Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 29 marzo 2012

C'E' POCO DA RIDERE

Francesco Ricci


La foto di Cernobbio vale più di mille articoli esplicativi.
Intorno a un tavolo colmo di cibi, siedono Monti, la segretaria della Cgil Camusso, i segretari dei partiti borghesi che sostengono il governo, Bersani, Alfano, e pochi altri.
Si fanno fotografare tutti sorridenti. La segretaria della Cgil addirittura sghignazza a bocca spalancata.  
La cosa dovrebbe sembrare strana. La Cgil ha appena annunciato uno sciopero generale contro la cosiddetta riforma del lavoro del governo cosiddetto tecnico, il governo in cui i banchieri per una volta non si fanno rappresentare da intermediari ma siedono direttamente, il governo che ha il sostegno della Troika europea e di tutte le grandi famiglie del capitalismo italiano. Il governo che sta scatenando una guerra contro i lavoratori e le masse di giovani disoccupati, per far pagare al proletariato un conto ben più salato di quello del ricco pranzo immortalato nella foto.
Mentre si ingozzano di tortelli e di pesce (come ci informano minuziose e soddisfatte cronache sulla stampa padronale), i commensali, cioè il comitato d'affari della borghesia allargato alla presunta rappresentante dei lavoratori, parlando del grande imbroglio.
Ora si capiscono meglio i tempi lunghi (un disegno di legge in parlamento) voluti da Napolitano. Il tempo serve per imbrogliare i lavoratori. La Cgil farà il suo sciopero (se lo farà, visto che la data è ancora indefinita): in ogni caso sarà solo una passeggiata per "sensibilizzare" il pescecane Monti. Il Pd farà un gioco di emendamenti parlamentari sulla parte che riguarda l'articolo 18. Stamattina su Repubblica Scalfari ha indicato il punto di accordo dettato dalla borghesia: l'articolo 18 (che peraltro già oggi fornisce una parziale difesa dai licenziamenti, che sono di massa) sarà riscritto sul "modello tedesco". Cioè nei casi di licenziamento "per ragioni economiche" (sic), si prevede prima un tentativo di conciliazione tra padrone e sindacato e, in caso di fallimento, è il magistrato a decidere tra indennizzo o reintegro. 
Sempre Scalfari, lucido porta-parola della borghesia cosiddetta progressista (quella che punta per il dopo Monti a un centrosinistra allargato a Casini, Vendola ed eventuali appendici di "sinistra radicale" per archiviare definitivamente Berlusconi), spiega che ben altra è la posta in gioco ed è meglio non cercare di stravincere sui simboli ma piuttosto portare a casa i risultati veri. E i risultati veri per i padroni sono le manovre devastanti (per il proletariato) che Monti sta facendo approvare per "salvare l'Italia", cioè per pagare il debito miliardario di banchieri e industriali e scaricare i costi della crisi del capitalismo sugli operai e sulle masse popolari. Si tratta della "riforma" del sistema pensionistico, dell'attacco generale al mondo del lavoro, dei pacchetti di "austerità". Ciò non toglie che si possa poi conseguire anche l'essenziale di quanto interessa alla borghesia persino sull'articolo 18. Appunto con l'imbroglio alla tedesca, cui giungere dopo un abile gioco delle parti, senza far perdere la faccia alla Cgil, senza far perdere voti al Pd.
Anche Squinzi, nuovo presidente della Confindustria, ci informa Scalfari, è d'accordo per procedere su questa strada.
Ecco di cosa ridono a quel tavolo.
Sta a noi, ai lavoratori, ai giovani indignati, scavalcare le burocrazie sindacali e politiche, infrangere i progetti governisti cullati dalla cosiddetta sinistra radicale, spezzare le chiusure settarie delle direzioni del sindacalismo di base, chiamare la direzione della Fiom a rompere realmente con la burocrazia Cgil (altro che le astensioni di Landini nel direttivo Cgil!). Sta a noi farli smettere di ridere. Sta a noi imporre con una grande lotta nelle piazze uno sciopero generale prolungato. Per difendere davvero l'articolo 18, per dire No al pagamento del debito, per costruire una comune risposta del proletariato europeo contro la guerra sociale scatenata dai governi imperialisti. Per avanzare verso l'unica soluzione realistica alla crisi del capitalismo in putrefazione: un governo dei lavoratori in una prospettiva rivoluzionaria e socialista.

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