Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 4 ottobre 2010

Il Blues del Centro Storico

di Luciano Granieri






Nello scorso   fine settimana ci siamo occupati interamente del centro storico. Sabato 2 ottobre c’è  stata la presentazione del libro “ Sia folgorante la fine”  con ospite  l’autrice Carla Verbano presso la libreria caffè Ithaca in via Garibaldi. A questo evento, organizzato dalla Rete Antifascista Antirazzista del basso Lazio  e dalla stessa Ithaca, abbiamo dedicato due post. Domenica 3 ottobre è andata in scena  l’iniziativa “ Una giornata per il centro storico” organizzata dalla locale sezione di Sinistra Ecologia e Libertà, la cooperativa sociale “finisterre”, la ludoteca comunale “Acunamatata” e il comitato “Rinascita Centro storico”. Lo svolgimento dell’evento prevedeva un mattinata dedicata ai bambini ma anche ai grandi. Il gazebo di Sinistra Ecologia e libertà raccoglieva dai cittadini le proposte per rivitalizzare la città alta scritte su post-it attaccati su un grande pannello.  Dopo   il pranzo con menù tipico ciociaro ha avuto luogo una passeggiata ludico-culturale attraverso le vie del centro storico e a seguire si è svolto  un dibattito dal tema “Parliamo di centro storico” con la presenza di amministratori locali, movimenti, commercianti e liberi cittadini.  In tale contesto, l’intervento del neo Assessore allo sviluppo economico, innovazione tecnologica e turismo del comune di Frosinone Daniele Colasanti dell’Udc, carica ottenuta dopo il recente e ben noto rimpasto in giunta, ha provocato “danni” all’inizitiva. Nulla da rimproverare ai compagni  di Sinistra ecologia e Libertà , era necessario invitare l’assessore proprio  in virtu del suo  mandato all’economia e al turismo, che molto attiene allo sviluppo del centro storico. Ma le sue argomentazioni e le sue proposte sono state rivelatrici della malsana direzione che la giunta  comunale potrebbe prendere se si consegnerà  mani e piedi agli ex democristiani di Casini. Una formazione che in sede di consiglio regionale è nella maggioranza della Polverini sterminatrice della sanità ciociara, al comune di Frosinone invece  pure . Ovvero,  sta nella maggioranza di segno opposto  a quella che presiede la Pisana  e   sta lottando strenuamente per scongiurare la strage di nosocomi che avverrà nella nostra provincia. Per farla breve sarebbe interessante sapere se l’assessore Daniele Colasanti è in sintonia col suo sodale in regione Ciocchetti in materia di politica sanitaria. Ma torniamo alla questione principale. Le corbellerie o le “Stronzate” per dirla alla Roveda proferite dall’assessore sono state veramente colossali. Sulla proposta del centro commerciale naturale ci siamo già espressi (vedi post  Centro storico griffato  ). Ma in quel frangente non avevamo dato credito più di tanto alla “stronzata” . Invece questi sono convinti!!! Abbiamo dovuto sorbirci dall’assessore Colasanti una  lezione di neoliberismo spiccio e globalizzazione estrema  che spiegava come  realizzare la piena commercializzazione del centro storico. Si prefigura l’invasione di attività commerciali  aperte di giorno, di notte, e pure nelle feste comandate,  e gli straordinari ai dipendenti chi li paga? ah scusate è tutto a nero. Abbiamo sentito farneticazioni su fidelity cards  erogate dalle banche che fanno accumulare punti  dando  diritto a sconti maggiori, perché non proporre un concorso a premi?     Se si riempe la scheda con i bollini fedeltà si acquisisce la proprietà del campanile. Fortunatamente il nostro amico e compagno  Bruno Roveda  ribatteva secondo i toni con cui noi stessi avremmo ribattuto. Resta il fatto che la nostra idea di centro storico è quella che si vede nel filmato. Dove il sottoscritto camminando per le vie dalla città alta condivide la sua passione per il jazz e il blues con Giacomo, eccellente organista  dell’Organ Music Club di Frosinone. Giacomo  esponeva  il suo leggendario Hammond,  una batteria e un contrabbasso, per promuovere il club. Due parole senza neanche presentarci e ci siamo esibiti nel blues  che si ascolta nel video suscitando la curiosità dei passanti. Centro storico come centro di condivisione e comunicazione di passioni,  valori culturale e artistici. Quei due minuti di musica improvvisata hanno consentito a me e Giacomo di dialogare  attraverso ritmi e armonie e di trasmettere , spero, a chi passava un po’ di sano groove . Ecco un  esempio concreto di socialità musicale.  Implementando  questi angoli dove è possibile fare musica insieme si costruisce una potentissima spinta  aggregante .  Come altro luogo di socializzazione oltre ai percorsi culturali è preminente la piazza. Un luogo dove la gente possa dibattere confrontasi schiodarsi dalla televisione e tornare a parlarsi . Un esempio della piazza si vede nella seconda parte del video dove Roveda esprime la sua sacrosanta idea in base alla quale ciò che dice l’assessore è una grande stronzata. Ancora nel filmato si vedono ragazzi che creano murales e condividono la loro espressione creativa con la gente che passa lì davanti. Tutto questo è il centro storico che noi vogliamo. Un luogo dove convivono la coscienza democratica e antifascista di Carla Verbano, la creatività artistica, lo scambio delle idee e delle emozioni . Sicuramente anche qualche esercizio commerciale ci sta bene  orientato però alla specificità del suo “stare” nel centro storico. Pensiamo a botteghe artigiane, ristoranti  tipici, luoghi dove si tramandano i vecchi mestieri, valorizzare le biblioteche e crearne di nuove dove i ragazzi e anche gli adulti possano riscoprire il  gusto della lettura; sale di musica dove tutti i musicisti in erba della città, che sono tanti, possano incontrarsi e coltivare la loro passione tutto ciò mettendo ancora più in evidenza due fiori all’occhiello della nostra città: l’accademia delle belle arti e il conservatorio.   I centri commerciali eliminiamoli!! Sia dal centro storico che dalle periferie in quanto non creano  ricchezza nel territorio né tantomeno benessere  offrendo solo posti di lavoro schiavizzante, nero o precario,e arricchendo le solite multinazionali che dei centri commerciali sono padrone. 

  




La giornata come si vede comincia  con un mio incontro blusey con un  eccellente organista che ho saputo, dopo la nostra esibizione,  essere Giacomo dell' Organ Music Club di Frosinone .  Dalla  nostra  jam session nasce una prima proposta per il centro storico. Poi si è svolto il dibattito in cui Bruno Roveda di Sinistra Ecologia e Libertà si esprime  sulle corbellerie dette dall'assessore Udc Daniele Colasanti, che non riportiamo ma che si intuiscono. Quindi   il sottoscritto nel riprendere i magnifici murales che alcuni ragazzi stavano completando non può esimersi dal dire la sua sulle stupidate di Colasanti. Ringraziamo il poeta Paolo Stellato che ha effettuato le riprese. 

Incontriamo Carla Verbano nel centro storico di Frosinone

di Luciano Granieri,  RAABL








Sabato 2 ottobre Carla Verbano ha  accettato il nostro invito a presentare il suo libro, “Sia folgorante la fine”,   presso la libreria caffè Ithaca di Via Garibaldi a Frosinone, nostra partner nell’organizzazione dell’evento . La Signora Verbano, insieme al giornalista del Corriere della Sera Alessandro Capponi, che la ha  affiancata nella redazione del volume , ha raccontato in modo estremamente toccante le vicende  relative all’uccisione  del figlio Valerio avvenuta il 22 febbraio 1980. Valerio Verbano era un militante comunista vicino all’area della autonomia operaia. Dopo molti tentativi di depistaggio  il suo assassinio  fu rivendicato dai Nuclei Armati Rivoluzionari, un’organizzazione neo fascista,  ma gli esecutori non saranno mai identificati. Valerio, stava raccogliendo un dossier sui collegamenti tra alcuni gruppi dell'estrema destra e settori della malavita cittadina, incluse vicinanze e coperture degli apparati statali. Tali circostanze, resero l’uccisione   di Valerio, per mano fascista, un omicidio particolare, anomalo  per cui la Signora Verbano sta ancora cercando la verità. Come rete Antifascista Antirazzista del basso Lazio, riteniamo che la lotta all’antifascismo, oltre alla mobilitazione, passi anche da questi momenti. E’ necessario raccogliere il maggior numero possibile di documenti, testimonianze che attestino come il cancro fascista abbia infettato  e infetti  tutt’ora i gangli della società e come questo sia sempre stato collaterale al potere e alla malavita. E’ proprio attraverso queste testimonianze che si cementa la cultura  democratica e antifascista. Conforta che l’incontro con Carla Verbano abbia visto una grande partecipazione, soprattutto di giovani.  Le domande  e gli interventi, hanno favorito lo sviluppo di molti temi che sono andati oltre l’antifascismo. Ci siamo trovati di fronte a una comunista , un antifascista vera , che ci ha fatto rivivere  un pezzo di storia della Roma di fine anni 70’. Nelle parole di Carla abbiamo potuto cogliere anche l’inquitudine e la delusione per l’evoluzione politico-sociale odierna che vede i posti di potere occupati da post   fascisti i quali  foraggiano gruppi di estrema destra, e la scomparsa della sinistra vera, quella fatta dai militanti.  Ma ancora di più, dall’incontro è emerso il rapporto controverso, con tutte le sue contraddizioni e momenti felici , di  una madre con il proprio figlio . Da qui si è sviluppata un’analisi, anche con il contributo dei convenuti ,  di come oggi si siano evoluti o involuti  i rapporti fra genitori e figli, e più in generale sulla  condizione giovanile che assorbe in modo abnorme l’immondizia mediatica, potente anestetico delle menti, senza che la scuola martoriata ad ogni livello dai tagli della Gelmini  possa porre un’argine.  La straordinaria partecipazione di persone che hanno vissuto  quegli accadimenti, ma soprattutto di giovani, dimostra che nel centro storico della  città, momenti di alta divulgazione culturale e storica come quello di sabato, concorrono decisamente  a rivitalizzare e popolare la parte alta di Frosinone. E’ dunque necessario favorire il confronto e l’aggregazione  e la socializzazione popolare attraverso l’organizzazione sempre più diffusa di eventi come questo. E  proprio la condivisone dei principi democratici ,  che da queste manifestazione scaturiscono    a costituire la miglior difesa contro le virulente  infiltrazioni neofasciste.  Come rete Antifascista Antirazzista del Basso Lazio ringraziamo dunque Carla Verbano, Alessandro Capponi e la Libreria Caffè Ithaca che ci è stata indispensabile per la realizzazione dell’evento. Vi invitiamo quindi alla visione dei video che documentano per intero l’incontro con Carla Verbano. Buona visione .


In questo primo video dell’evento, organizzato da Ihtaca e dalla Rete Anatifascista Antirazzista del Basso Lazio. Carla Verbano  con molto dolore, ripropone le fasi dell’omicidio di suo figlio Valerio.  









La Verbano parla delle indagini e del rapporto con il sindaco fascista di Roma Gianni Alemanno. Inizia il dibattito la prima  domanda è di Andrea Cristifaro della Rete Antifascista Antirazzista del Basso Lazio.








Nel video le domande di Catia De Vincentis,  Bruno Roveda  (Sinista Ecologia e Libertà), , Luciano Granieri della Rete Antifascista Antirazzsta del basso Lazio. Interviene anche il giornalista  Alessandro Capponi. 







Si chiude l’incontro con le osservazioni di Maria Lucia Giovannangelo e i ringraziamenti di Lucia Conti, per Ithaca, e di Fausta Dumano Rete Antifascista Antirazzista del Basso Lazio, presentatrice dell’evento. 




Ricostruire un nuovo grande partito Comunista

da Associazione Politico- Culturale 20 ottobre,



Ricostruire un  nuovo grande partito comunista che difenda le classi più deboli, adotti una politica ecologista e che riaffermi i valori della democrazia e della costituzione. È il messaggio lanciato sabato 2 dai vari esponenti della sinistra e della società civili intervenuti numerosi alla manifestazione organizzata a Frosinone dall’Associazione Politico Culturale “20Ottobre”.
L’iniziativa, che si è tenuta presso i locali della CIA di via Brighindi nel capoluogo ciociaro, ha avuto come tema centrale l’unità dei Comunisti, possibilità  e prospettive.
Tra i vari relatori, che si sono susseguiti tra gli applausi scroscianti dei partecipanti, Maurizio Federico, esperto di storia del PC, ha ripercorso la storia del partito comunista soffermandosi su un episodio in particolare: l’incontro avuto da Napolitano e Occhetto con l’allora l capo della Cia Kolby in seguito al quale Occhetto sciolse il partito con il discorso della bolognina. “Questo – secondo Federico – è l’episodio cardine che dimostra come le scellerate scelte del passato abbiano portato allo sfaldamento del Pc”. Per Capobianco invece “ si rende sempre più necessaria una presenza costante ed attiva di una sinistra unita per contrastare la scellerata politica della destra a partire dalla provincia di Frosinone. Il Pdl – ha detto – va fermato subito. Stanno distruggendo la sanità , la scuola ed i diritti di tutti.” Paolo Ceccano invece, consigliere comunale di Sora ha invece sottolineato l’importanza “ nelle amministrazioni locali dei rappresentanti della sinistra per difendere e sostenere i diritti dei più deboli conquistati con anni di lotte”. Di “ democrazia a rischio” ha invece Parlato Giovanni Morsillo il quale ha invitato tutti ad una mobilitazione in difesa della costituzione”.
Oreste Della Posta si è detto soddisfatto “ per la grande partecipazione acne di persone non iscritte alla federazione della sinistra. Ciò- ha affermato l’esponente di spicco dell’associazione – sta a significare che tutti voglio dare il loro contributo per la nascita di un grande partito comunista che contrasti la politica delle destre e che sia dalla parte di più deboli e dei lavoratori sempre e senza tentennamenti. Per questo – annuncia- presto ci saranno altre iniziative su tale tema  perché questo è il ruolo che la nostra associazione vuole svolgere”.

03/10/2010, Aquino


domenica 3 ottobre 2010

Un barlume di speranza contro la serranda nera

di Fausta Dumano




2 ottobre 2010, una data che conserverò nell’archivio della memoria, una giornata densa di emozioni e di  sensazioni, sono 30 anni che vado sotto casa di Valerio Verbano , 30 anni che percorro quella strada per le manifestazioni in ricordo di Valerio. La storia è nota a tutti quelli che seguono il blog. Oggi per la prima volta ho varcato il protone, quattro piani a piedi, c’è l’ascensore, ma....a piedi le scale con dentro il cuore, quella scritta “VALERIO VIVE”. La porta è aperta, Carla mi aspetta per andare da Ithaca a Frosinone c’è la presentazione del suo libro”Folgorante sia la fine” . Carla è ospitale come se fossi una vecchia amica, in realtà la nostra conoscenza si è cementificata da quando curo il blog ed è entrata non mondo di Facebook. Sa che ogni anno vado alla manifestazione. Appena varco la porta, un tuffo al cuore, sono nella casa di Valerio, nella casa dove 30 anni fa è stato ucciso. Ogni angolo trasuda di “Valerio” che spunta fuori nelle foto, nel calendario del Manifesto. Una sigaretta fuori nel terrazzo, Carla ha il pollice verde, l’emozione attraversa  il mio corpo, 30 anni fa tutto sembra fermo nella casa di Carla. Tutto mi parla di Valerio, vedo il divano, quel divano comprato da Carla quando Valerio ha avuto l’incidente. Suoni, colori, odori, Valerio è vivo, vive nel coraggio di Carla. Una donna lasciata sola dalle istituzioni, sostenuta dai compagni di Valerio.  In quelle case si materializzano le pagine del libro di Carla, sento i passi degli assassini  di Valerio, la vedo imbavagliata. La storia di Valerio, la storia di quegli anni si intrappola nel mio dentro. Nella borsa ho il libro, vorrei la dedica, ma non trovo le parole, io che gioco con le parole, che sono una giocoliera sono avvolta nel silenzio. E’ un silenzio particolare, un silenzio pieno di ricordi, un silenzio di rispetto. Con l’arrivo di Alessandro Capponi, il giornalista del Corriere della Sera, comincia il viaggio. Carla è emozionata, una lacrima le riga il volto, ogni presetnazione è un’emozione. Filippo guida, Carla fa da Cicerone, Trieste, Salario, Nomentano, Monte Sacro, un giro istruttivo che mette paura, “dai luoghi si può togliere il sangue, si possono cancellare le prove, ma quello che è accaduto rimane”. Lo si legge  nel suo sguardo, il dossier di Valerio è sparito, le prove disperse, ma la storia vive dentro di lei. Da Ithaca emozionata le regalo la lettura dell’incipit, il suo sogno scendere nella bocca della fontanella. Sono seduta accanto ada una donna straordinaria Carla Verbano. Un’iniziativa importante CARLA VERBANO a pochi metri dalla SERRANDA NERA, l’averla accolta in tanti è un barlume di speranza.




sabato 2 ottobre 2010

Domenica elezioni in Brasile

supplemento del Correo Internacional.  Traduzione dall’originale in spagnolo di Isa Pepe e Valerio Torre

 
Domenica prossima si svolgeranno le elezioni generali in Brasile. La competizione elettorale si tiene in un momento di relativa tranquillità per la borghesia brasiliana e lo stesso governo Lula.
Da un lato, la crisi economica internazionale, che nel 2009 ha provocato una caduta del Pil pari allo 0,2% (invertendo un ciclo di crescita di diversi anni), sembra dare respiro al Paese: il ministro dell’industria, Guido Manteiga, ha previsto per il 2010 un aumento fra il 5 e il 6%. Benché l’economia inizi a mostrare alcuni sintomi di raffreddamento e sia all’orizzonte la minaccia di un’estensione della difficile situazione europea, è questo panorama che domina ora la scena e la parola “crisi” è scomparsa dai comizi dei principali candidati borghesi.
D’altro canto, le elezioni si tengono anche in un quadro di relativa tranquillità nella lotta di classe, attraversata solo dai conflitti che si producono attraverso le contrattazioni salariali annuali dei diversi settori dei lavoratori.
Una relativa tranquillità espressa anche dal fatto che Lula porta a termine il suo secondo mandato con un indice di consenso vicino all’80%. Il più alto per un presidente da quando, vent’anni fa, sono iniziate queste rilevazioni.
 
Una falsa polarizzazione
In tal modo, la borghesia brasiliana può di nuovo “giocare a due punte” e imporre una falsa polarizzazione fra i suoi due principali candidati: la rappresentante del Pt, Dilma Roussef, e quello dell’opposizione di destra, José Serra, ex governatore di San Paolo, per il Psdb.
Essi sono stati protagonisti di un primo noiosissimo dibattito televisivo, in cui la prima ha reso evidente che, a differenza di Lula, non è una figura sorta dal movimento di massa bensì dall’apparato del Pt e si è limitata a garantire la continuità della politica di Lula; mentre il secondo ha evitato di criticare frontalmente il governo, limitandosi ad argomentare sulla linea del “noi lo faremmo meglio”.
Le notizie circa i finanziamenti delle imprese alle campagne elettorali dei due candidati mostrano che una crescente maggioranza della borghesia comincia a propendere in favore di Dilma. E la stessa tendenza comincia ad essere evidente nelle rilevazioni delle intenzioni di voto, nelle quali ella supera Serra di almeno 5 punti percentuali.
La borghesia brasiliana sostiene anche una falsa alternativa “di sinistra” al governo attraverso la candidatura di Marina Silva (ex ministro dell’ambiente del governo Lula) per il Partito Verde, favorita dal rifiuto a ricandidarsi di Heloisa Helena (che nel 2006 ottenne più di sei milioni di voti come candidata del Fronte di Sinistra Psol-Pstu-Pcb). Al di là del suo “vestito verde”, Marina rivendica tutta la politica economica dei governi del Pt e di Fernando Henrique Cardoso, affermando che vorrebbe “unire il Pt e il Psdb” nel suo governo. Esprime anche posizioni molto reazionarie come il rifiuto pubblico del diritto all’aborto libero e gratuito.
 
Una realtà molto diversaLa realtà profonda vissuta dai lavoratori e dal popolo brasiliano è, tuttavia, molto lontana dall’ottimismo mostrato dalla borghesia e dai suoi candidati. Il Brasile – in cui le grandi banche e le imprese hanno realizzato durante il governo Lula (che lo ha sempre rivendicato pubblicamente) profitti record – è il Paese al mondo con la più iniqua ripartizione del reddito. Mentre il 10% della popolazione più ricca detiene il 50% del reddito del Paese, il 50% più povero riceve appena il 10% (1).
Cifre di un panorama di milioni di brasiliani che vivono in povertà nelle favelas e senza accesso ai servizi pubblici elementari, la moltitudine dei contadini senza terra e i tantissimi che dipendono da piani assistenziali (come la Bolsa Familia) per non morire di fame.
Anche l’impressionante aumento del debito pubblico è molto lontano da questo ottimismo. Il debito estero ammonta a 282.000 milioni di dollari e quello interno si è triplicato dal 2008, per il meccanismo di sovvenzionamento a banche e imprese durante la crisi, raggiungendo circa un bilione di dollari. Il deficit corrente (entrate fiscali meno pagamenti) può arrivare quest’anno a 60.000 milioni. In altri termini, una recrudescenza della crisi economica internazionale troverebbe il Brasile in condizioni molto più fragili rispetto alla prima fase della crisi.
Ma “di questo non si parla” nella campagna elettorale dei candidati della borghesia. Come neanche si parla della sottomissione del Paese e del governo Lula all’imperialismo e del ruolo che essi recitano come suoi agenti sotto diversi aspetti, come quando ha contribuito con il principale contingente e ha diretto le truppe dell’Onu nell’occupazione di Haiti.
 
Diffondere il programma socialistaIn altre parole, il Brasile è un Paese molto ricco di risorse naturali e di ricchezza prodotta dal lavoro, ma il cui popolo è condannato alla povertà e a restare con le necessità più urgenti irrisolte, in conseguenza del saccheggio di queste ricchezze da parte dell’imperialismo e della borghesia brasiliana.
Per invertire questo quadro e soddisfare queste necessità popolari è necessario abbattere il capitalismo, imponendo un autentico governo dei lavoratori che applichi un programma di radicale cambiamento della struttura socio-economica del Paese. Un programma che preveda misure come il rifiuto del pagamento del debito estero e interno, l’espropriazione senza indennizzo e la nazionalizzazione delle grandi imprese e delle banche nazionali e internazionali, una profonda riforma agraria che espropri i latifondisti e ridistribuisca la terra, la riduzione della giornata lavorativa a parità di salario, un piano di opere pubbliche destinato alle necessità popolari.
In tal modo, attraverso un piano economico statale centralizzato potranno essere garantiti un aumento generale dei salari fino al raggiungimento della misura di quello minimo equivalente al paniere di base completo e lavoro per tutti; potranno essere triplicati i bilanci della sanità e dell’istruzione pubblica; potranno essere assicurate case dignitose per tutti e terra per tutti i contadini.
In altri termini, la necessità di una rivoluzione socialista. Questa è la proposta e il programma presentato e diffuso dal Pstu, nonostante il boicottaggio della grande stampa e della Tv, specialmente attraverso il suo candidato presidente, José Maria De Almeida (Zé Maria), in numerose manifestazioni e iniziative, come vari seminari programmatici realizzati in tutto il Paese, e con un’edizione speciale del giornale Opinião Socialista dedicata al programma socialista per il Brasile che viene venduta dinanzi ai cancelli delle fabbriche e delle imprese.
Il Pstu dà anche alla sua campagna un profilo internazionalista e antimperialista, avanzando la parola d’ordine dell’immediato ritiro delle truppe brasiliane da Haiti e la loro sostituzione con medici, tecnici e specialisti che aiutino realmente il popolo haitiano duramente colpito dall’ultimo terremoto; e rivendicando l’immediata rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con lo Stato genocida di Israele e l’appoggio della lotta del popolo palestinese per recuperare il suo territorio.
 
Disputare la coscienza dei lavoratoriIl Pstu non crede che sia possibile una trasformazione in senso socialista attraverso una competizione elettorale o le istituzioni parlamentari borghesi. Essa potrà prodursi solo all’esito di un profondo processo di organizzazione e lotta dei lavoratori e delle masse e attraverso la presa del potere.
Tuttavia, è assolutamente necessario che un partito rivoluzionario presenti e diffonda il programma socialista nelle elezioni per discuterlo con milioni di lavoratori disputando così la loro coscienza all’influenza della borghesia. Proprio questo era uno dei punti centrali dei criteri che la Terza Internazionale di Lenin postulava per l’intervento di un partito rivoluzionario nelle elezioni borghesi. Perché ogni lavoratore guadagnato a questo programma rappresenta un passo avanti in una prospettiva di lotta più strategica.
 
Il Psol abbandona la difesa del socialismoD’altro lato, in queste elezioni, la difesa del programma socialista è rimasto di fatto nelle mani di Zé Maria e degli altri candidati del Pstu. Il candidato di sinistra che sta ricevendo più spazio sui media e che ha potuto partecipare al dibattito in tv, Plinio Arruda Sampaio del Psol, lo ha esplicitamente abbandonato. In un’intervista al quotidiano Folha de São Paulo (1/8/2010), Plinio ha dichiarato: “Io non pretendo di impiantare il socialismo in Brasile né è la pretesa del mio partito adesso. Avanzo una proposta nel quadro del capitalismo. Le uniche forme socializzate che vogliamo avere sono la sanità e l’istruzione”. Secondo Plinio, ciò è quanto richiesto dal “buonsenso”.
In altre parole, una nuova versione delle proposte già chiaramente fallite di “riformare” o “umanizzare” il capitalismo, inciampate inesorabilmente nel rifiuto del capitalismo imperialista di essere riformato o umanizzato. Al tempo stesso, ora sono ancora più evidenti le profonde differenze programmatiche che hanno impedito la riedizione del fronte elettorale di sinistra del 2006.
 
Sostenere le lotte e l’organizzazione dei lavoratoriNella diffusione del programma socialista in campagna elettorale, il Pstu cerca di legarlo alla realtà quotidiana dei lavoratori. Da un lato, tenta di spiegare in parole semplici come queste misure si relazionino con la soluzione delle loro necessità più concrete come i salari, il lavoro, la sanità, l’istruzione o la casa, che potranno essere risolte definitivamente solo se quelle misure saranno applicate.
Dall’altro lato, cerca di appoggiare e sostenere le lotte concrete che i lavoratori e il popolo portano avanti, come ad esempio lo sciopero vittorioso per una migliore Plr (Partecipazione nei guadagni e risultati) e per un miglioramento delle condizioni di lavoro realizzato dai lavoratori della Caf (Costruzioni e Infrastrutture Ferroviarie) della città di Campinas, o la campagna salariale congiunta che, su proposta del sindacato metalmeccanico di São José dos Campos, sarà realizzata dai sindacati che raggruppano le fabbriche di automobili in varie regioni del Paese.
In questo quadro, si tratta anche di sostenere l’organizzazione unitaria dei lavoratori e dei settori popolari per lottare per queste rivendicazioni, come hanno fatto i militanti del Pstu sostenendo la centrale fondata nel congresso svoltosi lo scorso giugno nella città di Santos, la Csp-Conlutas (Centrale Sindacale e Popolare).
Da ultimo, ma non per importanza, si tratta di sostenere e avanzare nell’organizzazione politica dei lavoratori, specialmente nei “battaglioni pesanti” dei principali settori della produzione. Per esempio, circa 200 lavoratori del petrolio di Rio de Janeiro hanno firmato una dichiarazione di appoggio alla candidatura di Zé Maria. E la stessa cosa hanno fatto 500 lavoratori, in maggioranza metalmeccanici, di São José dos Campos.
In definitiva, in queste elezioni, la borghesia brasiliana ha due alternative principali e diverse secondarie. A fronte di esse, esiste un’unica alternativa autenticamente operaia, di lotta e socialista: quella presentata dal Pstu e da Zé Maria.
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(1) “Diseguaglianza e povertà nel Brasile”, Ipea (Istituto di Indagine Economica Applicata) su dati e indicatori della Banca Mondiale, della Banca Interamerica di Sviluppo, dell’Ibge e dell’Onu.
 


Una falsa democrazia
 
La borghesia presenta le competizioni elettorali come la massima espressione della “sua” democrazia, perché in esse i lavoratori e il popolo “eleggono liberamente” i loro rappresentanti e governanti.
È totalmente falso. I partiti appoggiati dalla borghesia fanno affidamento su risorse qualitativamente superiori per affrontare le loro campagne rispetto ai partiti operai e/o di sinistra. Innanzitutto, per i grandi apporti finanziari che, direttamente o indirettamente, ricevono da aziende e imprenditori.
Il Pstu rifiuta tassativamente di ricevere qualsiasi contributo finanziario dalla borghesia perché ciò rappresenta, nei fatti, un impegno o un debito che presto o tardi sarà pagato politicamente, poiché come si dice in Brasile “chi paga l’orchestra sceglie anche la musica”. Al contrario, il Pstu finanzia le spese della sua campagna con i contributi ricevuti dai lavoratori, dai militanti e dai simpatizzanti. Questa è la garanzia della sua indipendenza politica di fronte ai padroni e ai loro governi: ed è la cosa più importante. Ma, al contempo, rappresenta una limitazione nelle sue possibilità di sviluppare una grande campagna sui media.
D’altra parte, questa condizione è accentuata da una legislazione che discrimina i tempi gratuiti obbligatori concessi in tv a seconda del numero di deputati di ogni partito o coalizione. Il che significa che il Pstu ottiene meno di un minuto per ogni presentazione (3 giorni alla settimana), mentre il Pt o il Psdb utilizzano rispettivamente 10 e 8 minuti all’incirca in ogni periodo. Contrariamente a paesi come Francia o Portogallo in cui i tempi sono equamente divisi fra le candidature registrate, qui i partiti minoritari sono completamente discriminati.
Questa stessa legislazione stabilisce che nei dibattiti televisivi fra i candidati alla presidenza o i candidati alla carica di governatore, le emittenti debbono invitare obbligatoriamente solo quelli espressione di partiti rappresentati in parlamento. Potrebbero invitare volontariamente gli altri candidati, ma non lo fanno. In realtà, le reti televisive hanno interesse ad invitare soltanto i rappresentanti di opzioni che considerano “ragionevoli”. Così è accaduto nel dibattito della Red Bandeirantes ed è previsto che accadrà nei dibattiti che si terranno alla Record e alla Globo. In tal modo, discriminano chiaramente vari partiti di sinistra che, come il Pstu, il Pcb o il Pco non possono partecipare a questi dibattiti.
Per questo, a differenza del Psol che, attraverso Plinio, ha rivendicato il carattere democratico del dibattito svoltosi alla Red Banderiantes sol perché invitato, il Pstu denuncia il suo carattere discriminatorio ed esige la partecipazione di tutti i candidati.

venerdì 1 ottobre 2010

Il Nobel Comunista

di Luciano Granieri


Come è ingrato il mondo! Possibile che la comunità internazionale non si sia accorta della meritoria opera svolta dal più grande genio vivente  della galassia, Silvio Berlusconi?  Quali le motivazioni per non aver assegnato il premio Nobel per l’economia ad un tale alto (basso) economista, il quale ha dettato al presidente degli Stati Uniti la linea per uscire dalla crisi economico-finanziaria? Quali reconditi motivi hanno impedito  l’assegnazione del premio Nobel per la pace ad un tale alto (basso) statista per aver  salvato il mondo dalle nefaste conseguenze della guerra fredda mettendo d’accordo Russi e Americani? Perché non è stato assegnato il premio Nobel per la medicina ad un tale alto (basso) luminare, il quale ha scoperto la formula per debellare il cancro in 12 settimane? Non lo sappiamo. Probabilmente  perché il mondo è popolato di giudici comunisti la cui faziosità e odio non ha voluto riconoscere a Dio quel che è di Dio. Anche il mondo del cinema, pure infestato da pericolosi comunisti  non  ha celebrato a dovere   la grande  recitazione  del favoloso  Silvio Berlusconi  andata in scena nei giorni scorsi alla Camera e al Senato, rifiutandogli l’oscar come migliore attore protagonista e non protagonista del film “La sostenibile pesantezza della truffa e della fuffa”. Ma al di là di riconoscimenti e premi, non si può negare di trovarsi di fronte ad un Santo. Nessun essere immanente o trascendente, umano o disumano, sarebbe stato capace del miracolo di materializzare i milioni di euro, poco prima scomparsi, necessari al completamento della Salerno-Reggio Calabria . A dire il vero, nella due giorni parlamentare organizzata dal burattinaio di Arcore,  per ottenere la fiducia necessaria a sfuggire ai suoi processi, dopo gli schizzi di merda volati durante l’estate nella sua maggioranza, di situazioni kafkiane ne abbiamo vissute diverse. Dai finiani che, al grido di “ Signor Presidente ci siamo accorti che Lei è un delinquente mafioso e pidduista, ma per responsabilità verso il popolo sovrano continuiamo a darle la fiducia” votano a favore del caudillo di Arcore per evitare al neo gruppo Fli di prendere schiaffi sin da subito in caso di elezioni, al prode Fabrizio Pionati che assicura la leccaculagine al premier in nome e per conto di un gruppo parlamentare molto numeroso, in pratica composto solo da lui. Da quelli di “Noi Sud”  che plaudono alla politica suddista del governo non accorgendosi del furto dei fondi fas che l’associazione a delinquere Berlusconi&Tremonti ha sottratto proprio alle popolazioni meridionali, al camerata Tremaglia che, fedele al dettato finiano, assicura il suo appoggio al governo, ma siccome è un vecchio rincoglionito, si sbaglia e vota contro suscitando le ire del rinnegato (parole di Ciarrapico) capobastone Fini. L’uscita di Ciarrapico invece, non stupisce. Tutti a scandalizzarsi per le parole Senatore, ma che fascisti conclamati e autoproclamati siano presenti in Parlamento in barba alla Costituzione non è una novità. Certo i vari forzanuovisti, fiammatricoloristi sono in difficoltà . Dopo le fibrillazioni estive che hanno squassato i loro referenti non sanno a chi convenga appoggiarsi  fra Fini e Berlusconi. Solo CasaPound è sicura della propria posizione potendo contare sulla proficua sponsorizzazione del mafioso Dell’Utri. Ma se Sparta (maggioranza) piange, Atene (opposizione) non ride. La dabbenaggine di Bossi con l’uscita sui romani porci, aveva offerto su un piatto d’argento alle opposizioni l’occasione di mandare a casa il governo del disfare. Ma con la scusa che la Nazione ha bisogno di essere governata, non importa come, è bastato che l’improbabile ministro padano fra un grugnito e un rigurgito chiedesse  scusa ai romani, per indurre le opposizioni a ritirare  la mozione di sfiducia presentata ai suoi danni, probabilmente fatale all’esecutivo. La realtà è che secondo i “focus” (così si chiamano oggi i sondaggi elettorali) a parte la Lega che tiene, perché in linea con la grettezza del suo elettorato, il Pdl perde, il Pd perde, Fli non esiste, Casini e Di Pietro non sono sicuri di spuntarla . E allora se tutti perdono chi vince?  Nessuno. Il partito di maggioranza assoluta è costituito da quel popolo di astensionisti che ha deciso di mandare trasversalmente a fare in culo i teatranti del teatrino. Si ingrossa la massa popolare disillusa e incazzata che, per guardare solo alla nostra Regione, vede l’Università “la Sapienza”  ritardare l’apertura dell’anno accademico per i tagli della Gelmini, subisce i morsi della disoccupazione, assiste alla chiusura decretata dalla Lazziale Polverini, burattina dell’associazione a delinquere berlusconiana, di 17 ospedali nella regione di cui 8 (Anagni, Ceccano, Pontecorvo, Ceprano, Ferentino, Arpino, Isola Liri, Atina) in Ciociaria terra di coglioni che è stata determinate per la sua elezione a governatrice. Il teatrino è ormai lontano anni luce dalla gente e cura i propri interessi sulla pelle della gente. E’ dunque  tempo che anche la gente si curi  i fatti propri, fuori e contro il teatrino scendendo in piazza  a reclamare i propri diritti. Le occasioni non mancano già da domani ad Anagni per protestare contro la chiusura dell’ospedale o a Roma per il No B Day 2 o il 16 ottobre accanto alla FIOM.

Penultima  ora:
L’attore barzellettiere Berlusconi continua sparare cazzate sugli ebrei sulla Bindi e bestemmia pure. Che ne direste di una belle mozione di sfiducia per comportamento demenziale non consono ad una carica istituzionale?  Ah  già una atto simile è tipico  delle opposizioni vere non di quelle finte che siedono dall’altra parte dell’emiciclo.

Ultima ora:
Quando le cose si mettono male ecco puntuale il solito attentato autorganizzato ai danni di qualche lacchè berlusconiano per denunciare   Belpietro, il quale sarebbe stato vittima di un attentato. Si da il caso che l’attentatore in agguato sul pianerottolo sia entrato in azione quando il fiero giornalista era già entrato in casa,  aggredendo  la sua guardia del corpo che di solito usa  l’ascensore ma che in questo frangente  scende  a piedi  dopo aver salutato Belpietro  , vai a sapere perché. Lo sprovveduto attentatore cerca di scaricare addosso al bodyguard il caricatore della sua  pistola, ma questa guardacaso    si inceppa, il gorilla risponde a sua volta sparando tre colpi . Insomma volano proiettili ma nessuno si fa male. Poi uccellando  l’ispettore della scorta e la macchina della polizia che staziona davanti al portone, il malvivente si dilegua indisturbato anche questo è piuttosto insolito. Di tutta questa bufala, l’ennesima, scandalizza il fatto che un giornalista possa avere la scorta pagata dalle  nostre tasse, mentre spesso questa viene negata a magistrati e a collaboratori di giustizia.  VERGOGNA!!!

Fli & Pdl

di Mario Saverio Morsillo



L'attuale sortita di Fini, che tende a presentarsi come 'partito di opposizione interna ' alla maggioranza di governo, ha secondo me un'unica
spiegazione.
Quandi Fini si permise di dire che la Casa delle Libertà era finita e non riproponibile in futuro, Storace, impiegando mezzi e risorse incredibili (manifesti, sezioni inaugurate dal nulla, videomessaggi a pagamento su TV nazionali e locali, ecc.), creò un partitino di destra estrema, che nel giro di poco tempo avrebbe potuto prosciugare l'allora esistente AN. Quei soldi, a Storace, qualcuno glieli avrà dati. Subito dopo, fini, vista la mala parata, torna all'ovile di Berlusconi: chiudono di conseguenza molte sezioni de 'La Destra', si vedono molti meno manifesti in giro, ecc.: evidentemente, chi l'aveva finanziato non lo fa più. Si rivota: i berlusconiani stravincono, anche grazie alla politica anti-sinistra di Veltroni; Fini chiede per sè la Presidenza della Camera quando avrebbe potuto facilmente ottenere la guida del neonato Popolo della Libertà. Perchè non lo fa? Probabilmente vuole avere le mani libere per organizzare la vendetta contro chi è più fascista di lui, cioè Silvio
Berlusconi. Da allora, infatti, inizia un continuum di posizioni gaulliste, chiracchiane, addirittura sinistrorse; ma perchè, per fare un esempio, l'ideologo della legge Bossi-Fini dovrebbe prendere le difese di una parte degli immigrati? Non è che Fini stava semplicemente tentando di coalizzare tutti coloro che ce l'hanno col Capo? Berlusconi, delle cui facoltà mentali è lecito dubitare ( non sempre chi è un gran criminale è anche una persona intelligente), rilancia a Natale scorso il concetto di PdL come Partito dell'amore, non volendo ovviamente copiare quello ben più affascinante di ciccioliniana memoria, ma pensando così di quietare le divergenze interne al suo Partito. L'operazione fallisce; Fini riesce a compattare un manipolo di astiosi anti-premier in un nuovo soggetto politico, interno ma autonomo rispetto al PdL (!), viene goffamente attaccato su un appartamento di Montecarlo di proprietà di AN e finito in mano al cognato (gli unici che avrebbero potuto chiedere spiegazioni potevano essere gli ex AN: che c'entrano 'Libero' ed 'Il Giornale'?)...... ed alla fine i finiani, tranne due, danno la fiducia a Berlusconi il giorno del suo compleanno.
PERCHE'?
Secondo me, Fini sa che allo stato attuale gli elettori di destra che lo seguirebbero sono pochi. Ha bisogno di tempo per farsi accettare come leader della destra, dentro o fuori il PdL si vedrà. Del resto, Berlusconi ha bisogno di un paio di mesi ancora perchè a Dicembre la Corte Costituzionale si dovrà esprimere sull'incostituzionalità dell'ignobile Lodo Alfano. Faccio una previsione: se il Lodo verrà dichiarato valido, Berlusconi resterà premier, e Fini sarà il nuovo leader del PdL (tutto intero, compreso Fli). Se il Lodo verrà considerato incostituzionale, Fli non si scioglie, e qualche sgherro di Berlusconi presenterà un nuovo Lodo,
modificato in minima parte, per guadagnare altri due o tre anni.
                                            Ciao a tutti