Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 14 novembre 2011

Cari compagni è necessario UN ATTO DI RESPONSABILITA'

Luciano Granieri, iscritto al  circolo Carlo Giuliani di Rifondazione Comunista di Frosinone 


Care compagne e cari compagni,
 l’Italia si sta consegnando mani e piedi, senza colpo ferire, al cinismo dei mercati e della speculazione finanziaria. I  burocrati della Goldman Sachs porteranno a termine la rivoluzione liberista  finendo,  come da copione,  il lavoro che  Berlusconi non è stato in grado di portare a termine perché troppo impegnato a curare gli affari suoi e delle proprie aziende.  Toccherà dunque ai guru  dell’alta finanza, targati  Goldman Sachs, imporre il potere incontrovertibile delle banche, appoggiati da una scandalosa compagnia di merende bipartizan che va da Di Pietro al Pd, al Pdl.  Altri 25 miliardi sono richiesti per raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013, così  come vuole la Bce governata da un altro ex manager Goldman Sachs Mario Draghi. Soldi che saranno sborsati dai soliti noti  nella più completa tranquillità sociale assicurata da una possibile patrimoniale di facciata  e dall’attività di controllo dei sindacati di regime  (CGIL compresa)  e delle forze conservatrici  riformiste .  Alla luce di questi  fatti mi chiedo se non sia il caso di cambiare passo, di rompere gli indugi e di proporre al congresso un’ accelerazione verso la costituzione di un vero partito di classe  che difenda i diritti di un proletariato vessato il quale  ingloba, oltre gli operai, una  grande parte di ceto medio. Lo dico soprattutto ai compagni della prima mozione maggioritaria a livello nazionale. La convinzione  riportata nel documento, firmato dal segretario Nazionale Ferrero,  per cui:    “molta parte degli uomini e delle donne che volevano cacciare Berlusconi si sarebbero posti  il problema di costruire politiche alternative per fuori uscire dal quadro neo liberista “,  si è dimostrata e si dimostra  clamorosamente sbagliata. Da un lato le forze parlamentari che,  soddisfatte per le dimissioni del premier di Arcore,   siedono oggi al suo fianco  per appoggiare il governo degli agenti Goldman Sachs, dall’altro le folle che in piazza festeggiano la caduta di Berlusconi dimostrano di non  avere la minima idea di cosa significhi una lotta anticapitalista,  l’anima forcaiola prevale  su tutto. Alla luce di questo  ha ancora un senso promuovere  un “fronte democratico  tra le forze di sinistra e di centro sinistra per sconfiggere le destre e porre condizioni migliori per difendere e rilanciare la democrazia e la Costituzione”? Le  destre sono oggi  più forti che mai, non sono più rappresentata da Berlusconi,  ma dalla faccia più truce del capitalismo  e della finanza  internazionale e godono del pieno appoggio di quei soggetti con cui si voleva creare fronte comune per batterle.  E' ancora necessario difendere e rilanciare  la democrazia e la Costituzione soprattutto in questo momento in cui tutta l’operazione Monti, messa in atto scavalcando la volontà  popolare, si è sviluppata calpestando  completamente i cardini costituzionali con la complicità di quel centro sinistra con cui si vuole costruire un’alleanza . Berlusconi è stato battuto, MA NON LE DESTRE NE’ IL  LIBERISMO E IL CAPITALISMO.  La situazione è grave.  Li fuori c’e gente  che non ha  un lavoro o, se ce l’ha, non riesce ad arrivare a fine mese, ci sono insegnanti offesi nella loro dignità di docenti, studenti  a cui è destinata una scuola di quart’ordine. Lì fuori c’e gente  che ha bisogno di una forza politica che torni ad occuparsi dei problemi reali e lo faccia secondo i valori del comunismo e dell’anticapitalismo.  Chiedo quindi con forza alla dirigenza di Rifondazione UN ATTO  DI RESPONABILITA’. Lo chiedo come cittadino, ma soprattutto come militante del  partito.  Lasciamo stare le strategie,  ammantate di belle parole, finalizzate solo all' ottenimento del posticino in parlamento,  lasciamo stare  le tattiche, tanto il Pd non ci vuole e, se anche ci volesse, sarebbe un compagno di viaggio completamente screditato e logorato dall’appoggio al governo del bocconiano  Monti.  Torniamo per le strade, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, a batterci a fianco di coloro i quali verranno ulteriormente oltraggiati dal nuovo e cinico corso neoliberista . Guardiamo dentro la FIAT, dentro la VIDEOCON, dentro le scuole pubbliche, gli ospedali  e non dentro le segreterie dei  partiti riformisti. Nel mio Circolo Carlo Giuliani di Frosinone  questo gesto di responsabilità è stato fatto ancora prima che il governo Monti vedesse la luce.  Ha vinto la seconda mozione,  nonostante l’irresponsabile atteggiamento di qualche compagno che si è messo di traverso,  non discutendo sul merito, ma attaccandosi a vizi procedurali nel tentativo di far fallire un risultato determinatosi democraticamente. Speriamo  che il messaggio DI REPONSABILITA’ partito da Frosinone possa, unito ad analoghi messaggi simili condivisi in altri circoli,  indurre la dirigenza a    “MOLLARE LE MENATE E METTERSI A LOTTARE”per dirla  con Eugenio Finardi. E’ un atto  DI REPONSABIITA’ ORMAI NON PIU’ ELUDIBILE.

domenica 13 novembre 2011

Una grande tragedia in un piccolo partito

Andrea Cristofaro

E così alla fine ciò che si prospettava già da tempo si avvera. Come d’incanto spariscono tutte le barricate di Silvio Berlusconi, i suoi avvocati, le sue accuse, le sue telefonate in diretta TV……….niente più barricate, il lupo diventa agnello. Colui che mai e poi mai si sarebbe dimesso, colui che manco fosse cascato il mondo l’avrebbe fatto, dopo una lettera della BCE, invece, lascia il campo libero e sparisce. Ad un 76enne che si toglie di mezzo succede provvisoriamente un ultraottantenne, il presidente Napolitano, strenuo difensore delle politiche neoliberiste del FMI. Provvisoriamente perché dopo questo breve periodo in cui diventa l’interlocutore privilegiato delle banche per assicurare tutti sulla lealtà canina dell’Italia, passerà il testimone ad un ultrasettantenne: Mario Monti. Cosa è successo? Come mai tutto questo? Forse Berlusconi non era più affidabile per la BCE, forse stava opponendo un po’ troppa resistenza nell’obbedire agli ordini. Anche se in realtà obbediva eccome, ma forse con non sufficiente zelo. Bisognerebbe andarsi a rivedere la costituzione, perché sembra che tutto sia successo in troppo poco tempo ed in meno tempo ancora si svilupperanno i processi successivi: mi ricordo che tempo fa in occasione di crisi di governo prima il governo doveva cadere, poi il presidente della Repubblica iniziava le consultazioni per valutare una eventuale nuova maggioranza parlamentare. Sentiva prima un gruppo parlamentare, poi un altro, poi un altro ancora, poi si ritirava nelle sue stanze, traeva le conclusioni e se riteneva proponeva una soluzione che il parlamento avrebbe dovuto accettare o rifiutare con un voto. Se si bene, se no si tornava al voto. Il tutto durava diversi giorni. Ma tutto questo oggi non sta avvenendo: si sa il nome del successore di Berlusconi prima ancora che lui si dimetta, si sanno già i nomi di alcuni ministri del nuovo governo tecnico. Si sa già il nuovo programma di governo. Inoltre, forse questo è ininfluente, ma perché il presidente Napolitano ha nominato Monti senatore a vita pochi giorni prima di indicarlo come nuovo presidente del consiglio? Forse ciò che è successo nelle stanze dei bottoni in questi giorni non lo sapremo mai, fatto sta che sicuramente è successo qualcosa di molto preoccupante per la democrazia e per la libertà. Il programma che la BCE ha scritto per l’Italia non cambia con il cambio al timone del governo, ma ciò che cambia è che le dimissioni di Berlusconi distraggono comunque l’opinione pubblica. E questo in un momento in cui da più parti emergono segnali di pre-rivolta da parte di alcuni strati della società, può essere un buon vantaggio per l’establishment. Ma vorrei focalizzare l’attenzione su un’altra cosa che è successa in questi giorni, non in Italia, ma in Grecia. L’ex premier Papandreu dopo aver obbedito come Berlusconi ai diktat della BCE un bel giorno ha un’impennata d’orgoglio (o forse di astuzia politica), e si oppone all’ultima richiesta della banca centrale europea: propone un referendum che permetta ai greci di decidere il da farsi. In quattro e quattr’otto viene convocato a bruxelles, e quando torna si dimette e nel giro di poche ore viene sostituito da Lucas Papademos, un tecnico (come Monti), componente della Trilaterale (come Monti), ex vice presidente della BCE (più o meno come Monti), alta personalità del mondo finanziario ed iperliberista (come Monti), insomma un uomo della BCE e del FMI (come Monti). Ormai siamo al paradosso: BCE e FMI non si accontentano di dettare le ricette ai governi, ma quando vedono che tali ricette non vengono prese alla lettera decidono di prendere loro il timone dei governi di turno. E la cosa grave è che i parlamenti non si oppongono: Monti al suo ingresso in parlamento come neo senatore a vita ha ricevuto una standing ovation bipartisan da stadio. La politica si inchina al mercato e gli affida lo scettro del comando: la morte della democrazia. In tutta questa grave situazione generale, passa inosservata a chi non è direttamente interessato una piccola tragedia che si consuma nelle stanze della dirigenza nazionale di un piccolo partito che ancora si dice comunista: il Prc. La tragedia che consiste nello sbriciolarsi di una linea politica che era stata costruita tutta sull’alleanza democratica con il centrosinistra italiano per liberare l’Italia da Berlusconi: ma ora non c’è più Berlusconi, e il centrosinistra parlamentare (Pd, Idv) ed extraparlamentare (Sel) appoggiano il nuovo governo tecnico. Sarà difficile fra un anno e mezzo convincere la gente che serve l’alleanza democratica per battere le destre, e che ci si deve alleare con un centrosinistra che avrà votato tutte le misure di macelleria sociale prodotte dal governo Monti. Una vera tragedia per chi vedeva in quest’alleanza l’unica soluzione per tornare in parlamento: vuoi vedere che per cercare consensi toccherà ricominciare a fare i comunisti davvero, senza scorciatoie? A proposito, la lega nord non appoggia Monti, rimane all’opposizione: lo spazio lasciato vuoto dalla sinistra come al solito verrà occupato da qualcun’ altro.

Totoministri alla Goldman Sachs

Alessandro Robecchi: fonte  il manifesto del 13/11



Ecco la lista dei ministri del nuovo governo tecnico. La buona notizia è che sembrano  comunque meglio di quelli di prima.
Franco Stracquini – Carrozziere di Viterbo, tecnico di esperienza nonostante la giovane età (108 anni). Era lui a sistemare i parafanghi delle auto di rappresentanza di Goldman Sachs. Liberista di chiara fama, ha scritto diversi saggi, tra cui il notissimo “Se non paghi, col cazzo che ti ridò la macchina”, tradotto in sei lingue.
Gerolamo Razzoni – Idraulico di Gemona. Per anni consulente del reparto climatizzazione di Goldman Sachs, è un tecnico di scuola liberista. Con i suoi 96 anni è il più giovane della nuova squadra di governo.
Benito Semproni – Considerato un duro, ha costruito la sua fama come buttafuori della Goldman Sachs. 112 anni, ex pugile liberista, molto tecnico nel kung-fu, è riconoscibile dalla lunga cicatrice sulla fronte, e potrebbe essere destinato al Welfare. 
Attilio Menazzoni – Tecnico a tutto tondo, si occupava di illuminazione alla Goldman Sachs ben prima dell’invenzione delle lampadine. Approdò a posizioni ultraliberiste dopo aver conosciuto Adamo Smith a una mostra di pipe nel 1785. Deplora la fine del colonialismo ma è favorevole alla giornata di lavoro di solo sedici ore.
Ardito Melchioni – Di lui si sa ben poco. Secondo indiscrezioni è un liberista dal torbido passato, forse killer della Goldman Sachs quando i riflessi ancora glielo permettevano. Oggi ha 104 anni, ma ancora una discreta mira. Andrà al ministero dell’Interno.
Ludovico Trino della Monegasca – Nobile di antico lignaggio, è un tecnico contabile che per uno spiacevole incidente rimase chiuso per mezzo secolo nei sotterranei di Goldman Sachs. Si dice che ne conosca tutti i segreti e per questo sia tenuto in gran conto.
Il nuovo governo giurerà in settimana, sostenuto dalle forze della sinistra per ammirevole senso di responsabilità.


'Azzo c'è da festeggiare!!

Luciano Granieri


Berlusconi si è dimesso, tripudio e gaudio. Nelle piazze reali e virtuali è  un susseguirsi di manifestazioni gioiose,  botti, bottiglie di spumante stappate.  Indubbiamente il  fatto che Berlusconi abbia rimesso il suo mandato nelle mani del presidente della Repubblica  è un fatto positivo.  I danni che quest’uomo ha fatto ,con la complicità dei suoi fedeli lacchè, al tessuto sociale dal paese sono  devastanti e difficilmente ricomponibili a breve termine.   L’estremizzazione  dei concetti neo liberisti    che identificano nel denaro e nel possesso   valori  incontrovertibili  di una nuova morale , l’importanza dell’apparire,  soprattutto in televisione,   in modo eclatante e non per meriti artistici o creativi,   la suggestione  indotta  nell’immaginario collettivo che  la vita reale è quella della casa del grande fratello e non  le peripezie cui quotidianamente siamo sottoposti    per tirare avanti,   sono elementi che , sedimentando  con il passare degli  anni,  hanno  gettato all’ammasso quintali e quintali di cervelli,  e distrutto valori quali  solidarietà sociale e  coscienza civile  .  Berlusconi  è stato,  ed è ancora, uno dei più efficaci attori  dello story telling  reaganiano.  All’epoca  della super coppia mondiale neo-liberista  Reagan-Thatcher   era necessario diffondere  e raccontare, con tutti i mezzi,   storie surreali,  ma convincenti,  allo scopo di indurre i derubati a votare per coloro che li stavano derubando .  Non vedere più sugli  scranni ministeriali i vari   La Russa , Gelmini, Brunetta, Calderoli   e compagnia  cantando  è altro motivo di soddisfazione.  Nonostante ciò  personalmente non vedo grandi  motivi per scendere in strada a festeggiare.  Siamo sicuri che  chi  ha affollato le piazze sia consapevole di quanto stia accadendo?  Mi viene il dubbio che gli assembramenti davanti  al Quirinale e a Palazzo Chigi non  siano altro che un prodotto  dell’irrefrenabile voglia di apparire figlia   di quel berlusconismo di cui si vuole festeggiare la fine.  Lungi da me criticare chi va in piazza a dire la sua,  anche perché è un diritto sancito dalla costituzione, ma sentire paragonare gli eventi di ieri a quelli del 25 aprile  mi ha fatto inorridire   e vergognare per l’ignoranza  di chi ha  affermato  certe cazzate  . Paragonare i partigiani alla Bce è un insulto.  Ritengo  quindi  che a  alla  moltitudine  festante non sia ben chiara la dimensione del problema. Non ci siamo liberati da un  padrone, è il padrone che si è liberato di un suo manager incapace e ha preso in mano direttamente la gestione della baracca  . Ovvero,   Goldman Sachs,  banca d’affari con 142 anni di vita,  ha licenziato Berlusconi e mandato un suo uomo di fiducia ad assicurarsi che l’Italia non diventi un problema per la finanza mondiale.  Goldman  Sachs  è famosa per  prestare i propri uomini alle istituzioni . ll  professor Mari&Monti  -cosi chiamerò il neo presidente del consiglio considerata la sua improvvisa popolarità  che va dalle alpi alle piramidi…etc.etc.. -  fra i vari incarichi di cui è investito  svolge  il ruolo di advisor per Goldman Sachs.  Il suo compito è quello di consigliare  a una banca internazionale i migliori affari finanziari in  circolazione.   E  uno Stato che deve privatizzare le società pubbliche è un ottimo affare.  Goldman Sachs ha già  comunicato ai mercati ,  ricevuta la certezza che un suo uomo sarebbe diventato  premier in  Italia,   che lo spread sarebbe  calato  a 350 punti in un lampo.  Goldman Sachs  per cui  Mari&Monti  lavora è la banca che ha inventato i prodotti derivati , ha messo in circolo 600mila miliardi di dollari virtuali che stanno strangolando il mondo . Anche Mario Draghi (ex governatore Bankitalia e presidente della Bce) ha lavorato per Goldman Sachs.  Fra il 2002 e il 2005 è stato il manager responsabile per l’Europa.  A lui si e deve  l’allocazione, presso il governo greco,    di fondi farlocchi carichi di titoli tossici  che hanno determinato l’attuale crisi ellenica   .  Guarda caso proprio il Dott.Draghi ha redatto  la lettera  in cui sono scritti i comandamenti  cui l’Italia  deve attenersi  per non disturbare i mercati.  Comandamenti  che provocheranno l’impoverimento della  popolazione  e  procureranno  nuovi ingenti saggi di profitto per  gli speculatori finanziari.  Draghi (ex manager Goldman Sachs) propone,  Marii&Monti (advisor Goldman Sachs) dispone senza che ai cittadini sia dato esprimersi sulla faccenda .  In Sud America è già successo che   tecnocrati nati e cresciuti alla scuola neoliberista dei Chicago Boys  di Milton Friedman  abbiano governato  direttamente o indirettamente  in Bolivia o in Argentina ad  esempio.  In Argentina  sappiamo come è andata a finire con la popolazione che strangolata dai debiti si è ribellata ottenendo la cacciata di questi gaglioffi  e raggiungendo una liberazione  questa sì vera.  Mi sarebbe piaciuto festeggiare la liberazione da Berlusconi se questa fosse avvenuta per via parlamentare  e con libere elezioni  portatrici di un  nuovo progetto che rimettesse al centro la  politica  e la partecipazione attiva dei cittadini come protagonisti e non come pubblico plaudente e inconsapevole.  


sabato 12 novembre 2011

L'ultimo regalo alla lobby della guerra

Giulio Marcon , portavoce di "SBILANCIAMOCI"


La cancellazione del Catalogo delle armi da sparo - misura contenuta nel maxi emendamento alla legge di stabilità - è un favore alla lobby degli armieri e un pericolo per la comunità. Infatti, grazie a questa misura scompariranno delle elementari forme di controllo (ad esempio la loro «omologazione» - come succede per le automobili - agli standard previsti) sulle armi circolanti nel nostro paese: una sorta di "liberalizzazione" (anche qui!) che favorirà la commercializzazione delle armi più pericolose senza che lo Stato ne abbia traccia. Ci avviciniamo al modello americano e non a caso la preoccupazione non è solo dei pacifisti, ma anche dei sindacati di polizia che attaccano «i lobbisti e gli affaristi del mondo delle armi». E Sbilanciamoci da tempo propone non solo, ovviamente, di mantenere il catalogo, ma di rendere più difficile l'ottenimento del porto d'armi e di raddoppiarne il costo, destinando i ricavi alla riconversione dell'industria delle armi.
Che si usi un provvedimento per la crescita economica al fine di favorire una lobby affaristica come quella delle armi (che si contraddistingue per il frequente ricorso alle tangenti) è una vergogna oltre che essere il simbolo della nefanda pochezza - ormai generalmente riconosciuta - dell'azione del governo Berlusconi di fronte alla crisi. Di favori l'industria delle armi non ha certo bisogno. Finmeccanica è uno dei pochi gruppi italiani che continua a fare affari. Mentre dal 2008 si è tagliato quasi il 90% dei Fondi nazionali a carattere sociale (fondo per l'infanzia, fondo per la non autosufficienza, fondo per il servizio civile, eccetera), le spese militari in questo paese, come ha denunciato la campagna Sbilanciamoci (www.sbilanciamoci.org) continuano a prosperare.
Il ministero della Difesa ha presentato un Bilancio che passa da 20, 566 miliardi del 2011 a 21,342 miliardi nel 2012 (+3,8%). Si tratta di una crescita della spesa che non tiene ancora in considerazione gli effetti dei decreti legge 98/2011 e 138/2011, cioè le due manovre estive che impongono ai ministeri delle riduzioni di spesa. Per il ministero della Difesa si tratterebbe di circa 1,4 miliardi di riduzione, ma per il momento si tratta di un calcolo virtuale perchè nel Bilancio non c'è traccia di tagli. C'è invece un aumento del 3,8%. Vedremo cosa ci sarà nella "nota aggiuntiva" al bilancio. Ci sono tanti sprechi (come i 2 milioni spesi per 19 Maserati blindate per i generali o il mezzo milione di euro speso per esporre carri armati ed elicotteri d'attacco al Circo Massimo per il 4 novembre) e poi c'è un problema strutturale: nelle Forze Armate i comandanti (ufficiali e sottufficiali) sono più numerosi dei comandati e a fronte di una necessità di 70/80 mila soldati, ufficiali, sottufficiali per far fronte alle missioni internazionali (tra cui quella "di guerra" dell'Afganistan) e alla "difesa della patria" ne abbiamo invece 180mila. I generali non vanno in prepensionamento, mentre i soldi per gli insegnati di sostegno mancano e molte centinaia di disabili, non potendo andare a scuola, rimangono a casa.
Come rimarranno a casa decine di migliaia di giovani - che quelle armi da sparo non useranno mai - e che hanno scelto di fare il servizio civile (il fondo per il servizio civile è praticamente ridotto al lumicino) per dedicarsi ai poveri, ai disabili, agli anziani. Mentre il governo aiuta i nostrani Rambo a comprarsi fucili e carabine dice ai volontari che - in questo momento di grave crisi - vogliono aiutare gli altri: «no, grazie». Ed il sottosegretario Giovanardi - che del servizio civile nazionale è istituzionalmente responsabile - assiste silente e complice. Più armi, meno servizio civile: un altro bel biglietto d'addio per questo governo.




venerdì 11 novembre 2011

NON POSSIAMO NON DOBBIAMO PIU' SUBIRE !

Paolo  Papillo



Ci  sono buone probabilità che il governo Berlusconi non veda il 2012 ,ma è CERTO che la macelleria sociale verrà effettuata da un così detto governo tecnico o di larghe intese che dir si voglia perchè ovviamente nessuno vorrà metterci direttamente la faccia su uno dei maggiori scempi dei diritti dei cittadini mai effettuato dal dopoguerra ad oggi i nomi dei nostri ASSASSINI li conosciamo in anticipo saranno TUTTE quelle forze politiche ,sindacali e sociali che non diranno chiaramente NO alla prepotenza della BCE della finanza internazionale. Una mobilitazione come questa li farà venire allo scoperto la politica del NI' è la maggiore responsabile del disastro attuale.
ALLORA POCHE DOMANDE CHIARE E NETTE CHE RICHIEDONO COME RISPOSTA SI o NO  lasciare spazio di discussione a questi mestieranti della parola eleva il loro NULLA PAROLAIO a discussione politica..
NOI CITTADINI ITALIANI :
1) NON vogliamo pagare il debito delle banche e della finanza , che se lo paghino loro
2) NON vogliamo l'innalzamento dell'età pensionabile, anche perchè per fare cassa tutti i lavoratori dovranno proseguire la loro attività fino allo sfinimento,la panzana che verranno esclusi i lavori usuranti si scontra con la matematica, le esclusioni sarebbero troppe quindi vanificherebbero la possibilità di fare CASSA
3) NON è possibile ridurre ulteriormente i diritti dei lavoratori e la legge 30 và abolita senza se e senza ma, chi non ne chiede l'abolizione è a favore del precariato.
4) Stop a tutte le spese militari per le missioni all'estero o per l'acquisto di ulteriori armamenti
5) NESSUN FINANZIAMENTO alle scuole private ! E' criminogeno finanziare scuole private quando si riduce il gettito economico verso le scuole pubbliche..di fatto si finanziano le famiglie "benestanti" che vogliono mandare i loro pargoli in istituti privati , questa è una delle azioni più rivoltanti perchè ha come unico obbiettivo ingraziarsi le alte sfere ecclesiastiche che hanno interessi economici nel settore scolastico privato.
6 )STOP a Tutte le grandi opere , le popolazioni locali devono essere consultate e approvarne l'attuazione ,e comunque va data la precedenza alla ristrutturazione dell'esistente
7) NO alle privatizzazioni dei pubblici servizi, il referendum sull'acqua lo ha detto chiaramente che la volontà popolare è per un ritorno del pubblico, si porti un solo esempio dove le privatizzazioni NON hanno portato ad aumenti delle tariffe ed a un peggioramento dei servizi, ne basta UNO...non ve ne sono mentre possiamo portare centinaia di casi dove dimostriamo che le ex municipalizzate/statali sono parcheggi di trombati e riciclati della politica dei BANCOMAT per i partiti e gli amici degli amici...
8) NO ALLA VENDITA del patrimonio immobiliare ai privati !
Anche questa è la solita mossa per arricchire i palazzinari/immobiliari/affaristi amici, è come SVENDERE gli ori di famiglia nell'arco di poco tempo ti ritrovi senza SOLDI e senza GIOIELLI  il patrimonio pubblico immobiliare và destinato ad uso pubblico e all' EDILIZIA POPOLARE che in tempo di crisi e di disoccupazione sarebbe un OTTIMO ammortizzatore sociale.
QUESTO SEMBRA IL LIBRO DEI SOGNI ? può darsi ma 20 anni di politica, . anche delle forze fintamente di sinistra,che consisteva nel contenimento della riduzione dei diritti dei cittadini ci ha portato al disastro attuale CREDIAMO QUESTO SIA IL MOMENTO DI PRETENDERE NON DI PIETIRE 
CHIUNQUE SI CANDIDA A GUIDA POLITICA DEL PAESE DEVE ESSERE CHIAMATO A RISPONDERE A QUESTE ESIGENZE.
quì sotto un documento politico molto interessante e su cui riflettere ;

E SE IL REFERENDUM SUL DEBITO LO FACESSIMO ANCHE NOI ?

E' la proposta avanzata dal Comitato "No Debito" del 1 ottobre. "Gli strumenti ci sono, è già avvenuto sull'Europa nel 1989" dice Giorgio Cremaschi. E si pensa a lanciare un vero e proprio referendum autogestito

Mentre la Grecia fa marcia indietro sull’ipotesi del referendum popolare, c’è chi in Italia chiede che un referendum si svolga anche nel nostro paese. Obiettivo: la lettera di Trichet e Draghi al governo italiano cioè le misure economiche che la Banca centrale chiede siano applicate dall’Italia. Gli strumenti ci sono, assicura il “Comitato No Debito”, il coordinamento di varie forze sindacali, sociali, politiche, ambientaliste che si è formato lo scorso 1 ottobre in una grande assemblea al teatro Ambra Jovinelli di Roma. A presentare la proposta in conferenza stampa è stato Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom affiancato dai diversi rappresentanti del Comitato: Usb, Forum ambientalista, sinistra Cgil, Rete Viola, Rifondazione comunista, Sinistra Critica, Pcl, Rete del comunisti, Alternativa di Giulietto Chiesa e altri ancora. “Non siamo euroscettici, diciamo no ai vincoli europei e diciamo no al debito. E chiediamo di poter decidere con un vero e proprio referendum” spiega Cremaschi che punta il dito contro i vertici dell’Unione europea a cominciare dal presidente della Banca centrale europea,
Mario Draghi. “Questa Europa è ormai alternativa alla democrazia, la piega e la fa soccombere” viene ripetuto in diversi interventi a poche ore dalla decisione della Grecia di fare marcia indietro sul referendum.“E invece noi, aggiunge Cremaschi, un referendum lo chiediamo anche per quanto riguarda l’Italia”. Come? A spiegarne le modalità è Franco Russo che da anni segue le tematiche giuridiche e costituzionali con l’occhio rivolto ai movimenti socali, “Istituzionalmente, dice, la cosa è perfettamente fattibile perché non si voterebbe sui Trattati, cosa vietata dall’articolo 75 della Costituzione, ma sulle politiche dettate dall’Unione”. Russo spiega che la lettera di Trichet e Draghi del 4 agosto non è altro che la riproposizione delle linee guida stabilite dall’Ecofin a giugno. Quelle direttive sono diventate legge europea il 21 giugno e dunque è su quello che occorrebbe pronunciarsi. “Si tratterebbe dunque di un referendum di indirizzo, cioè consultivo e basterebbe, come già avvenuto una volta nel 1989, che il Parlamento varasse una legge costituzionale per permettere una consultazione popolare”. Sulla scheda andrebbe scritto: “Siete favorevoli ai piani di salvataggio stabiliti dall’Unione europea?”.

Il Comitato No Debito lancerà una petizione formale al Parlamento, sulla quale saranno raccolte le adesioni più ampie, per chiedere questa iniziativa. Senza, ovviamente, farsi illusioni In subordine, è la proposta lanciata ieri, c’è l’ipotesi di un vero e proprio referendum “autogestito”. “Proveremo a organizzare centinaia e centinaia di urne per permettere un voto popolare che pesi sull’attuale fase politica”.

17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE Indetto da CUB, COBAS, COMITATO IMMIGRATI E STUDENTI

Unire le lotte – Area Classista Usb

Il governo Berlusconi ha deciso di varare, come ultimo atto prima delle dimissioni del premier, la famigerata legge di stabilità (o Finanziaria), in ossequio ai diktat dell’Unione Europea, della Banca Centrale e del Fondo Monetario Internazionale. Si tratta dell’ennesima manovra lacrime e sangue, che smantellerà definitivamente quel poco che resta dei servizi pubblici, dello stato sociale, dei diritti dei lavoratori. Le dimissioni di Berlusconi non configurano un cambio di rotta: sia che si vada a nuove elezioni, sia che si inauguri un “governo tecnico”, le intenzioni di Confindustria e dei padroni sono chiare: tutti i partiti del centrodestra e del centrosinistra intendono rispettare i dettami dell’UE, a partire dal pagamento del debito. Per questo, si annunciano per i lavoratori e per i giovani studenti misure ancora più drastiche: lo scenario della Grecia è sempre più vicino.
Ma, mentre in Grecia i lavoratori hanno già proclamato decine di scioperi generali unitari e prolungati (con assedi reali, e non meramente mediatici, dei palazzi del Potere da parte dei lavoratori in lotta), in Italia la mobilitazione stenta a crescere. Da un lato le burocrazie di Cgil, Cisl e Uil stringono accordi con la Marcegaglia e con il governo, dall’altro lato il sindacalismo di base si rivela incapace di rappresentare una valida alternativa: il settarismo dei gruppi dirigenti ha fino ad oggi impedito di colmare il vuoto sindacale a sinistra della Cgil. Lo sciopero generale del sindacalismo di base del 17 novembre, indetto da Cub, Cobas e Comitato Immigrati in Italia, può diventare l’occasione per indire un nuovo grande sciopero unitario del sindacalismo conflittuale. Per questo, riteniamo grave la decisione dell’Esecutivo nazionale di Usb di non aderire allo sciopero e di convocare un proprio “sciopero generale” separato il 2 dicembre. Si tratta di una scelta autoreferenziale, che dimostra una volta di più che i vertici di Usb antepongono la difesa del proprio orticello alla necessità di costruire una reale risposta unitaria della classe lavoratrice in risposta a questo attacco senza precedenti imposto dal governo, da Confindustria e dall’Europa dei banchieri. In questo momento economico e sociale, è necessario unire le lotte, non dividere i lavoratori, proclamando due scioperi generali in date diverse: i lavoratori non scioperano per fare un piacere ai sindacati, ma per strappare risultati e respingere gli attacchi del governo e dei padroni!
Unire le lotte – Area Classista Usb fa appello sia all’Esecutivo nazionale di Usb sia a tutte le strutture territoriali di Usb e degli altri sindacati (a partire dalla Fiom) ad aderire allo sciopero del 17 novembre, per trasformare questa giornata in un grande sciopero generale in grado di rispedire al mittente la manovra finanziaria.

* No al pagamento del debito! No ai diktat dell’Unione Europea, della Bce e dell’Fmi!


* No alla messa in discussione dei contratti collettivi, del diritto di sciopero, dell'articolo 18!


* Ritiro dei tagli, già effettuati negli anni scorsi (anche dal centrosinistra), alla Scuola, alla Sanità, alla Cultura!


* Assunzione a tempo indeterminato per tutti i lavoratori precari!


* Scala mobile dei salari e delle ore lavorative: lavorare meno, lavorare tutti e a salari dignitosi!


* No ai limiti imposti alle pensioni di anzianità: 35 anni di lavoro e 60 anni di età sono più che sufficienti per consentire un ricambio generazionale nei posti di lavoro!


* Parità di condizioni salariali e lavorative per lavoratori immigrati e nativi!


* Esproprio sotto controllo dei lavoratori delle banche e delle industrie che licenziano, che mettono i lavoratori in cassa integrazione, che minacciano di trasferire la produzione all'estero!


* Solidarietà alle rivoluzioni in Nord Africa e Medio Oriente! Solidarietà agli indignados, alle lotte in Grecia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Cile!