Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 21 ottobre 2018

Una testimonianza terribile ma significativa sui danni provocati dall'amianto.

Nell'ambito del convegno "Basta Amianto" tenutasi a Ferentino il 20 ottobre scorso, ha portato la sua testimonianza  Giovanni Carino  un ex lavoratore della Cemamit di Ferentino. La fabbrica, che per decenni ha prodotto  lastre di ETERNIT  ad alto contenuto di amianto, ha iniziato la sua attività     nel 1965 ed è stata  chiusa nel 1984. Ma il suo ecomostro fantasma  ha continuato, e continua, a avvelenare la Valle del Sacco. La procedura per la  sua bonifica è iniziata nel 2017. Il sig. Giovanni Carino attualmente è affetto da asbestosi. Per completezza d'informazione al convegno hanno preso parte anche: Annalisa Corrado (Comitato scientifico di Possibile e promotrice della campagna "basta amianto") Francesco Raffa (Responsabile provinciale Legambiente) Marco Maddalena (Coordinatore Regionale Sinistra Italiana) Marianna Sturba (Responsabile Regionale Ambiente Sinistra Italiana) Fabio Magliocchetti (Ferentino Città Aperta). Ha moderato gli interventi Umberto Zimarri (Possibile Salvador Alliende).
Luciano Granieri.

Giovanni Carino


Sono Giovanni Carino invalido del  lavoro per ASBESTOSI, malattia contratta nello stabilimento CEMAMIT, vi porto la mia testimonianza come    ex lavoratore del settore cemento amianto. In modo sintetico vorrei dire due parole sull’amianto.

 Cos’è l’amianto?

L’amianto è un materiale fibroso potente  e malefico che con le sue microfibre, (che sono 1300 volte più piccole di un capello) riesce a sfondare le barriere naturali che abbiamo nel naso, scivola nell’esofago e si apre la strada verso i polmoni che si ammalano di asbestosi.
La Cemamit, stabilimento di Ferentino, inizia la sua attività nel 1965 per la produzione di lastre per coperture di tetti “le famose ETERNIT”.

I turni di lavoro  erano continui 24 ore su 24 e su producevano mediamente 10mila metri quadri di lastre al giorno, per un consumo giornaliero di amianto friabile di 130ql.
Ha terminato la produzione nel 1984 e per quasi vent’anni, non ha mai fornito idonee informazioni ed applicato misure di SICUREZZA, per tutelare la salute dei lavoratori, pur essendo note sul piano scientifico, quanto meno a partire dagli anni ’60 la PERICOLOSITA’ e le conseguenze cancerogene dell’amianto.

Senza dilungarmi ulteriormente sulla storia della Cemamit, colgo l’occasione per fornire i dati, aggiornati ad oggi , sulla strage silenziosa che non si ferma mai.
La Cemamit all’inizio dell’attività aveva 120 dipendenti.  Sono deceduti per patologie asbesto correlate 82 operai, tra i quali 9 casi di mesotelioma.

Queste morti, purtroppo, sono frutto di una leggerezza di valutazione del problema, per cui per opportunismo economico  non si è investito sulle misure di protezione.
Va denunciato che in quel periodo vi era il totale disinteresse verso i dispositivi di protezione individuale  (mascherine, tute  e guanti) e ambientali (impianti di depolverizzazione con filtri idonei)  così pure verso le tematiche  della SICUREZZA in generale.

Oggi anche la popolazione è a rischio  per la presenza d’amianto nell’ambiente.

Nel mese di marzo di quest’anno, presso l’auletta dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati sono state dedicate due giornate per la lotta all’amianto. Sono stati effettuati 35 interventi per analizzare, gli effetti  legislativi, istituzionali, medici  e sociali di un problema che a 24 anni di distanza della legge che stabiliva la messa al bando del  materiale killer “L’AMIANTO” è ancora lontano dall’essere sconfitto.

Le ultime stime parlano di 5000 morti l’anno per patologie di asbesto correlate e di circa 35 milioni di  tonnellate di materiale contenente amianto sparse che , a tutt’oggi, continuano ad inquinare  il territorio nazionale e di 2400 edifici scolastici non del tutto bonificati.
Sarà questo il tema della seconda conferenza internazionale per  la lotta all’amianto. I punti fondamentali sono  tre:

1)      Prevenzione ordinaria attraverso la bonifica
2)      Ricerca scientifica e diagnosi precoci per permettere ai sanitari di intervenire all’inizio dell’insorgenza della patologia
3)      Prevenzione terziaria, o meglio indagini epidemiologiche estese non solo al mesotelioma.

E’ importante continuare la lotta sul problema amianto in tutti i suoi aspetti, per  evitare che  questa “peste moderna industriale continui a seminare morte.
Vincere la battaglia contro l’amianto vuol dire costruire un mondo nuovo, attento all’uomo, alla vita, alla sua dignità


Un  mio video girato nel 2010 dove sono documentate alcune fabbriche dismesse nella Valle del Sacco.
La prima è proprio la Cemamit

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