Questo è lo spot, pagato da noi perché è a cura del Ministero dell’Economia e delle finanze e del dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in cui evasori e loro fiancheggiatori( che spesso sono la stessa cosa) vogliono convincerci che se tutti pagassero le tasse si vivrebbe meglio. Noi lo sappiamo, ma gli evasori e loro fiancheggiatori (che speso sono la stessa cosa) LO SANNO?. Sicuramente si. Per cui gli evasori e loro fiancheggiatori (che spesso sono la stessa cosa) usano i denari di chi paga la tasse per finanziare un’agenzia pubblicitaria incaricata di fare uno spot che prende in giro proprio coloro che pagano le tasse. Il patto di ferro fra i fiancheggiatori e gli evasori (che spesso sono la stessa cosa) non può essere scalfito. Per con un'operazione di marketing ben congeniata alcuni fiancheggiatori, tempo addietro, hanno osato chiedere ad alcuni evasori di pagare un obolo sul rientro dei loro capitali volatilizzatisi all’estero con la rassicurazione che non sarebbero più stati disturbati. Dunque correttezza vuole che fra queste brave persone, ai quali è stato richiesto un sacrificio inenarrabile, i patti vengano rispettati. Per cui anche se i poveri cristi , che attraverso lo spot apprendono l’incredibile notizia per cui se tutti pagassero le tasse si vivrebbe meglio, sono al disagio sociale e alla fame, null’altro è dovuto dagli evasori e loro fiancheggiatori (che spesso sono la stessa cosa). Siamo sicuri che i fruitori del messaggio pubblicitario non si incazzino vedendo che, usando i soldi della comunità, dei ladri diffondono uno spot in cui si raccomanda di non RUBARE? Probabilmente si POTENZA DELLA PUBBLICITA’!!!! A proposito. Considerato che la gente, indipendentemente dai messaggi pubblicitari, non compra più neanche un tozzo di pan secco non sarebbe opportuno tassare pesantemente i profitti di quelle due o tre agenzie pubblicitarie di proprietà del solito noto e con il gettito ricavato istituire un reddito di cittadinanza? Sembra evidente che si ha più voglia di acquistare avendo qualche soldo in tasca piuttosto che rincoglionirsi dietro alle illusioni patinate della pubblicità. Ma questa è un’altra storia che agli evasori e loro fiancheggiatori (che sono la stessa cosa) fa venire l’orticaria.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
mercoledì 31 agosto 2011
martedì 30 agosto 2011
Prima Giornata di raccolta osservazioni sull'aeroprto
Luciano Granieri.
Dopo la prima delle giornate di raccolta delle osservazioni contro l'aeroporto Ferentino Frosinone , non ci possiamo lamentare. Sono state firmate una ventina di osservazioni. Considerato che solo domani i giornali locali riporteranno la notizia che presso la Casa del Volontariato in Via P.L. Da Palestrina (vicino cinema ARCI) da oggi fino al 2 settembre dalle 17,00 alle 19,00 è possibile firmare le OSSERVAZIONI da noi predefinite o proporne delle nuove il risultato non è da buttare. Sicuramente da domani ci aspettiamo di più e di meglio. Quindi sollecitiamo ancora una volta tutti coloro che vogliono essere con noi in questa ennesima battaglia contro un' insana e malsana mega speculazione che stravolgerà la vita dei cittadini di Ferentino, Frosinone ma anche Anagni e Sgurgola, ad aiutarci, Vi Aspettiamo!!!!!
In attesa che la Casa del Volontariato venga presa d'assalto da coloro che vogliono firmare le osservazioni, ne proponiamo un'altra che potrà esser sottoscritta da DOMANI .
Dopo la prima delle giornate di raccolta delle osservazioni contro l'aeroporto Ferentino Frosinone , non ci possiamo lamentare. Sono state firmate una ventina di osservazioni. Considerato che solo domani i giornali locali riporteranno la notizia che presso la Casa del Volontariato in Via P.L. Da Palestrina (vicino cinema ARCI) da oggi fino al 2 settembre dalle 17,00 alle 19,00 è possibile firmare le OSSERVAZIONI da noi predefinite o proporne delle nuove il risultato non è da buttare. Sicuramente da domani ci aspettiamo di più e di meglio. Quindi sollecitiamo ancora una volta tutti coloro che vogliono essere con noi in questa ennesima battaglia contro un' insana e malsana mega speculazione che stravolgerà la vita dei cittadini di Ferentino, Frosinone ma anche Anagni e Sgurgola, ad aiutarci, Vi Aspettiamo!!!!!
In attesa che la Casa del Volontariato venga presa d'assalto da coloro che vogliono firmare le osservazioni, ne proponiamo un'altra che potrà esser sottoscritta da DOMANI .
Spett.le
Consorzio per lo Sviluppo Industriale Frosinone
Piazzale De Matthaeis, Grattacielo Edera, piano 13
03100 Frosinone
Alla c.a. del Responsabile del procedimento
Ing. Maurilio Recine
Oggetto: Osservazioni alla Variante urbanistica al Piano Territoriale Regolatore del Consorzio Asi per l’attuazione dell' Area aeroportuale intermodale di Frosinone e al relativo Rapporto ambientale funzionale alla Valutazione Ambientale Strategica
Il sottoscritto………………….…………………………………………...nato il ………………….
nel Comune di …………………………, residente nel Comune di ………………………… via……………………………………….n. ……
Documento identità:………………………………...…rilasciato da ……………
Osserva che :
Nella relazione tecnica della variante PTR per l’attuazione dell’aera Aeroportuale Intermodale di Frosinone al punto n. 6, relativo al criterio di determinazione dei parcheggi, si spiega il criterio usato per determinare il numero di posti auto destinati alla Sottozona Aeroportuale . Il sistema si basa sul transito del numero di teorico di passeggeri annui di 5.000.000 a massimo regime e 2.800.000 a regime . Il calcolo si sviluppa secondo uno standard sperimentato di un posto auto (mq 25) ogni mille passeggeri /anno per cui
5.000.000 : 1.000 = 5.000 posti x 25 = 125.000 mq. Se i parcheggi dunque sono strutturati per un traffico di 5.000.000 passeggeri annui significa che la stima non è teorica ma è pratica. Ed è una stima del tutto fuori dalla realtà, tanto che gli stessi dirigenti di Adf hanno prima fatto un passo indietro, stimando il traffico reale a 400mila passeggeri, per poi ritornare ad un previsione più ottimistica di 1.000.000. Resta il fatto che come i parcheggi sono progettati per un traffico molto sovrastimato , anche il resto della struttura le è. Anche il costo dell’opera è di gran lunga superiore alle concrete possibilità di recupero e di guadagno dell’investimento operato. Infatti la fattibilità economica del progetto è poco attendibile. Il recupero dell’investimento ipotizzando un traffico di 1milione di passeggeri l’anno, si avrebbe solo nel 2025. Ma anche questa stima è al di fuori dalla realtà . Infatti il volume di traffico realisticamente ipotizzabile, tenendo conto dell’aeroporto di Grazzanise in Campania, del futuro scalo di Viterbo, dell’ampliamento di Fiumicino non andrà oltre le 450.000 unità l’anno. Come ha osservato l’ENAC nella relazione del 07/10/2009 “l’ammortamento degli interventi infrastrutturali troverebbe orizzonti temporali fuori della ragionevole portata dei rapporti costi/benefici” Dal momento che i costi sono a carico della società Aeroporto di Frosinone Spa, società con un capitale sociale di 2.650.000 di euro al quale contribuiscono con denari pubblici : La provincia di Frosinone, il Comune di Ferentino, Il Comune di Frosinone e da ultima è entrata la regione con 1.350.000 di euro, non è ammissibile che con i soldi della comunità si vada a progettare un’operazione nettamente in perdita. NON E’ AMMISSIBILE CHE I COSTI SIANO A CARICO DI TUTTI E I BENEFICI A VANTAGGIO DI POCHI.
pertanto chiede:
Il ritiro della Variante Urbanistica in oggetto.
Firma e Data. ________________________
Il Presidente dell'ANPI provinciale è filo sovietico
Giovanni Morsillo Presidente ANPI FROSINONE
Frosinone, 28/08/2011
Alla Redazione ed ai lettori de “L’INCHIESTA”
All’ANPI Nazionale
A Patria Indipendente
Alle persone in indirizzo
via e-mail
I lettori del quotidiano “L’Inchiesta” hanno potuto leggere a pag. 3 dell’edizione di venerdì 26 Agosto un articolo dell’illustre Prof. Emilio Pistilli, che interpreta un PRECEDENTE COMUNICATO stampa dell’ANPI provinciale traendo conclusioni assai singolari.
Non si intende in alcun modo dar seguito alle affermazioni del Professore, legittime per quanto non condivise né in molti tratti oggettive, se non per fornire ai lettori del giornale alcuni ragguagli utili ad evitare il più possibile fraintendimenti e storpiature delle posizioni da ciascuno espresse. Trascureremo quindi le nostre impressioni sullo scritto, che tali restano e quindi non interessano i lettori, e ci limiteremo a ribadire o ridefinire, alla luce delle osservazioni espresse dal Professore, alcuni passaggi del nostro scritto precedente, evidentemente poco chiari se perfino un così dotato ed esperto esegeta ne ha frainteso il senso e la lettera.
Dunque: lo scritto dello studioso parte con una considerazione che non ci sembra avere a che fare con l’argomento, né con le affermazioni del comunicato, ed affibbia, tanto per non sbagliare, l’ormai stantia accusa di filosovietismo (addirittura!) al Presidente dell’ANPI provinciale, reo di aver definito fascista un fascista (non voleva essere un insulto, ma una constatazione, nel bene e nel male, e non crediamo che Giovanni Conte se ne sarebbe risentito). A sostegno della sua critica cita il fatto che il Giovanni Conte abbia combattuto nelle fila delle forze fasciste e cita i numeri dell’imponente mano d’aiuto che Mussolini riservò a Franco. E chi ha detto il contrario? Abbiamo forse sostenuto che Giovanni Conte fosse un bandito? un vigliacco (il Professore ci ricorda superfluamente le sue onorificenze e la morte da valoroso)? uno spietato malfattore (ci ricorda anche la sua filantropia)? O forse abbiamo sostenuto che tutti i fascisti fossero degni di infamia? Ma soprattutto, che c’entra con il comunismo?
Al contrario di quanto ci attribuisce l’esimio studioso, non abbiamo nemmeno sostenuto, nella nostra nota, che di Giovanni Conte si debba cancellare la memoria, intanto perché l’ANPI cerca da oltre sessant’anni di coltivare la memoria oggettiva e la storia, non la propaganda o la confusione pseudoideologica, e poi perché il tema della nostra nota era Nicandro, non Giovanni Conte. Ci piacerebbe capire dove abbia reperito l’illustre storico e polemista, nostre affermazioni in tal senso, se non nella sua capacità interpretativa davvero straordinaria. Ci sarà concesso rimarcare semplicemente che, ancora dopo oltre sessant’anni, all’eroico franchista restano onori e menzioni, mentre al povero partigiano nemmeno una lapide? Noi continuiamo a pensare che tutto ciò non sia frutto di casualità, e crediamo giusto segnalare e sostenere la possibilità che oggi, finalmente, si possa porre pur tardivo rimedio. Non certo rimuovendo il nome di Giovanni dalla facciata della scuola, ma riconoscendo che Nicandro fu quello che fu, subì quello che subì, scelce quello che scelse. Né ce la prendiamo soltanto con le Istituzioni rette da uomini e maggioranze di destra o di centrodestra, dato che nella storia repubblicana si sono succeduti alla guida del Comune di Cassino e delle altre Istituzioni competenti uomini e alleanze della più varia estrazione, spesso variopinte fino all’inverosimile, senza che accadesse nulla di diverso in tal senso.
E’ troppo? E’ segno di mancata sensibilità verso la pacificazione?
Il nostro dibattente sa troppo bene che in questo Paese la pacificazione è da sempre messa in discussione non dai vincitori, ma dagli sconfitti, che rifiutano persino di riconoscere gli errori (li vogliamo chiamare così?) commessi. Ma poiché egli si accontenta di bersagliare l’ANPI non per quello che dice o fa, ma scaricandole addosso indebite accuse di passioni totalitarie, ricorrendo alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica o agli affetti familiari (le prime in assoluta sintonia con l’ANPI, i secondi attinenti alla sfera dei sentimenti e come tali non solo rispettabili, ma indisponibili per un dibattito politico e storico), l’ANPI non può che prendere atto che egli ha ragione su un punto: la pacificazione è davvero lontana, e lo dimostrano queste esternazioni che più che da uno storico capace e rigoroso sembrerebbero dettate da un politico in vena di battibecchi e strumentalizzazioni davvero inopportune. Per fortuna non è così: quanto affermato dal Professore deriva senza dubbio da un nostro difetto di chiarezza, non certo da una sua volontà mistificatoria, che smentirebbe una onorata reputazione di storico.
Noi non crediamo affatto che gli atti di eroismo siano tutti e solo da attribuire alla Resistenza. Saremmo sciocchi e facilmente smentibili, e non saremmo durati sessantasei anni. Ma, se fosse sfuggito, ribadiamo che di Nicandro Conte non intendiamo additare l’eroismo, che pure dimostrò e non in modo episodico ma continuativo. Vogliamo invece indicare alle giovani generazioni, sempre più preda del qualunquismo e della cloroformizzazione della coscienza critica, l’esempio di Nicandro Conte e dei partigiani come di coloro che seppero scegliere non di vincere (non era affatto scontato, e proprio la lezione durissima della Guerra civile spagnola induceva a temere il contrario) ma di mettersi a disposizione e di combattere rischiando tutto quello che si rischia in questi casi, proprio per abbattere quel totalitarismo cui accenna giustamente contrariato il nostro contraddittore. Questa è la lezione che viene da quei fatti, comprenderla è già procedere verso un’idea alta di civiltà.
Noi abbiamo inteso reclamare il giusto riconoscimento dell’impresa di Nicandro non in contrapposizione alla figura del fratello, che non ha alcun senso, ma per il valore che la scelta del primo ebbe in sé, e crediamo in tutta franchezza di averne titolo in quanto cittadini di questa Repubblica, in quanto uomini liberamente pensanti ed anche in quanto antifascisti. Ma con la stessa forza e per le stesse ragioni rifiutiamo qualsiasi equiparazione tendente a rimuovere la sotanziale differenza fra chi scelse e rimase con il fascismo anche quando ogni eventuale ideale era stato seppellito sotto il collaborazionismo con le forze di occupazione straniere (non è il caso di Giovanni Conte che muore prima, e quindi la citazione era di altro respiro e tenore, ovviamente e molto chiaramente) e chi invece, come Nicandro, sa scegliere di stare e di sacrificarsi per una sua idea ed una sua esigenza di civiltà, di giustizia e di libertà che è tutt’altra cosa.
Un breve passaggio, per contribuire sommessamente a risolvere la spinosa questione della toponomastica abilmente sollevata dal nostro illustre Professor Pistilli. La sua preoccupazione per la confusione che indurrebbe “l’intitolazione di una strada o piazza a Nicandro Conte” visto che Giovanni è arrivato prima, vogliamo rassicurarlo: a Nicandro si potrebbe intitolare una biblioteca, un luogo di aggregazione, un’aula dell’Università, una sala del Municipio, un monumento, un ponte, solo per fare qualche esempio, tanto è vero che abbiamo parlato di luogo pubblico, non particolarmente di strade o piazze. Senza contare che in tantissime città d’Italia esistono strade e piazze intitolate a quasi-omonimi, senza che ci risulti che qualcuno si sia perso per questo.
La filiera del buon governo passa dal rispetto democratico della base
Giuseppina Bonaviri
Segretaria IdV città di Frosinone
L’Italia dei Valori, partito da sempre valoriale e rigoroso, sta dimostrando, ora più che mai, come il BUON GOVERNO dei nostri territori passa innanzitutto dal rispetto democratico della base. Una base che con il suo attivismo e protagonismo sta facendo la differenza dal nord al sud dell’Italia.
E’ su questo assunto che la sezione IdV di Frosinone si è attivata da mesi (basti ricordare che lo scorso anno sono state raccolte sui tavolini referendari solo a Frosinone più di 3000 firme -un grazie va anche ai tanti attivisti volontari-) e sta lavorando con l’obiettivo di individuare temi e priorità per la definizione di un modello organizzativo articolato anche nel capoluogo ciociaro.
Si consolida così una idea di programma partecipato e responsabile, humus di una reale transizione assai lontana dalla retorica di attività decisionali delegate a pochi, fuori dagli steccati di cricche e corridoi, fuori dalle malefatte di omuncoli insignificanti, dall’affarismo, dagli atti di fede acritici a favore, invece, di una condivisione ed informazione trasparente.
Il programma diviene così la sintesi di un processo identitario collettivo, contenitore di eccellenze e valorizzatore di idee innovative, tutore di talento e merito nel rispetto di una cittadinanza attiva e delle tante posizioni che un gruppo efficace rappresenta nella nostra città.
In questa atmosfera di rivoluzione dolce e gioiosa, con la voglia di farci sentire e di dare rimaniamo noi, con le nostre risorse e toccherà a noi far si che si possa continuare a dar voce ad un processo di cambiamento e di sana crescita prima che la storia racconti.
Ecco allora che vien meno l’esigenza, se mai ci fosse stata, di ricorrere a nomi di probabili candidati IdV, di designazioni fantasmatiche, di schieramenti per le prossime amministrative della città di Frosinone mai passati al vaglio della volontà del popolo di elettori che intensamente pensa, vibra ed è desideroso di essere equamente ascoltato. E’ arrivato il momento di esigere pesi e contropesi, controlli e limiti, regole e rispetto di reali valori. Noi ci crediamo sul serio!
lunedì 29 agosto 2011
Aeroporto Ferentino - Osservazioni da firmare contro l'aeroporto
Comitato No Aeroporto Ferentino-Frosinone di Frosinone.
In merito alle osservazioni da presentare alla Regione Lazio affinchè non approvi la Variante Urbanistica al Piano Territoriale Regolatore del consorzio Asi per la realizzazione dell'aeroporto, pubblichiamo due nostre osservazioni che potete scaricare copia/incollandole dal testo, firmarle e consegnarle al nostro punto di raccolta che da MARTEDI' 30 AGOSTO A VENERDI' DUE SETTEMBRE dalle 17,00 alle 19,00 sarà attivo presso la sede della Casa del Volontariato in Via P.L. Da Palestrina (accanto cinema ARCI) a Frosinone. Per ulteriori informazioni sulla natura delle osservazioni si può cliccare sul nostro link AEROPORTO FERENTINO FROSINONE: MODULO PER LE OSSERVAZIONI.
In merito alle osservazioni da presentare alla Regione Lazio affinchè non approvi la Variante Urbanistica al Piano Territoriale Regolatore del consorzio Asi per la realizzazione dell'aeroporto, pubblichiamo due nostre osservazioni che potete scaricare copia/incollandole dal testo, firmarle e consegnarle al nostro punto di raccolta che da MARTEDI' 30 AGOSTO A VENERDI' DUE SETTEMBRE dalle 17,00 alle 19,00 sarà attivo presso la sede della Casa del Volontariato in Via P.L. Da Palestrina (accanto cinema ARCI) a Frosinone. Per ulteriori informazioni sulla natura delle osservazioni si può cliccare sul nostro link AEROPORTO FERENTINO FROSINONE: MODULO PER LE OSSERVAZIONI.
Spett.le
Consorzio per lo Sviluppo Industriale Frosinone
Piazzale De Matthaeis, Grattacielo Edera, piano 13
03100 Frosinone
Alla c.a. del Responsabile del procedimento
Ing. Maurilio Recine
Oggetto: Osservazioni alla Variante urbanistica al Piano Territoriale Regolatore del Consorzio Asi per l’attuazione dell' Area aeroportuale intermodale di Frosinone e al relativo Rapporto ambientale funzionale alla Valutazione Ambientale Strategica
Il sottoscritto………………….…………………………………………...nato il ………………….
nel Comune di …………………………, residente nel Comune di ………………………… via……………………………………….n. ……
Documento identità:………………………………...…rilasciato da ……………………………….
Osserva che :
1) Il nuovo ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone, con annesso day hospital , servizi sociali e riabilitativi dista dal confine della sottozona aeroportuale (Via Gorgoni) solo 2 chilometri e 500 mt., l’edificio che ospita Il liceo artistico Bragaglia e l’Ipsia Galileo Galilei è praticamente a ridosso di Via Gorgoni (500mt.) , quindi quasi confinante con la sottozona aeroportuale. Nella relazione tecnica che accompagna la VARIANTE AL PTR PER L’ATTUAZIONE DELL’AERA AEROPORUTALE DI FROSINONE è scritto che la sottozona aeroportuale contiene la pista di volo (con uno sviluppo di 2.550 ml. con codice ICAO “4”) e di rullaggio, i relativi raccordi, i piazzali di sosta e di manovra degli aeromobili; - gli hangar di sosta degli aerei, alcuni dei quali riservati al trasporto merci; nonché gli edifici tecnici di servizio (deposito carburante, rimessa mezzi di rampa, centrali tecnologiche, stazione rifornimento carburanti, ecc.);
In pratica l’aeroporto vero e proprio. Non è possibile che un ospedale e due istituti scolastici siano così vicino alla pista di decollo e ai piazzali di manovra degli aerei. Considerata la direttrice di atterraggio e decollo da Anagni a Frosinone, e considerati i Boeing 737-800 come aeromobili-tipo citati nel Rapporto per il traffico previsto, l’impatto acustico risulterebbe insostenibile in termini di qualità della vita, renderebbe malsano il soggiorno dei malati presso il nosocomio e impossibile il corretto svolgimento delle lezioni. Produrrebbe anche gravi effetti sulla salute, come suggeriscono gli studi più recenti in termini di inquinamento acustico e le prescrizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a riguardo.
2) Al punto 4 della VARIANTE AL PTR PER L’ATTUAZIONE DELL’AERA AEROPORUTALE DI FROSINONE relativo a : L’ORGANIZZAZIONE DELLA MOBILITA’ La variante fa propria la previsione di unificare nel nuovo terminal ferroviario (sottozona Sottozona Terminal ferroviario e delle autolinee) di Frosinone le due attuali stazioni di Ferentino e Frosinone ed i relativi servizi, allontanandole di fatto dal centro delle due città, gravando sulla mobilità dei pendolari costretti a spostarsi obbligatoriamente in macchina o con eventuali mezzi pubblici, il cui piano attuativo è ancora tutto da pianificare e realizzare, per raggiungere il nuovo scalo, aggravando ulteriormente la mole di traffico e l’entità dell’inquinamento atmosferico. Nel capitolo si citano generici servizi ai pendolari. SI prevede la costruzione di terminal autolinee, (linee di autobus che ad oggi non esistono la cui pianificazione sarà a carico di provincia e comuni con ulteriori costi aggiuntivi per il contribuente) , e parcheggi per i pendolari dando quindi per scontato che questi dovranno usare il mezzo proprio per raggiungere la stazione . Si da invece molto più risalto alla capacità del terminal di costituire una efficace interconnessione aria-ferro-strada poco usufruibile in termini tariffari del pendolare tipo che deve solo raggiungere Roma per lavorare o per studiare . Inoltre l’area dello scalo di Frosinone, resa libera dallo spostamento del terminal diverrebbe oggetto del desiderio della peggiore speculazione compromettendo ulteriormente l’equilibrio urbanistico della città e il benessere dei cittadini.
pertanto chiede:
Il ritiro della Variante Urbanistica in oggetto.
Firma e data
…………………………………………………………
domenica 28 agosto 2011
La burocrazia Cgil costretta a proclamare lo sciopero generale
Fabiana Stefanoni - Partito di Alternativa Comunista
Dopo aver lasciato, per un’intera estate, alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia il ruolo di portavoce unico delle cosiddette “parti sociali” (espressione con cui ci si riferisce a Confindustria e sindacati, portatori di un presunto interesse comune di padroni e operai), dopo aver siglato il 27 giugno il putrido accordo tra le direzioni di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria , la Camusso ha infine proclamato per il 6 settembre uno sciopero generale di otto ore.
La notizia non dovrebbe destare stupore: in tutta Europa – dalla Spagna al Portogallo, dalla Grecia alla Francia – da due anni si susseguono scioperi generali contro le misure adottate dai governi borghesi (di centrodestra e centrosinistra) per scaricare la crisi sulle spalle dei lavoratori, delle giovani generazioni, dei precari, degli immigrati. Eppure, la proclamazione dello sciopero generale da parte della Cgil è, in effetti, una novità: per quasi tre anni, fino allo scorso 6 maggio, la principale confederazione sindacale italiana si è rifiutata di indire uno sciopero generale. Ora, a distanza di tre mesi, è la volta di un nuovo sciopero generale. In realtà, è uno sciopero che per la burocrazia Cgil rappresenta al contempo l’ammissione di una sconfitta (l’accordo del 28 giugno si è rivelato un boomerang per il sindacato, aprendo la strada alle manovre di Sacconi, Tremonti e Berlusconi che hanno colto la palla al balzo per ridurre ulteriormente il ruolo della Cgil nella contrattazione) e il tentativo di rientrare nel gioco.
L’accordo del 28 giugno e il ruolo della burocrazia Cgil
L’accordo del 28 giugno non è, come cercano di far credere i dirigenti della sinistra Cgil (a partire dai vertici della Fiom Landini, Airaudo, Cremaschi), un incidente di percorso. L’immagine della Marcegaglia, della Camusso, di Angeletti e Bonanni che si stringono le mani come i quattro moschettieri condensa il senso stesso dell’agire della burocrazia Cgil: lo scopo era e rimane quello di tornare al tavolo della concertazione, per svolgere un ruolo prezioso per il padronato italiano, quello di becchino delle lotte. La Marcegaglia e i settori maggioritari del padronato italiano hanno ben compreso l’importanza del coinvolgere la burocrazia Cgil nel massacro in corso: un patto con la più grande confederazione sindacale, in tempi di prepotente ascesa delle lotte in tutta Europa, può garantire al padronato ancora qualche speranza di arginare l’esplosione della mobilitazione di massa nel nostro Paese. Non ci stupiamo, quindi, che la stessa Marcegaglia – nominata portavoce unico del patto infame tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria – abbia pochi giorni fa chiesto proprio di “non isolare la Cgil” e dichiari anche oggi, all’indomani dell’indizione dello sciopero, di tenere molto a “mantenere rapporti forti, solidi e duraturi con tutti i sindacati che hanno firmato l’accordo del 28 giugno” (si veda l’intervista del 24 giugno su la Repubblica).
Ma il governo Berlusconi, ormai invischiato nelle proprie contraddizioni e avviato a larghi passi verso il declino, gioca una partita a sé: la decisione di far saltare l’accordo tra sindacati e Confindustria forzando sul contratto nazionale dimostra che esiste uno scollamento tra la maggioranza della grande borghesia industriale, di cui la Marcegaglia è portavoce, e alcuni settori del mondo della finanza e delle banche, su cui Tremonti e Berlusconi oggi ripongono le loro ultime speranze. E’, quindi, nella competizione tra settori del padronato che va inquadrato il ruolo della burocrazia Cgil: gli accordi del 28 giugno hanno rappresentato un patto tra sindacati e quei settori (maggioritari) della grande borghesia che non si riconoscono più in Berlusconi e che puntano a un cambio di governo (preferibilmente un governo tecnico per evitare le elezioni, altrimenti un governo di centrosinistra).
Senza questa premessa, difficilmente si comprenderebbe che differenza passi tra l’accordo del 28 giugno (che prevedeva lo smantellamento del contratto nazionale e la limitazione del diritto di sciopero previa l’approvazione tramite referendum truffaldini) e la proposta di Sacconi (che prevede la stessa cosa, senza referendum). In realtà, la burocrazia Cgil ha letto tra le righe del decreto ciò che a essa interessa: che questo governo non ha interesse a tornare alla concertazione e preferisce forzare la mano. Il motivo per cui la Camusso, dopo aver affondato la testa nel fango a fine giugno, ha deciso di rialzarla chiamando i lavoratori allo sciopero generale, può essere così efficacemente riassunto: dimostrare al governo che in questa fase gli conviene riassumere la Cgil nel gioco concertativo.
Ma il governo Berlusconi, ormai invischiato nelle proprie contraddizioni e avviato a larghi passi verso il declino, gioca una partita a sé: la decisione di far saltare l’accordo tra sindacati e Confindustria forzando sul contratto nazionale dimostra che esiste uno scollamento tra la maggioranza della grande borghesia industriale, di cui la Marcegaglia è portavoce, e alcuni settori del mondo della finanza e delle banche, su cui Tremonti e Berlusconi oggi ripongono le loro ultime speranze. E’, quindi, nella competizione tra settori del padronato che va inquadrato il ruolo della burocrazia Cgil: gli accordi del 28 giugno hanno rappresentato un patto tra sindacati e quei settori (maggioritari) della grande borghesia che non si riconoscono più in Berlusconi e che puntano a un cambio di governo (preferibilmente un governo tecnico per evitare le elezioni, altrimenti un governo di centrosinistra).
Senza questa premessa, difficilmente si comprenderebbe che differenza passi tra l’accordo del 28 giugno (che prevedeva lo smantellamento del contratto nazionale e la limitazione del diritto di sciopero previa l’approvazione tramite referendum truffaldini) e la proposta di Sacconi (che prevede la stessa cosa, senza referendum). In realtà, la burocrazia Cgil ha letto tra le righe del decreto ciò che a essa interessa: che questo governo non ha interesse a tornare alla concertazione e preferisce forzare la mano. Il motivo per cui la Camusso, dopo aver affondato la testa nel fango a fine giugno, ha deciso di rialzarla chiamando i lavoratori allo sciopero generale, può essere così efficacemente riassunto: dimostrare al governo che in questa fase gli conviene riassumere la Cgil nel gioco concertativo.
La piattaforma e le modalità di indizione dello sciopero
La piattaforma dello sciopero generale Cgil è una conferma di quanto diciamo. E’ una piattaforma che ricalca, grossomodo, la cosiddetta “contromanovra” del Pd (la cui maggioranza dirigente, se escludiamo la componente ex-Margherita, sosterrà, non senza qualche timore di esplosione sociale, lo sciopero). La Cgil chiede lo stralcio di alcuni punti della manovra, ma allo stesso tempo propone una ricetta “per uscire dalla crisi” che non mette minimamente in discussione gli interessi di fondo e i privilegi della grande borghesia italiana. Tanto per fare qualche esempio: si accetta il pagamento del debito come necessità ineludibile, chiedendo solo l’allungamento di due anni della decorrenza dei vincoli di bilancio; si chiede l’emissione immediata di Eurobond, come se questo offrisse qualche vantaggio ai lavoratori; si rivendica il federalismo; si insiste sul ruolo fondamentale dei fondi pensioni, definiti addirittura come una risorsa strategica (forse perché l’apparato Cgil ha molti interessi economici nella gestione degli stessi?); si approva il taglio alle spese dei ministeri; si chiedono maggiori incentivi pubblici per le imprese; addirittura, si chiede un potenziamento dell’apprendistato (cioè di contratti da fame per i giovani lavoratori) con incentivi alle industrie che ne fanno uso. Se escludiamo qualche rivendicazione di facciata a difesa dei cosiddetti “beni comuni” e la richiesta di una tassazione delle “grandi ricchezze” e dei “grandi immobili”, la piattaforma della Cgil ben poco toglie alla classe padronale.
Un discorso simile va fatto, ancora una volta, sulle modalità di indizione dello sciopero. Come dimostrano le lotte che stanno solcando l’Europa in questi mesi, anche uno sciopero su piattaforma concertativa, come lo sciopero del 6 settembre, può diventare l’occasione di un’esplosione sociale. Mai come ora, l’indizione di una grande manifestazione a Roma avrebbe permesso di assediare i palazzi del potere borghese, mettendo in seria difficoltà il governo. Ma non è questo che vuole la burocrazia Cgil, che fa la voce grossa solo per reclamare un po’ di attenzioni e tornare a ricevere morbide carezze da governo e padronato: per questo, ancora una volta, le manifestazioni saranno territoriali, divise provincia per provincia, sempre per non disturbare troppo.
Il sindacalismo di base: un primo, insufficiente, passo avanti
Le organizzazioni del sindacalismo di base (che inizialmente si erano limitati a proclamare scioperi inutili di due ore nel pubblico impiego e di quattro ore nei trasporti, tra l’altro in date diverse: è il caso di Usb) hanno già deciso di indire un loro sciopero lo stesso giorno dello sciopero generale della Camusso. Si tratta di una scelta, finalmente, in controtendenza rispetto all’usuale propensione settaria e autoproclamatoria delle direzioni dei sindacati di base. Fino ad oggi, ad esempio, la direzione di Usb ha sempre rivendicato con fermezza l’impossibilità di convergere sugli scioperi Cgil e persino, talvolta, degli altri sindacati di base, al punto da accanirsi contro la minoranza interna (Unire le lotte – Area Classista Usb, che ha dato battaglia contro il settarismo nella questione degli scioperi) fino ad espellere con motivi pretestuosi la sottoscritta (coordinatrice dell’area) proprio all’indomani dell’adesione dell’area a uno sciopero di altri sindacati.
Ma, anche in questo caso, c’è il rischio che non si riesca ad organizzare una risposta all’altezza dell’attacco in corso: i sindacati di base che fino ad oggi hanno proclamato lo sciopero (Usb, Cub, Slai Cobas, Si.Cobas, Usi, Snater, ecc.) hanno deciso, a loro volta, di organizzare manifestazioni territoriali, per di più separate da quelle della Cgil: un modo per parlare a pochi intimi anziché intercettare le masse lavoratrici. Hanno inoltre presentato piattaforme rivendicative che, benché siano più avanzate di quella della Cgil, paiono essenzialmente rivolgersi contro la speculazione, la finanza e l’evasione fiscale, non cogliendo la necessità di sferrare l’attacco al capitalismo nel suo complesso.
Ciò che manca, sul fronte sindacale a sinistra della Camusso, è una piattaforma transitoria, che sia basata sulla parola d’ordine dell’esproprio (sotto controllo operaio) della grande industria. Più in generale, le cosiddette sinistre sindacali annaspano in piattaforme riformiste in tempi in cui spazi di riformismo non esistono più. Si propone una politica esitante, centrata su un generico antiliberismo, sulla sola lotta alla “speculazione” e all’“evasione fiscale”, proprio nel momento in cui non bisogna esitare, ma andare all’attacco del capitalismo in tutte le sue espressioni: l’iniziativa che l’area di Cremaschi in Cgil ha lanciato per inizio ottobre insieme a dirigenti di alcuni sindacati di base e alle organizzazioni politiche riformiste e centriste (settori di Rifondazione, Sinistra Critica, Pcl e altri piccoli gruppi stalinisti come la Rete dei comunisti e i Carc) rappresenta il più emblematico condensato di questa politica (come dimostra, del resto, il ruolo esercitato anche dalla stessa area cremaschiana nel sostegno agli ammortizzatori sociali, usati dal padronato come il principale strumento di contenimento del conflitto sociale da quando è esplosa la crisi economica nel 2007).
Ciò che manca, sul fronte sindacale a sinistra della Camusso, è una piattaforma transitoria, che sia basata sulla parola d’ordine dell’esproprio (sotto controllo operaio) della grande industria. Più in generale, le cosiddette sinistre sindacali annaspano in piattaforme riformiste in tempi in cui spazi di riformismo non esistono più. Si propone una politica esitante, centrata su un generico antiliberismo, sulla sola lotta alla “speculazione” e all’“evasione fiscale”, proprio nel momento in cui non bisogna esitare, ma andare all’attacco del capitalismo in tutte le sue espressioni: l’iniziativa che l’area di Cremaschi in Cgil ha lanciato per inizio ottobre insieme a dirigenti di alcuni sindacati di base e alle organizzazioni politiche riformiste e centriste (settori di Rifondazione, Sinistra Critica, Pcl e altri piccoli gruppi stalinisti come la Rete dei comunisti e i Carc) rappresenta il più emblematico condensato di questa politica (come dimostra, del resto, il ruolo esercitato anche dalla stessa area cremaschiana nel sostegno agli ammortizzatori sociali, usati dal padronato come il principale strumento di contenimento del conflitto sociale da quando è esplosa la crisi economica nel 2007).
Partecipare allo sciopero generale: ma per trasformarlo in qualcosa di diverso
Come ci hanno insegnato le rivoluzioni arabe, in un contesto economico e sociale segnato dall’acuta crisi del capitalismo basta una scintilla per dare il via a movimenti rivoluzionari in grado di rovesciare persino regimi secolari. Ora il vento rivoluzionario sta attraversando l’Europa: dalla Spagna al Portogallo, dalla Grecia all’Inghilterra, gli eventi degli ultimi mesi dimostrano che la crisi del sistema economico, come sempre nella storia, ridà fiato alle lotte di massa. L’Italia è il fanalino di coda, anche grazie al fatto che il più grande sindacato di casa nostra, la Cgil, ha finora solo finto di chiamare i lavoratori alla lotta. Oggi, allora, è necessario aderire allo sciopero generale: ma per farne l'inizio di una stagione di lotte di massa anche nel nostro Paese. Perché ciò avvenga occorre trasformare quello sciopero in una mobilitazione ad oltranza con la costruzione di comitati di lotta in ogni città e luogo di lavoro, in un percorso che sfoci in un grande sciopero prolungato fino a piegare governo e padronato. Per questo, Alternativa Comunista sarà in piazza il 6 settembre, con una piattaforma anticapitalista e socialista.
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