Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 30 settembre 2011

Non dovevamo fermarci e non dobbiamo fermarci! -"Outing" di fine estate...

Bruno Roveda

Ho vissuto una serata - quella del 29 settembre 2011 - che pensavo impossibile vivere.

Impossibile perché qualche tempo fa mi sono iscritto ad un Partito, che ho "curato" fin da quando nasceva come "movimento", che enunciava propositi e delineava comportamenti assolutamente condivisibili per me (che sono della generazione della nonnina in foto).
Di quella generazione che da tempo cercava un "bimbo" cui affidare il proprio destino sociale, non per delega, ma dentro una partecipazione forte, determinata e vissuta con l'entusiasmo e la carica di quel bimbo appena nato alla vita che alza il pugno per sollevare, insieme con altri, la bandiera della giustizia sociale, della democrazia, della libertà.
Credevo impossibile che un bimbo dato alla luce proprio per "sparigliare", per scompaginare, per agire una rivoluzione culturale, per dire un alfabeto fatto di segni necessari per il terzo millennio, per narrare nuove "narrazioni", così come in tantissimi abbiamo creduto, divenisse...

Qualche avvisaglia sin da subito, certo.

La necessità (sic!) di mantenere gli equilibri tra componenti di provenienza ostacolava in partenza quella predisposizione all'inclusione pure sin da subito dichiarata.
Tante vicende di "posizionamento" hanno caratterizzato la processualità dell'incontro con l'altro.
Con l'altro stanco e disilluso, con l'altro amareggiato e rabbioso, con l'altro motivato ed entusiasta, con l'altro dell'altro mondo possibile.
Ritardi, incongruenze, velleitari tentativi di forzature progettuali, cannibalismi specie-specifici da accaparramento di "responsabilità", discussioni vivaci ma solo tra pochi intimi, spropositata e perdente attenzione piuttosto al "vecchio" esistente che al "nuovo" comunque anche stentatamente emergente.
Comunque con "passione", comunque esponendo "corpi" e vissuti, mettendo sempre la faccia in ogni dove ed in ogni quando.
Fino ad incontrare le tornate elettorali.
Non quelle "politiche", che andranno affrontate non so più in che modo, enunciando quale progetto di società e praticandolo "qui e ora" in ogni istante della militanza per il "futuro possibile", proprio per affermare nei fatti e nei vissuti, e non solo nel dire, la piena corrispondenza tra mezzo e fine (un sogno?).
Quelle "locali". Quel luogo delle bramosie di ogni fattezza tutte incardinate sul bisogno di prestigio, sul bisogno di potere, anche sul bisogno di "ricchezza", per conquistare uno stile di vita accattivante e di grande tornaconto individuale.
Dove i volti cambiano volto, dove i "corpi" frequentano corridoi e ristoranti, piuttosto che campi aperti e orizzonti senza fine.
Non più l'interesse generale, non più i bisogni collettivi, non più il desiderio di massa, non più il "benessere" per tutti, unico "goal" che può proporsi una società (una società!) orientata verso il conseguimento di un fine.
Quando si giocano le partite elettorali, quando comincia a contare su tutto il "risultato" di corto respiro, l'alfabeto impoverisce, le "narrazioni" mancano la suggestione, il "corpo" (il partito) rischia l'afasia: avanzano assordanti le truppe compatte, si radicano con forza - anche violentemente - vecchie e nuove aspiranti "tecnocrazie".

Che cercano alleati, dentro e fuori dal corpo che le ha allevate ed alimentate.

Sì, allevate ed alimentate, perché non c'è più - nel partito - il bisogno di società: c'è un nuovo (vecchissimo!) bisogno, che porta sempre lo stesso nome. Tutti lo chiamiamo - indistintamente - potere.
E così l'Assemblea Provinciale (le assemblee provinciali?) di "Sinistra Ecologia Libertà", quella del frusinate, agisce il confronto politico... in silenzio!Schermaglie procedurali preliminari, per ripristinare un codice di reciprocità legittimante gli uguali che non sono più tali.Saltano le regole, alcune non sono proprio condivise: per qualcuno proprio non ci sono!Il partito assomiglia sempre di più ad una "fattoria" (proprio quella fattoria lì!) e sempre di meno alla costituenda polis, intendo quella progettata e "affidata" ai quattro venti.
Venti appunto, che sanno solo trascinare un suono, una parola, un "verbo": non sanno mica sentire né coerenza né contraddizione, tanto meno interpretare significati e sensi.
Quindi si tace. Il cuore non c'è più, resiste solo la fredda razionalità calcolatrice.
Due proposte in dichiarata alternativa tra di loro, per progettualità, per comportamenti da assumere nel campo, per vissuti incorporati nello scritto... nessuna discussione!
Solo un voto, peraltro in assenza di "numero legale" (ma hanno senso le mobilitazioni post it "contro" la feroce riduzione degli spazi democratici nel Paese?). Non serve: la maggioranza silenziosa, qualsiasi maggioranza silenziosa - "perfetta o imperfetta" - fa comunque testo, fa la "linea".
Così come fa testo e fa la linea una "Conferenza di Organizzazione" - di fatto un Congresso cittadino straordinario! - che agisce subito dopo, nella stessa sede fisica ma in "presenza" (sic!) di altra platea, il secondo tempo della propria "partita".
In "assenza" di Presidenza, in presenza di un signore - seduto al tavolo della presidenza - che alla domanda "dov'è la Presidenza?" (tre signori insediatisi come tali al fischio d'inizio del primo tempo della partita), fatta allo scopo di garantire a tutti quella reciprocità di cui dicevo prima (reciprocità di regole, di legittimazioni e di prerogative) - la cronaca dispensa miseria! -, risponde con fare candido e virile al contempo: "la Presidenza sono io!".
Chi di voi, come me intenzionato ad attraversare il "sociale" provando l'orientamento con il dubbio e con la passione, con la mente e con il cuore bisognosi e desiderosi di democrazia e di libertà, quindi di "giustizia", può aiutarmi a trovare un motivo, una ragione, un "senso" perché io possa continuare ad esistere e resistere dentro il Circolo "Sinistra Ecologia Libertà" di Frosinone e dentro l'Assemblea provinciale di "Sinistra Ecologia Libertà" della provincia di Frosinone?.
Attendo una risposta e conservo la mia tessera di Partito.

La domanda la faccio anche alla piazza del primo ottobre 2011 a Roma: "Ora tocca a noi".

La tessera la conservo per continuare a confrontarmi con il Partito: temo, però, che non me ne sarà data la possibilità.

Frosinone 30 settembre 2011 Bruno Roveda

tessera numero 00000049/2011
 
IO STO CON LORO

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