Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 5 febbraio 2012

Strumenti di apartheid (con approvazione ecclesiastica)

BoccheScucite,  http://www.bocchescucite.org/ 


Roma, 27 gennaio 2012. Un'altra, pesantissima, irresponsabile e deprecabile firma di sostegno diretto all'apartheid più lungo della storia, è stata apposta, e produrrà nei prossimi anni danni incalcolabili.
Dietro le firme tra Unitalsi, El Al e Keren Kayameth El-Israel  vi è un accordo apparentemente solo economico-turistico; ma la potenza occupante che da decenni distrugge nell'impunità il popolo palestinese, è riuscita a comprare l'appoggio incondizionato della più grande organizzazione cattolica di pellegrinaggi alle sue politiche di oppressione.
Paradossalmente, proprio mentre dalla Chiesa di Terra santa mai come in questi ultimi anni si è alzata forte e chiara la condanna della colonizzazione israeliana, l'accordo prevede che circa 40.000 (quarantamila) malati e anziani delle nostre parrocchie diventino inconsapevolmente sostenitori di “quell'occupazione di Israele nei Territori palestinesi che priva i cristiani della loro dignità e libertà e attende dai cristiani del mondo una più decisa condanna”. (Kairos Palestina, un momento di verità, ed.Terrasanta)
Lo stato di Israele, attraverso la sua compagnia di bandiera El Al, non solo garantirà voli più economici e aerei adeguati alle esigenze di portatori di handicap, ma soprattutto potrà godere dell'incondizionato appoggio di una massa di pellegrini adeguatamente indottrinati che, dalla mappa del kit agli hotel, dalle guide ebraiche alle visite in programma, scopriranno “la meravigliosa terra di Israele” senza poter conoscere la sofferenza e la tragedia che in quelle stesse terre sopportano milioni di palestinesi. Nessuno li accompagnerà a incontrare ad esempio le migliaia di beduini palestinesi che proprio in Israele,  in questi mesi, stanno subendo l'espulsione forzata dalle loro povere case.
Per questa rinnovata “operazione scopa” (così veniva chiamata all'inizio la pulizia etnica, nel 1948) per questa “ripulitura” fisica e ideologica della Palestina dai suoi abitanti nativi, non bastano tank e bulldozer per arrestare e demolire, né caccia e bombe al fosforo per annichilire un popolo di terroristi. Servono ad Israele milioni di inconsapevoli “soldati” da tutto il mondo che, pensando di aderire ad un percorso spirituale e culturale encomiabile, prestino il loro volto innocente e magari sofferente, alla demolizione di interi villaggi del Negev (questo è l'obiettivo 2012 dell'Ente KKL che ha firmato l'accordo con Unitalsi) e aiutino  nascondere il vero volto di uno stato occupante e violento.

In realtà non si tratta di una novità per lo stato responsabile dei più efferati crimini e di reiterate violazioni di diritti umani. Il più grande investimento di Israele, dopo le spese per il mantenimento del sistema di occupazione militare, è infatti il restyling della sua immagine nel mondo, macchiata di sangue e di illegalità. Da decenni ormai il primo obiettivo è nascondere le conseguenze disastrose delle quotidiane aggressioni dell'apparato militare che controlla e regola ogni aspetto della vita di milioni di palestinesi.
Non ci stupisce allora che nelle pubblicazioni che accompagnano questa iniziativa, una improbabile cartina geografica presenti tutti i Territori Palestinesi Occupati come “Judean Desert”, riportando i nomi degli insediamenti, ma non quelli delle città e dei villaggi arabi dove sopravvivono in migliaia nei disagi e nell'umiliazione.
“Aiutateci a fare di Gerusalemme la città senza barriere” -ha affermato a Roma il sindaco della Città Santa, impegnata a nascondere agli italiani i più di 700 chilometri di “barriera”, le centinaia di check point, le colonie, le quotidiane distruzioni di piantagioni, di case, di futuro.
“La nostra supplica alle chiese del mondo” -scrivono invece in Kairos Palestina i cristiani di Terra santa- “è quella di venire e vedere come viviamo resistendo al male dell'occupazione”. Ma con ancora maggior coraggio il loro documento propone ai cristiani un'azione più forte nei confronti di Israele:“boicottare tutto ciò che viene prodotto dall'occupazione. (…) Facciamo appello a voi cristiani del mondo affinché parliate nella verità e prendiate posizione riguardo l'occupazione di Israele in terra palestinese”.
Ecco perché l'accordo lascia sconcertati: altro che parlare e prendere posizione contro le politiche di Israele! Altro che boicottaggio! Dal 27 gennaio, milioni di italiani, tenuti all'oscuro di questa  oppressione continua, diventeranno senza saperlo diretti promotori e finanziatori dei crimini di cui continua a macchiarsi Israele. Sì, perché se è enorme la responsabilità di una dirigenza senza scrupoli dell'Unitalsi, peggior sorte non potevano avere i nostri più deboli concittadini, i malati, i portatori di handicap e gli anziani delle nostre parrocchie.
Chi avrà il coraggio di dire loro che, acquistando il volo El Al e soprattutto accogliendone acriticamente tutto l'apparato di contorno, i gadget, le informazioni delle guide adeguatamente istruite, le cartine 'a senso unico',  non solo contribuiranno a mettere a tacere crimini inenarrabili, ma non potranno ascoltare quel grido di dolore che ci raggiunge dai fratelli di fede della Terra santa?
L'aspetto più raccapricciante dell'accordo, poi, è che tutti i pellegrini dell'Unitalsi, attraverso il gesto di donare e piantare un alberello, contribuiranno alla decennale opera di devastazione della terra palestinese e della distruzione di centinaia di villaggi. Nello stesso accordo compare infatti la famosa organizzazione “sionista verde” KKL, Keren Kayameth El-Israel, il Fondo Nazionale Ebraico, creato nel 1901 per comprare e sviluppare terra nella Palestina ottomana, poi divenuto un ente no-profit dell'Organizzazione Sionista Mondiale con poteri para-statali, che anche oggi non esita a dichiarare di “lavorare per la colonizzazione di Israele”.
KKL afferma ancora con soddisfazione nel suo sito che: “Piantare alberi in Israele, è dare qualcosa di voi stessi. E mentre i vostri alberi cresceranno, migliorerete la qualità dell'ambiente in Israele. Gli anni passeranno e l'alberello  piantato crescerà e fiorirà, abbellirà la Terra della Bibbia.
Fin dalla sua creazione nel 1901, l'obiettivo di JNF-KKL è stato la riparazione e il ripristino dei paesaggi di Israele.  A tal fine, JNF-KKL ha trasformato sterili colline rocciose in verdi boschi.  Questo progetto è unico tra gli sforzi di rimboschimento globale. Alberi in Israele sono stati amorevolmente piantati da persone provenienti da tutti gli angoli del mondo, per onorare o commemorare i loro cari.  Così, le nostre foreste vivono legate a milioni di amici di Israele in tutto il mondo.  Le foreste fungono da polmone verde del paese, prevengono il riscaldamento globale e  forniscono spazi ricreativi necessari per residenti e visitatori, compresi i disabili”.
Peccato che ometta di dire che tutte le migliaia di alberi che ha piantato finora e che pianterà nei prossimi anni impunemente, affondano e affonderanno le loro radici nella terra sottratta ai legittimi proprietari.
Invitiamo la dirigenza Unitalsi a visitare Park Canada, vicino a Tel Aviv, magari accompagnata dall'associazione pacifista israeliana Zochrot, per rendersi conto di quanto gli 'alberelli' piantati dal 1967 in poi da solerti canadesi, abbiano stravolto il paesaggio che un tempo ospitava tre villaggi palestinesi, tra cui l'Emmaus del Vangelo, distrutti dall'esercito e ora sepolti dalla memoria collettiva e dalle radici di piante straniere.
La invitiamo poi a recarsi a trovare gli abitanti di origine palestinese di Al Arakib, nel deserto del Negev, costretti a sopravvivere nel cimitero del loro villaggio, unico luogo autorizzato dai soldati per sopravvivere, dopo che gli stessi in un anno hanno abbattuto 31 volte le loro povere capanne. Vedranno con occhi diversi e sgomenti, gli stessi che avevamo noi di Pax Christi in novembre, gli alberelli che KKL ha piantato ordinatamente e abusivamente nelle terre attorno, sequestrate con la forza ad Abu Medigem e alla sua famiglia. E vedranno quanto, tra macerie e cose di casa, il cartello “Alberelli degli ambasciatori” strida vergognosamente con la sconcertante  ingiustizia subita da questa gente, ora israeliana di passaporto ma non di diritto.
Siamo sicuri che anche il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Twal, conosce benissimo tutto questo, si rattrista come sempre dimostra per le ingiustizie subite da cristiani e musulmani in tutta questa santa terra, e sa alzare forte la voce contro l'oppressione come ha coraggiosamente fatto nel suo messaggio natalizio. Per questo ci rammarica e ci sconcerta il timbro di “approvazione e benedizione dell'iniziativa” apposto da lui stesso, la più alta autorità ecclesiale in Terra santa. Così facendo egli avvalla e copre la posizione di Unitalsi, che in questo modo potrà difendersi da critiche e proteste. A fianco della foto del Patriarca e della sua lettera di approvazione, già presenti in primo piano nel sito  www.unitalsi. info, in futuro immaginiamo che si potrebbero trovare le seguenti, legittimate affermazioni: “a chi venisse il dubbio che siamo diventati i più grandi sponsor dell'apartheid israeliano, a chi provasse ad accusarci di essere stati troppo superficiali nel sostenere direttamente la colonizzazione e la distruzione della terra santa, a chi ci accusasse di usare per questo appoggio politico dalle pesantissime conseguenze i cristiani più deboli, i malati che ingenuamente si iscrivono in massa ai Pellegrinaggi sui luoghi di Gesù, a chiunque insomma noi chiuderemo la bocca dicendo semplicemente che abbiamo l'approvazione ecclesiastica.”

Nessun commento:

Posta un commento