Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 1 aprile 2014

Inaugurazione Casa della Salute di Pontecorvo

Luciano Granieri


La  prima connessione della rete su  cui dovrà svilupparsi il nuovo modello di sanità nel Lazio, e nella provincia di Frosinone,  è stata attivata a Pontecorvo.  L’ospedale chiuso dopo estenuanti e aspre lotte, sotto la presidenza Polverini,  si rivitalizza come struttura sanitaria sociale rivolta a malati cronici, a chi  è portatore di patologie come il diabete, l’ipertensione,  insufficienze respiratorie e cardiache. 

La casa della salute ,  così viene definita la nuova struttura, è a disposizione ogni giorno per i pazienti che non presentano patologie gravi, e per la prevenzione.   La  prestazione sanitaria si basa sull’apporto  dei medici di medicina generale e su personale infermieristico altamente specializzato.  Esiste un punto di primo intervento, una postazione 118 e guardia medica. Inoltre vengono assicurate prestazioni specialistiche dalla cardiologia all’odontoiatria, alla dialisi. 

20 posti letto sono destinati alla lunga degenza. Si aggiungono a queste unità un consultorio familiare e pediatrico, un centro antiviolenza, centro prelievi e radiologia di base. Il tutto legato all’ospedale di Cassino a cui dovranno essere indirizzati i casi gravi. La struttura copre un territorio che comprende i 30 comuni del cassinate, della Valle del Liri , della Valle dei Santi, per un bacino di 120.000 utenti.  

Abbiamo visitato la casa della salute in occasione della sua inaugurazione avvenuta in pompa magna lunedì scorso. La struttura, non c’è che dire, è curata e dà l’idea di un efficienza globale.  Riusciti ad isolarci dal codazzo di  fasce tricolori, consiglieri, assessori ,macchinisti, fuochisti  stati maggiori del Pd, al seguito del governatore venuto a tagliare il nastro di questa meravigli sanitaria, abbiamo visitato i reparti, gli uffici, le sale d’attesa, tutto molto bello non c’è che dire.  

Siamo dunque   posto? Neanche per idea.  La casa della salute di Pontecorvo non è altro che una parte del nuovo sistema sanitario che dovrebbe assicurare una sinergia fra queste strutture territoriali e gli ospedali  di riferimento. Altri  presidi del genere dovrebbero sorgere ad Atina  legato all’ospedale di Isola Liri, Anagni che si interfaccia con Ferentino e Ceprano che fa capo a Frosinone.  Ma per adesso, Pontecorvo a parte, nessuna di questa strutture è attiva, mentre l’emorragia di posti di letto causata dalla chiusura di ospedali come quello di Anagni ha impoverito l’offerta sanitaria della provincia, fino a mettere a rischio l’assicurazione dei livelli essenziali  di assistenza. 

I tempi  d’attesa   per le prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, nonostante l’attivazione del decreto 314 del 5 Luglio 2013, sul governo delle liste d’attesa,   rimangono biblici, ma soprattutto resta  carente l’erogazione degli interventi ad alta complessità.  La situazione da lager del pronto soccorso di Frosinone si è ormai incancrenita, e,  nonostante le molte rassicurazioni  di manager e politici,  il trasferimento del centro trasfusionale da Frosinone a Tor Vergata sembra ormai cosa fatta.  Il modello di sanità basato sulle case della salute, magari sarà anche efficiente  ma senza le strutture idonee,  in pieno regime di blocco del turn-over,  qualsiasi sistema è destinato al default,  anche il più organico.  

Continuano a ricordarci, lo ha fatto per l’ennesima volta Zingaretti lunedì scorso,  che la  sanità regionale da nove anni è commissariata e sottoposta a gravosi piani di rientro, che gli sprechi sono ancora fuori controllo e che quindi è necessario  valorizzare al massimo l’efficienza e l’organizzazione.  Eppure se si rivedesse la politica di sovvenzione delle alle strutture private, qualche soldino si riuscirebbe a racimolare.  Ad esempio solo la Città bianca di Veroli e la clinica San Raffaele di Cassino si sono mangiati  86 milioni di euro.  

Agendo con la scure sullo stipendio dei manager che viaggia attorno ai 15  - 20 mila euro al mese un altro po’ di risorse potrebbe saltare fuori e che dire dell’assunzione di professionisti inattivi ma retribuiti?  I soldi ci sono, basta volerli trovare. Ma  che la sanità sia il bancomat preferito dei vari tagliatori di teste alla Cottarelli è cosa nota, così come è palese il fatto che questa sia un formidabile strumento per sfamare clientele di ogni tipo.  

Di tutto questo avremmo voluto parlare con il presidente  Zingaretti, ma non è stato possibile.  Speriamo solo che, con i buoni uffici della consigliera Daniela Bianchi, si possa ottenere finalmente un incontro con la star protagonista assoluta della giornata di lunedì.  In conclusione,  l’apertura della Casa della Salute di Pontecorvo non è che una goccia nel deserto  di una sanità che continua a rimanere al collasso.


Volti dell'agricoltura familiare in Ciociaria

Luciano Granieri
                                                                                                                                               

 

Esiste a Frosinone un oasi che resiste strenuamente contro l’avanzata dell’urbanizzazione selvaggia e del cemento. Questa oasi è un baluardo contro lo sfruttamento dei campi aggrediti dai sistemi di coltura intensiva.  Qui si agisce il conflitto contro il “tutto e subito” perché la natura ha i suoi tempi, le sue regole che l’arroganza del profitto non può sovvertire. 

Questa oasi è L’Istituto Agrario di Frosinone con l’annessa azienda agricola. Domenica scorsa in  questi campi e queste aie, popolate di animali, spazi incastrati  fra la Monti Lepini,  l’Ospedale Spaziani e il Tribunale, i cittadini hanno potuto apprezzare un’altra agricoltura. “L’agricoltura eroica ciociara” . Eroica perché resiste alle sofisticazioni, alle manipolazioni, imposte dalla logica dello sfruttamento intensivo.  

Grazie alla sapiente organizzazione dell’Istituto Agrario guidato dal dirigente scolastico Prof. Salvatore Cuccurullo,  e l’associazione RES CIOCIARA, abbiamo potuto apprezzare quanto la natura possa  essere generosa se trattata con rispetto e pazienza. Oltre ai cittadini e alle istituzioni, fra le quali il sindaco Nicola Ottaviani, il commissario provinciale Giuseppe Patrizi, il consigliere comunale di Frosinone, nonché coordinatore provinciale di Legambiente Francesco Raffa,  erano presenti anche associazioni , WWF, Legambiente, Terra dolce di Anagni e piccoli agricoltori, i quali hanno potuto proporre il frutto del loro paziente lavoro.  

Come ha spiegato il professor Lorenzo Rea  docente dell’Istituto Agrario e coordinatore della piccola azienda agricola annessa ,  l’intento è quello di utilizzare questo luogo come parco tematico dedicato all’agricoltura. Uno spazio aperto, pubblico,  dove è possibile acquistare prodotti tipici dell’agricoltura eroica Ciociara, ma anche semplicemente visitare i campi, le serre il cortile con gli animali.  

Frequentando questi luoghi,  questa gente,  ci si rende conto che esiste anche un altro modo di intendere la vita, di valutare il tempo,  la riflessione, il pensiero.  Si apprezza come lo studio, l’applicazione, la sapienza  alimentino il rispetto per tutto ciò che ci circonda,  e tale rispetto, come in un circolo virtuoso, spinga a studiare, ad applicarsi, ad apprendere con rinnovato impegno.  

La solidarietà il mutuo sostegno  proprio delle civiltà contadina emerge  con vigore a ricordarci che nel nostro vivere quotidiano non possiamo fare a meno degli altri e gli altri non possono fare a meno di noi. L’individualismo imperante nella società globale  impone la competitività come elemento fondante della propria piena realizzazione. 

Ma è una realizzazione effimera, che nasconde frustrazione e solitudine.  La civiltà che si respirava domenica scorsa in quell’aia,  spingeva  a rifuggire dall’ossessione della competizione globale,   invitava a  tornare ad apprezzare le dinamiche   di una umanità che per sua  natura si alimenta di socialità. Ed assecondare ciò che è l’indole naturale di ognuno di noi, rispettare ogni cosa, o essere che ci circonda, contribuisce anche a mantenerci  in buona salute. 


lunedì 31 marzo 2014

SINISTRA ANTICAPITALISTA E LE ELEZIONI EUROPEE

Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista,



Risoluzione sulle elezioni europee e sulla campagna politica contro l’Europa del Fiscal Compact


1. La scadenza delle elezioni europee costituisce un momento politico di grande rilevanza per tutti i paesi del continente e per l’Italia. Dopo anni di crisi e di violente politiche austerità, il voto, pur nella sua forma particolare e distorta rispetto alla complessità della realtà sociale, mostrerà le grandi tendenze in atto, gli effetti politici prodotti dalla crisi sociale e le ripercussioni sui livelli di coscienza delle classi lavoratrici e popolari. La possibile non partecipazione al voto di larghi settori di massa rappresenterà in ogni caso un segnale, una forma specifica di espressione politica.
2. I risultati del voto influenzeranno le dinamiche e gli orientamenti tattici delle forze politiche dominanti, fermo restando il quadro strategico dato, cioè l’offensiva della borghesia contro le classi lavoratrici e le politiche dell’austerità che la realizzano.
3. Il rigetto delle politiche dell’Unione Europea e delle sue istituzioni da parte di larghi settori di massa di fronte ad una sempre maggiore consapevolezza sulla drammaticità della situazione e sulla totale incertezza del futuro, in mancanza di una risposta adeguata delle organizzazioni sindacali e della sinistra, spinge settori popolari alla deriva verso forze populiste di destra e/o direttamente fasciste. La consistenza, la presenza elettorale e l’organizzazione delle forze della destra e della destra estrema in diversi paesi, le potenzialità che queste possono avere in altri, testimonia di un pericolo forte, strettamente connesso con la debolezza della sinistra e dei movimenti sociali nella costruzione di una valida e credibile alternativa alle politiche economiche e sociali delle classi dominanti europee.
4. Decisivo in questo contesto è quindi costruire le resistenze delle lavoratrici e dei lavoratori contro l’attacco delle forze governative e padronali che colpisce ormai tutti gli aspetti della loro vita: l’occupazione, il salario, i diritti del lavoro, lo stato sociale, i servizi sociali anche quelli più fondamentali come la sanità e la scuola, gli stessi diritti democratici e le forme della democrazia borghese, quale si era consolidata nel continente dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.
Una posizione di rigetto dell’austerità, dei vincoli, dei trattati e delle istituzioni antidemocratiche di Bruxelles, di denuncia dei disegni e degli obiettivi padronali, di rifiuto conseguente di ogni alleanza con le forze social-liberiste del PSE nella gestione della crisi, di indicazione della solidarietà e dell’unità delle classi lavoratrici contro il comune nemico, si misura in primo luogo sul terreno sociale, nel sostegno alle lotte e nel rapporto materiale tra le lavoratrici e i lavoratori al di là delle frontiere.

5. La scadenza politica elettorale, proprio ed anche perché si manifestano forti lacerazioni e tendenze centrifughe, avrà una valenza continentale ponendosi all’attenzione delle popolazioni e delle classi lavoratrici; per questo non può essere considerata secondaria dalle forze anticapitaliste che devono provare ad usarle, se ne hanno la forza organizzativa, nelle forme tattiche utili alla loro costruzione e a quella del movimento.
Sarebbe negativo se sull’arena elettorale si confrontassero ed avessero spazio e credibilità, solo le opzioni “ufficiali” della borghesia e quelle che in diverse forme ripropongono una soluzione “nazionale”.

6. Le prime puntano alla difesa dei contenuti economici e politici espressi nei trattati europei e alla conseguente modifica storica dei rapporti di forza tra le classi, anche se mascherati da ipocriti discorsi “europeisti”. Sono posizioni che hanno il convinto supporto di tutte le forze della “sinistra” moderata al di là delle vacue richieste di qualche modesta iniezione di misure sociali che comunque non metta in discussione le scelte neoliberiste di fondo. L’altra opzione indica un ripiegamento sul vecchio modello nazionale, del tutto coerente con l’ispirazione reazionaria di alcune delle forze che la sostengono e su cui puntano a costruire la loro egemonia le forze fasciste e di estrema destra.
7. Un’opzione ancora diversa è rappresentata in Italia dalla proposta del Movimento 5 Stelle, costruitosi attorno alla grande ondata di “antipolitica” prodottasi nel corso degli ultimi anni. Sul terreno europeo il M5S oscilla tra una posizione di ripiegamento “nazionale” e la consapevolezza che, in questa opzione, l’egemonia a livello continentale non potrebbe che essere nelle mani delle forze più reazionarie. Le ambiguità politiche e, soprattutto, il carattere aclassista del suo gruppo dirigente non consentono al M5S di individuare e adottare una posizione più chiara, legata alle contraddizioni sociali e internazionalista.
8. Le correnti di sinistra anche radicale che vedono una soluzione nell’arroccamento nazionale nutrono pericolose illusioni sulla possibilità che in un quadro diverso e più ristretto possano riproporsi politiche espansive e neokeynesiane e su una possibile convergenza con settori della borghesia nazionale nella speranza di riconquistare le posizioni perdute. Puntano alla impossibile salvezza del proprio proletariato “nazionale” e impediscono obiettivamente ogni azione di unità e di convergenza tra le classi lavoratrici dei vari paesi del continente. Si tratta dunque di un’opzione non solo sbagliata ma che, in ogni caso, sarà perdente di fronte alla offensiva delle forze di destra.
9. Per queste ragioni abbiamo proposto e lavorato perché anche nel nostro paese fosse presente nelle elezioni un voce anticapitalista e che in ogni caso si realizzasse una lista capace di avanzare un programma politico di netto rigetto delle politiche di austerità, di difesa delle classi lavoratrici e dei movimenti sociali e che respingesse da una parte i progetti neoliberisti e antipopolari delle attuali istituzioni europee, dall’altra ogni idea obiettivamente arretrata e egualmente pericolosa di ripiegamento nazionalista. Per questo, tra l’altro, sosteniamo il percorso e le scelte del NPA-Nuovo Partito anticapitalista in Francia e di Izquierda anticapitalista in Spagna, nonché il fondamentale lavoro dei compagni di DEA (Sinistra operaia internazionalista) e della Piattaforma di sinistra in Syriza in Grecia.
10. Purtroppo in Europa non è presente un sufficiente livello di azione coordinata e convergente delle forze anticapitaliste peraltro esistenti in quasi tutti i paesi dell’UE. L’obiettivo di costruire e consolidare la convergenza tra queste forze resta tutto da realizzare e l’occasione delle elezioni europee 2014 poteva essere un’occasione da sfruttare. Ma così non è stato. Tutto ciò lascia uno spazio grande e immeritato a quelle forze ambigue che, nell’ambito del GUE e della Sinistra Europea praticano una politica a metà strada tra l’alternativa e la interlocuzione con il PSE e con i social-liberisti.
11. In Italia il percorso di costruzione della Lista Tsipras, proprio perché si basa sul rifiuto delle politiche liberiste attuate dalle istituzioni europee e si mantiene al’linterno di una ispirazione internazionalista (anche grazie al riferimento alle battaglie politiche di Syriza in Grecia), ha incontrato un’eco relativamente importante e ha suscitato speranze positive su una scelta chiaramente diversa da quelle delle maggiori forze in campo.
Tuttavia il risultato finale si è materializzato in una coalizione e in un profilo politico che presentano parecchie contraddizioni, ambiguità ed incertezze programmatiche.
In primo luogo dobbiamo segnalare che esso non corrisponde a quanto sarebbe obiettivamente necessario per contrastare l’avversario di classe, cioè l’affermarsi di una proposta strategica coerente e anticapitalista.
In secondo luogo all’interno della lista si esprimono un ventaglio di posizioni che oscillano tra un orientamento politico alternativo basato sulla democrazia e sull’umanesimo e che propone una linea di modifica degli assetti europei caratterizzata da una forte spinta riformista neokeynesiana con parecchie illusioni sulla sua realizzabilità e altre che si collocano apertamente sul terreno moderato della pura riforma degli attuali assetti capitalistici europei e del condizionamento delle forze social-liberiste del PSE.
Queste ultime sono ben espresse dal ruolo assunto da una serie di capilista, da intellettuali di una certa area politica “riformista”, da SEL e dal suo leader Vendola, che si è inventato la formula della “terra di mezzo” tra Schultz e Tsipras; questa idea rappresenta con nettezza il rapporto che questo orientamento vuole costruire con le socialdemocrazie e l’utilizzo della lista a fini di condizionamento e di spazio politico da conquistare.
Anche sul piano del metodo non condividiamo la scelta di affidare a pochissimi (autonominatisi “garanti”) il compito di comporre le liste operando scelte non sempre trasparenti.
Proprio per tutti questi motivi Sinistra Anticapitalista ha deciso di non far parte della Lista Tsipras e di non proporre proprie/i cadidate/i al momento della formazione delle liste.

12. Ma altrettanto non ci sfugge che questa lista si colloca in mezzo a un deserto politico e può apparire una posizione alternativa e di sinistra e che come tale può essere considerata utile da settori significativi di lavoratori e di militanti dei movimenti sociali.
Inoltre sono candidati nelle liste alcune compagne e compagni che hanno espresso nei movimenti e nelle battaglie politiche posizioni radicali ed anticapitaliste.
Per queste ragioni, pur avendo presenti le contraddizioni espressamente richiamate, riteniamo utile avanzare una indicazione mirata, cioè di di proporre un voto su quelle/quei candidate/i, della lista che, per il loro agire politico, esprimono con coerenza un orientamento anticapitalista e di forte internità ai movimenti di contrasto alle politiche liberiste, che sono sempre stati in prima fila nei movimenti di lotta contro le politiche capitaliste dei governi e dei padroni. Tra queste/i segnaliamo in particolare la compagna Nicoletta Dosio della Val Susa, che da sempre ha fatto questa scelta politica e di militanza.

13. Sinistra Anticapitalista, sta già sviluppando una sua specifica campagna elettorale europea, con un’impostazione di fondo anticapitalista e internazionalista, incentrata sull’opposizione alle politiche dell’austerità, contro l’Europa del Fiscal compact, per l’unità delle lotte delle lavoratrici dei lavoratori; è da queste lotte, dalle crisi sociali e politiche che si produrranno, dalla rimessa in discussione degli assetti istituzionali capitalisti europei, espressi nell’UE, che si porranno le condizioni e i rapporti di forza politici e sociali per la costruzione di un’altra Europa.
Continueremo in questa campagna nelle prossime settimane mettendo l’accento e l’attenzione sulla costruzione di una mobilitazione concreta contro le misure del nuovo inverecondo governo Renzi e contro i ricatti delle politiche dell’Unione europea: decisiva, infatti, nello scontro sociale in atto sarà, come sempre, la capacità di lotta per i propri obiettivi della classe lavoratrice, sconfiggendo anche le subalternità e le complicità delle burocrazie sindacali alle scelte padronali.
In questa sede ricordiamo solo i temi principali di agitazione e di iniziativa sociale che hanno valenza europea e sui quali bisogna ricercare il coordinamento e l’unità d’azione delle masse lavoratrici e dei settori che si mobilitano:

  • la battaglia per l’occupazione attraverso la proposta di una riduzione dell’orario a parità di salario in tutti i paesi;
  • l’obiettivo di un salario minimo europeo rapportato alle condizioni concrete delle singole economie;
  • la difesa ad oltranza dei servizi pubblici, a partire dalla sanità e dalla scuola costruendo il coordinamento delle lotte che già si manifestano su scala nazionale;
  • il rigetto del debito e del ricatto che su di esso è stato costruito per determinare un flusso continuo di risorse dal basso verso l’alto;
  • la nazionalizzione delle banche come strumento indispensabile per affrontare la crisi finanziaria e garantire il finanziamento per un nuovo forte intervento pubblico dello stato
  • la battaglia per la difesa dei diritti democratici e del lavoro, a partire dalla lotta contro l’accordo del 10 gennaio.
I nostri circoli saranno dunque impegnati in una forte campagna di agitazione e di propaganda su questi temi ed organizzeranno tutte le iniziative pubbliche necessarie per dare la maggior forza alle nostre proposte alternative.
In questo quadro parteciperemo attivamente all’organizzazione della manifestazione che le forze politiche anticapitaliste, il sindacalismo di classe e diversi movimenti sociali stanno organizzando per il 12 aprile a Roma contro le politiche dell’austerità. Il 12 e 13 aprile sono anche le due giornate di mobilitazione che in Francia sono state indette dal Front de Gauche e dall’NPA sulla base di un piattaforma comune contro il neofascismo del FN di Marine Le Pen e contro il durissimo patto dell’austerità che il governo “socialista” di Hollande ha concordato con la Confindustria francese e con alcuni sindacati “complici”.
Sono giornate che possono vedere una rinnovata iniziativa internazionalista della sinistra di classe in Francia e in Italia in stretto rapporto con le lotte che si manifestano in tutta Europa a partire naturalmente dalla Grecia.

14. E’ in questa ottica e in questo spirito che domenica 13 aprile Sinistra Anticapitalista organizzerà a Roma un meeting anticapitalista e internazionalista con la partecipazione di compagni francesi, greci e dello Stato spagnolo e a cui invitiamo a partecipare non solo i nostri militanti e simpatizzanti ma tutte/i coloro che condividono queste nostre proposte politiche.

domenica 30 marzo 2014

“Piazza delle tre culture”, la rivista sportiva di sinistra mai uscita.

Pasquale Coccia . da “Alias” del 24 marzo 2014

Quando “il manifesto”, “Lotta Continua” e “Il Quotidiano ei lavoratori” volevano unirsi per raccontare gli intrecci tra sport e politica.

Un settimanale sportivo da diffondere attraverso i tre quotidiani della sinistra radicale, “il manifesto”, “lotta continua” e “Il Quotidiano ei lavoratori”. Il nome era già pronto “Piazza delle tre culture”, a ricordo del massacro perpetrato  sulla pelle degli studenti messicani  una settimana prima delle olimpiadi di Città del Messico  del 1968. L’idea maturò dopo i risultati di alcune  mobilitazioni politiche a seguito  di avvenimenti sportivi di rilievo internazionale, avvenuti tra il 1972 e il 1978, a testimonianza del fatto che gli eventi sportivi sono parte integrante dei progressi economici, politici e sociali. Tre avvenimenti in particolare avevano segnato quegli anni sul fronte politico-sportivo: l’assalto del gruppo palestinese Settembre Nero effettuato il 5 settembre al villaggio olimpico di Monaco di Baviera, in occasioni delle                Olimpiadi del 1972, che si concluse con  il sequestro e la morte degli ostaggi, undici atleti israeliani. L’irruzione venne effettuata per ricordare il dramma del conflitto palestinese e la questione dei campi profughi.  Si aggiungono la vasta mobilitazione che precedette la finale di Coppa Davis Italia-Cile nel 1976, la denuncia sulla fine dei desaparecidos  e le mobilitazioni contro la giunta militare capeggiata da generale Videla  in occasione  dei mondiali disputati in Argentina nel 1978. L’idea di dar vita a un settimanale sportivo all’interno della sinistra radicale  era maturata nel bel mezzo di quegli eventi, che caratterizzarono il fronte politico-sportivo  degl anni Settanta del secolo scorso. La galassia italiana  dei partiti, gruppuscoli, quotidiani, riviste, radio della sinistra extraparlamentare, raccolti sotto la sigla “Nuova Sinistra” era notevole, ma lo sport  ebbe sempre un ruolo di minoranza se non di totale trascuratezza. In  Francia erano stati più bravi, il quotidiano “Rouge”  e ben sei riviste della sinistra radicale diffondevano contemporaneamente un inserto  realizzato anche grazie alla collaborazione volontaria dei giornalisti sporti vidi “Liberation”, e qualche  copia di quel tentativo di dare r voce politica allo sport, era arrivata anche in Italia. Il titolo ironico “L’Epique”, beffava con un sottile gioco di parole il più diffuso e popolare quotidiano sportivo d’Oltralpe L’Equipe” , rispondente alla nostra “Gazzetta dello Sport” . In Italia sull’intreccio sport e politica la Nuova Sinistra non si era spesa molto, vittima di un retaggio  culturale che vedeva le manifestazioni sportive solo come oppio dei popoli e dal quale politicamente stare lontani il più possibile, lasciando mano libera ai fascisti e ai democristiani, dagli apparati organizzativi come il Coni alla radio alla televisione di Stato, senza trascurare  le pagine sportive dei quotidiani, cui si  aggiungevano nel panorama dei media ben quattro quotidiani sportivi. Seppur a fatica, il tentativo di dare vita a un settimanale sportivo  si fece strada: “L’Epique   è uscito come supplemento  a sei riviste ella Nuova Sinistra e al quotidiano Rouge…. Senza entrare nel merito o nella critica  di questo esperimento  dei compagni francesi, ci sembra giusto sottolineare che “LEpique” è uscito unitario. La nostra proposta è di vedere se ci sono le possibilità (noi pensiamo di si) di fare la stessa cosa in Italia” scrivevano Daniele Barbieri della polisportiva Giovanni Castello  ed Ely Peirot  di Città Futura sul quotidiano “Lotta Continua”  nel settembre 1976, in un articolo intitolato “Proposta di una rivista sullo sport”.  La buona volontà dei propositori , animati dall’aiuto di altri compagni impegnati  nel mondo dello sport, portò all’uscita del numero zero di “Piazza delle tre culture”. “Prendiamo coscienza di cosa significa lo sport, come inserire la pratica sportiva  nella ricerca che la ‘nuova sinistra’ faticosamente porta avanti per un mondo nuovo mettendo in evidenza  i legami tra politica dello sport e tutti gli altri piani su cui marcia il nostro nemico di classe. Gli effetti psicologici di massa dello ‘spettacolo sportivo’  sono gli effetti di uno scopo culturale che non mira soltanto al rintontolimento delle teste dei lavoratori ma tende alla formazione di valori culturali di cui non conosciamo gli esiti reali”  scrivevano i promotori dell’iniziativa editoriale.  Ad animare il progetto una riunione nazionale che si svolse a Roma a fine ottobre del 1976, presso l’associazione sportiva popolare Alessandrino, cui  parteciparono alcuni lavoratori del Coni, i rappresentanti di varie radio democratiche , che trattavano lo sport nei loro programmi  e i delegati di associazioni sportive provenienti da Milano, Portici, Brindisi, Genova, Napoli, Chieti, Lucca, Assisi, Prato e Firenze, nel corso della quale si discusse del progetto e della necessità di costituire un coordinamento nazionale di tutte le realtà sportive di base  e “della necessità di creare una struttura di controinformazione e di un comitato permanente contro ogni rapporto sportivo con i paesi fascisti e razzisti”. Nonostante la buona volontà , una serie di fattori impedirono che l’idea di un settimanale politico-sportivo potesse veder la luce. La crisi della sinistra extraparlamentare,  compresi i rispettivi organi di stampa, fecero arenare il progetto. Oggi,però, i  tempi per la pubblicazione di un settimanale portavoce della galassia sportiva di sinistra sono maturi, si tratta d unire le forze.

Video a cura di Luciano Granieri.

sabato 29 marzo 2014

Sveglia Compagni!!!!!

Luciano Granieri


 Forse sono impazzito io, ma nessuno si rende conto del grande pericolo che sta correndo la democrazia nel nostro  Paese?  Non è abbastanza evidente l’accelerazione  nella  spoliazione dei diritti civili e sociali che in questa fase il governo Renzi sta attuando?  Il piano  di deterioramento del lavoro, come elemento di promozione sociale,  inizia dal lontano 1984, quando la legge Scotti introdusse le prime forme di contratti di solidarietà.  

Da  allora abbiamo assistito ad un processo inesorabile di  precarizzazione del lavoro, dal pacchetto Treu, al libro bianco di Maroni, alla legge 30, fino    al decreto Sacconi, e alla legge Fornero che introduceva i contratti a tempo determinato senza causale per un periodo massimo di 12 mesi e i contatti di formazione,  con l’obbligo delle aziende ad avviare  percorsi formativi per la   mano d’opera reclutata con questa formula  e ad assumere almeno il 30%  degli addetti così formati.  

Questo imponente rifiorire di norme doveva servire a far aumentare l’occupazione incentivando  le aziende ad assumere agevolate  da una maggiore flessibilità in entrate e in uscita. In realtà ha prodotto esclusivamente una corposa diminuzione del costo del lavoro, con il conseguente drammatico impoverimento e precarizzazione della vita dei lavoratori  e l’accumulo di risorse a favore delle aziende, liquidità spesso veicolata verso la speculazione finanziaria . 

Ma, guarda caso,  l’obbiettivo primario  dell’adozione di questi provvedimenti, cioè la diminuzione della disoccupazione,  non si è mai realizzato, anzi, più la normativa  sanciva precarietà e più la disoccupazione aumentava.  Possibile che   nessuno  si è accorto che la medicina non solo non guariva ma aggravava la malattia? 

Neanche Renzi  lo ha capito , infatti nella sua smania di eccellere, si è prodotto in una soluzione che eccelle in quanto a dosi di precarietà profuse a  badilate nella normativa su  lavoro .  Meglio di Maroni, meglio di Sacconi, meglio della Fornero, ecco pronto un bel contratto a tempo determinato senza causale  -  ovvero  senza che l’azienda spieghi perché ricorra a tale dispositivo e soprattutto senza l’obbligo di motivare l’eventuale mancato rinnovo - prorogabile al massimo 8 volte in tre anni.  

Cioè un’azienda può assumere un addetto, lo tiene al lavoro per quattro mesi, o anche meno, e poi arrivederci e grazie, senza se e senza  ma ,  fuori dalle scatole senza nessuna spiegazione. Per tacere della normativa sui contratti di formazione, dove la formazione non è obbligatoria e non è neanche obbligatorio per  le aziende assumere una parte di questi lavoratori. Anche in questo caso quando ci si stufa,  mano d’opera formata  o meno,  un    bel calcio in culo e tanti saluti. 

Così riparte la crescita, si dice, perché ci sono sempre gli 80 euro in più in busta paga dovuti all’abbassamento del cuneo fiscale.  Quanti lavoratori potranno accedere ad un prestito con i loro bravi 80 euro, probabilmente mangiati dall’aumento dei servizi sociali  provocato dalla cura Cottarelli  e con un saldissimo contratto a tempo determinato che ti assicura il lavoro al massimo per quattro mesi?  E’ così che riparte l’economia?  I profitti dei potentati imprenditoriali e finanziari  così ripartono sicuramente.  

Nel 2001  fu sufficiente che l’allora ministro del lavoro Maroni sia azzardasse solamente a prospettare l’abolizione dell’art. 18 per far scendere in piazza un milione di persone e a minare la tenuta del governo Berlusconi. Oggi in presenza di un provvedimento che non consente nemmeno di avvicinarsi all’applicazione dell’art.18 ce ne stiamo tutti zitti e buoni?  

Sentire un presidente del consiglio affermare che chi vince le elezioni deve governare e chi perde deve andare a casa, non fa ribollire il sangue? Chi perde va a casa! E l’opposizione? Non è prevista. E’ possibile tollerare che un Parlamento  eletto con una legge elettorale illegittima, non solo non abbia il pudore di approvare subito una nuova  legge secondo le direttive della Consulta - quindi del tutto diversa dall’Italicum -  e tornare al voto,  ma pretenda pure  di devastare la Costituzione? Assistere alla penosa  spiegazione, in puro stile Razzi,  che il ministro della difesa,  l’ex no global Pinotti,  ha fornito a Daria Bignardi sull’utilità degli F35, appena ricomprati da Obama, non  fa rodere le budella? 

 Ai militanti del Pd sta bene  che il loro partito abbia governato in una prima fase con Berlusconi e nella nuova seconda fase renziana  presenti  leggi gradite a Berlusconi?  Secondo me il momento  che stiamo vivendo è estremamente pericoloso , ma pare che nessuno se ne  accorga,  tutti  storditi  dalla smania di novità che l’ex sindaco Renzi profonde a piene mani.  Ripeto per molto meno in passato  si è scesi in piazza. Che stiamo aspettando? E’ in pericolo la tenuta democratica, è sotto attacco, come non mai prima  d’ora, la dignità del lavoratori, che altro deve accadere?  SVEGLIA COMPAGNI!!!