Cittadinanza Attiva TDM
Il giorno 18 ottobre si è svolto un incontro fra il Sindaco di Veroli e una delegazione di Cittadinanzattiva, Tribunale del Malato.
Nell’incontro Francesco Notarcola e Luciano Granieri hanno posto all’attenzione del Sindaco Simone Cretaro la necessità di avviare un percorso per la realizzazione di un centro di medicina popolare.
Il Sindaco ha espresso un suo parere positivo e proposto un approfondimento dell’idea-progetto che verrà esposta alla cittadinanza in occasione della Giornata della Salute programmata a Veroli nei prossimi mesi.
L'auspicio di Cittadinanzattiva Tribunale del Malato di Frosinone, è che la stessa sensibilità e la disponibilità espressa dal sindaco di Veroli, in merito alla possibilità di realizzare centri di medicina popolare, possa riscontarsi anche presso altri enti comunali del territorio a partire da quello del capoluogo.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
sabato 20 ottobre 2018
martedì 16 ottobre 2018
ASL Frosinone: no a tempi di attesa biblici
A cura di Paolo Iafrate
Anzichè leggere in certi casi è molto meglio vedere, ringrazio Paolo per il video
Luciano Granieri.
15/10/2018 Cittadinanza attiva incontra la cittadinanza per le lunghe liste d'attesa alla ASL della provincia di Frosinone. Intervengono, tra gli altri, Francesco Notarcola, Luciano Granieri e Fabrizio Cristofari.
Anzichè leggere in certi casi è molto meglio vedere, ringrazio Paolo per il video
Luciano Granieri.
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| Foto di Aniello Prisco |
15/10/2018 Cittadinanza attiva incontra la cittadinanza per le lunghe liste d'attesa alla ASL della provincia di Frosinone. Intervengono, tra gli altri, Francesco Notarcola, Luciano Granieri e Fabrizio Cristofari.
lunedì 15 ottobre 2018
RELAZIONE SULLE LISTE D’ATTESA PER LA ASL DI FROSINONE
Luciano Granieri
Oggi presso il teatro della Asl di Frosinone si è svolto l'incontro, organizzato da Cittadinanzattiva Tribunale del Malato, sulla gestione delle liste d'attesa. Il convegno, presieduto da Francesco Notarcola, ha ospitato gli interventi di Elio Rosati (segretario regionale di Cittadinanzattiva), Liuigi De Matteo (Coordinatore Provinciale di Cittadinanzattiva) , Dott. Fabrizio Cristofari (Presidente Ordine dei Medici). Ha concluso la sequenza degli interventi l'avvocato Aniello Pullano. Il relatore del convegno era il sottoscritto. Di seguito la relazione che ho redatto per argomentare il mio intervento.
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| Foto di Annarosa Frate |
UN SISTEMA
SANITARIO SOSTENIBILE
Nell’art.32 della costituzione, primo comma, è scritto “La Repubblica tutela la
salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività,
e garantisce cure gratuite agli indigenti….” E’
forse uno degli articoli dall’umanità più profonda che in passato ha
trovato attuazione nella legge n.833
del 1978 in cui si riorganizzava il Sistema Sanitario Nazionale in modo da
assicurare servizi sanitari a tutti, su tutto il territorio. Da allora la progressiva cessione di potere decisionale
dalla politica all’economia, ha lentamente degradato la straordinaria umanità di quell’articolo. L’ingresso
del concetto di razionalizzazione delle risorse nell’erogazioni
dei servizi sanitari , seguita dall’impellenza di favorire l’ingresso
nell’universo della cura ad aziende gestite da grandi player privati, ha destrutturato
e non poco la valenza sociale del SSN. Ad esempio già nella finanziaria del 1997 la legge n.662 del 23
dicembre 1996 prescriveva che : i
medici, oltre ad assicurare
l’appropriatezza dei percorsi
diagnostici, dovevano garantire l’equilibrio gestionale in modo da
rispettare gli obbiettivi di spesa, secondo un percorso individuato dal Ministro della Sanità con la
collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità e la Federazione Nazionale
dell’Ordine dei Medici. Erano previste sanzioni a carico del medico che non avesse rispettato le direttive ministeriali .
La
razionalizzazione delle risorse, a fronte di un miglioramento dei percorsi
diagnostico-terapeutici, è un pratica auspicabile, ma l’evoluzione normativa
arrivata fino ad oggi, basata sui continui tagli ai finanziamenti pubblici , ha
generato lo scadimento, organizzativo del modello sanitario pubblico, favorendo
lo sviluppo e l’incremento del profitto
a carico degli operatori privati.
SALUTE COME PROFITTO
Nel periodo 2013-2017 il giro d’affari alimentato
dalle famiglie italiane a favore della sanità privata è salito a 40 miliardi, crescendo del 9,6% rispetto agli altri consumi. 7
milioni di persone hanno contratto debiti, fra questi, 2,8 milioni hanno dovuto vendersi la casa. Ormai gli italiani che
ricorrono alle cure private sono 44
milioni e 12 milioni addirittura
rinunciano a curarsi perché non hanno i soldi. A fronte di questa evoluzione i
principi costituzionali sanciti dall’art 32 sono pressoché disattesi.
PRIME VITTIME LE LISTE D’ATTESA
Una delle fasi
che ha subito il deterioramento peggiore è quella di primo accesso al servizio
sanitario, seguito dalla possibilità di proseguire le cure con la definizione
di profili di assistenza appropriati .
Ci riferiamo, in sostanza, al problema dei templi biblici delle liste
d’attesa. Il blocco del turn over del personale sanitario, unito alla mancata
sostituzione degli strumenti diagnostici divenuti obsoleti e mal funzionanti sono fra le
principali cause di questa piaga. Frutto
di una riduzione delle risorse da parte dello Stato, e di conseguenza delle Regioni,
del malcelato obiettivo di favorire il profitto delle strutture private degradando
il servizio pubblico, ma anche della scellerata gestione da parte di alcune
Asl. Non da oggi il problema affligge la sanità pubblica, tanto che norme emanate
per correggere l’inefficienza del
sistema delle liste d’attesa sono state
diverse nel corso degli anni. Ricordiamo
l’accordo Stato-Regioni del 14 febbraio
2002 in cui già si pianificavano indirizzi applicativi sulle liste
d’attesa, in particolare destinati ai malati oncologici, il cui obiettivo era
quello di individuare un “iter diagnostico-terapeutico definito e
garantito”. O anche l’intesa del
28 marzo 2006 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e
Bolzano sul Piano del Contenimento dei Tempi d’Attesa per il triennio
2006-2008 in cui nel Cap.2 al punto 3 si indica che il sistema CUP deve essere in grado di”
individuare i percorsi diagnostico- terapeutici prioritari e definire le
modalità di gestione”, assicurando una erogazione qualitativamente
elevata anche dal punto di vista della dimensione temporale.
LE LISTE D’ATTESA OGGI IL NUOVO PIANO REGIONALE
Su quanto
determinato in questa intesa si basano
le successive deliberazioni fino al Piano Regionale 2013-2015 per il Governo
delle liste d’attesa aggiornato , con
il Nuovo
Piano Regionale per 2016-2018, licenziato dalla Regione nell’Aprile del
2017. Nella premessa che introduce alla
fase programmatica del piano si ammette che nel 2016 molte azioni sono state
portate a compimento ma che “la
complessità del governo delle liste d’attesa impone una loro riprogrammazione”
della serie noi ci siamo impegnati ma forse abbiamo sbagliato qualcosa.
E che qualcosa
fosse sbagliato i pazienti della nostra Asl se ne sono accorti. Qualche esempio
: i tempi di attesa per tutte le ecografie
sono di un anno, come un anno bisogna aspettare per gli ecocolordoppler ai vasi epicentrici e agli arti inferiori. Un anno anche per la colonscopia e la gastroscopia. Sei mesi occorrono per le visite oculistiche e otto per un ecocolordoppler
cardiaco. A giugno del 2017 il Cup aveva chiuso le agende di prenotazione per l’anno in corso. Che la Regione Lazio compia degli sforzi, nell’ambito di un quadro gestionale che ineluttabilmente tende a privilegiare la
sanità privata ai danni di quella pubblica , è apprezzabile , ma è anche auspicabile
che le Asl si attrezzino per attuare efficacemente il programma.
COSA PREVEDE IL NUOVO PIANO REGIONALE
Nel Piano Regionale per il governo delle liste
d’attesa 2016-2018 , le linee
d’intervento riguardano: I sistemi di prioritarizzazione, la separazione dei canali d’accesso, la gestione trasparente delle agende , la definizione del fabbisogno e della
committenza, gli ambiti territoriali di
garanzia, libera professione intramuraria (intramoenia), istituzione di un
comitato tecnico di controllo.
Secondo le linee
guida approvate con il DCA 211/2016
i canali d’accesso vengono divisi in due tipologie: primo accesso; accessi
successivi. Sono considerate
prestazioni di primo accesso quelle erogata per la prima volta ad un paziente,
o anche ad un malato già inserito in un
programma terapeutico, ma che presenta una patologia nuova mai diagnosticata prima. Per questa linea di
accesso è definito un sistema di prioritarizzazione per cui il
prescrittore deve definire il grado di urgenza della prestazione
richiesta.
PRIORITARIZZAZIONE
Ciò si realizza
attraverso la ricetta de-materializzata nella quale il medico deve indicare,
biffando le voci presenti, il grado di urgenza.
Segnando la lettera U (Urgente) si prescrive una
prestazione da eseguirsi entro le 72 ore, o comunque nel più breve tempo
possibile. Spuntando la lettera B (Breve) il malato deve essere
trattato entro 10 giorni. Con la
lettera D (Differibile) le visite richieste devono esser assolte entro 30 giorni, mentre gli esami
diagnostici entro 60. La lettera P
(Programmate) indica che la prestazione deve essere erogata entro 180 giorni. Per definire meglio le
classi di priorità i prescrittori hanno come punto di riferimento le “Linee
guida regionali per l’attribuzione delle classi di priorità nella prescrizione
di delle prestazioni critiche”
approvate nel DCA n.211/2016 e frutto
della collaborazione con le società scientifiche dei medici. E’ importante che sulla ricetta sia biffata comunque una
voce. In assenza di indicazioni da parte
del medico la prestazione si intende sempre di priorità (P) ossia programmabile.
LE AGENDE DI PRENOTAZIONE
Per ogni priorità
di prescrizione deve essere redatta un’agenda di prenotazione le cui quote di
prestazione devono essere pianificate in base ad un’analisi dei dati storici
delle richieste e attraverso il continuo monitoraggio aziendale dell’attività
prescrittiva. Gli accessi successivi
riguardano le prestazioni erogate una volta che il malato è stato acquisito dal
sistema e inserito in percorsi
diagnostici-trapeutici, oppure per il trattamento di patologie croniche. In
questo caso di volta in volta il medico proscrittore, indicherà la data della
visita successiva.
E’ fondamentale
che le Asl dispongano di un piano di
recupero di efficienza attraverso
l’ottimizzazione dei turni del personale e dell’uso dei macchinari. Il sistema
delle liste d’attesa deve essere gestito tenendo conto di altri fattori che
concorrono alla definizione dei tempi di erogazione. Ovvero la percentuale di utilizzo di altre strutture
al di fuori dell’azienda ospedaliera (poli
universitari, policlinici, cliniche private accreditate) e non ultimo le visite intramoenia .
DOTAZIONE DI SISTEMI INFORMATICI PER LE ASL
Per questo motivo
le Asl devono dotarsi di sistemi informatici (rilevazione del flusso
informativo SIAS ) tali da combinare le
variabili definite dalle prestazioni in committenza e quelle fornite dai medici
intramoenia. Il principio è molto semplice. Prima di ricorrere a prestazioni di
libera professione intramurarie, o a
convinzioni verso privati , la Asl deve poter
assicurare il massimo della sua
potenzialità diagnostica attraverso il pieno utilizzo delle proprie strutture e
dell’impiego efficiente del personale.
Ad esempio la
Asl deve diminuire, o bloccare, le
visite intramoenia ove i tempi massimi
d’attesa superino quelli i istituzionali previsti 30/60 giorni per le visite differibili 180 giorni per le programmabili . Inoltre
è obbligatorio che tutte le prestazioni
di media tecnologia ed alcune visite di elevata complessità vengano erogate
nelle strutture della stessa Asl (ambiti
territoriali di garanzia), in particolare per le classi di priorità B breve
(entro 10 gg) e D differibile (entro 30 gg). Altra prescrizione da rispettare, da parte
della Asl, è quella di prevedere un overbooking almeno del 20% per ogni agenda , in modo da sostituire visite
non effettuate a seguito di rinuncia del paziente con altre prestazioni. Lo scopo generale è di portare al 90% la
percentuale di prestazioni erogate secondo i tempi prestabiliti a livello
nazionale.
TRASPARENZA
Allo scopo di
assicurare trasparenza e funzionalità tutto il sistema sarà monitorato da un comitato tecnico costituito dai
referenti aziendali sulle liste
d’attesa, nominati dalle direzioni aziendali che avranno il compito di
monitorare il corretto andamento del sistema e proporre eventuali correttivi.
I PROGETTI STRAORDINARI
Accanto a questo
impianto generale il Nuovo Piano Regionale per le liste d’attesa prevede due
progetti straordinari finanziati entrambi con 5milioni di euro ciascuno. Il
primo è relativo all’abbattimento delle liste d’attesa per gli esami ecografici, il secondo riguarda
l’abbattimento delle liste d’attesa per le visite specialistiche.
IL PRIMO PROGETTO
Il primo progetto prevede l’abbattimento delle
liste d’attesa per la Diagnostica Ecografica del Capo e del
Collo, l’Ecografia alla mammella (bilaterale e monolaterale), ecografia dell’addome
(superiore, inferiore e completo) Ecografia Ostetrica e Ginecologica. A
dicembre 2017, 66.000 persone erano
in attesa di accedere agli esami, solo il 60%
delle prestazioni era fornito nei tempi istituzionali (entro 60 gg) con tempi
medi di accesso fra i 95 e i 100
giorni . Il sistema si basa sulla definizione di agende ad hoc per prestazioni aggiuntive.
Le nuove agende
saranno dimensionate in modo da poter assorbire la coda accumulatasi, in dodici settimane. Esse coinvolgeranno i pazienti a partire da quello
in attesa da più tempo. Nel frattempo le
agende tradizionali continueranno la
loro normale attività che si gioverà di una diminuzione degli appuntamenti
grazie alla liberazione di posti occupati dai malati di lunga attesa che
confluiranno nelle agende ad hoc. Dopo che la coda sarà esaurita il sistema
sarà in grado di soddisfare le nuove richieste entro 10 giorni .
IL SECONDO PROGETTO
Il secondo
progetto è finalizzato all’abbattimento delle liste d’attesa per le visite
specialistiche. In particolare a dicembre 2017 le visite
oculistiche, neurologiche, endocrinologiche
gastroenteterologiche erano ben oltre i 60gg, ricordiamo che i tempi
istituzionali per le visite Differite sono di 30gg.
A tale
fine vengono costruite agende parallele a quelle già attive . L’organizzazione dovrebbe
prevedere un incremento di prestazione
sufficiente a definire un gruppo di agende dedicate al recall , e un altro
gruppo di agente da affiancare a quelle esistenti per esaurire le nuove
richieste a tempi brevi. Non appena il recall sarà esaurito, con
l’anticipazione delle attese più lunghe e la liberazione di gran parte delle prenotazioni
più lontane, il primo gruppo di agende potrà essere chiuso, e non appena la
“coda” risulterà sostanzialmente esaurita potrà essere ridotto anche il secondo,
in modo tale da non accumulare ulteriori attese. In ciascun distretto, poi, l’azienda deve
prevedere degli ambulatori aperti
con accesso senza prenotazione.
COME REALIZZARE I PROGETTI
A seguito di accordi stipulati con le confederazioni sindacali si è stabilito che
per la realizzazione di questi progetti straordinari sarà garantito il
prolungamento degli orari di apertura delle strutture fino alle ore 22,00, garantendo
almeno 12 ore giornaliere, e lo svolgimento delle attività anche il sabato
e la domenica.
IL CONTROLLO DEI CITTADINI
A vigilare sul corretto andamento dei due
progetti e sulla generale efficienza del governo delle liste d’attesa, sarà
incaricato, oltre che il già richiamato comitato tecnico, l’Osservatorio
Regionale sulle liste d’attesa formato
dalle organizzazioni sindacali.
Contestualmente ogni singola Asl dovrà dotarsi di un Osservatorio
proprio composto, oltre che dalle forze sindacali, anche dalle associazioni di
cittadini. Il programma regionale, è un
libro dei sogni? E’ realizzabile? . Si può discutere sull’adeguatezza
dell’investimento (10miloni) ma è indubbio che un ruolo fondamentale per la
completa ed efficace realizzazione del piano spetti alle singole Asl.
LA ASL DI FROSINONE E IL PIANO REGIONALE
Da questo punto
di vista la nostra Asl mostra ritardi e inefficienze. Ad esempio non esiste, o
non si ha notizia, di un analisi storica delle richieste, e della natura
delle prestazione relative agli ultimi 10
anni. In mancanza di questo dato è difficile, se non impossibile, definire le
quote di prenotazione per ogni agenda, pregiudicando
totalmente il funzionamento di tutto il
sistema. In presenza di questa mancanza tutto il piano Regionale di Governo delle liste d’attesa
rischia di avere difficile ed approssimativa applicazione.
l’Osservatorio Aziendale per le liste d’attesa, doveva
essere organizzato entro 30 gg dalla promulgazione del piano regionale, è solo di pochi giorni fa una prima
convocazione di questo organismo assembleare
e ancora si deve completare la
sua composizione.
IL PRIMO PROGETTO PRESENTATO CON COLPEVOLE RITARDO
A quanto risulta la prescrizione di presentare entro 60 giorni
l’organizzazione dei piani attuativi e
dei progetti inerenti è stata completamente disattesa. Solo il quattro ottobre
scorso, quindi con grave ritardo, è
stato proposto dal direttore generale,
con documento n.2095 , il progetto
per l’abbattimento delle liste d’attesa relative agli esami diagnostici per immagini. Sistema che guarda caso andrà in
vigore da oggi. Nulla si sa invece dei decreti attuativi sul secondo progetto,
ossia quello per l’abbattimento delle liste d’attesa per le visite
specialistiche.
COME SI REALIZZA UN PROGETTO DI FATTO IRREALIZZABILE
E’ interessante
notare che il piano che entra in vigore oggi prevede lo stanziamento di 230.000
euro. Per quanto attiene all’RMN sono
coinvolte le strutture private accreditate,le quali, dovranno rendere visibili
le loro agende nel ReCup nella
percentuale del 70% delle quote assegnate dalla Regione. Domanda. Ma le agende dei privati non dovevano essere
visibili già dall’Aprile 2017 e poi perché solo il 70% delle quote assegnate ?
Le strutture accreditate dovranno provvedere allo svolgimento degli esami in
codifica D (Differibile) entro 60 gg, guarda caso proprio la voce
che presenta la maggiore criticità nel
rispetto dei tempi d’attesa. Le codifiche U
(Urgente) 72 ore, B (Breve) entro 10
gg. P (programmabile) entro 180 gg,
verranno assolte dalle strutture
aziendali.
A tale scopo, anziché prevedere turni fino alle ore 22,00 o il
sabato e la domenica, come suggerisce il Programma della Regione, si
è deciso di affiancare medici in
attività aggiuntiva a partita IVA, con
incarico diretto, ai responsabili delle
varie UOC distrettuali di Radiologia. Una scelta costosa, poco trasparente (in
base a quali requisiti viene assegnato l’incarico) ma, soprattutto, non
rispettosa degli accordi sindacali stipulati con la Cabina di Regia della
Regione. Per questo motivo i sindacati non hanno firmato il programma e questo
probabilmente non avrà attuazione.
Comunque, proseguendo
nella descrizione di un provvedimento già decaduto, c’è da dire che gli esami per cui s’intende
abbattere le liste d’attesa sono: le TAC con o senza mezzo di contrasto, RX, Mammografie ed Ecografie. Ad ogni struttura sono assegnati un numero di
esami mensili per ogni branca. Come da piano regionale, poi dopo 12 settimane, 15/02/2019, il sistema dovrebbe aver assorbito
tutte la code ed entrare a regime.
CONCLUSIONI
Ovviamente per
controllare l’efficacia della realizzazione del progetto dovremmo aspettare
febbraio. Resta il fatto che la Asl di Frosinone è in colpevole ritardo
nell’attuazione del Piano Regionale. Con
una tale organizzazione aziendale, altro che libro dei sogni! I tempi delle
liste d’attesa sono e rimarranno biblici. Ciò coinvolge inevitabilmente anche il
commissario ad Acta Zingaretti che ha avvallato l’organizzazione dirigenziale fallimentare della Asl. Una gestione le cui finalità non sono certo orientate
all’ottenimento di una pianificazione razionale di programmi e risorse. Per questo avremmo piacere che il commissario
ad Acta verificasse il funzionamento della nostra Asl, si rendesse conto
personalmente delle gravi mancanze ed almeno prendesse provvedimenti sui
principali attori di questo sfascio. A meno che il programma occulto non
preveda il decadimento della Asl di Frosinone per dirottare il maggior numero
di pazienti su Roma o Latina, ma queste sono solo sospetti e malignità….forse?
venerdì 12 ottobre 2018
Ormai è vietato pure salire sui tetti: Daspo agli operai licenziati
Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista
Giovanni Russo Spena, responsabile diritti e democrazia Rifondazione Comunista
Massima solidarietà a Mimmo Mignano, Massimo Napolitano e Antonio Barbati i compagni di Pomigliano che oggi sono stati fermati a Roma, portati in commissariato e poi oggetto di un Daspo di 2 anni. Erano saliti sul tetto della sede del primo municipio di Roma per protestare contro il loro licenziamento da parte della Fca. Grazie ai decreti di Minniti e Salvini vengono trattati come violenti pericolosi e per due anni non potranno entrare a Roma.
Ormai agli operai è vietato pure salire sui tetti per protestare contro i licenziamenti.
Siamo di fronte a una vergognosa criminalizzazione della protesta sociale.
Al licenziamento di rappresaglia deciso da Marchionne ora si aggiunge la violenza istituzionale di una politica che - col PD come con i gialloverdi - punta a impedire l'espressione del conflitto sociale.
Questa vicenda chiarisce che i decreti Minniti e Salvini non sono puntati solo contro gli immigrati ma contro le libertà e i diritti di tutti.
La circolare di Salvini alle questure non serve a combattere la criminalità organizzata ma i cittadini che protestano.
Grazie all'accordo Raggi-Salvini Roma è diventata la capitale degli sgomberi e della repressione.
Tre Due Uno Zero
A cura di Felice C. Besostri
Non più nemici, non più frontiere:
Sono i confini rosse bandiere.
O comunisti, alla riscossa,
Bandiera rossa trionferà.
Bandiera rossa la trionferà
Bandiera rossa la trionferà
Bandiera rossa la trionferà
Evviva Lenin, la pace e la libertà!
Questa strofa di "Bandiera Rossa" non la canta più nessuno.
Per una riflessione transnazionale in un momento di eclisse dell'internazionalismo invitiamo a leggere l'articolo che segue, tratto da "L'Avvenire dei lavoratori di Zurigo"la più antica testata del movimento operaio e socialista fondato nel 1894. L'editoriale di Andrea Ermanno è dell' 11 ottobre .
Buona lettura
Non più nemici, non più frontiere:
Sono i confini rosse bandiere.
O comunisti, alla riscossa,
Bandiera rossa trionferà.
Bandiera rossa la trionferà
Bandiera rossa la trionferà
Bandiera rossa la trionferà
Evviva Lenin, la pace e la libertà!
Questa strofa di "Bandiera Rossa" non la canta più nessuno.
Per una riflessione transnazionale in un momento di eclisse dell'internazionalismo invitiamo a leggere l'articolo che segue, tratto da "L'Avvenire dei lavoratori di Zurigo"la più antica testata del movimento operaio e socialista fondato nel 1894. L'editoriale di Andrea Ermanno è dell' 11 ottobre .
Buona lettura
Partiamo dall’Isonzo, celebrato dalla retorica nazionalista
come “Fiume sacro alla Patria”. In tempi più prossimi è stato giustamente
ribattezzato “Fiume sacro ai popoli d’Europa”. Ma c’è chi vorrebbe riportare
indietro le lancette della storia, e allora non nuoce ricordare il monito
pronunciato dal presidente socialista francese François Mitterrand il 17
gennaio 1995 di fronte al Parlamento Europeo: «Il nazionalismo è la guerra. La
guerra non è solamente il nostro passato, può anche essere il nostro futuro».
Trecentomila. Erano giovani e forti, e sono
morti. Trecentomila ragazzi, italiani e non italiani, hanno lasciato la vita
lungo le sponde dell’Isonzo agli ordini di Cadorna e von Below: Che Diaz li
abbia in gloria!, diceva il poeta Leonardo Zanier. Tra meno di un mese
assisteremo alla celebrazione della “vittoria”. Il 4 novembre 1918, un giorno
dopo l'armistizio di Villa Giusti, gli italiani entrarono a Trento e Trieste.
Fu quella la guerra “che pone fine a tutte le guerre”? No. Il mega-suicidio
collettivo europeo, dal nazionalismo al nazi-fascismo, continuò imperterrito
verso la più grande catastrofe che la storia ricordi.
La globalizzazione
è divenuta irreversibile anche proprio a causa delle guerre mondiali. Di lì in
poi la politica si vede indotta a produrre grandi “narrazioni”. E ripercorrere
le grandi “narrazioni” della politica (seguendo con qualche sostanziale libertà
la periodizzazione di Yuval Harari) ci può qui aiutare a focalizzare meglio lo
stato di cose presenti.
MENO TRE. Nell’anno 1943 – un quarto di secolo dopo la fine
della Grande Guerra e dopo la caduta di quattro imperi, lo zarista, il
prussiano, l’austro-ungarico e l’ottomano (detto "Stato Eterno") – le
grandi “narrazioni” politiche globali sono tre.
C’è la
“narrazione” nazi-fascista, che progetta un mondo determinato secondo rigidi
principi d’ordine, di obbedienza incondizionata verso il capo e di superiorità
razziale del proprio popolo. L’asse Berlino-Roma-Tokyo dispone di una
quindicina di alleati mentre una ventina sono i paesi sottoposti al controllo
delle sue truppe d’occupazione, nell’Europa continentale, nell’Estremo oriente
e in certa parte dell’Africa. I nazi-fascisti esercitano un notevole controllo
anche sull’Atlantico e sul Pacifico, oltre che su ampie zone del Mediterraneo.
Ma dopo le sconfitte di Midway, El Alamein e Stalingrado inizia la loro lugubre
catastrofe.
È il comunismo
sovietico la “narrazione” politica in procinto di assumere il ruolo
predominante su scala mondiale. Stalin si accinge ad esercitare la propria
influenza, diretta o indiretta, su tutta l’Europa orientale, sulla Cina e su
vaste porzioni dell’estremo oriente. In seguito l’egemonia sovietica si
estenderà notevolmente anche in Medioriente, Africa e America Latina.
Nel 1943 la
liberal-democrazia europea è sopravvissuta grazie alla resistenza delle isole
britanniche. Winston Churchill ha posto la Gran Bretagna sotto l’egida degli
USA. Di fatto l’americanismo assume l’egemonia culturale dell’Occidente, che
esce dal conflitto in una condizione di relativa minorità rispetto al mondo
comunista.
MENO DUE. Passano altri venticinque anni e la generazione
dei baby boomers si ribella entrando prepotentemente in scena "contro il
sistema". Il fascismo soccombe definitivamente sotto l’onda d’urto
dell’antiautoritarismo giovanile. Due sono le “narrazioni” sopravvissute: la
liberal-democrazia d’impianto statunitense e il comunismo sovietico. Il
Sessantotto inizia la sua “lunga marcia dentro le istituzioni”, denunciando per
un verso l’assurdità della guerra in Vietnam e per l’altro verso marcando però
il trionfo edonista dell’americanismo rispetto alla imbalsamazione ideologica
moscovita. Il mondo sembra caduto ostaggio per sempre della Guerra Fredda.
MENO UNO. Venticinque anni dopo: Good Bye, Lenin! Siamo
giunti all’anno 1993 e una sola grande “narrazione” rimane in piedi. Francis
Fukuyama lancia la “fine della storia”, tesi secondo cui l'umanità avrebbe
ormai raggiunto il suo culmine con le democrazie liberali. Ma i dispositivi di
allocazione delle risorse e i criteri di redistribuzione della ricchezza escono
dall’ambito della politica per entrare nella sfera d’influenza del potere
mediatico-finanziario. Si sviluppa una diffusa ostilità verso il Welfare, verso
le organizzazioni sindacali, verso i partiti socialdemocratici e verso le
intermediazioni di qualunque tipo, dalla sezione di partito, alla parrocchia di
quartiere, alla bocciofila. Persino le Costituzioni, l’Unione Europea e l’ONU
vengono descritte come catafalchi che impediscono il libero dispiegamento del mercato
globale.
ZERO. Passano altri venticinque anni e, nel dicembre scorso,
si apprende di una sfida scacchistica tra due programmi informatici.
“AlphaZero”, algoritmo sviluppato da Google per l’autoapprendimento automatico,
gioca contro “Stockfish”, il più forte motore scacchistico open source del
mondo. In un match di cento partite “AlphaZero” consegue ventotto vittorie e
settantadue pareggi. Non perde mai. Ma nessuno gli ha insegnato il gioco degli
scacchi. “AlphaZero” lo ha appreso disputando partite su partite contro se
stesso in una sorta di training autogeno molto speciale. Tempo di
auto-addestramento: circa quattro ore. Questo algoritmo, capace di conseguire una
bravura sovrumana e di battere programmi già campioni del mondo, dimostra che
la Artificial intelligence ci sta superando in molti ambiti apicali della
competenza umana: le transazioni finanziarie, i controlli di sicurezza, le
diagnosi medico-specialistiche, le consulenze giuridiche, la progettazione,
eccetera eccetera eccetera.
A fronte di tutto
ciò non si ravvisa alcuna “narrazione” politica plausibile. Ed è financo ovvio,
o quasi, che nel vuoto delle idee i demagoghi abbiano gioco facile nell’aizzare
le folle contro… i messicani, gli eritrei e i migranti in generale. Sicché, un
passo dopo l’altro, si licenziano leggi, si emettono decreti, si erigono muri e
barriere di filo spinato, si chiudono porti e aeroporti. Si provocano ecatombi
in mare. Se parliamo di “narrazioni”
politiche plausibili, quella sovranista non lo è. Ma, per la verità, l’idea
stessa di “politica” sembra oggi smarrita. Forse un grande sforzo collettivo di
molti popoli solidali tra loro potrà metterci in grado di ritrovarla, un’idea
di politica, che è come dire: la nostra residua possibilità di co-decidere del
destino di tutti noi.
L’impennata del
surriscaldamento globale ci pone dinanzi a un appuntamento di solidarietà e di
politica al quale ci presentiamo chiaramente sparpagliati, impreparati e in
ritardo. Ma non è detta l’ultima parola. Potremmo ancora farcela, sostiene lo
storico Harari, se solo osassimo tenere un po’ più sotto controllo le nostre
paure e cercassimo di essere un po’ meno arroganti.
mercoledì 10 ottobre 2018
Voglia di Palestina: l'arte della resistenza. I Palestinesi reagiscono con i graffiti e il rap
Un filmato sconvolgente girato dagli inviati di RTD . Se da un lato viene mostrata tutta la crudeltà dell'occupazione Israeliana, dall'altra è evidente come i Palestinesi utilizzino per reagire una forma non violenta ma dalla potenza comunicativa più devastante di un'arma atomica: l'arte. Il video dura 52 minuti, ed è in inglese, ma consiglio a tutti i lettori e navigatori di Aut di guardarlo con attenzione. E' rude per la sua crudezza, ci sono immagini un po' forti , ma è comunque significativo e straordinario
Buona Visione
Luciano Granieri.
Acqua Razionata, restrizione negli spostamenti e la costante presenza dei soldati israeliani, così è la vita per milioni di palestinesi che abitano la Cisgiordania e Gaza. Un conflitto senza fine che dura da decenni con proteste e scontri continui. RTD ha viaggiato attraversi i territori occupati, per incontrare la gente della resistenza palestinese, dai componenti della famiglia di Tamimi agli attivisti che esprimono la loro rabbia ed il loro dolore attraverso l'arte
traduzione Luciano Granieri
RETE 4 E' COME GOEBBELS: BASTA RAZZISMO ANTI ROM
ufficio stampa e comunicazione
ASSOCIAZIONE NAZIONE ROM
Roma 8 ottobre 2018 COMUNICATO STAMPA
Stasera, alle ore 21.30, andrà in onda il programma “Quarta Repubblica”, condotto da Nicola Porro, prodotto da Mediaset Spa di Fedele Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi. La puntata dedicherà un ampio spazio alla “questione Rom” con servizi preparati dagli inviati, sulla situazione del “Camping River” ed i risultati dello sgombero ordinato da Matteo Salvini e Virginia Raggi, il 26 luglio 2018, su “Castel Romano” e sul “reddito di cittadinanza”.
Gli inviati di Rete4 sono stati da noi accompagnati nei luoghi dove vive la popolazione sgomberata dal Camping River e residente nel campo di Castel Romano: staserà però, nel dibattito previsto in studio non sarà presente nessun rappresentante del Camping River e di Castel Romano. Così a deciso la produzione. Invitata invece Djana Pavlovic rappresentante di Alleanza Romanì.
Gli inviati di Rete 4 hanno raccolto, in questi giorni, interviste, nelle quali abbiamo raccontato delle violenze ed illegalità perpetrate dalla Polizia Municipale di Roma e dal suo Comandante Antonio di Maggio, contro donne, uomini e bambini del Camping River, prima, durante e dopo lo sgombero voluto dal Governo e dalla Giunta Capitolina. Fatti denunciati in Procura della Repubblica. Stasera, i telespettatori non vedranno queste interviste: la nostra denuncia e la nostra voce è stata censurata.
Da tempo abbiamo denunciato alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Roma, una truffa in atto in Italia sui Fondi Strutturali Europei, accordi siglati dallo Stato con la Commissione Europea e finanziati, tramite 62 programmi, per un totale di sette miliardi di euro. Denaro pubblico stanziato, nel periodo 2014 - 2020 per l'inclusione abitativa, lavorativa, scolastica, prevenzione sanitaria rivolta agli strati più poveri della popolazione, senza fissa dimora e Rom Sinti Caminanti (RSC).
Il 5 ottobre abbiamo già denunciato ad Agicom la società Mediaset Spa, Rete 4 ed il programma “Viva l'Italia”, condotta da Gerardo Greco, per mancato rispetto dei principi di legge che assicurano e tutelano il pluralismo e le libertà fondamentali dei cittadini nei mezzi di comunicazione.Nella trasmissioni Mediaset si continua a rivolgersi con termini spregevoli e falsificanti verso la principale minoranza etnica dell'Unione Europea: “zingari”, “nomadi”. Una “moda” tutta italiana.
I dibattiti ed i programmi televisivi sulla “questione Rom” non possono più essere a senso unico. Assistiamo ad un autentico e frenetico tiro a segno, non c'è possibilità di difesa. In questa tv non c'è democrazia, non c'è dibattito autentico, non c'è ne vera informazione ne diffusione di conoscenza.
Dell'evidente discriminazione razziale contro RSC, se né accorto anche lo Psichiatra Paolo Crepet, ospite, giovedì scorso nel programma “Viva l'Italia”. Dopo il servizio che riportava l'intervista a Camelia, la zia di Cirasela, una piccolissima bambina di appena un anno e mezzo, colpita alla schiena, da un proiettile sparato da un ex impiegato del Senato, soltanto due mesi fa, a Roma, in Via Togliatti, il suo intervento è stato interrotto ed in studio si è affermato che il criminale che ha colpito Cirasela, sparandole da una finestra “è stato provocato”.
Crepet, indignato, ha replicato denunciando: “provocato da una bambina? siamo a Goebbels, vogliamo andare oltre? oltre Goebbels”. Paul Joseph Goebbels era alto Gerarca Nazista, Ministro, responsabile della propaganda e protagonista indiscusso dell'ascesa al potere di Adolf Hitler.
Da anni Mediaset e Rete 4 hanno diffuso false informazioni, pregiudizi, luoghi comuni, istigando odio e razzismo. Abbiamo chiesto al programma “Quarta Repubblica” che un delegato unitario, del Consiglio Nazionale RSC del Camping River e di Castel Romano possa essere presente in studio stasera, per dire la propria, senza censure, nel rispetto della libertà di informazione. Di fronte a mancate risposte positive, siamo pronti, da subito, a manifestare, al Palatino, in Via di San Paolo della Croce, davanti agli studi televisivi, contro censura e propaganda nazista anti Rom di Goebbels.
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