Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 5 luglio 2011

Storie Di Ordinaria Follia

Come è noto la lotta dell'occupazione del cinema Palazzo da parte  dei cittadini di San Lorenzo per evitare che divenisse una sala bingo, è stata seguita  del nostro blog. Abbiamo postato un appello da sottoscrivere per fermare lo scempio vedi  A SAN LORENZO VINCE LA CULTURA 

Di seguito riportiamo la storia di ordinaria follia accaduta  ieri

By Sala Vittorio Arrigoni


Un luglio afoso e una piazza Montecitorio costipata in assetto da guerra per la conferenza stampa in quel dell’Hotel Nazionale. Ingresso riservato solo ai giornalisti. Ma il buon senso sembra prevalere se la signora Adele e Franca Raponi vengono fatte accomodare senza battere ciglio. La pace sia con voi sembriamo leggere per un momento negli occhi dell’agente in borghese che era un po’ che ci scrutava. Noi siamo un capannello di dieci anime, occupanti ma non senza arte né parte. E’ bene però precisare cosa ci facessimo qui, come sparuto avamposto dell’occupazione dell’ex-cinema palazzo-sala vittorio arrigoni.


Una conferenza stampa chiarificatrice era stata organizzata per la mattinata nientepopodimenoche dalla Camene S.p.A.. E visto che i panni sporchi si lavano in famiglia, questa simpatica combriccola adunata in conferenza annoverava in manipolo di pertinace garantismo e quindi indefessa opposizione a salvaguardia dei valori democratici le persone di Capezzone, il deputato Aracri (autore di una folgorante interrogazione sulla via di Damasco…), qualche avvocato come il pirotecnico Prioreschi (quello di De Pedis e Moggi) e Nicola Sgarra. Badate non l’amministratrice delegata della Camene, Francesca de Franceschi ma questo “simpatico” ometto dal sorriso torquemadiano che anche gli amici più stretti evitano di guardare troppo a lungo. Tutti giù a spergiurare sulla legalità di una occupazione e a urlare le ragioni di una certa cricca pronta ad anteporre cultura e salute mentale alle leve sublimnali e ai mancati riscatti del gioco d’azzardo.


Ricordare le ragioni per cui ormai da tre mesi seguite le nostre vicende credo sia superfluo.


Ricordare il quanto prodotto e dimostrato fino ad oggi sia più che sufficiente, specie dopo il 16 giugno e il palesamento delle nostre indagini corroborate dalle voci più alte di Repubblica e Report (LEGGI IL NOSTRO DOSSIER). A qualcuno saranno pure girati i marroni. Qualcuno lo avrà svegliato nel cuore della notte questo Capezzone. Ciao, sono Nicola Sgarra… dobbiamo fare qualcosa. E allora eccoci qui tutti questa mattina per colpa di quella telefonata, chiamati in causa, a dover ascoltare le ragioni contrarie scagliateci contro. Parole chiave ripescate dagli incubi tazebao degli anni ’70 condivano l’invito a questa kermesse, a questo ennesimo spettacolo di prepotenza paraistituzionale. Perché i bastardi siamo noi e certamente la comunista Sabina Guzzanti. Accusati di esproprio proletario e curiosi di scoprire quali siano i video fatti di nascosto con apparecchiature sofisticate degne de i 3 giorni del Condor, facciamo comunella scrutati da carabinieri, polizia e quant’altro predisposto per l’incolumità di alcuni ma non di altri. I video e le intercettazioni stavolta tralasciano minorenni, pali da lapdance e signorine anagraficamente imbarazzanti. Soltanto calcinacci, una sala-cantiere. Poi è la volta della birra venduta per sostenere la lotta. Un Capezzone antiproibizionista, nemico giurato della lega del luppolo non lo avremmo mai immaginato. Ultima sorte forse la più triste, la presenza di Rocco Papaleo. Un raduno pericoloso evidentemente in combutta con quei suoi 300 seguaci nel pubblico che il tavolo delle evidenze sembra tratteggiare più come un Imam che come un attore.


L’irruzione di Sabrina Guzzanti, prontamente interrotta manda in loop Capezzone che ripete la parola legalità almeno 40 volte di seguito senza dare la parola a chi sta cercando di spiegare che occupare è leggittimo anzi dovere civico caro Capezzone se quello che si occupa è destinato ad attività di reale illegalità come tutto il business che può ruotare dietro la losca rendita delle scommesse e del gioco d’azzardo. La bagarre è presto fatta. Anche Franca Raponi prende la parola ma la parola cultura fa ridere questa corte improvvisata senza grazia e giustizia che dispendia insulti senza vergogna.


Meglio uscire dall’aula di questo tribunale fantoccio e portare con se i giornalisti che in tanto cominciano ad accorrere e a raccogliere quanto spiegato nel nostro dossier sui rapporti tra la Camene e la cricca di Balducci, Anemone e le massaggiatrici della pudica schiena di Bertolaso, di quei giorni lì quando la protezione civile, quella che si rispetti, poteva essere al massimo un condom… condonabile, dunque. Il desecrabile invece precipita nell’imponderabile e via discorrendo nel grottesco. Una cinta di carabinieri, ci separa come una “division belt” da Franca e Adele. Trattenute all’interno. Adele si guarda intorno come la nonnina di gatto Silvestro. Chissà dove sarà finita Titti. Che altro potrebbe fare. E noi a urlare che rilascino queste pericolese minacce. Devono essere identificate. Alla fine Adele viene riconsegnata e il pubblico ludibrio è assicurato. Manca ancora Franca all’appello. Dopo qualche minuto esce e rilascia dichiarazioni al sapor di Pietro Micca. Non perde una gamba e ricorda come stiamo facendo della resistenza agli oscuri traffici di Piazza dei Sanniti. Si è rifiutata di dare i suoi documenti e per fortuna è libera lo stesso. Ferito come Giuseppe Garibaldi, invece, Capezzone se ne va via stampellando e imprecando nelle parole quel “Comunisti miliardari…” che lo mostra per un attimo come il malefico signor Burns dei Simpson. Imbarazzante come non potrebbe essere altrimenti, turista assai della democrazia, lui veramente, per dirla con le parole del suo Padrone.

Stop alla cartella esattoriale di Equitalia per la bolletta dell’acqua: la fattura di chi gestisce il servizio non è titolo esecutivo

Salve,


un applauso per la Cassazione, che oggi... SENTENZA CASSAZIONE

ha diffidato il Servizio Idrico Laziale, ad emettere cartelle esattoriali senza titolo,

condannandolo inoltre alle spese di giudizio …;-)


EVVVAIIIIIIIIIII



Un abbraccio a tutti da Otello

La trasparenza non è sempre di casa nei rapporti tra Equitalia ed i cittadini, tant’è che la Cassazione è intervenuta con l’ordinanza pubblicata oggi 4 luglio 2011 dalla terza sezione civile precisando i comportamenti che devono tenere le società di riscossione.
Per quanto riguarda la necessità di chiarezza, secondo i giudici di piazza Cavour, il rapporto fornitore-utente è di tipo privatistico e le tariffe che il gestore del servizio idrico incassa dal consumatore costituiscono corrispettivi di diritto privato. La Corte, infatti, esclude sul punto che si possa configurare la possibilità di un uso da parte della società che riempie i rubinetti nelle case del Basso Lazio, società per azioni a partecipazione pubblica, a sostenere di avere facoltà di riscossione coattiva del credito da tariffa mediante il ruolo affidato al concessionario Equitalia Gerit. La fattura della bolletta dell’acqua di chi gestisce il servizio non è titolo esecutivo. La controversia risiede nelle modifiche introdotte dalla legge 286/06 che ha convertito il dl 262/06 (la norma ritoccata è quella di cui al D.lgs 03.04.2006, n. 152, art. 156 che riportiamo :“1. La tariffa è riscossa dal gestore del servizio idrico integrato. Qualora il servizio idrico sia gestito separatamente, per effetto di particolari convenzioni e concessioni, la relativa tariffa è riscossa dal gestore del servizio di acquedotto, il quale provvede al successivo riparto tra i diversi gestori interessati entro trenta giorni dalla riscossione. 2. Con apposita convenzione, sottoposta al controllo della regione, sono definiti i rapporti tra i diversi gestori per il riparto delle spese di riscossione. 3. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, mediante convenzione con l’Agenzia delle entrate ).
Con quell’intervento il legislatore ha voluto soltanto precisare chi sono i soggetti ai quali è possibile affidare la riscossione della tariffa, ma non ha affatto dato il via libera alla possibilità di riscossione mediante ruolo con un sistema del tutto autonomo rispetto a quello normale, adottato per entrate di diritto privato degli enti pubblici. L’interpretazione opposta porterebbe a conseguenze paradossali nei rapporti di diritto privato: mentre gli enti pubblici dovrebbero munirsi di un titolo esecutivo per iscrivere l’entrata a ruolo e riscuoterla, il gestore di servizio idrico integrato potrebbe procedere facendone tranquillamente a meno. Con l’importante decisione che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta la Cassazione ha diffidato la società laziale ad emettere cartelle esattoriali senza titolo pedissequamente condannandola alle spese di giudizio.


UOMO E NATURA I PARTECIPANTI ALLA MOSTRA

Ex Roma club Monti

pittura fotografia scultura


UOMO E NATURA, una mostra per mettere in relazione le innovazioni stilistiche e l’arte contemporanea, con una comprensione più ampia della natura, della cultura e della modernizzazione del tempo. Quattordici autori italiani appassionati d’arte contemporanea e nuove opere tra dipinti, lavori su carta e f...otografie, ripercorrono i temi della difesa ambientale e del sociale nel rappresentare il rapporto tra “Uomo e natura” partendo dalle ultime innovazioni tecnologiche. I lavori saranno esposti al pubblico in un'esposizione collettiva in rassegna dal 7 al 14 luglio 2011 presso la galleria espositiva Ex Roma Club Monti.
Attraverso il linguaggio della difesa ambientale, gli artisti, venuti da ogni parte d’Italia, fanno ricorso alla fotografia di moda, al linguaggio pubblicitario, alla cultura di massa popolare e giovanile e all’estetica classica dei maestri del passato per creare un linguaggio visivo proprio, che mostri i punti dolenti della civiltà globalizzata del XXI secolo.




artisti partecipanti

Monia Sogni Francesco Nardi Liliana Ummarino
Lilly Nardi Luciana Lisi Mario Messina
Cinzia Tavoletta Sara Esposito D.Vivace
Tiziana Parziale Francesca Nicolò Maria Luisa Gioffré
Enrico Modrovich Corti Nicola Fazzolari


curatrice: Marzia Modesto
gallerista: Marco DionisI


Siamo molto contenti che la nostra amica Luciana Lisi sia della partita e piossa dimosrare la sua straordinaria vena arriscica in questa mostra.

La redazione

lunedì 4 luglio 2011

Nuovo direttivo Legambiente Frosinone

LEGAMBIENTE Circolo il Cigno
viale Napoli 41 - Frosinone

Giovedì 30 giugno scorso,alle ore 18,30 si è tenuta l'assemblea della Legambiente di Frosinone presso la sede di
viale Napoli 4.  Con un fitto Ordine del giorno si è proceduto subito ad ascoltare la relazione del Presidente
Setale ed a svolgere poi  la parte burocratica della riunione.Ampio spazio è stato assegnato alla discussione ed
al contributo di idee che i presenti hanno voluto dare.
1.   Relazione del Presidente sull'attività svolta;
2.   Approvazione del bilancio consuntivo dell’anno 2010;
3.   Elezione delle cariche sociali del Circolo.
4.   Relazione sulla futura attività del Circolo;
5.   Approvazione linee guida del bilancio preventivo 2011;
6.   Varie ed eventuali.
 Risultano pertanto eletti : Presidente Antonio SETALE
                                       Segretario  Lorenzo TAGLIAFERRI
                                       Tesoriere Giuseppe  SCACCIA
                                       Consiglieri : De SANTIS Stefania
                                                          DONGIOVANNI Giovanna
                                                          DUMANO Fausta
                                                         MONTICELLI Bernardo
                                                         SCANFERLATO Davide
                                                          TESTANI  Virginia

Confindustria-Cgil-Cisl-Uil uniti contro i lavoratori

di Alberto Madoglio  LIT (Lega internazionale dei lavoratori)

La situazione politica e sociale in Italia è soggetta, ormai da parecchio, a convulsioni e tensioni. Il governo Berlusconi accentua sempre più la sua parabola discendente. I risultati delle amministrative e dei referendum hanno rappresentato per il governo un duro colpo, anche se al momento non è facile prevedere se ci sarà una precipitazione della crisi che porti ad elezioni anticipate. Come mai in passato, i poteri forti si sono schierati a favore del centrosinistra: a Milano la grande borghesia al completo ha appoggiato la candidatura di Pisapia; Romiti (ex amministratore delegato Fiat) e D’Amato (ex presidente Confindustria, un tempo ultra-berlusconiano), hanno dato giudizi verso la maggioranza di centrodestra che definire sprezzanti è poco. Stesso discorso vale per l’attuale Presidente dell’Associazione degli industriali, Emma Marcegaglia, e per le alte gerarchie ecclesiastiche che non perdono occasione per denunciare il “decadimento morale” dell’Italia governata da Berlusconi.
Dal punto di vista sociale la crisi imperversa sempre più. La disoccupazione aumenta; i salari calano vertiginosamente; è la vigilia dell’ennesima manovra fiscale “lacrime e sangue”, ma solo per i lavoratori; il tutto condito da esplosioni di rabbia operaia come non se ne vedevano da tempo (su tutti, i casi dei lavoratori Fincantieri a Genova e Castellammare). Perfino sindacati “gialli” come Cisl e Uil hanno ultimamente dovuto fingere di alzare la voce contro il governo, consci che la situazione è veramente insostenibile.
Questa situazione non rappresenta una particolarità solamente italiana. La maggior parte dei Paesi europei si trova in una condizione simile: gli eventi che si stanno sviluppando in Nord Africa sono sotto gli occhi di tutti, e anche la Cina (dove nel 2010 si sono registrate migliaia di rivolte e ribellioni sociali) potrebbe essere travolta da un’ondata rivoluzionaria simile a quella che ci fu nel 1989, all’epoca di Piazza Tienanmen.

Cgil garante della pace sociale. Sindacati di base prigionieri di direzioni inadeguate
Davanti a un quadro decisamente preoccupante per le classi dominanti, in cui debolezza del governo, crisi economica e rabbia sociale possono dar vita ad un cocktail esplosivo, difficilmente controllabile, il ruolo della maggiore organizzazione sindacale del paese, la Cgil, diventa quello già tante volte visto in passato: quello di un soggetto che tenta in ogni modo di garantire la pace sociale, in altre parole che i padroni continuino a fare i loro profitti e che scioperi, manifestazioni e focolai di rivolta, non degenerino in un movimento di più ampia portata, in grado di mettere seriamente in discussione il secolare dominio della borghesia in Italia.
Nonostante la grande partecipazione dei lavoratori allo sciopero generale del 6 maggio scorso, i burocrati sindacali, non contenti di averlo fortemente depotenziato (astensione dal lavoro di sole 4 ore, manifestazioni locali invece di una grande manifestazione nazionale, piattaforma ultra moderata sulla quale lo sciopero stesso è stato costruito), si sono immediatamente mobilitati per evitare che, anche una mobilitazione “rituale” e sostanzialmente innocua come quella di maggio, potesse diventare la scintilla di una ribellione di massa (come è capitato nel caso degli scioperi generali in Grecia).
Invece di tentare di organizzare i lavoratori, di radicalizzare le rivendicazioni sindacali, di provare a mettere in campo un piano di mobilitazione per cercare di far pagare, per la prima volta, ai padroni la crisi, le decisioni assunte dalla Cgil vanno in una direzione contraria.
Quanto al sindacalismo di base, che avrebbe in questo quadro grandi potenzialità, resta in balia del settarismo e di gruppi dirigenti che appaiono interessati solo a recintare l'orto di casa e a proteggerlo contro chiunque contesti questa linea di isolamento (si veda l'intervista a Fabiana Stefanoni, pubblicata ieri su questo sito: espulsa da Usb perché in dissenso con le scelte dell'Esecutivo del sindacato).
Giugno 2011: morte del Contratto nazionale di lavoro
Segnali della volontà del gruppo dirigente della Cgil si erano visti nella riunione del Direttivo di metà maggio, ma la conferma più clamorosa è stata la sottoscrizione dell’accordo con Confindustria, Cisl e Uil sul nuovo sistema contrattuale.
Cerchiamo di analizzarlo. A prima vista si potrebbe essere indotti a pensare che venga riconfermato il ruolo del Contratto nazionale, come strumento in grado di garantire trattamenti normativi ed economici validi per tutti i lavoratori.
In realtà, proseguendo nella lettura, si vede che il contratto nazionale può prevedere ampie deroghe da decidere azienda per azienda. Non solo. Si stabilisce che in presenza di situazioni particolari, si può derogare anche per materie che dovrebbe essere di competenza del Ccnl.
La potestà di siglare accordi è riservata nei fatti alle burocrazie sindacali confederali. Il sistema per valutare il consenso di una organizzazione sindacale, è truffaldino. Si ribadisce il ruolo delle Rsu, elette in modo antidemocratico, con una riserva di stampo feudale pari ad un terzo dei posti per i sindacati maggioritari. Inoltre si introduce il sistema dell’iscrizione certificata (incrociando i dati con l’Inps), non considerando che in molti posti di lavoro, per evitare le rappresaglie dei padroni, le iscrizioni vengono fatte direttamente presso le sedi sindacali, non risultando in questo modo ufficialmente. Si aggiunga che gli accordi, una volta siglati dalla maggioranza delle burocrazie, impediscono a quei sindacati che sono in disaccordo, di proclamare scioperi (che oltre ad essere un modo per respingere accordi truffa, è anche lo strumento attraverso il quale si può guadagnare il sostegno dei lavoratori). E’ perfettamente chiaro che ci troviamo davanti ad un attacco pesantissimo ai diritti che i lavoratori si sono conquistati in decenni di lotte.
Landini e soci, ovvero l'opposizione di sua maestà Camusso
Contro questo accordo, in Cgil si è alzata la protesta della sinistra interna, in sostanza della Fiom e di ciò che rimane della Rete 28 Aprile di Cremaschi.
Tuttavia è presumibile che, sulla scorta delle esperienze passate, a partire dal caso dello scandaloso accordo alla Fiat Bertone, siglato dalla Rsu Fiom con l’avallo dei leader nazionali, il dissenso si limiterà al Comitato Direttivo, a qualche intervista dai toni battaglieri, magari a qualche assemblea nazionale di protesta, e nulla più. Vero che questo accordo colpisce duramente anche il peso e la forza contrattuale della burocrazia dirigente del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, ma già le prime dichiarazioni di Landini, “non romperemo mai con la Confederazione”, provano la miopia e l’opportunismo di questi presunti dirigenti radicali.
E’ necessario altro. E’ necessaria una battaglia frontale da parte di tutte le avanguardie di classe, al di là delle loro appartenenze sindacali, che trascini un nuovo movimento di massa per impedire una pesante sconfitta.
Allo stesso tempo non bisogna avere illusioni su nessuno dei settori della burocrazia sindacale o pensare che essi possano in qualche modo rappresentare un argine agli attacchi che sono e saranno sferrati ai lavoratori.
I burocrati di centro, di destra o di sinistra, presenti nelle grandi centrali sindacali o in piccoli sindacati di base hanno un solo interesse: il mantenimento della loro posizione di prestigio e di potere, piccolo o grande che sia, e per questo sono disposti ad accettare qualsiasi cosa.
Autunno 1993, autunno 2011: cacciamoli coi bulloni!
E’ probabile però che stavolta la Camusso, fotografata in grandi abbracci con la Marcegaglia, abbia fatto i conti senza l’oste. Le lotte che iniziano a svilupparsi in questi mesi in Italia, come nel resto d’Europa, provano che la pazienza dei lavoratori è arrivata al limite.
Di fronte all’ennesimo tradimento, giovani, operai, disoccupati, potrebbero rispondere con la lotta non solo contro governo e padroni, che correttamente vengono percepiti come responsabili del loro impoverimento, ma anche contro quei sindacati e partiti che a parole non perdono occasione per sostenerli, ma che nei fatti continuano a pugnalarli alle spalle.
La lotta è solo all’inizio e la parola d’ordine per farla avanzare deve essere una sola: cacciamo i burocrati dal sindacato, uniamo le lotte che padroni e burocrati vogliono dividere! Che la crisi la paghino, finalmente, i padroni.

Venerdì 1 luglio 2011 è stata una bella “serata” di cultura e di lotta

Bruno Roveda



Il I concorso fotografico  “frosiNOneorganizzato dal Circolo cittadino di “Sinistra Ecologia Libertà” per denunciare, attraverso l’occhio di chi vive la città, gli scempi urbanistici che affliggono il capoluogo, ha registrato una partecipazione di quantità e di qualità. Tante – e moltissime veramente belle – le foto in concorso, che da ieri sono un “patrimonio” culturale a disposizione della cittadinanza intera per riflettere sul passato, sul presente e sul possibile futuro di Frosinone.

La giuria – alla presenza di una platea culturalmente attenta e politicamente interessata – ha  premiato “alla pari” due foto: per la notevole tecnica espressiva e per la significatività dello “scempio” individuato.


Anche il Circolo cittadino di Sel , nella giornata di venerdì 1 luglio, ha presentato la propria “fotografia”, secondo altra tecnica espressiva, secondo finalità più propriamente politiche.


La nostra FOTOGRAFIA
di “frosiNOne”

20.100 unità immobiliari accatastate
per 20.754  nuclei familiari censiti nel 2010

56,75 mq di abitazione per abitante

A chi serve la frettolosa realizzazione di nuovi alloggi?

Noi proponiamo di ragionare su alcune proposte:
> m3=0 fino all’approvazione del prossimo PUGC: nessuna nuova concessione edilizia (salvo interventi e ristrutturazioni su edifici esistenti) prima di aver pianificato il criterio di sviluppo della città.
> Premio di cubatura per le ristrutturazioni che realizzino edifici in classe energetica A aggiuntive rispetto a quelle di legge.
> In 5 anni piste ciclabili su tutte le strade urbane iniziando dalla parte bassa della città e definizione di una rete di corsie preferenziali per il trasporto pubblico.

“Proviamo a ragionare sulle proposte che avanziamo” – ha esortato il giovane Coordinatore del Circolo cittadino di Sel Pietro Fargnoli -, “proviamo un ragionamento collettivo, pubblico e condiviso sulla Frosinone che verrà” – ha concluso con il calore e la passione che sono di tutto il Circolo del Capoluogo, impegnato – dovrebbe esser chiaro per tutti! – sul sociale e sull’urbanistica, sul culturale e sull’economico, in un percorso di riqualificazione cittadina al servizio della comunità frusinate.
“Siamo a disposizione della cittadinanza tutta” – ha concluso –, “di tutti coloro che vorranno condividere percorsi e programmi”.

                                                                                  A cura di Bruno Roveda
                                                              Circolo cittadino “Sinistra Ecologia e Libertà




domenica 3 luglio 2011

Val di Susa. Grande manifestazione, la polizia attacca; grave un manifestante

Redazione di "Contropiano"


 Scontri e feriti nei pressi del cantiere.
Immondi i commenti dei politici, schiavi contenti degli interessi dei costruttori. Segnaliamo per quanti si illudono nella resipiscenza democratica del Pd, le dichiarazioni di Pierluigi Bersani:«I fatti che avvengono in queste ore in Val di Susa con le forze dell'ordine attaccate violentemente mentre difendono il cantiere, sono allarmanti e assolutamente inaccettabili. Qui non si tratta più di come si fa una ferrovia. Qui si tratta di come funziona una democrazia. Isolare, condannare la violenza e ripudiarne ogni presunta giustificazione è un dovere elementare di tutte le forze politiche e delle persone civili. Su questo concetto non è per noi tollerabile nessun equivoco». Lo sottolinea Pier Luigi Bersani, leader del Pd in una nota.

 Ed Enrico Letta (per gli ex democristiani): «Solidarietà piena ai rappresentanti delle forze dell'ordine impegnati in Val di Susa e oggetto di intollerabili gesti di violenza, dai quali ogni movimento politico è bene prenda le distanze, esprimendo una condanna senza se e senza ma». Ad affermarlo in una nota è il vicesegretario del Pd, Enrico Letta. A maggior ragione, sottolinea Letta, «perchè le forze dell'ordine hanno finora dimostrato la massima attenzione nei confronti delle forme di dissenso espresso in modo non violento e che sono state anche recentemente parte di un lungo dialogo che ha ottenuto, attraverso vari strumenti istituzionali ad hoc, una partecipazione larga e in grado di modificare sostanzialmente progetti originari per venire incontro alle esigenze dei sindaci».
Ben poco distinguibili, se non per il maggior rispetto della lingua italiana e dei congiuntivi, da quelle di destra;
«La situazione che stiamo vivendo non ha niente a che fare con il diritto di protesta. Oggi a protestare non erano i valsusini ma un gruppo di terroristi, violenti e facinorosi che stanno utilizzando la scusa della Tav per mettere in atto una vera e propria guerriglia urbana». Lo afferma il senatore Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl. «Oggi assistiamo - continua il senatore azzurro - a manifestazioni con evidenti presenze antagoniste, provenienti anche da altri Paesi europei e nello stesso tempo annoveriamo la connivenza di un partito, Sel, e di un leader politico come Vendola. Entrambe queste situazioni vanno non solo condannate ma sanzionate. Oggi non è più il momento delle contraddizioni. Fassino espella dalla coalizione della città Sel, e il Partito Democratico prenda le distanze da una forza politica che preferisce la guerriglia e lo scontro sociale alla normale democrazia. L'Europa ci guarda e rabbrividisce nel vedere uno Stato messo sotto scacco da piccole frange estremiste che nulla hanno a che vedere con la cultura e la tradizione conciliante e solidale piemontese».
«Incoraggiati da ogni demagogia della sinistra, gruppi di violenti scendono in campo sfruttando la vicenda Tav per un chiaro disegno politico. È l'Italia peggiore che mostra il suo volto violento. Che vuole bloccare ogni progresso, ogni opera pubblica, si tratti di una ferrovia o di un termovalorizzatore. Una sinistra estrema che condiziona tutta la sinistra. Che non sarebbe mai in grado di governare l'Italia attuando indispensabili programmi di modernizzazione». Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri «Non c'è solo una intollerabile violenza in quel che sta avvenendo - aggiunge - C'è la conferma che certa gente vuole paralizzare il Paese condannandolo alla miseria, senza energia, senza trasporti, in un mare di spazzatura».
Ricordatevene sempre: è qui che passa, come nel referendum, la linea che separa per sempre il popolo che si batte e chi cerca di fregarlo!!
E quindi diamo ache qualche parere politico a favore della manifestazione. Ma abbiamo fin qui trovato solo quello di Paolo Ferrerro (Rifondazione). «Oggi ho partecipato alla grande manifestazione che si è tenuta a Chiomonte e che ha dimostrato per l'ennesima volta che la popolazione della Val di Susa non è d'accordo con la Tav. Il Governo dovrebbe prenderne atto e invece di sperperare 20 miliardi dei cittadini italiani per l'ennesima grande opera inutile e occupare militarmente la vallata dovrebbe immediatamente interrompere i lavori e aprire la discussione con la popolazione». Ad affermarlo in una nota è Paolo Ferrero, il segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Gli stessi scontri avvenuti oggi, tuttora in corso, aggiunge Ferrero, «sono il frutto dell'occupazione militare del sito di Chiomonte e dell'aver trasformato una questione politica in una questione di ordine pubblico».
17.45 Uno studente veneziano è stato gravemente ferito dalla Polizia questo pomeriggio in Val di Susa: si tratta di un ragazzo di diciannove anni, del Coordinamento studenti medi di Venezia e Mestre. Lo sostiene il consigliere comunale di Venezia Beppe Caccia, che partecipava, insieme ad una folta delegazione partita da Mestre nella notte, alla manifestazione di oggi contro il progetto Tav. «Ci trovavamo nei boschi di Ramats, insieme a migliaia di altri manifestanti, ad assediare pacificamente con slogan e bandire il cantiere per il cunicolo esplorativo della Maddalena - racconta all'ANSA - quando senza alcun preavviso le forze di polizia, che presidiavano le reti, hanno iniziato a sparare decine di candelotti lacrimogeni ad alzo zero e a distanza ravvicinata». «Mi trovavo a pochi passi dal giovane veneziano - aggiunge - quando, a meno di quattro metri di distanza, un agente gli ha puntato addosso il dispositivo di lancio ed ha esploso un colpo. Il candelotto lo ha colpito tra il torace e l'addome. L'abbiamo portato a braccia fino alla baita No Tav di Giaglione, ma le sue condizioni sono apparse subito serie: faticava a respirare e a parlare». Il giovane, accusa Caccia, è stato soccorso da un'ambulanza «arrivata sul posto dopo quarantacinque minuti, a causa dei blocchi stradali della Polizia lungo l'autostrada». «In questo momento ci troviamo all'ospedale di Susa - spiega il consigliere municipale - dove gli è stato assegnato un codice giallo e sono in corso ulteriori accertamenti diagnostici». «È inconcepibile - commenta Caccia - che tanta violenza sia esercitata nei confronti di cittadini che difendono il territorio come bene comune da un progetto devastante ed inutile, rigettato dalla stragrande maggioranza degli abitanti e degli amministratori della Valle».
Caccia riferisce che il giovane ferito è al momento sottoposto in ospedale ad una ecografia addominale, per evidenziare la presenza o meno di lesioni interne. «Ci preoccupa il fatto - dice ancora il consigliere municipale veneziano - che il ragazzo per lunghi minuti non sia riuscito praticamente a respirare»