Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 19 luglio 2012

repubblica prostituzionale

Giovanni Morsillo


Dopo decenni di mistificazioni in termini su concetti come riformismo, democrazia, legalità ecc., siamo ormai sufficientemente intossicati da accettare supinamente qualsiasi stravolgimento anche eversivo della base costituzionale del nostro paese se l'apparato mediatico che chiamiamo politica (anche questo assai impropriamente) ne diffonde una interpretazione falsa ma univoca e quindi convincente.
Dal ventennio delle leggi ad personam e pro domo reo alla definizione guzzantiana di mignottocrazia applicata al nuovo corso delle istituzioni repubblicane, siamo però ormai pervenuti non solo ad un inquinamento gnerale di tutti i livelli del potere collegiale rappresentativo e non, cosa percepita in maniera abbastanza corretta perfino dall'opinione pubblica notoriamente più informata sui gossip e le imprese calcistiche che sugli indirizzi della politica sociale, economica ed istituzionale, ma alla radicale trasformazione (eversiva) delle basi stesse dello Stato in qualcosa di profondamente diverso. Dai tempi in cui Giuliano Ferrara predicava l'urgenza di gettare nel cestino dei rifiuti la Costituzione intera senza troppi rovelli sulle parti da salvare, da modificare o da cancellare, avendo preso atto del fatto che il capitalismo liberista (mercato) vincente non ne aveva più alcun bisogno, fino ad oggi di strada se ne è fatta, all'indietro. Allora gli anticorpi residui ancora vivi nell'organismo sociale italiano, superstiti elementi di autodifesa iniettati nel nostro sangue dalla Resistenza, reagivano e ribattevano con prese di posizione informate e determinate; oggi semplicemente non ci si fa troppo caso, e si scivola su queste questioni considerate tutto sommato secondarie rispetto al costo della benzina. Qualcuno dice che questi gruppi dirigenti siano incapaci, ma ci chiediamo: se riescono a costruire questo livello di egemonia su politiche tanto nefaste quanto palesemente inique, come non dar loro l'attestato di grandi dirigenti di massa?
Ormai, dicevamo, l'inquinamento sembra aver dismesso i panni del fenomeno distorsivo, dell'aberrazione inaspettata sebbene fisiologicamente presente in qualsiasi sistema umanamente concepito, per indossare quelli della scelta consapevole, del disegno progettato e costruito coerentemente con fini prima ripugnanti, oggi trionfanti.
Il massimo livello della trasformazione istituzionale è segnato simbolicamente - ma non solo - dall'intervento di Napolitano sui magistrati di Palermo. Se le istituzioni fossero quelle che la Costituzione descrive, il Presidente non avrebbe dovuto ordinare extra legem la distruzione delle registrazioni, benché penalmente irrilevanti, ma se ci fu pressione di Mancino denunciarla immediatamente alla magistratura competente, se non ci fu, far pubblicare su tutti i quotidiani a diffusione nazionale il testo integrale delle intercettazioni.
Ma la trasformazione della Repubblica costituzionale in repubblica prostituzionale viene percepita dalle masse come qualcosa che fa schifo, sì, ma non ci riguarda più di tanto. Lo scambio di favori e protezioni a tutti i livelli delle istituzioni (non siamo certi che Napolitano e Mancino abbiano fatto ciò che si dice, ma non è certo da questo caso che dipende un giudizio più generale e complessivo) sembra essere diventato una questione di basso spettacolo di intrattenimento, con costi che nessuno conosce e che nessuno, soprattutto, mette in relazione con il debito e la crisi. E' più comodo dire che il peso insopportabile della nostra economia sia quello dei lavoratori e dei pensionati, che peraltro hanno pagato profumatamente ed in anticipo le loro misere pensioni da sopravvivenza. E siccome lo dicono tutti in coro, e quelli che dicono il contrario non vanno in telelvisione perché non ammessi, quella diventa la verità, come Goebbels insegna.
Non è solo questione di decoro, né siamo impegnati nella contabilità del tasso di maitresses e di trote presenti nei banchi dei consigli di governo ai vari livelli, ché già buttando un'occhiata veloce se ne coglie l'esuberante quantità, ma più in generale è la concezione stessa delle istituzioni come merce di scambio e luogo di impiego assai privilegiato per faccendieri in realtà utili a ben altre cause che quelle proprie del ruolo quello che dovrebbe togliere il sonno ad ogni cittadino dotato di discernimento. E', cioè, l'occupazione e compravendita successiva dei seggi e la loro conseguente sottomissione ad interessi particolari che definisce con chiarezza la trasformazione almeno controriformista della struttura democratica dello Stato.
Cianciare quindi di riformismo per coprire ogni passo criminale di questa infame marcia eversiva può forse divertire dirigenti autoreferenziali che come balene spiaggiate consumano la loro agonia al sole senza potersi rendere conto che l'acqua in cui nuotare è fuori dalla portata, e che la sabbia su cui pensavano di poter vivere è in realtà un terreno mortifero per loro. Ma non si avvicina neppure ad una idea seria e concreta di alternativa, rimanenedo a pascolare pigramente in una capricciosa pretesa di alternanza. Essi parlano del mare, di navigazioni fantastiche, ma sono pesantemente rovesciati su un fianco sulla sabbia e non si muovono nemmeno per scacciare le mosche che li divorano.
Abbiamo già invitato a rileggere le pagine di Gramsci sul sovversivismo delle classi dirigenti. Oggi ci sembra quanto mai urgente, altrimenti si continueranno a scambiare i tecnici per gente imparziale, i politici per degli inetti e la politica per una sciagura.
 
Saluti insubordinati

mercoledì 18 luglio 2012

Poveri al lavoro

Marco Revelli da "il manifesto" del 17/07/2012


Qualcuno li aveva chiamati - bestemmiando - privilegiati. Intendo gli operai: quelli che hanno avuto il privilegio, appunto - non il diritto - di possedere un posto di lavoro. Oggi scopriamo che un buon numero di loro sono poveri. Tecnicamente poveri. L'Istat, nella sua nota annuale su "La povertà in Italia" ci dice che il 15,4% delle famiglie «con a capo un operaio o assimilato» - quasi una su sei - è in condizione di povertà relativa: cioè che la loro spesa mensile sta del 50% sotto quella della media del resto della popolazione. Che sono, di fatto, degli emarginati. Nel Meridione la percentuale arriva al livello record del 30%, quasi una famiglia operaia su tre è povera.

Ancor più sconvolgente il dato sulla povertà assoluta (coloro che non possono permettersi neppure il minimo indispensabile per condurre una vita dignitosa: cibo, abitazione, cure...). Il 7,5% delle famiglie operaie in Italia è «assolutamente povero», in crescita di oltre un punto percentuale rispetto allo scorso anno, mentre se almeno uno dei componenti (un figlio, normalmente) è alla ricerca di lavoro, la percentuale sale all'11,5%. Figuriamoci cosa accade tra le famiglie in cui non ci sono né occupati né "ritirati dal lavoro": qui la percentuale di povertà assoluta schizza al 22,3%, quasi tre punti in più rispetto al 2010, e quella relativa cresce addirittura di dieci punti, dal 40,2% al 50,7%, a dimostrazione di quanto sanguinosi devono essere stati i tagli ai sussidi pubblici.

Difficile non parlare, di fronte a questi numeri, di macelleria sociale a cielo aperto, tanto più che chi conosce bene i meccanismi di questa triste matematica sa che le rilevazioni ufficiali si limitano a rendere visibile la punta dell'iceberg, la povertà conclamata, senza registrare la fascia ampia di chi sta appena al di sopra della soglia di povertà, ma è di fatto un "povero" per via dei debiti contratti, del mutuo da pagare, del peso di un'invalidità o una non-autosufficienza in famiglia...
Ora, se incrociamo queste crude cifre con le ricette dei gendarmi finanziari internazionali - della famigerata troika, sotto la cui scure prima o poi si va a finire -; se confrontiamo la misura della povertà sociale, giunta ormai al fatidico osso, con la richiesta, standardizzata, di ulteriori tagli alle remunerazioni e agli organici, ai servizi alle persone e alla spesa sociale imposti oggi alla Grecia domani forse a noi, abbiamo chiara la visione dell'impraticabilità del paradigma dominante.
Un conflitto ormai visibile a occhio nudo tra i suoi dogmi e la stessa nuda vita.
C'è uno zoccolo duro che non può essere intaccato, costituito dalla pura, elementare esistenza. I dati ci dicono che su di esso la crisi ha incominciato a premere con tutto il suo peso, e che non ci sono altri margini di manovra. Altra flessibilità da gestire. C'è un mondo del lavoro che ha dato tutto, e anche qualcosa di più: dai suoi punti di resistenza occorre ripartire per ridefinire le linee di un nuovo paradigma socio produttivo e politico, rovesciando priorità, valori e programmi. Questo è il vero conflitto di competenza di cui occuparci oggi.

martedì 17 luglio 2012

CARO MARCHIONNE LA FIAT DI CASSINO NON SI TOCCA

La sezione del Prc-Fds “M. De Santis



La sezione del Prc-Fds “M. De Santis” esprime forte preoccupazione per la  situazione “particolare” e critica  del  comparto Fiat a Cassino ed in tutta Italia.  Infatti, l’A.D. di Fiat Auto ha dichiarato recentemente sui principali quotidiani nazionali,  “Se le vendite di autovetture non ripartono in Italia, per FIAT c’è uno stabilimento di troppo”.
Queste parole tuonano violentemente perché subito le parole di Marchionne è iniziata a correre voce di in un ipotetico accorpamento dello stabilimento di Cassino a quello di Pomigliano d’Arco, con conseguenti eventuali esuberi di 2000 operai cassinati,  in un territorio già martoriato dal decreto SalvaItalia (governo Berlusconi) e dallo Spending Review (governo Monti) che sanciscono entrambi la soppressione del ns. Tribunale.
Il Piano Fabbrica Italia non ha portato i risultati prefissati. Sono passati solo 2 anni da quando Marchionne presso il Lingotto dichiarò che attraverso il P.F.I si sarebbe rilanciata l’industria dell’auto in Italia. Anche grazie ad un piano d’investimento di 20 miliardi di € tutto da realizzare entro 4 anni, con un raddoppio della produzione nazionale di auto.
La fumosità delle dichiarazioni del CEO di Fiat,  riguardo ai nuovi modelli (a Cassino promessi 10 nuovi modelli e 6 restyling) che addirittura ipotizzavano una saturazione massima degli impianti in vista del 2014 grazie all’introduzione di nuovi progetti automobilistici, ed invece prospettano di fatto per Cassino una fase d’incertezza tale che ha portato ad un massicccio ricorso alla Cassa Integrazione, notando che moltissimi tecnici, ingegneri ed operai specializzati da diverso tempo fuggono in Serbia per la produzione della 500L sottratta a Mirafiori e data, appunto, allo stabilimento di Kragujevac. Ciò sicuramente si è tradotto  in un indebolimento fisiologico del territorio cassinate tutto, da sempre legato a “doppio filo” con la realtà industriale torinese.
Le chiacchiere stanno a zero: Marchionne, aveva dichiarato, nel Piano Fabbrica Italia, che nello stabilimento di Cassino nel 2014 si sarebbe prodotto circa 400.000 vetture l’anno (ottimizzando la capacità produttiva attuale per effetto anche dell’applicazione dei 18 turni di lavoro) Ad oggi la capacità produttiva dello stabilimento è di 240.000 vetture (1.100 al giorno x 220 giorni lavorativi) ma nei fatti ne ha prodotto da gennaio a giugno di quest’anno circa 55.000 con una media annua di 110.000 vetture (considerato che si lavora solo 3 giorni la settimana). Quindi è chiaro a tutti che qualche problema c’è e non è assolutamente attribuibile ai lavoratori. Ma sicuramente a chi manovra i tasti di comando della FIAT e spara fumosità.
Dopo le dismissioni delle sedi della Irisbus, di Termini Imerese, della situazione critica di Pomigliano, di Mirafiori, di Melfi ed anche di Cassino, dei continui ricatti subiti dalla Fiom da parte della FIAT che è stata più volte condannata per attività anti-sindacale, cosa si prospetterà per lo stabilimento Cassinate è ciò che ci chiediamo.
Ma quale Piano Industriale ha in mente (se ce l’ha) Marchionne?
Le offese subite  dai lavoratori del nostro paese da parte di Marchionne che con il suo tanto decantato “disegno” (chiamato paradossalmente “Piano Fabbrica Italia”) volto a demolire le ben poche certezze dei lavoratori e a snaturare  nei fatti la dimensione da sempre “italiana” di Fiat Auto, stanno rappresentando il risultato finale di quello che è, al giorno d’oggi, il legame torbido degli interessi industriali nazionali e del mondo politico. Questo, per quanto non di certo  una novità per la storia del nostro paese, sta divenendo un “intreccio” oscuro avente l’obiettivo di destabilizzare, per altro in un periodo di crisi,  il già debole equilibrio sociale nel nostro paese. Ben vengano le convocazioni di iniziative come quella proposta dalla FIOM-CGIL di Frosinone attraverso forma di Assemblea Pubblica in data 18 luglio 2012 alle ore 17.30 presso la Piazza del Municipio di Piedimonte San Germano. E  a cui invitiamo i cassinati tutti a parteciparvi e tutta l’amministrazione comunale.
L’ipotesi di accorpamento a Pomigliano, anche se scongiurato da alcune sigle sindacali locali, diventa quindi, un ulteriore provocazione a tutto il territorio,. Una provocazione per la nostra gente abitutata a rialzarsi dritta dopo le macerie della guerra e che vanta un “Polo della Logistica” (costato tantissimo con finanziamenti regionali ed europei) fortemente voluto dal “Consorzio Industriale del Lazio Meridionale” che è l’unica struttura in tutta Europa a garantire un sistema logistico integrato alla produzione di FIAT AUTO. Una provocazione per lo stabilimento Fiat di Cassino che risulta il più automatizzato dal punto di vista tecnologico del gruppo e vanta circa 10.000 lavoratori (per tutto l’indotto con 82 aziende) in un territorio i cui abitanti dei comuni circostanti sono meno di 70.000.
Infatti, a tal proposito, ricordiamo che l’amministrazione comunale targata “Bene Comune”  ha nel proprio programma, proprio la garanzia di tutelare in tutte le forme e le modalità possibili il comparto industriale del territorio cassinate. E ricordiamo che, in occasione della manifestazione della Fiom-Cgil a Cassino del 28 Gennaio 2011, lo stesso sindaco e gli stessi partiti che lo sostennero in campagna elettorale, sfilarono per la città con l’obiettivo di chiedere all’azienda Torinese, rassicurazioni riguardo alla situazione dei lavoratori Fiat e dell’indotto.
Il circolo Prc-Fds di Cassino, in conclusione, chiede al sindaco Petrarcone, alla giunta comunale e ai consiglieri, di porsi in una posizione tale da garantire il rispetto del programma elettorale sulla questione-lavoro e quindi di portavoce delle istanze dei lavoratori  che da tempo oramai, non possono sentirsi garantiti né tutelati da una politica troppo distante ed evanescente sui temi sopra riportati (quindi mettere in discussione apertamente il Piano Fabbrica Italia ma per fargli capire a Marchionne che se si fanno i conti senza l’oste i conti non tornano).


Cassino, 14 Luglio 2012                                                             
                                                                                                             CIRCOLO PRC/FDS
“M. De Santis” CASSINO

Mio figlio massacrato dallo stato italiano

Patrizia Moretti



I poliziotti che hanno massacrato di botte e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. Vi prego di unirvi a me perchiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell'ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo. Firma la petizione- la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro degli Interni non appena raggiungeremo le 100.000 firme:



Firma la petizione





Cari Amici
I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C'è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.


La morte di mio figlio non è un'eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell'ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto diadottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.



Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell'ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l'impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti - la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell'Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme:




Federico era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita. Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a causa dell'indulto e incredibilmente sono ancora in servizio. L'impunità succede spesso in casi come questo, perché il governo non ha ancora adottato un reato preciso e quelli esistenti cadono spesso in prescrizione.



La perdita di mio figlio mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. I difensori dei diritti umani ritengono che una legge che adotti la Convenzione Onu contro la tortura, che l'Italia ha ratificato nel 1989 e che non ha mai rispettato, garantirebbe alle vittime italiane della tortura e della brutalità dello stato un corso veloce della giustizia e sanzioni appropriate, da accompagnare alla riforma per la riconoscibilità dei poliziotti. Ma ancora più importante, metterebbe fine una volta per tutte all'impunità che garantisce che oggi i poliziotti siano al di sopra della legge.



L'Italia non è il Sudan. Non c'è alcuna ragione per cui il nostro sistema giudiziario provi a mettere sotto silenzio reati commessi dalle forze dell'ordine come violenze, stupri e omicidi, dal massacro alla Diaz al G8 di Genova alle recenti uccisioni come quella di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Aldo Bianzino. Per favore UNITEVI a me e insieme costruiamo un appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre forze dell'ordine - firma sotto e dillo a tutti i tuoi amici:




Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25° compleanno con lui. Ma insieme possiamo ripristinare la giustizia e aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio portato via dallo stato ad altre madri e ad altre famiglie.



Con speranza e determinazione,



Patrizia Moretti, madre di Federico.

Berlusconi is back

Luciano Granieri.


 Nuntio vobis gaudium magnum er berlusca è tornato!!!  Nuova  rivoluzione per il mini rais di Arcore che “et voilà” con l’ennesimo colpo di bacchetta magica, si rigenera e si ripresenta a chiedere il consenso al popolo che lo reclama a gran voce. L’operazione di riciclaggio, manco a dirlo, è fatta secondo i crismi berlusconiani: Congressi di partito, primarie, liste civiche? Tutta roba buona per quei pappamolle del Pd che già fanno delle figure di merda da soli figurati quando si riuniscono in assemblea generale, vedi l’ultima assise di Roma. No, la rigenerazione berlusconiana prevede ben altro. Regime di vita zemaniano, con diete e  gradoni  con  sacchi di 25 chili sulle spalle,  revisione totale del lifting con riasfaltatura integrale dello scalpo. Poi ci vuole una bella giravolta sulla crisi.  A differenza di quanto sostenuto prima della defenestrazione subita dai banchieri, oggi  bisogna affermare che  la crisi c’è,  si vede ed è colpa dell’euro. I ristoranti pieni erano un miraggio e se si facesse l’aeroporto a Frosinone basterebbe un aero-stoppista per far atterrare un boeing a tirarlo su. Altro elemento della new age è la sobrietà nella spesa :  Via i calciatori più costosi dal Milan (Ibrahimovic  e Thiago Silva) con un risparmio di 65milioni di euro centesimo più centesimo meno,  e possibile acquisizione di nuovi voti da juventini e interisti, tanto i milanisti lo votano ugualmente.  Va da se che i calciatori suddetti hanno accettato di buon grado considerato che  le nuove loro destinazioni alla corte  degli sceicchi d’istanza a Parigi gli garantiscono gli stessi guadagni milionari di prima se non più di prima . Via le troie più costose dalle istituzioni (Nicole Minetti) con un risparmio che in soldi non è quantificabile ma in cazzate è notevole senza contare il  piccolo sollievo arrecato ai  cittadini lombardi. Non  sappiamo se la defenestrazione della Minetti  sarà  accettata dalla   pulzella ex igienista dentale,  la quale, non potendosi garantire una successione pari a quella di Ibrahimovic  e Thiago Silva, pare irremovibile nel tenere ancorate le sue tornite terga sullo scranno regionale. Siamo in attesa di sviluppi sulla “mignotting review”. Comunque anche in questo campo la volontà di rivoluzione è forte. E’ pronto dunque il grande ritorno! Gaudio per le casalinghe di Voghera, ma soprattutto GAUDIO per i riformisti e stampa annessa.  Vi rendete conto a quale vita grama erano ridotti il Pd, i giornali tipo, Repubblica, l’Unità, e gli altri cantori della galassia riformista?  Vi rendete conto che sofferenza celebrare ogni giorno un governo capace di mettere con il culo  per terra milioni di lavoratori, precari, disoccupati, piccoli borghesi, ceti da sempre bacino elettorale dei sedicenti riformisti . Tutto ciò   solo per il fatto che è l’Europa a chiedercelo e che per questo la stessa Europa trova in Mario Monti il partner credibile e serio capace di accontentare i mercati.  Che noia, non una intercettazione dell’olgettina di turno, non una strafalcione di Scilipoti o Straquadagno da denigrare, non uno scandalo da svelare. Niente di niente. Ma a livello  di cazzate questi del nuovo governo non sono da meno, ne hanno dette: Si va dall’affermazione della Fornero secondo cui il lavoro non  è un diritto,  dall’altra stronzata proferita dallo stesso Presidente del consiglio Monti  sulla storia che il lavoro fisso è una noia, fino agli “sfigati”, quelli  che non  si laureano entro 28 anni cosi li ha  apostrofati il  vice ministro  al lavoro Michel Martone , uno che nel suo curriculum presenta più calci in culo di un pallone degli europei.  La sequela di stupidaggini è talmente cospicua che per snocciolarla tutta non basterebbero tre post ma per i riformisti sono cazzate dette sobriamente e tanto basta . Il guaio  è che alle  parole sono seguiti i fatti. Ma ci pensate se il casino degli esodati lo avesse combinato l’ex ministro Sacconi! Repubblica e l’Espresso avrebbero invitato i cittadini alla rivolta, all’Aventino alla lotta di liberazione  (sobria evidentemente). Addirittura sulla stampa riformista alcune gravi decisioni prese alla chetichella da questo governo e condivise dai partiti di riferimento, non vengono neanche riportate.  Ad esempio il neo ministro della difesa Giampaolo Di Paola, il 28 gennaio scorso, nel silenzio generale, ha informato la commissione difesa del parlamento della decisione di percorrere  sul campo afghano «ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazione» armando con ordigni micidiali gli  aerei Amx, che fino ad allora, deputati a compiti di ricognizione, volavano senza bombe. Così dal 27 giugno dal cielo sono iniziate a piovere  sulla popolazione afghana anche le letali bombe italiane alla faccia dell’articolo 11 della costituzione. Il presidente Napolitano, anziché litigare con la magistratura di Palermo come capo delle forze armate non poteva informasi?  O già sapeva e ha fatto finta di niente? E il Pd? E i giornali riformisti, nulla hanno da dire?  Evidentemente no se a dare la notizia è stato l’organo di stampa di confindustria “Il sole 24 ore”.  Vi immaginate se questa vicenda avesse visto come protagonista il precedente ministro della difesa Ignazio La Russa? Apriti cielo! Intere pagine dei giornali riformisti avrebbero gridato allo  strappo costituzionale, si sarebbero PRETESE le dimissioni del ministro guerrafondaio e fascista. Si sarebbero moltiplicati gli appelli on line al presidente Napolitano affinché non avvallasse questo scempio. Al sobrio generale Giampaolo di Paola  invece è concesso di fare la guerra senza se e senza ma. Ecco perché il “ritorno in pista” (questa è la nuova metafora che sostituisce la discesa in campo) di Berlusconi è una manna per questi signori, che finalmente potranno tornare a riempire le proprie pagine con le nuove scempiaggini del cavaliere e lasciare che il governo tecnico prosegua sotto silenzio la sua opera devastatrice.

lunedì 16 luglio 2012

Have a good trip, Jon, on the highway star

Luciano Granieri


Era il natale del 1974, da bambino tredicenne scartare i regali sotto l’albero era ancora un momento magico e atteso,  in particolare quell’anno.  Infatti mio cugino, sentendomi picchiare per tutta l’estate su scatoloni e ghirbe di plastica con bacchette improvvisate cercando di tenere il tempo su “Eppur mi son scordato di te" della Formula tre, capì che già covava dentro di me un ‘anima rock blues . Mi promise quindi un regalo diverso dai soliti giochi o peggio dai ritiriti maglioni di mia zia. Non volle dirmi nulla e quella notte  sotto l’albero trovai un pacchetto  diverso dal solito. Aprii e dentro c’erano tre Lp, tre incisioni fantastiche: Per un amico della PFM, Caranvanserai  di Carlos Santana e Who do we think we are dei Deep Purple. I  tre dischi erano stupendi ,   ma quando misi sul piatto Who do we think we are, che fra l’altro sfoggiava una copertina molto natalizia, alle prime note saltai dalla sedia. In particolare quando  iniziò un blues molto “IGNORANTE”  dal titolo “Place in line” capii che quella era la mia musica  e da li sarebbe iniziato il percorso di grande appassionato di rock,  blues, jazz e della world music in generale. In “Place in Line”  mi colpì molto l’assolo del tastierista, un musicista formidabile, forse uno dei migliori esecutori all’organo Hammond. Il suo nome era Jon Lord.  Jon ,   insieme a Ritchie Blackmoore, alla chitarra, allo straordinario mancino Ian Paice alla batteria, a Roger Glover al basso, poi sostituito da Glenn Hughes,  al  leggendario vocalist Ian Gillan ,sostituito in seguito da Dave Coverdale, fu autore della colonna sonora della mia adolescenza  . Dei Deep Purple  divorai tutti i dischi  in particolare consumai sul piatto dello stereo   i classici “In Rock” “Fireball” Machine Head”,  fra le cui tracce figurava l’immortale “Smoke on the water”,  e  il live “Made in Japan” . In tutti quei brani ascoltati e riascoltati all’infinito l’Hammond di Jon Lord era sempre una sorpresa, nei suoi assolo si scopriva sempre qualcosa di nuovo, un fraseggio, una sviata, un glissato.  Putroppo   con tristezza e malinconia oggi apprendiamo che Jon Lord è deceduto . Il tastierista co-fondatore dei Deep Purple si è spento  a 71 anni in ospedale a Londra per le complicazioni di un embolia polmonare . Quando se ne va un musicista è sempre molto triste, ma quando se ne va un artista  i cui fraseggi, hanno segnato i  minuti e le ore della tua vita,  un musicista le cui note ti facevano pavoneggiare  con i   compagni di scuola, ti hanno fatto conquistare una ragazza (Child in time), sono state il veicolo  per  trasmettere a tuo figlio il sacro fuoco della musica, allora senti il vuoto. Un vuoto sordo, è come se ti portassero via un pezzo della tua storia personale.  Ora Jon non c’è più ma resta la sua straordinaria musica,  la sua stupefacente sensibilità blues , i suoi virtuosismi impressionanti ma mai ridondanti o eccessivi.   Vogliamo ricordarlo con due contributi. Il primo è un raccolta dei suoi assoli più significativi, il secondo vede Jon  impegnato con i compagni di tante battaglie i Deep Purple, nella line Up composta da Ian Paice alla batteria, Ritchie Blackmoore  alla chitarra, Glenn Hughes al basso e voce, Dave Coverdale  voce. Il brano è il deflagrante “Burn”. Thank you for all Jon




domenica 15 luglio 2012

Anatomia di un pezzo immortale e di Heloìsa che la ispirò

Francesco  Adinolfi.  Fonte "Alias"  del 14 luglio

The girl from Ipanema”, la bossanova scritta da Antonio Carlos Jobim e da Vinicius De Moraes nasceva d’estate, 50 anni fa.

Quella del ‘62 fu un’estate importante in Brasile. Senza saperlo il compositore Antònio  Carlos Jobim e il poeta Vinicius de Moraes sdoganavano a livello internazionale la bossanova e soprattutto formalizzavano uno stile, l’easy listening, di cui The girl from Ipanema   fu al cuore . Quella canzone nasceva cinquant’anni fa e cambiava le carte in tavola del pop .  Non nacque per caso ma fu il risultato di una ossessione erotica e divenne l’incarnazione della pulcritudine femminile. Quando due anni dopo uscirà negli Usa sbancherà il mondo. In origine apparve sull’album Getz/Gilberto con Joao Gilberto alla chitarra (e testo in portoghese) e Astrud , la moglie  di Gilberto, alla parte inglese; da qui fu estratto un 45 giri solo in inglese  e solo con Astrud alla voce che divenne subito disco dell’anno innescando una mania che ancora oggi resiste. Da Caetano Veloso,  Frank Sinatra, da Lou Rawls e Madonna fino a Bruno Martino, primo ad inciderla in Italia, pochi sono gli artisti che hanno resistito  al fascino di quel brano . Per la rivista Performing Songwriter  sarebbe addirittura il pezzo più rieseguito della storia, secondo solo a Yesterday . In ogni caso fu l’ultimo guizzo pre-Beatles e il più apprezzato. Il 1962 fu, effettivamente, un anno fondamentale per Jobim. Il suo pezzo Desafinado  era stato inserito nel disco Jazz Samba  di Stan Getz e Charlie Byrd e lo stesso artista  era stato invitato ad esibirsi alla Carnagie Hall con Byrd, Getz, Gillespie  e Joao Gilberto. Una carriera in gran crescita dal ’58 quando Jobim aveva collaborato con il chitarrista/cantante  Joao Gilberto, con la vocalist Elizete  Cardoso e con il poeta Vinicius de Moraes dando vita a una serie di registrazioni tra cui Chega de saudade  pezzo che segnerà l’avvio della bossanova (letteralmente la nuova tendenza) . Niente a che vedere, però, con quello che sarebbe successo quattro anni dopo , niente  a che vedere con la visone celestiale di Heloisa Eneida Menezes Paes Pinto, meglio nota come Helò Pinhero.  Splendida, 18 anni appena compiuti , occhi verdi , capelli neri, fisico asciutto, alta 1,72. Lieve “come una samba che dondola così ammodo e si piega cosi dolcemente”. Tutto succedeva a Ipanema, il quartiere di gran moda a Rio , tendenzialmente “quello degli artisti”. A un isolato dalla spiaggia c’era il luogo di ritrovo preferito di Tom Jobim, il Bar  Veloso. All’aperto verandato, ideale per bere,   chiacchierare, leggere  i quotidiani e incrociare lo sguardo delle ragazze che passavano da lì, compravano sigarette e giornali. Tutti i giorni ci capitava anche lei, tra le poche al tempo a scendere in spiaggia in bikini;  non guardava mai nessuno negli occhi, tirava dritta al banco, comprava le sigarette per la mamma e filava via. Dietro una salva di fischi compiacenti e ammiccanti. Era l’inverno del ’62 e lei passava spesso da quelle parti; non solo per entrare al bar ma anche per andare a scuola, per andare dal dentista , dal parrucchiere , dalla sarta . Del resto per tornare a casa doveva passarci per forza. Jobim se ne era invaghito, ma era un’infatuazione solo sua, intima , personalissima. Era sposato, aveva due figli e non si azzardava a rivolgerle la parola. Chiese all’amico Vinicius de Moraes di condividere quell’emozione .  Si  appostarono al bar per qualche ora di seguito finchè la ragazza non si rifece viva . Jobim chiese “Nao a coisa mais linda?” Non è la cosa più bella? L’altro rispose: “E’ coisa cheia del graca”, è così aggraziata. Poi Vincius si appuntò quei due versi su un tovagliolo : perfetti per iniziarci il brano. Ovviamente  - nonostante la leggenda – il pezzo non fu scritto al Veloso ma composto al piano da Jobim nella sua nuova casa di Rua Barro da Torre. De Moraes scriveva, invece,  nella sua casa di Petròpolis, vicino Rio. In origine il  brano si intitolava Menina  que passa  (La ragazza che passa) e fu presentato per la prima volta il 12 agosto 1962 a Un encontro, spettacolo musicale al ristorante Au Bon Gourmet  di Rio. In scena quel giorno c’erano Jobim , Vinicius de Moraes, Joao Gilberto e il gruppo vocale Os Cariocas.  Tra i pezzi anche Sò danco samba e Samba do aviao.  Primo in Brasile ad eseguire il pezzo fu Pery Ribeiro ( scomparso lo scorso febbraio) nel 1963 nell’album Pery è todo bossa.  Nel frattempo il titolo era cambiato in Garota de Ipanema  la ragazza di Ipanema, tanto per rendere umore più urbano e vicino ai linguaggi di strada di Rio . Poi nel marzo del ’63 Jobim e Gilberto volarono a New York per registrare , Getz/Gilberto,  album  uscito nel ’64 che esporrà il mondo alla Garota . Per l’occasione il produttore Creed Taylor  pensò che il pezzo dovesse avere anche un parte in inglese. Fu cooptato il paroliere Norman Gimbel che il gruppo aveva  già conosciuto tempo prima al concerto della Carnagie Hall. Per la voce fu scelta Astrud, la moglie di Gilberto, presente in studio per dare una mano ai cori. Anche se parlava inglese, la dizione non era però perfetta , ciononostante risultava seducente e sensuale il giusto.  Con il sax di Stan Getz che irrompe rendendo tutto così etereo, impalpabile. Sul suo sito la stessa Astrud ricorda di non essere mai stata una cantante professionista , e si sente. Spesso enfatizza i suoni sbagliati e quasi si affida alla trascrizione fonetica delle parole. Il primo termine del pezzo , “tall” (alta), suona, infatti, come “doll”, (bambola); inoltre fece un errore imperdonabile per Gimbel.  Astrud  canta “ she looks straight ahead not at he”   ma invece doveva dire  - piu logicamente -  “me”. Cioè : guarda dritta davanti a sè e non me,  altro che he,  lui. Gimbel  si alterò molto; nelle interviste diceva di volersi strappare i capelli, che quell’episodio lo aveva davvero infastidito, ma tant’è.  Abbinati al resto dell’ensemble, al piano gentile e lieve di Jobim, a quel sassofono così languido , gli errori suonavano deliziosamente stranieri , esotici e irresistibili come la ragazza descritta nel pezzo. E allora : “tall and tan young and lovely/The girl from Ipanema goes walking/ And  whwn se passes, each one she passes goes, “Aaah…”/When  she walks she’s like a samba/That swings so cool  sways so gently/That  when she passes, each one she passes  goes “Aaah…” /Oh but he watches so sadly-/How  can he tell her he loves her?/Yes, he would give his heart glady/ But each day when she walks to the sea, /She lokks straight ahead – not at he (…)”. Va da sè che la versione “ristretta” a 45 giri, senza cioè l’inserto in portoghese, fu quella che volò in classifica negli Usa aggiudicandosi nel ’65 il grammy come disco dell’anno;  si impose anche nel resto del mondo e sopratutto in Brasile accompagnando la ripresa economica di un paese che già volava alto sulla scia delle due vittorie di seguito ai mondiali di calcio, nel  ’58 e  nel ’62. Quel miracolo sarebbe imploso due anni dopo sopraffatto da gestioni dissennate dello stato, corruzione e una devastante dittatura militare. Ma prima di allora il Brasile era “alto, abbronzato,  giovane e bello”. Ovviamente la questione dell’identità della ragazza cominciò a farsi strada sui giornali di mezzo mondo. Chi era? E soprattutto: esisteva davvero una ragazza?  Jobim e de Moraes  non si esponevano e il mistero si infittiva. Anche se il pezzo era stato scritto nel ’62, Heloisa seppe di sé e della canzone solo nel ’64. Figlia di un generale dell’esercito da cui la mamma aveva divorziato, era cresciuta a pochi passi dal Bar Veloso. Era timidissima, denti non perfettamente allineati e quel fisico così mingherlino che la faceva disperare; soffriva  d’asma e aveva un’allergia che le arrossava il volto.  Jobim non aveva mai avuto il coraggio di fermarla, di parlarle; finchè alcuni amici comuni non gliela presentarono e il ghiaccio si ruppe. Al  secondo incontro Jobim si dichiarò e addirittura le chiese di sposarlo, ma lei rifiutò; per due motivi: il musicista era già sposato e Helò non aveva avuto esperienze di alcun tipo , si considerava incapace di gestire una storia adulta. Inoltre aveva un flirt  da due anni con un ragazzino di nome Fernando Pinheiro, cresciuto in una ricca famiglia  di Leblon.  Jobim si fece ancora più insistente confessando che era lei l’ispirazione della canzone. La ragazza ne fu entusiasta ma  anche stavolta si schermì e rifiutò. Poi, nel ’65 il mondo conobbe la verità: stanco di voci, pettegolezzi, dicerie e  in particolare di una competizione che in Brasile avrebbe dovuto eleggere la vera “Ragazza di Ipanema” , Vinicius de Moraes tenne una conferenza  mentre si trovava in una clinica  di riabilitazione a Rio. Helò era vicino a lui. “E’ una ragazza piena di luce –dichiarò il poeta- . Così aggraziata, ma con una tristezza legata al fatto che la giovinezza passa  e che la bellezza non si può conservare . Lei è come il dono della vita , è la bellezza e la malinconia delle onde che salgono e si abbassano”.  Nella sua autobiografia del 1996, Helò  racconta che nel Brasile machista e medio borghese di allora il compito di una ragazza era quello di restare in famiglia e accudire i figli; inoltre Fernando e la famiglia  del ragazzo non le consentivano  (aveva ormai 21 anni) di lasciare il paese . Rifiutò così mille offerte  che arrivavano da mezzo mondo, soprattutto dagli Stati Uniti. Nel 1966 si  sposerà e Jobim sarà il suo testimone di nozze. Nel ’78 le prime sfortune; i Pinheiro caddero in disgrazia con l’impresa siderurgica di famiglia  che non riusciva  a competere con le importazione dall’estero. Inoltre il quarto figlio della coppia Fernando Jr. era nato con seri problemi cognitivi e necessitava di cure.  Toccava a Helò rimettere in sesto la famiglia riattualizzando il mito della “Ragazza di Ipanema” . La sequela di offerte stavolta non la colse impreparata, in fondo le aspettava da tutta la vita: apparizioni tv, conduzioni radiofoniche, rubriche sui giornali, un’agenzia di moda, concorsi di bellezza e le sponsorizzazioni di una sfilza di prodotti. Oggi i Pinheiro vivono a Sao Paolo con il figlio Fernando. La figlia Kiki è una ex modella divenuta imprenditrice , l’altra figlia Georgiani è una psicologa mentre la splendida Ticiane è una top model di grande successo  (insieme alla mamma apparve sull’edizione brasiliana di Playboy nel marzo 2003, mentre Helò fu playmate nell’edizione del maggio ’78). Oggi Heloisa Pinheiro ha 67 anni continua  a farsi intervistare, a frequentare radio e tv;  ma soprattutto gestisce al boutique Garota de Ipanema a Sao Pauolo e a Rio dove vende costumi e abbigliamento femminile da spiaggia. Nel 2001 anche quel  sogno e quella denominazione volevano toglierli. Uno dei prodotti che offre da sempre è , infatti, una t –shirt con sopra lo spartito originale firmato da Vinicius de Moraes e Jobim. I figli degli autori sostenevano che non potesse venderla, che le parole e a musica appartenevano agli eredi . Nel 2004 la sentenza definitiva di un tribunale brasiliano sostenne invece che “senza di lei quella canzone non sarebbe mai esistita”. E così è.