Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 22 ottobre 2012

Grecia, Portogallo, Spagna Crescono le lotte in Europa

Claudio Mastrogiulio.  Lit quarta internazionale 


Nelle ultime settimane si sono susseguite numerose e radicali mobilitazioni in diverse nazioni della cosiddetta zona Euro. In particolar modo, i Paesi maggiormente interessati da queste fiammate sono stati la Grecia, il Portogallo e la Spagna. Cercheremo, nelle righe che seguiranno, di imbastire un approccio di ordine generale che ci consenta di affrontare la questione nella sua unitarietà.
 
Grecia: avanguardia d'Europa
Già, perché di unitarietà della situazione economica complessiva deve parlarsi, nella misura in cui questa pesantissima crisi sta attraversando, con intensità diverse, tutto il continente europeo.
In Grecia, da ormai due anni si susseguono manifestazioni oceaniche contro le inique imposizioni della Troika (Bce, Fmi ed Ue), accettate dai diversi esecutivi ellenici. Le masse popolari greche hanno ben compreso, molto più delle burocrazie dei partiti di sinistra (Siryza e Kke), che il capitalismo in quanto sistema economico e di potere politico, non può essere riformato. Le crisi che questo sistema ci costringe a subire non sono, come già Marx scrisse più di centosessanta anni fa, di sottoproduzione ma, al contrario, di sovrapproduzione. Dunque si assiste alla contraddizione per cui, di fronte ad un sistema produttivo sostanzialmente attivo, vi sono milioni di lavoratori non più in grado di acquistare la merce prodotta od addirittura inoccupati. Strangolati come sono dalla disoccupazione galoppante, dall'aumento dell'imposizione fiscale imposta dai governi borghesi, dallo smantellamento dei loro diritti acquisiti, alle masse lavoratrici, europee ma non solo, non resta altro che porsi in netta contrapposizione con le istituzioni pubbliche su cui l'attuale sistema si sorregge. Da qui l'assalto al parlamento in Grecia (ma anche, come vedremo, in Portogallo), alle sedi delle banche, ecc.
In questa fase entra in gioco il ruolo controrivoluzionario giocato da dannosi rottami politici, come ad esempio, la burocrazia del Kke che, come noto, ha rivendicato la propria  azione di difesa del parlamento di servi del capitale finanziario contro la giustificata e genuina rabbia di classe dei manifestanti.
Giornata cruciale per la Grecia è stata quella di ieri, 18 ottobre, in cui il Paese è stato letteralmente paralizzato dallo sciopero generale. Durante la manifestazione, si sono susseguite diverse fasi di scontro contro la polizia, mandata in gran numero a militarizzare Piazza Syntagma, in cui ha perso la vita, per un infarto, un manifestante. Un'ulteriore dimostrazione di quale sia l'idea di democrazia che intendono elargire i padroni ed i loro governi. Repressione, arresti in massa, feriti e morti sono quello che quest'ordine economico-sociale è capace di offrire come risposta rispetto alle sacrosante rivendicazioni delle masse popolari.
I motivi dello sciopero generale greco sono sostanzialmente gli stessi da diversi mesi, con la protesta che si fa sempre più accesa nei confronti del pacchetto di austerità (tagli degli stipendi, dei servizi pubblici essenziali, cancellazione di diritti acquisiti, licenziamenti in massa nel settore pubblico) richiesto dai creditori della Grecia in cambio della tranche di aiuti da 31,5 miliardi di euro. Dunque, come sempre capita, a pagare la crisi provocata dal capitale finanziario e dall'ingordigia dei pescecani capitalisti, sono in primo luogo i lavoratori e i giovani proletari. Ma non solo loro sono colpiti dal grande capitale. Per questo allo sciopero di ieri  (il quarto dall’inizio dell’anno) hanno aderito anche i liberi professionisti, i commercianti, i medici ospedalieri, i dipendenti delle banche e degli enti previdenziali, gli impiegati nelle imprese a partecipazione statale e i marittimi. Quindi anche i traghetti da e per le isole sono restati all’ancora nei porti.  I mezzi di trasporto pubblici sono rimasti fermi per tutta la giornata ad eccezione dei treni urbani che hanno prestato servizio regolarmente dopo le 09:00 sino alle 21:00 per facilitare gli spostamenti di coloro che hanno partecipato alle manifestazioni. Anche i controllori di volo si sono astenuti dal lavoro per tre ore e dalle 10:00 alle 13:00.

Portogallo: le più grandi manifestazioni dalla rivoluzione "dei garofani"
In Portogallo, il 15 ottobre è stato un giorno molto caldo. Il parlamento lusitano, infatti, ha presentato la legge di bilancio per il 2013, che prevede 1 miliardo di euro di tagli alla spesa, 1,3 miliardi di riduzione delle prestazioni sociali e il licenziamento del 2% dei dipendenti pubblici. Un'articolazione dell'intervento pubblico perfettamente allineata alle politiche di macelleria sociale imposte dai governi di tutta l'Europa, che apre anche in Portogallo la terza stagione di crescente disoccupazione e dilagante recessione economica. Già dal tardo pomeriggio del 15 ottobre, diverse persone si sono radunate sotto il parlamento per invocare con forza le dimissioni di un governo impegnato a far pagare la crisi economica alla stragrande maggioranza delle masse popolari, che questa situazione non hanno contribuito a crearla.
I nostri compagni del Mas, sezione portoghese della Lit, hanno attivamente partecipato alla mobilitazione e chiamano le masse popolari a partecipare alle prossime scadenze di lotta, prima fra tutte, quella del 31 ottobre, in occasione della visita della Merkel in Portogallo.

Spagna: un'ascesa impressionanteIn Spagna, la grande manifestazione del 26 settembre ha rappresentato un importante momento di ripresa delle lotte verso una fase ascendente. Diverse di migliaia di persone hanno circondato il parlamento scontrandosi apertamente con le forse repressive mandate da Rajoy. Questa radicalità fa il paio con l'avanzamento delle parole d'ordine della gran parte del movimento sceso in piazza. L'opposizione alle politiche di austerity, il rifiuto del pagamento del debito pubblico, la lotta contro i licenziamenti e l'aggravio fiscale imposto dal governo Rajoy rappresentano dei passi in avanti rispetto all'iniziale piattaforma del movimento degli Indignados, quando si chiedeva sostanzialmente una maggiore democrazia. Ora la gran parte delle masse è disponibile a mettere in discussione l'intero sistema capitalistico, e non solo le sue propaggini politiche, comprendendo come tra i due fattori vi sia un inscindibile nesso di dipendenza, con il sistema politico dominante che ha una funzione di vassallaggio vero e proprio rispetto ai potentati economici nazionali ed internazionali.
Importante è anche in Spagna il ruolo del partito della Lit-Quarta Internazionale: Corriente Roja, alla testa di diverse manifestazioni di queste settimane. Conferma che la costruzione delle lotte e la costruzione del partito rivoluzionario non sono due processi separati ma, al contrario, possono marciare solo congiuntamente: la radicalità e l'organizzazione delle lotte necessitano di un partito; il partito può crescere solo nel vivo delle lotte.
Certo la risoluzione della crisi di direzione del proletariato è lungi dall'essere risolta. Ma è evidente che in Spagna e Portogallo la questione è posta e le sezioni della Lit, coordinate con le altre sezioni europee, stanno giocando un ruolo di primo piano.

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