Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 14 settembre 2011

LE OMELIE DEL CARDINAL D'ALEMA...A QUANDO LA SUA GARROTAZIONE IN PUBBLICA PIAZZA?...


L’ex leader Pci parla come un cardinale: “Famiglia finalizzata alla procreazione”
di Silvia Truzzi

Allarme per un caso di sdoppiamento della personalità a Ostia. In data 9 settembre, ma la notizia si è appresa solo ieri, si è presentato sul palco della Festa dell’Unità il vice conte vaticano Massimo D’Alema (dovrebbero almeno scrivere la d del cognome minuscola), al posto dell’omonimo – e notoriamente “intelligente” – compagno Massimo D’Alema. I primi sospetti sono venuti alla platea quando D’Alema ha parlato dell’esenzione Ici per gli immobili della Chiesa: “Effettivamente bisognerebbe che fossero esenti solo gli edifici adibiti al culto e alle associazioni di beneficenza. Bisognerebbe fare un censimento. Comunque con tutti i problemi che ci sono in Italia...”. Poi si esibisce sul suo argomento preferito: se medesimo, interrogato sui meriti araldico-equestri. E spiega: “Sì, il Vaticano mi ha insignito di questa onorificenza quando ero ministro degli Esteri, perché accompagnavo il presidente Napolitano in visita ufficiale”. Zoro, con lui sul palco, lo rintuzza: “La notizia è uscita sul Fatto e sul Giornale, vero?”. E lui: “Sì, in contemporanea. Credo siano una joint venture”. E poi: “Non c’è limite alla monnezza”. (Grazie, onorevole, le sue ingiurie per noi “tecnicamente fascisti” sono un titolo, se non nobiliare, di merito. Tuttavia, meglio rimpinguare l’ufficio stampa: la notizia è uscita prima sul Fatto e poi sul Giornale). Ce n’è pure per la questione morale e Mani Pulite: “Si è scoperto che Greganti prese i soldi per comprarsi un appartamento”. Omette, l’ex leader, di ricordare che i soldi Greganti li prese da quel Bruno Binasco oggi coinvolto nell’inchiesta sull’ex area Falck (quella di Penati), per via di un passaggio di denaro che avviene, la storia si ripete, con il pagamento di una caparra per un immobile. Il meglio però, il vice-conte Max, lo dà sui diritti civili: “Il matrimonio come è previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, è l'unione tra persone di sesso diverso finalizzata alla procreazione. Tra l’uomo e la donna: questo dice la Costituzione”. Il che non è esattamente vero: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare” (articolo 29). Vero che una sentenza della Corte costituzionale (138/2010) chiarisce che i Costituenti si riferivano al matrimonio eterosessuale, ma è tutto da dimostrare che per introdurre il matrimonio gay sia necessaria una legge di rango costituzionale. E comunque la “procreazione come fine del matrimonio” più che un dettato costituzionale sembra un’omelia papale. Certamente non il discorso di un leader progressista.
Comunque un errore politico. La cosa infatti fa imbufalire le associazioni gay: “Affermazioni talmente rozze da risultare incredibili” (Paolo Patanè, presidente di Arcigay). “Svelano nel miglior modo possibile il guaio di una sinistra italiana che deve combattere con una zavorra culturale (prima che politica) che D’Alema rappresenta al meglio”. (Associazione radicale Certi diritti). Anche il vicepresidente del Pd, Ivan Scalfarotto, non la prende bene: “Queste parole starebbero bene in bocca a un popolare spagnolo di 70 anni, cresciuto con Fraga Iribarne. O a qualche parruccone conservatore infilato tra i pari del regno dopo la caduta di Lady Thatcher. Sulla pari dignità delle persone non si scherza, né si può pensare di evitare le domande che i cittadini legittimamente ci porranno. Se non lo capiamo da soli, saranno loro a farcelo capire. Non è una responsabilità da poco. Sveglia, Massimo, sveglia”. Pippo Civati massaggia D’Alema a proposito di un’altra dichiarazione (“Oggi i grandi temi del governo del Paese – rimettere in movimento l'economia e premiare il lavoro – richiedono una larga coalizione”: scambiamoci un segno di pace, Pier Ferdinando). Dice il consigliere regionale lombardo: “Scalfarotto ha ragione. Tra l'altro, rispetto all'alleanza con l'Udc, anche sul ‘piano del governo’ avrei molto da dire. Perché oltre ai diritti civili, c'è qualche problema anche rispetto alle scelte economiche, al mercato del lavoro, ai contributi alle famiglie, al sostegno alla scuola pubblica, alle questioni che riguardano l'energia e i servizi di pubblica utilità. Tutte cose che riguardano il tema del governo, per riformare lo Stato, rimettere in movimento l'economia e premiare il lavoro. Appunto”. In serata il leader che ha collezionato più elezioni perse della storia ha chiarito il suo pensiero: “La mia vita politica testimonia che ho sempre difeso i diritti degli omosessuali contro ogni forma di discriminazione e di omofobia”. Come direbbe Totò, miseria e nobiltà.

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