Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 28 gennaio 2013

Rifiuti nei cementifici "Meglio della discarica"

Stefania Divertito fonte: http://www.metronews.it


Roberto Della Seta, senatore Pd.
Lei era in commissione Ambiente quando è stato votato di bruciare i rifiuti urbani nei cementifici. Non poteva opporsi?
Perchè? Per me è un provvedimento utile.
A chi?
È già possibile bruciare i cosiddetti rifiuti Css nei cementifici, con questo testo l’abbiamo solo regolamentato. Ora occorrerà farsi autorizzare dalla Regione.
Certo, chi abita a pochi metri da un cementificio non sarà contento, autorizzazione o non.
Con questo regolamento evitiamo di far spendere milioni per costruire nuovi inceneritori. Ci sono molte regioni che producono rifiuti in quantità tale da non giustificare la costruzione di un inceneritore, vedi l’Umbria.
Sì ma chi controlla cosa finisce lì dentro? 
I rifiuti classificati Css hanno caratteristiche precise: è la parte residuale della raccolta urbana, quella che non può essere riciclata e non l’umido.
Ma non in tutte le regioni si fa bene la raccolta. Chi controlla che dentro non finisca di tutto?
Ma saremmo nel campo delle illegalità...
Non certo inusuali in questo campo!
Se dentro ci finiscono rifiuti sbagliati si producono emissioni con diossine e altri veleni...
Appunto.
Ma il regolamento non fa agire anche contro gli illeciti. In questo caso l’illegalità è a monte. E lì con questo regolamento non si può fare niente.

Lettera aperta a NICHI VENDOLA

Barbara De Bernardi : fonte http://www.lavallecheresiste.info


Scusa se salto le usuali formule di cortesia con cui d’abitudine si comincia una lettera, ma sarei davvero in imbarazzo a esordire con un “egregio Presidente” o un “caro Nichi”: troppo impersonale il primo, troppo confidenziale il secondo. Azzardo invece il “tu”, perché fino ad oggi ci hanno accomunato molte battaglie, tanti ideali e non pochi sogni. Ed è proprio per questo che ti scrivo. Perché, mai come in questo momento, battaglie, ideali e sogni stentano per me a trovare se non una casa politica, almeno una casella in cui possa senza vergogna e senza schifo mettere una croce, alle prossime elezioni.

Sto da mesi assistendo a “sinistra” (e sono costretta a scrivere la parola tra virgolette) a manovre che mettono a dura prova i miei convincimenti laici più sacri: che il voto è un diritto pagato con il sangue di tanti italiani e che l’impegno politico è un dovere al quale non ci si può sottrarre. Sto ascoltando, sempre “a sinistra” (là dove ho sempre votato), dichiarazioni nauseanti e irritanti. Sono costretta, sempre “a sinistra” (là dove ancora vorrei poter stare), a guardare siparietti penosi. L’ultimo, in ordine di tempo, ma certo non il definitivo, è stato il dibattito televisivo ospitato da Lucia Annunziata, venerdì scorso. Lì, tra i tanti, ho visto comparire due Sindaci valsusini. Miei ex colleghi. Già, perché sono stata anch’io Sindaco. E sono stata sulle barricate (quelle vere, non quelle metaforiche) accanto a quell’Antonio Ferrentino, un tempo leader No Tav e oggi comodamente seduto in un salotto romano accanto al Sindaco di Chiomonte, il Comune che da un paio d’anni ospita, con la compiacenza dei suoi Amministratori, la farsa militarizzata di un cantiere-teatro, in cui recitare il mantra delle “grandi opere che ci porteranno in Europa facendoci uscire dalla crisi”. Venerdì scorso il Sindaco (ieri SEL, oggi PD) Antonio Ferrentino, che milita dunque nella tua stessa coalizione, ha chiesto a Ingroia come possa conciliare la posizione No Tav di Rivoluzione Civile con la presenza nello stesso movimento di Antonio Di Pietro, un tempo Ministro strenuo sostenitore di questa “grande opera”, a suo tempo pervicacemente sordo al grido di rabbia e di dolore di una intera Valle.

Non voglio qui commentare la risposta di Ingroia. In questo momento non mi interessa. Voglio invece girare a te la medesima domanda. Dunque ti chiedo: come fai tu, dichiaratamente contrario al Tav in Valle di Susa, a condividere un progetto politico con l’onorevole Bersani, che si trova a capo di un partito non solo programmaticamente favorevole a quell’opera, ma anche capace di zittire il dissenso interno con epurazioni degne di ben altri mondi? Cosa farai il giorno in cui si tratterà di scegliere se proseguire con questo sciagurato progetto o cancellarlo definitivamente dall’Agenda (parola che ovviamente non ho usato a caso)? Accetterai tuo malgrado l’orientamento della maggioranza, per alto senso delle Istituzioni? Reputando che in politica le questioni morali vadano comunque risolte mettendole ai voti? Dimmi, è così che accadrà? E’ così che avete già deciso di fare? Perché non può essere che del tema (così come dell’articolo 18, degli F35 o della Patrimoniale), a porte chiuse, tu e Bersani non abbiate già discusso, concordando una linea. Non ci credo. Sarebbe davvero da ipocriti e anche da irresponsabili.

Insomma, io non ho bisogno di sentirti dire che sei No Tav. Io ho bisogno di sentirti dire, con chiarezza, cosa farà domani in Valle di Susa lo schieramento di cui fai parte, se mai andrà al Governo. Se avrai l’onestà intellettuale di rispondermi probabilmente non ti guadagnerai comunque più il mio voto. Ma, posto che la cosa ti interessi, potrai ancora almeno godere della mia stima.

Barbara Debernardi
Valle di Susa

sabato 26 gennaio 2013

SINDROME DELLO SCHIAVO

Informare per resistere


1) Definizione


In un individuo, la sindrome dello schiavo è un comportamento patologico che lo porta a difendere sistematicamente le classi più privilegiate a discapito di quelle da cui proviene egli stesso. Questa sindrome diminuisce le capacità d'analisi dello schiavo e si traduce in un bloccaggio psicologico che lo incita ad agire di preferenza contro i suoi propri interessi al profitto di quelli che lo sfruttano.



2) Analisi dei sintomi




L'amore smisurato che prova lo schiavo nei confronti del padrone, degli azionisti o dei miliardari, è l'atto di fede che contraddistingue il suo discorso. Lo schiavo agisce senza riuscire a distinguere ciò che per lui è un bene, egli intellettualizza il dibattito per tentare di convincerci che attingere dai potenti è sempre la cosa peggiore, quando egli stesso ne è uno dei beneficiari. Gli argomenti economici che invoca senza tregua sono stati utilizzati per forgiare la sua convinzione, la sindrome dello schiavo è purtroppo una vocazione che nasce in giovane età e contro la quale non esiste alcun rimedio. Lo schiavo non ha scelto di amare i potenti, egli ama i potenti semplicemente perché è uno schiavo. Tendenzialmente liberale lo schiavo è colui che esalta la macelleria sociale quando egli stesso non paga le tasse. Lo schiavo vorrebbe sopprimere la tassa sul patrimonio anche se egli non sarà mai toccato dalla questione. Un malato da sindrome dello schiavo non ha coscienza politica, egli vota istintivamente nell'interesse di coloro che lo sfruttano per attirarsi i suoi favori. Lo schiavo stima che il denaro è molto più utile nella cassaforte di un ricco perché sarà in grado di reinvestirlo molto meglio di come lui lo avrebbe speso. Lo schiavo approva tutti i sacrifici ed i piani di austerità, come la riduzione degli stipendi, o l'aumento dell'età pensionabile anche se il suo lavoro non gli piace e i suoi capi non gli offrono alcuna prospettiva di migliorare la sua condizione.



3) Ipotesi sull'origine della sindrome



Due teorie principali si contrappongono per spiegare l'origine della sindrome: la tesi genetica e la patologia mentale.
Dopo secoli di schiavitù e di feudalesimo, lo schiavo potrebbe essere il prodotto di una selezione artificiale di sottomessi dai padroni. La trasmissione genetica dei caratteri avrebbe favorito la selezione di un ceppo di anziani lacchè domestici in favore di una nuova specie di primati: l'homo schiavus.
Secondo questa ipotesi il meccanismo in opera sarebbe simile a la selezione dei cani e dei cavalli ma direttamente applicato all'uomo.
Per i sostenitori della malattia mentale, il carattere ereditario non è ritenuto plausibile, si tratterebbe piuttosto di un disturbo sviluppatosi durante l'infanzia. Il processo si aggraverebbe durante l'età adulta fino al momento in cui il soggetto prende coscienza della mediocrità della sua condizione, lo schiavo svilupperebbe strategie inconsce volte a ripristinare l'equilibrio cognitivo per giustificare l'accettazione alla subordinazione. Lo schiavo finisce inoltre per identificarsi nei suoi padroni immaginari pensando di appartenere alla classe sociale che lo sfrutta.



4) Qualche esempio



Lo schiavo reagisce in maniera veemente a tutte le discussioni che osano rimettere in causa i privilegi dei più fortunati, incapace di argomentare, i suoi messaggi evidenziano la paura e l'intimidazione di cui egli è oggetto. Come reazione principale lo schiavo utilizza istintivamente una serie di termini caratteristici che prova a inserire nei suoi discorsi come per esempio: comunismo, fascismo, antisemitismo, dittatura socialista, evasione fiscale, associazioni umanitarie, rivoluzioni colarate...
I seguenti messaggi spesso contraddistinguono in maniera inequivocabile uno schiavo degno del suo nome:



- Se qualcuno ti presta dei soldi è giusto pagarci un interesse
- È giusto che le banche siano un organismo privato e indipendente
- Il debito ci ha permesso di aumentare il nostro status sociale
- Crimini di guerra? Bhe cosa vi aspettavate la guerra è guerra
- Se difendi i diritti del popolo palestinase sei antisemita
- Io mi fido solo dell'informazione ufficiale
- Leggo Repubblica, il Giornale, Il Foglio e il Corriere
- La tua è demagogia che sfocia in populismo


Chi sono gli "IMPRESENTABILI"

Luciano Granieri


  Impresentabili. Sono giorni che questa parola ridonda nelle vicende   elettorali,  Da Crisafulli a Papa, da Cesa a Minzolini, tutti a fare le pulci sulle liste presentate dai partiti per vedere chi  ha più candidati con conti  aperte verso  la giustizia  . C’è chi epura, ma non troppo, per mera questione morale, che epura, all’acqua di rose, perché obbligato dai sondaggi. Questa ultima non è una ragione  propriamente morale, ma tocca farsene una ragione. Personalmente ritengo che la querelle sugli  impresentabili posta in questi termini non dovrebbe neanche esistere. In un paese civile   la questione morale non è prevista ,  chi  viene solamente sospettato di aver commesso un reato  dovrebbe concentrarsi nel  risolvere i sui problemi con  la giustizia e poi , eventualmente  candidarsi . La questione legale e morale non dovrebbe figurare nei programmi elettorali dei partiti ma nei loro statuti. Trovo quindi imbarazzante per gli elettori italiani stare a disquisire su un principio che dovrebbe essere  ampiamente acquisito  nell’agire politico. Preferisco spostare il tema degli  “IMPRESENTABILI” su un piano più prettamente politico e ideologico. Per un povero cristo come me e come tanti  che vive di stipendio che ha una famiglia da tirare avanti, e che comunque è ancora convinto che per riappropriarsi di diritti acquisiti con decenni di conflitti  sia   necessaria la cara vecchia lotta  di classe, ad essere impresentabili sono quasi  tutti gli schieramenti.  Sono impresentabili i fascisti consapevoli di CasaPound, così come i fascisti inconsapevoli, ma non meno pericolosi, del movimento 5 stelle. L’antifascismo sia come elemento fondante della nostra democrazia, sia come principio di vita è un valore  fondamentale, per cui chi non lo pratica è “IMPRESENTABILE”.  Proseguiamo con altri fascisti, quelli legati al Pdl. In questa infetta   coalizione sono presenti, oltre  ai post fascisti,  anche cialtroni  maneggioni, ladri, puttanieri d lungo corso , matrone rifatte, allegre donnine passate dalla carriera di letto alla carriera politica   tutte  starnazzanti in difesa del grande Capo che è il  più cialtrone di tutti. Il fatto che questa masnada di gaglioffi abbia governato il nostro paese per quasi un ventennio la dice lunga sulla consapevolezza democratica del nostro popolo. Ovviamente anche questi sono più che impresentabili. Proseguiamo con la formazione dei   “Catto-banchieri” guidata dal bocconino Mario Monti.  Coalizione  il cui leader è il candidato preferito della èlite finanziaria  del notabilato ex democratico cristiano di Casini  . Causa  primaria della enorme  crisi finanziaria che sta attanagliando il Paese,  è il costo degli interessi  sul debito che abbiamo contratto per colpa di spregiudicati speculatori finanziari, e della banche d’affari. E’ del tutto evidente che una formazione  il cui obbiettivo è quello di eleggere un banchiere di lungo corso per porlo a  difesa degli interessi speculativi del capitale finanziario è assolutamente impresentabile. Se poi aggiungiamo che a fianco di Mario Monti si sta schierando la solita grande imprenditoria accattona rimasta  nauseata dalla rozzezza di Berlusconi,  il quoziente di impresentabilità aumenta all’ennesima potenza. Anche  la compagnia di sbirri riformisti ed ex comunisti messa insieme da Ingroia non ha nulla da invidiare in fatto di impresentabilità. Dietro gli esponenti della società civile, alcuni rispettabilissimi, a dire il vero,   eretti a icona della legalità e della estraneità al teatrino dei tradizionali comitati elettorali, si nascondono i soliti noti ex comunisti che non avendo più una cedibilità minata da anni e anni di relazioni pericolose con governi riformisti quando non liberali, hanno cercato disperatamente un veicolo per riaccreditarsi e rientrare nel giro  che conta. Hanno infiltrato e succhiato sangue a fior di  movimenti come  “Noi no debito” e da ultimo “Cambiare di può”  per poi gettare tutto a mare  e scegliere un  ipotetico cavallo vincente, il magistrato Ingroia, il tutto  rinunciando ad un simbolo che per i militanti  e per la storia ha significato e significa ancora oggi molto. Un simbolo che identifica non solo un modo di fare politica ma un vero e proprio modello di vita, di  rapporti umani e sociali. In più il magistrato palermitano per deformazione professionale è portato a condannare  il conflitto sociale. “I No Tav hanno ragione nel merito a protestare , ma nel metodo sono assolutamente irresponsabili” questa è l’idea di Ingroia .  Infatti se la rivoluzione è civile,  anche la protesta   deve essere altrettanto, della serie, “manifestante porgi l’altra tempia al manganello della polizia, anche se stai protestando per una giusta causa”. E veniamo al partito forse più impresentabile ma che ha ampie possibilità di vincere le elezioni.  Mi riferisco al Pd. Ebbene in questa aggregazione, convergono tutti gli elementi di impresentabilità presenti singolarmente negli altri schieramenti. Anche nel Pd qualche maneggione non manca, le liste così tanto pulite non sono. E che dire dei banchieri tanti cari allo schieramento avverso di Monti?  Se ancora ce ne fosse bisogno, le vicende dei derivati del Monte dei Paschi di Siena, stanno li a dimostrare che il Pd ce l’ha una banca eccome, anzi attraverso questo istituto voleva tentare la scalata ad un'altra banca,  l’Antonveneta. Il partito di Bersani non si fa mancare nulle neanche sul versante confindustriale e dei manager d’assalto. L’associazione degli industriali con l’esclusione dei cattivi della Fiat è tutta con il Pd. Autorevole è la presenza di altri sbirri così come accade in Rivoluzione Civile .  Mancano,  è vero, i fascisti ma in compenso è presente  il  più grande sindacato della triplice  così  fondamentale  a tenere a freno quei lavoratori e quel blocco sociale che potrebbe sollevarsi  sentendosi ancora una volta   tradito dai riformisti liberali. Tutti impresentabili dunque? Non proprio. Restano i due schieramenti che ancora indefessi ostentano con orgoglio la falce e martello nel loro simbolo. Sia il Pcl di Marco Ferrando che il partito di Alternativa Comunista, hanno il coraggio di dire le cose come stanno e individuare l’unico e vero responsabile della crisi economica e sociale che sta attanagliando l’Europa, ovvero  il sistema  finanziario e capitalistico. Ma loro è una semplice partecipazione di testimonianza. Non si può essere contro le regole del gioco e poi partecipare al gioco stesso. No cari compagni. Vi  auguro di ottenere i migliori risultati in questa tornata elettorale, ma preferisco di gran lunga avervi al fianco nelle lotte per difendere i diritti del lavoro, dell’istruzione pubblica,  della sanità  e per fare in modo che il moderno proletariato che oggi è il 99% della popolazione possa imporsi su quell’ 1%  di speculatori ultraricchi che sta riducendo alla fame noi gente comune.

Giù le mani dal Mali

Nicola De Prisco
“Quei tempi sono finiti”
In questo modo rispondeva Francois Hollande a chi lo interpellava sulla possibilità che il suo esercito potesse intervenire in Mali. Poi l’11 gennaio l’aviazione francese ha iniziato i bombardamenti. Il 14 è entrato in gioco anche il 1º Reggimento straniero di cavalleria della Legione straniera francese. Mentre scriviamo questo articolo, le unità francesi schierate sul campo sono 750, e ne sono state già annunciate altre 1700. I Paesi nordafricani dell’Ecowas invece, promettono l’invio di 3000 soldati. Il governo italiano a sua volta manda aerei da guerra.
Ma stiamo parlando dello stesso Hollande che veniva acclamato dalla socialdemocrazia di tutta Europa come nuova speranza "socialista"? Lo stesso che aveva incentrato la sua campagna elettorale sul ritiro delle truppe dall’Afghanistan? “E’ lui o non è lui? Ma certo che è lui..” direbbe un noto presentatore. E tra l’altro è lo stesso che sta subendo aspre contestazioni per le sue politiche economiche e per la disoccupazione in costante crescita.
La motivazione ufficiale non si discosta di molto da quelle utilizzate da J.W. Bush per invadere l’Afghanistan: l’integralismo islamico minaccerebbe la sicurezza dell’Occidente. E nonostante ciò, il Pcf e il Parti de Gauche (le principali organizzazioni del Fronte di Sinistra, indicato anche da Ferrero e da tutta la sinistra governista nostrana come punto di riferimento) legittimano l'intervento coloniale limitandosi a chiedere che l'imperialismo... si nasconda sotto la bandiera dell'Onu.
Qualche cenno storico-politico sul Mali
Colonia francese fino al 1960, il Mali assaggiò prima otto anni di stalinismo con Modibo Keita, poi la dittatura militare di Moussa Traoré fino al ’91. Data, questa, di un altro colpo di Stato, dopo il quale però la borghesia optò per la variante “democratica”, indicendo delle elezioni. Da queste emerse Alpha Oumar Konare, al quale seguì nel 2007 Amadou Toumani Touré. Quest’ultimo è durato fino al colpo di Stato del marzo 2012 eseguito dai militari che richiedevano palesemente più risorse per reprimere i ribelli indipendentisti nel Nord del Paese (soprattutto tuareg). Fu sospesa la Costituzione e imposto il coprifuoco. Ma la resistenza non si è piegata ed è stata guerra civile. Il Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad (Mnla), facendo fronte comune militare con il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (denominato al-Qa'ida nel Maghreb islamico) ha preso il controllo del nord (Azaward), dichiarandone l’indipendenza nell’aprile 2012. Il resto è noto.
Ma facciamo un passo indietro e soffermiamoci su un’altra questione che gioca un ruolo importante nelle dinamiche di questo Paese.
Questione indipendenza Azaward e vere ragioni dell'imperialismo
Tradizionalmente esiste un certo risentimento nei confronti del controllo centralizzato del Mali, e numerosi gruppi indipendentisti sono attivi nella regione. In questo senso va ricordata la guerra civile del Mali dei primi anni Novanta. In questo periodo apparvero per la prima volta gruppi che reclamavano l'indipendenza dell'intera regione. Alla fine del 2006 lo scoppio di una rivolta nella regione di Kidal fu sedata grazie alla collaborazione del governo algerino con quello maliano. Centrale è il ruolo dei tuareg nelle dinamiche di resistenza che si sono sviluppate nella regione. La società tuareg tradizionale è divisa in caste (nobili, vassalli, schiavi). Ad oggi questa divisione sociale è per lo più scomparsa e con essa la schiavitù, anche se permangono forti divisioni di classe. Le entità collettive di appartenenza sono: la famiglia, il clan, la tribù e la confederazione. La religione dominante è l’Islam e il ruolo della donna è molto più importante che in altri contesti: la successione è spesso matrilineare, c’è il diritto al divorzio e in questi casi l’abitazione resta alla donna. Permane quindi un forte retaggio dell’antichissima società matriarcale. Questo punto risulta molto importante nella misura in cui uno degli espedienti retorici più in voga per giustificare queste “guerre sante” è appunto la caratterizzazione islamico-fondamentalista delle forze di resistenza.
Sottomessi (almeno nominalmente) dai francesi intorno agli inizi del Novecento, i tuareg poterono mantenere a lungo i propri capi e le proprie tradizioni. Ma dopo la decolonizzazione, videro il loro Paese frammentato in una serie di Stati, con la conseguente creazione di frontiere e di barriere che rendevano estremamente difficile, quando non impossibile, il modo di vita tradizionale basato sul nomadismo. L'attrito con i governi al potere si fece sempre più forte e sfociò, negli anni Novanta, in aperti scontri tra tuareg e i governi di Mali e Niger; la sanguinosa repressione che questa popolazione ha dovuto subire è stata tremenda. Non mancano episodi nei quali interi villaggi sono stati trucidati (Tchin Tabaraden, Niger, maggio 1990).
E’ in questo contesto che matura la resistenza e la conseguente necessità indipendentista.
Fatto questo doveroso inciso, ora cerchiamo di inquadrare le vere ragioni dell’intervento militare. 
Il Mali si trova al centro della “fascia dell’oro”, che si estende in tutta l’Africa occidentale, comprendendo il Senegal, la Guinea, il Ghana, il Mali, il Burkina Faso, il Niger, la Nigeria e il Camerun.
Si tratta del terzo produttore africano di oro dopo il Ghana e il Sudafrica, anche se le pepite non si estraggono da strati sotterranei di roccia e la ricerca, che avviene tramite il setaccio della sabbia, appare più difficoltosa che altrove. Oltre all’oro, il sottosuolo maliano può offrire petrolio, gas naturale, fosfati, rame, bauxite, diamanti e altre pietre preziose. Nell’ovest del Paese è stato persino trovato dell’uranio, che nessun produttore di energia atomica, quale è la Francia, disprezzerebbe.
Ma il fattore determinante da considerare, per comprendere le ragioni di una così viva attenzione da parte dell’ex potenza coloniale francese (e non solo) sul Mali, è il ruolo geopolitico che questo Paese assume nel delicato contesto sub-sahariano. 
Somalia, Sudan, Niger, Ciad, Nigeria, sono solo alcuni dei Paesi dove si stanno sviluppando gruppi di resistenza armata contro la depredazione imperialista nella regione. Proprio la produzione atomica francese, ad esempio, dipende prevalentemente dai giacimenti situati nei pressi di Arlit, a nord di Agadez, in Niger (2). E non è sempre vero che le direzioni di questi gruppi sono di orientamento islamista. Non solo i tuareg, ma, a dispetto delle mistificazioni borghesi, la maggior parte degli abitanti dell’Africa occidentale, professano un Islam tollerante.
Una partita tutta da giocare
A differenza di quanto potrebbe emergere da un’analisi superficiale dei rapporti di forza, la guerra in Mali è un conflitto tutt’altro che di facile soluzione per l’imperialismo francese. Nonostante i fautori di questa ennesima guerra di rapina provino a rassicurarsi, cercando forzate similitudini con la guerra in Libia, esistono enormi somiglianze tra questa campagna e quelle  in Afghanistan e Iraq. A differenza della Libia, dove l’imperialismo a un certo punto ha iniziato ad appoggiare (col fine di disarmarli) i rivoluzionari, qui l’appoggio è per il governo composto dagli stessi criminali in divisa che nel marzo scorso hanno preso il potete con un colpo di Stato.
Lo stato maggiore del Mnla è costituito da reduci della rivolta del 1990  e di quella del 2006 , da combattenti provenienti dalla Libia, in gran parte anti-Gheddafi, da volontari di diverse etnie (tuareg, songhai, peul e mauri), oltre che da ex-ufficiali e soldati che hanno disertato dall'esercito del Mali (3).
Inoltre le truppe della resistenza si sono già dimostrate capaci di fronteggiare i raid su Konna, abbattendo un elicottero francese e mantenendo la città nelle loro mani. Di più: con un contrattacco a sorpresa, hanno espugnato anche la città di Diabaly.
I comunisti sono sempre al fianco dei popoli in lotta per la propria autodeterminazione:
AL FIANCO DELLA RESISTENZA TUAREG!
PER L’ABBATTIMENTO DELLA DITTATURA MILITARE!
CONTRO L’AGGRESSIONE COLONIALE E LE GUERRE DI RAPINA DELL’IMPERIALISMO!

(1) “Se l’Occidente bombarda un Paese musulmano” di Gwayne Dyer, The Tripoli Post, Libia.
(2) “L’importanza delle materie prime” di C. Von Hiller, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Germania.
(3) http://www.tamazgha.fr/Les-combattants-du-MNLA-ne-sont.html

Rifiuti nei cementifici, nuova infrazione europea!


RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO, RAGGIO VERDE
UNIONE GIOVANI INDIPENDENTI, MAMME COLLEFERRO

Le associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Raggio Verde, Unione Giovani Indipendenti, Mamme Colleferro esprimono sconcerto per la proposta di Regolamento del Ministero dell’Ambiente che consentirebbe ai cementifici di utilizzare Combustibili Solidi Secondari per meglio dire rifiuti speciali, in parziale sostituzione dei combustibili fossili tradizionali, senza sottoporsi ad alcuna procedura di autorizzazione particolare.
Il Regolamento in questione vorrebbe introdurre il principio secondo cui l’utilizzazione per i cementifici di tale combustibile costituirebbe a “scatola chiusa” una “modifica non sostanziale”, anziché come avviene attualmente, una modifica da assoggettare ad una valutazione di impatto ambientale ed eventualmente a valutazione ambientale strategica.  

Ma che si tratti di “modifica non sostanziale” è solo un’idea del Ministro Clini che non trova riscontro con quanto previsto dagli articoli 20 e 54 della direttiva 2010/75    dell’Unione Europea, sulle emissioni industriali, che doveva essere adottata dagli stati membri entro il 7 gennaio 2013.

Anche l’Ufficio Europeo dell’Ambiente ha espresso preoccupazione in una comunicazione del 5 Novembre 2012 per quella che dovrebbe divenire la nuova legislazione italiana in materia di modifiche nei cementifici, stigmatizzando in particolare il danno all’ambiente che può derivare dal fatto che  queste attività industriali sono soggette a controlli più blandi rispetto agli inceneritori con particolare riferimento alle emissioni da metalli pesanti ed inquinanti organici.

La “preoccupazione” di Clini è invece quella di spostare i rifiuti dalle discariche, come risulta evidente dalla relazione illustrativa al regolamento proposto. Ma spostare lo smaltimento dei rifiuti dalle discariche agli inceneritori ed ai cementifici significa ribadire il concetto di non voler rispettare quanto previsto dalla direttiva 2008/98 sulla gerarchia dei rifiuti, atteso che il recupero energetico dei rifiuti è appena sopra nella graduatoria, allo smaltimento dei rifiuti in discarica.

Le associazioni si stanno mobilitando, in vista della “contemporanea” richiesta di Italcementi Colleferro di anticipare la decisione del Governo e presentare un progetto in linea con il decreto e con l’intenzione di incenerire fluff, materie plastiche, pneumatici a fine vita e fanghi biologici essiccati in un contesto decisamente compromesso.

E’ nostra intenzione richiamare l’attenzione al problema ai parlamentari alla Camera sul regolamento  che si discuterà in aula l’11 febbraio, dopo che lo stesso è passato indenne al vaglio della 13a Commissione Permanente del Senato il 16 gennaio, in pochi minuti, senza alcun intervento in discussione e con la presenza come senatori di ex esponenti di spicco dell’associazionismo ambientale nazionale dai quali non ci saremmo aspettati una sufficienza tale.

E’ altresì nostra intenzione presentare una petizione europea sulle intenzioni del Governo Italiano per l’ennesimo regalo alle lobby industriali, vedi ultime emanazioni in merito, in spregio alle sicure ricadute in termini ambientali, sanitarie e di conseguenza economiche, e in netto contrasto con le Direttive promulgate dalla Comunità Europea.

Colleferro-Roma, 28 gennaio 2013