Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 24 luglio 2014

La solitudine dei sindaci primi, o presunti tali

Luciano Granieri


Tempi duri per il decisionista sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. L’altro ieri si è ritrovato solo a celebrare un’assise  comunale disertata  da molti consiglieri della sua maggioranza dopo la diaspora di  sodali   e cortigiani, dispersi  in gruppi e gruppuscoli del tipo:  "Frosinone nel Cuore", "Città nuove", "Città vecchie",  "Nuove realtà", "Cirillo nuovo", "Mansueto vecchio".  
Ad essi si aggiungano le vendette  dei pasdaran forza italioti facenti capo a Magliocchetti , con il presidente del consiglio comunale al seguito.    L’opposizione? Non ci risulta.  Alla triste solitudine dei sindaci primi, o presunti tali, concorre anche l’abbandono della Vice Sindaco, Nicoletta Anastasio,  letteralmente abbagliata dall’impianto di illuminazione del ristrutturando“Casalen Bridge ”. Uno sfolgorante sistema di luci, così potente che quando gioca il Frosinone in notturna, tutta la città, o si dota di candele,  o rimane al buio. Troppo grazia al calcio, secondo la ex vice sindaco, per una città dove i problemi sono altri e molto più gravi della campagna abbonamenti del Frosinone. 

Neanche gli affari urbanistici sembrano arridere al primo cittadino. La principale famiglia di grandi muratori della città, pronta a seppellire sotto migliaia di metri cubi di cemento un importante sito archeologico, sfinita dalle continue proteste delle associazioni cittadine, pare voglia passare la mano. Infatti  i riflettori accesi dalla questione archeologica, non consentono  come accade da sempre, la libera e arbitraria corresponsione degli oneri urbanistici da parte dei grandi costruttori. 

Cioè in mezzo a tutto sto’ casino che almeno gli oneri concessori vengano pagati puntualmente, non come al solito “a babbo morto” anzi mummificato. E questo ai padroni muratori non va giù.  Per cui per colpa di quei rompicoglioni fanatici dell’archeologia, rischia di saltare un bel milioncino di euro di concessione urbanistica a cui il sindaco aveva fatto la bocca. 

Da ultimo l’affair viadotto Biondi. Quella dannatissima collinetta in continuo ed inesorabile sfarinamento, non può sopportare altri carichi. Gravato della ferraglia inclinata, da ciò che resta del viadotto Biondi, dal cementizio cappuccio ormai disfatto maldestramente posto sulla sommità, fiaccato  dallo sversamento di chissà quanti scarichi fognari abusivi, il montarozzo non sopporterebbe neanche il peso di una piuma. 

Per cui l’idea di costruire un ponte mobile del tipo utilizzato dai militari, per ripristinare una via di comunicazione di fondamentale importanza  per la città, è rischiosa. Ma come sappiamo il sindaco Ottaviani una ne fa e cento ne pensa. Ecco pronta la soluzione. Un ponte poggiato su elenchi telefonici e realizzato con i pezzi dell’Ikea, potrebbe ovviare all’eccessivo peso. L’originale progetto è stato spiegato dal sindaco stesso al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.  Chissà che non possa funzionare?

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