Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 9 luglio 2015

Milton Friedman, Irving Fisher e la Grecia

Paul Krugman  fonte: http://znetitaly.altervista.org/


Continuo a essere stupito da quanti considerano l’alleggerimento del debito e la svalutazione come idee da radicali folli; naturalmente è ancor più importante che così tante persone influenti in Europa condividano questa ignoranza. Comunque, per la storia (e per mio personale riferimento futuro) ho pensato che sarebbe utile pubblicare ciò che Milton Friedman e Irving Fisher ebbero da dire a proposito del disastro greco.  D’accordo, non scrivevano specificamente della Grecia; Friedman scriveva nel 1950, Fisher nel 1933. Ma le loro analisi suonano più vere che mai.
Friedman, per cominciare (oh, ma perché non esiste in rete una copia digitale completa di questo?)
Se i prezzi interni fossero flessibili quanto i tassi di cambio, farebbe economicamente poca differenza se gli aggiustamenti fossero realizzati mediante modifiche dei tassi di cambio o da modifiche equivalenti dei prezzi interni. Ma questa condizione chiaramente non è soddisfatta. Il tasso di cambio è potenzialmente flessibile in assenza di interventi governativi per congelarlo. Almeno nel mondo moderno i prezzi interni sono fortemente non flessibili. Sono più flessibili al rialzo che al ribasso, ma anche in crescita non tutti i prezzi sono ugualmente flessibili. La mancata flessibilità dei prezzi, o i diversi livelli di flessibilità, si traduce in una distorsione delle correzioni in reazione a cambiamenti di condizioni esterne. Gli aggiustamenti prendono principalmente la forma di cambiamenti dei prezzi in alcuni settori e, in altri, principalmente di cambiamenti della produzione.
Il livello dei salari tende a essere tra i prezzi meno flessibili. In conseguenza un deficit incipiente che sia contrastato da una politica che consenta o forzi un declino dei prezzi, probabilmente produrrà piuttosto disoccupazione che, o in aggiunta a, una riduzione dei salari. La conseguente riduzione del reddito reale riduce la domanda interna di valuta estera con cui acquistare tali merci. In tal modo compensa il deficit incipiente. Ma questo è chiaramente un metodo molto inefficiente per adeguarsi a cambiamenti esterni. Se i cambiamenti esterni sono radicati e persistenti, la disoccupazione produce una costante pressione al ribasso di prezzi e salari fino a quando l’aggiustamento non sarà completato e la deflazione avrà compiuto il suo triste corso.
Questo vi dice tutto ciò che avete bisogno di sapere riguardo al perché la “svalutazione interna” è stata una strategia così costosa e perché la mancata iniziativa aggressiva iniziale della BCE per realizzare e se possibile superare l’obiettivo del 2 per cento di inflazione è stata uno dei maggiori fattori che hanno contribuito a questo disastro.
E ora Fisher sul perché l’austerità non è stata d’aiuto neppure sul debito:
E, viceversa, la deflazione causata dal debito si ritorce sul debito stesso. Ciascun dollaro di debito non rimborsato diventa un dollaro più pesante e se l’eccesso di indebitamento è sufficientemente elevato il rimborso dei debiti non può tenere il passo con la caduta dei prezzi che causa. In quel caso il rimborso si auto-sconfigge. Anche se diminuisce il numero dei dollari dovuti, può non farlo così rapidamente come aumenta il valore di ciascun dollaro dovuto. Allora lo sforzo stesso dei singoli di alleviare il carico del proprio debito lo accresce, a causa dell’effetto di massa della corsa a rimborsare in fretta ciascun dollaro dovuto. A quel punto abbiamo il grande paradosso che, propongo, è il principale segreto della maggior parte delle grandi depressioni, se non di tutte: quanto più i debitori rimborsano tanto più aumenta il loro debito. Quanto più la barca dell’economia s’inclina, tanto più tende a inclinarsi. Non tende a rimettersi dritta, bensì si capovolge.
La storia fondamentale della periferia europea – non soltanto della Grecia – è una storia di interazione velenosa tra Friedman e Fisher, che ha prodotto una sofferenza incredibile e contemporaneamente non ha ridotto il rapporto debito/PIL che anche nei primi della classe, come Irlanda e Spagna, è molto maggiore che all’inizio dell’austerità; il solo successo è consistito nel soffrire sufficientemente a lungo affinché alla fine ci fosse una qualche ripresa, che può essere rivendicata come discolpa.
La bizzarria dell’intera faccenda è come idee folli, congetturali come l’austerità espansiva siano divenute ortodossia, mentre applicare l’economia di Fisher e Friedman è divenuto eterodossia, al limite dello Chavismo.

mercoledì 8 luglio 2015

La rivoluzione è donna

Luciano Granieri


Si è svolta ieri presso i locali del Cinema Italia di Ceccano, la presentazione del libro di Giuliana Sgrena “Rivoluzioni Violate” edito da il Saggiatore. Era presente   l’autrice, giornalista del manifesto, oltre che scrittrice.  Abbiamo colto l’occasione per scambiare qualche opinione sulla situazione politica generale europea, sull’immigrazione e sul tema del suo libro. Un testo che descrive e mette in risalto il ruolo delle donne nelle rivoluzioni arabe. Come sottolinea la Sgrena, queste rivolte sono partite dalla rivendicazione della parità di genere da parte delle donne. Gli sviluppi politici e religiosi, sono andati a rimorchio di questa prima rivendicazione.  Purtroppo, però, una volta ottenuto il rovesciamento delle dittature, nulla è cambiato sul fronte della parità di diritti  fra uomo e donna, anzi nei governi di ispirazione religiosa succedutisi ai regimi precedenti, la questione è anche peggiorata. Dunque la rivoluzione delle donne arabe è stata a tutti gli effetti una rivoluzione violata. Ma il cammino verso la parità di genere non si è arrestato. E’ attivo  tutt’ora anche in quei paesi, Arabia Saudita e Yemen, dove non si hanno molte notizie su questo fenomeno. Il coraggio e la determinazione delle donne va oltre la stagione della primavera araba. E’ un percorso  appena iniziato ,  deve percorrere ancora molta strada. La lotta di questo universo femminile può costituire esempio anche per le donne occidentali. Infatti la parità di genere è una questione spinosa anche nei paesi occidentali, anzi forze l’organizzazione di una lotta volta all’ottenimento della parità dei diritti è addirittura  nel mondo occidentale è ancora più indietro . Il contributo di conoscenza che il libro di Giuliana Sgrana fornisce su queste tematiche è vasto e rigoroso.  E fa capire dove le rivoluzione debbano incominciare per sperare di ottenere un risultato, dalla donna. Infatti piaccia o meno la rivoluzione è donna.

Freedom Flotilla. Ripristino del diritto internazionale

Coalizione Freedom Flotilla


La Coalizione della Freedom Flotilla chiede di  ripristinare il diritto internazionale.  Israele non ha solo preso possesso dello spazio aereo, dei confini delle acque territoriali palestinesi, ma ha esteso il blocco al Mediterraneo fino a 100 miglia nautiche, violando il diritto marittimo e internazionale. 

Durante le operazioni di dirottamento, Israele ha commesso un atto di pirateria attaccando la "Marianne". I soldati israeliani hanno usato violenza minacce e commesso abusi nei confronti dell'equipaggio e dei passeggeri.

L'esercito israeliano ha definito l'operazione “tranquilla”, ma questo ha senso solo se si paragona al livello di violenza applicato, in generale, nel mantenere il blocco e, in particolare, nel dirottamento di routine  delle barche dei pescatori palestinesi.



Come sempre, la Freedom Flotilla naviga per porre fine al blocco della Striscia di Gaza. Quest'anno la Freedom Flotilla III ha utilizzato una strategia leggermente differente rispetto alle missioni precedenti. La flottiglia era composta da quattro imbarcazioni, una delle quali doveva procedere verso Gaza, e le altre tre accompagnarla fino ad un certo punto

sicuro, per poi tornare ai porti di provenienza. Altre due imbarcazioni erano pronte per andare fino in fondo con “Marianne” e trasportare più persone. Non sono riuscite a partire, a causa di problemi tecnici che sono ancora sotto inchiesta. Purtroppo le persone sono rimaste a terra, ma il loro messaggio di solidarietà con la popolazione palestinese ha viaggiato con il resto della flottiglia.





La mattina del 29 giugno, alle ore 01.06, la marina israeliana ha attaccato la “Marianne parte della Freedom Flotilla III. Lo ha fatto di notte, seguendo

l'imbarcazione sin da quando era a 140 miglia nautiche da Gaza, e

attaccando ad una distanza di circa 100 miglia nautiche da Gaza, in acque

internazionali. Questa è una violazione del diritto marittimo

internazionale. Le altre tre imbarcazioni che l'accompagnavano, chiamate
per la missione Juliano II, Rachel e Vittorio, con a bordo 29 persone, sono
tornate in salvo, come programmato, ai porti d'origine.



 Le 18 persone a bordo di “Marianne”, tra cui il palestinese membro della Knesset (parlamento israeliano) Basel Ghattas, l'ex Presidente della Tunisia Moncef Marzouki e numerosi giornalisti internazionali, sono stati rapiti e portati contro la loro volontà al porto militare di Ashdod, per essere poi trasferiti alla prigione di Givon. I passeggeri della “Marianne” sono stati deportati in piccoli gruppi, tra il 1° e il 6 luglio.

 Chiediamo ai governi di tutto il mondo e alle organizzazioni internazionali di ripristinare il diritto internazionale. Le nostre azioni non sarebbero necessarie se le istituzioni obbligassero il governo israeliano a rispondere per i crimini di guerra e la punizione collettiva ai danni della popolazione di Gaza. Finché non agiranno concretamente, finché Israele non si adeguerà alle leggi internazionali e il blocco di Gaza non avrà fine, la Coalizione della Freedom Flotilla continuerà a navigare verso Gaza.


 *Freedom Flotilla III – quadro giuridico*



 Il quadro giuridico di riferimento dei principi che muovono l'iniziativacivile della Freedom Flotilla è il seguente:



 1.  Risoluzione 242 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite , che richiede il ritiro militare di Israele dai Territori Palestinesi Occupati, per assicurare libertà di navigazione e una soluzione giusta al problema dei rifugiati.



 2. *Quarta Convenzione di Ginevra*, in special modo il *Titolo **III*, che fa riferimento alle azioni militari nei territori occupati e che vieta la punizione collettiva di civili sotto occupazione, come prevede l'Articolo 33 della Sezione I (violata dal blocco, dagli attacchi indiscriminati e sproporzionati, dal taglio dei rifornimenti, dal blocco del traffico marittimo, dal divieto di pesca in acque territoriali palestinesi, e da altre attività illegali).



 3. *Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo *. Questo documento si applica a difesa del diritto delle imbarcazioni civili di navigare in acque internazionali, e proibisce quindi azioni di attacco violento in acque internazionali, come ha invece fatto la marina militare israeliana alla “Mavi Marmara” (2010), con il risultato dell'uccisione di
nove cittadini turchi e un cittadino americano, il sequestro di navi e il rapimento di decine di civili che hanno tentato di interrompere il blocco negli ultimi quattro anni.



 *La Freedom Flotilla ripartirà*


La Coalizione della Freedom Flotilla non si fermerà fino a quando il blocco non finirà. Vogliamo ringraziare tutte le persone che si sono imbarcate sulla flottiglia e anche coloro che sono rimasti a terra. Inoltre, vogliamo ringraziare tutti i giornalisti che hanno seguito la missione. Vogliamo ringraziare tutti i naviganti di terra, le centinaia di volontari che hanno
lavorato alle imbarcazioni per prepararle alla partenza, tutte le persone che hanno dato il benvenuto alla “Marianne” nei porti in cui si è fermata in Europa, e infine a tutti i sostenitori della Freedom Flotilla che hanno alzato la propria voce contro la violazione del diritto internazionale tramite i social network in tutto il mondo. Non smetteremo di agire finché
il blocco non cesserà e il porto di Gaza sarà libero per le persone e le merci che vogliono viaggiare verso il mondo. Alla violazione del diritto internazionale rispondiamo con una sola promessa: torneremo.



martedì 7 luglio 2015

Pelagicae, viaggio nella creatività di Marina Longo

Luciano Granieri


L'universo mare . Un microcosmo in cui vita e morte si rincorrono. Negli abissi precipita Icaro dopo che le sue ali si sono sciolte al sole, ma nel fondo del mare Mediterraneo   giacciono   come vergognoso simulacro di una incivile civiltà,  anche  i corpi dei migranti. 

Queste sono solo alcune delle molteplici  suggestioni dolci e amare che rimandano le opere in ceramica di Marina Longo raccolte nella rassegna “Pelagicae”esposte presso la Villa Comunale dal 27 giugno al 7 luglio. 

Proprio il mare Mediterraneo si respira nelle forme  e nei colori delle strutture create dall’artista. Marina Longo è siciliana. Nell'esposizione " Pelagicae" le opere esposte evocano morfologie  marine. La Sicilia, con le sue vestigia arabe, con gli echi   della Magna Grecia, è pietra angolare  del processo creativo . La “mediterraneità” è comunque l’elemento preponderante, presente  come grande madre generatrice di vita.  Una vita che, attraverso una  navigazione entropica, nel  Mediterraneo, che l’ha generata,   al Mediterraneo ritorna, come Ulisse riapproda ad  Itaca. Tutto scaturisce   dalla generosa madre  e ad essa  si torna nel riposo della morte.

 Durante la navigazione si incontra la medusa, massa  sgraziata,   flessuosa ma curativa e lenitiva di ogni ferita.  Nei momenti di difficoltà si presenta una zattera salvifica, che nella metafora della vita può corrispondere al sorriso di un bambino, al sostegno sicuro di un amico, all’amore ricambiato con il  proprio compagno. Giù in fondo al mare si ergono rocce dove sono sedimentati i propri ricordi, ma ci sono anche  steccati da superare. Barriere intricate di una cultura patriarcale che ingabbiano la sensibilità femminile. E la donna, prendendo le sembianze di sirena, può elevarsi sopra gli steccati dell’ottusità. Donna    sirena  che si innamora della  propria libertà come Dafne e comincia a nuotare felice, fino alla linea di confine fra cielo e mare, per proiettarsi verso la luna. Corpo satellite che non brilla di luce propria ma dalla luce trae forma, gioca con essa. 

In questo viaggio  che Marina ci fa compiere nel suo immaginario mediterraneo, si incontrano tutte queste figure. C’è Icaro, ma anche la tragedia degli Immigrati. Si trova la zattera e la medusa, lo steccato e la sirena. Le nuotatrici, Dafne e la luna. Le opere di Pelagicae insomma, sono le sapienti e migliori accompagnatrici  per un affascinante viaggio nel mondo creativo di Marina Longo. Un mondo sconfinato e pieno di colori come il mare.

Una lunga estate calda

Il Cittadino Volsco


A seguito della riunione del 3 luglio ’15 il Cittadino Volsco, riunitosi con i cittadini e le Associazioni, chiama tutti alla vigilanza e alla mobilitazione per difendere il patrimonio archeologico della città che continua ad essere sotto assedio da parte di una politica che privilegia gli interessi privati a scapito della collettività e della storia frusinate.
Il ritiro degli atti, conseguito dopo una larga e forte partecipazione all’ultimo consiglio comunale, evidenzia che si può sconfiggere anche politicamente il disegno di quanti, come il Sindaco, ritengono di approvare in ogni modo lo scandaloso progetto di cancellazione dell’area delle terme romane.
Tutti gli atti formali che inquadrano la vicenda sia amministrativamente che legalmente non lasciano adito a dubbi: quell’area è un’area tutelata per un grande interesse archeologico e paesaggistico. Lo confermano gli stessi tecnici del comune e quelli della sopraintendenza.
Tali certezze sono state fatte proprie dall’intera popolazione frusinate, e non solo, che con questa consapevolezza ha costruito una identità culturale che le ha dato modo di immedesimarsi e di proporre iniziative informative e di vigilanza che mai erano state attivate.
Tale sensibilità è stata trasmessa, con fare partecipativo seppur affannoso sul piano politico, a tutti i consiglieri di cui molti hanno avuto la disponibilità ad un confronto attivo, serio, costruttivo. Il risultato sarebbe stato presto conseguito se una parte della maggioranza, non avendo i numeri necessari, non avesse frettolosamente e senza motivazioni “ritirato”?, “rinviato”?, le delibere. Mentre la politica di palazzo si interroga a chi rimane il cerino acceso, i cittadini di Frosinone decidono di continuare la mobilitazione nella difesa delle terme e nella difesa della democrazia per ridare la voce alla collettività anche sui problemi di interesse collettivo.
La vicenda delle terme si inquadra in un aspetto rovinoso della città, abbandonata verso il continuo degrado e la sempre maggiore precarietà della vita quotidiana, nella totale incapacità di coloro che guidano la gestione di questa città di tener presente le ultime forti sollecitazioni sui temi dell’urbanistica e su quelli dell’ambiente, come quelle della riappropriazione da parte di migliaia di persone del fiume Cosa.
Sono dunque i cittadini chiamati a dare quel segnale di inversione di rotta. Saranno vigili con un impegno crescente attraverso le mobilitazioni, con lo studio, con la ricerca, con la proposta.
Mercoledì 8 luglio altra assemblea alle h.20.30 presso la saletta coop di via Monti Lepini. Saranno messe in cantiere manifestazioni di piazza per sensibilizzare la popolazione.
Sarà una lunga estate calda.

lunedì 6 luglio 2015

La lotta contro il ddl “cattiva scuola” non va in vacanza.

Confederazione Cobas, Comitato di Lotta per il lavoro, Associazione Oltre l'Occidente 

Mentre con 159 voti favorevoli il Ddl sulla scuola è passato al Senato, sotto la minaccia della fiducia, il 7 luglio esso approda alla camera,   dove lo aspetterà una mobilitazione generale (Roma, P.Montecitorio, ore 16)

Alla Camera sarà per il voto definitivo, il cui esito è purtroppo scontato, vista la maggioranza schiacciante che il PD ha in quel ramo del Parlamento.
A nulla sono valsi gli scioperi, l’interruzione degli scrutini, le diserzioni delle prove Invalsi e, per finire, un corteo e la manifestazione di un gruppo di docenti contestatari presso Palazzo Madama, - in cui la partecipazione dei sindacati è stata veramente esigua e lasciata per lo più in mano ai Cobas -, dove hanno trovato ad attenderli, invece, una cospicua presenza poliziesca a sottolineare, se mai ce n’era bisogno, la distanza che oramai separa la politica dalle esigenze dei cittadini.
E’ passata e passerà sotto la minaccia della fiducia dunque, spaccando lo stesso Partito Democratico, di cui alcuni senatori hanno preferito abbandonare l’aula, piuttosto che sentirsi partecipi di una legge da loro ritenuta ingiusta o comunque inaccettabile.
E’ passata e passerà sulla testa dei cittadini, termine oramai non più  usabile, perché “cittadino” era inteso l’individuo libero di proporre e di scegliere, di esprimere opinione e protesta su determinate questioni riguardanti la collettività.
Al cittadino si sostituirà ora un essere ricattabile da un Dirigente Scolastico, a cui vengono assegnate prerogative di selezione e di formazione, di cui soprattutto gli ultimi DS non dispongono, insieme a genitori e alunni, che certamente ben poco sanno o sono esperti di una disciplina, di cui a volte lo stesso docente fa fatica a seguire la complessità e gli andamenti critici ultimi.
La scuola viene così ridotta a un meccanismo di semplificazione, a un congegno di formule, che la deruba della sua qualità primaria che era stata quella della costruzione di una coscienza critica e civile. Il docente rimane ricattabile perché sottoposto a una condizione di precarietà permanente, ad una instabilità  lavorativa e, quindi,  economica ed esistenziale, che non porterà a migliorare la società.
La scuola-azienda con tale provvedimento ha compiuto un salto qualitativo avvicinandosi sempre più all’azienda, ma allontanandosi sempre più dalle specificità di una scuola.
Chi ha votato e chi continuerà a votare si è reso e si renderà responsabile di questo futuro poco roseo per migliaia di docenti, e della disgregazione sociale che ne deriverà. Certo i colpevoli sono da ricercare anche dietro la politica, in quelle forze economiche che hanno spinto e richiesto, e a cui prontamente è stato dato, mentre così non è successo per gli insegnanti, che non sono stati affatto interpellati, a vanificare qualsiasi forma di democrazia, se ancora anche tale termine ha valore e può essere posto in uso.

domenica 5 luglio 2015

Napoli Centrale il groove napoletano a Liri Blues.

Luciano Granieri


Liri Blues è andato in scena anche quest’anno. Fra enormi difficoltà - per la solita mancanza di fondi che, sarà un caso, ma diminuiscono proporzionalmente all’aumentare del  profitto dei potentati economici finanziari che fagocitano tutte le risorse a disposizione per la  popolazione, compresi i fondi per la cultura -la rassegna dell’Isra  è andata in scena ugualmente.  Sicuramente la kermesse sulla cascata ha subito un ridimensionamento: solamente due serate e un cartellone corposo ma privo del grande nome. Anche se bisognerebbe accordarsi sulla definizione di "grande nome". Per il sottoscritto Napoli Centrale è un grande nome,  per la valenza tecnica dei musicisti, a partire da James Senese passando da Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo e Fredi Malfi , per ciò che questo gruppo ha rappresentato, sia nella storia della musica italiana, sia nella mia vita di appassionato di musica e batterista a tempo perso.

 Il gruppo, guidato da James Senese, ha animato la seconda serata preceduto dal set della Jonas Blues Band, nome tutt’altro che secondario. Per completezza d’informazione segnaliamo che il festival si era aperto nella giornata del 3 luglio  con il gruppo Hadacol Special, con l'ospite d'eccezione  Daniele Sepe, e i giovani della Homemade Jamz Blues Band. Globalmente possiamo parlare di un cartellone di tutto rispetto nonostante la carestia. 

Ma torniamo al grande nome. Napoli Centrale è stata una delle band protagoniste di quegli anni ’70 che molti si ostinano a definire “ANNI DI PIOMBO” . Periodo buio, violento, ma sta di  fatto che in quel decennio , veniva approvato lo statuto dei lavoratori, e processi di democrazia partecipata si diffondevano nelle fabbriche e nella scuole. Soprattutto in ambito musicale proliferavano fior di gruppi composti da musicisti straordinari. Dalla Premiata Forneria Marconi, alle Orme, al Banco del Mutuo Soccorso, dagli Area, al Perigeo, ai Goblin,   fino ad arrivare a Napoli Centrale. Volete qualche nome dei solisti che animavano questi gruppi? Fermiamoci alla batteria: Franz di Cioccio (PFM),  Michi Dei Rossi (Orme), Agostino Marnagolo (Goblin-Napoli Centrale), l’immenso Giulio Capiozzo (Area).  

Per militare in quelle band  era necessaria una  sola, ma indispensabile cosa: saper suonare e bene anche.    Come direbbe il mio amico Mario  Insenga, protagonista anch’egli  sul palco di Liri Blues con gli Hadacol Special, i DJ mettevano i dischi e non li incidevano. Per suonare nei locali dovevi eseguire  brani originali, l’era delle cover band era lontanissima. Si  poteva proporre la composizione di un altro gruppo, però  doveva essere innovata, reinterpretata. 

Ma soprattutto in quegli anni Napoli Centrale, e gli altri protagonisti della scena rock-progressive-jazz, andavano   in televisione, senza problemi, avevano   spazio nei media anche se molti dei testi  proposti, in particolare dagli Area e da Napoli Centrale,  erano decisamente  sovversivi e ideologicamente schierati. Oggi esistono gruppi  di valore ma sono relegati ai margini dalla dittatura del mercato che privilegia i soliti noti, o i finti eroi dei talent. 

In realtà i “mitici” di Napoli Centrale, hanno segnato anche la mia storia di appassionato e schiatta pelli da strapazzo. Ho passato  momenti indimenticabili nel garage con i miei amici, Sandro bassista, Sandro chitarrista, Giovanni sassofonista, io batterista   a provare i brani di Napoli Centrale, quelli strumentali in particolare, visto che tra noi nessuno sapeva cantare come James. Sotto A’Suttana, il pezzo che accompagna la clip di foto del concerto di Isola Liri, era quello che ci veniva meglio. Ore ed ore passate ad esaltare un passaggio di James o l’arpeggio di Guarnera, il controtempo di Agostino Marangolo, a bearci della loro maestria e straordinaria vena creativa. 

Ecco perché, tornare ad ascoltare “Campagna” “O’Nonno mio” “Acquaio’ l’acqua è fresca” è stato un enorme piacere, oltre che una grande emozione. Due parole sui musicisti. Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi De Rienzo al basso, Fredi Malfi alla batteria. Questa line up ha contraddistinto la formazione nel corso degli anni ’90 segnando, fra l’altro,  la collaborazione con Pino Daniele, anch’egli bassista del gruppo nel lontano 1978. 

Musicisti eccellenti. Sontuosa la prestazione di Ernesto Vitolo con arpeggi e glissati mozzafiato, l’apporto di Gigi De Rienzo è stato fondamentale. Il bassista, già collaboratore del Tony Esposito jazzista, ha sfoderato perle di rara finezza nel coagulare linee ritimiche e armoniche accattivanti. Straripante il drumming di Fredi Malfi. Magmatico, sfavillante, poliritmico. Insomma nella tradizione che vuole i migliori batteristi in circolazione  al soldo della formazione napoletana. 

Ed infine, lui, James Senese, robusto sassofonista, ancora voglioso di sperimentare sonorità particolari, e trascinante vocalist, magari un po’ più sobrio nell’avventurarsi in tonalità alte o in falsetto. James  Il vero mattatore del gruppo, l’indelebile marchio della ditta “Napoli Centrale”.  Un nome una garanzia.