"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Siamo agli inizi di maggio del 1970. Gli studenti della Kent
State University dell’Ohio sono in subbuglio. La sollevazione studentesca
contro la guerra in Vietnam coinvolge molte università d’America.
Quel comunicato trasmesso in TV il primo
maggio dal presidente Nixon, in si cui annuncia l’invasione della Cambogia da parte
dell’esercito USA, riempie di rabbia gli studenti della Kent State. In fretta e furia si organizza una grande manifestazione di protesta per il successivo
4 maggio.
Il preside provvede a tappezzare l’istituto di
locandine nella quale si intima l’annullamento del corteo. Nonostante ciò
duemila studenti si radunano davanti all’ateneo per manifestare la loro rabbia
e la loro protesta contro la decisione guerrafondaia del presidente Nixon.
Lo
scontro con la guardia nazionale in assetto antisommossa è inevitabile. Gli
studenti sono fermi nel loro intento, neanche i lacrimogeni riescono a
disperderli. Ma alle 12,22 di quel maledetto 4 maggio di 39 anni fa la guardia
nazionale apre il fuoco contro i ragazzi disarmati.
Nove di loro rimangono
feriti. Ma a terra privi di vita restano anche quattro studenti fra i 19 e 20 anni.
Due, Jeffrey Miller e Allison Krause, sono attivisti, gli altri Sandra Scheuer e William Schroder stavano semplicemente cambiando
aula fra una lezione e l’altra.
Una ragazzina di 14 anni, Mary Ann Vecchio, all’epoca
quattordicenne, scappata di casa
per partecipare alla protesta, corre disperata vero il corpo di Jeffrey Miller
riverso in una pozza di sangue. Si china, urla disperata, ma non c’è nulla da
fare.
L’attimo drammatico viene immortalato dallo scatto di uno studente di
fotogiornalismo, John Filo,che esce dalla sua aula al rumore degli spari. Credendo che i proiettili fossero finti in un
primo momento scatta la foto, poi accortosi che i colpi erano veri fugge
atterrito .
Lo scatto ormai realizzato gli valse il premio Pulitzer del1971 nella sezione Spot News
Photography.Filo ricorda il disprezzo con cui un soldato
rovesciò il corpo di Miller nella sua pozza di sangue per accertarsi che fosse
morto. La foto di John Filo fece il giro del mondo e divenneun’icona della lotta pacifista in America.
L’eccidio
non provocò particolare indignazione nella popolazione americana. I soldati
della guardia nazionali responsabili della strage verranno assolti. Il presidente Nixon e il governatore dell’Ohio
Williams Rohdes saranno rieletti senza troppi problemi negli anni successivi.
A
non rimanere indifferente, ma anzi profondamente colpito dai fatti, fu Neil Young.
Il 19 maggio vide la foto in un reportage dellarivista Life.In 12 minuti
scrisse una brano per condannare la violenza governativa contro gli studenti rilanciare la lotta contro la guerra in Vietnam.
Il titolo era “Ohio” iniziava con questi versi “Tin soldiers and Nixon coming”
(i soldatini di latta e Nixon stanno arrivando). Il pezzo uscì come singolo del
gruppo Crosby Still Nash & Young.
Fu bandito
dalle radio per le dure critiche all’amministrazione Nixon. Ma i passaggi ripetuti nelle radio clandestine ed underground ne decretarono ugualmente il
successo. Altri tempi!
E’ emersa la
possibilità di costruire una moscheaFrosinone. Il consigliere comunale Marco Ferrara di Fratelli d’Italiaha reso noto alla cittadinanza che la Ettuba Onlus, per mezzo del suo incaricato, l’architetto
Giuseppe Arduini, ha presentato il progetto alcune settimane faal settore urbanistica del Capoluogo. A
quanto pare ci sarebbe l’intenzione da parte del dirigente responsabile Arch. Elio Noce, di proporre il progetto all’approvazione dell’assise
comunale, la quale dovrebbe anche modificare la destinazione d’uso dell’area individuata
in Via America Latina. Ricordiamo che il sito dovrebbe offrire una recettività
migliore alla mosche di Via Maria che li si trasferirebbe. Dunque non si tratterebbe dell’aggiunta di un nuovo luogo di preghiera ma del trasferimento di
quello già esistente.
La notizia ha
visto la ferma opposizione della Lega e del
partito di Ferrara, Fratelli d’Italia. La sezione locale FdI ha ribadito
che, pur nel rispetto della libertà di
culto, non è ammissibile costruire una moschea in un luogo adibito ad esclusivo
utilizzo residenziale; a meno di dieci metri da una scuola (La Ignazio De Luca)
dove non ci sono parcheggi sufficienti ad ospitare le macchine dei fedeli. Su
queste basi la stessa Fratelli d’Italia ha
organizzato una consultazione, on line,
e in piazza, per raccogliere firme
contro l’edificazione del luogo di culto.
L’iniziativa ha subito rivestito una
dimensione nazionale con la convinta adesione del senatore Massimo Ruspandini,
sempre di Fratelli d’Italia, al quale si è unita la deputata, nonché segretaria nazionale, Giorgia Meloni, dopo che
lo stesso Ruspandini è stato fatto oggetto di critiche da parte di Marco
Tallini, coordinatore dei giovani democratici di Frosinone. Il sindaco Nicola
Ottaviani ha ribadito che per ora è in essere solo una mera richiesta di variazione di stato d’uso.
Da quanto emerge, dunque, la contestazione e la conseguente raccolta di firme verte su questioni
prettamente urbanistiche. Cioè se la moschea fosse edificata in un luogo
diverso Fratelli d’Italia e la Lega non avrebbero nulla da obiettare. Il che è
anche peggio.
A che titolo un senatore e un deputato della repubblica oltre che
segretario di partito s’intromettono
sull’assetto urbanistico di in comune? Sono consiglieri comunali? Ammesso e non
concesso che la viabilità di Frosinone fosse entrata improvvisamente nel cuore e nel programma nazionale di Fratelli d’Italia,
perché non raccogliere la firme anche contro la piastra davanti la chiesa della
Sacra Famiglia che ha ridotto notevolmente l’area limitrofa adibita a
parcheggio, o contro la rotatoria piazzata vicino alla parrocchia di Madonna
della Neve che complica enormemente la viabilità dei fedeli che escono dalla
chiesa o che si dirigono verso il cimitero ?
Quando queste due opere sono state
pianificate dalla prima giunta Ottaviani comprendente anche il consigliere Ferrara, dev’erano la
Meloni e Ruspandini? A fare danni. Il secondo purtroppo anche a livello
locale impegnato a distruggere la città di Ceccano e
la Provincia di Frosinone.
Ma se l’OOOOLAAANDA se li pigliasse con tutti i suoi adepti?
Oppure perché non vanno a meditare dentro la scuola politica di Bannon a
Trisulti? Neanche il monaco laico Harnwell li vorrebbe. Hai voglia a spolmonarsi
e catechizzare . Cavare sangue da certe rape è veramente difficile anche solo
per formare nuovi Orban e Salvini.
Ceccano 1 maggio 2019. Deposizione di Rose per commemorare i morti sul lavoro.
Dopo il 25 aprile viene il primo maggio.
Coraggio eroi penta
leghisti siamo al “due” la vostra
sofferenza è finta.Voi che non avete nè
storia (se non una revisionista e fascista
riscrittura né di destra, né di sinistra, come voi amate dire) né memoria, soffrite maledettamente quando la storia,
quella vera, fa riemergere certe
conquiste sociali e civili ottenute grazie a lotte dure, cruente ma condivise. Mi riferisco alla liberazione del 1945 e la manifestazione di Chicago del 1 maggio 1867 in cui si
festeggiava l’ottenimento delle otto ore lavorative giornaliere. Chi condivide solo i ricordi su Facebook cosa volete ne sappia della memoria storica?
A dire il vero la ricorrenza del primo maggio comincia ad essere una sofferenza
anche per chi come me contrappone i valori socialisti e comunisti alla criminalità fascista e liberista . Una sofferenza causata dal fatto che questa data, con il procedere degli anni, si è ridotta più a commemorare caduti su cantieri e fabbriche,
anziché festeggiare il lavoro come
promozione della dignità umana.Non è un
caso che nella mattinata delprimo maggio
scorso eravamo a Ceccano con l’ANPI a deporrerose sulla stele che ricorda i morti ceccanesisul lavoro . Nel pomeriggio doverosa è stata la partecipazione ad
Isola del Liri alla presentazione del libro di Paolo Ceccano “Il 1° Maggio a sinistra del fiume Liri , storie del corteo di Isola
Liri”. Un prezioso volume ditestimonianze fotografiche e di storie dei cortei
del 1 maggio tenuti nel passato in
quella che veniva definita la Manchester d’ Italia.
Commemorazione delle
vittime e memoria del bel tempo che fu,
a questo è ridotto il primo maggio?
Neanche il concertone di Piazza San Giovanni è
più lo stesso. A farla da padrone il rap,
stile musicale di lotta per autonomasia è vero, ma oggi reso innocuo dal business. Però in fondo è meglio così. Anche
questa ipocrisia è giusto che finisca. La kermesse organizzata dal CGIL, CISL e
UIL, inizia nel 1990.
Già 6 anni prima il protocollo Scotti aveva introdotto i
contratti a termine. Iniziava l’era della riduzione del costo e della dignità del lavoro. Il clamore del
primo concertone organizzato dalla "triplice" non scongiurò la legge del giugno ’90 sulla
limitazione del diritto di sciopero. Nel 1996 i Modena City Ramblers, che dal
palco cantavano Contessa, non impedirono a CGIL CISL e UIL di sponsorizzare l’accordo
per il lavoro redatto il 24 settembre dello stesso anno. Il viatico definitivo
all’approvazione del pacchetto Treu del
giugno 1997 in cui la dignità dei
lavoratori, attraversol’introduzione
del lavoro interinale, l’estensione dei contratti a termine e di formazione
lavoro, venne completamente svenduta ai
padroni. A questa seguì la
privatizzazione del collocamento e il predominio della chiamata individuale su
quella numerica.
Dopo la mega
manifestazione contro l’abolizione dell’articolo 18 indetta da Cofferati nel
marzo del 2002, gli stessi sindacati si
fecero turlupinare dal governo Berlusconi con la legge Biagi in cui, grazie
alla modifica che rendeva legale e libero il trasferimento del ramo d’azienda e
l’ammissibilità della somministrazione della mano d’opera, le grandi aziende poterono eludere le tutele
dell’art.18 formando tante piccole attività con meno di 15 dipendenti cui l’obbilgo
di reintegro per licenziamento ingiusto non era applicabile.
Nel 2011 mentre
Neri Marcorèguidava dal palco di San
Giovanni la pattuglia dei cantanti resistenti, CGIL, CISL e UIL nulla avevano
da obiettareal decreto Sacconi che sanciva, di fatto, la fine
del contratto collettivo dei lavoratori. Nella normativa era prevista la possibilità per le aziende di stipulare accordi
in deroga avendo mano libera su temi
come licenziamento, modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro -con ampia
libertà di ricorrerealle collaborazioni
coordinate continuativee a progetto-
Nel 2012 irrompe la legge Fornero che elimina la
causale obbligatoria per le aziende che intendono ricorrere ai contratti a tempo determinato per la durata di un anno. Normativa resa ancora più penalizzante dal ministro renziano Poletti e , ad oggi, leggermente mitigata da
Di Maio con il decreto dignità che reinserisce la causala solo dopo il primo
anno di precariato . Per non parlare del jobs act. La resa
definitiva dei lavoratori alle imprese decretata dal governo Renzi.
L’abolizione
totale delle tutele dell’art.18, per altro bollata come incostituzionali dalla
Consulta, non ha smosso minimamente Cisl e Uil, mentre la Cgil ha rinunciato
alla protesta di piazza imbarcandosi
nella vicenda del referendum abrogativo del jobs act. Un quesito referendario scritto talmente male da essere rigettato
dalla Corte Costituzionale lasciando i lavoratori senza lotta né giustizia
sociale .
Questi signori, i riformisti e il corporativismo sindacale loro
sodale, ancora al 1 maggio 2019 continuano a lamentare la perdita di dignità del
lavoro , le inesistenti tutele per la sopravvivenza dei lavoratori. Se la prendono con il governo giallo-verde fautore delle
peggiori politiche antisociali.
Forse sarebbe bene che anche i sedicenti
riformisti facessero esercizio di memoria. Si renderebbero conto che se oggi siamo
tornato allo schiavismo e al lavoro a cottimo la responsabilità più grave è la
loro . Non c’è futuro senza memoria? Appunto. Affidarsi ancora a gente smemorata
non è umano ma diabolico. E non c’è da stupirsi se oggi siamo alla mercè dei
penta- fascio-leghisti.
Dal palco di Bologna Landini invocava, per l’ennesima
volta, l’unità sindacale. E’ sacrosanto.
Mai come in questi tempi servirebbe un
movimento sindacale forte e unito a difesa dei lavoratori. Ma senza la memoria di come si è arrivati a questa deriva
schiavista, senza fare i conti con il passato ed operare una decisa inversione
di tendenza su come si è operato negli ultimi quarant’anni, il prossimo primo
maggio sarà l’ennesimo rituale fondato sull’amarcord e la commemorazione delle
vittime sul lavoro.
La nuova pagina Facebook
di Aut nasce con lo scopo di diffondere con
più efficacia i contenuti di questo blog. Aut Frosinone nasce nel 2007. Da allora
ha documentato 12 anni di eventi
politico-sociali per lo più legati alla Ciociaria ed in particolare a
Frosinone. E’ stato , e lo è ancora, la voce dell’Osservatorio Peppino
Impastato. Il suo modo di raccontare, si
ispira proprio alla narrazione graffiante e ironica di Radio Aut, da cui il
blog prende il nome. La cultura, ed in particolare la musica, rivestono una
sezione molto importante. Sezione che s’intende ulteriormente implementare. Aut ha appoggiato
massicciamente movimenti di lotta locali impegnati nella difesa dei diritti
sociali e civili. Ha sostenuto campagne
referendarie come quella sull’acqua e la più recentecontro la riforma costituzionale targata
Renzi. Aut Frosinone è un area web
(defascistizzata) evidentemente di parte, perché chi la cura , come Gramsci,
odia chi non parteggia. Ad Aut si affianca il canale You Tubedel sottoscritto dove più di mille video documentano, più o
meno efficacemente quanto accaduto in
questi anni . In realtà questa attività
di diffusione di Aut su Facebook non è nuova. I contenuti del blog venivano
veicolati attraverso il mio profilo personale. Penso però che l’
individualismo, e l’esaltazione del
proprio “capitale umano” per usare una triste terminologia molto di moda, siano
comportamenti indotti da un sistema che ci vuole sempre più connessi ma sempre
menocapaci di socializzazione fra donne e uomini reali.
Facebook è un potente catalizzatore di autopromozione e a volte di
autoesaltazione . Un’autopromozione tanto più apprezzata, quanto più mostra ciò
che si possiede, ciò che si vuole mostrare di sé secondo gli schemiindotti dal marketing applicato alla singola
persona. Il guaio è che tutto ciò è diventata anche comunicazione politica, di
adulazione leaderistica . Non interessa sapere come la pensi (anche se dubito
pensino) un Di Maio o un Salvini o un
Renzi, ma è molto più interessante sapere cosa mangiano a colazione, dove
vannoin vacanza quante fidanzate hanno.
La popolarità si misura sul numero dei selfie e dei like . Queste riflessioni mi hanno convinto a
scomparire da Facebook come persona, le cui abitudini non ritengo possano
interessare ai più. Preferisco curare una pagina dove siano esclusivamente le
idee a contraddistinguere me e chiunque voglia condividere i contenuti di Aut. Lo
spazio è aperto.
“In quale veste sei qui oggi?” Questa è la domanda che ieri,
25 aprile, mi ha posto Giovanni Morsillo Presidente Provinciale dell’ANPI.
Eravamo a Ceprano. Stava per iniziare il convegno pomeridiano organizzato da Potere al Popolo di Frosinone
con la partecipazione dell’ANPI, di Democrazia Atea dal titolo: Itala e
Kurdistan storie diPartecipazione
democratica. Ospite Silan Ekinci attivista curda la quale , proprio insieme a Giovanni, avrebbe provato mettere
in relazione la resistenza curda con quella partigiana.
Già in quale veste ero lì? Come iscritto a PaP, ma anche come iscritto all’ANPI. La risposta non era così
scontata. La mattina avevo partecipato
ai festeggiamenti del 25 aprile a
Frosinone, davanti alla stele dei Martiri Toscani. Ero li in veste di militante di PaP? Come
ANPI? Certamente, ma anche come attivista degli amici della Mezzaluna Rossa
Palestinese. Insomma un rebus. Alla fine ho trovato la risposta.
Ho
festeggiato il 25 aprile da antifascista. Pur nella gioia di vedere una buona partecipazione
di giovani, sia a Frosinone che a Ceprano, una cosa mi ha fatto male. Silan, il
cui racconto sui soprusi subiti del popolo curdo è stato angosciante, quanto
terribile , auspicava che un giorno anche la sua gente avrebbe potuto
festeggiare un 25 aprile. Ma come? Un popolo vessato, pur indomito e resistente invoca, e forse ci invidia, il grande valore del 25
aprile e noi, che godiamo di quanto quella lotta ci ha dato in termini di
dignità umana, lo svalutiamo
sotto una serie di distinguo, di ambigue
prese di posizioni? Questa riflessione mi ha molto intristito .
Solo qualche mese fa, era la fine di agosto, a
Castelliri ho assistito ad un esaltante
concerto di Goran Bregovic , il cui culmine si è raggiunto quando il musicista, di madre serba
e padre croato, ha eseguito, non senza orgoglio e felicità “Bella
Ciao” come se fosse un canto suo. Un inno di
liberazione universale gridato in tutte le piazze, da
Istanbul ad Honk Kong, da Atene a Parigi, che tutto il mondo ci invidia, solo nel luogo d’origine è visto come un
elemento divisivo. Divisivo di che? In
che modo quel canto potrebbe dividere un
popolo liberato dalla lotta antifascista? Chi considera la liberazione ottenuta
con la resistenza un fatto di parte è fascista.
Ecco perché mi considero
antifascista prima di ogni cosa . Perchè sono contro quei fascisti che in l’altro
ieri hanno inneggiato a Mussolini a Piazzale Loreto, che invocano i gerarchi
dalle curve dello stadio. Ma sono anche contro colori i quali considerano il 25
aprile come la messa in scena di un derby fra opposti estremismi, questi sono i fascisti della peggior specie.
Fascista è chi dice di non essere né di destra né di
sinistra. Fascista è chi giustifica le
intemperanze dei militanti di Casapound e di Forza Nuova derubricandole a
semplici goliardate, fascista è chi consente a queste forze di partecipare alle elezioni. Fascista è chi ordina lo sgombero delle case popolari occupate da poveracci, ma non ha il coraggio di sgomberare i nipotini
del duce del terzo millennio dall’elegante
palazzetto di proprietà dello Stato che abusivamente occupano.
Fascisti sono i sovranisti nazionalisti fautori del motto Dio Casa e Famiglia. Fascisti
sono coloro che si spacciano per difensori degli interessi popolari ingegnandosi
invece nell’alimentare la propria
consorteria elitaria.
Fascista è colui che, rinnegando la propria provenienza ,
il 25 aprile del 2017 fece sfilare
gli iscritti del suo partito con le
bandiere europee, rivendicando l’obiettivo non già di celebrare i partigiani , vecchi
orpelli di un passato da rottamare , ma di esaltare personaggi di sicuro valore nei loro
rispettivi campi, ma che nulla avevano a che fare con la resistenza.
Potrei andare avanti all’infinito. Come è evidente
siamo circondati dai fascisti, forse non
ce ne siamo mai liberati. Ecco perché bisogna essere prima di ogni altra cosa antifascisti senza se e senza. Esibire in modo palese il proprio antifascismo
cantando a squarciagola Bella Ciao in ogni occasione, anche in chiesa
come fece Don Gallo. Restando umani e
antifascisti sempre, oggi domani e dopo domani, forse la speranza in un mondo
migliore non si spegnerà definitivamente.
P.S. A Bella Ciao preferisco Fischia il Vento ma questa è un’altra
storia.
25 aprile festa di
liberazione. Liberazione dal nazifascismo, liberazione dal giogo tedesco. Dopo
una lotta crudele e cruenta che ha coinvolto presone normali, quelle che mai avrebbero
immaginato di impugnare un fucile, si è arrivati
a quel giorno di primavera del 1945. Da li è partito il lungo percorso che, attraverso la Costituzione ci ha donato la consapevolezza di essere cittadini, ispirati dai principi di solidarietàiscritte nella stessa Carta.
Ma ad oggi
possiamo definirci completamente liberi, pienamente in grado di disporre della
nostra dignità umana?Evidentemente no perché
quelle lotteci hanno liberato solo in
parte dal complesso coercitivo che il nazifascismo portava con se.Nelle analisi e negli scritti dei maggiori
esponenti del partito comunista italiano del tempo, dal 1929 in poi, emerge come il fascismo fosse considerato la “serra artificiale del
capitalismo”. Con la lotta di liberazione ci siamo disfatti della serra, ma il
suo contenuto è ancora pienamente in vita, è diventato sempre più coercitivo costituendo a sua volta
una dittatura globale spesso più crudele di quella da cui ci siamo liberati.
Se
la lotta al nazifascismo ha avuto un esito vittorioso, quella al capitalismo è naufragata
. Questa parte di conflitto proprio dalla resistenza aveva tratto nuova
linfa, fluido vitale, ma con il passare
del tempo, anche con il concorso di forze
cosiddette democratiche nate dopo la liberazione, si è essiccato.
La voracità
predatoria capitalistica era ben viva
nel ventennio. Il 4 novembre del 1931 il regime fascista salvò, con denaro pubblico,
la Banca Commerciale italiana dal fallimento assorbendone i debiti attraverso Banca
d’Italia e Cassa depositi e prestiti. La Banca Commerciale Italiana deteneva quote azionarie della più grandi imprese
italiane dell’epoca, dall’industria chimica, a quella idroelettrica, tanto da
concentrare nel suo capitale la proprietà di tutto il panorama industriale che,
ovviamente, veniva gestito in regime di monopolio. La crisi della Comit fu determinata dalla mancata affluenza di capitali americani
(7 miliardi) prosciugati dalla grande crisi del ’29. Dopo poco meno di un
secolo le dinamiche non sono cambiate. Come
non trovare analogie con i recenti salvataggi delle banche in dissesto costati
20 miliardi di euro. Allora come oggi il drenaggio di denaro pubblico verso le
banche costò molto caro alla popolazione e ai lavoratori in particolare.
La
stessa finanzianziarizzazione da parte della Banca Commerciale di tutte le più
importanti imprese fu ordita in combutta con il regime fascista attraverso la
rivalutazione della lire messa in atto da Mussolini. La maggior parte delle
attività produttive basate sull’esportazione
rischiarono il tracollo se la Banca Commerciale Italiana non ne avesse
acquisito le azioni di fatto assumendone il controllo . Così come per mantenere la competitività
delle imprese, a fronte di una lira più forte, furono compressi pesantemente i
salari elargendo agli operai stipendi da fame. Non si rileva qualche affinità a
quanto capita oggi ai lavoratori italiani dopo l’adozione dell’euro?
Ma veniamo ai grandi trusts che oggi definiremmo multi nazionali . La più
importante, senza ombra di dubbio, fu la Montecatini. Durante il ventennio ha controllato
la quasi totalità della produzione siderurgica, estrattiva, energetica, chimica
e bellica . La battaglia del grano
voluta da Mussolini nel 1925 fu una manna per la Montecatini, unica produttrice
di concimi chimici necessari ad implementare i raccolti di cerali . Ma il boom avvenne
con l’avvio delle politiche di guerra e dell’autarchia. Lo studio per la produzione di “ersatz”(carburanti,
gomme, e altri elementi da ottenersi, in mancanza di materia prima, con sostitutivi chimici), la produzione di
zinco e coke metallurgico sancirono il decollo finanziario dell’impresa . Nel 1938 la Montecatini chiuse il bilancio
con un ricavo netto di 180 milioni di lire, in tre anni assicurò 260 milioni di
dividendi agli azionisti i quali si
arricchirono a dismisura proprio grazie a
Mussolini con l’autarchia e le politiche
di guerra che nel contempo, per i prezzi elevati di beni e merci, stavano affamando la popolazione.
Come non trovare
analogie con gli attuali player privati dell’energia e dell’erogazione idrica che, grazie allo shock dell’economia a debito, piegano i governi ai loro desiderata
favorendo leggi e provvedimenti utili ad
assicurare dividendi milionari ai propri
azionisti, espropriando i cittadini dei
beni fondamentali alla vita come l’acqua. Anch’essi realizzano profitti tali da impoverire gran parte della
popolazione.
In un comunicato del maggio 1941, scritto della federazione giovanile comunista d’Italia si legge: “Il fascismo
aveva promesso di liberare il popolo dalla schiavitù del regime capitalistico;
ma oggi tutte le ricchezze del paese sono nelle mani dei grandi capitalisti,
sono monopolizzate dai trusts e dai consorzi. Alcune centinaia di pescecani,
affaristi e di speculatori le amministrano nel loro interesse esclusivo,
schiacciando i produttori piccoli e medi”.
Oggi come allora dunque il mondo
finanziario-speculativo guida i governi totalitari
e non. Oggi come allora la ricchezza
smisurata di pochi è la causa dell’estrema
precarietà di molti . La classe subalterna durante il ventennio vedeva nella propaganda fascista un’effimera
promessa di riscatto, lasciando guidare la propria rabbia dal regime verso l’intolleranza razziale,
verso la discriminazione spinta nei confronti di chi non corrispondesse all’archetipo
del maschio italico e
della donna incubatrice di prole.
Anche
oggi la frustrazione di che si sente solo, titolare del proprio misero “capitale
umano” la rabbia
sorda, guidata dalla propaganda populista, si scaglia contro gli altri ultimi, i
migranti, i discriminati di ogni genere. Oggi come allora non ci siamo liberati
dalla dittatura del capitale, reso ancora più vorace dall’ideologia liberista.
Un regime liquido, etereo che opprime e
umilia, disseminando la vita di quegli ostacoli che la Repubblica dovrebbe
rimuovere per consentire il pieno sviluppo della persona umana.
Ma fra le tante
cose importanti che la resistenza ha insegnato c’è la necessità di unire forze, pur culturalmente diverse fra loro, contro l’oppressore. Facendo tesoro di questo
insegnamento, gli oppressi delle periferie, gli esclusi dal triturante ciclo economico, i
precari della vita dovrebbero unirsi a chi soffre come loro ma arriva dall’altra
parte del mediterraneo. Dovrebbero considerare queste persone non come
usurpatori di miseria ma come compagni di lotta. Buon 25 aprile
a tutti.
---------------------------------------
Informazioni tratte da:
"Il dissesto della Commerciale" articolo comparso nella pubblicazione bimestrale "Lo stato Operaio"(ottobre-novembre 1931)
"I grandi lineamenti dell'economia italiana visti attraverso la Montecatini" articolo di Paolo Tedeschi, pseudonimo di Velio Spano, pubblicato il 7 maggio 1938 su "La Corrispondence internationale"
Mai come quest’anno la ricorrenza del 25 aprile e della liberazione dal nazifascismo, è caduta in un
periodo cupo, che vede crescere il razzismo contro persone di colore, arabi, musulmani, rom e
camminanti, aumentare gli attacchi antisemiti in Europa, coinvolgendo in alcuni casi gli stessi governi
come in Italia e altrove. Il razzismo e la disumanità si vanno di nuovo stendendo in Europa e nel
mondo, e sono a rischio la libertà, la pace e la giustizia sociale.
Il Mediterraneo che per secoli ha unito i popoli dell’Europa del Sud con quelli dell’Africa e dell’Oriente
è diventato un cimitero senza che questo turbi minimamente i nostri governi. Anzi, intorno ad esso
aumentano guerre disastrose attraverso cui si confrontano le potenze imperialiste, in testa gli Stati
Uniti, cui l’Europa e l’Italia partecipano direttamente o indirettamente fornendo armi.
L’Europa dominata dalle politiche dei mercati e della finanza, dalla paura, dalla sfiducia, dall’odio, resa
ostile alle sue stesse popolazioni, costruisce muri e rischia la disgregazione e il suicidio politico.
Quest’Europa, ha anche una grande responsabilità nel protrarsi dell’occupazione in Palestina da parte
del governo israeliano, che, forte dell’impunità concessagli, calpesta il diritto internazionale e i diritti
fondamentali del popolo palestinese, chiudendolo in un regime di Apartheid.
A questo regime i palestinesi resistono nonostante le uccisioni quotidiane, gli omicidi mirati, gli
arresti, la tortura, il furto della terra, la distruzione delle case, l’annessione strisciante.
Questa stessa Europa, lascia sola la popolazione Kurda, che cerca di opporsi al capitalismo e alla
repressione turca, attraverso la costruzione del Confederalismo Democratico, in controtendenza alle
spinte sovraniste in Europa, per la costruzione di una società dal basso che metta al centro le
comunità e le donne.
Tutto questo porteremo con noi al corteo del 25 aprile indetto dall’ANPI, appoggiando le forze e i
movimenti che lottano per la libertà dei popoli e perché tutte e tutti, senza distinzione alcuna,
abbiano gli stessi fondamentali diritti, in Italia sempre più disattesi e sotto attacco.
CONCENTRAMENTO ORE 9.30, LARGO B. BOMPIANI, NELLO SPEZZONE DELLE FORZE SOLIDALI CON
LA PALESTINA, PER SFILARE INSIEME AL CORTEO DELL’ANPI FINO A PORTA S. PAOLO
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, reteromanapalestina@googlegroups.com
Dalle Lettere dei condannati a morti della resistenza europea
“Oggi muoio….il mio spirito sarà sempre con voi. Al mattino con l’aurora, vi sorriderò, con l’imbrunire vi saluterò. Che
l’amore, e non l’odio, domini il mondo.” “Dell'amore per l'umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il
bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui
sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la
patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli.”