gattine ucraine, quando ho scorto il fiero cipiglio del mio amico Desdemolo, l’ultimo fantasma del Palazzo dei Veleni. “Merlino!” mi ha apostrofato “Hai un appuntamento”. “Lo so bene caro, e vado di fretta. Vedi ci sono certe gattine che…”. “Lascia perdere le gattine e vieni con me”. Il tono del mio amico era così perentorio che non me la sono sentita di discutere. Ho mandato un sms alle micette e mi sono lanciato all’inseguimento del mio amico, a rotta di collo, perché il felino è veloce ma il fantasma lo è molto di più.
Ho corso come un centometrista rischiando di perderlo attraverso i vicoli e i cortili fino al vecchio mercato di Piazza delle Erbe, abbandonato già da un po’. Ho scavalcato quello che rimane del recinto, mentre il mio amico fantasma lo attraversava con noncuranza, e tra i rottami dei banchi smessi ho scorto un fagottino dentro una cassa. Desdemolo stava parlando dolcemente a quel mucchio di stracci, e io cosa dovevo fare? Mi sono avvicinato a vibrisse dritte e ci ho trovato la nostra umana, la gentile signora che si è presa cura della colonia felina per tanti anni, prima che fosse sterminata dal veleno e dalle automobili. La nostra vecchia amica era raggomitolata dentro una cassa e guardava il cielo smarrita. Non parlava, tremava e batteva i denti. Io l’ho avvolta in una magica coltre di fusa e Desdemolo l’ha presa teneramente fra le braccia, evocando una bottiglia di ottimo spumante.
“Su cara, lo so che quest’anno è stato terribile e il prossimo sarà peggio, ma adesso sei qui con noi e sei al sicuro. Cerchiamo di stare allegri e brindiamo. Ho invitato alcuni amici che ci faranno compagnia”. Desdemolo non aveva fatto in tempo a stappare il prosecco che è arrivato uno strano tipo col caschetto e gli abiti alla Swinging London. Il nostro fantasma lo ha salutato con affetto, gli ha offerto un calice e lo ha presentato. “Ragazzi lui è un mio amico, il capodanno degli anni Sessanta”. La nostra umana lo ha accolto con gioia, quando era piccola viveva in un tale stato di isolamento e di deprivazione emotiva che l’ultimo dell’anno era un evento, a giocare a tombola con le zie e bere un dito di spumante a mezzanotte. Mentre il fantasma degli anni Sessanta si scioglieva nella nebbia ne abbiamo visto arrivare un altro, con gli zatteroni e i pantaloni a zampa di elefante. “Ciao cara, ti ricordi il primo capodanno con gli amici? Aspettavi il tuo ragazzo ma non si fece vedere” e lo spirito dei primi anni Settanta si è dileguato con un sorrisetto perfido. Che stronzo!
Dietro di lui se ne è presentato subito un altro, un fantasma barbuto col maglione peruviano. Era il capodanno dei tempi dell’università. La nostra amica lo ha aggredito: “Con tutte le cose che si potevano fare a Bologna in quegli anni, c’era proprio bisogno di rintanarsi in uno stupido e freddo casolare di campagna a tentare di arrostire la carne su di un cazzo di camino che non si voleva accendere e faceva morire tutti soffocati!”. Il capodanno dei tardi anni Settanta si è allontanato avvilito, buttato fuori da un personaggio in nero, ornato da una cresta di capelli molto punk, che ondeggiava al ritmo degli Spandau Ballet. Era il capodanno dei primi anni Ottanta, quelli del sex drug & rock and roll. La nostra amica è scoppiata in lacrime e noi lo abbiamo mandato via in fretta e furia. Lo spettro dandy è stato seguito da una serie di fantasmi opachi e indistinti, in jeans e camicia sformata; erano i tristissimi capodanni trascorsi a casa di coppie a giocare a risiko. Qualcuno di loro portava sotto braccio una bottiglia di birra e l’Eternauta, e la nostra umana li ha abbracciati, “Grazie ragazzi, sarei morta se in mezzo a quegli idioti che parlavano solo di lavoro e di carriera non avessi trovato un fumetto e una birra”. Anche questi spettri si sono dileguati nella nebbia, senza rimpianto.
“Vedi amica mia” ha mormorato dolcemente Desdemolo “di questi capodanni passati, quanti ne salvi?”. “Forse uno” ci ha risposto la nostra umana dopo averci pensato un po’. “E faccio già uno sforzo”. In quel momento abbiamo sentito una vocetta rasposa e si è avvicinato uno spettro lacero e cencioso, tutto coperto di piaghe. “Ssssalve, sssono lo sssspettro del prossimo capodanno…”. All’unanimità, siamo balzati in piedi tutti e tre e ci siamo messi a correre verso la piazza, decisi a non approfondire la conoscenza. “Abbiate fede”, ci ha rincuorato Desdemolo, “vedrete che hanno ragione i Maya”. Le gattine ucraine, a quell’ora, chissà dove erano finite, ma non aveva importanza, nei tempi cupi non c’è niente di meglio che stare con gli amici. Sotto al voltone del municipio abbiamo spalancato la solita botola e ci siamo calati nelle fogne per raggiungere il regno dei nostri fantasmi del Sanguinoso Mucchio. Lì non ci si sbaglia, rock duro, superalcolici a mostruosa gradazione, funghi magici e danze scomposte. Loro sì che sanno stare al mondo. Al nostro ingresso nel tunnel siamo stati accolti con un ululato trionfale e gli spettrali musicisti hanno omaggiato la nostra umana con una loro versione tutta particolare di Stairway to Heaven. Se li sentisse Robert Plant si strapperebbe i capelli per l’invidia.
Non mi ricordo quanto sono durati i festeggiamenti, non mancava nulla, c’erano perfino i bomboloni e il vin brulè. Abbiamo ballato e cantato fino a rimanere senza forze e senza voce e a un certo punto ho visto Desdemolo che portava a casa la nostra umana in pieno coma etilico e lisergico. Bene, ho pensato, non c’è modo migliore di affrontare l’anno che verrà. Mi sono addormentato in un cunicolo e questa mattina, al risveglio, ho sorpreso vicino a me Rasputin, il re dei Topi di Fogna, mentre distribuiva aspirine ai suoi soldati che avevano un po’ ecceduto nelle celebrazioni. Non mi è mai stato simpatico, però un po’ di paracetamolo mi ci voleva proprio, troppa vodka fatta in cantina… Traballante sulle zampe, sono riuscito a sollevare la botola e a ritornare all’aria aperta, alla ricerca della colazione e col cuore pieno. di buoni propositi. Perché non dovrebbe avverarsi la profezia dei Maya? Basta crederci.

sabato 31 dicembre 2011

L' INSOGNATA e gli auguri per l' anno che verrà......

Fausta l'insognata Dumano


31 DICEMBRE......insognata più che mai, Con le farfalle allo stomaco, Ci vuole coraggio per fare gli auguri di buon anno, Guardando con obiettività lo scenario che ci circonda ma la speranza è l' ultima dea che fugge, direbbe UGO FOSCOLO,E allora che il nuovo anno sia un album di 365 fogli da colorare per narrare le emozioni, le sensazioni,il grande sogno di UN ALTRO MONDO è POSSIBILE.Il mio augurio di buon anno è quello che i più non hanno , ti auguro tempo per divertirti,per ridere, per il tuo fare e il tuo pensare,Ti auguro tempo per correre dietro  le emozioni,senza affrettarti, guardando l' orologio.Ti auguro tempo non per trascorrerlo , inseguito dalla noia e dalla banalità della quotidianeità, ma tempo per stupirti e non guardare la sabbia che scende dalla clessidra.Tempo peramare e amarti, tempo per la follia  nella fortuna degli amori e delle passioni, ti auguro di avere il senso del tempo che hanno le stelle con la tenacia delle formiche,ti auguro di averegambe che non invecchiano per scovare  con la tua creatività  la lineadel confine illimitato ,inseguendo il raggio verde,''BUON ANNO SPECIALE .E SE LEGGENDOMI .vedi  i fuochi d' artificio dal balcone della camera dove tieni  il computer , stappa lo spumante per un brindisi speciale in privato, perchè mentre riannodo i fili degli affetti  e degli incontri  tu sei nel mio brindisi......con tutto l' affetto possibile fausta

Glückliches neues Jahr da AUT.

Luciano Granieri.

IL TITOLO DOVREBBE SIGNIFICARE BUON ANNO IN TEDESCO. MA PER I POCHI CHE ANCORA NON AVESSERO IMPARATO LA LINGUA TEUTONICA LO RIPETIAMO IN ITALIANO

BUON ANNO A TUTTI!!!!!



venerdì 30 dicembre 2011

Jazz e rivoluzione

a  cura di Luciano Granieri


Chiudiamo l’anno proponendo la storia di un rivoluzionario. Una personalità che ha fatto la sua rivoluzione nell’arte e nel sociale. Nella storia di “Bird” Charlie Parker, si trovano intatti tutti i germi di una forza  rivoluzione vera. La rivolta contro il mercato, che dettava le regole della composizione musicale, il più possibile semplice e fruibile per vendere il maggior numero di incisioni ad uso e consumo dei bianchi , vide protagonista Parker con  un tipo di musica che rivoluzionò le regole armonico- ritmiche in vigore.  A questa si unì la rivolta contro il potere anche culturale dei bianchi. Parker fece diventare la musica afro-americana vero patrimonio culturale ed espressivo dei neri. La sua rivolta coinvolse anche la borghesia americana bianca ed arrivò anche in Europa. La beat  generation è cresciuta con la musica di Bird,  i romanzi di Jack Kerouac e le poesie di Allen Ginsberg, i quali trasposero, l’originalità e le fluidità del fraseggio musicale di Parker nella composizione letteraria e poetica. Dunque si può tranquillamente affermare che la rivoluzione di Parker andò oltre la musica. Coinvolse l’intero mondo artistico, intellettuale e anche popolare dal dopo guerra fino all’avvento del free jazz e delle rivolte nere degli anni ’60. Il testo che segue è di Arrigo Polillo, uno dei più autorevoli esperti di musica jazz.  La clip è composta da alcuni quadri della graphic novel “Prima il  jazz era ballabile, poi venne Bird”  dedicata  alla vita di Parker  con i testi di Angelo Leonardi e i disegni di Gaspare e Gaetano Cassaro .  I brani sono “Wee” e a “Night in Tunisia” Ad accompagnare un Charlie Parker in forma smagliante ci sono Dizzy Gillespie alla tromba, Bud Powell al pianoforte, Charlie Mingus al contrabbasso, Max Roach alla batteria. I brani sono stati registrati durante un concerto al Massey Hall  di Toronto nel 1953

Good Vibrations e 
buon anno a tutti
Luciano Granieri

Prima il jazz era ballabile, poi venne Bird

Arrigo Polillo

Sul fatto che Charlie Parker sia stato uno dei tre geni del jazz sono tutti d’accordo. Gli altri due sono, per comune consenso,  Louis Armstrong che fu il primo grande solista, quasi il fondatore del jazz-arte ( e non più musica folklorica), e Duke Ellington, che del jazz fu il più dotato compositore e il miglior capo orchestra, il più notevole esponente, insomma del jazz orchestrale, in cui composizioni e assoli improvvisati convivono. Parker fu il rivoluzionario, l’innovatore che cambiò improvvisamente il corso del jazz proprio nel momento in cui sembrava che il processo evolutivo della musica afro-americana fosse giunto a conclusione e la sua decadenza fosse iniziata. Comparve alla ribalta, Parker, nei primi anni quaranta, quando era poco più di un ragazzo. Era arrivato a New York da Kansas City, una delle piccole capitali del jazz (allora però già decaduta): veniva da una poverissima famiglia negra e aveva compiuto la sua educazione , se così si può dire per le strade della sua città mescolandosi ai disperati del ghetto negro. Da qualcuno di loro fu iniziato alle droghe dure, che segnarono tragicamente la sua esistenza e alla fine lo uccisero in giovane età. Da altri, dai musicisti di jazz che si potevano ascoltare nei molti locali notturni di Kansas City, imparò a suonare il sassofono; nell’aria respirò il blues. Quando intorno al 1940, cominciò ad essere ascoltato dai colleghi più anziani in qualche locale di Harlem, il suo stile era praticamente formato: era uno stile nuovissimo pur essendo fondato sul blues e derivato, in parte, da quello di Lester Young, il grande sassofonista di Count Basie . Il fatto è che Parker – anzi “Bird”, come tutti lo avevano chiamato – aveva scardinato molte delle regole consacrate del jazz come tutti lo avevano conosciuto: ne aveva fatto saltare i più convenzionali moduli armonici e ritmici, e così facendo aveva trasformato (con la collaborazione però di qualche altro a cominciare dal trombettista Dizzy Gillespie)  il jazz da musica ballabile , divertente, sempre orecchiabile, in musica complessa e raffinata, da ascoltare soltanto. Dopo la rivoluzione operata da Parker e da coloro che gravitavano nella sua orbita, i musicisti negri non furono più i giullari dei bianchi, come erano stati per anni; da allora suonarono anzi tutto per sé e per chi è in grado di apprezzare la loro musica. Del grosso pubblico non si sono più preoccupati: ha fatto eccezione Gillespie  che, burlone per temperamento, ha voluto anche divertire gli spettatori, a cui comunque  ha dato sempre del grande jazz. Gli altri, coloro che si sono proposti solo di piacere alla massa, non contano per i veri jazzmen.  Charlie Parker esercitò un’enorme influenza sui musicisti jazz venuti dopo di lui. Per molti anni gli altosassofonisti di tutto il mondo si rifecero, più o meno consapevolmente, al suo stile. Si dovette aspettare l’arrivo di John Coltrane, che si affermò definitivamente dopo il 1960, perché gli uomini del jazz trovassero un nuovo leader, un nuovo modello (senza però dimenticare il grande infelice Bird) 


2012- GLI AUGURI DI BUON ANNO

Francesco Notarcola


Sappiamo tutti che il 2012 sarà l’anno di lacrime e sangue. Così voluto dai provvedimenti adottati dal governo Monti, sostenuto da una larghissima maggioranza che interpreta e difende gli interessi del capitale finanziario e delle banche.  .
Le banche, per salvarsi, avrebbero potuto vendere  i grandi patrimoni immobiliari accumulati in danno delle imprese e dei cittadini trovatisi in difficoltà.
Gli evasori ed i corrotti continueranno a frequentare i salotti buoni della gente per bene e le segreterie politiche ed istituzionali che contano.
I poveri saranno più poveri, pagheranno le tasse, mangeranno di meno, non potranno curarsi, ma avranno salvato l’Italia.   
La  Città capoluogo è allo sbando, dominata  dal caos amministrativo, sommersa  dagli scandali e dalle inchieste della magistratura ( cimitero, forum, piazza Risorgimento, casa della cultura,ecc.)
Gli arresti e gli inquisiti eccellenti di questi ultimi giorni sono l’evidenza dello sfascio e della debolezza della politica che non governa, dell’asservimento ai poteri forti, del saccheggio del territorio e delle sue inestimabili risorse culturali, paesaggistiche ed archeologiche.
Una Città povera di servizi sociali e sanitari dove sprechi e malgoverno la fanno da padroni.
Si respinge il 50% delle domande per gli asili nido e  le tariffe rasentano il doppio di quelle della capitale d’Italia.
In questi anni abbiamo assistito ai rimpasti continui della giunta e della maggioranza per rincorrere il potere, defenestrando coloro che erano stati eletti e votati da centinaia e migliaia di elettori.
Si è  soppresso, per questi giochetti puerili, anche l’assessorato alla trasparenza.
 Mentre nella nostra provincia la disoccupazione giovanile supera il 30%, la gestione clientelare della cosa pubblica trova sempre il modo per assumere parenti ed amici.
 I lavoratori socialmente utili si lasciano volutamente in condizioni precarie e difficili. Se si fossero affidati a loro certi servizi, ad esempio la numerazione civica e la toponomastica, invece che darli in appalto, i cittadini avrebbero risparmiato  ed i lavoratori avrebbero guadagnato.
Il fallimento di questa amministrazione  è completo e vistoso. Manca il coraggio e la dignità delle dimissioni.
 Per restituire un futuro ed una prospettiva di crescita sociale e civile al nostro Capoluogo occorre pulizia morale e politica.
C’è bisogno di  un profondo rinnovamento per affermare trasparenza, partecipazione, correttezza e legalità.
Per salvare  il Capoluogo i cittadini debbono trovare il coraggio dell’impegno e dell’unità, al disopra e al di fuori di quelle formazioni politiche, di maggioranza e di opposizione,   che da 15 anni governano insieme contro i cittadini e contro la Città, a favore del privilegio e della speculazione.
Chi condivide questa necessità  e queste valutazioni ci comunichi la sua volontà di impegno e trasmetta questo messaggio a tutte le persone che possono dare un contributo serio e costruttivo, disinteressato e volontario.