Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 27 giugno 2017

Parte Associativa OSSERVATORIO AMBIENTALE PARTECIPATO DELLA VALLE GALERIA



A:
La popolazione e i Comitati territoriali della Valle del Sacco
Le altre parti costituenti dell’Osservatorio della Valle Galeria
Le reti ambientaliste romane e laziali

Roma 26 Giugno 2017
 La Parte Associativa dell’Osservatorio della Valle Galeria esprime tutta la sua solidarietà alla popolazione della Valle del Sacco, area da anni martoriata dall’inquinamento, dopo la notizia della rigenerazione (revamping) della seconda linea di termovalorizzazione dell’inceneritore di Colleferro, che porterebbe entro il primo trimestre del 2018 a smaltire, nelle due linee di incenerimento, fino a 220.000 tonnellate di rifiuti romani (contro le 60.000 attuali).

La scelta di procedere allo smaltimento con incenerimento è finta e deleteria.
Finta perché la combustione dei rifiuti lascia scorie per una quantità di circa il 30% della quantità iniziale, che comunque ha bisogno di discariche, anche discariche speciali (il resto viene disperso in aria sotto forma di fumi e nano-polveri – non si vede, ma esiste, continuando a minacciare la salute dei cittadini della Valle del Sacco).
Deleteria, perché persegue un modello che si oppone in modo concreto all’unico modello ecologicamente sostenibile che è quello del recupero e riciclo del materiale, in accordo al percorso sostenibile dell’economia circolare: una volta riammodernato l’inceneritore, certamente questo non si fermerà al 2022 come ipotizzato, ma verrà sfruttato per fare profitto economico (drogato dagli incentivi governativi),  almeno per la durata tipica di questi impianti (20-25 anni).

Questa decisione sconsiderata va in controtendenza rispetto all’ipotesi di riconversione dell’impianto a fabbrica di materiali e all’obiettivo di Raccolta Differenziata al 70% prospettata dall’attuale giunta romana per il 2021.

Aderiamo quindi alle mobilitazioni al fianco della popolazione e dei Comitati di difesa territoriale con una partecipazione secondo le nostre possibilità; intanto registriamo la decisione di una giornata di mobilitazione per Sabato 8 Luglio 2017.


A nome della Parte Associativa dell’Osservatorio

Il Presidente Claudio Giambelli
06 65741119 – 335467695
Il vice-Presidente Maurizio Melandri
06 66182206 – 3470760562

RAGGIO VERDE INFORMA LA VERGOGNA DEL MAVGA

Il consiglio direttivo di Raggio Verde


Che l'area di Malagrotta sia un'area di Roma fortemente inquinata e con dati epidemiologici, quanto a patologie tumorali, perlomeno allarmanti, è ormai noto all'opinione pubblica, ma forse non è altrettanto noto, quanto la Pubblica Amministrazione sia stata inerte, arrivando a non impiegare risorse pubbliche già stanziate per monitorare e risanare un'area tanto compromessa:
è questa la storia del MAVGA che ci apprestiamo a raccontarvi.

Il 05.12.2007 la Provincia di Roma stanziava un contributo di € 5.000.000 (5 milioni) “da destinare ad interventi a favore dei cittadini residenti nei Municipi adiacenti all'area di Malagrotta, che subiscono disagi ambientali”.
Il 10.04.2008 la Provincia deliberava di destinare € 2.000.000 all'abbattimento della TARI e la somma di € 3.000.000 alla realizzazione di servizi ambientali nell'area di Malagrotta.

Il 26.11.2012, dunque a distanza di 5 anni, veniva concluso tra la Provincia di Roma, la Regione Lazio e Roma Capitale un protocollo d'intesa che comportava l'istituzione di un gruppo di lavoro di cui facevano parte il Direttore della Direzione Regionale Attività Produttive e Rifiuti della Regione Lazio, il Direttore del Dipartimento Servizi di tutela ambientale della Provincia di Roma, il Direttore del Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale, il Direttore UOT del Municipio XVI.
Il Direttore del Dipartimento Servizi Ambientale della Provincia di Roma doveva svolgere le funzioni di coordinamento.
Il gruppo di lavoro doveva dare attuazione: a) al Programma di Monitoraggio Ambientale redatto da ISPRA, ARPA Lazio, CNR, Provincia di Roma e Roma Capitale, b) alla valutazione dei dati ambientali della Valle Galeria in possesso della ASL RM E Servizio Epidemiologico, dell'ENEA e di eventuali altri soggetti pubblici e privati, c) al programma di riqualificazione ambientale.
L'attuazione del programma prevedeva il monitoraggio di tutte le matrici ambientali, dando priorità alle falde acquifere superficiali e profonde e, con cadenza semestrale, il gruppo di lavoro avrebbe dovuto produrre delle relazioni parziali sugli esiti del lavoro effettuato.
La convenzione doveva avere la durata di due anni, eventualmente prorogabili.
La nostra associazione chiedeva in data 16.02.2015 alla Città metropolitana di Roma di avere accesso alle informazioni ambientali attinenti ai risultati del lavoro di monitoraggio, ma l'accesso veniva rifiutato, in quanto il gruppo di lavoro non aveva ancora prodotto documenti ed atti definitivi ostensibili.
A seguito di impugnazione del rifiuto, il TAR si pronunciava onerando la Provincia di indicare la data nella quale gli atti ed i documenti sarebbero divenuti definitivi e pertanto ostensibili.
La Città metropolitana di Roma Capitale, a questo punto, affermava che il 30.04.2015 (dunque dopo due mesi dalla richiesta di accesso ambientale e a seguito dell'impugnazione del rifiuto da parte di Raggio Verde) era stato convocato un tavolo tecnico con i rappresentanti degli enti interessati dal quale sarebbero emerse delle non meglio precisate problematiche di natura tecnica.
Da notare che il 30.04.2015 il protocollo d'intesa istituente il gruppo di lavoro era già scaduto. La Città metropolitana dunque affermava che il 01.07.2016 avrebbe dovuto essere reso disponibile il rapporto di indagine semestrale, sempre che si fosse pervenuti “alla sottoscrizione del rinnovo del protocollo medesimo”.
A seguito di nuova istanza di accesso ambientale di Raggio Verde, la Città metropolitana di Roma Capitale rispondeva pochi giorni fa affermando che il rinnovo del protocollo non è avvenuto e che pertanto il monitoraggio non ha avuto luogo, che nel 2016 non sono state effettuate attività in quanto il bilancio di previsione della Città Metropolitana di Roma Capitale è stato approvato ad anno terminato (19/12/2016) e che il bilancio di previsione del 2017 dovrebbe essere approvato a breve (30/06/2017, salvo proroghe del Governo).

Le conclusioni che i cittadini possono trarre, leggendo al di là delle procedure burocratiche, sono le seguenti:
·         il gruppo di lavoro costituito nel 2012, composto dal Direttore della Direzione Regionale Attività Produttive e Rifiuti della Regione Lazio, dal Direttore del Dipartimento Servizi di tutela ambientale della Provincia di Roma, il Direttore del Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale, dal Direttore UOT del Municipio XVI e coordinato dal Direttore del Dipartimento Servizi Ambientale della Provincia di Roma, non ha attuato, nei due anni di vigenza del Protocollo d'intesa, nulla di quanto si era proposto di fare e, da quanto scrive la Città metropolitana di Roma Capitale, ha atteso la scadenza del protocollo d'intesa, per accorgersi che vi sarebbero state non meglio precisate difficoltà di natura tecnica;
·         i soldi stanziati non sono stati impiegati, il protocollo d'intesa è scaduto ed è tutto da verificare se tali soldi saranno resi disponibili in futuro.

Come fa la Regione Lazio dunque a valutare l'impatto ambientale di determinati progetti sottoposti da imprenditori (ad esempio l'apertura di una discarica di amianto o di un centro di selezione multimateriale nella medesima area martoriata) se, quando Città Metropolitana, Regione, Roma Capitale ne avevano la possibilità, con i soldi stanziati e il gruppo di lavoro costituito, non sono evidentemente riusciti a produrre nemmeno una relazione semestrale sullo stato delle acque di falda nell'area?!
Chi risarcirà i cittadini della Valle Galeria per questo ennesimo torto e danno subito?!
Raggio Verde adotterà le iniziative più opportune per realizzare i propri scopi sociali e tutelare la martoriata popolazione della Valle Galeria. 

lunedì 26 giugno 2017

Banche venete: prosegue la macelleria sociale

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia



Che cos'è l'effrazione di una banca di fronte alla fondazione di una banca?
(B. Brecht)

 
Il governo Gentiloni-Renzi ha approvato il decreto legge con cui si stanziano fino a 17 miliardi di euro per prendere in gestione i crediti a rischio delle banche Popolare di Vicenza e Veneto Banca, cedere a prezzi stracciati i crediti di buona qualità al monopolio Intesa Sanpaolo e lasciare carta straccia in mano ai piccoli risparmiatori.  
In totale (MPS, Etruria, etc.) sono più di 30 i miliardi di euro spesi dal novembre 2015 per evitare il collasso di un sistema bancario definito per anni «solido» nelle dichiarazioni di Padoan e Visco, ma che ha una montagna di crediti deteriorati, divenuti ingestibili dopo anni di crisi e stagnazione economica.
Da dove viene questo fiume di denaro messo a disposizione delle banche?
Fondamentalmente dalle tasche dei contribuenti, cioè dalla classe operaia e dagli altri lavoratori.
Il governo, lo Stato borghese e l’UE che da il via libera a queste operazioni, funzionano come un’idrovora che drena ricchezza dai salari, dalle pensioni, dai servizi sociali, per trasferirla nei portafogli dei grandi azionisti e obbligazionisti, spesso situati nei paradisi fiscali. Sono istituzioni al servizio esclusivo del capitale monopolistico finanziario.
I soldi per i disoccupati che fanno la fame, per la scuola e la sanità pubblica, per le pensioni minime, per i contratti dei lavoratori pubblici, per i terremotati, per riparare gli acquedotti e la messa in sicurezza del territorio, non ci sono perché i governi borghesi devono salvare le rendite dei vandali dell’alta finanza e i profitti dei padroni, devono aumentare le spese militari per le guerre di rapina della NATO e dell’UE.
Intanto che continua la politica di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti, i politicanti borghesi ci ingannano con le ipocrite commissioni parlamentari d'inchiesta che non produrranno nulla, tranne rivalse fra lupi di borsa e lupi di voti.
Una domanda s’impone: mentre i “furbetti del quartierino” speculavano sui derivati, rubavano e dilapidavano miliardi, mentre i buchi neri si allargavano e i governi baravano su Jobs Act e controriforme costituzionali, chi doveva controllare (Bankitalia e Consob) cosa ha fatto? Nulla!
Forse ora pagherà qualche manager che ha piazzato montagne di titoli spazzatura, qualche boiardo di Stato che si è girato dall’altra parte? No, pagheranno come sempre gli operai e i lavoratori, la povera gente, sulle cui spalle viene riversato il risanamento delle banche fallite. Il conto ci verrà girato a settembre con la manovra finanziaria, ennesimo capitolo del massacro sociale.
Sviluppiamo la resistenza e la lotta contro le manovre economiche con le quali il governo e la UE ci vogliono far pagare il salvataggio delle marce istituzioni finanziarie del capitalismo!.
Devono pagare i capitalisti, i ricchi e i parassiti che hanno causato la crisi e beneficiato degli aiuti statali e governativi!  
I fondi pubblici vanno usati per le necessità dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani e delle donne del popolo, non per i lerci interessi dell’oligarchia finanziaria, non per le guerre imperialiste!
Via il governo Gentiloni-Renzi! Basta con la politica di austerità e il neoliberismo, basta con il sistema capitalistico! 
L’alternativa? Rivoluzionare i rapporti di produzione, socializzare le banche e tutti i principali rami dell’economia, dopo la presa del potere politico da parte della classe operaia.
Per avanzare sulla via della trasformazione sociale è necessario formare un partito indipendente e rivoluzionario del proletariato, guida della lotta di tutti gli sfruttati e gli oppressi per abbattere il capitalismo e costruire il socialismo.
Comunisti, operai d’avanguardia, organizziamoci!

La Valle della Monnezze ringrazia Zingaretti.

Anita Mancini


220 mila tonnellate di rifiuti di Roma saranno smaltite a Colleferro. La decisione è di Ama ma è stata resa possibile dal fatto che la giunta Zingaretti in carica dal marzo 2013 non ha ancora reso operativo il piano regionale dei rifiuti: il PD Buschini può dire quello che vuole sulla difesa dalla invasione della monnezza, ma le chiacchiere stanno a zero. Se avessimo un piano regionale rifiuti dovrebbe essere conforme alle norme europee e Zingaretti non avrebbe potuto scaricare nella Valle del Sacco i rifiuti di Roma. In nessuna altra metropoli europea succede una cosa simile!
Vi immaginate i rifiuti di Berlino scaricati nella Valle del Reno?
Ma qui? Anni di lotte contro l'inquinamento nulla hanno potuto contro una Regione che da tempo considera la Ciociaria come la "naturale" discarica di Roma. Anche il famoso Masterplan di Kipar strizzava l'occhio a questa visione (distretto agroenergetico con energia prodotta anche da CDR (combustibile da rifiuti)! Se in quattro anni non si riesce a varare un piano regionale dei rifiuti, a mio parere, non c'è colpa, ma dolo.

NO AL REVAMPING DELL'INCENERITORE DI COLLEFERRO SI' A RIFIUTI ZERO PER ROMA.

Zero Waste Italy
Rossano Ercolini

Coordinamento Regione Lazio Zero Waste Italy
Bruno Ghigi

Rifiuti Zero Roma
Antonio Conti



Il tempo dei "giochetti" sulla gestione dei materiali di scarto a Roma è scaduto.

A maggior ragione dopo gli impegni sottoscritti con   Zero Waste Italy in materia, tra l'altro, di "exit Strategy" dall'incenerimento con l'assessora Montanari. Come si fa a coniugare una exit strategy con la quintuplicazione dell'inceneritore di Colleferro? Ciò significherebbe "impiccare" Roma per oltre 10 anni al carro dell'incenerimento.

Sta ora alla Sindaca Virginia Raggi scegliere se portare avanti il progetto di una Task Force internazionale Zero Waste concordato con Zero Waste Italy e preparato da Paul Connett, che si impagni  a portare a fondo la "sfida dei rifiuti zero", oppure "omologarsi" al sistema di gestione integrata dei rifiuti e cioè alla centralità degli inceneritori. Intanto Zero Waste Italy, Zero Waste Europe e Rifiuti Zero Roma confermano un secco NO al potenziamento dell'inceneritore di Colleferro e garantiscono a Comitati ed Associazioni pieno appoggio.

Questa vicenda conferma anche la piena giustificazione dell'atteggiamento di estrema prudenza assunto da Zero Waste Italy nei confronti dei contenuti di una Delibera RZ approvata al tempo della Giunta Marino, lacunosa, tra l'altro, per la mancanza di un calendario di impegni precisi relativi all'uscita dall'incenerimento.

Zero Waste è un impegno serio basato sulla passione civica, sul coinvolgimento dei cittadini ma anche sulla CREDIBILITA'. Ovviamente, a partire da questi punti imprescindibili, rimaniamo disponibili a mantenere un serrato confronto con l'amministrazione capitolina.

domenica 25 giugno 2017

OBBEDIENZA CIVILE: UNA BATTAGLIA PER LA DEMOCRAZIA

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua​



Perché al danno (della sentenza del C.d.S.) non si aggiunga la beffa (dei gestori), 
riconosciamo l’alto valore dell’Obbedienza Civile


Eravamo convinti (insieme a 27 milioni di nostri concittadini) di vivere in uno stato di diritto.

Eravamo convinti che bastasse un referendum (istituto costituzionalmente garantito) per escludere dalla mercificazione acqua e s.p.l., e cioè per cancellare la finalità di lucro dalla loro gestione ...!

Ma così non è.

A sei anni dai vittoriosi referendum del 2011, per la giustizia amministrativa fare profitti sull’acqua è perfettamente legittimo!


I fatti. Con la vittoria del 2° quesito referendario del 2011 è stata abrogata la norma che prevedeva la “remunerazione del capitale”, pari al 7% del capitale investito per il servizio idrico integrato.
Essa incide sulle bollette per una percentuale che oscilla fra il 10% e il 25%, variando da un anno all’altro.
Il referendum è stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti. E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non può lasciare alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.
L’effetto di quel voto è scritto molto chiaramente nella sentenza di ammissibilità del 2° quesito referendario (n. 26/2011), nella quale la Corte costituzionale afferma che “la normativa residua è immediatamente applicabile” e “non presenta elementi di contraddittorietà” e chiarisce che l’intendimento dei promotori è quello di “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua”.

Da subito i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato, con pretestuose argomentazioni, l’esito referendario proseguendo a conteggiare in tariffa la voce relativa alla remunerazione.
La giurisprudenza in merito è cristallina (cfr. sentenza n.426/2013 TAR Toscana) e conferma l'illegittimità di tale pratica affermando che “il criterio della remunerazione del capitale (...) essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente travolto dalla volontà popolare abrogatrice ...”.
Dunque, non vi era alcun motivo perché, al termine del 2011, il neopresidente del Consiglio Mario Monti trasferisse in capo all'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG) le funzioni di regolazione e di controllo dei servizi idrici e perché, nel luglio del 2012, le attribuisse il compito di predisporre un (nuovo) metodo tariffario transitorio (MTT) per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato. Se non quello (come poi sarebbe risultato chiaro) di disinnescare la mina referendaria!

Come movimento per l'acqua ci siamo chiesti:
Può essere accettato che alcuni possano disapplicare leggi che non piacciono loro?
Può essere accettato che un istituto di rango costituzionale come il referendum abrogativo, elemento fondamentale del nostro sistema democratico, possa essere ignorato e umiliato in modo così plateale?
Secondo noi non può essere accettato.

Per questo abbiamo chiesto a tutti i cittadini italiani utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “Obbedienza Civile”.
La campagna di “Obbedienza Civile” è semplice. Essa consiste nel pagare le bollette dell’acqua applicando una riduzione pari all’abrogata componente tariffaria di profitto della “remunerazione del capitale investito”.
La campagna è stata chiamata di “Obbedienza Civile” perché in realtà non si tratta di “disobbedire” ad una legge ingiusta, ma, più semplicemente, di avere comportamenti del tutto conformi alle vigenti leggi, così come modificate dagli esiti referendari.
Lo scopo principale della campagna è ovvio: ottenere l’applicazione di quello che è inequivocabilmente scaturito dai referendum, con il voto di 27 milioni di italiani: fuori il profitto dall’acqua.
Con la mobilitazione attiva dei cittadini ci si proponeva di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa davanti ai diktat dei poteri forti di turno.
Questa campagna è continuata anche dopo l'emanazione del metodo tariffario predisposto dall'Autorità per l'Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico in quanto a nostro avviso con tale metodo si stanno facendo rientrare dalla finestra i profitti garantiti per i gestori sotto la denominazione di “costo della risorsa finanziaria”, riproponendo la copertura tramite tariffa di una percentuale standard del capitale investito. Vale a dire, lo stesso meccanismo della remunerazione del capitale investito che il voto popolare aveva escluso dalla porta principale.
Per tali ragioni ci siamo opposti, convintamente, anche in sede legale promuovendo ricorso al TAR e successivamente al Consiglio di Stato.

Il 26 maggio u.s. è stata diffusa la sentenza del Consiglio di Stato con cui si stabilisce che il ricorso promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario del servizio idrico elaborato dall'Autorità per l'Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico non è stato accolto.

La pronuncia, in sostanza, conferma la tesi, già fatta propria dal TAR Lombardia, secondo cui la copertura integrale dei costi del servizio (c.d. “full cost recovery”) comprende anche il “costo” del capitale proprio investito, giustificando tale scelta con il fatto che l'orientamento pressoché generale della scienza economica fa rientrare nella nozione di “costo” anche quello di “costo-opportunità”, nel senso del valore del mancato impiego del fattore produttivo in altra attività comunque profittevole.

A questo punto, però, il Consiglio di Stato, dimentica di rilevare, o fa finta di non comprendere, che, sulla base della normativa e della stessa teoria economica dominante, questa nozione di “costo economico” equivale nella sostanza alla remunerazione abrogata con il referendum.

Ci tocca, quindi, constatare che la lettura prodotta dal Consiglio di Stato ripropone l'assunto per cui il servizio idrico è sottoposto alle logiche del mercato e del profitto in spregio alla volontà popolare.

Ci teniamo, inoltre, a denunciare la gravità di questa decisione in quanto s'inserisce in quel solco segnato sin dopo la vittoria referendaria che, provando a ribaltarne gli esiti, tende a svilire gli strumenti stessi di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione.

Per questo motivo, il Forum ritiene necessario continuare a ingaggiare una vertenza senza quartiere al metodo tariffario dell'AEEGSI, attraverso una forte denuncia del suo operato in favore dei privati e del profitto.
Ribadiamo, quindi, la necessità che l'AEEGSI sia esautorata e la competenza esclusiva relativa alla funzione regolatoria sul servizio idrico sia affidata al Ministero dell'Ambiente.

Nonostante tutto ciò è indispensabile sostenere e tutelare le migliaia di utenti che hanno portato avanti, con tenacia e grande forza di volontà, la campagna di “Obbedienza Civile” di cui rivendichiamo l’alto valore civile e politico quale pratica di difesa sociale e democratica dell’esperienza referendaria.

Pertanto richiediamo che venga assunta in ogni sede, a partire da quella dei gestori, l'alta valenza politica di tale campagna e, quindi, si giunga a stralciare le quote pregresse di autoriduzione che gli utenti “obbedienti” hanno decurtato in questi anni.

Ciò sarà assunto dal movimento per l'acqua come una nuova sfida su cui non arretrare e ribadiamo che proseguiremo la mobilitazione e le campagne volte alla piena e reale attuazione degli esiti referendari perchè “potete forse farci rallentare, ma non vi crediate sia finita”.

Per il movimento per l'acqua si tratta di una battaglia di civiltà e indietro non si torna.

Si scrive acqua, si legge democrazia!

Banca Intesa Sanpaolo nello "Stato dei Miracoli"

Luciano Granieri




 Lo Stato siamo noi cantava   De Gregori. In  questo mondo dove tutto è diventato liquido anche quello Stato, che siamo noi, sarà diventato liquido? E conterà ancora qualcosa?  Tranquilli lo Stato, modernizzandosi, si è  sicuramente un po’ liquefatto, ma per certe cose è rimasto ben saldo nelle sue funzioni. La vicenda dell’acquisizione da parte di Banca Intesa Sanpaolo, di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza sta li a dimostrarlo. Si tratta di una transizione fra istituti di credito privati che c’entra lo Stato? Potrà obbiettare qualcuno. C’entra, c’entra. Se avrete la pazienza di seguire la storia che sto per raccontarvi lo capirete. 

C’era una volta, vent’anni fa, una terra ricca e laboriosa, la locomotiva d’Italia e d’Europa la chiamavano. Era il glorioso nord est. Qui fra il 1996 e il 1997 due banchieri illuminati fondarono altrettanti istituti di credito pronti a finanziare e a supportare le imprese che in quel Veneto stavano creando ricchezze a profusione. Vincenzo Consoli divenne il dominus di Banca Veneto e Luigi Zonin prese a dirigere  La Banca Popolare di Vicenza. 

Dopo vent’anni, fra venti di crisi, magheggi e incroci pericolosi con politica ed imprenditoria predatoria, i due istituti si trovano oggi in fallimento. Eppure le due banche possono    contare su centinaia di sportelli, migliaia di dipendenti, centinaia di migliaia di correntisti. Il problema fondamentale riguarda i crediti   incagliati e inesigibili. Trattasi di prestiti concessi a soggetti che  non li hanno restituiti o non sono in grado di restituirli. Si dirà ma un buon banchiere prima di accordare   un prestito deve esigere  delle garanzie. Giusto. Infatti i mutui concessi, a lavoratori, a piccole imprese,  sono stati  esaminati con il lanternino  selezionando rigorosamente i destinatari . Questi, evidentemente degli straccioni, tirano  la cinghia, ma s’impegnano con sacrificio a corrispondere la rata altrimenti la banca, gli frega  la casa. 

Ci  sono, però, persone perbene, signori veri, per  cui chiedere i soldi indietro è una vera e propria mancanza di rispetto. Come poteva Vincenzo Consoli di Veneto Banca  pretendere il pagamento delle rate dall’Alitalia dei capitani coraggioso, dal Gruppo Boscolo, dall’Acqua Marcia di Francesco Gaetano Caltagirone, dalla Lotto Sport, dal leghista Giancarlo Galan,   dal deputato Denis Verdini e ad altre persone per bene come loro? Che impudenza. 

Ugualmente avrebbe potuto mai osare Luigi Zonin,  manager della Banca Popolare di Vicenza, esigere i debiti da Nicola Tognana, da altri grandi imprenditori come Giovanni Fantoni, e perfino da Alfio Marchini, candidato sindaco di Roma le cui società hanno ricevuti 130milioni di euro di cui 75 iscritti come incagli difficili da recuperare? Sarebbe stato uno sgarbo inopportuno e indecoroso. 

Dopo vent’anni di  “fare banca per bene” i due istituti si trovano oggi  in brache di tela. Qui  interviene     il colosso Banca Intesa il quale, per la stratosferica cifra di un euro, si sacrifica a rilevare la banche venete. Tutto bene dunque. Neanche per idea, secondo voi quelli di Banca Intesa Sanpaolo c’hanno l’anello al naso? Per un euro l’istituto di Torino si limita  ad acquisire, gli sportelli, i conti correnti, i fondi d’investimento, le cassette di sicurezza  e i crediti sicuri, cioè tutte quelle attività che generano esclusivamente profitto. 

Che  ne è  dei  crediti incagliati, quelli dei Marchini di Alitalia, dei Verdini?  Degli obbligazionisti senior? Che ne facciamo? Mica possono perdere i loro soldi, e  gli esuberi? Un istituto come Banca Intesa Sanpaolo non può far vedere che licenzia, però tutti quei dipendenti non servono. Tranquilli. Arriva lo Stato quello Stato che siamo noi. Ai buffi incagliati, ai soldi degli obbligazionisti senior, ci pensiamo noi. Lo Stato siamo o non siamo noi? E poi per gli esuberi non c’è da preoccuparsi. Già era stato costituito un fondo esuberi per i dipendenti delle altre banche, basta che lo aumentiamo un po’ e ci facciamo rientrare anche quelli  delle due banche venete e pure  qualcuno di Intesa Sanpaolo, suvvia un po’ di solidarietà! 

Ma NOI Stato. Quanto paghiamo per questa mandrakata? 5miliardi e due, subito, più la disponibilità di altri 17milardi.  Troppo? Si  tratta  di non compromettere la ripresa che il fallimento delle banche venete avrebbe messo a rischio !Ma  perché quando si parla di sanità, di scuola pubblica, di enti locali i soldi non ci sono mai, regna sovrana la spending review.  Qui la spending review non è prevista? 

Con un semplice decreto in quattro e quattr'otto spuntano fuori più di venti milioni di euro. Per fare che? Per apparare i buffi di Galan, Verdini, Caltagirone e  consentire a Banca Intesa Sanpaolo di realizzare profitti miliardari?  Ma a noi Stato, che abbiamo sborsati  i soldi per apparecchiare l’affare, di quei profitti non ne viene niente? Lo Stato siamo noi e va bene. Ma lo Stato, il  nostro, non era quello che   assicurava ai cittadini il diritto di curarsi, di studiare, di lavorare, di vivere dignitosamente? 

Ah dimenticavo questo era prima, quando ancora non avevamo perso la lotta di classe. Oggi da  vecchi comunisti sconfitti dobbiamo chinare il capo davanti al nuovo articolo 1 della Costituzione ,quello che dice “l’Italia è una repubblica fondata sulla privatizzazione del profitto e la socializzazione delle perdite”. 

La morale della storia  è che quest’ennesimo abuso del potere economico finanziario, perpetrato  con l’aiuto dello Stato ai danni dei cittadini, dovrebbe far riflettere  coloro i quali parlano di discontinuità, di eliminazione delle diseguaglianze, di  dare rappresentanza ad un popolo di sinistra abbandonato a se stesso  e alle proprie lotte. Costoro dovrebbero ragionare sul fatto che, o si parte dal presupposto di combattere radicalmente il capitalismo e il liberismo predatorio, oppure potremo riunirci al Brancaccio e in mille altre sedi   senza minimamente cambiare quella che realmente è oggi   diventata  la funzione dello Stato. Un istituzione ridotta ad agevolare il capitalismo mafioso integrato e a reprimere con la forza il malcontento che questo genera.