Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 30 aprile 2013

Buon primo maggio

Volevo augurare a tutti buona Festa dei Lavoratori, ovunque voi siate, e per farlo al meglio ho deciso di inserire un breve scritto sulla storia e il significato di questa festa! Buona lettura.
 Cisco Bellotti




Il Primo maggio: storia e significato di una ricorrenza


Il 1 Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.

Le origini

Dal congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori – la Prima Internazionale – riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: “otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”. A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell’Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l’estesa ed effettiva applicazione. L’entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.
Nell’ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

La decisione

Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l’idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese: “Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”. Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l’11 novembre 1887. Il ricordo dei “martiri di Chicago” era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio. Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l’opera di sensibilizzazione sul significato di quell’appuntamento. “Lavoratori – si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 – ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l’Internazionale!”. Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perchè non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere. Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio. In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva. Del resto si tratta di una scommessa dall’esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale – il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire – rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe. Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un’iniziativa di carattere internazionale. In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa. “La manifestazione del 1 maggio – commenta a caldo Antonio Labriola – ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista”. Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un’ottima riuscita: “Il proletariato d’Europa e d’America – afferma compiaciuto Fiedrich Engels – passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti”. Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l’anno successivo. Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell’appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la “festa dei lavoratori di tutti i paesi”.

Tra Ottocento e Novecento

Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L’obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento. Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei “moti per il pane”, che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l’impresa libica e contro la partecipazione dell’Italia alla guerra mondiale. Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta? Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell’una e dell’altra caratterizzazione. Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una “festa ribelle”, ma nei fatti il 1 maggio è l’una e l’altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa. Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell’obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.

Il ventennio fascista

Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio. Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse – dal garofano rosso all’occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria – l’opposizione al regime.

Dal dopoguerra a oggi

All’indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d’Italia in un clima di entusiasmo. Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio. Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa. Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio. Oggi un’unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti: “Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l’interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de’sensi; e un’accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell’avvenire, naturalmente è portata a quell’esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa”.

Nota in gran parte tratta da: Giuseppe Sircana, in Cgil di Roma e del Lazio, Archivio Storico Manuela Mezzelani (sito cgil lazio)


Assemblea dei sindaci del 29/04/2013 su ACEA ATO5..

fonte: http://frosinonebellaebrutta.blogspot.it/

Ennesimo flop per colpa dei sindaci assenti 

I SINDACI ASSENTI



Il 29/04/2013 si è avuto l'ennesimo flop per responsabilità di tanti sindaci della provincia che non si sono presentati.

Ogni cittadino che si sente vessato da ACEA ATO5 e non cautelato dalle decisioni del proprio sindaco, deve saperlo e tenerlo in considerazione quando sarà chiamato alle urne...!!!

....è bene che i cittadini sappiano chi sono e come agiscono i propri sindaci quando c'è da prendere una seria decisione su un annoso problema che stentano  a risolvere.

Fareste bene ad andare sotto la sede del vostro comune ed invitarli a gran voce, quando devono andare a difendere i vostri diritti alle assemblee, anziché disertarle...!!!


IL VIDEO DEL FLOP



La consulta dei sindaci che dovrebbe controllare l'operato dell'ente privato erogatore del servizio idrico  ACEA, è latitante. Prevalgono anche in questo caso logiche spartitorie fra sindaci dell'una e dell'altra parte politica in totale disprezzo degli interessi dei cittadini che pure li hanno votati. Ecco perchè è necessario mobilitarsi per fare in modo che venga fatto rispettare ciò che i cittadini hanno deliberato in modo perentorio con i referendum sui beni comuni. E soprattutto è necessario che si rispetti fino in fondo lo spirito referendario, il quale determina che l'erogazione dell'acqua non deve sottostare nè al controllo privato nè tantomeno al controllo pubblico, ma deve essere gestita attraverso forme di partecipazione diretta dai cittadini stessi. Se non si coglie e non si impone il rispetto di questa regola decisa  dal volere dei cittadini, i bene comuni, cioè quei beni che secondo  la definizione giuridica  redatta dalla commissione Rodotà "esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona".  saranno  sempre in balia di interessi di bottega di singoli gestori privati e degli appetiti  elettorali dei vari amministratori pubblici.
Luciano Granieri


FARE ASSIEME ACONCAGUA

Associazione Aconcagua


CARI AMICI,
L'Associazione ACONCAGUA - Fare Assieme per il Bene Comune
VI INVITA AI GIOVEDI DEL CAFFE' SOLIDALE CHE AVRANNO INIZIO IL 2 MAGGIO ALLE 18,30
PRESSO LA LIBRERIA CAFFE' ITHACA, IN VIA GARIBALDI 62 A FROSINONE
CON LA PROIEZIONE DEL FILM:
ALTA TENSIONE
PS:CHI DOPO IL FILM VORRA' FERMARSI POTRA' CENARE CON UN MENU' FISSO A 10 EURO


lunedì 29 aprile 2013

Il caso isolato

Luciano Granieri


  
  “E’ stato un caso isolato, il folle gesto di un disperato , ma è stato un caso isolato” Questo era il mantra che risuonava nei palazzi della politica nel commentare con molta preoccupazione il ferimento di due carabinieri davanti Palazzo Chigi da parte di Luigi Preiti.  Un caso isolato ripeteva Angelino Alfano neo vice premier e ministro degli interni del nuovo governo inciucista.  

Proprio la solerzia nell’invocare il gesto isolato   offre la misura di come onorevoli, senatori e maneggioni  del sottobosco parlamentare,  siano lontani dalla realtà di tutti i giorni. La sparatoria di Luigi Preiti, un cinquantenne ex muratore  disoccupato, separato dalla moglie con un figlio di 11 anni  non è un fatto isolato ma è l’ultimo di una lunga serie di episodi violenti e sanguinosi. 

Prima di lui a cadere vittime della disperazione sono stati  a Civitanova Marche, Anna Maria Sopranzi, Romeo Dionisi e il fratello di lei Giuseppe Sopranzi, anche loro  agnelli scarificali  della legge Fornero, sopraffatti dalla vergogna di essere rimasti senza reddito e senza neanche i soldi per procurarsi quotidianamente il cibo. E prima di loro centinaia di persone fra piccoli imprenditori e  dipendenti licenziati si sono suicidati cedendo alla disperazione di essere stati derubati della loro dignità . 

L’episodio di Luigi Preiti  è solo l’ultimo di tanti eventi tragici  provocati dalla devastazione sociale che il capitale finanziario per mano dei suoi  scagnozzi politici sta procurando a intere popolazioni. L’unica differenza è che questa volta la vittima designata non ha rivolto l’arma contro se stessa, ma ha fatto fischiare le pallottole vicino al palazzo del potere, coinvolgendo due carabinieri che nel contesto non c’entravano nulla. 

Non intendere  che ormai la gente è alla disperazione ed è disposta a tutto, trovare giustificazioni con l’auto convincimento  del gesto isolato, non capire la gravità della situazione è da irresponsabili, o meglio è tipico di chi  ormai pone attenzione alla propria opulenta  salvaguardia personale piuttosto che occuparsi della salute sociale del Paese. Sfruttare il sanguinoso evento per evocare la pace sociale ed isolare i dissenzienti con la scusa del comune impegno contro la violenza è un trucco  che ormai non funziona più. 

Già in passato è successo che in un clima di grave conflittualità episodi violenti, voluti dal destino, ma molto spesso organizzati dal potere deviato parallelo, siano riusciti ad imporre l’anestetizzazione del conflitto. Oggi la disperazione è la rabbia sono talmente diffuse che è sentimento  comune dell’uomo  della strada  quello di addossare  a Luigi Preiti la sola colpa di aver colpito il bersaglio sbagliato. Non sapremo mai se dietro la sparatoria che ha portato al ferimento dei carabinieri davanti  Palazzo Chigi ci siano altre entità che hanno armato la mano di Preiti . 

Non lo sapremo mai perché il ministero degli interni è stato affidato al plurinquisito  Berlusconi che lo controlla attraverso il suo picciotto Angelino Alfano. Ciò  di cui siamo certi è che questo governo, in linea con gli esecutivi precedenti, non ha la minima potenzialità e volontà di alleggerire la situazione. Nel discorso del neo presidente del consiglio inciucista non c’è nulla che indichi la volontà di cambiare rotta. 

Al di la degli annunci propagandistici imposti da Berlusconi, eliminazione dell’Imu  sulla prima casa, aiuti alle aziende che assumono giovani,    blocco dell' aumento dell’Iva in giugno , non c’è altro. Manca soprattutto l’indicazione di dove si troveranno le risorse economiche per pagare queste cambiali in bianco utili alla prossima campagna elettorale del cavaliere. In verità l’apprezzamento del capitale finanziario per il nuovo  governo con il successo odierno dell’asta di Btp a 5 e 10 anni, indica   che anche con questo esecutivo a pagare la crisi e le promesse elettorali di Berlusconi saranno i soliti noti.  

Nel discorso programmatico che Letta ha tenuto alla Camera, pur emergendo l’ineludibilità  di sostenere l’occupazione, non vi è traccia, non dico dell’abrogazione della legge Fornero, ma neanche di una sua rimodulazione. Manca un programma di recupero di capitali basato sulla tassazione delle rendite finanziarie, non è prevista   una seria politica contro la corruzione e l’evasione fiscale.  Dietro la vernice fresca  dei ministri Josefa Idem e Cècil Kyenge agisce l’affidabile (per i potentati finanziari)  banchiere Saccomanni. Purtroppo  non saranno queste marionette da inciucio ad evitare il verificarsi di  altri gesti disperati e sanguinosi, resta però da capire che direzione prenderanno le pallottole.


Il Primo Maggio è dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano

Partito di Alternativa Comunista


La giornata del Primo Maggio è nata più di 120 anni fa, in ricordo dei "martiri di Chicago" che furono condannati a morte negli Stati Uniti per aver diretto una lotta contro lo sfruttamento capitalistico. Dal 1889 si decise di realizzare ogni anno, in occasione della ricorrenza, una giornata internazionale di lotta della classe lavoratrice. Da allora, i padroni hanno tentato, a più riprese, di cancellare il Primo Maggio: basta pensare ai recenti tentativi governativi di cancellare la festività del Primo Maggio e alle ordinanze dei sindaci di centrodestra e centrosinistra che permettono l'apertura delle attività commerciali.
Quest'anno padroni e burocrati di Cgil, Cisl e Uil hanno invitato i padroni (cioè i rappresentanti di Confindustria!) a salire sui palchi del Primo Maggio! E' il risultato ultimo di quella che è stata in questi anni la politica di queste direzioni sindacali: concertazione al posto della lotta di classe, collaborazione con il padrone anziché scontro, dismissione dei diritti anziché difesa intransigente degli stessi.
Il Partito di Alternativa Comunista, sezione italiana della Lega Internazionale dei Lavoratori-Quarta Internazionale, ripudia questa strumentalizzazione della giornata del Primo Maggio e invita a trasformare ogni manifestazione in autentica giornata di lotta!
 
Il Primo Maggio non può essere una giornata di conciliazione tra padroni e operai: il Primo Maggio è una giornata di lotta contro i padroni, è dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano contro lo sfruttamento del lavoro. Lavoratori e padroni, sfruttati e sfruttatori, hanno interessi contrapposti e per questo non ci può essere nessuna conciliazione. 
 
Il Primo Maggio non è la giornata della "pace sociale", ma è una giornata rivoluzionaria: è la giornata in cui celebriamo le rivoluzioni del Nord Africa e del Medio Oriente, che, dalla lotta per la democrazia e la liberazione nazionale, devono avanzare necessariamente nella lotta per il socialismo. Solo abbattendo l'imperialismo, lo Stato fantoccio di Israele e le borghesie nazionali subalterne all'imperialismo le rivoluzioni arabe potranno veramente trionfare. Ma, per fare questo, serve un partito internazionale in grado di guidare le masse - dall'Egitto alla Tunisia alla Siria - fino alla vittoria, cioè fino alla costruzione del socialismo.
 
Il Primo Maggio non è una giornata di "festa": è la giornata della guerra di classe con cui i lavoratori europei devono respingere gli attacchi della Troika. Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale scaricano i costi della crisi sulle spalle dei giovani, dei lavoratori, degli immigrati, delle donne. Per questo, impongono ai governi europei misure di austerità con cui smantellano e privatizzano i servizi pubblici e i diritti sindacali. I lavoratori devono organizzarsi per rispondere a questi attacchi, devono utilizzare le principali armi che hanno a disposizione per respingere queste misure: lo sciopero generale e prolungato, l'autodifesa proletaria, l'unità di classe contro i padroni.  

APPELLO PER LA DEMOCRAZIA SINDACALE IN FERRARI

No Austerity – Coordinamento delle lotte  


Alla Ferrari di Maranello non si fanno solo macchine di lusso, ma si sperimenta anche la repressione nei confronti di attivisti sindacali che ogni giorno si impegnano perché i diritti fondamentali dei lavoratori siano riconosciuti.

Nel 2012, con l'applicazione del nuovo contratto Fiat in Ferrari, la Fiom, il primo sindacato in Ferrari in termini di adesioni, è stata espulsa dalla fabbrica: la delegazione sindacale della Fiom ha perso il diritto a convocare assemblee, ad utilizzare bacheche sindacali, a partecipare alle trattative. La mancanza di agibilità sindacale per i delegati Fiom si traduce in una disciplina militare in fabbrica, con una gestione dell’organizzazione del lavoro (orari, turni, straordinari, ecc.) autoritaria: gli unici sindacati riconosciuti dall’azienda (Fim, Uilm, Fismic) sono sindacati sostanzialmente corporativi, che ratificano le decisioni aziendali.

In questo contesto, chiunque si oppone alle decisioni dell’azienda è colpito in modo violento sia dalla Ferrari, sia dai sindacati corporativi. L’ultimo caso eclatante si è avuto con l’aumento dell’orario di lavoro per gli operai della fonderia e della meccanica da 7 a 8 ore notturne. Un provvedimento che non solo peggiora le condizioni dei lavoratori coinvolti, ma che risulta assurdo tanto più se si pensa alla drammatica crisi occupazionale del territorio modenese.

I lavoratori hanno raccolto centinaia di firme contro questa imposizione, chiedendo un’assemblea in fabbrica per mettere in discussione l’aumento dell’orario. Da quel momento è partita una vera e propria rappresaglia da parte dall’azienda. Gli operai che hanno firmato sono stati convocati dall’azienda e hanno dovuto rendere conto del “grave fatto” di aver richiesto un’assemblea sindacale. I delegati della Fiom presenti nei reparti in cui è stato aumentato l’orario di lavoro hanno ricevuto provvedimenti disciplinari pretestuosi privi di alcun fondamento, con sospensioni dal lavoro e conseguenti riduzioni salariali.

Contemporaneamente, gli unici sindacati riconosciuti in azienda (Fim, Uilm e Fismic) attaccavano con comunicati in bacheca e comunicati stampa gli operai che hanno raccolto le firme e gli attivisti della Fiom, ringraziavano Montezemolo definendolo un “padre generoso” che elargisce soldi anche a chi non li merita!

Esprimiamo la nostra solidarietà agli attivisti sindacali che in Ferrari stanno subendo questa repressione padronale. Condanniamo la complicità dei sindacati filoaziendali che, anziché difendere la democrazia in fabbrica, si schierano con l’azienda che reprime e sanziona i lavoratori. Ci schieriamo con i delegati Fiom in Ferrari e sosterremo le iniziative di lotta a favore della democrazia sindacale in Ferrari e negli altri stabilimenti del gruppo Fiat.

Richiediamo, inoltre, che:

1) la Ferrari ritiri i provvedimenti disciplinari pretestuosi ai danni degli attivisti sindacali
2) sia garantito il diritto democratico di svolgere un'assembla sindacale in cui i lavoratori che hanno raccolto centinaia di firme possano discutere e decidere su turni e orari di lavoro
3) siano ripristinate in Ferrari e nel gruppo Fiat libere elezioni sindacali, con la possibilità per tutti i lavoratori e tutte le organizzazioni sindacali di eleggere propri rappresentanti.

Per firmare la petizione invia un E.Mail a:

domenica 28 aprile 2013

Povero sindaco...e povero anche il salotto

Luciano Granieri


 Nella città del pre -dissesto è giorno di gran festa. Una piazza è ritornata al suo antico splendore e per celebrare degnamente l’evento  sono stati invitati dal sindaco ricco e dalla sua corte di nobili, giocolieri e sbandieratori . Questa piazza oggi rifulge di brillanti bagliori, ma domani chi si incaricherà  di accudire il bel salotto e il resto della città se gli addetti che si occupavano di questi servizi sono stati o licenziati o svenduti ai cortigiani privati per un tozzo di pane?  Il sindaco  della città  piange perché il re e l’imperatore gli hanno portato via i soldi necessari  a garantire gli opulenti privilegi  dei ricchi mastri muratori, che pure  piangono.  I dipendenti della Multiservizi  invece  - a cui è stato portato via il lavoro, e gli altri cittadini di Frosinone ,  a cui verranno portati via una marea di soldi perché nella città del  pre-dissesto i debiti li devono pagare i cittadini e non Il Sindaco, il Re, l’Imperatore e i ricchi mastri muratori – devono stare allegri . Anche se gli ultimi spiccioli necessari ai compensi degli sbandieratori , 12 mila euro, se ne sono andati a spese della comunità ,  gli addetti della Multiservizi e gli altri  cittadini di Frosinone non hanno motivo di intristirsi, guai a disturbare. Ma si sa a volte l’allegria è contagiosa. Infatti alcuni buontemponi della Multiservizi, si sono permessi di provare a  contagiare con la loro gaiezza  il sindaco impegnato con i sui cortigiani ad inaugurare il salotto ristrutturato.  Il Sindaco  già triste si è intristito ancora di più.  Un fatto grave perché non si deve insidiare la disperazione del sindaco con sciocche risate. Solo che ridi oggi, ridi domani, è possibile che una risata seppellirà sindaci, re e imperatori. E allora ci rattristeremo per le preziose perdite, ma forse torneremo a ridere di gusto e di cuore per la nostra dignità ritrovata.



Foto: di Fausta Dumano
Audio: Ho visto un Re cantata da Dario Fo e Paolo Jannacci
Editing: Luciano Granieri