Luciano Granieri
Polonia e Ungheria stanno ponendo ostacoli sulla definizione del bilancio europeo per il settennato 2021-2027. In tal modo bloccano anche tutta la procedura del Recovery Fund, che da quel piano trae le sostanze a garanzia dei titoli di debito comuni da emettere sul mercato finanziario per strutturare la dotazione economica della misura.
E’ un problema, perché l’Italia su quei soldi ci conta,e su di essi ha basato la prossima manovra finanziaria. Ci sarebbe anche l’opzione Mes che, sottostando noi alle dinamiche di controllo finanziario rafforzato da parte del Consiglio Europeo, già attivate per i prestiti interni al procedimento del Recovery Fund, potrebbe essere considerata . Insomma visto che per acquisire i soldi a prestito del pomposo programma “Next Generation EU”, autorizziamo i burocrati europei a farci le pulci, tanto vale aderire pure al Mes.
Nonostante il patto di stabilità sia stato sospeso, il principio di moderazione fiscale e sostenibilità del debito va comunque rispettato. Siccome la nostra situazione debitoria ammonta a 2.000 miliardi di euro, bisogna fare attenzione.
E’ opinione comune e diffusa che stiamo caricando sulle spalle delle prossime generazioni un debito enormemente gravoso costringendo i nostri figli, nipoti e pronipoti a sobbarcarsi un impegno finanziario che li ridurrà in povertà. Ma di grazia, qualcuno mi sa dire quale sarà la generazione così disgraziata a cui toccherà l’onere di restituire tutto? A mio figlio sicuramente no, neanche a suo nipote, e nemmeno al suo pronipote. La verità è che questo debito non lo pagherà nessuno. O meglio, verrà ripagato con il ricorso sistematico ad altro debito secondo una dinamica che non avrà mai fine.
Tranquilli! Nessuno pagherà mai, a meno che i creditori, il giorno del poi ed il mese del mai, chiederanno di rientrare immediatamente. Se è così, basta semplicemente immettere sul mercato finanziario altri titoli di debito. Tanto a mantenere bassi gli interesse ci pensa la Bce, attraverso il Q.E. il famoso bazooka.
Senza contare che attraverso il debito si possono recuperare un bel po’ di soldini oltre che assicurare beni e servizi necessari ad una vita dignitosa per i cittadini . Alcuni esempi . In piena pandemia si possono assumere nuovi medici e infermieri a tempo indeterminato e regolarizzare i precari, in modo da disporre di un organico di operatori sanitari sufficiente a combattere il Covid. Assunzioni con remunerazioni adeguate, superiori anche a quanto offrono i privati. In questo modo, si avrebbe un maggiore gettito fiscale sull’Ipref, ad esempio.
Si potrebbero costruire nuove strutture sanitarie tanto da incrementare l’impegno delle ditte incaricate alla loro realizzazione , le quali assicurerebbero un maggiore gettito fiscale sull’IVA grazie all’aumentato acquisto dei materiali necessari. E potrei continuare.
Tutto giusto, ma come la prenderanno i creditori? A lor signiori va benissimo, se si considera che, a fronte di un debito di 2.000 miliardi, il patrimonio finanziario degli italiani che ci fanno credito è di 4.000 miliardi di euro. In pratica ci guadagnano anche, loro e molto.
Qualcuno potrebbe obiettare, perché allora si demonizzano così tanto gli Stati che fanno debito (per altro una consuetudine comune a tutti i Paesi UE), imponendo moderazione fiscale e controllo delle istituzioni europee sulle politiche finanziarie delle singole Nazioni affinchè la situazione debitoria non aumenti?
Semplice, perché, se ancora non è chiaro, la questione del debito non è economica, ma politica. Con il ricatto del debito troppo alto si impone ai governi di privatizzare i servizi, di limitare la spesa sociale a favore dell’assistenza privata, di mercificare acqua e tutela della salute, di annullare i diritti dei lavoratori implementando quell’enorme esercito di riserva fatto di precari e di lavoro nero, utile ad alimentare la moderazione salariale e a consentire la delocalizzazione delle aziende.
Insomma grazie al ricatto del debito i ricchi continueranno ad essere più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Quindi evviva il debito, lunga vita al debito.
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