Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 10 ottobre 2012

Si scrive lavoro, si legge democrazia.


Giuseppe Antonelli
Segreteria Provinciale del P.R.C.

Sabato 13 Ottobre inizieranno i Referendum sul lavoro e sulle pensioni, contro la barbarie della Ministra Fornero.
I due Referendum per ripristinare quanto abolito nell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori dalla Riforma del Lavoro messa a punto dalla Ministra del Welfare Elsa Fornero e l’articolo 08 della legge 138bis/201, sono battaglie importantissime per la democrazia, per i diritti e per il valore e la dignità del lavoro nel nostro paese. Perciò da Sabato 13 Ottobre in tutte i Comuni (con prima tappa a Cassino dalle ore 17 alle ore 20 sul Corso della Repubblica) della nostra Provincia di Frosinone, la Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista sarà presente con un proprio banchetto per la sottoscrizione dei due quesiti referendari. Si tratta di due quesiti referendari per chiedere il ripristino dell’articolo 18 nella sua formulazione originaria in tema di tutela in caso di licenziamenti ed il ripristino dei diritti minimi e universali previsti dal contratto nazionale di lavoro, a sua volta abrogato dall’articolo 08 della manovra finanziaria (decreto legge n.138 del 2011) del precedente Governo Berlusconi. A sua volta il Governo Monti ha cancellato l’articolo 18 che stabiliva il diritto al reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato, spiegando ai padri che facilitare i loro licenziamenti, avrebbe significato facilitare le assunzioni dei figli. Affermazioni del tutto non veritiere, perché ad oggi non abbiamo né un nuovo posto di lavoro, né nuove garanzie per i precari. Le 46 forme di assunzione atipica restano inalterate nel tempo con licenziamenti sempre più facili. Così facendo senza un’art.18 le imprese “senza scrupoli” avranno mano libera. L’articolo 08 della manovra Finanziaria del Governo Berlusconi dell’agosto 2011 (Legge 138 bis/ 2011) viola l’articolo 39 della Costituzione Italiana sulla democrazia nei luoghi di lavoro e tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama. Questa norma consente ai contratti aziendali (o territoriali) di derogare non solo ai contratti collettivi nazionali, ma a tutte le norme che regolano il lavoro: dalla disciplina delle mansioni a quella dell’inquadramento professionale, dall’orario di lavoro ai licenziamenti. Se l'azienda si accorda con le organizzazioni sindacali locali (deroghe in pejus del contratto nazionale e dello stesso statuto dei lavoratori) l’accordo le rende efficaci nei confronti di tutti i lavoratori e lavoratrici. Quest’articolo mira a trasformare il contratto aziendale, come fonte primaria del diritto del lavoro a discapito di quello nazionale. Di fatto riconsegna ai contratti aziendali materie importantissime, finora di esclusiva pertinenza del contratto nazionale. L'Articolo 08 infligge un colpo mortale alla democrazia, e quindi non c'è più certezza del diritto se nei posti di lavoro si realizzassero differenti modalità di fruizione ed esercizio di diritti. Si apre la strada ad una vera e propria giungla salariale e dei diritti del lavoro, precipitando il lavoro in una situazione peggiore degli anni ’50, quando ancora esistevano le famose gabbie salariali, contro le quali il movimento sindacale e la sinistra lottarono duramente pagando prezzi altissimi in termini di sacrifici, licenziamenti e discriminazioni. Le prossime settimane per noi comunisti saranno difficili. La nostra posizione su questi temi è sempre stata chiara e netta: sia sul giudizio dei singoli provvedimenti, che nelle nostre scelte politico/strategiche, che pongono il lavoro, i diritti, la sua dignità come pilastri fondanti del modello economico/sociale per cui ci siamo finora battuti e per il quale continueremo a batterci in ogni luogo politico ed istituzionale, in cui ci siamo ed in cui ci troveremo. I diritti del lavoro conquistati nel secolo scorso (la nozione di civiltà giuridica del lavoro) scritta con lo Statuto dei lavoratori nel 1970, afferma che il diritto alla non licenziabilità di un lavoratore senza giusta causa e giustificato motivo, è stata cancellata. Perciò il Prc vuole ripristinarla e difenderla, attraverso il Referendum Popolare, ma in un confronto democratico con le altre forze politiche di sinistra. Quando in una società la forza e l’arbitrio, sostituiscono i diritti del lavoro, è di fatto messa in gioco la qualità della democrazia. Dal 13 Ottobre raccoglieremo le firme nei nostri banchetti, che saranno organizzati in tutta Italia. Ne serviranno 500.000, ma il l’obiettivo è di concorrere a raccoglierne molte di più. E’ importante la mobilitazione di tutti, per dimostrare che questa battaglia non è solo in difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori, ma anche della qualità della democrazia nel paese. Negli ultimi anni è prevalsa una concezione (in quei partiti liberali, riformisti e socialdemocratici), che indebolire la contrattazione collettiva, ridurre i diritti e le tutele, crei sviluppo e nuovi posti di lavoro. I risultati sono di tutt’altro avviso: ovvero disoccupazione e recessione crescente, fabbriche in crisi, declino industriale, perdita di competitività e soprattutto salari insufficienti per vivere. A questo punto servono: politiche attive sul lavoro, sull’innovazione, industriali, programmazione economica e investimenti pubblici. L’indebolimento dei diritti dei lavoratori, non produce un solo posto di lavoro in più. Produce invece, declino industriale ed un peggioramento della vita materiale di milioni di donne e uomini. La battaglia referendaria è soprattutto una battaglia di democrazia, per dare uno sbocco politico alle lotte dei lavoratori. È un’assunzione di responsabilità, per rimettere al centro dell’agenda politica e del Governo, il lavoro, le persone, i diritti ed a ricostruire una sinistra di governo che ridiventi in primo luogo, il punto di riferimento e di rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori.

La Cosa (Roma-Atalanta 2-0)


Kansas City 1927

Se ner giorno dela Oloffeim dela ssoria dela maja ssorica arivi in ritardo, capace che pe nattimo pensi d'avé sbajato ssadio, d'avé sbajato Oll, d'avé sbajato Feim. Perché pure se affacciasse ar manto erboso de mezzogiorno po provocà allucinazioni strambe, nun penseresti mai che, de tanta gloria passata radunata oggi fra ste mura, la maghinetta societaria che sta a fa er trionfale giro de campo rechi seco nientemeno che er fabbricante de saponette. "Scusa", chiedi ar signore che te sta vicino intento come te a cercà de capì se quella che saluta Sud, Distinti e Tevere sia la chierica divina o quella kawasakika, "ma quello chi è? Pare Lobont pare", aggiungi ridendo nervoso pe sgombrà er campo dalla bizzarra ipotesi."E' Lobont", risponde er signore perplesso ma assertivo. "Sai, è nfortunato", aggiunge poi cercando vagamente na spiegazione che non prenda in considerazione er fatto che se ogni domenica na maghinetta dovesse fa fa er giro de campo a ninfortunato dela rosa, le partite dela Roma nun comincerebbero mai. Solo che poi Lobont scenne co la gambe sua sotto la Nord e se va a fa le foto cor pupazzo Romolo e na serie de piccoli fan contenti come Lobont de fasse la foto cor pupazzo Romolo.

Ner mentre, in mezzo ar campo, ce sta na rosa intera che se scalla sotto la forca caudina de no striscione che dala Sud je ricorda che se oggi non sudano è mejo che sloggino, pensiero assemblato omettendo l'ovvia considerazione che se è maja de pippa, na maja sudata è più utile alla causa de na lavatrice che ala nostra. Ma tant'è, ner dubbio voi sudate, che la lavatrice de oggi deve lavà l'ennesima onta de unto bianconero che c'ha appena zozzati e un segnale va dato subito, adesso, mo, na cosa renziana der tipo tiè, io Santone ve rottamo sula panca le teste dei corpevoli: Burdisso, De Rossi e Osvardo oggi nun giocano ma guardano l'artri giocà, che se l'hanno fatto a Torino corendo o ponno fa pure comodi e seduti co me, e poi non è che perché noi non potemo più appellasse ala scusa der turnover pe giustificà na sconfitta allora non lo potemo fa mai, e che diamine.Perplesso ma complice o ssadio muto ar nunzio artoparlante sta, pensando che se la labirintite de Burdisso po trovà momentaneo riposo grazie all'entusiasmo de Marquinhos Tirammolla de Dios, se ala cipolla d'Osvardo se po forse concede er lusso de nturno de riposo causa presunta abbondanza offensiva, a Capitan Depresso e fuori forma risurta difficile trovà narternativa competitiva se l'arternativa in forma c'ha passo da bodyguard, forma de ciclope e visione polifemica.

Ma oggi se gioca così, co na spina dorsale nuova de zecca trapiantata dentro na squadra fino a mo smidollata, co tutti i rischi che comporta noperazione così delicata, primo fra tutti quello del rigetto. E infatti pe mezzora famo rigettà. Perchè i ragazzi, stanchi de sentisse dì che (Iuventu Ssadium escluso, dove nso proprio scesi in campo) giocano un tempo solo e poi calano, decidono de optà pe na rottura nela rottura e de non scende in campo pe i primi 30 minuti, hai visto mai a cambià l’ordine degli addendi cambiano le madonne? Passà dala Olloffeim ala Gallerydellorror è nattimo.Qui l’onestà intellettuale impone de non parlà de 4 occasioni in 16 minuti, perchè se la prima ariva ar nono e la quarta ar sedicesimo, i minuti so sette. E se in sette minuti rischi de pianne quattro dalla Talanta più sgarata, rattoppata, riammucchiatta a cazzo che la non breve storia della Talanta ricordi, allora vordì che er bagno de sangue in tera piemontese non solo non t’ha insegnato niente, ma magari t’è pure piaciuto.Dartronde c’è gente che paga pe fasse frustà da na donna in maschera, magari a noi ce piace fasse gonfià dalla Dea bendata.

La prima sveja ce la dà Ertanche Denis, che lanciato insieme a quer pischello De Luca se invola ner padre biologico, putativo, adottivo e spirituale de tutti i contropiede. Difesa imbullonata a metà campo in modalità “Coniamo naggettivo pe rende l’idea de quanto stamo alti”, Poropiris sbullonato quer tanto che basta pe rende l’escursione della difesa niente più che na gita fori area, e orobici (quanto ce piace usà le parole che se semo imparati co Tutto il calcio minuto per minuto) lanciati verso quello che nove su dieci è gò, spesso sotto forma de rigore co espursione de Franco.Ma mpo perchè Ertanche se intanconisce e nula passa, mpo perchè Franco sente che è arivato er momento de dimostrà che para pure sullo zero a zero, succede che, archiviata la stretta, l’Olimpico tributa er primo vero genuino e convinto applauso all’estremo nostro. Che tra sé e sé pensa: ammazza che stronzi, manco napplauso. Ma non ce sta er tempo de rammaricasse che subito c’ha da buttasse a sarvanne nantra quando er fio dei Tazenda schiaccia de testa. Ar che se dimo, vabbè, è passata a nottata dai, è stato un momentaccio, mo se ripiamo. “Ripiateve questo!” pare sillabare e sibilare manco troppo sibillino er pallone (e sarebbe pure ora de insegnaje l’educazione a sti cazzo de palloni, che c’è modo e modo) che Ertanche Stanco, co una de quelle occasioni che ce piace tanto chiamà “rigore in movimento”, sbatte a botta sicura a mezzo metro dar palo.Niente, oggi questo nce vo proprio purgà. Poi, pe chiude sto bouquet de fiori der male, Moralez se mimetizza tipo Ardogiovanneggiacomo fino a confondese cor dischetto del rigore (l’altezza è pressapoco quella) e risbuca fori ar momento giusto pe mettese de traverso e stampà er traversone sula traversa, rischiando de mannacce la domenica de traverso definitivamente.
Envece, incredibilmente, immutabilmente, a guardà il risultato pare proprio che in campo ce ne siano due de squadre. Roba da nun credece, roba che er Dio Culo (che non è na bestemmia ma la divinità più cara agli sportivi de ogni dove) oggi s’è messo na mano sur core, roba che a provacce magari ce scappa pure un gò.
Enfatti ce provamo.
Enfatti ce scappa.

Che poi a esse precisi quello che ce prova è uno. Sì poi segna nantro eh, per carità. Però famo a capisse, quell'artro, quello piccolo e secco, quello liscio, quello coi capelli sempre più a cazzo e che quando je lo fai notà te risponde "Aò ma allora El Sciaraui? Ma l'hai visto El Sciaraui? Io so l'Udc in confronto a lui", quello là dai, quello che vorebbe lasciasse ale spalle ladolescenza ma ancora non riesce manco a fasse cresce er pizzetto, ecco quello là, quello che ha segnato, avrebbe potuto passeggià in area pure fino a mo che stamo a scrive, ma se ncera uno vecchio fori e giovane dentro che je faceva sbatte la palla addosso, corcazzo che segnava. Ercapitano ormai l'ha capito, se vole lascià quarcosa dietro de lui quando ariverà er giorno che ce strapperà er core, allora li deve cresce a forza sti pupi, e non basta più l'assist geniale, l'imbucata che non t'aspetti, l'apertura de quaranta metri. No, serve ancora più premura co sti regazzini, e allora co l'equivalente calcistico der gesto de mettese du gocce de latte sur polso dar biberon, calcolando il preciso punto d'impatto tra pallone e corsa spensierata, je scava na palla che, obbediente come sempre quando sente la voce der padrone, lascia er piede vecchio pe lo stinco glabro e poi rotola felice in porta.
Nsoo meritamo proprio sto gò. Pe quello esurtamo come ossessi.
Quanto è bello rimette er piede fori dala fossa.
Quant’è bello segnà quando non too meriti.

Che poi però noi se sa come semo fatti, poi ce dispiace. E allora dici “dai provamo a meritasselo sto gò, famola na cosa”. E tanto se sentimo in colpa che pe annà pari famo forse la cosa più bella dall’inizio dell'anno. Famo na cosa che è pura Zemanlandia. Famo na cosa che vedi come potrebbe esse bella la vita tua ogni domenica.Er cigno pia palla, spiega le ali e fa partì un lancio de 60 metri tarmente preciso che qualcuno pensa "anvedi come je crescono in fretta i capelli Arcapitano", Lamela reputa la palla tarmente bona da decide de immolà ore de parucchiere co un solo colpo de testa, Destro ariva puntuale come la morte, le tasse e un treno de un paese che non sia l'Italia, se avventa affamato sur pallone e molla na caracca terificante in corsa che però, porca miseria zozza ascolana picena, manco stavorta je basta pe segnà e serve solo a lascià sula traversa le stimmate dela sfiga de sto ragazzo. Che robetta ao. Fico però.

E così, dopo avé rischiato de lavà l'onta co nindelebile colata de merda, annamo ar riposo addirittura in vantaggio de un gollonzo nonché vezzosamente rammaricati de non avé fatto er gollone subito appresso. L'intervallo c'ha er sapore de biurstel co la senape, che in fonno in fonno è pure ora de pranzo, e a panza piena è più facile accantonà immagini tanto brutte quanto recenti de primi tempi in vantaggio e finali de partita in bestemmiaggio. Che poi la verità è che er tradizionale calo fisico a sto giro latita, o perlomeno è mal comune, quindi mezzo gaudio. Noi tutto sommato nun famo gnente de clamoroso, forse puro perché stamo ar cospetto dell'avanzi della Talanta che na domenica fa ne ha piati cinque dar Torino, e però, nonostante noi se sia sempre noi, nonostante tutto tenemo. E nonostante tutto, a esse sinceri quer che basta pe rivelà che er Colosso è nudo, vor dì soprattutto nonostante er greco, che co lentezza andradica e precisione bergamasca, sbaja tutto lo sbajabile.

Namico in cerca de sintesi, a na certa s'illumina: "O vedi Taccidi? Pare la Cosa dei Fantastici 4". Sì, la Cosa. Stesso dinamismo, stessa agilità, stesso sguardo svejo, diversa efficacia nella risoluzione dei problemi, ma tutto ancora nse po avé. Vicino a lui Sturmentruppen 11 Florenzivolemo11florenzi è ormai paonazzo, porello, s'esprime a gesti e rantola attaccandose ale maje artrui, ma intorno coreno tutti comunque meno de lui paonazzo, la Talanta nun tira mai in porta e noi ce tiramo soprattutto da 40 metri, sempre e solo Corcapitano.
Ercapitano, va detto, a furia de tirà, lancià, scivolà, pressà, smarcà e assisteggià, sta a dà ar Santone ogni parte intima del suo corpicione, ma tanto è evidente che je la sta a dà facendo tutto er contrario de quello che je vorebbe fa fa Zema quanto è evidente che se sei Ercapitano e stai così, pure Zema deve abbozzà. Vedello giostrà come nela casa dele libertà de guzzantiana memoria è piacere e sollazzo pe noi e pe tutte le Olloffeim che in tribuna se guardano consapevoli der fatto che, se Ercapitano avesse smesso de giocà in uno quarsiasi dei momenti in cui er monnonfame o voleva fa smette, uno de loro oggi sarebbe stato de troppo.E quando Uncapitano giostra così, i cavallucci intorno devono pe forza spronasse ar punto da fa vedé ar monnonfame de cui sopra che non so solo brufoli, barba incolta e gel, ma anche talento da sboccià.

Quer talento che porterebbe chiunque avesse contro uno come Ladolescente a fasselo annà sur cazzo a prescinde da quarsiasi finta (e a noi a faccelo amà), quer talento da cui sembra sempre stia pe scaturì er primo de na serie interminabile de gò piceni de Destro che però manco oggi fa canestro.Succede così che quando l'imprecisione e la voja de strafà piega pure i più giovani latini, a esportà la democrazia de un più pacifico duazzero ce debba pensà un giovane vecchio americano. Er Lucido Bradley lesto resta sur tiro de Destro e dala cresta der forigioco funesto de destro incastra e de gò d'alabastro fa presto mostra. Va artresì detto che Er Lucido, fin qui, ha fatto er minimo indispensabile pe facce quasi rimpiagne nun dimo De Rossi ma financo la bonanima de Zio Perotta, che tosto e mesto ma comunque ligio alla causa zemagnana, a na certa subentra pe sbajà da par suo ogni pallone je rimbarzi addosso.E tutto ciò non sarebbe e non sarà un problema anche e soprattutto perché là dietro, er duo de catechisti saudagichi ora pro nobis e rimpalla e spazza in faccia a compagni e avversari ogni cuoio dal padan mal sospinto ar punto che, anche quando er diavolo se nasconde nei particolari den forigioco sbajato da Poropiris pe minà la funzione in corso, er gò de Denis è tanto valido quanto battezzato profano dar sempre sia lodato guardaligne che ce sarva dall'ennesima via crucis.

Ma siccome a noi de vince sereni e pallottolieri ar cospetto de Pallotta proprio non ce piace, più o meno mentre er dj del'Olimpico soffia via la porvere e scartavetra la muffa dar 45 giri de Grazie Roma, er Santone appiccia er microfono, divide le acque, scaglia la prima pietra. Armato de vittoria scamuffa e benedetta, decide che la lavatrice de cui sopra è sì pronta ma pe lavà i panni de casa in una famiglia tarmente allargata che purtroppo tocca comunque aspettà 24 ore pe fa sì che i cazzi nostra facciano er giro der globo terracqueo prima de ritornà a Trigoria. Da cui si evince con certezza che a Capitan Depresso non je va de giocà co la Roma e che noi tutti se semo tatuati na vena gonfia sur collo pe sbajo, e che Osvardo i gò non l'ha fatti pe noi ma pe le figurine Panini e de facce smitrajà in petto mentre s'acconciavamo i capelli come i sua c’è sempre sembrato na cifra vorgare, e che insomma sticazzi dele gerarchie, o con me o contro de me, a guera è guera, lasciate ogni speranza voi che entrate, per me si va nell’eterno dolore, gradone più, gradone meno. Insomma, quello che non ha mai detto manco Luigi Erico a fine stagione, er Santone lo serve ala settima de campionato su un piatto d'argento, leccornia inattesa pe gufi affamati. E a noi che tornamo a casa pe magnà in ritardo ma contenti, sentì sto autosputtanamento ce dispiace tanto quanto prende in considerazione l'ipotesi bizzarra che ce siano pezzi de core che non vonno più core pe noi. Ma se è vero che i nomi non contano, er concetto vale inevitabirmente pe tutti, a partì da chi ce lo ricorda.

Qua er punto non è sapè se er Santone dice er vero o se je rode pe artro, la verità la sanno solo quei tre. Er punto è che ste cose se le potrebbero dì tra de loro, specialmente sapendo che pe du settimane nse giocherà a pallone, e quindi sta città giocherà ar gioco suo preferito: parlà de quelli che giocano a pallone. E na parola detta oggi domani so 10, dopodomani so 100, e tra du settimane è na valanga de merda che, come nela migliore dele tradizioni, se saremo buttati addosso da soli dalla cima der monte corendo poi a perdifiato fino a valle pe beccassela tutta in faccia, pe poi lamentasse che ce tirano merda addosso.

Perché la Roma resta, giocatori, allenatori, dirigenti e presidenti passano, ma quei pochi posti prenotati nela Olloffeim der futuro toccherebbe sia meritasseli che evità de rottamalli prima der tempo. E se nun semo boni de fa pace, scudo e squadra manco co tre punti come quelli de ieri, quando un giorno sta Cosa indecifrata che semo mo sarà pure priva dele poche certezze che er nemico ce invidia, vive felici e contenti non sarà facile pe gnente.



Ma che c'entrano le primarie con la democrazia diretta?

 raul mordenti


Credo che la questione delle primarie abbia assunto un tale rilievo politico e mediatico (paginate e paginate sui quotidiani!) da rendere necessaria una seria discussione fra compagni/e. Vorrei conrtibuire a favorire questa discussione dicendo la mia, sperando che altri/e, magari con posizioni diverse, vogliano intervenire.
Dunque le primarie sono una istituzione americana che serve a designare un candidato Presidente all’interno dei due partiti democratico e repubblicano. Faccio notare che neppure la iper-presidenzialista Francia sceglie il candidato Presidente con le primarie, e meno che mai ricorrono a tale strumento altre democrazie europee, come la Germania o l’Inghilterra o la Spagna etc. Faccio notare ancora che negli Stati Uniti si eleggono con le primarie dei delegati (non è dunque affatto una votazione diretta o di primo grado!) e, specialmente in passato, è accaduto che le Convenzioni modificassero, o anche ribaltassero, i risultati delle primarie, da qui l’estrema importanza delle Convenzioni dei partiti che – queste sì! – nominano il candidato alla presidenza.
L’oggetto delle primarie di cui si parla adesso da noi è la candidatura a Presidente del Consiglio (e mi permetterei di proporre – già che ci siamo – di chiamare questa carica con questo suo nome costituzionale, e non “premier” e meno che mai “Capo del Governo” come dicevano di sè Mussolini e poi Craxi: le parole in politica contano, perché corrispondono a concetti). E già qui sorge un rilevante problema, giacché la designazione di tale carica spetta, per la nostra Costituzione al Presidente della Repubblica (art. 92 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i Ministri”). È il Presidente della Repubblica, non certo il popolo delle primarie e nemmeno l’elettorato, a scegliere il Presidente del Consiglio; fermo restando che il Presidente del Consiglio nominato deve avere la fiducia di entrambe le Camere, ed è una buona prassi, ormai consolidata, che prima di scegliere il Presidente del Consiglio il Presidente della Repubblica consulti i Gruppi parlamentari, che gli rappresentano gli orientamenti delle due Camere. Perché accade questo? Perché la nostra Repubblica è stata voluta dai padri costituenti come una Repubblica parlamentare, in cui cioè la sovranità popolare elegge un Parlamento e non una persona o un capo.
Per noi comunisti (ma, direi, per tutti i sinceri democratici) è assolutamente evidente quanto sia stata giusta e lungimirante questa scelta dei Costituenti, che avevano conosciuto il fascismo e volevano impedire che si potessero riproporre forme di potere personale, sempre anticamera delle dittature (e pensiamo che cosa sarebbe successo se Berlusconi avesse potuto sostenere legittimamente una diretta investitura popolare sulla sua persona!). Da questo punto di vista, oso dire che anche la dizione “Per Tizio Presidente” che compare nel simbolo di alcuni (troppi!) partiti è al limite della costituzionalità, perché (ripeto, ripeto!) l’elettorato non è chiamato affatto a eleggere un Presidente del Consiglio bensì a eleggere un Parlamento, il quale Parlamento poi darà, oppure negherà, la sua fiducia a un Presidente del Consiglio scelto, anzi nominato!, dal Presidente della Repubblica. E infatti secondo la nostra Costituzione sarebbe del tutto legittimo che, dopo aver consultato i Gruppi parlamenari, un Presidente della Repubblica desse l’incarico di formare il Governo a una persona diversa dal leader del Partito che ha vinto le elezioni (naturalmente purché questa persona abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento). Questo primo punto, che definirei di elementare cultura giuridica e costituzionale, mi sembra dunque già di per sé testimoniare contro il ricorso alle primarie, uno strumento improprio e, dunque, anche pericoloso, perché minaccia di turbare il delicato equilibrio costituzionale fra i poteri democratici dello Stato e di prefigurare (anzi di praticare già!) una Repubblica presidenziale, un “uomo solo al comando” legittimato personalmente dal voto popolare, che è l’esatto contrario di ciò che la Costituzione antifascista disegna.
Ma veniamo al secondo punto: la primarie americane, che piacciono tanto ai nostri “americani a Roma”, sono interne ai due partiti; lì è del tutto ovvio che i candidati siano esponenti del partito alla cui investitura aspirano ed è anche del tutto ovvio che (per una consolidata tradizione) i votanti appartengano a quello stesso partito. Qui invece si parla di “primarie di coalizione”, in cui potrebbero votare tutti quelli che in qualche modo si riconoscono in quella coalizione.
Se esaminiamo da vicino questa situazione ci rendiamo ben conto che ci troviamo di fronte al regno dell’assurdo. Intanto: di che coalizione si tratta? Quale è il suo programma? Quali i suoi confini? E, soprattutto, quali partiti ne fanno parte? Logica vorrebbe che prima ci fosse una coalizione e poi semmai questa, al suo interno, scegliesse il proprio candidato. Qui si propone, e si pratica, l’inverso: prima si sceglie il candidato Presidente e poi, se resta tempo, si definisce la coalizione e il suo programma. L’on. Tabacci, che è autorevole candidato alla primarie, fa parte oppure no della coalizione? E Vendola ne fa parte? In passato il PD rifiutò la candidatura di Marco Pannella con la (apparentemente ragionevole) obiezione che questi era esponente di un partito diverso. Questo argomento non vale più? Così come non vale più (e infatti si affretteranno a cambiarlo!) l’articolo dello Statuto del PD che afferma che il solo candidato di quel Partito alle primarie è il suo Segretario. Un’altra “stranezza”, degna di una comica finale e non certo di una democrazia seria: le primarie si dicono “di coalizione” ma le loro regole sono decise da un partito solo, il PD, che appunto ne sta discutendo in questi giorni (peraltro molto dopo l’inizio della campagna per le primarie!). Neppure l’esperienza insegna nulla: Forconi a Napoli vinse le primarie (lasciamo stare come) ma De Magistris, che non vi aveva partecipato, poi stravinse le elezioni vere. A Palermo la stessa situazione: Ferrandelli prevalse alle primarie ma poi (nonostante l’appoggio di Lombardo e di SEL) Orlando lo travolse alle elezioni vere; e altri analoghi esempi si potrebbero fare. D’altra parte l’esperienza romana di questi giorni parla chiaro: Zingaretti era un candidato credibile a fare il Sindaco: ma “qualcuno” – non certo le primarie – lo ha candidato invece “in mezz’ora” (come si è vantato l’on. Fioroni) a fare il Presidente della Regione Lazio, forse perché la carica di Sindaco deve essere scelta dal Vaticano. Le primarie allora si fanno solo se non servono a decidere davvero?
Si dice ora che per votare alle primarie occorrerà prima sottoscrivere qualcosa e lasciare il proprio nome e indirizzo: a parte che questo contraddice un altro pilastro della Costituzione (ma costoro neppure l’hanno letta, e comunque se ne fottono), cioè l’art.48 (“Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”), la domanda che sorge è: che senso ha tale sottoscrizione? Ci si impegna così a votare poi alle elezioni per quella coalizione, tuttora indeterminata e inesistente? E chi può impedire all’elettore di cambiare parere nel frattempo? Un fatto è tuttavia certo: le primarie impegnano in modo ferreo a sostenere quella “coalizione” almeno chi vi partecipa. Non è infatti possibile pensare, nemmeno nell’attuale degrado dell’etica politica, che uno si candidi come leader di una coalizione e poi, se sconfitto, non appoggi leamente il vincitore! Lo stesso vale, naturalmente, anche per i Partiti. E dunque: Vendola e SEL, appoggeranno il berlusconico Renzi o il democristiano Tabacci se uno di costoro vincerà le primarie? Oppure qualcuno pensa che potrebbe accadere l’inverso? Siamo seri, compagni di SEL, nessuno di voi può crederlo. Se un obiettivo ragionevole è possibile rintracciare nella partecipazione alle primarie, questo può consistere soltanto nell’intenzione di alzare un po’ il proprio prezzo, cioè di poter partecipare comunque a qualunque coalizione guidata dal PD (e dall’“agenda Monti”) trovando all’interno di questa un po’ di spazio in più per sistemare più comodamente il proprio sgabello.
In conclusione: la democrazia diretta non c’entra proprio un bel nulla con questo incasinato balletto plebiscitario. Ormai è chiaro a tutti (almeno a chi voglia vedere onestamente le cose per quel che sono) che le primarie rappresentano solo un meccanismo che serve per umiliare ancora di più (come se ce ne fosse bisogno!) la democrazia costituzionale, la quale è fondata sul Parlamento e sui Partiti (sì, sui Partiti!), beninteso se, come il nostro, essi si sforzano di essere degni di questo onorato nome. Le primarie servono soprattutto per far pesare l’immenso potere mediatico e finanziario di alcuni “poteri forti” che (come dimostra il “caso” dello sciocco giovanotto democristian-berlusconico Matteo Renzi) sono perfettamente in grado, investendo soldi e consiglieri “di immagine” sufficienti, di creare dal nulla un candidato del nulla, e magari perfino di imporlo.
Io credo che tutto ciò sia l’esatto contrario di quel complicato ma esaltante processo di partecipazione cosciente che noi chiamiamo democrazia diretta, e credo che da tutto ciò la sinistra debba tenersi ben lontana, anzi non stancandosi di denunciare l’ennesima truffa “tecnica” e “americana” ai danni delle masse popolari.

L'Anpi Nazionale denuncia il Sindaco di Affile per apologia del fascismo


"Informiamo che la Segreteria Nazionale ANPIin data 20 settembre ha deliberato di sporgere formale denuncia presso la Procura della Repubblica di Tivoli contro il Sindaco di Affile, Ercole Viri, ed altri eventuali compartecipi, a seguito dell’erezione del monumento-sacrario a Rodolfo Graziani, per vari reati (apologia del fascismo, apologia di delitti ed altri reati previsti dalla legge Mancino). Con la denuncia si chiederà anche che la Procura compia accertamenti sulle modalità della realizzazione del monumento con fondi pubblici, ai fini di ulteriori valutazioni. E’ stato dunque dato mandato al legale dell’ANPI di procedere".
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

martedì 9 ottobre 2012

Simonetta Zandiri

"Per creare una bomba di semi (seed-bomb) dovete fare questo: al centro di due fogli di giornale sovrapposti mettete poco terriccio insieme ai semi dei fiori che vorreste veder nascere. Poi avvolgete il tutto, date una forma sferica e bagnatela per bene con acqua. Compattate la sfera con le mani, infine fate due o tre buchi con una matita. Ora avvicinatevi ad un cantiere in disuso, ad una zona abbandonata, ad un aiuola poco curata e.. via! Lanciate le vostre flower-bomb. Dopo qualche settimana potrete apprezzare splendide fioriture in luoghi dimenticati!

I semi da acquistare sono a libera scelta. Io per esempio ho scelto di fare bombe contenenti semi di bocche di leone, nasturzio, margherita gigante e fiordaliso. Inoltre, sotto il consiglio dei Giardinieri Sovversivi Romani, ho comprato anche dei semi di girasole perchè (come mi hanno detto loro) sono i più economici e i più resistenti. Inoltre sono davvero spettacolari nel periodo della fioritura. Mezzo chilo di semi di girasole, destinati al consumo per volatili, mi è venuto 1 euro e 30 centesimi! Ho chiesto con discrezione al rivenditore se questi semi possono germinare. Mi è stato risposto: "certooo!". "

lunedì 8 ottobre 2012

Valle del Sacco, la risurrezione di un non luogo

Luciano Granieri. Collettivo Ciociaro Anticapitalista 


Sabato 6 ottobre a Colleferro  si sono dati appuntamento tutti coloro che sono stanchi di farsi sporcare l’aria, avvelenare l’acqua e vedersi scippare enormi porzioni di territorio dagli speculatori senza scrupoli principali artefici della dittatura liberista, malfattori protagonisti dell’accumulazione indiscriminata ottenuta mercificando e distruggendo quei beni che ad ognuno sono dovuti per diritto naturale. A Colleferro movimenti, associazioni, e singoli soggetti, hanno deciso, manifestando per le via della città e oltre, di gridare basta alla contaminazione del  territorio che mina la salute dei propri abitanti, che ruba il futuro ai giovani. Il luogo, Colleferro, è sintomatico di come queste dinamiche crudeli possano dispiegarsi nella loro potenza devastante. Siamo nella Valle del Sacco, (la Seveso del centro sud), In questa porzione di territorio convergono fabbriche che sversano veleni nel fiume Sacco, discariche nascoste di rifiuti tossici, siti industriali dismessi che continuano ad avvelenare con il loro carico di amianto inerme, discariche come quella di Colle Fagiolara, che cosparge di veleni il comprensorio di Colleferro, compresi gli studenti di una scuola costruita ai suoi piedi. Grazie al coordinamento per la difesa della Valle del Sacco, che ha organizzato la manifestazione riunendo insieme i cittadini, non solo dei paesi compresi nella Valle, da Ceccano a Colleferro, ma anche di altre realtà locali oppresse da strutture mefitiche come l’inceneritore di Albano, finalmente la gente comune di ogni età e genere ha potuto urlare la sua rabbia e rivendicare il proprio diritto a respirare, bere e vivere senza pagare alti prezzi in termini di salute e dignità umana . Così come già ampiamente annunciato eravamo presenti come Collettivo Ciociaro Anticapitalista, e abbiamo documentato lo svolgersi della manifestazione. Una nota a margine: durante il corteo abbiamo scambiato due parole con Francesco  Bearzi della Rete per la tutela della Valle del Sacco. In merito alla questione dell’aeroporto Frosinone Ferentino, Francesco ci invitava a tenere ancora alta la guardia, perché l’iter per la valutazione dell’impatto ambientale è ancora ben attivo e dunque il rischio che questo devastante piano speculativo possa giungere a termine è ancora molto alto.


FdS Lazio.Contro la corruzione,attivi e solitari

IL PARTITO della RIFONDAZIONE COMUNISTA aderisce e sostiene il PROCESSO POPOLARE a MICROFONO APERTO CONTRO LE RUBERIE DELLA CASTA della REGIONE LAZIO 


CASSINO – 6.10.2012
            Oggi siamo scesi qui in piazza a Cassino, per gridare a gran voce, la VERITA’ e il nostro SDEGNO POLITICO sulle vicende regionali e più in generale per l’attacco che viene portato avanti dalle politiche “lacrime e sangue” del governo Monti, contro tutte le lavoratrici ed i lavoratori.  Come per il PAREGGIO di BILANCIO in Costituzione (che impedisce di fatto di finanziare le politiche sociali perché ritenute “COSTO INSOSTENIBILE”, come il FISCAL COMPACT (che impone per 20 anni finanziarie finalizzate all’azzeramento del welfare) e dopo la controriforma delle pensioni e della manomissione dell’ART. 18 dello STATUTO dei LAVORATORI, eccoci pronti a ricevere un’altra mazzata come la SPENDING REVIEW che è un’altra manovra recessiva. Non c’è nulla per la crescita e l’occupazione. Quello che emerge è che ci saranno tagli sconsiderati alla spesa pubblica, che si ripercuoteranno drammaticamente sui servizi ai cittadini e ai lavoratori del pubblico impiego. I punti salienti riguardano infatti sanità e scuola: là dove bisognava investire, si decide invece di tagliare! Le risorse vanno trovate altrove: tassa sui grandi patrimoni e le rendite, tagli alle spese militari, alle grandi opere inutili come la Tav, tetto massimo di 5mila euro a tutte le pensioni e a tutti gli stipendi, pubblicizzazioni di banche.
BASTA – Ora occorre uno sciopero generale per dire che c'è un'altra Italia oltre a quella liberista che ci comanda per interposto governo oltre a quella dei suv, delle vacanze “strane” nei Caraibi, insomma un'altra Italia da quella dei ladroni e dei padroni. Noi pensiamo che oltre ai tagli alla “politica” con la P “minuscola” occorre rivedere anche i milioniari compensi che vengono elargiti ai vari Marchionne superpagati per ridurre gli operai a merce per poi “cestinarli” perché insieme alla fabbrica considerati troppo poco “competitivi”. Come occorre rivedere i compensi dei supermanager e di alte cariche dirigenziali dello Stato. Occorre però rilanciare la domanda interna restituendo il welfare sottratto e potere salariale alle lavoratrici ed ai lavoratori.
            Intanto, sul piano regionale, occorre fare un po’ di chiarezza su ciò che è avvenuto attorno alle “cene a base di ostriche e champagne”. L’Ufficio di presidenza del consiglio regionale rappresentato da PDL-UDC-Lista Polverini-PD-IDV ha deliberato unilateralmente l’aumento da 1 a 14 Milioni di Euro per l’indennità ogni gruppo regionale  La quota percepita dal nostro gruppo ammonta a 322.000 € ed è stata “recepita” e spesa esclusivamente per attività politiche e tutte ben rendicondate e facilmente verificabili sui libri contabili e sui nostri siti internet come per esempio per coprire il costo di vertenze operaie e di campagne politiche proposte ad altre forze di sinistra e diventate purtroppo “esclusive” nostre e dei cittadini laziali a partire dalla RACCOLTA FIRME CONTRO i VITALIZI di CONSIGLIERI e ASSESSORI e per il rifinanziamento del REDDITO MINIMO GARANTITO che l’asse POLVERINI - ABBRUZZESE ha cancellato per, evidentemente, dirottare le risorse sugli sprechi e privilegi. (Il reddito minimo per poterlo ripristinare aveva bisogno di un rifinanziamento di circa 20 milioni di Euro per tutta la regione Lazio). Il PRC/FDS, attraverso soprattutto il consigliere reg.le Ivano Peduzzi, si è contraddistinto per la lotta condotta contro l’uso “improprio” e lo “sperpero” di risorse regionali. Milioni e milioni di euro sottratti alle esigenze dei cittadini, privati, ogni giorno di più, dei servizi essenziali.  Questa amministrazione ha tagliato sanità, scuola, cultura, servizi sociali e trasporti e risponde alla necessità di LAVORO e OCCUPAZIONE sperperando RISORSE PUBBLICHE. Il PRC/FDS ha sempre votato contro qualsiasi provvedimento finalizzato in tal senso. Anzi, il consigliere PEDUZZI è stato anche querelato dalla presidente POLVERINI proprio perché ha denunciato politicamente, in tempi non sospetti, “strane manovre”. Infatti, in occasione di uno dei molteplici atti della GIUNTA REGIONALE e specificatamente relativo ad incarichi esterni, fu denunciato dal PRC, in una valutazione politica pubblica, l’operato della Giunta e delle forze politiche di centro-destra che facevano emergere, anche nel Lazio, un sistema con livelli di illegalità, corruzione, clientelismo e sperpero di risorse pubbliche sia relativamente ai costi di gestione della Regione, che nelle diverse scelte economiche messe in atto. In molti non si accorsero e nessuno rilanciò il nostro allarme, anzi, la presidente POLVERINI ci chiese di smentire le nostre accuse e procedette a denunciarci (settembre 2011).
E’ in corso un procedimento penale che probabilmente verrà archiviato proprio perché abbiamo favorito la VERITA’ ed il sollevamento del coperchio della pentola.

Anche in occasione della proposta referendaria per ABOLIRE i VITALIZI di assessori e consiglieri reg.li, la Federazione della Sinistra non ha avuto nessun sostegno di nessun partito anche di centro sinistra (PD-SEL-IDV-RADICALI). Da maggio scorso, da soli, siamo riusciti a 53.000 firme, quando non era nota nessuna indagine della magistratura. Ora, raccolte e depositate le firmeraccogliere  necessarie, chiediamo che il referendum si tenga contemporaneamente alla prossima elezione regionale e proponiamo che il governo fissi per legge lo stipendio dei consiglieri e assessori regionali ad un massimo di 3.000 euro al mese. Siamo invece contrari a ridurre il numero dei consiglieri, perché crediamo che serva unicamente a ridurre la democrazia e a cancellare la presenza istituzionale di chi canta fuori dal coro come noi comunisti. Per queste ragioni a Cassino abbiamo chiesto - sempre in maniera isolata dalle altre forze politiche - ma non con la cittadinanza - una COMMISSIONE D’INCHIESTA COMUNALE “TERZA” sui debiti comunali proprio per affermare la “verità” e le relative eventuali “responsabilità individuali civili e penali”  sulle “anomale” movimentazioni contabili/finanziarie delle amministrazioni comunali passate. Come abbiamo proposto l’”ANAGRAFE PATRIMONIALE” degli eletti; come abbiamo proposto di iniziare quanto meno a pubblicare in rete oltre ai rendiconti  e bilanci:
Per il conto consuntivo:                                                     
-       il mastro contabile, dove sono riportati capitolo per capitolo tutti gli impegni di spesa e i pagamenti effettivi a chi e per che cosa, nonché tutti gli accertamenti e gli incassi in entrata  con le causali ed i creditori;
-       tutte le determine di impegno/liquidazione propedeutici ai pagamenti da dove si evincono i soggetti beneficiari o creditori;
-       tutti le determine di  accertamenti  di entrate;
Per il bilancio di previsione:
-       tutte le spese analiticamente indicate per causale ed importo che costruiscono l’ammontare indicato nel capitolo di spesa  come previsione;
-       tutte le entrate analiticamente indicate per causale ed importo che costruiscono l’ammontare indicato nel capitolo di spesa  come previsione.
Ciò consentirebbe a ciascun cittadino di poter finalmente entrare nel vivo dei conti comunali con tutte le dirompenti conseguenze positive sul piano delle rivendicazioni  sociali e democratiche e delle proposte dal basso nell’uso delle risorse e dei beni comuni, in opposizione alle logiche “devianti”  che amministrano gli enti tra mille segreti  ed intrecci. Conquistiamo quindi una SPENDING REVIEW POPOLARE
ANDIAMO SUBITO AL VOTO