Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 11 aprile 2020

Vertenza car fluff chiusa.




“Vi scrivo per trasmettere in allegato la sentenza pubblicata oggi dal Consiglio di Stato, che pone fine alla nota questione del car fluff, rigettando l’appello della Marangoni e quindi dichiarando la perfetta legittimità del provvedimento della Regione Lazio che negò l’autorizzazione alla trasformazione dell’inceneritore di pneumatici”. 

Con queste parole l'avvocato Alberto Maria Floridi  (Studio Legale Gattamelata e associati) ha comunicato la chiusura della vertenza car fluff Marangoni alle associazioni Anagni Viva, Associazione Diritto alla Salute, Comitato di quartiere Osteria della Fontana. Retuvasa. 

Con la sentenza n.2248/2020 del Consiglio di Stato, come riferito dall'avv. Floridi alle associazioni rappresentate, è stato affermato come fosse corretto negare l’autorizzazione non solamente in base al principio di precauzione, tenuto conto della grave situazione ambientale e sanitaria della zona, ma anche alla luce delle lacune specifiche del progetto, che non consentivano di considerarlo sicuro e affidabile.

Si conclude quindi una vicenda, quella del car fluff, nel corso della quale è cresciuta la consapevolezza dei rischi ambientali ai quali è sottoposto il nostro territorio.

Tale consapevolezza è stata suscitata, oltre che dalle evidenti criticità ambientali, anche dall'azione continua e persistente, in tutti questi anni, delle associazioni che hanno voluto diffondere una corretta informazione su questi argomenti,con costante impegno organizzativo, eccellenti competenze  tecniche e ferma  convinzione di lottare  per difendere il territorio, mobilitando i cittadini e ricorrendo alla giustizia. Tale lavoro, svolto soltanto da volontari, sta dando i suoi frutti e ha evidenziato che, la Valle del Sacco, è stata da anni oggetto di spericolate sperimentazioni.

Sperimentazioni spesso portate avanti, come evidenzia la sentenza,  non da primari istituti di ricerca o sotto la sorveglianza di eccellenti centri di studi, ma da imprenditori che tentano di trarre profitti con i rifiuti, in questo caso anche pericolosi, con minimi investimenti, con superficialità e spesso con sprezzo degli effetti che le loro sperimentazioni possono avere sull'ambiente e sulla salute pubblica.

La collaborazione tra le associazioni ha dunque dato il suo contributo per resistere e vincere la deriva del degrado del nostro territorio, in questo caso con il supporto della Regione Lazio, che non aveva concesso la valutazione di impatto ambientale favorevole.

Da questo risultato, ripartiamo per fare presente sia ai furbetti delle sperimentazioni spericolate, sia ai rappresentanti politici,  che alle istituzioni responsabili dei processi decisori, non sempre così lungimiranti come in questo caso e, soprattutto, ai nostri concittadini, che noi saremo sempre attenti e pronti a respingere qualsiasi ulteriore tentativo di ridurci a cavie silenti di sperimentazioni nocive. 

Chiediamo ai nostri concittadini di seguire ancora le nostre attività e chiediamo alle istituzioni, soprattutto in questa fase, una moratoria assoluta di tutti i procedimenti autorizzativi di produzioni pericolose e nocive per l’ambiente. Per questo ancora una volta  diciamo basta al sacrificio della popolazione di una Valle che nonostante sia stata riconosciuta quale Sito di Interesse Nazionale, a fronte del grave persistente stato di inquinamento, continua ad essere aggredita da iniziative ad alto impatto ambientale, quali inceneritori  tossici e centri di trattamento dei rifiuti, quali discariche, compostaggi, recuperi di ceneri pericolose.

LE ASSOCIAZIONI:  ANAGNI  VIVA, RETUVASA,  COMITATO RESIDENTI  COLLEFERRO, CIRCOLO  LEGAMBIENTE ANAGNI,  RAGGIO VERDE,  ASSOCIAZIONE  DIRITTO ALLA  SALUTE,  COMITATO OSTERIA DELLA  FONTANA, COORDINAMENTO INTERPROVINCIALE AMBIENTE E SALUTE VALLE DEL SACCO E BASSA VALLE DEL LIRI (al quale hanno aderito 32 tra associazioni e comitati), ASSOCIAZIONE QUARTIERE CERERE.

 Per informazioni:  mail:info@dirittoallasalute.com.  telefonare al  n.:  3930723990.
Per aggiornamenti:www.anagniviva.org, www.dirittoallasalute.com, www.retuvasa.org

Covid-19: Una patrimoniale risarcitoria per sottrarsi al ricatto di banche e mercati finanziari

Luciano Granieri





Riassumiamo. Da quando è iniziato  il contagio da coronavirus , con conseguente lock down, le misure economiche pianificate per arginare la crisi sanitaria ed economica sono le seguenti:

Governo Nazionale

Decreto  Cura Italia:  il governo stanzia 25 miliardi di euro complessivi, sfruttando il congelamento delle norme del Patto di Stabilità europeo  che prevedono il divieto di sforare dal rapporto debito/pil concordato. Guarda caso si è intaccato il dogma fondante della UE , solo quando la crisi ha incominciato a minacciare i profitti. Nell'epoca in cui  in Grecia morivano   di fame i bambini,  non solo non si è derogato al rapporto debito/pil, ma addirittura si è imposto il memorandum che ha finito di strozzare gli Ellenici. 

I  25 miliardi  andranno a gravare sul  debito. Quando la deroga al patto di stabilità finirà,  a fronte di uno sforamento inevitabile  (150-170%),  si inaspriranno i programmi di austerity che  si rovesceranno anche sul tanto decantato sistema sanitario nazionale mutilandolo ulteriormente.

Decreto liquidità  per le imprese:  Il governo si farà garante per  prestiti che   le attività produttive   potranno chiedere  alle banche fino ad un ammontare complessivo di 200 miliardi .  In particolare verrà garantito il 90% di un finanziamento richiesto da grandi imprese e il 100% per prestiti accesi da piccole/medie aziende e  lavoratori autonomi. 

Ma c’è un problema di lungaggini.  Infatti  le  banche invitano  i clienti a chiudere eventuali finanziamenti in corso, per riaccendere linee di credito secondo il nuovo decreto. Lo scopo è evidente:  trasferire il rischio d’insolvenza sulle spalle dello Stato. Per questo motivo i banchieri aspettano che la normativa sia pubblicata in gazzetta ufficiale, tenendo sulle spine molti clienti che già hanno fatto richiesta di prestito.  

 In ogni caso i soldi non sono gratis.  Si attiva un debito privato, con interessi che, in caso d’insolvenza, diventa pubblico. Inoltre è previsto l’acquisizione da parte dello Stato di quote azionarie in relazione alle  attività di ordine strategico,ciò per evitare che i mercati finanziari acquisiscano per un pezzo di pane aziende operanti nella farmaceutica, nelle telecomunicazioni , nella distribuzione delle risorse energetiche. Nazionalizzarle direttamente ovviamente è un delitto.

Unione Europea BCE

 Quantitative Easing: Il 19 marzo la BCE s’impegna ad acquistare 750 miliardi di euro in obbligazioni pubbliche e private.  La quota di  titoli italiani ammonterebbero circa a 200 miliardi, secondo le regole del Q.E,  ma   per l’emergenza potranno essere anche di più. I  soldi   andranno ai detentori di questi  titoli, per lo più banche e fondi d’investimento, il che non significa che tale  liquidità verrà riversata verso le imprese, o a sostegno del sistema sanitario, significa solo bloccare eventuali speculazioni da parte del mercato finanziario il quale, volendo  prestare soldi ad un Paese in piena crisi sanitaria,  esigerebbe interessi molto alti: tassi  di molto superiore al circa 2% garantito oggi dai Btp a 10 anni. 

Giova ricordare che la quota dei titoli tedeschi acquistati dalla Bce è a tassi negativi. Cioè non solo la Germania non paga interessi, ma addirittura ci guadagna a depositare i bund presso la Bce. Ecco perché non ha alcuna voglia  di  condividere il debito con gli altri paesi attraverso i Coronabond .

Sure:  Misura pianificata dalla Commissione Europea con  l’obbiettivo di salvaguardare   i lavoratori dell'unione  che hanno perso il posto di lavoro a causa della pandemia e conseguente lock down.  Si tratta dell’emissione di titoli   per   100 miliardi   che la Commissione collocherà sui  mercati azionari. L’Italia dovrà stanziare 25 miliardi a garanzia qualora il pagamento non venisse onorato a fine crisi. Secondo voi i  suddetti mercati azionari compreranno i titoli aggratis? Evidentemente no.  Altro debito dunque!

 BEI: Per  aiutare le imprese la a Banca Europea per gli investimenti  costituisce un fondo cui gli Stati membri parteciperanno con 25 miliardi a garanzia.  Con essi  si punta a raccogliere capitali fino a 200 miliardi a tassi ridotti. I soldi raccolti verranno affidati alle Banche Nazionali (Cassa Depositi e prestiti per l’Italia) che il  trasferiranno  a chi fra le attività produttive ne farà richiesta, applicando interessi  vantaggiosi, altro debito  (privato se le aziende pagheranno, pubblico se, in caso di insolvenza,    si dovesse attivare la clausola di garanzia a carico dello Stato.)

MES: il tanto temuto  Meccanismo Europeo di Stabiltà. E’ attivo  per complessivi 240 miliardi, all’Italia ne toccherebbero  36, senza condizioni, a patto che i soldi richiesti vengano usati per far fronte all’”emergenza sanitaria diretta o indiretta”. 

Nulla è previsto per far ripartire un tessuto economico e sociale annientato  dalla pandemia.  Infatti ,si legge nel comunicato dell’Eurogruppo,: “La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza, dopo gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo”

Per cui se si vorrà ricorrere al Mes  presentando probabilmente un rapporto debito/Pil del 150-170% , l’austerity imposta dal possibile memorandum sarà terribile, con la sicura liquidazione della sanità pubblica. Ciò che è accaduto alla Grecia non sarà nulla rispetto alla devastazione che potrà colpire l’Italia.

Conclusioni 

 Cura Italia, decreto liquidità sono le misure italiane.  Il Sure, il fondo della Bei e il Mes sono le misure proposte dall’Eurogruppo per finanziare l’emergenza Covid-19.  Saranno accettate dalla Commissione? E comunque saranno sufficienti per il nostro governo che invocava gli Eurobond? Conte ha   affermano che non firmerà alcun piano che non contenga un meccanismo di condivisione del debito  e  non si avvarrà dei  fondi del Mes . In realtà pare che la possibilità di ricorre al Meccanismo Europeo di Stabilità sia stato inserito  solo per calmare i mercati, sicuri che un condizionamento politico di austerity  possa sconsigliare certi governi a farsi venire strane idee.

Che Fare

Al di là delle beghe di Conte con l’Europa, con la sua maggioranza e con  l’opposizione,  tutti questi interventi  graveranno terribilmente sulla tenuta  sociale del Paese  aumentando diseguaglianza e povertà . A guadagnarci, come al solito, saranno  banche  e mercati finanziari . Ma è possibile reperire soldi senza ingrassare i fondi d’investimento alla Black Rock? No nell’attuale  consolidato sistema ultra  liberista. E se noi finalmente provassimo ad uscire da questa gabbia?  

Cosa si può fare attivando norme insite nei trattati europei  (art. 123 comma 2 del trattato istitutivo dell’Unione Europea ) e internazionali (art.25 della Commissione Onu del diritto internazionale)  è descritto nel bell’articolo di Marco Bersani su Attac Italia che consigliamo di leggere al seguente link   EUROGRUPPO il pasto non è gratis.   

Io propongo di prendere i  soldi li dove sono. Secondo una stima di Banca d’Italia i patrimoni privati ad oggi ammontano a 9.743 miliardi, contando solo i beni e i servizi dichiarati, cioè al netto dell’evasione fiscale. In particolare quasi 5.000 miliardi sono nella disponibilità di pochissimi super ricchi, l’1% della popolazione. Basterebbe tassare del 20% i patrimoni di questo 1% per avere la disponibilità di 1.000 miliardi. 

In realtà la mia proposta è già stata avanzata  da  Potere al Popolo sulla base di un prelievo quantizzato al  solo  10% . Considerato che questi super Paperoni hanno accumulato tali enormi sostanze  anche facendo profitti sulla salute della gente - finanziando la sanità  privata, foraggiando le lobby assicurative, depauperando la tenuta della sanità pubblica, provocando le morti  di infermieri e medici chiamati ad affrontare la pandemia senza le dovute protezioni, nonché causando un numero spropositato di vittime fra i contagiati  - sono di fatto corresponsabile della strage.  Quindi il 20% è il minimo indispensabile per una patrimoniale  risarcitoria. 

1.000 miliardi darebbero la possibilità di pensare un altro servizio sanitario realmente universale,  stanziare finanziamenti pubblici per far partire nuovi modelli di produzione sotto il controllo statale , risanare un territorio dove la normalità è data dai ponti che crollano, e avanzerebbe anche qualcosa per ridurre il rapporto debito/pil. Il tutto senza passare per le fauci degli speculatori e delle loro consorterie politiche esecutive.  

Il Pd ha proposto un emendamento al decreto Cura Italia, in cui si prevede una tassazione progressiva dal 4 all’8% sui redditi al di sopra di 80 mila euro l’anno per aiutare quella popolazione maggiormente colpita dalla crisi determinata dal  Covid-19. Apriti cielo! L’idea è stata subito bocciata dai compagni di governo e dalle opposizioni.

 In effetti stiamo parlando di  elemosina. Ma la vicenda fa riflettere su come si invochi solidarietà dai cattivi paesi del nord Europa, contrari agli eurobond,  senza pretendere la stessa solidarietà dagli Italiani ricchi, componenti di quella classe liberista criminale che non fa prigionieri e andrebbe combattuta imponendo un'altro modello sociale ed economico. 

venerdì 10 aprile 2020

EUROGRUPPO: il pasto non è gratis. Ecco cosa sappiamo ad oggi

Marco Bersani. Attac Italia



Dopo l’accordo all’interno dell’Eurogruppo sulle risorse da mettere in campo per far fronte all’emergenza sanitaria provocata da Covid19 e alla conseguente emergenza economica e sociale, è iniziata la gara mediatica su chi ha vinto e chi ha perso all’interno dell’acceso confronto fra i partner europei.
Ad oggi sappiamo che verranno attivati:
a) il Sure, uno strumento di supporto ai lavoratori sul modello della cassa integrazione italiana, con una dotazione su scala europea di 100 miliardi, messi a disposizione dalla Commissione Europea sui mercati azionari attraverso l’emissione di titoli; si tratta di un prestito, per ottenere il quale l’Italia dovrà mettere 25 miliardi di garanzie, volte a garantire la restituzione ad emergenza conclusa;
b) la Banca europea per gli investimenti (Bei), che costituirà un fondo per le imprese, con una garanzia di 25 miliardi, messi a disposizione degli Stati, per raccogliere capitali fino a 200 miliardi a tassi molto ridotti; i soldi raccolti verranno successivamente prestati a chi ne farà richiesta, attraverso istituti nazionali come Cassa Depositi e Prestiti, a tassi altrettanto vantaggiosi e con scadenze a lungo termine;
c) il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) che attiverà complessivamente 240 miliardi (per l’Italia fino a 36 miliardi), senza condizioni solo se i soldi richiesti saranno indirizzati alla spese per far fronte, direttamente o indirettamente, all’emergenza sanitaria.
Per quanto riguarda gli eurobond se ne riparlerà dentro la generica voce “strumenti innovativi di finanziamento” messa in calce all’accordo.
In attesa di vedere nel dettaglio i termini concreti dell’accordo, possiamo già dire che “il pasto non è gratis” e che gli strumenti messi in campo sono tutti interni alla trappola del debito, sul mantenimento della quale i litigiosissimi partner europei non hanno mai avuto alcuno screzio. Cambiano i nomi degli strumenti ma la sostanza rimane: è tutto debito da ripagare.
Si poteva fare altrimenti nel contesto dato? La risposta è sicuramente sì, ma con il pericolosissimo effetto collaterale di mettere a nudo l’ideologia liberista e il suo castello di carte.
Si poteva e doveva pretendere che le risorse fossero messe a disposizione dalla Bce in diverse forme.
La prima delle quali è inserita nell’art. 123, comma 2, del Trattato istitutivo dell’Unione europea, che permette alla Bce di finanziare direttamente istituti creditizi pubblici: cosa impediva di istituire un fondo pubblico europeo di emergenza sanitaria, chiedendo il finanziamento diretto della Banca centrale europea?
Inoltre, invocando le categorie giuridiche dello “stato di necessità”, del “cambiamento fondamentale delle circostanze” e della “causa di forza maggiore” (art. 25 della Commissione Onu del diritto internazionale) si sarebbe potuto chiedere la garanzia della Bce sui debiti pubblici nazionali, sospendendo il pagamento degli interessi (60 miliardi/anno per l’Italia) per i prossimi tre anni.
O, ancora, si poteva pretendere dalla Bce di esercitare, per un periodo di almeno tre anni, il ruolo di banca centrale pubblica, comprando direttamente i titoli di stato emessi dai paesi per far fronte all’emergenza sanitaria, sociale ed economica.
Tutte misure che avrebbero avuto il grande pregio di liberare molte più risorse di quelle, tremendamente insufficienti, oggi messe a disposizione, e soprattutto senza alcun aggravamento dei debiti pubblici degli Stati.
Tutte misure neppure ipotizzate dalle oligarchie europee e nazionali, perché avrebbero avuto il grande pregio di smascherare la trappola ideologica del debito e dei vincoli di Maastricht.
É giunto il momento di riappropriarsi collettivamente dell’economia, per impedirle di continuare ad essere l’econo-loro.

sabato 4 aprile 2020

Le bugie di “Cov-industria”

Marco Bersani Attac Italia




I reiterati appelli all’unità nazionale da parte delle istituzioni continuano a rimuovere il conflitto di fondo che pone, da una parte, il mondo delle imprese, per le quali l’obiettivo primario è non fermare alcuna produzione e, dall’altra, i lavoratori in lotta per il proprio diritto alla vita e alla salute. Un conflitto che ha visto diversi scioperi spontanei auto-organizzati dai lavoratori (solo in un secondo momento sostenuti anche dai maggiori sindacati), per rivendicare la chiusura di tutte le produzioni non fondamentali, al fine di difendere la salute collettiva ed evitare di divenire carne da macello sull’altare dei profitti di pochi.
Un conflitto che ha avuto e continua ad avere come teatro principale i territori di Brescia e Bergamo, le due aree più industrializzate d’Europa, divenute in queste settimane i simboli della trasformazione di un serio problema sanitario in una tragedia di massa.
Il rapporto fra il numero di imprese aperte e la diffusione dei contagi è sempre stato negato da Assolombarda, il cui presidente Carlo Bonomi, non più tardi di dieci giorni fa dichiarava: “Non credo ci sia questo rapporto, nessun dato conferma un’ipotesi di questo tipo. Piuttosto noto che si sta cercando di far passare l’idea che la colpa del contagio siano le imprese. E un paradigma del sentimento anti-industriale che c’è nel nostro Paese” (intervista a La Repubblica, 21 marzo).
Ma la realtà è ben diversa e, mentre ai cittadini viene impedito qualsiasi uscita di casa, anche solo per far passeggiare i bambini, fino al 25 marzo scorso erano attive in tutto il Paese oltre 800.000 imprese (155.000 della quali in Lombardia).
Che fossero tutte legate ad attività fondamentali per l’emergenza sanitaria si è rivelata una bugia dalle gambe cortissime, come ha dimostrato lo studio dei ricercatori Matteo Gaddi e Nadia Garbellini dal quale si evince come, fra tutte le persone costrette al lavoro, fossero almeno 4,5 milioni quelle impiegate in produzioni non fondamentali. L’accordo del 25 marzo, salutato dai maggiori sindacati come una vittoria, ha in realtà influito pochissimo sui numeri sopra riportati, essendo state subito migliaia le richieste di deroga messe in campo dagli imprenditori sulla base di semplici autocertificazioni (!).
Non soddisfatta di questo vergognoso risultato -che rivela la totale sudditanza del governo ai desiderata delle imprese – Confindustria ha aperto un nuovo fronte: la richiesta di soldi per garantire liquidità alle aziende. Questa volta si è espresso direttamente il Presidente Vincenzo Boccia: “Occorre salvaguardare tutte quelle aziende che avranno fatturato prossimo allo zero: c’è bisogno di liquidità. Serve un Fondo di garanzia nazionale, ampliato anche a livello europeo, che “copra” le imprese per il credito a breve in questa fase di transizione, da economia di guerra, con la possibilità di rendere questo debito di guerra in tempi lunghi, ossia 30 anni. E’ l’unico modo per evitare che alla fine di questa crisi le imprese non possano più aprire”.
Ma è davvero così drammatica la situazione delle aziende italiane? Sembra proprio il contrario, stando ad un ulteriore e dettagliato studio prodotto dai medesimi ricercatori che, analizzandone minuziosamente i bilanci, dimostra come, le imprese del settore metalmeccanico abbiano una disponibilità pari a 99 miliardi (25 dei quali di liquidità immediata); le imprese del settore chimico-tessile-gomma-plastica-energia possano contare su 112 miliardi (32 di liquidità immediata) e le imprese del settore cartaceo abbiano a disposizione 7,8 miliardi (2 di liquidità immediata).
Come si può intuire, non siamo di fronte ad alcun nemico esterno ed invisibile da contrastare con un rinnovato sentimento di unità nazionale: siamo ancora una volta dentro un conflitto tra la vita e la salute di tutti e il profitto dei soliti noti.
Si tratta semplicemente di scegliere la vita. Tutte e tutti assieme, la vita.

Video a cura di Luciano Granieri

venerdì 3 aprile 2020

Coronavirus: dopo un mese di quarantena alcune riflessioni e propositi

Luciano Granieri





E’ passato un mese esatto da quando personalmente, insieme alla mia famiglia e a molti altri amici attivi nell’associazionismo, ho iniziato il periodo di osservanza del “distanziamento sociale” e di parziale reclusione domiciliare interrotta solo per i motivi consentiti dai vari DPCM. Il coronavirus propone  nuovi  eventi come la commemorazione del “mese di quarantena”.  

L’ultima uscita pubblica, è stata proprio il 4 marzo e,  vedi la coincidenza,  si è trattato della festa di tesseramento della sezione di Frosinone di Cittadinanzattiva  Tribunale per la difesa dei diritti del malato (TDM) , associazione  di cui faccio parte. Nel corso della festa è stato proiettato   un video  nel quale erano documentati i  momenti salienti  delle attività del  TDM. Una narrazione  costituita per lo più dalla partecipazione a manifestazioni organizzate contro il progressivo smantellamento dei presidi pubblici all’interno della Asl della Provincia.  

Colpisce nel filmato come  i vari momenti di conflitto si siano succeduti,  sia ai tempi della giunta regionale di centro-destra (Polverini), che in quelli di governo del centro-sinistra (Zingaretti), i quali hanno perseguito in modo scientifico gli stessi obiettivi: chiusura di ospedali, diminuzione dei posti letto e del personale,  costante depauperamento dei servizi sanitari pubblici a favore dei presidi privati.

 E’ vero, come dicono molti politici e amministratori, che la sanità non è né di destra né di sinistra. Infatti è del capitale finanziario che manovra amministrazioni, tanto  di  destra quanto  di  sinistra, affinchè possano  assicurare  illimitati profitti da realizzarsi  sulla pelle dei malati. 

Prima dell’irrompere della pandemia, come TDM, ci stavamo occupando, fra le altre cose , del drammatico problema dei biblici tempi d’attesa necessari  per ottenere una visita o un esame diagnostico. Nel merito fra le criticità  c'è  una cronica inefficienza, quando non mancanza, di macchinari diagnostici (anche i più semplici, come un elettrocardiografo) di infrastrutture (in alcuni ambulatori la   linea Adsl  è fatiscente tanto  che diventa difficile compilare una ricetta de materializzata). Così il blocco della assunzione di medici ed infermieri ,  ha causato una diminuzione del personale in grado di offrire le prestazioni richieste allungando in modo assolutamente non ragionevole i tempi di effettuazione di visite ed esami.  

Mancanza di medici, insufficienza delle strutture e delle dotazioni necessarie, a cominciare dalle mascherine per il personale sanitario, sono le stesse identiche cause  della  deflagrazione del   coronavirus. Con la differenza, che se per l’espletamento più rapido di un esame o di una visita un paziente che se lo può permettere , pagando, può rivolgersi ad una struttura privata, per il Coronavirus i privati, pur lautamente sovvenzionati, dalle convenzioni con le Asl, nulla possono neanche per il malato più ricco. Anzi, sarà un caso, ma proprio nelle due principali strutture private accreditate della nostra Provincia si sono registrati un numero cospicuo di casi positivi al Covid-19. 

Nulla sarà più come prima, bisogna far tesoro della lezione impartitaci dalla pandemia, si usa dire. Infatti la lotta per la difesa del sistema sanitario nazionale e per la piena realizzazione della tutela della salute come diritto inviolabile dell’individuo e della collettività, a differenza di prima  dovrà essere molto più incisiva e costante. 

Essa però dovrà essere accompagnata dalla consapevolezza che la  privatizzazione dei profitti e la  socializzazione delle perdite si sta impossessando del servizio sanitario , ed   è la prima regola del sistema neo liberista.  Tutto ciò  va rovesciato. Socializzazione delle perdite in sanità significa provocare la strage   che il Coronavirus sta determinando giorno per giorno.  E’ un fatto che non può e non deve essere dimenticato per non ritrovarsi in un futuro magari non molto lontano a non sapere dove seppellire altre vittime.

Di seguito il video
buona visione


martedì 31 marzo 2020

In tempi di coronavirus ascoltiamo un disco insieme

Luciano Granieri





Sul mio motorino rosso stavo percorrendo la strada che porta  alla stazione, quella che passa in mezzo ai palazzoni di edilizia popolare.  Fra il manubrio e il fanale anteriore era infilato un disco tenuto saldo dai cavi dell’acceleratore   e dei freni.  L’ellepi era Now he sings, now ho sobs, di Chick Corea.  Stavo andando a casa di un mio amico il quale mi voleva far sentire a sua volta  un disco di John Coltrane. Io  gli facevo ascoltare Corea, lui mi proponeva Coltrane. 

Questo scenario mi è apparso come una visione   prendendo in mano il disco Now he sings, now he sobs. In tempi di Coronavirus le giornate trascorrono anche riordinando i propri libri o dischi, nel mio caso di jazz. Proprio compiendo questa operazione mi sono passati  per le mani tanti capolavori, e in particolare il disco di Corea. 

L’ho estratto dal gruppo degli altri LP, ho guardato la copertina, me lo sono rigirato fra le mani quasi per apprezzare il contatto di quel cartone ormai un po’ liso , involucro di un disco straordinario. Ho letto le poesie che sono scritte nella parte interna della copertina, ho estratto il vinile e ho iniziato ad apprezzare, nota per nota, pulsione per pulsione, tutto quanto era inciso in quei solchi. Ho pensato che, nonostante la preoccupazione per la salute - sia mia che dei mie cari, in particolare di mia madre e di mia suocera che hanno abbondantemente  passato gli ottant’anni -nonostante l’ansia del  mio lavoro che si è praticamente fermato con le inevitabili  drammatiche conseguenze economiche , un po’mi ritengo fortunato.  

Sono vittima, come tutti ,dei disastri sociali portati alle estreme conseguenze dalla pandemia,  ma originati  da un sistema in cui l’accumulazione è legge, dove  impera il predominio dell’avere sull’essere, la logica dell’arricchimento ad ogni costo, l’esaltazione dell’individuo come imprenditore di se stesso - base malsana su cui si è costruito    un individualismo sfrenato  che alimenta una feroce guerra fra poveri -ma sto cercando di resistere. 

Ancora non mi ha colto   la disabitudine diffusa a non soffermarsi sulle note di un disco, sulle frasi di un libro, sui tratti di un quadro, o semplicemente su le meraviglie della natura. Questa è la mia  fortuna.  E’ rimasto l’unico baluardo di resistenza. In questo periodo di distanza sociale imposta dal virus, ma forse auspicata da certe èlite, non saper più apprezzare la bellezza e  le manifestazioni della creatività umana, porta dritto all’abisso.  

Dopo le cantate sui balconi niente.  Tutto  si veicola da un device:  Spotify, gli audio libri. Anche l’espressione creativa deve essere consumata in fretta, in pillole, perché bisogna correre, non si ha tempo. Ecco la perdurante quarantena di tempo ce ne sta donando  a iosa, il problema è che ci si accorge  di non sapere che farsene. 

Il video che segue è un tentativo di tornare a quel periodo in cui con alcuni amici appassionati di jazz, condividevamo l’ascolto dei dischi, ne parlavamo, ne apprezzavamo la musica. Ecco io voglio condividere con chi vorrà avere la bontà di seguire il filmato, tutto le emozioni di Now he sings, now he sobs di Chick Corea.  Grazie per l’attenzione  e Buona Visione.


mercoledì 25 marzo 2020

Appello per una svolta nella politica economica europea


Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

La crisi provocata dal Covid 19 pone l'Europa di fronte ad un bivio. L'Europa può uscirne rafforzata e più solidale oppure precipitare in una divisione che potrebbe diventare irreversibile.

E' in gioco l'esistenza stessa dell'Europa, perfino più che ai tempi della crisi finanziaria che portò Draghi a dichiarare che la Bce avrebbe fatto tutto il necessario per difendere l'Euro. Reagire a questo pericolo vuol dire adottare con determinazione misure europee per opporsi a questa crisi. Anzitutto per affrontare una drammatica emergenza sanitaria che riguarda la vita di centinaia di migliaia di persone e - come affermano diversi appelli di economisti e studiosi di economia - per affrontare una crisi europea con misure europee.

In particolare  lettera aperta di oltre 550 economisti alle istituzioni europee afferma con chiarezza che nessuno stato europeo deve affrontare la crisi o indebitarsi da solo, come avverrebbe applicando le regole del Mes.

E' infatti il momento di superare resistenze ormai fuori tempo, andando oltre il necessario impegno della Bce, per adottare con coraggio e capacità di innovazione politiche e strumenti europei di finanziamento alle misure necessarie per uscire dalla crisi economica, inevitabile conseguenza della pandemia.

Strumenti come gli Eurobond sono ora indispensabili per la mutualizzazione dei rischi connessi con l'impegno finanziario, fondato sulla solidarietà europea, per il rilancio occupazionale e produttivo di uno sviluppo rispettoso dell'ambiente e della società
Occorre uno strumento europeo come gli Eurobond per impedire una crisi dell'idea stessa di Europa.