Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 3 febbraio 2014

Parlando di donne e di legge elettorale

di Giuseppina Bonaviri

La legge elettorale che viene presentata alle Camere esprime una parità di genere  solo enunciata che penalizza la società italiana. E' il risultato d'inerzie culturali che si ripercuotono  sugli squilibri della rappresentanza. Un vulnus che si ripete, già visto in occasione dell'approvazione del "Porcellum" nel 2005. In quell'occasione , infatti, l’emendamento che proponeva «quote di genere» presentato dalla stessa maggioranza fu respinto alla Camera in sede di votazione con scrutinio segreto: ottenne 452 voti a sfavore, contro solo 140 favorevoli.
Il testo base della legge elettorale, l’Italicum, pur rappresentando un passo avanti rispetto al passato, continua a non assicurare un’equa rappresentanza per noi donne italiane. Sebbene la nuova legge in studio preveda l’obbligo di garantire uguale presenza di uomini e donne nelle liste non assicura altrettanto nella rappresentanza in parlamento. Occorrerebbe che tutte-i  i parlamentari lavorassero per modificare il testo, introducendo la semplice alternanza “una donna un uomo” e la parità 50-50 rispetto ai capilista. Molte deputate e senatrici si sono già mobilitate trasversalmente ai partiti politici dandoci la sensazione che, finalmente, le donne e la gente è diventata consapevole che le questioni di genere sono temi di cittadinanza e non sessisti.
Attualmente non viene salvaguardato il principio antidiscriminatorio previsto dagli art.3 e 51 della Costituzione, articoli che sanciscono la pari dignità sociale delle-i cittadine-i e le condizioni di eguaglianza nell’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive. “ Nonostante l’elemento positivo introdotto all’art.1, comma 9, l’ alternanza dei generi due a due maschera in realtà un ritorno al passato cancellando di fatto l’ unico elemento capace, come è noto, di garantire una reale rappresentanza.” La politica non vuole ancora capire che le donne non sono riserve protette. Stando così le cose, torniamo a sottolineare, che per rendere realmente efficace il principio di pari opportunità nella rappresentanza politica è necessario introdurre quel vincolo dell’alternanza di genere uno a uno nelle liste e la medesima alternanza per i capilista. Quella presentata nei giorni scorsi dalla legge in discussione ci pare una formula inadatta che non ci consentirà nuovamente il cambiamento tanto profondamente auspicato. Crediamo che non si tratti di semplice questione di quote ma di un vero salto di qualità, di un avanzamento della nostra democrazia oggi, purtroppo, ancora assai zoppicante.
Proporre allora profili eccellenti, come già molti movimenti di base in Italia stanno facendo, perché le prossime donne che entreranno in Parlamento possano essere espressione della migliore società italiana (ciò sta già avvenendo, grazie alla legge sulle quote di genere, nei  CdA delle società quotate e controllate) può restituire alle cittadine e cittadini un vero potere di scelta che peserà sul reale interesse per il bene comune del Paese e sulla determinazione di scrivere regole trasparenti  che restituiscano capacità di decisione reale alla base.
In Ciociaria manca l'attenzione al tema della democrazia paritaria da parte della maggioranza delle forze politiche. Bisogna iniziare dal modificare i linguaggi comuni per permettere che anche il nostro territorio si trovi al passo coi tempi.  Il linguaggio non è solo strumento di comunicazione; rimane la piattaforma prioritaria della formazione dei nostri pensieri  tanto che, come ci insegnano  gli scienziati, non esiste pensiero senza linguaggio. Per una cittadinanza di genere diffusa dobbiamo partire proprio da qui: trovare le parole giuste che siano l’inizio di un cambiamento di rotta. La lingua rispecchia la nostra cultura, dunque, la riflessione sul modo di rappresentare le donne attraverso il linguaggio è la ragione per la quale è importante il ruolo che esso svolge nel processo di costruzione dell’immagine femminile collettiva. Sollecitare, allora, l’adozione spontanea di codici di autoregolamentazione nella comunicazione dei problemi e nelle aspettative progressiste di genere è condizione primaria per una politica più umana ed equa.
L’appello che la Prof.ssa Taricone ha lanciato sulla modifica della legge elettorale, ricordando anche l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, va sostenuto con azioni comuni di massa. La nostra Rete propone da tempo di lavorare insieme per riscrivere una agenda di democrazia paritaria mobilitandosi verso un'altra Europa come opportunità reale di voltare pagina e costruire un futuro nuovo, con un parlamento profondamente rinnovato, nelle pratiche e nelle ideologie. L’evento “ Le donne si raccontano” -prima conferenza tematica di una serie di manifestazioni organizzata per il 31 gennaio 2014 alle ore 17.00 presso il Salone dell’Amministrazione Provinciale all’interno del Tavolo di progettazione provinciale per il Patto di solidarietà sociale- ha visto al centro dei processi innovativi le donne della base, il loro merito, le loro naturali capacità evolutive nella storia dei tempi e va proprio in questa direzione.
Solo se non si lascerà indietro metà della popolazione, quella che sta dimostrando le migliori performance e il più forte impegno nel sociale, si creeranno le basi di una svolta sociale, civile e politica. Le donne non sono vessillo di conquista e di supposta emancipazione, ciò sarebbe un segnale assai negativo. Le donne possono e devono essere, invece,  in prima linea insieme agli uomini se si vuole scrivere un nuovo,fiorente  capitolo di storia italiana.


domenica 2 febbraio 2014

Chi ruba l’acqua ai palestinesi?

Noemi Colombo


Stanca di spremere solo i cittadini del Lazio e di altre regioni e di fare affari con diversi regimi (Colombia, Honduras, Repubblica Dominicana), Acea ha pensato bene di espandere la propria attività stipulando accordi con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele, nota per lo sfruttamento delle fonti idriche palestinesi e per i tagli alle forniture delle comunità palestinesi. Per chiedere ad Acea di non procedere ad alcun ulteriore accordo con la Mekorotè nata una campagna.


La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese e il Comitato Romano per l’Acqua Pubblica stanno portando avanti, insieme, una campagna per chiedere che Acea, garantisca l’accesso libero all’acqua, bene comune imprescindibile. Acea negli ultimi tempi sta marciando piuttosto male: in Italia rincara le tariffe sulla bolletta idrica mentre gli stipendi dei suoi dirigenti restano altissimi e i dividendi degli azionisti ammontano a ben 64 milioni (dati 2012). Tutti i Comuni della provincia di Roma, serviti da Acea, sono mobilitati per scongiurare questo nuovo aumento.
Sul piano internazionale Acea mira ad espandersi in direzione contraria al rispetto dei diritti fondamentali della persona: il 2 dicembre ha sottoscritto un memorandum di intesa con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele. Niente di male nello scambiare tecnologie e modelli gestionali, soltanto che la Mekorot è responsabile di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. La maggior parte dell’acqua che distribuisce attraverso le sue condotte idriche, la Mekorot la pompa infatti dalle falde palestinesi – cioè dalle sorgenti che sono all’interno del territorio dello Stato di Palestina -, provocandone l’esaurimento. La stessa società, inoltre, pesca in territorio palestinese anche dal fiume Giordano per irrigare le coltivazioni delle colonie israeliane insediate illegalmente nella Valle del Giordano, diminuendo la portata del fiume del 50 per cento. Questo drastico pescaggio ha ripercussioni anche sull’ecosistema del vicino Mar Morto, dove il Giordano defluisce. La  Mekorot, infine, sfrutta le fonti idriche palestinesi, fornisce acqua agli insediamenti e trasferisce l’acqua palestinese al di là della linea verde
Probabilmente a chiunque sia andato in Palestina e Israele sarà capitato di notare un brusco cambiamento cromatico nel giro di poche centinaia di metri: da una parte dominano un colore prevalentemente giallino, sabbia e deserto, dall’altra abbondano il colore verde, sistemi automatizzati di irrigazione dei campi e, addirittura, grosse fontane a forma di colomba che zampillano acqua per il puro piacere degli occhi 
Vi siete mai chiesti perché il percorso del muro sia così tortuoso? In genere a ogni curva slalom corrisponde o un nuovo insediamento da “proteggere” o una sorgente, una falda acquifera, un pozzo. La guerra dell’acqua è molto antica; se ne trovano tracce nella Genesi, Abramo sapeva benissimo che per moltiplicare il numero delle sue greggi nelle sue lunghissime transumanze da Urfa (nel profondo sud dell’attuale Turchia) dove era nato alla terra dei Cananei aveva bisogno dei pozzi e pozzi scavava !  Ora i suoi presunti discendenti Israeliani l’acqua la comprano grazie ad accordi pilotati oppure, direttamente e illegalmente, se la prendono!  Altro che tecnologie avanzatissime da promuovere nel prossimo Expo 2015.
Nel 1982 l’infrastruttura idrica della Cisgiordania controllata dall’esercito israeliano è stata consegnata alla Mekorot per la cifra simbolica di 1 Nis (euro 0,20). Da allora, l’azienda funziona come il braccio esecutivo del governo israeliano per le questioni idriche nei Territori Palestinesi Occupati (Tpo) e gestisce una rete idrica che è collegata con la rete nazionale israeliana.
Nel 2008, il 97,5 per cento dell’acqua fornita agli insediamenti nella Valle del Giordano è stato destinato ad uso agricolo.  La realizzazione di impianti per l’acqua da parte della Mekorot ha consentito l’ampio sviluppo dell’agricoltura intensiva israeliana nei Tpo e contribuisce ai profitti realizzati dagli insediamenti e dai coloni attraverso la coltura  e le esportazioni agricole.
Il consumo di acqua pro capite in Israele è più di cinque volte superiore a quello dei palestinesi della Cisgiordania: 350 litri/persona al giorno in Israele e più di 400 litri/persona al giorno negli insediamenti, rispetto a 60 litri/persona al giorno per i Palestinesi in Cisgiordania.
Durante gli aridi mesi estivi, la Mekorot riduce o taglia temporaneamente le forniture per le comunità palestinesi, mentre i coloni israeliani della porta accanto continuano ad essere riforniti con quantità illimitate di acqua.
Il prezzo di base che Mekorot fa pagare ai coloni e agli utenti israeliani è di 1,8 Nis per metro cubo di acqua, rispetto alla media di 2,5 Nis per metro cubo che pagano i palestinesi, e non hanno certo un tenore di vita superiore agli israeliani.
Per fortuna c’è chi si ribella: Vitens, il primo fornitore di acqua in Olanda, ha interrotto un accordo con la Mekorot motivando la propria decisione con l’impegno profuso nel rispetto della legalità internazionale. Si può fare, e si deve fare anche in Italia, dicono Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese e il Comitato Romano per l’Acqua Pubblica perché in nome dei profitti economici e del benessere di pochi non si possono violare impunemente i diritti fondamentali degli esseri umani.
Per chiedere ad Acea di non procedere ad alcun ulteriore accordo con la società idrica Mekorot è stata lanciata questa petizione:

A tutti viene chiesto di firmare e di far firmare.
Ogni firma manda una mail all’Acea e al Comune di Roma.

sabato 1 febbraio 2014

Le grandi domande

Luciano Granieri




 E adesso pubblicità. Chissà se siamo soli nell’universo?  C’à vita negli altri pianeti? Ma soprattutto:  perché devo pagare quando prelevo con il bancomat?  Oggi le grandi domande sono cambiate. Apri il conto sulla Girolamo Pistolazzi bank e  vedrai rispettato il tuo sacrosanto diritto a non essere derubato delle spese di prelievo. E’ vero,  come recita la pubblicità della Girolamo Pistolazzi bank, i grandi interrogativi, i dubbi epocali sono mutati. Chiedersi se siamo soli nell’universo è antico, ma anche interrogarsi sull’opportunità di   prelevare gratis con il bancomat è passato di moda. Oggi la questione universale, che dovrebbe interessare tutti, in particolar modo il governo italiano è la seguente: Perché gli operai Electrolux di Porcia, devono finire in mezzo ad una strada e i loro colleghi ridursi il salario quando invece i dividendi degli azionisti rimangono invariati. Perché la  perdita di 111 milioni di euro,  denunciata dal gruppo svedese nel quarto trimestre 2013, deve essere ripianata dalla perdita del lavoro per alcuni operai e dalla  diminuzione di 300/400 euro della busta paga degli  altri, quando i signori padroni azionisti si spartiscono una torta di  circa 210 milioni di euro?  Comunque il gruppo a fine anno ha prodotto un’utile netto di 672milioni. Anche se questo è sceso del 71,6% non sembra propriamente giusto caricare tali perdite sugli operai, dopo aver precepito, a questo punto indebitamente, soldi pubblici come incentivo ad acquistare gli impianti della Zanussi. Neanche regge la scusa che il costo del lavoro in Polonia   è inferiore,  perché fino a che il grande ballo degli azionisti Electrolux non sarà disposto a cedere un po’ di quei 210 milioni di  dividendi non esiste nessuna giustificazione morale per la rapina ordita ai danni di persone a cui quei 300/400 erano indispensabili per arrivare a fine mese, o peggio,  per la cacciata in strada delle famiglie dello stabilimento di Porcia. E allora la domanda ancora più universale è:  Per quanto ancora il capitale finanziario continuerà a succhiare il sangue dei lavoratori?  Quando finirà l’assalto ai soldi dei lavoratori per rimpinguare le casse della banche?   Gli  ultimi trasferimenti di 4 miliardi e 200 mila euro, risalgono a martedì scorso attraverso il decreto Imu-Bankitalia. Ma soprattutto quando i rapinati si renderanno conto di essere derubati?  Che ladri rubino è normale, ma che le vittime del furto se ne stiano buone e zitte mi pare eccessivo. 

Invito al Presidente della Regione Lazio Zingaretti

On. Nicola Zingaretti
Presidente della Regione Lazio.


Egregio Presidente,

come  è noto le associazioni del  Capoluogo e della Provincia, insieme ai cittadini, hanno intensificato, in questi ultimi tempi, il loro impegno e le loro iniziative a difesa della sanità pubblica con lo scopo di rendere effettivo  il diritto alla salute. 
Le ultime iniziative (Sit-in del 19 c.m. nel piazzale antistante l’ospedale “Fabrizio Spaziani” e l’incontro, presso  lo stesso ospedale con il ministro della sanità On. Beatrice Lorenzin) sono state particolarmente partecipate, vivaci e condivise dai cittadini, dalle associazioni e dalle rappresentanze sindacali e delle  Istituzioni. 
Questi eventi hanno richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica,dei media,  delle  Istituzioni locali, regionali e nazionali, sulle seguenti urgenti questioni:
A) Porre fine alla  realtà drammatica e vergognosa che ogni giorno operatori e pazienti vivono nel pronto soccorso dell’ospedale del Capoluogo;
B) Aprire un confronto con la Regione Lazio  per proporre argomentazioni e riflessioni al fine di  fermare il trasferimento del centro trasfusionale da Frosinone e Roma Torvergata, dal momento che un provvedimento del genere porterebbe conseguenze penalizzanti e rischi seri nella già precaria organizzazione sanitaria della provincia;
C) Adottare provvedimenti urgenti per il recupero di un  numero di posti  letto necessari a superare l’attuale drammaticità,  tenuto conto che  ce ne sono stati scippati circa 600.
D) Fermare mala gestione e sprechi, tra cui gli esosi incentivi ai numerosi dirigenti, al fine di impiegare le enormi risorse finanziarie, così recuperate,  per un rilancio dell’efficienza dell’organizzazione sanitaria pubblica, attraverso  l’assunzione di nuovi operatori e un  impiego mirato delle risorse. 
 E) Riorganizzazione del 118 con medici sempre a bordo delle ambulanze per evitare che       
      vittime di incidenti e pazienti con patologie gravi da località più distanti della provincia     
      siano trasportati a Frosinone e poi dirottati verso strutture romane con notevole perdita di 
       tempo e danni spesso irreversibili per i malati.
F) Ripristinare  il pronto  soccorso di Anagni e riaprire  alcuni reparti.
G) Sollecitare la costituzione del registro dei tumori, ormai ritenuto indispensabile ed in forte ritardo, visto il notevole aumento di neoplasie nel nostro territorio.


Questi primi provvedimenti sono   indispensabili per iniziare a  far fronte alla ormai insostenibile situazione di emergenza.  Inoltre siamo certi che Lei, come noi, ravvisi la necessità di un cambio di rotta nella gestione della sanità, sinora clientelare e fallimentare, che ha portato ad un grave dispendio di risorse, per altro inutili alla tutela della salute dei cittadini e del territorio.
Allo scopo di procedere ad un esame congiunto, serrato e ravvicinato, per giungere a decisioni comuni e condivise,  La sollecitiamo ad attivare, nel più breve tempo possibile, tutte le competenze regionali preposte. La  invitiamo inoltre a programmare  un incontro  con le associazioni e i cittadini da tenersi a Frosinone nel giorno e nell’ora che ci indicherà. 
Fiduciosi restiamo in attesa di un suo riscontro.
Cordiali Saluti.

1. Consulta delle associazioni della Città di Frosinone – Francesco Notarcola 2. Cittadinanzattiva- 3. Tribunale difesa diritti malato - Renato Galluzzi-  4. Associazione Italiana Pazienti anticoagulati e cardiopatici – Antonio Marino-  5. Frosinone Bella e Brutta – Luciano Bracaglia-  6. Associazione Diritto Alla Salute Anagni - Sandro Compagno –  7. Legambiente Frosinone – Antonio Setale-  8.Gruppo Civico Vitaminex Anagni – Mauro Meazza – 9. Associazione “Alle Venti” – Amedeo Di Salvatore – 10. Osservatorio Peppino Impastato – Mario Catania  11.Coordinamento Frosinone “Salviamo il paesaggio” – Luciano Bacaglia  12. Associazione   “Mountain Village” – Fabio Colasanti 13. Associazione “Città del sole” – Fabio Colasanti 14. Associazione Oltre l'Occidente - Paolo Iafrate 15. Comitato Salviamo l'ospedale di Anagni - Piero Ammanniti 16. Zerotremilacento – Luigi Criscuolo 17.Associazione Forming Onlus - Riccardo Spaziani 18.Associazione Comitati residenti – Ina Camilli 19. Associazione Frosinone Libera – Roberto Orologio 20. C.A.I.- Margherita Antonucci  21.Associazione Terra dolce - Massimo Terracciano  21. Associazione Anagni Viva – Anna Natalia  22. Co.Fi.Le – Antonio Mattia 23. Associazione ValerioNelCuore – Loredana Naddei 24. - Ass. italiana familiari e vittime della strada (AIFVS) – Onlus – Franco Cocco e Claudio Martino 25. Comitato Amici della Pescara  - Carnevale Bruno. 26. Associazione Madonna della Neve Colle Cottorino – Fulvio Pica. 27. Comitato Colle Cottorino – Dario Martini. 28. Coordinamento provinciale Acqua Pubblica – Severo Lutrario. 29. CDS Focus. 30 Aut Frosinone – Luciano Granieri










Ai firmatari dell'appello per la "Lista Tsipras"

da Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale

a tutte e tutti coloro che hanno firmato l’appello per la presentazione di una lista di cittadinanza unitaria e apartitica che promuova la candidatura di Alexis Tsipras a Presidente della Commissione Europea alle prossime elezioni europee.
Grazie al vostro impegno le adesioni all’iniziativa che abbiamo proposto hanno superato le 14.000 firme in una settimana, nonostante il silenzio della stampa e dei media. Tuttavia le adesioni raccolte (tra cui nomi importantissimi della cultura, della scienza, dell’arte, del giornalismo e dello spettacolo) sono solo una goccia nel mare delle elettrici e degli elettori che vogliamo e dobbiamo raggiungere. Non intendiamo infatti rivolgerci solo all’elettorato della sinistra cosiddetta radicale, ma molto al di là:
– a quanti non votano più perché delusi o disgustati dalla politica ufficiale o, non vedendo più l’utilità dell’Europa, consegnano il proprio destino agli attuali «equilibri »;
– a chi ha votato PD controvoglia, perché in assoluto disaccordo con l’accettazione supina dei trattati europei che ci condannano all’austerità e alla rovina;
– a chi ha votato Cinque stelle, malgrado una leadership potenzialmente autoritaria e ondivaga, in assenza di una alternativa credibile.
Riconoscersi nella figura di Alexis Tsipras, che ha costruito una forza elettorale maggioritaria non su tematiche e appelli demagogici antieuropeisti, ma su un impegno concreto a rinegoziare i trattati e il funzionamento dell’Unione europea, rende evidente la posta in gioco di queste elezioni: un disegno autenticamente europeista, contro l’ipotesi della cancelliera Merkel e di Shulz di piegare l’Europa alla stessa logica della Grosse Koalition tedesca.
Per tutti noi che abbiamo aderito e per quelli che aderiranno a questo progetto le cose cominciano dunque ora. È assolutamente necessario organizzarci al più presto, perché il tempo stringe e le cose da fare sono tantissime.

Dobbiamo dare un nome alla lista, definirne ulteriormente il programma, scegliere i candidati, creare strutture operative e comitati di sostegno nazionali e locali, raccogliere entro il 14 aprile le firme necessarie alla presentazione della lista (oltre 150.000; 30.000 per ciascuna delle cinque circoscrizioni e almeno 3.000 in ogni Regione, comprese le più piccole, su moduli ufficiali che includano già il nome dei candidati!), nominare uno o più tesorieri e raccogliere i fondi per finanziare la campagna elettorale in maniera autonoma e indipendente.
Abbiamo deciso la via della raccolta delle firme, anzichè tentare di appoggiarci a qualche forza presente in Parlamento, per sottolineare l’autonomia della lista che con voi costruiremo, e perché lo sforzo per la raccolta delle firme rappresenta un buon inizio della campagna elettorale.
I sei promotori saranno i garanti dei principi apartitici, democratici, inclusivi e orientati a un federalismo che promuova il rinnovamento radicale delle istituzioni dell’Unione Europea. Scongiurando così interferenze o tentativi di appropriazione del progetto che già in passato hanno fatto fallire analoghe iniziative, nate con intenti altrettanto unitari.
Entro pochi giorni lanceremo una consultazione on-line per decidere il nome della lista, allegando un invito al suo finanziamento, e attiveremo un comitato operativo di ampiezza variabile, secondo le esigenze che emergeranno. Invieremo una mail per fornire a tutti le modalità per entrare in contatto con i firmatari della stessa zona e con loro avviare la costituzione di comitati promotori locali, indicando al contempo referenti che facciano da collegamento con i garanti.
Nella lista, in coerenza con il programma, potranno venir candidate persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio; le proposte relative alle candidature dovranno essere presentate entro e non oltre il 16 febbraio, poiché il 22 dello stesso mese inizierà la raccolta delle firme e per quella data i candidati dovranno essere noti e in regola con le pratiche di accettazione; saranno fissate regole rigide sulla conduzione della campagna elettorale, stabilendo che i fondi che ogni candidato avesse eventualmente a propria personale disposizione vengano divisi con il comitato operativo, in modo che le spese personali non superino una percentuale fissa della spesa complessiva.
Il 24 di febbraio inizierà la raccolta delle 150.000 firme che rappresenta il maggiore sforzo a cui sarà sottoposta l’organizzazione che tutti insieme saremo riusciti a mettere in piedi per quella data.
Quello che stiamo attivando tutti insieme è un progetto nuovo: nei soggetti promotori, nel percorso, nelle modalità. Per questo richiede a ciascuno la capacità di pensarsi dentro un percorso collettivo e non in quanto interprete di istanze di parte. Questa è la difficoltà maggiore e bisogna esserne consapevoli.

venerdì 31 gennaio 2014

Secondo appuntamento con il seminario:“Storia delle mafie e del movimento antimafia”

Scuola di formazione politica e sociale “Don Gallo”, 'Osservatorio Peppino Impastato.

Sabato prossimo 1 Febbraio 2014 avrà luogo a partire dalle ore 16,00 nella saletta dei soci Coop in Via dei M.ti Lepini a Frosinone, il secondo appuntamento del seminario “Storia delle mafie e del movimento antimafia”, incontro di formazione organizzato dalla Scuola di formazione Politica e Sociale Don Gallo e dall’Osservatorio Peppino Impastato.
 Si parlerà di Salvatore Carnevale, di Placido Rizzotto, del Pool Antimafia, di Falcone e Borsellino, della vicenda di Peppino Impastato, della legislazione Antimafia, della legge sui beni confiscati, della evoluzione delle mafie, della nascita di Libera, etc. Speriamo che la voglia di conoscere e partecipare possa contagiare molte altre persone. Confidiamo in una numerosa partecipazione.


giovedì 30 gennaio 2014

Apollon, una fabbrica occupata 1969

a cura di Luciano Granieri.

Non è nostra consuetudine proporre dei film interi. Di solito i nostri contributi video si limitano ad una lunghezza di 10 minuti. Ma il docufilm "Apollon una fabbrica occupata 1969" è un documento significativo di come delle maestranze in piena era fordista, si trovino davanti ad uno scenario di conflitto nuovo ed inaspettato. Dopo la lotta contro un tipico esponente della classe imprenditoriale accattona che lucrava sullo sfruttamento del lavoratore e sull'evasione fiscale, gli operai della tipografia Apollon,devono lottare non più contro il padrone classico,  ma contro  un primo intero sistema di speculazione finanziaria. L'obbiettivo  si sposta dal padrone dei mezzi di produzione al detentore di profitti finanziari. Il regista del film, prodotto nel 1969,  è Ugo Gregoretti, lo speaker uno straordinario Gian Maria Volontè. Con la pubblicazione di questo film vogliamo sottolineare come sia necessario imparare  dal passato per costruire il futuro.
Buona Visione