Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 5 giugno 2017

Gli insegnamenti della vicenda “voucher”

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia


La cosiddetta “truffa” consumata sui voucher, insegna agli operai e a tutti i lavoratori, che non è più tempo di lasciarsi cullare dalle illusioni riformiste.
Governo e rappresentanze parlamentari borghesi sono coerenti quando approvano provvedimenti che difendono il profitto capitalistico o difendono i privilegi delle classi proprietarie. Governo e rappresentanze parlamentari borghesi, in testa il PD, sanno benissimo che le gravi difficoltà in cui si dibatte il capitalismo italiano non possono vedere altra via d’uscita che la riduzione alla fame e lo sfruttamento più crudele della massa lavoratrice.
Invece i capi della CGIL hanno immobilizzato le grandi masse con l’illusione che il governo della classe capitalista potesse mettere a rischio i profitti e i mezzi per ottenerli. Far credere alle masse degli operai, dei disoccupati, dei precari, che essi possono guardare con fiducia nell’operato dei governi borghesi, ha il significato di volerli mantenere nell’inganno e nella passività.
Questa fiducia è una causa dei mali della classe operaia, che si deve togliere di mezzo al più presto, perché possa risalire la china e giungere alla liberazione dalla schiavitù salariale.
I lavoratori salariati non devono attendersi nessun aiuto dall’intervento dello Stato e dei partiti borghesi. La classe operaia, gli sfruttati, nulla hanno da sperare da questo o da quell’altro ministro borghese, da questo o quel politicante borghese o piccolo borghese. Essi non possono fare affidamento che in sé stessi.
Ogni decreto, ogni legge non sono che pezzi di carta per tutti i capitalisti, la cui volontà può trovare un limite solo nella forza degli stessi lavoratori e non mai nelle corti costituzionali o nei supremi tribunali dello Stato borghese.
Chi dalla tribuna parlamentare o in un comizio di piazza si vale della sua autorità, del suo prestigio, per far credere alle masse che la soluzione della crisi generale del capitalismo possa essere trovata al di fuori del rovesciamento di questo sistema e dell’edificazione del socialismo, si merita il titolo di traditore.
La disfatta politico-sindacale dei capi CGIL - sia sull’art. 18, sia sui voucher - che ora si vuole mascherare con il prossimo comizio romano e lo spalleggiamento – che confina con la complicità – di quegli esponenti politici che si preparano alle elezioni politiche e cercano un pubblico, sono due facce della stessa medaglia: la crisi profonda dell’opportunismo e del riformismo.
Stiano in guardia i lavoratori da qualunque intervento dello Stato nelle loro lotte contro la classe dei capitalisti. La verità che deve guidarli è che dalla classe capitalista otterranno sempre tanto quanto sarà grande la loro forza concentrata nella lotta di classe, è che ogni conquista politica o socialedev’essere accettata solo come acconto. 
I capi della CGIL – accompagnati dai “nuovi” socialdemocratici che spacciano per socialismo l’intervento pubblico dello Stato borghese – vogliono ribadire l’illusione che il ritorno dei voucher dipenda dal voltafaccia di uomini di governo e da contingenze politiche, mentre la questione sostanziale è nel regime capitalistico dello sfruttamento del lavoro umano.
Oggi che il numero dei disoccupati va crescendo continuamente e che la classe dei capitalisti non ha scrupolo alcuno nel gettare sul lastrico a migliaia i lavoratori e le loro famiglie, un’altra parola d’ordine deve correre tra le fila della classe operaia e delle masse lavoratrici sue alleate, la quale non possa lasciare dubbio alcuno nell’animo dei lavoratori.
Non si è monotoni se si ripete che tutti i problemi inerenti alla vita delle masse lavoratrici del nostro paese devono trovare espressione politica e organizzativa in un movimento di fronte unico proletario e sulla sua base di ampio fronte popolare, per l’abbattimento del barbaro ordine capitalista, per il nuovo Potere di democrazia popolare.

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